Enea sbarca a Chicago.

L'immagine può contenere: una o più persone, oceano, testo, acqua e spazio all'aperto

Da questo momento ha inizio un viaggio fotografico a Chicago.
Chi vuole ci segua.

Perché uso la particella pronominale “ci” segua ?
Perché gli autori di questo viaggio siamo due: io (Enea Anchise) e Turk Mayers.

Turk Mayers è un gentile cittadino di Chicago conosciuto in Face Book durante la quarantena da Corona Virus. A causa degli arresti civici di massa per impedire il diffondersi della malattia, ebbi molto tempo a disposizione da spendere in Internet. Mentre ricercavo, costruivo e correggevo le mie pagine d’Arte qui in Word Press di “FiloRossoArt”, nell’intervallo di tempo il mio occhio magico per l’indagine d’Arte nel Mondo volle attraverso Face Book cadere su Chicago. Visto che le mie indagini finivano sempre in quella città sconocuta folli fare in giro ispettivo tra i siti per interrogare, volevo sapere. “Qui non si parla di politica” .Questa frase è nella scheda di partecipazione alla pagina , scoprendo che in america non si parla di politica per non finire nella rissa. Il dualismo politico (soluzione pericolosa) è come essere tifoso di una squadra rispetto all’altra , uno sport che riduce a punkabbestie i tifosi urlanti dagli spalti tutta l’anima primitiva di primate. Quindi meglio tacere perché l’americano è anche ignorante (voce del verbo ignorare) nel senso che non deve sapere. e tra gli insapienti di Chicago ho cercato l’arte e la storia sua alla scoperta di Picasso in una città sepolta viva.

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Foto: Inaugurazione del monumento a Pablo Picasso 15/agosto/1967

La scultura, in Daley Plaza nel Chicago Loop , è di 50 piedi (15,2 m) di altezza e pesa 14 tonnellate. La scultura cubista di Picasso è stata la prima opera pubblica importante nel centro di Chicago.

Premetto che su Chicago, prima d’ora, nulla sapevo se non qualche cenno storico assimilato dalla Storia dell’Arte in Italia. Una città abbandonata perché rea confessa di malavita e quindi priva per me d’interessi.

Dopo qualche pagina di lettura in F.B. vidi tra le immagini storiche una scultura gigantesca di Pablo Picasso in una piazza della capitale. La cosa mi stuzzicò la voglia di capirne di più scoprendo che: i cittadini di Chicago vollero issare in omaggio al grande artista scomparso (meno male), una sua papera ingigantita e posizionata in bella vista in una piazza a lui dedicata da città Chicago, capitale dell’Illinois State: Chicago, 2.705. 994 abitanti, la terza metropoli più popolosa degli USA,

Covid a Chicago 2020.

Appena scattò l’allarme sanitario COVID-19 in America, più della metà delle pagine di Face Book entrarono in Black Out in quanto la maggior parte degli americani che ne facevano uso lo utilizzavano dal computer d’ufficio dove lavorano. Restando a casa, il Corona li trovò sprovvisti di mezzi di passato storico di pass delle iscrizioni e quindi senza più comunicazioni. Tutte le trasmissioni social parevano sospese. Un silenzio informatico regnava negli Usa.
Girando a vuoto senza risposte alle mie domande fatte, scoprii con meravi-glia invece un certo Turk Mayers che si stava prodigato coraggiosamente a consegnare cibi caldi ai cittadini asserragliati in casa che grazie a quella occasione di aiuto sociale, restava meravigliato nel vedere la sua città vuota. Cominciò a scattare fotografie dal suo Smart su percorsi di consegna, restando spesso interdetto e affascinato. Anche se non riceveva i dovuti “mi piace” lo spinsi a proseguire suggerendogli che quelle immagini negli anni avvenire sarebbero diventate uno straordinario Book fotografico per gli studenti di architettura, pittori, fotografi, sociologi ecc.

Seguirlo per me è un giro turistico affascinante dirttamente da casa mia. Una occasione simili non si sarebbe presentata mai, quindi tutti i giorni vado a vedere cosa ha fotografato di nuovo Turk Mayer.

Sito: https://www.facebook.com/groups/207881226643638

Nel seguire la sua camera scopro essere Chicago, una città americana vista senza filtri, una città reale, vista con occhi umili di chi consegnando cibo resta attonito nel vedere la propria città la prima volta. Turk scopre angoli segreti, fauna, flora parchi, ponti, parcheggi, monumenti, negozi chiusi ecc. e rari esseri umani silenziosamente mascherati in giro per garantire la assistenza base alla città sepolta.

Fatto conoscenza virtuale, superata la diffidenza americana, era come se io e Turk ci aggirassimo come “due fantasmi” nella grande città misteriosa che tanto ha fatto parlare di se nella pagine di politica nera negli anni del proibizionismo (1920 Gangster), come altri fatti di corruzione e sangue nella politica economica mondiale e anche odierna. Una cosa ho capito: i cittadini di Chicago nulla sanno della propria città se non il servizio che danno come buoni cittadini per farla funzionare bene nei tragitti monotoni da casa al lavoro. Però c’è da dire anche che, questo difetto urbano è presente in tutte le Metropoli del mondo.

Ora, con Turck, insieme abbiamo coordinato le nostre operazioni dando vita a un programma per un prodotto congiunto, ovvero: Turk Mayers si è preso l’incarico di Foto/Reporter, ( lui scatta senza chiedersi nulla, scatta solo a piacere o curiosità per poi guardare a casa il risultato del giorno), io invece osservo le sue foto dall’Italia e se è il caso – perché l’immagine è illuminante, gli chiedo altri dettagli se mai passasse ancora da quelle parti.

