Picasso: Guernica è Arte?

Per chi sì appresta la prima volta a visitare il famoso quadro Guernica di Pablo Picasso resta un poco basito sulla dimensione, la tecnica d’esecuzione  e narrazione. La prima domanda che si pone lo spettatore è la seguente: “Questa opera è Arte o un disegno a fumetti gigante? “

Siamo nel 1939 a un passo dalla seconda guerra mondiale con l’ordine internazionale cosmopolita di reprimere con la forza ogni forma di ribellione al capitalismo quale modello sociale unico ed universale, reprimendo con la forza estrema ogni forma di rivoluzione sociale che permetta l’espansione del comunismo sovietico o l’anticapitalismo in Europa.

Ricostruzione storica?
Guernica, la cittadella disobbediente, fu bombardata ripetutamente tre volte in un giorno durante il mercato del bestiame per distruggere i rifornimenti alimentari ai democratici spagnoli in rivolta contro il Colpo di Stato dei Militari contrari alla democrazia. La scena del quadro si svolge nelle cantine usate come precari rifugi antiaerei e distrutte con bombe incendiarie ad opera di fascisti italiani e nazisti tedeschi in aiuto alle camicie nere spagnole. Il Nero è il colore di queste organizzazioni militari criminali che sperimentavano l’esportazione della guerra tradizionale di trincea con la nuova da espandere anche alle metropoliti. L’esperimento di Guernica spingerà l’architettura a progettare nuovi e immediati rifugi antiaerei robusti e in tutti i quartieri d’Europa. Il Sacrilegio era stato commesso. Le civiltà mondiali furono allertate perché minacciate.

Picasso_Guernica-1024x463

Che la parola Arte sia stata inflazionata non è un opinione e nemmeno una novità. E’ sufficiente che appaia un’immagine colorata su di un quaderno o rivista commerciale, come un “graffito” sul muro o immagine su di un monitor, che subito la parola Arte si intrufola con tutta la presunzione che il caso impone a priori dell’essere una “Opera d’Arte” chiedendone immediato rispetto e il dovuto valore.

Lo specchio Magico.
Che l’Arte sia sempre stata una sorta di specchio magico che riflette sulla propria  superficie un aldilà immaginario oltre la realtà apparente, ogni autore dell’immaginario proprio tende a quella pretesa. Che la Critica sia l’ultima spartiacque capace di risvegliare dall’incantesimo lo spettatore attonito, è pari al diritto di uno storico che abbia la pretesa di dire la verità senza nulla sapere sulle intenzioni macchinose che hanno dato origine agli eventi bellici o rivoluzionari sconvolgenti. Alcuni casi bellici si presentano semplici epigrammi, scaramucce, altri invece sono veri e propri teoremi rompicapo in quanto occultano le prove evidenti. Tutto ciò che conosciamo sulla nostra storia è relativo al nostro sapere formale, se indagata invece….

Storia senza ragione.
La presunzione modernista non vuole sentire critiche contro il suo operato nell’interpretare le parole storiche deformate a fini speculativi, per ciò, tale presunzione di fatto genera una sorta di mala-educazione linguistica o distanziale dovuta alla perdita del senso della ragione nella parola stessa e  il suo significato ancestrale. Il disegno, l’illustrazione, la grafica, fatte entrare prepotentemente nel tempio dell’Arte si sono accomodate spesse volte non sui banchi di orazione o sui muri illustrati, ma direttamente sugli altari divenendo gli artisti stessi la divinità a riferimento guida.

Illustrazione e Arte.
Il confine tra Illustrazione e Arte e fievole, quasi impalpabile se non si conosce l’argomento, e la Storia dell’Arte fu la prima responsabile nel aver dissociato la sacralità dall’opera iconoclasta per contemplarla a motivo di studi ispettivi e sua storicizzazione. Chiamare certe narrazioni artistiche Arte  definendole piuttosto opere “figurative” o “raffigurative” o “rappresentative” di un mistero, la storia accademica  commise un grave errore metafisico imperdonabile scinderle a priori dalla loro funzione.
Da quel momento in poi, scissa  dalla realtà oggettiva tra spettatore  e mistero metafisico rappresentato, il mistero steso si spegne divenendo sempre più fievole, invisibile, fino a scomparire. A quel punto l’Arte maiuscola diventa atea o quadro, lasciando spazio sulle  nuove tele per la  raffigurazioni del nuovo stile e dare più importanza alla ideologia da difendere piuttosto che al mistero nascosto nell’evento accaduto raffigurato.

“Simile non uguale”

Il “simile non uguale” produce un faxsimile  e cioè, ciò che i pittori da cavalletto hanno prodotto per quasi due secoli: Decorazioni.
Dopo che le Avanguardie di fine ottocento hanno cominciato allontanarsi dal vero aprendo la strada agli artisti del primo novecento adunati in Sette Segrete, decretarono “critica mente” che una  immagine qualsiasi,  essendo una “manifesta azione” della creatività umana, anche se brutta, ciò è inevitabilmente un Opera d’Arte.

Capolavoro:
Così come ci  è stato insegnato nelle Accademie, il Capolavoro  era  l’espressione massima e verticista di un mestiere altamente raffinato e professionale che ha saputo offrire prodotti  al limite della perfezione estetica, appunto: “Simile ma non Uguale”. Da qui nasceva la scuola di pensiero che sapesse produrre artisti dalle opere Ideali, mete Ideali, fini Ideali. Ciò spinse  le nuove forze Critiche concettuali a sostenere che: ” E’ l’Idea che fa l’Arte non l’artista”. da qui il dogma moderno: “Arte è Idea.”
Su queste disquisizioni si sono mossi eserciti di Critici che hanno riempito scaffali di Cataloghi d’Arte e di Filosofia Critica che hanno prodotto una ampia collezione di concetti autostradanti con barriere controllate in entrata e in uscita, prerogativa per soli addetti o eletti. (Monopolio del Mercato d’Asta e Collezionismo).

Ritorno al figurativo.
Che le Avanguardie sul calare delle esperienze patriottiche cosmopolite di appropriazione indebita delle russie e la  preparazione bellica negli anni a seguire il 1917 (o abbiano inscenato altre nuove guerre), abbandonato in parte la conflittualità politica contro l’arte figurativa in favore all’astrattismo muto e inespressivo, capita anche la trappola cosmopolita in  cui tutti gli artisti erano finiti dentro, il bisogno del ritorno , della riscoperta graduale della figura umana (vedi i surrealisti pittori e dadaisti illustratori), ciò fu riacquistare credibilità nella comunicazione diretta per tornare in tal modo di parlare alle masse, fu uno scatto doveroso quel tornare indietro verso la figura umana mentre gli oltranzisti dadaisti e futuristi estremisti continuavano imperterriti le loro scaramucce espressive in bianco nero e grigio.

Arte e ipnosi.
Non c’è da meravigliarsi se davanti ai disastrosi anni prebellici  organizzati e diretti da autorità senza testa negli anni ’20 si siano dimostratisi macellai scellerati ideologici e colonialisti in divisa nera o grigioverde militare, artisti da caserma per tragedie umane belliche dall’esito devastante, l’Arte venne spazzata via dalla nuova Arte più ipnotica della pittura e  della illustrazione: La RADIO e il Cinema. .

