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PROCESSO ALL’ARTE: DADA

Tribunale Internazionale dell’Arte – Milan-IT.

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“Imputati DADA alzatevi!”

Nei primi anni del novecento Parigi era l’epicentro europeo di un vasto esercito di manigoldi, reduci, invalidi e falliti dell’insurrezione in russa e finlandese del 1905. Chi meglio dell’Arte attraverso le opere riesce raccontare e  svelare gli stretti passaggi politici nascosti di un passato che puzza ancora oggi d’intrighi? Quei sbandati senza cibo e tetto,tentarono di riorganizzare le fila per un altro tentativo di “colpo di stato”  più decisivo e che culminerà nell’Ottobre del 1917 vedendoli conquistatori ed occupanti abusivi del  “Palazzo d’Inverno” a San Pietroburgo sede dello Zar Nicola II.

Quell’insurrezione verrà ricordata dalla Storia come la “Rivoluzione d’Ottobre” che culminerà con l’arresto  dell’Imperatore Nicola II Romanov fucilato con l’intera famiglia. (minorenni compresi). Con la caduta della dinastia Romanov, si conclude in Europa l’Era delle monarchie  sovrane. Restavano ancora in vita e reggenti, il Re di Spagna e il  Re d’Italia protetti dalla vecchia nobiltà di Francia, ma sopratutto dalla Chiesa Cattolica Romana, un impero troppo vasto e senza stato, proprietario di quasi la totalità delle anime cristiane del mondo occidentale.

Ufficialmente, in Russia, in quell’Ottobre, le perdite umane dei rivoltosi raggiunsero la modesta cifra di 10 caduti, un gran bel successo organizzativo per la strategia rivoluzionaria, una operazione indolore. Il cinema e la letteratura enfatizzeranno quel golpe come una epopea comunista con migliaia di morti quando il comunismo in Russia non era ancora nato. Ma i disegni eversivi dei dadaisti si rivelarono anche questa volta brutali come loro e brutti scarabocchi lasciati alla Storia dell’Arte. Ma la rivoluzione russa oramai si era messa in moto e, solo dopo quella scintilla si può parlare di rivoluzione armata popolare, con motti rivoluzionari, battaglie sanguinarie, processi politici per scovare gli infiltrati nel processo di annientamento del Capitalismo borghese che si era insidiato in Russia durante il Golpe del 1917,  sperando di governare un così vasto impero  col sistema a conduzione Capitale, sistema che dovette fare i conti con gli stati sovietizzati. Che centra tutto questo con la Storia dell’Arte? Seguendo questo Blog, FiloRossoArt vi aiuterà a ricostruire la storia negata all’Europa presentandola sotto una nuova lettura rivoluzionaria.

Buona Lettura

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Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico

L’articolo è riblogato da: donnenellastoria by Paola Chirico. L’articolo è da noi   segnalato perchè inerente ad una artista del novecento meritevole (fotografa) anche se, tutto sommato, non ha lasciato molto di se. Ciò è dovuto ad una circostanza interpretativa errata della critica che, all’affermazione della stessa Dora Maar: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”. la frase è stata interpreta-ta erroneamente in senso schiavista e non sindacale, nel senso che, l’artista Dora Maar era una dipendente, aiutante di laboratorio e amministratrice della ditta di quadri e moda, la “Picasso Spa”. Il sospetto che pende sulle 20.000 opere di Picasso e di  altrettante non ancora catalogate, denotano che la “Pablo Picasso Art” era di fatto una Frabbrica e a tutti gli effetti con tanto di dipendenti aventi mansioni di: allievi, disegnatori,  pittori, scultori, ceramisti, decoratori, copisti, tipografi, littografi, ricercatori, critici e poeti, scrittori ecc. Insomma, non aveva niente di diverso dall’atelier del  noto stilista italiano Trussardi o di firme piu prestigiose a monte e in coda dell’Ata Moda.

