Poesia cosmica n. 7

Stupro

Teste! Si confessi:

“T’amo – disse – Sei mia!”  e nell’esalare
ciò che fu  il suo unico sospiro d’amore,
tra le spire di un abbraccio gigante
mi ritrovai costretta al muro poi a terra.
E al lobo poggiato il labbro, sentii
il respiro bestiale diventare più pesante,
possente, potente, furioso nell’incedere
come da fonda caverna uscito il bestiale
per avvolgermi d’afosa calura quel corpo
teso, indurito, ringhiante animale che…

con colpi di reni nel fondo delle viscere
cercava di sfondare con rantoli e artigli
ferrei sui miei polsi deboli, a terra schienata,
sottoposta a peso, avvertivo lo stupro iniziare
dimenandomi di furie impazzita  ma ristretta.

Sentii uscire dal profondo suo ampio petto
la spaventosa voce  cavernicola: carnivora!
Potente! Bestiale! esalando io dallo spavento
un gemito tremulo come di preda ferita ,
sottomessa a quel taurino mugghiante che
di pene inflittami, cerva urlavo prigioniera
a tanto ardore e passione d’uomo che no sa fare,
e che comunque,  disperato, voleva riversare
col seme nel lavacro del ventre mio, la sua vite;
due volte credo poi più, chetandosi il mio lamento
divenuto placido, accomodante la passione discesa
fino a quando le forze gli vennero a meno.

Denuncialo!
Già fatto.
E’ stato arrestato.

Tra le braccia sue protettrici,  ancor io pulsante
di fremiti interni gli accarezzai il corpo ampio
su di me adagiato per calmarlo privo di forze tese,
reso scolpito e pallido, immobile nella placata fantasia
e bello da vedersi nudo disteso su di me e poi di fianco.
Lo ammirai, lo accarezzai, era divenuto mansueto.

Or condannato, come posso chiedergli perdono.
Mi amava a modo suo, mi amava… e non lo sapevo:
ero l’unica sua esperienza e mia di etera amata.

Non so… non so…
Or quel muggito or mi manca.


 

 

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Poesia cosmica n. 6

Siamo stati denutriti.

Siamo privi di elevazione spirituale,
la nostra ragione vuole avere ragione
a tutti i costi perché capitalizzati
quantificando ciò che vorremmo
di un peso che non sa più elevarci.

Abbiamo perso le ali, siamo illeali.

Ascolta, la senti la musica, è senza anima,
oscilla il tuo corpo sinuoso al richiamo
e ti guardo come non mai sei stata guardata
sapendo che non t’inseguirò più.

Senza te mi eleverò e ti sentirai tradita. Vado
nello spazio indefinito permesso a coloro
che sono stati inascoltati e tu: “Sessista!
Maschilista! Etero bastardo! Torna in te!”
E mi scuoti per risvegliarmi. Inutile.
Stai per piangere e non devi. Hai ragione.

Ma non ho più compassione da donare
alle parole, devo andare, voglio andare là
dove nessuno mi attende e in silenzio
aspettare in abbandono il ritorno di chi
smarrito spirito non si ritrovava con te.

Non c’è più nulla da brucare
quindi cerco un pascolo altrove,
perché in Poesia so che ci sarà
Vuoi venire anche tu?

 

digiuno


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