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PROCESSO ALL’ARTE: DADA

Tribunale Internazionale dell’Arte – Milan-IT.

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“Imputati DADA alzatevi!”

Nei primi anni del novecento Parigi era l’epicentro europeo di un vasto esercito di manigoldi, reduci, invalidi e falliti dell’insurrezione in russa e finlandese del 1905.Chi meglio dell’Arte attraverso le opere riesce raccontare e  svelare gli stretti passaggi politici nascosti di un passato che puzza ancora oggi d’intrighi?Quei sbandati senza cibo e tetto,

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MAN RAY: Il grande testimone

IL GRANDE TESTIMONE

72816 Foto: Autosatto

Emmanuel Radnitsky alias: Man Ray

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e all’avanzata dei nazisti in Francia, Man Ray, viste le sue origini ebraiche, fu costretto a lasciare Parigi. Riparò a New York dove divenne famoso come fotografo di Moda. Il suo cuore però era rimasto a Parigi, patria di adozione. Così, a guerra conclusa, Man Ray fa ritorno nella capitale francese e torna a vivere a Montparnasse il quartiere degli artisti. Rimarrà lì fino alla sua morte, il 18 novembre del 1976.

Pur cimentandosi  in pittura, pur aderendo ai Surrealist, grazie a questa sua ignoranza artistico-concettuale godette di  quella ingenuità gli ha dato modo nel mondo della Fotografia di sperimentare e coltivare nuove frontiere tecniche usando la pratica in laboratorio. Diventa così uno dei “fondatori tecnici” di questa nascente arte ipnotica che il diaframma  dona nelle sequele e scatti successivi. Nella Storia della Fotografia, Man Ray è stato un sovrano indiscusso e riconosciuto per causa di forza maggiore. La sua presenza assidua sulla scena artistica parigina lo premiarono di fama e punto di riferimento per le indagini sulle Avanguardie studiandone i movimenti, gli spostamenti e le convivenze sotterranee.

Man Ray fu, il Grande Testimone al “centro dell’obbiettivo” perche lui stesso era il periscopio  che si muoveva in incognita sul territorio pre bellico europeo.

Man Ray e l’Arte

L’ indagine sulla ricostruzione della sua fotografia più Enigmatica (in Stil Life), è rivolta  alla macchina da cucire nascota sotto il Sacco. Questa opera  lo collecherà nel ristretto cerchio stellato degli Artisti” concettuali di inizio novecento. Alla domanda cosa rappresentesse tale enigma, Man Ray, evasivo come sempre,  non seppe mai dare una spiegazione plausibile se non credere nell’ubbidienza verso Duchamp che a sua volta ubbidiva al volere del Poeta Invisibile, il reale inventore e suggeritore di quella profezia.

Quell’enigma in posa, per Man Ray  assunse un valore superiore alle sue stesse aspetta-tive. Quell’immagine  diventerà una icona artistica di primaria importanza perchè riporta un  “suggerimento”  d’  Arte enigmatica.
La domanda leggittima fa nascere il quesito: “ E’ l’Arte che fa l’artista o è l’artista che fa Arte”.

Spesso è la nostra curiosità o accettazione alla sfide a far ingigantire le cose. Poi, ad un certo punt0 il mistero si svela da solo spiazzando la presunzione di chi ha creduto di aver capito anticipatamente un fatto storico che “sarebbe seguìto” a poi. 

Le due istantanee di Man Ray, fotografo prediletto di Marcel Duchamp, collocheranno il fotografo nell’Olimpo dell’Arte moderna. Qui avremo modo di riprendere l’intera questione. Questa immagine ci darà modo di  capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza, e prima del tempo, su i suoi suoi disegni mistieriosi... “nemmeno dopo la morte” dirà il “Poeta Invisibile” ispiratore, colui che morì senza vedere realizzati i “propri sogni”, oggetti di studio e profezia.

 

Gli Enigmi nascosti

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Man Ray
(in fase di elaborazione)
 
 
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Marcel Duchamp: Ready made
 
Oggetto svelato, vedi:  Underwood: ready made


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Matisse: La chitarra e l’intrigo.