Mentre la parte Alta della città possiede geometrie impeccabile, grande ordine e pulizia, la parte Bassa (la più ampia) è molto disadorna a causa dell’economia ristretta cui sono sottoposti molti cittadini periferici. Ma ci sono anche quartieri bassi molto eleganti e shick. La cosa che mi ha turbato e meravigliato è la presenza di fili elettrici aerei con impianti volanti improvvisati che hanno compiuto almeno 50 anni, senza mai interrarli, dove la corrente elettrica (110 volt) va da palazzo a palazzo creando una giungla di fili che sembrano liane della foresta. Da li nasce la seconda idea che avrà corso, dove i fili della luce saranno gli interpreti della raccolta fotografica “Ironica Concettuale” per dare modo a chi guarda di sentirsi cosmicamente sospesi tra realtà oggettuale e realtà metafisica.

Da ciò nasce questa idea già fattasi copertina:

Turk Mayer & Enea Anchise: copertina

Questa per me è la prima volta dove la copertina nasce prima e poi l’opera in pdf una volta adunata la raccolta.

Face Book: Art In Around Chicago Pictures, è la piatta-forma dove Turk & Enea si sono incontrati e conosciuti. Essa ospita altri artisti amatoriali con i quali si è stabilito un rapporto, debole, fievole, ma si sa, gli americani sono diffidenti perché la prudenza in America non è mai abbastanza. Da loro, le trappole e le violenze sono sempre in agguato, ma si sa, siamo a Chicago.

Enea Anchise


Picasso: Guernica è Arte?

Per chi sì appresta la prima volta a visitare il famoso quadro Guernica di Pablo Picasso resta un poco basito sulla dimensione, la tecnica d’esecuzione  e narrazione. La prima domanda che si pone lo spettatore è la seguente: “Questa opera è Arte o un disegno a fumetti gigante? “

Siamo nel 1939 a un passo dalla seconda guerra mondiale con l’ordine internazionale cosmopolita di reprimere con la forza ogni forma di ribellione al capitalismo quale modello sociale unico ed universale, reprimendo con la forza estrema ogni forma di rivoluzione sociale che permetta l’espansione del comunismo sovietico o l’anticapitalismo in Europa.

Ricostruzione storica?
Guernica, la cittadella disobbediente, fu bombardata ripetutamente tre volte in un giorno durante il mercato del bestiame per distruggere i rifornimenti alimentari ai democratici spagnoli in rivolta contro il Colpo di Stato dei Militari contrari alla democrazia. La scena del quadro si svolge nelle cantine usate come precari rifugi antiaerei e distrutte con bombe incendiarie ad opera di fascisti italiani e nazisti tedeschi in aiuto alle camicie nere spagnole. Il Nero è il colore di queste organizzazioni militari criminali che sperimentavano l’esportazione della guerra tradizionale di trincea con la nuova da espandere anche alle metropoliti. L’esperimento di Guernica spingerà l’architettura a progettare nuovi e immediati rifugi antiaerei robusti e in tutti i quartieri d’Europa. Il Sacrilegio era stato commesso. Le civiltà mondiali furono allertate perché minacciate.

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Che la parola Arte sia stata inflazionata non è un opinione e nemmeno una novità. E’ sufficiente che appaia un’immagine colorata su di un quaderno o rivista commerciale, come un “graffito” sul muro o immagine su di un monitor, che subito la parola Arte si intrufola con tutta la presunzione che il caso impone a priori dell’essere una “Opera d’Arte” chiedendone immediato rispetto e il dovuto valore.

Lo specchio Magico.
Che l’Arte sia sempre stata una sorta di specchio magico che riflette sulla propria  superficie un aldilà immaginario oltre la realtà apparente, ogni autore dell’immaginario proprio tende a quella pretesa. Che la Critica sia l’ultima spartiacque capace di risvegliare dall’incantesimo lo spettatore attonito, è pari al diritto di uno storico che abbia la pretesa di dire la verità senza nulla sapere sulle intenzioni macchinose che hanno dato origine agli eventi bellici o rivoluzionari sconvolgenti. Alcuni casi bellici si presentano semplici epigrammi, scaramucce, altri invece sono veri e propri teoremi rompicapo in quanto occultano le prove evidenti. Tutto ciò che conosciamo sulla nostra storia è relativo al nostro sapere formale, se indagata invece….

Storia senza ragione.
La presunzione modernista non vuole sentire critiche contro il suo operato nell’interpretare le parole storiche deformate a fini speculativi, per ciò, tale presunzione di fatto genera una sorta di mala-educazione linguistica o distanziale dovuta alla perdita del senso della ragione nella parola stessa e  il suo significato ancestrale. Il disegno, l’illustrazione, la grafica, fatte entrare prepotentemente nel tempio dell’Arte si sono accomodate spesse volte non sui banchi di orazione o sui muri illustrati, ma direttamente sugli altari divenendo gli artisti stessi la divinità a riferimento guida.

Illustrazione e Arte.
Il confine tra Illustrazione e Arte e fievole, quasi impalpabile se non si conosce l’argomento, e la Storia dell’Arte fu la prima responsabile nel aver dissociato la sacralità dall’opera iconoclasta per contemplarla a motivo di studi ispettivi e sua storicizzazione. Chiamare certe narrazioni artistiche Arte  definendole piuttosto opere “figurative” o “raffigurative” o “rappresentative” di un mistero, la storia accademica  commise un grave errore metafisico imperdonabile scinderle a priori dalla loro funzione.
Da quel momento in poi, scissa  dalla realtà oggettiva tra spettatore  e mistero metafisico rappresentato, il mistero steso si spegne divenendo sempre più fievole, invisibile, fino a scomparire. A quel punto l’Arte maiuscola diventa atea o quadro, lasciando spazio sulle  nuove tele per la  raffigurazioni del nuovo stile e dare più importanza alla ideologia da difendere piuttosto che al mistero nascosto nell’evento accaduto raffigurato.

“Simile non uguale”

Il “simile non uguale” produce un faxsimile  e cioè, ciò che i pittori da cavalletto hanno prodotto per quasi due secoli: Decorazioni.
Dopo che le Avanguardie di fine ottocento hanno cominciato allontanarsi dal vero aprendo la strada agli artisti del primo novecento adunati in Sette Segrete, decretarono “critica mente” che una  immagine qualsiasi,  essendo una “manifesta azione” della creatività umana, anche se brutta, ciò è inevitabilmente un Opera d’Arte.

