Gertrude Stein: Ritratto di Picasso

Il Pittore visto con gli occhi dalla modella.

c5514dc6b098a5a8194b36cdf54c925a

Come scriverà Gertude Stein nella biografia “Picasso” (ed. Adelphi): “Picasso, dicevo, torna a Parigi dopo che il periodo Blu della Spagna era passato, 1904; dopo che il periodo rosa della Francia era passato, 1905; dopo che il periodo Nero era passato, 1907; torna a Parigi avendo nelle mani l’inizio del suo cubismo, 1906. Era venuto il momento.”

Il Clima.

Siamo nel 1905  a Parigi, “i colori sono molto costosi” dicevano: “non ce li possiamo permettere” , e utilizzavano quel poco che bastava per fare apparire un quadro.Indagando, si scoprira che ciò non era vero, il motivo era altro, era religioso.

Ora, la nostra indagata ereditiera americana Gertrude Stain, arriva a Parigi nel 1905 via Londra e,  dovendo distribuire a Montmartre una discreta somma di danaro in aiuti umanitari, punta gli occhi su Pablo Picasso per sondarlo da vicino e metterlo alla prova. Ella voleva osservare quelle sue acclamate capacità organizzative e intellettuali.

Perché scelse Pablo Picasso e non altri artisti contemporanei più noti e più bravi di lui?

Fiuto di donna?

Innanzitutto Pablo Ruiz y Picasso porterà ufficialmente in arte  il cognome ebraico-genovese della madre. La madre dell’artista Maria Picasso y López è di origine italo/argentina (Genova) congiunta a nozze con il pittore spagnolo Josè Ruiz e Blasco (1838–1913) (ancora da verificare). Gertrude Stein seppe dai suoi Superiori di un certo Pablo Picasso da contattare in quanto piccolo capo banda di un gruppo di manigoldi spacciatori rigorosamente ebreo-artisti, e che,  con loro stava creando un piccola gang  locale parigina per la gestione di sostanze illegali pervenute da battelli e pescherecci sudamericani nei porti spagnoli, merce da gestire per conto di Macel Duchamp. Ciò gli diede modo di creare un piccolo indotto da reinvestite nella economia locale e nell’Arte sua: il Cubismo. Con Duchamp, Picasso di quella merce poteva averne in grandi quantità, merce di proprietà del noto “Poeta Invisibile”. Duchamp curava gli affari in America e gli spagnoli: Picabia e Picasso la facevano pervenire in Francia, a Parigi, dove la “vita” scorreva ancora freneticamente “rosa”.

Una cosa va sottolineata per onestà intelletuale ed è che, nella relione ebraica il danaro non è in funzione della ricchezza personale, esso va reinvestito per la conquista del mondo in quanto, tale Capitale non appartiene al singolo individuo ma alla intera comunità. La “Proprietà Privata è il meccanismo attraverso il quale essi possono “gestire e governare” il mondo.

Ma chi alla Stein aveva fatto il nome di Pablo Picasso? La sua fama? …Macchè!

Le indagini portano al “Poeta Invisibile”, anche lui origine ebreo e che dall’interno dell’Intendenza di Finanza seguiva scrupolosamente gli spostamenti delle banconote numerate che transitavano illegalmente tra Spagna e Francia. Chi era il corriere e garante di quei pagamenti? ( Le banche in Spagna erano pochissime).  Seguendo gli spostamenti numerici delle banconote, i viaggi misteriosi del garante dei pagamenti, si scopre che era proprio lui: Pablo Picasso.

Gertrude Stein (volpona) attuò il suo piano: incontrare presso un mercante d’Arte Picasso per proporgli – da gatta sorniona – un propino ritratto. Picasso accettò. Quel giorno nello studio di Montmartre, i due giocatori d’azzardo si affrontarono. Due caratteri mastini come loro si saranno certamente squadrati e, per tipi del genere, basta un occhiata o l’odore del sudore nei fatidici momenti per capire chi si trovano davanti.

Accordata una sostanziosa cifra di partenza, la scelta del soggetto per la nostra super tarantola, si  presentò dal pittore vestita di scuro imponendo per volontà propria il colore marrone come colore predominante: “Lo voglio bicromo. Prendere o lasciare”.

Prima di iniziare: Mi parli di lei …” disse Picasso.

Ella accettò fissandolo negli occhi come chi americana che non abbassa mai gli occhi davanti a nessuno, e cominciò da un racconto enigmatico: parlava di aver incontrato a Bruxelles, in piazza: una bambina giocava, sui 12 anni circa, con le trecce, “vestita di marrone” e che alla domanda rivoltale,  la bimba rispose che stava giocando a imitare il padre che era morto.

Quella bambina era Gertrude Stain?

Picasso intuì il “calibro” di chi aveva davanti e cominciò il ritratto. E lei?  Lei si spiegava, spiegava… interrogava… e spiegava, “spiegando le pieghe”.

2 new per blog

Aderendo al progetto internazionalista, rischi e guadagni presentati dalla G. Stain, Picasso cancellò il volto del ritratto e si recò immediatamente a Gòsol in Spagna. Incontrò chi doveva incontrare impartendo nuovi  ordini alla sua organizzazione di contrabbandieri. Tornato a Parigi, senza la presenza della modella stessa portò a termine il volto del ritratto facendolo pervenire finito. Come buon augurio cubico, le aveva dipinto il volto di come sarebbe stato 20 anni dopo.” se non le assomiglia” – disse agli amici scherzosi – “Le assomiglierà“. Picasso su ciò non sbagliò affatto. Lei, di quel quadro sosteneva: “sono io” e lo amò.

l costo dell’opera fu di zero Franchi; i giorni di posa 80. Del quadro gliene fece dono. Il patto Gertrude Stein / Pablo Picasso andò a buon fine. Picasso fu arruolato nell’Alleanza.

l’indagine continua:

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...