IL POTERE DELLE DONNE

Quando s’indaga sulle Donne in Arte, purtroppo, come col “the” delle 17,00, il passino filtra solo ciò che i fori permettono. Le bustine ancor peggio, fanno passare solo l’odore e  meno sapore, che di the poco sa o di nulla. Così sono i personaggi femminili quando vengono filtrati da studiosi censori i quali, vogliono far apparire delle artiste, solo ciò che torna a loro comodo. Ma quando sono le donne a narrare se stesse, sono uno spasso.

 

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foto: Amantide Religiosa

Qui sotto, ho voluto riportare un dialogo tra due donne poco note all’Arte Moderna e che la critica, molto distratta, nei loro confronti hanno omesso dettagli importantissimi per la comprensione storica dell’Arte Moderna. Snobbando questo dialogo e le opinioni delle nostre due  interpreti,  gli Storici, non avendole  mai prese in seria considerazione non si sono accorti della loro denuncia che magistralmente presenta il loro potere occulto,  senza pudore alcuno. Come mai le hanno omesse?

Si sa, quando due donne si ritirano in camera a fare toilette, allontanano in altre stanze gli incomodi osservatori prendendosi tutta la tranquillità che il caso richiede, mostrando tra loro anche le parti intime, senza pudore e senza peccare. Il peggiore difetto di noi uomini invece, è quello di dare poca attenzione ai pettegolezzi femminili in quanto, tra donne, quando parlano oubblicamente, il pudore vela scandali e il vanti, ma quando parlano tra loro in modo libero, i puntini di sospensione assumono confidenza denudate al limite dello scandaloso. Così invece, le due artiste, in lettaratura, ci presentano allegramente le trame, così da poterle inserire nella  Storia dell’Arte e aggiornarla. Vediamole insieme:

Dall’Autobiografia di Alice Toclas:
GERTRUDE STEIN A PARIGI (1903-1907)

Pag. 40 CAPITOLO TERZO

Matisse stava in quel momento dipingendo Madame
Matisse in costume da zingara con la chitarra. C’era a pro-
posito di questa chitarra tutta una storia, che a Madame
Matisse piaceva enormemente raccontare. In quegli anni,
insomma, lei non aveva mai finito di darsi d’attorno, e per
di più le toccava posare: aveva un’ottima salute e un gran
bisogno di sonno. Un giorno che appunto posava e il ma-
rito dipingeva, le cominciò a cadere il capo avanti e alla
scossa la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – sve-
gliati -. Lei si svegliò, lui riprese a dipingere; le ricadde il
capo e la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – svegliati-
Si svegliò, ma poco dopo tornava a ciondolare e la chitarra
a vibrare più forte. Matisse su tutte le furie diede di piglio
alla chitarra, spaccandola. E qui Madame Matisse
aggiungeva sconsolatamente: – “Eravamo in bolletta a quei
tempi, ma ci toccò farla riparare per continuare il quadro. ”

Reggeva appunto nella posa questa chitarra riparata, il
giorno che arrivò il biglietto del segretario della Mostra
d’Autunno. Matisse era fuori di sé dalla gioia. – Sicuro che
accetto, – diceva. – No, – disse Madame Matisse, – se questi
tali (ces gens) s’interessano del quadro al punto da fare
un’offerta, vuol dire che se ne interessano abbastanza per
pagare quel che hai chiesto. E la differenza, – aggiunse, –
servirà per vestire Margot quest’inverno -. Matisse esitava,
ma alla fine si lasciò convincere e scrissero un biglietto che
lui insisteva sul suo prezzo. Non seguì nulla e Matisse entrò
in uno stato terrificante, traboccava di rabbia e di rimproveri.

Poi, qualche giorno dopo, mentre Madame Matisse stava
ancora una volta posando con la chitarra e Matisse dipingeva,
ecco entrare Margot con un petit-bleu. Matisse l’apre e fa
una faccia. Madame Matisse, atterrita, temette il peggio.
La chitarra andò in terra. – Che cos’è? – disse lei.
– L’hanno comperato. – Che bisogno c’è di fare quella faccia,
allora? Spaventarmi così e andare a rischio di farmi rom-
pere la chitarra? – Facevo segno per farti capire, – disse
Matisse. – Ero talmente commosso che non potevo parlare-.
Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
– dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

AMANTIDI RELIGIOSE

Ecco svelato il segreto del successo di Matisse. L’ereditiera americana G. Stein, avendo messo gli occhi su Matisse decise di finanziarlo occultamente e diffondere i suoi lavori  senza che a questi trapelasse mai l’idea che dietro le future  vendite milionarie c’era la signorina Geltrude Stein.. e anche la propia consorte.