Capolavoro:
Così come ci  è stato insegnato nelle Accademie, il Capolavoro  era  l’espressione massima e verticista di un mestiere altamente raffinato e professionale che ha saputo offrire prodotti  al limite della perfezione estetica, appunto: “Simile ma non Uguale”. Da qui nasceva la scuola di pensiero che sapesse produrre artisti dalle opere Ideali, mete Ideali, fini Ideali. Ciò spinse  le nuove forze Critiche concettuali a sostenere che: ” E’ l’Idea che fa l’Arte non l’artista”. da qui il dogma moderno: “Arte è Idea.”
Su queste disquisizioni si sono mossi eserciti di Critici che hanno riempito scaffali di Cataloghi d’Arte e di Filosofia Critica che hanno prodotto una ampia collezione di concetti autostradanti con barriere controllate in entrata e in uscita, prerogativa per soli addetti o eletti. (Monopolio del Mercato d’Asta e Collezionismo).

Ritorno al figurativo.
Che le Avanguardie sul calare delle esperienze patriottiche cosmopolite di appropriazione indebita delle russie e la  preparazione bellica negli anni a seguire il 1917 (o abbiano inscenato altre nuove guerre), abbandonato in parte la conflittualità politica contro l’arte figurativa in favore all’astrattismo muto e inespressivo, capita anche la trappola cosmopolita in  cui tutti gli artisti erano finiti dentro, il bisogno del ritorno , della riscoperta graduale della figura umana (vedi i surrealisti pittori e dadaisti illustratori), ciò fu riacquistare credibilità nella comunicazione diretta per tornare in tal modo di parlare alle masse, fu uno scatto doveroso quel tornare indietro verso la figura umana mentre gli oltranzisti dadaisti e futuristi estremisti continuavano imperterriti le loro scaramucce espressive in bianco nero e grigio.

Arte e ipnosi.
Non c’è da meravigliarsi se davanti ai disastrosi anni prebellici  organizzati e diretti da autorità senza testa negli anni ’20 si siano dimostratisi macellai scellerati ideologici e colonialisti in divisa nera o grigioverde militare, artisti da caserma per tragedie umane belliche dall’esito devastante, l’Arte venne spazzata via dalla nuova Arte più ipnotica della pittura e  della illustrazione: La RADIO e il Cinema. .

Per la Radio  è imminente la propria brutalità risolutiva, come la caduta rovinosa dell’arte e del pensiero divenuti inutile macerie ai processi istruttivi degli storici moderni, i quali, nascosero e negarono il futuro promesso dai  senz’anima, che portò molti dei loro adepti arruolarsi per  sconvolgersi in lutti subiti. Riscopriranno nel figurativo il bisogno poetico  di rivolgersi immagini di eroi e condottieri stampati su immaginette, come di santini o genitori  o di futuri amori.
Riscopriranno gli artisti delusi le vecchie linee guida abbandonate o negate durante i grandi  moti,  onda d’urto generata dallo “Specchio infranto”  cubista. Quel ritorno, per molti artisti voleva dire riscoprire del mondo primitivo gli idoli (scultura), o quei mondi silenziosi che stavano oltre la cornice argentata o dorata, dove il quadro riflette una realtà umana portatrice di eros e sentimenti disconosciuti alla psicanalisi logica e moderna. La Critica li condannò ed esiliò perché il futuro, come per Orfeo non doveva voltarsi indietro a guardare l’inferno.

guernica aereaFoto: vista aerea di Guernica bombardata.  

Guernica non è un opera cubista perché Guernica basca non è mai stata cubista come Barcellona, neanche come architettura, anzi, subendola. Bisogna fare molta attenzione col passato storico di Picasso perché spesse volte è ingannevole come lui.

Questa opera pittorica per cominciare a capirne il senso, va considerata come gran bozzetto o “cartone” per la realizzazione di un opera in stile surrealista. E’ apparentemente sobria e  incompleta come se gli abbiso-gnasse ancora di essere colorata per diventare un vero quadro,  ma che quadro è già, finito pur  presenta incompleto. Guernica è una grande illustrazione per stampe in bianco e nero a tiratura economica. La pubblicità cosmopolita divulgherà il quadro nel mondo con la notizia dell’eccidio, della strage, dell’olocausto risolutore negando Picasso le sue responsabilità. Essa farà tremare le sinistre europee perché  una notizia simile, con quella illustrazione allegata, serviva ad incoraggiare le destre e scoraggiare le sinistre europee oramai in trappola, profetizzando l’evento  stragista alla compagine marxista, in trappola, incastrata, come dire : “Questa vola non si scherza, questa è la tua fine” perché in guerra i colori svaniscono. Per chi era ebreo oppositore al capitalismo,  quel quadro senza colori dalle teste rasate fu una dichiarazione di olocausto imminente: il Nazireato (purificazione)… e c
osì sarà.

I non colori.
I colori fondamentali del quadro: Nero, Bianco, Grigio e poca Ocra, non nascono in Guernica  per una esigenza estetica dell’artista (che la stampa editoriale allora esigeva) ma per l’artista Picasso ciò  fu a motivo religioso. La cosa può sembrare strana, tendenziosa, maldicente visto che su Picasso non si hanno notizie in merito sulle sue scelte religiose. Vediamolo.