Per la Radio  è imminente la propria brutalità risolutiva, come la caduta rovinosa dell’arte e del pensiero divenuti inutile macerie ai processi istruttivi degli storici moderni, i quali, nascosero e negarono il futuro promesso dai  senz’anima, che portò molti dei loro adepti arruolarsi per  sconvolgersi in lutti subiti. Riscopriranno nel figurativo il bisogno poetico  di rivolgersi immagini di eroi e condottieri stampati su immaginette, come di santini o genitori  o di futuri amori.
Riscopriranno gli artisti delusi le vecchie linee guida abbandonate o negate durante i grandi  moti,  onda d’urto generata dallo “Specchio infranto”  cubista. Quel ritorno, per molti artisti voleva dire riscoprire del mondo primitivo gli idoli (scultura), o quei mondi silenziosi che stavano oltre la cornice argentata o dorata, dove il quadro riflette una realtà umana portatrice di eros e sentimenti disconosciuti alla psicanalisi logica e moderna. La Critica li condannò ed esiliò perché il futuro, come per Orfeo non doveva voltarsi indietro a guardare l’inferno.

guernica aereaFoto: vista aerea di Guernica bombardata.  

Guernica non è un opera cubista perché Guernica basca non è mai stata cubista come Barcellona, neanche come architettura, anzi, subendola. Bisogna fare molta attenzione col passato storico di Picasso perché spesse volte è ingannevole come lui.

Questa opera pittorica per cominciare a capirne il senso, va considerata come gran bozzetto o “cartone” per la realizzazione di un opera in stile surrealista. E’ apparentemente sobria e  incompleta come se gli abbiso-gnasse ancora di essere colorata per diventare un vero quadro,  ma che quadro è già, finito pur  presenta incompleto. Guernica è una grande illustrazione per stampe in bianco e nero a tiratura economica. La pubblicità cosmopolita divulgherà il quadro nel mondo con la notizia dell’eccidio, della strage, dell’olocausto risolutore negando Picasso le sue responsabilità. Essa farà tremare le sinistre europee perché  una notizia simile, con quella illustrazione allegata, serviva ad incoraggiare le destre e scoraggiare le sinistre europee oramai in trappola, profetizzando l’evento  stragista alla compagine marxista, in trappola, incastrata, come dire : “Questa vola non si scherza, questa è la tua fine” perché in guerra i colori svaniscono. Per chi era ebreo oppositore al capitalismo,  quel quadro senza colori dalle teste rasate fu una dichiarazione di olocausto imminente: il Nazireato (purificazione)… e c
osì sarà.

I non colori.
I colori fondamentali del quadro: Nero, Bianco, Grigio e poca Ocra, non nascono in Guernica  per una esigenza estetica dell’artista (che la stampa editoriale allora esigeva) ma per l’artista Picasso ciò  fu a motivo religioso. La cosa può sembrare strana, tendenziosa, maldicente visto che su Picasso non si hanno notizie in merito sulle sue scelte religiose. Vediamolo.

Innanzitutto è difficile trovare nella sua vastissima collezione (120.000 opere) l’osanna all’erotismo sexy, tipico dei pittori per generare incanto nell’ipnosi, lui no. Le sue nudità, come si dimostrano essere  Les Damoiseles d’Avignon, 1907, non sono erotiche, anzi, pietose, sia per le pose che per la grossolanità anti estetica dei corpi. L’arte di Picasso spogliandola a dovere risulta essere profondamente casta.
La castità sessuale denota l’appartenenza ad una corrente religiosa monoteista profondamente etica.  Già questa osservazione  dovrebbe mettere in allarme i  galleristi e critici d’Arte. Picasso non è ateo, anzi, pur possedendo una forte tempera sessuale l’artista è profondamente religioso, monogamo e di rispettosa fede coniugale. L’avere avuto diverse compagne dopo il primo matrimonio denota la sua condotta morale essere retta nello sposare poi le proprie compagne  nuove. L’ombra sospetta sui suicidi delle mogli avute, apre un argomento scottante ma che esula dall’Arte, come i figli legittimi mai abbandonati  al loro destino o diseredati a cagione delle loro madri.  I suoi divorzi sono sempre stati consenzienti o finiti in modo tragico, quindi: risolutivi
Tornando ai tre colori base in Guernica, Picasso lo si  evidenziano rigorosamente religioso proprio per la scelta dei tre colori  di base, e.
per meglio capire questo concetto prendiamo da un passo tratto  dall’Autobiografia di una nota Modella francese del tempo, modella  per fotografi e pittori: Kiki di  Montparnasse che quando parla di Man Ray pittore ci dice:

Man Ray non ha mai smesso di dipingere pur dedicandosi alla fotografia. Anche i suoi quadri sono straordinari. Come nelle sue foto,  usa tre colori soltanto, il nero, il bianco e il grigio. Quello che fa disperare Man Ray è che io abbia gusti da negra.Vado matta per i colori sgargianti, 
Tuttavia a lui i negri piacciono. 

Tratto da: “MEMORIA DI UNA MODELLA” di  Kiki di Montarnasse (pref. di Ernest Hemingway)  ed: Castelvecchi

Cosa hanno in comune Pablo Picasso e Man Ray da usare gli stessi colori ? Una cosa semplice e una nascosta: la semplice è che Picasso sceglie la prima moglie russa ebrea, mentre Man Ray  è americano di origine russa il quale sceglie Kiki l’ebrea (come altri nell’Avanguardia francese), ma la cosa che li rende comuni tra loro nelle abitudini coloristiche è che sono monoteisti di fede ebraica. Quando le stranezze sono affini, si denota che: Man Ray fotografo, di nudità femminile abbonda, spingendosi oltre,  quasi al limite della pornografia, mentre come pittore (Picasso compreso) non dipinge esseri con l’anima dichiarandosi astrattista parando dietro  la la monocromia la sua fede religiosa. Come mai questa differenza tra fotografia e pittura dove la prima è un arte permissiva e l’altra casta?

Casto e profano
Il meccanismo sta nel principio della “Creazione”.
La Pittura “crea”, la Fotografia “riproduce”, quindi quando Man Ray ebreo pittore crea, si attiene scrupolosamente alle regole religiose della castità, quando invece è fotografo, ogni sua modella risponde personalmente secondo coscienza della propria nudità. Ed ecco che nel mondo ebraico la Forbice dalla castità  e Prostituzione (sacro e profano) spalancarsi  ampia-mente, perché tra il sesso maschile e il sesso femminile nel mondo  ebraico avviene una separazione concettuale profonda, due mondi diversi. Se Man Ray sceglie per se una compagna di fede ma di facili costumi, inscena forti rimproveri di gelosia in pubblico sulla smodatezza erotica di Kiki, mentre in privato, l’ama la perversione spinta al sadomaso venerando il Marchese de Sade suo Gran Maestro ed ispiratore

Picasso ebreo invece, pur pittore e fotografo, esige per se donne pubblicamente  caste, donne da tenere segregate alla fede ma di forte appetito sessuale, arte  da non lasciare trapelare pubblicamente. Sulle allusioni giornalistiche e maldicenze, Picasso non le smentirà mai perché  accresce la vanità sessuale senza peccare al maschio tra i maschi.  

guernica043

il titolo Guernica.
Osservando il quadro Guernica di Pablo Picasso il titolo  è solo pretestuale in quanto non c’è nessun simbolo inconfutabile che confermi o ricordi minimamente la città martire spagnola bombardata. Le scene e i perso-naggi si presentano come sequele di disegni ritagliati e incollati dando vita a un collage e coupage di forte stile: cubista, dadaista e surrealista. Interessante è anche la fase preparatoria di  fogli di giornali (dipinti a ornamento) riempiendo alcune forme ritagliate, tipica  tecnica sulla preparazione di quinte teatrali o muri privati di casa, fodere economiche per la  sovrapposta tappezzeria per grandi manifesti come i trompe-l’œil scenografici da ripulire facilmente e riutilizzare più voltei fondali,  tecnica utilizzata anche per i cartoni animati di carri carnevaleschi di  cartapesta: i carri allegorici.