le due terribili zitelle      x-defaultfoto: Gertude Stein e Alice Toklas                                          foto: Coniugi Matisse

Ora, il concetto che nello strapotere ebraico le donne non hanno un ruolo importante è falso. Le confidenze tra la Signora Matisse (ebrea), la signorina Alice Toklas (ebrea) che firma il brano,  ci svelano, non solo esserci grandi donne di Potere  nel loro sistema, ma anche l’esistenza di una rete sotterranea tra donne, molto ampia. Traspare anche l’esistenza di una organizzazione ben mimetizzata, intrigante, penetrante, spesse volte decisionista. Muovendoci nel sottobosco femminile dell’Arte e della Politica del novecentodieci, le donne potenti, si raccontano nelle loro tesi, come fossero “madamigelle al bagno” e in quelle loro toilette letterarie e intelletuali, Dio solo sa cosa si confidassero. Quando le donne escono imbellite dalle toilette, chi avesse mai modo di osservarle bene, le donne truccate, nella metamorfosi estetica, assumono un tono superbo di sfida magistrale, e, come amazzoni, nella recita che s’apprestano gioiosamente a mettere in scena fuori casa, partono decise e tornano sempre vincenti con qualche trofeo.

Poiché per cultura ereditata i consorti tendono a isolare o sottoconsiderare le proprie donne, in generale poi, le femmine, vuoi per debolezza fisica o stupida presunzione dei maschi, le femmine hanno sviluppato nella loro cultura il senso delle alleanze sotterranee, strategiche e con chiunque, pur di portare a termine i loro piani con fermezza e prudenza vincente.

La Matrioska Madre

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Dopo quell’acquisto del quadro, l’irascibile Enri Matisse finirà sotto scacco dalla consorte per tutta la vita, ignaro che, il proprio destino sarà invece nelle mani della signorina Gertrude Stein, la quale, forte delle sue conoscenze in materia di Alleanza Internazionale, obbligherà i contribuenti ebrei di tutto il mondo a sottoscrivere con l’acquisto di “brutti quadri” le varie operazioni segrete dell’Alleanza. Nella stessa rete finirà non solo Pablo Picasso, ma tutte le Avanguardie francesi, Futuristi italiani compresi e ad opera di Matrioscke devote. La Regina sulla scacchiera dell’Arte fu la signorina Gertrude Stein; “Matrioska” madre di un domino senza fine ove era a capo di un esercito intelligente di sole donne.

Concludendo rileggiamo:

Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

Etta Cone chiarisce meglio il concetto dandoci il proseguo giusto.

Etta Cone e la sorella, venivano da Baltimora. Erano  parenti di Gertrude Stein e venivano  a Parigi per passare l’inverno. Etta Cone si era prestata, tempo permettendo,  a farle da dattilografa. Alla mattina aveva il compito di ritrascrivere i pensieri notturni sparsi della Gertrude Stein, pensieri  annotati rigorosamente con la matita scolastica su pezzetti di carta fino al mattino e andava a coricarsi fino a mezzogiono. Etta Cone, ebbe anche un altro compito sensibile, e fu quello di finanziare i coniugi Picasso.

Leggiamo insieme il passo:

Sempre di ALICE TOKLAS: Bibliografia.

Per Etta Cone, i Picasso erano terrificanti ma tanto romantici.
Ve la conduceva Gertrude Stein ogni qual volta che le finanze
dei Picasso erano al di là di ogni soccorso umano, e le faceva
acquistare un centinaio di franchi di  disegni. Dopo tutto, cento
franchi a quei tempi valevano venti dollari. Quella era incantata
di compiere una così romantica carità. Inutile dire che quei disegni
divennero molti e molti anni dopo, il nucleo della sua collezione.

Si possono elencare altri casi di aristi le cui finanze erano sotto il diretto controllo delle donne “del giro” e che in caso di capricci del partner, avvertivano la centrale economica femminile che subito provvedeva a bloccare le entrate finanziarie. Se ubbidienti, tornavano in auge. Tremende erano le amministratrici russe, scrupolose nei conti e severe amministratrici, le quali, avevano anche compiti di tessere al femmnile una fitta rete di matrioske in Russia, in quanto, gli ebrei russi versavano forti somme clandestine all’Alleanza per destuituire lo Zar, acquistando “scarabocchi” europei d’Arte Moderna.