Innanzitutto è difficile trovare nella sua vastissima collezione (120.000 opere) l’osanna all’erotismo sexy, tipico dei pittori per generare incanto nell’ipnosi, lui no. Le sue nudità, come si dimostrano essere  Les Damoiseles d’Avignon, 1907, non sono erotiche, anzi, pietose, sia per le pose che per la grossolanità anti estetica dei corpi. L’arte di Picasso spogliandola a dovere risulta essere profondamente casta.
La castità sessuale denota l’appartenenza ad una corrente religiosa monoteista profondamente etica.  Già questa osservazione  dovrebbe mettere in allarme i  galleristi e critici d’Arte. Picasso non è ateo, anzi, pur possedendo una forte tempera sessuale l’artista è profondamente religioso, monogamo e di rispettosa fede coniugale. L’avere avuto diverse compagne dopo il primo matrimonio denota la sua condotta morale essere retta nello sposare poi le proprie compagne  nuove. L’ombra sospetta sui suicidi delle mogli avute, apre un argomento scottante ma che esula dall’Arte, come i figli legittimi mai abbandonati  al loro destino o diseredati a cagione delle loro madri.  I suoi divorzi sono sempre stati consenzienti o finiti in modo tragico, quindi: risolutivi
Tornando ai tre colori base in Guernica, Picasso lo si  evidenziano rigorosamente religioso proprio per la scelta dei tre colori  di base, e.
per meglio capire questo concetto prendiamo da un passo tratto  dall’Autobiografia di una nota Modella francese del tempo, modella  per fotografi e pittori: Kiki di  Montparnasse che quando parla di Man Ray pittore ci dice:

Man Ray non ha mai smesso di dipingere pur dedicandosi alla fotografia. Anche i suoi quadri sono straordinari. Come nelle sue foto,  usa tre colori soltanto, il nero, il bianco e il grigio. Quello che fa disperare Man Ray è che io abbia gusti da negra.Vado matta per i colori sgargianti, 
Tuttavia a lui i negri piacciono. 

Tratto da: “MEMORIA DI UNA MODELLA” di  Kiki di Montarnasse (pref. di Ernest Hemingway)  ed: Castelvecchi

Cosa hanno in comune Pablo Picasso e Man Ray da usare gli stessi colori ? Una cosa semplice e una nascosta: la semplice è che Picasso sceglie la prima moglie russa ebrea, mentre Man Ray  è americano di origine russa il quale sceglie Kiki l’ebrea (come altri nell’Avanguardia francese), ma la cosa che li rende comuni tra loro nelle abitudini coloristiche è che sono monoteisti di fede ebraica. Quando le stranezze sono affini, si denota che: Man Ray fotografo, di nudità femminile abbonda, spingendosi oltre,  quasi al limite della pornografia, mentre come pittore (Picasso compreso) non dipinge esseri con l’anima dichiarandosi astrattista parando dietro  la la monocromia la sua fede religiosa. Come mai questa differenza tra fotografia e pittura dove la prima è un arte permissiva e l’altra casta?

Casto e profano
Il meccanismo sta nel principio della “Creazione”.
La Pittura “crea”, la Fotografia “riproduce”, quindi quando Man Ray ebreo pittore crea, si attiene scrupolosamente alle regole religiose della castità, quando invece è fotografo, ogni sua modella risponde personalmente secondo coscienza della propria nudità. Ed ecco che nel mondo ebraico la Forbice dalla castità  e Prostituzione (sacro e profano) spalancarsi  ampia-mente, perché tra il sesso maschile e il sesso femminile nel mondo  ebraico avviene una separazione concettuale profonda, due mondi diversi. Se Man Ray sceglie per se una compagna di fede ma di facili costumi, inscena forti rimproveri di gelosia in pubblico sulla smodatezza erotica di Kiki, mentre in privato, l’ama la perversione spinta al sadomaso venerando il Marchese de Sade suo Gran Maestro ed ispiratore

Picasso ebreo invece, pur pittore e fotografo, esige per se donne pubblicamente  caste, donne da tenere segregate alla fede ma di forte appetito sessuale, arte  da non lasciare trapelare pubblicamente. Sulle allusioni giornalistiche e maldicenze, Picasso non le smentirà mai perché  accresce la vanità sessuale senza peccare al maschio tra i maschi.  

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il titolo Guernica.
Osservando il quadro Guernica di Pablo Picasso il titolo  è solo pretestuale in quanto non c’è nessun simbolo inconfutabile che confermi o ricordi minimamente la città martire spagnola bombardata. Le scene e i perso-naggi si presentano come sequele di disegni ritagliati e incollati dando vita a un collage e coupage di forte stile: cubista, dadaista e surrealista. Interessante è anche la fase preparatoria di  fogli di giornali (dipinti a ornamento) riempiendo alcune forme ritagliate, tipica  tecnica sulla preparazione di quinte teatrali o muri privati di casa, fodere economiche per la  sovrapposta tappezzeria per grandi manifesti come i trompe-l’œil scenografici da ripulire facilmente e riutilizzare più voltei fondali,  tecnica utilizzata anche per i cartoni animati di carri carnevaleschi di  cartapesta: i carri allegorici.

Tecnica.
Vero è anche che la tecnica di sovrapporre più immagini disgrafiche tra loro con la dissolvenza delle prospettive multiple ed aeree, sono di pertinenza picassiane, ma indagando a fondo, quell’invenzione pittorica scopriamo che lo stile multi prospettico e dissolvente nello spazio essere appartenente  ad un  genio poetico  del Male, il Poeta ebreo “Isidore Luciern Ducasse” conte di Loutreamont, ispiratore e guida di tutte le Avanguardie ebraiche francesi nella prima metà del Novecento. (una Bibbia per i pittori ed intellettuali adepti di allora). Anche lui, ispiratore, come i nostri due artisti in causa predilige nelle sue composizioni i tre colori del male: Nero Bianco e Grigio 

Cubismo o Tromp-oil?
Il trompe-l’œil dal francese “inganna l’occhio”, (inganna lo spettatore) induce nell’osservatore l’illusione di vedere oggetti reali  dipinti a parete. Il trompe-l’œil consiste  nel dipingere un soggetto in modo sufficientemente realistico da far apparire alla vista in parete l’esistenza di ciò che non c’è o far scomparire ciò che non si vuole che si veda. 