Tecnica.
Vero è anche che la tecnica di sovrapporre più immagini disgrafiche tra loro con la dissolvenza delle prospettive multiple ed aeree, sono di pertinenza picassiane, ma indagando a fondo, quell’invenzione pittorica scopriamo che lo stile multi prospettico e dissolvente nello spazio essere appartenente  ad un  genio poetico  del Male, il Poeta ebreo “Isidore Luciern Ducasse” conte di Loutreamont, ispiratore e guida di tutte le Avanguardie ebraiche francesi nella prima metà del Novecento. (una Bibbia per i pittori ed intellettuali adepti di allora). Anche lui, ispiratore, come i nostri due artisti in causa predilige nelle sue composizioni i tre colori del male: Nero Bianco e Grigio 

Cubismo o Tromp-oil?
Il trompe-l’œil dal francese “inganna l’occhio”, (inganna lo spettatore) induce nell’osservatore l’illusione di vedere oggetti reali  dipinti a parete. Il trompe-l’œil consiste  nel dipingere un soggetto in modo sufficientemente realistico da far apparire alla vista in parete l’esistenza di ciò che non c’è o far scomparire ciò che non si vuole che si veda. 

Il “Cubismo” invece si rivelerà essere una organizzazione eversiva  Cosmopolita con sede in Barcellona, (cubismo a motivo urbano), organizzazione massonica precedente la nascita di Pablo Picasso tra le cui fila cospiravano per la caduta del Re di Spagna anche tutte le famiglie “Riuz” di cui Picasso faceva parte per discendenza paterna ( Don José Ruiz y Blasco suo padre) e tra i parenti (che negherà), risultava esserci un omonimo Riuz, adulator politico insurrezionale fatto imprigionare e fucilato dai sovrani, per  presunti  collegamenti con l’ attentatore mancato alla vita del Re di Spagna durante la cerimonia nuziale.
Tale attentato avvenuto del 1906 e mirava all’eliminazione fisica della casa reale di Spagna con un colpo di stato  finale a seguire mai avvenuto. L’occasione si ripresenterà un  decennio dopo per mano di  Emilio Mola, e portato a termine dal crudele Generalissimo  Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde (Dux: il Caudillo ).

L’attentato fu simile a quello futuro di Sarajevo. L’attentato al Re di Spagna serviva per punire tutti i cugini congiunti alla casa reale di Russia dello Zar Nicola II° . Il  31 maggio 1906 Re Alfonso XIII° sposò la principessa Vittoria Eugenia di Battenberg (1887-1969), nipote di Edoardo VII del Regno Unito: Altezza Serenissima per nascita; ella fu creata Altezza Reale un mese prima delle nozze, affinché queste fossero tra eguali. Quando i due sposi di rientro dalla cerimonia nuziale, sfuggirono all’attentato da parte di un anarchico bombarolo Mateu Morral, adepto dell’organizzazione eversiva “Mano Nera” con sede in Egitto, gruppo massone responsabile di tutti gli  attentati ai Sovrani d’Europa.

La sindrome di Cuba
Il disegno di Guernica è tipicamente picassiano, sintesi di una esperienza che ha le sue origini in Les Damoiseles d’Avignon, del 1907 durante la guerra africana per la spartizione tra Francia e Spagna del Marocco. Quel quadro di cinque ballerine euro/africane, come il quadro “La Dance” di Enri Mattisse, 1910, opere “faxsimili ” distanti tre anni una dall’altra, (Balletti Russi)  indagati  a fondo sveleranno il piano di destabilizzazione della Spagna e della Russia da parte della “Penta Stellata Alleanza” organizzazione ufficiale e militare di matrice Cosmopolita.  Per la Spagna la sindrome di Cuba non era ancora finita, uno spettro si aggirava all’interno dello Stato spagnolo per far decadere la Spagna sovrana anche al suo interno, mutando completamente l’assetto geopolitico spagnolo da stato sovrano a nullità, stato completamente cancellato dalla Storia.

La Spagna che abbiamo conosciuto sotto il tallone crudele di Francisco Franco non era già più la Spagna classica, ma un altra cosa, un altra entità sottomessa e schiavizzata e culturalmente lobotomizzata alla quale hanno annullato tutta la sua straordinaria memoria storica. 

Pablo Picasso
Fu un personaggio politico e militare che seppe nascondere bene la propria identità. E che dire sui due aerei da guerra di Picasso donati al Re di Spagna per fermare o filmare chi…o che cosa?

link alla scoperta degli aerei da guerra di Picasso: https://filorosso.art.blog/2019/01/28/laviazione-di-picasso/

Guernica fu un manifesto minatorio contro chiunque si fosse opposto all’asse:  Roma- Tokio -Berlino.
Il resto è storia, ma che sotto sotto …tra i tre dell’Asse, c’è altro da sapere. FiloRossoArt sta indagando in merito riservandovi grosse sorprese…

Chi li ha diretti e perché i FascioNaziJap e perchè hanno disobbedito alle loro autorità Cosmopolite?

La Storia dell’Arte ci rivelerà tutto questo ed altro ancora…


Cubismo
home page 

Chi è Picasso?

9d14301970140e9c

Pablo Picasso nasce a Málaga nel 1881, in Spagna, primogenito di José Ruiz y Blasco e María Picasso y López .

Il nome vero di Pablo Picasso è tutto un programma, quasi comico in una Francia che dagli inizi dell’Ottocento ai suoi cittadini impose per ragioni anagrafiche il solo nome e cognome paterno; lui no, lui era il divino Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruíz y Picasso. Per l’anagrafe francese: Pablo Ruìz 

Foto: Pablo Ruiz (detto Picasso)

padre di picasso

 

Il Padre:

foto:  José Ruiz y Blasco, padre di Pablo Picasso docente di belle Arti, ottavo degli undici figli di Diego Ruiz de Almoguera, era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto degli uccelli). In vita fu professore presso la locale scuola di belle arti e curatore di un museo. Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo la passione paterna e talento per il disegno.
Fu il padre ad impartire al piccolo Pablo le basi formali dell’arte figurativa, come il disegno e la pittura a olio. Picasso, non completò mai  i corsi superiori all’Accademia di San Fernando di Madrid, lasciando l’istituto entro il primo anno di studi.

maria_picasso_y_lopez_original

La Madre
María Picasso y López
aveva ascendenze in parte italiane (il bisnonno materno, Tommaso Picasso , lasciò il comune ligure di Sori per stabilirsi a Malaga).
Secondo la madre, la prima parola da lui pronunciata fu “piz”, abbreviazione dello spagnolo lapiz, “matita”.,

Innanzitutto Pablo Ruiz y Picasso porta ufficialmente in arte  il cognome ebraico/genovese della madre Maria Picasso y López di origine italo/argentina (Genova da parte italiana), congiunta a nozze con il pittore spagnolo Josè Ruiz e Blasco (1838–1913)-
Il padre di Picasso purtroppo aveva un cognome compromesso con le attività eversive anti monarchiche in Spagna, in quanto, un certo “Ruiz” attentatore e sobillatore di masse, verrà fucilato come rivoluzionario dalla Casa Reale, la quale, estenderà i suoi sospetti e pregiudizi su tutti coloro che nel reame portavano il cognome Riuz. Non furono gratuiti ed illegittimi i loro sospetti , li vedremo prendere forma durante  la Guerra Civile di Spagna.  