La moglie di Picasso era russa, come l’Amministratrice di Matisse deceduta la moglie, come anche  Gala moglie di Salvador Dalì, ecc. Le Matrioske  teneva in ordine e numerati tutti i quadri e i versamenti da restituire insieme a quelli dell’Alleanza  dopo la vittiria e con i rispettivi e dovuti interessi.

Tutto ciò si svolgeva nel 1903 – 1907, prima, della Grande Mondiale 14/18matrioska-25-novembre-contro-la-violenza-sulle-donne

 


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Man Ray: La quarta dimensione

 

REBUS

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Man Ray : La Quarta dimensione.

Rebus: Gioco enigmistico che richiede la ricostruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni ( r. letterale ) o di figure ( r. figurato ).

Se l’enigma e il rebus superano (come in questi due casi)  il concetto stesso di chi lo ha idealizzato, gli artisti restano  esclusi a vita dalla soluzione. Le duue opere furono descritte e narrate senza soluzione nell’opera univa del “Poeta Invisibile” .
Le due istantanee riportate sotto, collocheranno il fotografo Man Ray nell’olimpo dell’arte moderna.  Quando ritorneremo sul tema della “Quarta Dimensione” queste due immagini verranno richiamate più volte avremo modo di capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza prima del scadenza sui segni mistici di cui sono portatori… “nemmeno dopo la morte”. 

Tipo: “E’ come un manico d’ombrello sopra una macchina da cucire avvolta da coperta sopra un tavolo di divisezione” Isidor Ducasse.

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Foto 1: Man Ray, ricostruzione di un rebus di Isidor Ducasse – Oggetto Spaziale

 

ENIGMA

Da TRECCANI.

ENIGMA, (o enimma) s. m. [dal lat. aenigmaătis, gr. αἴνιγμαατος, dal tema di αἰνίσσομαι «parlare copertamente»] (pl.-i). – 1. Breve componimento, per lo più in versi, che propone, attraverso immagini e allusioni, un concetto o una parola da indovinare (se l’enigma è breve e si riferisce a cosa comunissima si chiama indovinello): proporre, risolvere, decifrare, spiegare, sciogliere un e.; Edipo spiegò l’e. della Sfinge. Il nome è spesso esteso a indicare anche altri giochi enigmistici. 2. estens. Detto, frase di significato oscuro, espressione ambigua o velata: parlare per enigmi; le Sibille davano i loro responsi per mezzo di enigmi; di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma (Manzoni). Quindi, cosa oscura, inspiegabile, incomprensibile: certe poesie sono veri e.; come facciano a trovare tanti soldi è un e. per tutti; anche di persona misteriosa, che non lascia intendere quello che pensa e sente: quel ragazzo è per me un vero enigma.

 

l’Enigma dell’opera di Duchamp si è rivelata nel Desret Storm – Iraq. 1991

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 foto 2 Man Ray : Coltivazione della Polvere newyorchese depositasi sul “Grande Vetro”
                               di Marcel Duchamp


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Poesia saffica n. 47

Matrimonio: gaie in Marina

MSM di Francesca: “amoreeee… mi ami?… Viva le spose!!!

msm mio: “YYEE!  FRAAA!!! Ti sposo subitoooo!!!!!

matrimonio in marina.PNG

Testo trovato su http://www.canzoncine.it

MARINA

Mi sono innamorata di Marina
una ragazza mora ma carina
ma lei non vuol saperne del mio amor
cosa farò per conquistar il suo cuor

Un giorno la incontrai sola, sola
il cuore mi batteva a mille all’ora
quando le dissi che la volevo amare
mi diede un bacio e l’amor sbocciò

Marina, Marina, Marina
ti voglio al più presto sposar
Marina, Marina, Marina
ti voglio al più presto sposar

Oh mia bella mora no non mi lasciare
non mi devi rovinare oh no, no, no, no, no
Oh mia bella mora no non mi lasciare
non mi devi rovinare oh no, no, no, no, no

 

 

BLU Marina
(Pavia via via 04/04/2019)


 

 

Poesia saffica n. 46

20 giorni a Pasqua

Il tempo che trascorro con te non esiste
saranno le vacanza a dirci che è finita.
Con i miei andrò  alla casa sul mare
mi mancherai tanto Fra, sarà infinito.