Per rendere piu”psichica” la produzione artistico/cubista, ai dipendenti non mancavano le droghe ricreative e molti di questi diventarono  “dipendenti”, di cu, la stessa Dora Maar. Da qui nasce il disordine mentale delle mogli, amanti, concubine occasionali, non che, gli stessi dipendenti, e che, arrivati all’astinenza, per non subirte ulteriori umiliazioni personali o professionali si lascieranno moririe in diversi modi non prima di  essere passati attraverso l’esperienza della nascente branca medica :”La Psicologia” e “Psichiatria” responsabile anch’essa di tanta tossico dipendenza europea di quegli anni.

Al momento della rottura sindacale e forse sentimentale (Dora era molto belle e appetibile), nel dopoguerra, negli anni ’50, l’Industria dell’Arte aveva bisogno di materiale didattico e biografico sugli artisti del tempo, materiale inesorabilmente andato perso sotto le bombe della seconda guerra e quindi, si poteva reinventare tutto da capo a piacimento. Dora, consumata la relazione artistica o forse allontanata pert la presenza di una nuova giovane moglie di turno, decise per motivi propri, in vista di un eventuale “successo” imminen storico, di mettersi in proprio. Il mestiere lo conosceva, la curricula nella ditta Picasso era consolidata e quindi presentò al Mercato dell’Arte il suo stile “surrealista”  diversificandolo, elaborandolo alla ricerca di un suo stile inconfondibile. Apre un propio atelier  d’arte sfruttando l’onda favorevole del passato.

Dora Maar

Ma haimè, il “Padrone” delle ditta Picasso fu un poco di buono in passato e uomo dalle maniere brusche. Di Picasso stiamo per accennare al suo passato cancellato in gran parte, rifacendosi la plastica facciale con l’ideologia di sinistra. Ma quel passato non fu  completamente cancellato e quindi, per motivi d’orgoglio spagnolo o perchè particolarmente brutale lìartista, cercò di ostacolare non poco la signora Dora Maar. Forse aveva delle ragioni personali l’artista Picasso a minacciarla? Ogniuno in arte risponde del proprio operato e quindi, la  timorosa Dora Maara, ci lascia alcune foto che la ritraggono con la salopette operaia mentre dipinge  opere  di dubbia fattura picassiana.

Dora-Maar-1955-Studio-Picasso

Come nella scrittura è possibile riconoscer un testo se scritto da una donna o da un uomo, in pittura è la stessa cosa. Nelle collezioni picassiane è facile riconoscere  il tratto pittorico artistico femminile da quello maschile, come quello copista da quello creativo. Ma poco importa al collezionista che compera una firma dell’artista e non l’opera. Questo la Maar lo imparerà a sue spese.

 
Foto: Doda Maar presenta una sua opera: in Ritratto di Alice Toklas, segretaria di Gertrude Stein e spia giudeo/americana in servizio in Francia. Alice Toklas è accreditata dell’Ufficio Anagrafe della California a falsificare i passaporti di agenti americani.


 

L’ARTICOLO:

 

Dora e Picasso si incontrano nel 1936, lei ha 25 anni, lui di anni ne ha 54. Henriette Theodora Markovich (1907-1997) è arrivata da poco a Parigi da Buenos Aires, dove ha vissuto per anni, con la famiglia, padre architetto croato e madre francese. Lei è intelligente, colta, dotata di curiosità intellettuale ed è impegnata […]

e’ consigliabile il Link all’articolo completo : Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico


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Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC

L’articolo merita una attenzione particolare e una lettura attenta in quanto  il ritrovamento dell’opera di Picasso in Spagna, il noto ritratto alla Sua Agente, sua Musa ispiratrice  e forse amante DORA MAAR, ci riporta alla mente che tra le Avanguardie spagnole, e precisamente tra i Cubisti in quell’area geografica del grande quadrilatero  dì bande artistiche spagnole e malavitose barcellonensi, che  i cubisti  avessero da sempre la   loro base logistica per traffici illeciti presso i contrabbandieri Baschi. La provincia di Barcellona,  racchiude un se  il “quadrilatero” della Sezione  Aurea meglio conosciuta come “Session d’Or”, e  dal ritrovamento del quadrodi Dora Maar, pare quella base ancora attiva come l’organizzazione eversiva dei cubisti. Il Link in oggetto (sotto) vi porterà direttamente al Blog di “dimensione C” che vi accoglierà per la lettura e rilettura che creano la storia del mito Picasso.


l’Articolo:

Il ritratto di Dora Maar, detto anche Busto di Donna (Dora Maar), opera di Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), è stato ritrovato. Si tratta del dipinto che l’artista spagnolo realizzò nel 1938 e che raffigura la sua amante di allora, Dora Maar (Parigi, 1907 – 1997), fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata, che faceva parte della collezione […]

Link:  Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC


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I Musei d’Arte MUSEALE

AVANGUARDIE: I suoi sacrilegi.