In una lettera di Picaso ad Ardegno Soffici, datata  Parigi 20 Aprile 1915, il pittore  cosi scrive in merito all’interessamento di A. Soffici all’albo genealogico italiano di Picasso:

Caro Ardegno,
Ho ricevuto questa mattina la tua lettera col ritratto fatto dal mio antenato, il Picasso di Genova, ma, avevi detto che era un pittore di battaglie e mi mandi un ritratto. Intanto ti ringrazio, ma se potrai procurarmi delle foto di altre sue opere la mia curiosità sarà soddisfatta.

Quindi Pablo Picasso vanta non solo di esser “figlio d’arte, ma anche “nipote d’arte”.

La corrispondenza ed amicizia tra Picasso e Ardegno Soffici verrà ripresa più avanti  durante le ricerche sui Futuristi e il loro ruolo cosmopolita nell’avere coperto e diretto le manovre eversive per la preparazione della Prima Guerra Mondiale italiana datata 1915/18, (un anno dopo lo scoppio). Le relazioni  metteranno in luce  i Futuristi come un nutrito gruppo omogeneo cosmopolita con base a Napoli presso la marina mercantile, così a Roma e Milano, anche se, per la Storia dell’Arte, i Futuristi vengono presentati come quattro gatti randagi un po sognatori e un po intellettuali,  ma i “Balletti Russi” evidenzieranno che dietro l’Arte e in quei Tour, essere cospirazioni congressuali per manovre congiunte militari con altri stati dove i cosiddetti Balletti Russi a fine Congressi concludevano ben altra cosa che lo svago. Infatti, Ardegno Soffici comincerà la sua carriera “artistica” nelle scuderie dei Cubisti, diventando di tutto e di più.

Prima della Guerra 15/18 vedremo Ardegno Soffici nel ruolo di “agitatore degli animi patriottici di destra”, e a fine guerra, cofondatore del Partito Fascista nascondendo alla storia le sue responsabilità cosmopolite in favore della guerra contro la Germania del Kaiser e la casa Reale degli Asburgo in vista dell’abbattimento definitivo di tutte le monarchie europee come da Programma di Basilea.

Messa in luce l’origine di Pablo Picasso, lo seguiremo passo passo tra le sue frequentazio-ni politico/eversive, e  in modo particolare quelle per l’abbattimento dell’Arte iconoclasta, patrimonio dell’umanità a favore di un mercato industriale del quadro a copertura di un capitalismo agguerrito a giuda Massonica per la creazione di un Mercato d’Arte che nulla aveva che vedere con l’Arte maiuscola.

continua: 


home page

Poesia cosmica: Mitomania 1

BAGHDAD

L’OSSERVATORIO

Note si belle escon da un plano
Create lievi da mane maestra
Sussurro soave discende dall’alto
al pian di sopra richiamano la mente.

Salito sulla Loggia per scoprire l’incanto
Appare luminoso il cosmo stasera
Quel cielo blu aprendo il manto
Svela apertamente l’intero Emisfero.

Una ad una nel profondo spazio
Sfavillano di luce le mille stelle
Sparse per tutto il grande campo
Senza coprir le altre si lascian vedere.

contastelle

Questa poesia introduce “MITOMANIA”, la mia prima collezione poetica di facile lettura che pecca d’ingenuità in quanto non essendo ancora formato  poeta, mi cimentavo per divertimento con gli amici poeti di NPS (1990), ponendo poesie a indovinello per eludere la censura mentre a Baghdad si uccide-va ferocemente. I computer degli anni  novanta, in Italia,  funzionavano ancora da telescriventi in supporto ai fax, Videotel, o alla contabilità generale e segreteria aziendale… poi, fu la volta della posta elettronica.

Window non era ancora arrivato da noi e il linguaggio d’uso corrente era Dos.  A quei tempi non erano possibili le correzioni automatiche, ne apporti fotografici o gli ornamenti di squisito sfarzo decorativo come ora. Avevo smarrito il tutto per via di un virus sconosciuto, ma non gettati mai via l’hard disk. Chissà… un giorno…. Qualche settimana fa avvenne miracolo, rileggendomi allora.

La raccolta poetica nacque nel 1991 sotto le bombe quando restai shockato sul comportamento scandalo-so della Democrazia che credevo incapace d’inscenare una guerra tracotante a proprio vantaggio e nome. Restai basito quando vidi i cieli di Baghdad infiammarsi di bombe scintillanti, antiaeree saettanti e fiamme alte e verdi (infrarossi,) in visioni Demoniache.

“Eccoli!” mi dissi, “ecco il segnale divino… ci siamo, sono tornati!” 

Nasce MITOMANIA, (i Miti si ripetono) 

ITN-Start-of-Gulf-War-1991

Incapace di annotare appunti politici che cambiavano ad ogni ora, utilizzai la rima poetica ottocentesca, rime  popolari per annotare il tutto, con strofe brevi di alta sintesi. La collezione narra le motivazioni ideologiche, politiche e religiose di Desert Storm , prima guerra incompiuta americana (e persa) nel Golfo Persico  seguita passo passo di notte e giorno per 42 giorni, tanti furono i giorni impegnati contro i tre giorni preventivamente program-mati da George Bush. “Guerra Chirurgica” per la sua precisione elettronica, non gli faremo male. Così non fu.
foto: Baghdad – Desert Storm 1991.

Quella guerra svelerà tutta la metafisica evangelica sfuggita al controllo dei Cristiani che cimentatisi in quel sacrilegio in veste di aggressori, non capirono di essere loro i demoni fiancheggiatori e che sarebbero stati sconfitti da chi nel deserto pativa sete e fame in attesa del fatidico momento.
Il Dio babilonese “Marduk” era tornato per sconfiggere un altra volta Tiàmat venuta via mare e cielo. Sconfisse con tre “dardi di luce” luce l’orribile Bestiaccia cui nessun aveva il coraggioso di sfidare, bestia spaventosamente enorme dalle mille bocche di fuoco. Marduk nelle vesti di Saddam, ritornato conquistò  per la seconda volta nel Mito il suo primato divino di imbelle. Guerreggerà per conquistare i “dardi di luce”, dardi simile alla spada infuocata che fende la roccia, Arma di distruzione di massa che terrorizza ancora oggi il suo nemico numero uno: la NATO. 

itthmmbldzea09dzgnrc

Desert Storm 1991

Medio-Oriente-in-fiamme-720x467

Desert Storm 1991

tormenta-arena-arizona

TEMPESTA DI SABBIA 1991

battaglia-tra-marduk-e-zu-rilievo.jpgNB: La profezia di Marduk è un testo “Vaticinium ex eventu” che descrive i viaggi della statua di culto di Marduk da Babilo-nia. Prima di Desert Storm, in Iraq, si festeggiò pubblicamente la “rievocazione mistica” del Dio Marduk in abiti antichi  babilonesi e riti antichi propiziatori. Saddam, suo discendente, nel rito ebbe la certezza della vittoria e si cimentò in battaglia senza paura. Marduk nella sua profezia diceva che sarebbe tornato una seconda volta.

Lucifero-F-117_Nighthawk_Front

Un lucifero Nato-F117

continua…


home page
archivio Enea

 

 

 

 

Processo 3 : Imputati Dada alzatevi.

San  Nicola II Romanov (detto ZAR)
Iconoclasta ortodossa
(Lezione di Storia, Antropologia, Sociologia, Politica, Religione e Arte)

1

Oggi, a distanza di un trentennio dalla caduta dell’URSS, grazie alla straordinaria ripresa politico/economica della Nuova Russia, risorta sotto forma di Federazione e supportata dal riassetto e ammoderna-mento della Difesa (Armata Rossa e l’Esercito Nazionale di Russia insieme); la Chiesa Ortodossa d’Oriente è stata riconosciuta ufficialmente: “Religione di Stato” da Putin. Tale ordine religioso fu già dichiarato ufficialmente religione di stato da quel “diavoletto” di Stalin durante la seconda guerra mondiale dopo aver sconfitto nell’Armata Rossa lo strapotere militare ancora saldo nelle mani degli ebrei trotzkisti incapaci. 