Il “Cubismo” invece si rivelerà essere una organizzazione eversiva  Cosmopolita con sede in Barcellona, (cubismo a motivo urbano), organizzazione massonica precedente la nascita di Pablo Picasso tra le cui fila cospiravano per la caduta del Re di Spagna anche tutte le famiglie “Riuz” di cui Picasso faceva parte per discendenza paterna ( Don José Ruiz y Blasco suo padre) e tra i parenti (che negherà), risultava esserci un omonimo Riuz, adulator politico insurrezionale fatto imprigionare e fucilato dai sovrani, per  presunti  collegamenti con l’ attentatore mancato alla vita del Re di Spagna durante la cerimonia nuziale.
Tale attentato avvenuto del 1906 e mirava all’eliminazione fisica della casa reale di Spagna con un colpo di stato  finale a seguire mai avvenuto. L’occasione si ripresenterà un  decennio dopo per mano di  Emilio Mola, e portato a termine dal crudele Generalissimo  Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde (Dux: il Caudillo ).

L’attentato fu simile a quello futuro di Sarajevo. L’attentato al Re di Spagna serviva per punire tutti i cugini congiunti alla casa reale di Russia dello Zar Nicola II° . Il  31 maggio 1906 Re Alfonso XIII° sposò la principessa Vittoria Eugenia di Battenberg (1887-1969), nipote di Edoardo VII del Regno Unito: Altezza Serenissima per nascita; ella fu creata Altezza Reale un mese prima delle nozze, affinché queste fossero tra eguali. Quando i due sposi di rientro dalla cerimonia nuziale, sfuggirono all’attentato da parte di un anarchico bombarolo Mateu Morral, adepto dell’organizzazione eversiva “Mano Nera” con sede in Egitto, gruppo massone responsabile di tutti gli  attentati ai Sovrani d’Europa.

La sindrome di Cuba
Il disegno di Guernica è tipicamente picassiano, sintesi di una esperienza che ha le sue origini in Les Damoiseles d’Avignon, del 1907 durante la guerra africana per la spartizione tra Francia e Spagna del Marocco. Quel quadro di cinque ballerine euro/africane, come il quadro “La Dance” di Enri Mattisse, 1910, opere “faxsimili ” distanti tre anni una dall’altra, (Balletti Russi)  indagati  a fondo sveleranno il piano di destabilizzazione della Spagna e della Russia da parte della “Penta Stellata Alleanza” organizzazione ufficiale e militare di matrice Cosmopolita.  Per la Spagna la sindrome di Cuba non era ancora finita, uno spettro si aggirava all’interno dello Stato spagnolo per far decadere la Spagna sovrana anche al suo interno, mutando completamente l’assetto geopolitico spagnolo da stato sovrano a nullità, stato completamente cancellato dalla Storia.

La Spagna che abbiamo conosciuto sotto il tallone crudele di Francisco Franco non era già più la Spagna classica, ma un altra cosa, un altra entità sottomessa e schiavizzata e culturalmente lobotomizzata alla quale hanno annullato tutta la sua straordinaria memoria storica. 

Pablo Picasso
Fu un personaggio politico e militare che seppe nascondere bene la propria identità. E che dire sui due aerei da guerra di Picasso donati al Re di Spagna per fermare o filmare chi…o che cosa?

link alla scoperta degli aerei da guerra di Picasso: https://filorosso.art.blog/2019/01/28/laviazione-di-picasso/

Guernica fu un manifesto minatorio contro chiunque si fosse opposto all’asse:  Roma- Tokio -Berlino.
Il resto è storia, ma che sotto sotto …tra i tre dell’Asse, c’è altro da sapere. FiloRossoArt sta indagando in merito riservandovi grosse sorprese…

Chi li ha diretti e perché i FascioNaziJap e perchè hanno disobbedito alle loro autorità Cosmopolite?

La Storia dell’Arte ci rivelerà tutto questo ed altro ancora…


Cubismo
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Kiki e Man Ray primo incontro

Man Ray lascia l’America e arriva a Parigi
IL CAPPELLINO

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Man Ray agente secreto americano arrivato a Parigi da qualche giorno, entrato in un locale parigino (Birreria) per una consumazione breve, fu testimone di uno scontro  verbale tra  una “gentile” signorina  e il cameriere, il quale, invitava la signorina Alice ( futura Kiki)  ad abbandonare il proprio onorato locale per l’atteggiamento scandaloso di lei. La giovane ragazza inscenò una piazzata contro il cameriere asserendo  che non avrebbe abbandonato il locale dopo un simile trattamento volendo spiegazioni sul disprezzo nei suoi confronti. Il cameriere rispose seccato che nel suo onorato locale erano interdette le puttane! Infuriata, la signorina Kiki chiese immediate spiegazioni e pubbliche scuse: “Cosa le fa pensare che io sia una puttana?” Il cameriere in tutta solennità pinguina le rispose:  ” Signorina, lei non porta alcun cappellino e quindi…”. Prontamente Kiki preso il  cappellino  dal capo dell’amica, accomodatolo in testa, tiratasi su la sottana, si accomodò scomposta portando un piede su di una sedia vicina l’altra gamba sul tavolino mettendo in bella vista la propria patatina depilata e priva di mutandine, e, di risposta: “Egregio signore, ora col cappellino le sembro meno puttana?”.

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Foto: 1 -Le Moulin de la Galette   2-  Parapioggia  by Pierre Auguste Renoir

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Per il fotografo Man Ray fu un colpo di fulmine, immortalando la posa,  innamorandosene immediata-mente è perdutamente. Per sei anni la vorrà sua modella preferita e amante prediletta finendo quel pomeriggio stesso a letto insieme. Ma  a causa del carattere indipendente di KIKI, ghiotta di erotismo, arrivò a farsi strada la gelosia e quindi Man Ray, non solo la sgridava  pubblicamente se troppo osè, ma la gelosia lo portò a picchiarla anche in pubblico a causa di quella sua dissolutezza erotica  indipendente:  ” Puttana va bene, ma solo con me!”.
KIKI, rivendicando il proprio orgoglio e rispetto alla indipendenza, di risposta lo prendeva a calci e borsettate, tornando a casa insieme a braccetto.

