La cultura italiana muore.

Gabriele D’Annunzio (poeta)

Lamenta il socialista N. O.

Scrive un mio vecchio avversario politico e caro amico personale che poco tempo fa, nel Comune di cui lui fu a lungo sindaco, nel corso dello “smantellamento” di una biblioteca comunale, sono stati scartati, gettandoli in un cassonetto, dei libri perché considerati “obsoleti o non più interessanti”. Tra quelli scartati, una collezione di libri di Gabriele D’Annunzio, comperati dal podestà nel 1938, custoditi poi da 5 sindaci comunisti. Ed ora mandati al macero da sindaco e giunta di destra.

Ecco perché non c’è più speranza.

————————————————-
Enea Anchise

Caro compagno, il “decadentismo” è un lungo processo mentale del tipo senile (sfascismo). Che il decadentismo sia anche biologico ce lo dimostra tutti i giorni la vecchiaia combattuta con orpelli e finte pose. L’invecchiamento è notturno. Ci si alza all’alba e si è diversi da ieri, non per data anagrafica ma perché le “cellule” si riproducono di meno e il corpo biologico invecchia.

Così è il “corpo politico” senza più “cellule”, invecchia, muore.

Fatiscenza è ciò che oltrepassa la decadenza, disgregazione dovuta alla perdita progressiva di vitalità ed efficienza, manifestando deficienze.
Il Decadentismo fu una corrente di pensiero francese che si appropriò dell’aggettivo per qualificare il fallimento politico della borghesia di Francia sul finire dell’ottocento cercando di rinnovarla, invano. L’opera di Paul Verlaine “Languer” (languore) ha battezzato la corrente artistica nello stato d’animo di chi, rassegnato, era in evidente stato di “decadenza”; quindi, tutto il modernismo in arte a seguire dalle Avanguardie in poi era il suo proseguo destinato e truccato.

In quella “rivoluzione reazionaria” vedrà le destre avanzare in tutta Europa insieme ai nostri baldanzosi Futuristi italiani, non a caso, reazionari, spinti da una forza di rinnovamento tecnoindustriale forzata da “positivismi” ma che tali non si riveleranno mai essere. L’intenzione era buona solo sul loro Manifesto: GERARCHIA.

Qui s’innesca il nostro Gabriele D’Annunzio.

Il Poeta, che si spacciava Profeta della nuova società industriale avanzando baldanzoso e bombardando dal suo aereo giocattolo l’umanità sottostante, si trasformò in criminale patriota applaudito, come se uccidere a distanza fosse legale e onorifico. Dopo la ferita all’occhio (che perderà) fece uso di morfine, droga per alleviare il dolore, trascendendo il pensiero in beatitudini oppiacee.
L’agiatezza ricavata delle sue imprese militari e politiche, le droghe poi, lo porteranno verso mondi paradisiaci lontani dai militari, direzionandosi alla scoperta del “Poetico” mondo romantico e convalescente, scoprendo nella parola italiana, l’origine della cultura latina divenuta romana imperiale che il Dux assunse ufficialmente il poeta Orazio nelle scuole italiane come capostipite del pensiero Patria elaborato dal poeta antico.
Da parte del Dux e D’Annunzio, Orazio fu il poeta romano preferito a Virgilio per una ragione da spiegarti in privata sede perché, quella scelta nasconde un se un segreto storico inquietante. Le nuove destre italiane – che non sono italiane e nemmeno destre – sono gli stessi “sfascisti” disseminati in Europa che si spacceranno pubblicamente rivoluzionari. Il D’Annunzio a suo tempo si accorgerà troppo tardi dell’intrigo.

Da li, il Poeta si staccherà dal potere mistico del fascismo per un nuovo balzo poetico aereo. Le sue parole assumeranno – condite di morfina – una vena poetica che lo spingeranno a comporre opere di sublime bellezza arricchendo il vocabolario scarno degli italiani resi Balilla e Avanguardisti divenendo egli materia didattica sperando di acculturarli in meglio… ma invano.

Belli erano belli, arditi pure e ginnici. “Tutto corpo e niente spirito” , truffatori che bindolarono anche voi socialisti, ricordi? cavalcandovi prima e gettati da cavallo poi. Eppure anche Gabriele d’Annunzio fu un vessillo sotto bandiera italiana. Leggendolo bene non sarà più cosi ma avvinto ad un destino che lo vedrà esiliato per sempre al Vittoriale.

Oggi quel D’Annunzio non ha più senso perché la parola italiana da lui magistralmente ripulita si sta inquinando di lessico anglosassone a sgambetto e volgarismi sottoproletari scurrili.
L’analfabetismo funzionale” informatico sta diventando un affare di Stato (ciò è molto preoccupante), cittadini ridotti forzatamente agli arresti domiciliari per assorbire incoscienti, eccessive bordate immaginifiche dalla cinematografia americana commerciale diffusa da emittenti “private” nazionali già nate appositamente decadenti con ciarle scurrili da condottieri televisivi di un popolo allo sbando.
Il “Funzionario funzionale” è il prodotto telematico responsabile del decadimento totale, ma non solo del lessico italiano, ma anche per l’Arte stessa, la Cultura, il Parlamento, perché i Media sono diretti da scaltri decadenti che hanno promosso per anni questa loro sottocultura capitale sapendosi l’unico potere popolare dal quale ha avuto consenso.

L’ignoranza è un virus letale, se non lo si arresta dilaga.

Se il Sindaco di quel Comune indicato, caro compagno Nino, è arrivato alla sua funzione di stato letteralmente ignorante, peggio ancora se “analfabeta funzionale, acclamato, applaudito e votato, è normale che cestini nell’immondizia Gabriele D’Annunzio in quanto, tutto ciò è in linea con l’oscurantismo che si sta promuovendo e avanzando, e non solo, ma sperperare un patrimonio editoriale difficile da riorganizzare dopo la loro caduta, con quello scempio inquisitorio personale e di Giunta, fanno terra bruciata per la ripresa futura. Qui riconosco il tuo lamento finale come preoccupante.

Ascolta, e ricordati queste parole scardinanti di chi poeta oltrepassando i confini del reale scoprì all’origine delle parole e con stupore, un qualcosa di universale e pagano che va ben oltre la favella di chi la ode e ama:

Taci. Su le soglie
Del bosco non odo
Parole che dici
Umane; ma odo
Parole più nuove
Che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
Dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
Salmastre ed arse,
Piove su i pini
Scagliosi ed irti,
Piove su i mirti divini,
Su le ginestre fulgenti
Di fiori accolti,
Su i ginepri folti
Di coccole aulenti,
Piove su i nostri volti silvani,
Piove su le nostre mani ignude,
Su i nostri vestimenti leggieri,
Su i freschi pensieri
Che l’anima schiude novella,
Su la favola bella che ieri
T’illuse, che oggi m’illude,
O Ermione.
Odi? La pioggia cade…
(e prosegue)

Gabriele D’Annunzio

Prendi atto
Prendo atto
Viviamo d’illusioni e ciechi al reale che accade.

Buon Anno compagno Nino.
Buon 2021 più amaro.

Enea

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...