Foto: Zar Nicola II° Romanov Santificato.

Ma il controllo politico e totale sul’URSS da parte dell’ebraismo cosmopolita ,    fu sancito dopo l’esplosione delle due Bombe Atomiche in Giappone, mandando Eisenhower, Stalin agli arresti domiciliari (non uscirà mai più vivo dalla sua dacia fino alla morte per avvelenamento)  e l’Armata Rossa, fu rinchiusa nelle caserme rimettendo  in  sella al comando dell’URSS gli Ebrei sotto il vigile comando del micidiale Berija (Capo KGB), il quale, fece arrestare tutta la compagine comunista presente nel governo per sostituirla coi suoi “compagni di fede ” . Fu ancora una volta  un bel Colpo di Stato con la benedizione americana come nel 17. La colpa storica di quegli arresti fu attribuita, come sempre a  Stalin,  definendo noi occidentali quelle nostre riforme subdole, le purghe staliniane “. 

Piove? “Colpa di Stalin”; Nevica? “Colpa di Stalin”; Manca l’acqua? “Colpa di Stalin”; Deragliamento? “Colpa di Stalin”; Muore il Patriarca, “Colpa di Stalin”; muore il Papa  Cristiano? “Colpa di Stalin”; Muore Stalin? “Colpa di Stalin”  ecc ecc Da quel momento qualsiasi cosa di negativo succedesse in URSS fu sempre: “Colpa di Stalin” . (propaganda Cosmopolita).

Dopo la condanna a morte di Giuseppe Stalin,  ad opera di Berija, (avvelenamento socrastico) qualche mese dopo il nuovo segretario del PCUS: Nikita Crusciov, maresciallo dell’Armata Rossa,  farà fucilare Berija per alto tradimento e arrestare i sette golpisti beriani che verranno a sua volta trasferiti in Siberia, mentre la figlia di Stalin scappò in America… come mai? I comunisti sttalinisti verranno liberati e rimessi nei rispettivi uffici di comando, conclamando nuovamente la Chiesa Ortodossa: Religione di Stato.

Per ritorsione ai suoi agenti fucilati e arrestati, la Nato, qualche mese dopo in Europa  inscenerà la prima “rivoluzione colorata”  del dopoguerra in Ungheria ad opera dell’agenzia pubblicitaria americana  “Casa delle Libertà” (Cia: Freedon Hause ), organizzazione spionistica cosmopolita che rivedremo in scena e baldanzosa   in modo permanente dopo la caduta del Muro di Berlino  rompendo le scatole a mezzo mondo.  La rivoluzione politica e anticomunista della “Casa delle Libertà” in Italia, vedrà la sua ascesa rapida con Berlusconi grazie ai finanziamenti illeciti legalizzati sotto forma di pacchetti Pubblicitari televisivi: (P2- Propaganda due, “Pubblicità”). A elargire i pacchetti pubblicitari è sempre la nota “Freedon Hause ” finanziatrice di tutte le rivoluzioni colorate con l’ausilio finale della televisione imbonitrice sequestrate.  

Di quella rivoluzione ungherese non se ne fece nulla, i carri armati sovietici restaurarono  l’Ungheria sotto l’ordine di “prigionieri di guerra”, patto  sancito a Yalta 1945. Perché gli americani non intervennero pesantemente? Seppero che c’era in produzione  la più potente bomba atomica mai registrata al mondo. la cosa che li scoraggiò è che era  avio trasportabile. La super bomba  in questione sarà la micidiale “ZAR”, la sua onda d’urto fece quattro volte il giro del mondo spostando di due gradi l’asse terrestre.

In quel clima postbellico (guerra fredda) passano gli anni dandosi i colpi nascosti e si entra nel peggiore dei colpi per i Russi che decreta la sconfitta dell’Armata Rossa nel 1986 Cernobyl. La Chiesa Ortodossa  dovette fare i conti anche con le ingerenze fastidiose della Chiesa Cattolica Romana (Polonia/Solidarnosc). Lo sforzo della rinascita (o resurrezione) della Russia, è una storia infinita censurata in europa, dove alla giuda della nuova Russia e Armata Rossa, ci saranno si,  uomini responsabili, ma anche di ferro; uomini di forte fede Ortodossa che prepareranno il Tranello del Golfo in Iraq.

Le battaglie post 91 irakena, e quelle  in corso oggi, evidenziano la direzione politico militare Ortodossa. Al Vertice della politica della Russia moderna in espansione i comandi militari risorti vogliono indietro tutto ciò di cui sono stati derubati illegalmente con l’uso della forza e inganno.

Tra tutte le rivoluzioni di ammodernamento militari e sociali di questi ultimi 30 anni, la trasformazione della New Russia, per voce della “Santissima Madre Chiesa di Russia” è stata decretata nella santificazione della famiglia Reale Romanov II°, quale Zar di tutte le russie e nel tradizionale stile bizantino.

a5807b_46c116be096e48d380003e48e32efd9a

In Arte, per noi occidentali orfani di anima a causa delle Avanguardie filosofiche del 900, perdemmo l’anima durante la nascita della Psiche Freudiana quale materia medica e politico/mediatica o quant’altro se ne faccia uso, che ci ha condotto allo spazialismo, all’astrattismo estetico  modernizzandoci, si, e  ciò ci fa trovare scandaloso il comportamento della Chiesa Ortodossa di Russia in materia d’Arte. Ma  non lo è per la Chiesa Ortodossa stessa che nel santificare la famiglia dello Zar Nicola II° ce la  spiega con logiche teologiche, metafisiche, divinatorie e politiche, argo-mentandole con un linguaggio a noi ritenuto ostile  rispetto al nostro  modello di pensiero e d’arte moderna, pensiero tendente alla aconcettualità effimera che non sa produrre più nulla di concreto,  ma  che rimasti orfani di forme sacre e simulacri, ed avendo ucciso l’anima  delegando la sua in funzione alla  Psiche, siamo diventati feticisti e adoratoli di “roba” commerciale con valore dettato dalle “Leggi  di Mercato”.
Quando si accennano le “leggi del Mercato” quale governatore assoluto di tutte le transazioni umane, la Democrazia si trasforma – per sua logica – in Mercatocrazia. ovvero, un amministrazione politica e umano diretta dai Mercanti.
Sapendo che il Dio dei Mercanti è Ermes ( il dio ladro), i suoi sacerdoti sono coloro che chiamiamo Mercanti, ed essi  sono devoti ai furti,  truffe, gabelle più o meno legalizzate, divenendo queste il motore ‘inquinante” delle società capitalistiche  bancarie di oggi.

Come asserivano i dadaisti di inizio  secolo ; Noi siamo l’Anti Arte” vantandosene, si deduce che le forme di oggi, loro creature, cosa sono diventate in realtà? Cose? Roba? Mode? Maniere o Arte? Se mai fossero veramente Arte, quella Ortodossa di oggi  siede sulla scranna lasciata libera dai dadaisti diventando quella ortodossa, la moderna “Anti/Arte” all’avanguardia, in quanto, l’immagine iconoclasta riprende il posto nella “non più Immagine dadaista”.