                                                                                                                                     foto: Kiki – La robe rouge-1933
by Moïse Kisling

Man Ray, reporter, cosa scoprì in KIKI che le altre modelle non possedevano?

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KIKI. Regima di Montparnassse

Modella e Musa di tanti fotografi e artisti del quartiere Montparnasse,  Kiki resterà un personaggio storico memorabile offrendoci il massimo del suo splendore erotico in perfor-mance fotografiche e cinema di straordinaria semplicità e simpatia.

 

Foto:  “Violon d’Ingres” 1924
Kikki de Montparnass by Man Ray

 

Le indagini continuano…


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Kiki

Alice B. Toklas e le Avanguardie 1900

La caduta degli Dei

Con le confidenze pervenute da Alice  B. Toklas su Césanne, cade definitivamente la prima testa di un artista dell’Avanguardia del Novecento invitando i collezionisti, prima di vantare di essere in possesso di un capolavoro  di Césanne, di valutare bene l’originalità del prodotto e comunque, chi vende, di avvertire il collezionista ignaro sulla truffa avvenuta alle spalle dell’artista e diffidare dei quadri che riportano la data dal 1903 al 1906 anno di morte dell’artista.

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A riconferma l’arguta Alice B. Toklas dice su gli Stein: “… furono presto i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto”.
Cataste? Privilegiati? Un Mucchio di che e di chi? Di Paul Césanne.
Chi oltre al  mercante d’arte Ambrogio Vollar in quel periodo rivendeva ai collezionisti d’Arte ignari, i falsi quadri di Cèsanne e Daumier destinati al mercato USA?                                                                         Foto; Alice Babette Tocklas

Valore economico ed artistico 

I quadri di Cèsanne dal 1900 in poi, se stimati oggi,  il reale valore verrebbe dimezzato o addirittura annullato, oppure, ridotto al valore di otto ore di lavoro di due servette polacche immigrate a Parigi nei primi del novecento, che pur dipingendo bene come copiste  i quadri di Césanne,  lavoravano al primo piano della bottega di Ambrogio Vollar dipingendo di fresco i futuri quadri attribuiti a Paul Césanne. Alice Toklas, per aver fatto la spia pubblicando la notizia sul suo capolavoro di Biografie , verrà punita severamente.

Sul finire dei suoi anni, Alice B.Tocklas, invecchiata, rimasta sola. Ella verrà espropriata di tutti i suoi beni personali dalla famiglia degli eredi Stein, espropriata di tutti i quadri accumulati e relativi capitali personali e ridotta in miseria. Ma poco importa alla piccola  Alice Toklas  di  quella “robaccia” della quale sapeva il vero valore perché priva di magia artistica di Césanne.
Ella volle infine – pagandola anticipatamente qualche anno prima – essere tumulata vicino a Gertrude Stein, compagna e unica vera “
amica del cuore”.

Ai collezionisti 

I collezionisti di tutto il mondo oggi hanno il diritto di chiedere le perizie e il rimborso della spese sostenute per l’acquisto di quadri di Césanne e che, a sua volta, il venditore d’Asta girerà al rivenditore precedente le spese e cosi via fino arrivare al patrimonio di famiglia dei veri truffatori: Ambrogio Vollar e gli eredi Stein. A quel punto dopo le controversie giuridiche e critiche si può ricominciare da capo e rilanciare sul Mercato la stessa merce al prezzo che un estimatore  decide in cuor suo il valore di partenza o che voglia esso  sostenere.
Che altro c’è da dire su questa brutta “Storia dell’Arte”, è che verrà richiamata in causa  per rispondere di altre malefatte nascoste presenti tra le pagine in svolgimento di questo Blog, L’arte delle Avanguardie verrà citata rea imputata più volte, artisti compresi. Qui in FiloRossoArt non si cerca la Verità, ma la Realtà, ovvero ciò che è successo veramente. “Qui da noi si fa così”, si vuol sapere storicamente come sono andati i fatti e rendere Giustizia all’Arte per  liberarla dai Mercanti di diamanti di vetro e Vergini innocenti bistrattate.

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Ma chi era veramente Alice Babette Tocklas la gentile signorina americana il cui volto assomiglia a un noto poeta francese misteriosamente defunto a finire Ottocento? Che reato ha commesso per essere diseredata dopo una vita di Servizi Segreti  resi agli USA  in Francia assegnando documenti falsi e  cambi di identità nelle relazioni pericolose di agenti segreti americani nella preparazione e svolgimento della Prima e Seconda Guerra Mondiale?

Le indagini continuano…

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Alice T.

DADA: Chicago “Fascio Littorio”

Il Fascio Littorio
by Enea Anchise – (Italy)

Breve storia sulla nascita e i misteri del “Fascio Littorio”
Monumento al Senatore “Richard Oglesby “- Chicago
Sunto d’Arte dedicato agli abbonati Face Book;
Art In & Around Chicago Pictures: diretto da Carina Sawaya.

Brief history of the birth and mysteries of the “Fitto Littorio”
Monument to Senator “Richard Oglesby” – Chicago
Art summary dedicated to Face Book subscribers;
Art In & Around Chicago Pictures: directed by Carina Sawaya.

Link sito: https://www.facebook.com/groups/ChicagoArtPictures/

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Dear Carina, the original document was written with Open Office for artists only. Make a copy paste in Word Office and use the Google Krone or other translator. If you struggle, tell me I’ll prepare one translated in language (English / American) not grammatically reliable (I’m a marmot in English language) (° _____ °)

file Pdf : fascio littorio 2 (Censurato)
Peccato era interessante

Da Chicago ho ricevuto l’invito di censurare il pdf perché chi fa Arte in America non deve parlare di politica… regola americana o di F.B.?… bho!

L’indagine continua …


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DADA Archivio

DADA: La Nascita (5). Le donne ufficiali.

Le Donne Dadaiste.