A parte i quaderni dei Quartieri generali Militari poco accessibili, la Storia chiude sempre i suoi sipari con narrazioni su ciò che è avvenuto nei campi di battaglia indipendentemente se vinte o perse- Ma nulla sappiamo sulle dispute politiche e tranelli che hanno generato le grandi guerre. I Segreti di Stato sono inviolabili è vero, ma se ispettori politico/artistici possiamo immaginare la partita a scacchi avvenuta osservando le opere d’Arte del periodo. Nulla sfugge all’artista sui “disegni” elaborati a doc .

reperto-archeologico-1

La natura dell’Arte è misteriosa, e, lascia sempre per suo vezzo uno spiraglio possibile alle ispezioni. Ne sanno qualcosa gli speleologi che, attraverso un frammento di anfora o un inciso sulla pietra o si di un sarcofago mai profanato, sanno mettere in luce ciò che lo sterminatore volle fare sparire per sempre dalla faccia della terra sul popolo a lui ostile, radendolo al suolo per non lasciare tracce del sacrilegio avvenuto…. ma un frammento resta sempre a testimoniare la bellezza perduta, come se l’Arte, anticipatamente  vuol rendere il “libero arbitrio” assoggettato a un destino.

Con la pazienza e perseveranza speleologa, ci addentreremo nel tempio della letteratura franco-americana, ispezionando Gertrude Stein per cercare di capire nel leggerla,  ciò che di criptato ha nelle proprie opere, lasciandoci, degli artisti narrati, le dinamiche intellettuali che hanno usato per insanguinare l’Europa con tre grandi guerre. Stiamo parlando di un Europa prima che nascesse e che deve chiudere con il passato delle sue “Nazioni”. Un Europa che deve avere il coraggio e la perseveranza di scovare i veri responsabili di tanti crimini avvenuti nel XX° Secolo. A nostro avviso, le opere di Gertrude Stein sono un valido documento storico/politico per ricostruire quegli eventi inquietanti insabbiati, perché anche lei è una delle artefici.

Sfogliando le prime pagine dell’opera “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein e le Autobiografie scritte dalla consorte e convivente Alice B. Toklas (suo amore saffico), le due scrittrici mettono in luce le miserie di un Arte Moderna fondata delle Avanguardie rivelandocele bislacche, posticce e truffaldine, svelandoci anche e, sempre con delicatezza femminile, i dinamismi di morte dell’Arte Classica per intrappolarla in favorire un Arte Moderna poco , convincente , di scuolaa blaudeleriana, “artisti” improvvisatori e Bohemien di dubbia scuola autodidatta e provenienza, come dire: Bruto ebbe la presunzione di sostituire l’imperatore Cesare uccidendolo, ma, arrestato e condannato, l’impero romno continuò sull’onda di Cesare. Questa è la metafora tra Arte maiuscola classica e Arte minuscola moderna di quegli anni.

Infine, per imbrogliare meglio le carte storiche, negli anni ’50 si accatastarono parole su parole e tante e tali da generare una confusione e far sparire tanta miseria intellettuale rivoluzionaria del novecento, eregendo con nuove confabulazioni prosaiche le basi di un Tempio Moderno che affonda le proprie radici nella palude delle proprie performance “concettuali”.