LA PAROLA

download.jpg

Che i dadaisti fossero una compagine ebrea è notoria, e che, per entrare nel gruppo bisognava fare domanda,  questo era meno noto, ma, se non si era fratelli di fede , la domanda veniva respinta. Punto.
Possiamo dedurre che, il dadaismo è un’arte circoscritta ad una sola etnia e quindi , per ragioni religiose non potendo essi produrre –  come i mussulmani monoteisti- immagini che raffigurano similmente corpi umani o animali animati (anima), la loro arte si distingue come espressione “tipografica.”  Gli ebrei ortodossi, come i mussulmani integralisti, non sono di cultura occidentale ma mediorientale, quindi, per loro  in arte, è permesso raffigurare solamente la “parola“, qualche omaggio floreale e geometrie.

Da qui è possibili capire il loro comportamento soggettivo, ricreativo, di pensiero, e il culto per certe opere, in quanto, sono espressioni formali ed estetiche della parola (vedi poesia e filosofia) usate abusivamente per far passare in codice i messaggi criptati per le Avanguardie o per il controllo e orientamenti delle masse. La funzione della loro arte diventa azione eversiva o squisitamente tipografica in quanto è basata sulla sola PAROLA.

Mentre il dadaista Duchamp parlava di ” arte retinica”, oggi possiamo catalogare i suoi giochi di parole, Arte fonetica p tipografica. Ciò non vale per i redymade in quanto oggetti sotto il controllo politico militare, quindi “cimeli di guerra”  ( più avanti analizzeremo le sue opere piene di sorprese)

Invece, l’immagine iconoclasta dei Cristiani Ortodossi, come quelle classiche religiose dei Cristiani Romani, rientrano in un altro filone d’Arte e che nulla hanno a che vedere o confrontarsi con l’Arte Mediorientale della Parola Scritta. Infatti, l’arte imbrogliona mercanteggiante, fonda la sua ricchezza e successo  sull’astuzia ingannevole utilizzando l’arte del “raggiro”componendo con le parole quella retorica squisitamente contorta e truffaldina “. Vedi l’arte concettuale di Marcel Duchamp (ebreo giacobino) e associati Avanguardisti Concettuali come i pittori, i poeti, i letterati tutti legati a quel filo rosso che li dirigeva dall’Arca.

L’arte Figurativa ferita, che l’Arte Moderna voleva assolutamente morta per sempre,  Oggi può liberarsi dall’abbraccio mortale dei confabulatori dialettici tornado a dipingere quello che gli pare dando il valore all’opera in se, non la determina il Battitore d’Asta in quanto “tutto è Arte e tutto non è arte” come diceva il buon Lucio Fontana scoraggiato.

e657ecb0abff0b8fa496d17cab9d4aac

Foto 1:   I Martiri Romanov: “La Madre e le vergini ” Sullo sfondo le immagini sacre

Hunt for missing Romanov treasures

Foto n. 2:  Il Patibolo ” La stanza del Martirio” priva di Icone e arredi

i trucidati Romanov

Foto 3: La “Sacra Famiglia” santificata nella logica estetica modernizzata occidentale


home page

Poesia cosmica n. 40

Santo Padre (Pope)
..
Non è Dio a nominare i Santi
Ma chi li ha amati quaggiù.

Non sta a Dio elevare ai cieli i Santi
ma ai fedeli che li invocano da quaggiù.
.
“Santo Padre Stalin, aiutaci tu”

“Santo Padre Stalin, pensaci tu”

don stalin baby copia

 

SUA SANTITÀ’

Così lo invocavano gli oppressi  ucraini, polacchi, lettoni e tutti gli stati invasi confinanti all’avanzata delle armate nazi/fasciste sterminatrici.
Nei campi di sterminio Dio è morto, o fu impotente, inesistente, assente. Pur pregandolo, invocandolo disperatamen-te, Egli non dava segni di vita:

il loro Dio era morto.

Come l’ateo nel deserto smarritosi invoca un Dio inesistente quale ultima possibilità per una goccia d’acqua e non dover morire crudelmente, cosi i popoli europei invasi dai folli, videro in Stalin il Divin Salvatore. E lo pregarono, lo invocavano, affrettandolo.

Stalin era l’ultima goccia d’acqua nel loro deserto.
L’uomo Salvatore diventa fratello, diventa santo, diventa Dio perché la metafisica osservando  la battaglia nota un “riscatto invisibile” rimontare nelle battaglia.

L’assetato salvato in extremis santifica con giusta ragione il Salvatore e i soldati suoi immortali che avanzano senza paura affrontando il mostro umano, inseguendolo senza dargli tregua.

Quando il salvatore appare, l’invocazione prende luce mistica nella ragione oppressa, divinizzandolo il liberatore con riconoscenza. Nasce la fede politica, storica, il “segno divino”.

Kazan_Fatima
Il bambino Pope Stalin, seminarista ortodosso che sospese gli studi per dirigere la Rivoluzione socialista russa, prima della grande rimonta nella Seconda Guerra Mondiale  farà riaprire le 20.000 chiese ortodosse chiuse, libera i sacerdoti e,  nominato POPE della Patria (Padre della Sacra Madre Russia) porterà l’Arte iconoclasta in processione aerea sorvolando tre volte su Mockba, chiedendole la protezione mistica.

Foto: Madonna di Karzan

 

Risultato quando il popolo riprende fede: Sfilata dei prigionieri tedeschi.

german_prisoners_parade_moscow_2

.

german_prisoners_parade_moscow_4

La “Poesia fotografica” può diventare anche “Poesia Epica” insegnandoci che, la metà dei prigionieri fece ritorno per volontà atomica altrui; l’altra metà si diedero per dispersi  sposando le vergini e le vedove russe dopo che chiesero perdono dei 25 milioni di giovani soldati mai piu tornati a casa. Il “Prodigio” divino si avverò per un “volere umano”.

Ecco,  che la nostra  Storia, in futuro, sboccerà nuove origini metafisiche. La nostra storia, forse, tra 300 anni, diverrà materia di religione perché di Segnali mistici e Prodigi ce ne  sono stati veramente tanti, ma troppo distratti noi per non averli recepiti in tempo. Ai poeti il compito.


home page:
Enea archivio

 

Poesia Cosmica n. 38

POESIA COSMICA FOTOGRAFICA

Poesia è ciò che gli occhi o la mente hanno visto e vorrebbero tradurre per capirla meglio. Carpita dal cosmo sconosciuto lo si presenta al cosmo conosciuto usando le nostre  parole povere. Ma la poesia non è solo parola, è anche “Immagine Iconoclasta” . L’immagine iconoclasta parla da se senza trucchi sperimentali; o fa miracoli, o non li fa. Se il Martire li ha fatti in vita è un immagine iconoclasta lo stesso.  Vediamola.

santo saddam-hussein

La Metafisica-Politica non è una nuova invenzione filosofica ma un punto di osservazione del filosofo quando scruta attentamente gli eventi storici  e si accorge che essi furono diretti da una forza metafisica non riconoscibile al momento e che ne diresse l’intera operazione, “Santus! Santus! Santus!” sono le esclamazioni del filosofo che non ha svenduto l’Anima in cambio di una bislacca Psiche novecentesca raffazzonata alla meglio per dimostrarne la propria esistenza e con la pretesa di sostituirsi all’Anima. La Psicologia che noi conosciamo è ancora materia di studio per formulare un nuovo linguaggio che, altro non è, se non la tradizionale  Anima nella nuova veste o nuova  lingua che chiamiamo “scientifica”. E mentre il fiume scorre le sue limpide acque cristalline, ecco passare un cadavere dentro galleggiante la Testa mozza di Orfeo.