Si narra di DADA: “Nel verso infantile DADA, i dadaisti trovano la parola più adatta per esprimere il proprio nichilismo, il rifiuto delle convenzioni borghesi, e della retorica belligerante dei politici.”

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Foto: scherno agli ufficiali della S.A. tedesca.

La lezioni sul dadaismo cominciano sempre con questa frase diventata noiosa e ripetitiva, sempre la medesima per tutti e per tanti anni, dogma che ha bollato intere generazioni di allievi, artisti, operatori di settore congedati dalle Accademie di Belle Arti e Università di Storia dell’Arte come se essere insurrezionali o rivoluzionari sia un privilegio artistico o una bandiera da tenere alta perché dogma coniato dai dadaisti e quindi comandamento scolastico e culturale per tutti.

Quella citazione è una una farsa, peggio, una bugia bella e buona. Appunto: una menzonia, e, tale si rivelerà mano a mano che ci si addentra al tema sul Movimento DAD, tenuto spesso sottaciuto  agli allievi, dubbio che assale nel vedere a prima vista la Follia isterica e schizofrenica dadaista presente nelle loro opere.

Durante lo  studio di DADA qualcosa non quadra.

A prima vista DADA non piace e se mai dovesse piacere lo è per chi studente diligente e inesperto si appresta allo studio per uscire dagli atenei acquisendo meriti o crediti preordinati per ottenimento il massimo punteggio di riconoscimento per il proprio futuro, ripetendo il dogma a memoria.
Le cristallerie Universitarie non di toccano, non si contestano e non si devono infrangere; esse fanno parte dell’arredo vetrinistico uguale per tutti gli Atenei e sempre in perfetto ordine mondiale, allineandole in modo uniforme in tutti i Musei d’Arte Moderna divenuti seriali.

Che cosa si cela dietro tale bugia dadaista?

Le menzogne artistiche dadaista nascondono da una parte, ed evidenzia dall’altra, tutte le responsabilità dei Cosmopoliti nel tener nascosta la propria vera identità tramando tranquillamente nell’ombra e passare impuniti al giudizio della Critica Politica e Storia dell’Arte. Grazie al camuffamento artistico, i cosmopoliti, per tutto il Novecento (e ancora prima), hanno potuto agire nell’ombra le loro congiure, siano esse andate a buon fine come andate a male. Per i dadaisti l’Arte fu soltanto un pretesto dietro al quale avere il lasciapassare “diplomatico” per i propri agenti e foglio di “buona condotta” da rilasciare alla Storia.

DADA:“Rifiuto delle convenzioni borghesi…” vediamo se è vero.

Gli anni bellici dadaisti (1916-18) non furono anni facili per nessuno in Europa. La Guerra si sa, porta lutti e scompiglio nella vita quotidiana. La bella poesia del focolare, senza fuoco, con la dispensa vuota come la pancia e con tanti reduci traumatizzati dalla violenza di guerra e allo sbando, si manifesta socialmente in tutta la crudeltà trai  perdenti caduti in disgrazia e depressione.
A parte l’enfasi dei primi sei mesi di guerra 1914, il programma per la realizzazione della Guerra Lampo al fine di sbaragliare le Monarchie europee ed aprire una grande era tecnologica, nei piani di quel conflitto i cosmopoliti prevedevano l’estensione della guerra anche alla Russia Zarista e all’Impero Ottomano imponendo il “Nuovo Ordine Mondiale” in favore di una borghesia emergente industriale, illuminata, bancaria e cosmopolita ebraica, sempre più ricca ed agguerrita per la tecnologia raggiunta, la quale, superò di in gran lunga in valore economico dei depositi auriferi dei loro stati, dei loro Governi e dei Sovrani.

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Chi abbia inserito nella Storia dell’Arte i dadaisti come Movimento artistico ha commesso un grave errore in quanto Dada è un movimento politico ben strutturato ma non artistico. Se poi tra una trame e l’altra la “fidanzata”di Raoul Hausmann  si sia trasferta in Svizzera e si sia cimentata a costruire delle bamboline graziose o burattini, ci passa. ma che nel tardo dadaismo, si sia messa di lena a ricostruire il Movimento DADA svizzero dissolto nel nulla, possiamo darle merito di essere stata una brava archivista e bibliografa e sartina stilista dalle manine d’oro. Ciò lre è di merito, anche se modesto.

   Foto:  Hannah Höch

Dada’s Women
“Se non fosse stato per Emmy Hennings, Sophie Taeuber, Hannah Höch, Suzanne Duchamp e Céline Arnauld, il movimento Dada non avrebbe mai raccontato certi fenomeni sessisti riscontrabili nella società dei ruggenti anni venti europei.”

La storia del femminismo europeo lamenta i Dadaisti essere stata una compagine espressamente maschile e che poco spazio lasciarono alle donne. Una cosa il femmi-nismo dovrebbe tenere presente quando criticano il maschilismo Dada: essendo i DADA una organizzazione Cosmopolita militare, cosmopolita, il rischio di perdere la vita o la libertà nelle scorribande parapolitiche, era molto alto. 

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Solo Emmy Hennings, sprezzante della vita, coraggiosa,  ha saputo essere una dadaista paten-tata. La sua specializzazione era la recitazione teatrale nell’Arte cabarettista, quindi perfettamen-te allineata al gusto e alle esigenze.
Tale Movimento, essendo tutti di origine ebrea, “il verbo” è la loro fede e arte. Quindi non potendo rappresentare l’arte figurativa, se non in forma astratta (unica licenza rabbinica) la parola e l’azione sono la loro vera Arte. L’Avanguardia Dada al fine di camuffare meglio il personaggio che un adepto volesse raffigurare o rappresentare, per la presa del potere, tutti i dadaisti dovevano prendere lezioni di dizione e recitazione. Qui, la maestria di Emmy Hennings  s’impose e, tutti i dadaisti, a turno, dovevano  addestrarsi al compito assegnatogli, recitandolo a perfezione.

