Poesia Cosmica n. 59

No è mia la colpa.

i cuscini abbracciati, bagnati,
presagiscono lacrime notturne
i pensieri della sera preoccupano il domani,
ci si rifugia nel sonno per non volerne sapere
ci si nasconde al buio per non farsi vedere.

La coperta, il lenzuolo, la posa fetale
il mondo dei sogni ci richiama per nome
al sonno si va incontro, madre liberazione,
sperando sia eterno, senza più ritorno.

Poesia Cosmica n. 58


Distanza.

ci fu un tempo
prima che il disastro prendesse il sopravvento
ci fu un tempo
quando per strada amici ci si dava appuntamento
ci fu un tempo
quando le labbra baciavano e baci ricevevi
le parole erano allegre prive di doppi sensi.

ci fu un tempo
quando contare non aveva importanza
ci fu un tempo quando dentro la mia stanza
mi dissero di non uscire e tenere le distanze
ci fu un tempo senza televisione
dove i nostri sogni risplendevano a colori.


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Poesia Cosmica n. 56

(foto: Alviero Martini artista-Mi-It.) 

Stiamo tornando uomini.

Cominciano apparire sui volti
le rughe delle preoccupazioni,
parevano estinte, debellate;
eccole solcare fonde le fronti.

Le conosco tutte le rughe dei volti
ieri si spendevano i soldi di domani
oggi non si spendono i soldi di ieri,
quelle rughe cominciano solcarci.

Stiamo tornando uomini di ieri,
via dai nani predoni senza un domani,
Call Center senza calli sulle mani,
culle vuote e grandi televisori

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Poesia Cosmica n. 55

BOLLA DI SAPONE

E’ finito tutto in una bolla di sapone
avevamo imprese e impegni senza fine,
leasing, debiti e mutui senza scadenze
conto correnti bancari indefiniti.

Avevamo appartamenti supervalutati
cucine lucenti per diete dimagranti
auto di lusso dalle crome lucenti,
motori scintillanti per grandi vacanze.

…tutto è finito in una bolla di sapone.

Siamo circondati da averi senza eredi,
disdette, annulli e ordini mancati,
tutto è diventato inutile, senza senso
come lo strano inquieto silenzio
preludio di un inizio secolo.


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Enea (archivio)

Poesia Cosmica n. 54

Angeli degli infermi

Si era tolta dal volto il coraggio
si guardava allo specchio disperata,
qualcuna in bagno piangeva forte.
Ricomposta la maschera uscì l’infermiera
ripetendo: “Bisogna essere positivi, positivi…”
litania imparata al corso ad alta voce.

Gli occhi spalancava verso gli orrendi asfissiati
bocche spalancate per rubare ultimi morsi d’aria
“Dio proteggerà l’America!” urlava “ci proteggerà!”
e si adoperava militante tra i letti agonizzanti.

L’ asiatica disperava senza mascherina:
“America, perché Dio a voi si e noi no?”

foto: infermiera asiatica.


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Poesia Cosmica n. 53

Fusi e fusa

D’Eros il dardo sfreccia invisibile nel profondo animo
attraversa le sensazioni del corpo che rendemmo fedele,
ma, se qualcosa di bello accende la concupiscenza,
se turpe canzonetta d’amor ammalia l’ascolto
se profumata fragranza solletica l’olfatto
o se un cibo squisito la tavola alletta il palato
allora la bellezza sfida con morbidezza e tatto
e la carne attiva da se i sensi al risveglio, poi
ci rende possibili, mansueti, accondiscendenti,
alla concupiscenza erotica reciproca ci cirquisce.

Sorridi e avvolta di magico affascinate mistero,
servi i commensali ospiti prediletti, tra tutti, io,
il prescelto, la mano delicata sulla spalla poggi
e di ventre e petto delicata alla schiena t’appoggi.

Eludiamo la sorveglianze indifferenti ,
d’occhi doni il consenso d’esserti piacente;
sguardo t’inseguo mentre t’allontani cometa
e d’inviti rilanci i richiami mentre ti volgi indietro,
l’incantesimo ripeti eludendo i commensali.

La tentazione sa essere femminile se vuoi,
non mi dibatto, sono indifeso e lo sai, cedo.


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Poesia Cosmica n. 52

AL di La”… di tutto

Hai messo a letto i bambini?
si

Gli hai fatto il bagnetto?
si

Gli ha letto la fiaba
si

Hai cenato?
si

Hai fatto la doccia?
si

Hai messo il profumo che mi piace tanto?
si

Sei pronta ad andare a letto?
si

Buona notte amore
“Buona notte a te…”

Domani sarò li da te
“ti aspetto…”.

Chiuso il cell… all’altra:
Tesoro, vieni di la, ho voglia di te.


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Poesia Cosmica n. 51


A quatto mani

Rannicchiato sul bordo finestra, da Michelle mi
pervenne il tuo maglione umido d’acqua salata,
dimenticato in spiaggia dicesti, riportato strizzato.

Lo dimenticasti ancora sul pianoforte nell’addio
per cantare con la nuova compagnia dove c’era lui;
una tromba d’oro eccitante negli alti acuti e strilli.
Incantata, non ti eri accorta che vi osservavo da tempo.

Dicesti: “E’ bello, molto bello e gli piaco tanto sai?…”

Rapita da incantesimi lo seguisti per mano
avviandoti ai sogni suoi carnali e deliri.

Capii che tutto era finito quando il tuo pianoforte
ricominciò a suonare di sopra nel tuo appartamento;
pareva volermi richiamare, invitarmi a parlarne,
ogni giorno più piano, sempre più piano fino a diventare
un laconico  lamento, lento… lento a spegnersi.

Cell: Ti rispondo. Hai un groppo in gola e tormento.
Senza dirti nulla mi anticipi: ”Enea… mi perdoni vero?”

“…dai scendi.. t’aspetto, poi basta capricci intesi?”

Sulle mie ginocchia corresti a suonare serena e zip
sulla schiena disceso ti puntino come pentagramma
la pelle, che lieve biro incide un motivetto da ripetere,
ouverture sensuale, ritrovato ritornello per brividi
d’intesa per reciproci armoniosi accordi.