La prima osservazione filosofica  è la seguente:  ci siamo dissetati con l’acqua putrefatta prima del passaggio del cadavere e quindi siamo inquinati o ci siamo nutriti del suo putrefatto sospinto dalla corrente che anticipò il “cadavere disceso da noi ucciso?.
.
L’Igiene ci insegna ad avere schifo dell’acqua putrefatta ma solo dopo che ci èconstatato passare il cadavere. “Vietato bere” acqua inquinata. La Metafisica della Storia invece, ci insegna  che, col cadavere se ne è andava anche la putrefazione sospinta e che l’acqua odierna, è acqua pura perché “passata”. Estrarre la purezza dalla corrente Storica inquinata è una operazione Metafisica non facile, in quanto anche il Cristo fu un delinquente comune agli occhi del Diritto Romano e quindi condannato a morte. Domanda: “Quando Cristo fu incriminato, fu santificato da chi?”

Lo fu dai filosofi greci che videro nel suo operato qualcosa di divino che nessuno aveva notato e quindi, l’artista Enea.Anchise santifica ciò che di sacro è accaduto nel “Corpo Prescelto”. Fu Saddam Hussein   colui che sconfisse  Lucifero con “tre dardi di luce”. Il quarto glie lo lanciò nel regno perché Lucifero non si attenne ai patti sottoscritti dopo la  sconfitta. Di quella storia metafisica, chi fu il promotore ancestrale di tale battaglia?

Orsu! Paarliamone se argomentati. Parliamo dei nuovi Santi, perché la benedizione divina la si riconosce, in chi ci sputa dentro dichiarandola ancora odiosa e inquinata.

Non esiste Metafisica senza una Storia a monte. La Metafisica è l’analisi spettrale medica dentro l’Anima della Storia. Ogni storia ha i suoi Martiri e li santifica chi li ha amati riconoscendo in loro, un processo divino L’immagine iconoclasta rappresenta l’evento divino rivivendolo in eterno.


home page
archivio Enea archivio


.

Poesia cosmica n. 34

“HO RAGIONE IO o TU?”
(Teo-Filosofia Cosmica)

Se il tuo Dio è l’Universo,
non è l’unico Dio esistente.

Se gli Universi sono Immensi
quanti Dei ci sono nello Cosmo
per credere di avere Ragione Tu?

“Ho un Dio tutto per me
e ce n’è uno anche per te.”

Apri e cercalo, ti aspetta, sceglilo:
tu sei quel tuo e suo Universo.

 

 


home page

 

Poesia Cosmica: “siamo riflessi”

FILOSOFIA e Poesia:
” L’Alieno in noi.”

charlie-chaplin-mirror-maze-scene

Secondo un principio scolastico divulgato tra gli allievi nelle scuole, la filosofia è “la ricerca della verità dentro se stessi”. Tale dogma deduce che: la Verità esiste e va ricercata dentro noi come se questa esistesse da sempre, e che, dentro noi, sia latente ancor prima della nascita della ragione, indi per cui, questa supposta “Verità” sia ereditaria in tutti a partire dalla nascita, dal primo uomo in poi, oppure, sia essa una caratteristica fissa della ragione quando ragiona, quando “riflette”.

La ricerca di una ragione ragionevole diventa il presupposto per cui la Ragione e la Verità siano la stessa cosa da raggiungere e tale da asserire il detto, all’altro: “Ho ragione io”. Ma poiché nel divenire relativo del “ tutto si trasforma”, la relatività sposta dal centro filosofico la Verità, la ricerca del centro filosofico fissato dalla Verità nomade da origine e diverse opinioni a seconda dello spazio e del tempo ove questa è stata formulata.

Quando alla ragione si vuol dare un punto fisso per rendersi immutabile ed universale, ecco a supporto arrivarle incontro la Scrittura che, nel dettato, determina i detti filosofici in comandamenti facendo nascere il dogma dei digmi, l’indiscutibile Legge.

Da ciò, il Dogma si fa Ragione e fonte di Verità. La ricerca della Ragione nella ragione presuppone un dialogo con noi stessi;  altro non è che l’immaginario cosciente  che da origine a ciò che chiamiamo “la voce della coscienza”.

E’ l’ Alieno?….

Il dialogo immaginario con se stessi o con lo spettro di noi stessi, presuppone la presenza invisibile di un interlocutore estraneo a noi, ma che alberga in noi e che assoggettiamo per attivare i processi della ragione in caso in cui saremo interrogati da terzi fuori di noi.

In noi stessi la Ragione esegue le prove ufficiali per la creazione di risposte a dialoghi che custodiamo nella memoria nel caso si è interrogati su un argomento specifico. Più sono le cartelle d’archivio distinte per accogliere tali informazioni e più sono precise le risposte se interrogaa gestione di più Dei quali Creatori superiori della natura intorno e quindi la nostra; Dei che un giorno ci interrogheranno al loro apparire. Questa figura superiore, nelle scuole è delegata al Professore, l’Insegnante, il Maestro.

Oggi, con la femminilizzatone delle cattedre, il ruolo femminile non solo ha messo in discussione la figura del Maestro Divino, ma sposta l’ago della bilancia sessuale verso un Dio Madre e che, per ordine ecclesiastico, non potendo profanare il Dio Patriarca dominatore degli eserciti e amministratore della violenza, chiameranno questa Dea: Madre Natura. Nel gioco maschile e femminile la progenie divina è garantita ma la ragione non vuol sentire ragione se contraddetta. Gli Alieni si scontrano

La ricerca della Verità in noi stessi ci ha condotto sulla strada conflittuale della “psicologia”, una sorta di scienza ispettiva nei processi introspettivi animati da questa figura intromessa, l’Alieno, figura innaturale introdotta dal carattere introspettivo della cultura monoteista che la coscienza la vuole”incosciente” , residenza nell’incontrollabile sconosciuto subconscio.
Una volta materializzato lo spettro invisibile come soggetto reale vivente in noi stessi, con la definizione “la ricerca del sè” sconosciuto, smarrito o Alieno, attribuiamo all’estraneo in “se”, in corpo avente  un anima che crediamo essere altro di noi stessi. Se smarriti, diventa esso noi stessi malati.

Il gioco del riconoscimento spettrale per uscire dalla “camera degli specchi” ove ci “inganniamo riflessi”, ci da modo di comprendere cosa capita quando filosofando con noi stessi cercando di avere ragione sugli altri e su noi stessi.

 

“Siamo riflessi” dice il poeta,

riflessi altrui riflessi in noi,

imitandoli, imitandoci, smarrendoci.

 

enea

 

Wislawa Szymborska: Nobel Poetessa Polacca

poesis+

La poesia non è subdola cospirazione. Qui presentiamo l’analisi successa per caso  di una poetessa che tale si spacciava durante  nella sua funzione “agente” di tessitrice di trame e scoprire la sua natura mediorientale assassina.

Come si analizza una poesia presentata come tale scovandola essere una  non poesia? Vediamola.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un pò lo invidio
per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska


La realtà secondo Wislawa Szymborska.

Il conduttore della rubrica Pòèsis in FaceBooke azzarda una “recensione” su questa  poesia della poetessa Wislawa e non mi trova d’accorso se non come fonte informativa generica sulla attività eversiva della “poetessa” come anche sull’interpretazione personale letteraria e non poetica della poesia stessa. La recensione assume anche il tono di analisi senza critica poetica, in quanto, questa poesia è un passaggio storico epocale della “rivoluzione colorata ” Sollidarnosch, in Polonia, prima rivoluzione reazionaria diretta dall’agenzia eversiba “Casa delle Libertà”. centrale politica. con sede negli Stati Uniti, già nota dal 1905. Leggiamome i passi e, a seguire, la risposta  in merito. A fondo pagina l’osservazione politica sulla poetessa e il suo operato da parte di Enea Anchise critico.