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Dicevano: “Noi DADA siamo l’Anti-Arte”, e per ciò detto, li prendiamo in  seria considerazione. Basterebbe vedere le opere per capire meglio il loro concetto distruttivo. La pretesa di estrapolare l’anima dell’Arte riducendo le opere in “cose” o “roba” a compravendite per collezionisti, non devono poi avere la pretesa di definire appunto quelle loro “cose”  e “robe”, opere d’Arte dal prezzo inestimabile. E’ un po come dire che: “il cacciatore bianco in Africa abbatte un leone e la sua pelle vuole in salotto vicino al caminetto  vantandosi grande cacciatore.” Che il leone sia stato cacciato via dall’Africa, si, è vero, ma a che pro?  Cacciato per averlo mummificato nel proprio Mausoleo di Montmartre o Manhattan dando lustro al nascente Museo spoglio?

Il Mausoleo divenuto Museo d’Arte Moderna e viceversa, è il cimitero naturale delle balene spiaggiate, il cimitero dei mai nati e luogo deputato all’Arte cacciata e mummificata, ambiente in cui l’uomo spirituale ove la sua psiche nutre e vive? L’operazione FiloRossoArt fa una bonifica del terreno inquinato nell’Arte in vista della sua Resurrezione e Liberazione al fine di uscire dalla crisi artistica in cui la veiviamo in cattività, fiera sterilizzata nelle gabbie del Capitale.


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Poesia Cosmica n. 32

Per favore…

Lisa, smettila di torturarti da sola
smettila di suonare la mia melodia
tanto lo so che non ti alleni, lagna!

Invece, mi pensi sempre da quando
ti ho lasciata per quei brutti
miei sospetti.
…Dai scendi.. t’aspetto; però niente capricci
suona da me sulle mie ginocchia ciò che vuoi.

Accomodata alle prime scalette dici:
“Non possiamo ricominciare vero?
La mia vita deve restare una vita da sola?”

Lo mormori e lo ripeti piano notturna
come se una candela tra le nostre labbra
si muovesse appena e i sussurri tace.

Mi ero rannicchiato alla finestra e da Michelle
ebbi il tuo maglione umido d’acqua in spiaggia,
dimenticato, da lei riportato e strizzato.

L’avevi messo sul piano e mi hai detto addio
per cantare con la nuova compagnia dove c’era lui;
una tromba d’oro eccitante negli alti acuti alti.
incantata tu, non ti eri accorta che vi guardavo.

Dicesti poi: “E’ bello, molto bello e gli piacio”

Rapita da incantesimi lo seguisti per mano
portandoti nei suoi sogni. Lo capii quando
il tuo piano ricominciò a suonare di sopra
il nostro brano, ogni giono più piano, fino
a ridurlo in laconico lamento, lento… lento.
Fino a che si è spento.

Cell. Ti chiamo e tu, nodo alla gola,
e senza dirti nulla io prima: ”Eni… mi perdoni?”

…dai scendi.. T’aspetto, però basta capricci.
Suona sulle mie ginocchia ciò che vuoi,
sulla tua schiena il pentagramma scrivo
e mi detti, come sempre, insieme.

 

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Poesia Cosmica n. 31

Ogni cosa era sospesa comeavvolte  da forze antigravitazionali, forze senza colpe che amiamo adossare ad altri liberandoci del peso che ci affligge. Soppesiamo di gravità le colpe, che colpe non sono, ma un modo diverso d’amare.

Non parli?

“Mi dicevi ti amo e ti ho creduta
Me lo hai detto per anni e ti ringrazio
Dicevi che ero il tuo infinito,  amandoti,
Dicevi voglio solo te e ti ho voluta.
Ne ho parlato con un caro amico che conosci
“Anche a me dice le stesse cose da anni…”
Ornella, amore mio…. ma perchè?

il pontile

“Perchè amo ambedue e non mi capivate.” Piangi.
Vabbhè se deve essere cosi con te
spezziamo il pane in tre. (e sorridi)

 


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Poesia Cosmica n. 30

Infedele ti amo.

Di spalle leggo ciò che leggi: “oh! oh!…”

Alla finestra notturna tra Facebook e Luna
la poesia è dedicata ai tuoi bei lamenti
e per mano il poeta ti porta nell’infinito.

T’amo ti dice, perché t’amo gli hai detto
e t’arranco alla nuca i capelli: “Haiiiaaà'”
“vieni amore sul letto, anch’io bramo
di te lo stesso infinito.”

“…mica penserai male di me vero?

“Figurati… quel poeta sono io…”

finestra notturna 2


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