Le cose che amiamo ci circondano
quelle che ci amano ci circuiscono
circuiscimi Fra, ti amo un casino
tornerò salata per te. “Buona Pasqua”

MSM Fra:”.. ihihi e se nevica?”

 

 

BLU Marina
(Pavia 03/04/2019)


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Marcel Duchamp & Man Ray: Telepatia – Transmentale

Alla ricerca della Quarta Dimensione
(Articolo. 1/4)

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La ” Trasmissione di pensiero” fu oggetto d’interesse delle Avanguardie. Estrapolare dall’Alchimia le possibili profezia o intenzioni di Fato destino, abbisognava una  smaterializzazione nomade della ragione, antico sogno di streghe e maghi che in tale arte occulta e immaginifica credevano assai cimentandosi nella ricerca del potere assoluto sui destini umani e correggerli a piacimento. Le  fiabe narrano soluzioni Patafisiche immaginarie e che sarebbero diventate un giorno opere per mano dell’uomo: Specchi, sfere, ampolle, carte, pendolini ecc. L’interesse per tale materia verrà abbandonata con l’avvento del Telegrafo e della Radio, vedendo in queste, la pratica dell’esoterismo Patafisico fattasi materia.

Marcel Douchamp e Man Ray, venuti a conoscenza degli esperimenti di psicocinesi e trasmissioni delle immagine col pensiero da parte del pittore russo Kazimir Severinovič Malevič inventore dell’astrattismo geometrico, i due artisti intrapresero studi ed sperimenti di autoipnosi per spostarsi oltre la  barriera del Tempo per decodificare e interpretare visioni, anticipando in tal modo  e spionisticamente gli avventi tecno/industriali altrui per creare monopoli.

A Duchamp non interessavano i santi, ma rendere profetiche le immagini estrapolate nel  ventre dell’Arte avventurandosi come spia. Il Grande Vetro fu in parte il risultato di quell’avventura che, Arte, visto la malafede dell’intruso, impedì alla sua mente di andare oltre, vietandogli  dettagli ulteriori onde impedire ciò che Fato vuol concludere a modo suo e a tempo dovuto i destini umani. E’ riconoscibile nell’opera incompleta del Grande Vetro di Duchamp, l’insindacabile decisione di fato, capendo l’artista che il Libero Arbitrio in quel mondo non esiste, ma essere tutti noi e sempre condotti per mano rendendo sovrane la Fatali decisioni.
Marcel Ducamp sentendosi respinto, abbandonerà il Grande Vetro chiudendosi nel silenzio per non subire il tremendo castigo Prometeo, punizione  subita dagli artisti  suoi predecessori condannati per essere andati oltre il tempo prestabilito.

2… l’Arte è una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza di ciò che fanno prima del tempo compiuto. ES cristiano: “...perdona loro perchè non sanno quello che fanno“… come dire : guai se venissero a sapere non si compirebbe quella volotà!

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I due artisti  alla ricerca dell’Arca perduta,  inventeranno la loro macchina del tempo: Duchamp  le “rotative”,  una sorta di rotore sul quale venivano montati dischi spiralici per l’auto ipnosi, mentre Man Ray assemblerà un giocattolo composto da un metronomo musicale al quale applicava il ritaglio fotografico di un occhio della modella e fotografa sua amata e musa ispiratrice: Lee Miller.

foto: Lee MIleer

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Vuoi che, la nascente Psicoanalisi di Freud fece breccia presso i razionalisti; vuoi che le nuove teorie mistiche del  discepolo Jung che restituì una via d’uscita nobile a fedeli e devoti; i due medici si avvicinarono all’ipnosi utilizzando il “pendolino” o l’orologio da tasca  ma con scarsi risultati. Saranno ancora le droghe i migliori alleati ipnotici per lo studio della psiche.

                                                               

I Militari si avvicinarono a tale “scienza” capendone i limiti pensando: ” ..e se della blasonata  ipnosi usassimo i soli ipnotici come arma letale per il domino delle menti?…”
Si, Fu così in tutto il novecento e in guerra. Delle droghe se ne fece grande uso all’insaputa di  soldati e civili. Tra le vittime delle droghe, furono colpite molte artiste, anche Lee Miller .

                                                                                                                                   


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