Wisława Szymborska è stata  una delle più illustri poetesse del 900′, tanto da ottenere il premio Nobel nel 1996 nonché una delle più insigni e rappresentative della sua terra, la Polonia. Nasce a Kòrnik, un piccolo paese della Polonia centrale nel 1923, all’età di otto anni, assieme alla famiglia si trasferisce a Cracovia, città che le rimarrà impressa per la vita. Riesce a sfuggire alla deportazione in Germania, e riesce a compiere studi seppure irregolari in Polonia.

Wislawa comincia a pubblicare i suoi lavori nel dopoguerra e incontra le prime difficoltà con la censura socialista dell’epoca, a cui aderisce e in cui si impegna politicamente fino al 66′. Nella sua vita, pubblica opere di notevole importanza artistica e che riscossero anche un grande successo come ad esempio “Dwukropek “(Due punti) datato 2005, che ne fanno un autrice imperdibile per qualunque appassionato di letteratura.

La poetica di Wislawa viene spesso riassunta in poche parole: stupore, ironia, fremito e meraviglia. Inoltre nelle sue poesie è facile scovare nel linguaggio semplice e diretto, temi di carattere filosofico-esistenziale, che toccano l’umanità in ogni aspetto, collettivo o personale, facendo della poesia di Wislawa una delle più umane di questo secolo, perché comunica a tutti e comunica di tutti.

“C’è chi” è una poesia della raccolta postuma Basta così, la quale si presenta come una meditazione sul carattere assolutista del determinismo e sulla pressante voglia di stilizzare e definire tutte le cose univocamente; volendo effettuare un parallelo con un altro autore del 900′, C’è chi si presenta come un’osservazione sagace sulla realtà dell’umanità come Io temo tanto la parola degli uomini di Rilke. In effetti le due poesie hanno in comune la stessa febbre e rabbia, ovvero la prepotenza degli uomini che credono di poter decidere del mondo o che credono di dover sapere come esso sia stato deciso. Ovviamente i testi nelle idee e nelle espressioni, oltre che nel fine si discostano notevolmente.
L presentatore e critico della Poetessa Wislawa, ad un certo punto pensa di interpretare a modo suo i concetti allineati grammaticamente e i suggerimenti che la poetessa dà e fa sul soggetto criticato, aggiungendo personali pareri che sviano il senso delle parole nascondendo il fatto che di poesia non si tratta ma di un “rapporto militare” di controspionaggio.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

La poesia comincia con un ritratto freddo e preciso. La persona o meglio l’atteggiamento di cui si parla è un atteggiamento solenne, apparentemente di libertà e di altissima risonanza interiore, è un atteggiamento di pregevole sicurezza, perché ogni cosa è al suo posto e tutto è in ordine, sembra quasi un idillio nell’odierna società divora-uomini, trovarsi a provare queste cose.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

La capacità e la forza di questo “uomo” è anche futura oltre che pregressa, non ha problemi ad adattarsi alle più svariate situazioni.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Il superfluo viene gettato via, come in una macchina perfetta, creata appositamente, e le verità non sono discutibili, non possono essere smentite e le persone ignote o quelle da non ricordare vengono sistematicamente eliminate, ma sempre con ordine.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

La poetessa ora comincia a delineare qual’è la debolezza di questo atteggiamento. La persona in questione pensa quel tanto che serve a non smentirsi da solo perché sa bene che la sua vita è vuota. In questo atteggiamento si svela la sua profonda fragilità: ella non può pensare, perché il pensiero diverrebbe il canale della verità e del risveglio, mentre ella preferisce un torpore onesto che dà una sottile gioia di ozio e la sottomissione a uno stile di vita assoluto e non vario, fisso e non variabile.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

Questa persona opera un ragionamento lucido e distaccato, sa che dovrà morire e come dovrà andarsene. Non teme la morte perché la pensa come una porta obbligatoria e non la contempla più di quel che è, il licenziamento dalla vita.

A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

In questi ultimi versi la poesia di Wiaslawa si carica di un giudizio solenne e ironico, il marchio della poetessa, che diventa derisione e insieme canto di rivendicazione per la propria vita.
Tutta la sicurezza, la freddezza e la preparazione metodica al mondo, fanno di questa fantomatica persona l’ideale di uomo da seguire, per il coraggio che mostra ma che in fondo non sa cosa sia, per la vita che vive ma non possiede e per la sua risolutezza assoluta.

Ed è proprio qui che l’autrice polacca prende le distanze, ella preferisce il dubbio all’assolutismo che è sempre vuoto e insipido di conoscenza. Preferisce avere qualche ripensamento, tremare alla vista della morte, rimpiangere gli amici persi, preferisce vivere. E quando si ricorda di questo, ella ricorda che c’è chi, semplicemente non vive. E il giudizio che la poetessa da a queste persone è feroce: per fortuna mi passa, per fortuna non sono come loro.

Si presentano dunque due casi distinti ed un ammonimento. La distinzione è operata tra chi vive sopravvivendo e chi sopravvive vivendo. La poetessa critica aspramente i primi, infatti essi cercheranno sempre di trovare via di fuga al dolore, per il loro mestiere assoluto di sopravvivere e li critica nei comportamenti e nella paura, nel rifugio alla cieca certezza e nel vendersi ad un assolutismo che non muta. Mentre i secondi invece vivranno il dubbio perché esso è insito nella vita stessa degli uomini e ne rende tutte le cose più vive, perché essi vivono come tesi tra due estremi inconciliabili e seppure appariranno più turbati, più preoccupati e apparentemente meno felici, essi saranno i più vivi e saranno coloro che quando sapranno rispondere, quando avranno i metodi, sarà perché hanno cercato la risposta e non perché l’avranno solo accettata.

 

Risposta di Enea.Anchise:

Il Filosofo non è Poeta, ma il filosofo che scrive i propri pensieri allineati con spazi e gli “a capo” che facilitano il respiro lettore, evita solo la virgola. Nulla a che vedere con la poesia, ma scritto, inscritto, nella concettualità filosofica, quella si.
Il poeta non fa filosofia, retorica o politica; il poeta indaga e muove gli spetri non i solidi come fa il filosofo dietro i quali nasonde o scopre altri solidi a piacimento di condotta.

Il Premio Nobel è un premio etnico e la poetessa è stata premia dalla sua etnia per quei servizi e disegni eversivi Cosmopoliti di cui ella è  Agente.
Agente s’intende colui o colei che agita le masse per conto di …quindi agente sta per agire, agitatore, agitatrice. Ecco perché non è poesia la sua ma politica eversiva.
Il 1996 è un anno importante sul processo decennale per l’abbattimento dell’URSS. I militi Cosmopoli “Nobiliani”, l’hanno voluta premiare da Agente a Comandante responsabile depositandole un assegno di 500 milioni di Lire in premio (o rimborso), e, in Polonia in quegli anni erano dei bei soldoni.

Risposta a Poesis: “Caro collega Poeta, se rileggi la poesia “C’è chi” e pensi al “burocrate” che ella osserva per comunicare alla centrale le abitudini e le funzioni di stato di un impiegato o dirigente da scalzare, tutto ciò non è una bella poesia ma una insana “soffiata politica”. Una volta liquidati i dipendenti dello Stato e conquistato (POLONIA comunista) ecco le sue parole prendere forma di “agente spia anticomunista” per un processo indolore di conquista curato devotamente.

E quando è licenziato dalla vita, (uccisio?)
lascia la postazione
dalla porta prescritta.”


hom page