 Foto: Emmy Hennings con marionetta 

Lo stesso Lev Trotsky  passerà un anno in America ad imparare la buona dizione e recitazione prima di affrontare la grande avventura in Russia, e poiché Vladimir Lenin abitava a pochi passi dal Cabaret Voltaire, qualche lezione di dizione e teatrale deve averla presa per nascondere la erre moscia di gola molto pronunciata  nella sua voce, caratteristica tipica di chi parla a lungo l’aramaico. Quella caratteristica fonetica fu portatrice di  guai severi per molti ebrei durante i motti russi e germanici, diffidandone ai possessori, o peggio, perseguitati senza motivi validi. Per ragione di sicurezza andava corretta.

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Nel piccolo universo femminile DADA, la diva   che più di tutte ebbe incarnato il dadaismo femminile è fu la  baronessa Elsa von Freytag. La sua follia, la spregiudicatezza, l’arroganza, l’improvvisazione , la mancanza assoluta di pudore fecero di Elsa l’artista femminile Dada numero Uno. Innamorata di Duchamp, vissero insieme nello stesso appartamento per un periodo breve. Duchamp aveva capito che Elsa, per le strade di New York, era il futuro di donna prototipo. Per Duchamp, Elsa era la  punta più avanzata della creatività cabarettista vivente in  immaginazione, follia imprevedibile, geniale materializzata in una donna inaffidabile. Pare dalle ultime dicerie d’arte, che Elsa sia stata l’ispiratrice dell’opera Fontana di Duchamp.  Hannah Höch non ne parlerà mai.

foto: Elsa von Freytag

Hannah Höch, dal suo archivio ricostruirà, quasi alla fine del periodo post bellico la storia del movimento DADA scomparso. Pubblicherà la storia del movimento sulla base dei ricordi personali e fotografici. Gli stessi artisti interessati faranno invece sparire le tracce e le prove perché implicati in quel disastro che sarà la seconda guerra mondiale.
Quindi, quanto ci sia di vero, o meglio , omesso nelle memorie svizzere di Hannah, evidenzia nella ricostruzione una vestizione artistica e romantica del movimento; e basta. studiare Dada  attraverso le sue memorie di Hannah Hochnon nascondono al Dadaismo svizzero essere stato un movimento artistico, ma di altro certamente lei nega, ma le riviste e manifesti Dada ci presentano il vero lato nascosto del movimento.

Hannah Hochnon, pur avendo fatto parte della direzione del Movimento, il fatto che non fece trapelare nulla, o  era fuori dal gioco oppure legata giuramento del silenzio. Saranno proprio gli spezzoni sparsi dei documentati rimasti tra le mani dei sopravvissuti a svelarci il quadro preoccupante DADA.


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archivio Dada

DADA: la Nascita (4) – SHOCK’ART

DADA: Le lettere anonime

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SHOCK’ART
«…perché le loro opere,
rifiutate quando stavano in vita,
oggi sono diventate popolari»

Erica Bisetto
Tesi: anno accademico 2014/15,

Che ogni uomo gridi: vi è un grande lavoro distruttivo,
negativo da compiere. Spazzare, ripulire. La pulizia
dell‟individuo s’afferma dopo lo stato di follia,
di follia aggressiva, completa, d’un mondo lasciato
nelle mani di banditi che stracciano e distruggono i secoli.
Senza scopo né disegno, senza organizzazione: alla follia
indomabile, la decomposizione.»
Tristan Tzara,

Manifesto DADA:. Tristan Tzara,

Basterebbero soltanto quelle due note a citazione per comprendere appieno che DADA non fu un movimento artistico ma un movimento ordinario per il disordine. Per fare ciò ci vogliono giovani cadetti coscienti che abbiano voglia di dimostrare in pratica le lezioni apprese nelle Accademie Militari.
Un Manifesto è un atto costitutivo pari a un giuramento per gli adepti  che vi aderiscono , e le parole schizofreniche del rumeno Tristan Tzara (fondatore zurighese) sono già intrise su ciò che sarà la pulizia etnica che avverrà ad opera del gruppo dadaista dissoltosi in Germania nelle maglie naziste:

La pulizia dell’individuo s’afferma dopo lo stato di follia,
di follia aggressiva, completa, d’un mondo lasciato
nelle mani di banditi che stracciano e distruggono i secoli.

continua Erica Bisetto nella sua tesi di Laurea:

È una repulsione istintiva, quasi atavica, ad essere evocata da quest’arte “. Eppure, ciò che dovrebbe essere naturalmente rifiutato non solo è accettato, ma prolifera e SI insinua fino all’interno delle istituzioni più prestigiose. Dove finisce la sua forza d’urto? Come puoi convivere ammirazione e ripugnanza? Perché, insomma, l’arte degli ultimi anni ha scelto lo shock?
Che ci sia stati momenti nella storia dell’umanità ove si sia fatto uso della  Shockterapia, le pagine di storia moderna sono intrise di ferocia progettuale oltre il limite umano, quasi rasente il castigo divino per tanta esagerazione avvenuta. Le opere classiche di letterature sono le migliori fonti informative sulla quantità e metodi di shock utilizzati, e, per quanto vogliamo negarlo, l’effetto sorpresa genera sempre shock. Per operatori militari quale si riveleranno poi i DADA, lo shockterapia sarà una pratica costante nei mutamenti di umore della loro Arte.  Lo scandalo, l’ingiuria, la falsità, la follia, il crimine, la crudeltà sono pratiche attinenti alla creazione di un effetto  Shock.
Dopo Fauve, Cubismo e Dada lo shock in arte diverrà una prassi quotidiana.
Continua Erica Bisetto:
Che qualche momento della storia sia stato un altra sopraffazione operata dallo shock ai danni di altre categorie può essere, in definitiva, ad attribuire un valore alla retorica dello shock. Affrontare in quest´ottica il tema dello  shock   significa allora, primariamente ritrovare l’originario significato di un termine la cui pervasiva presenza nel discorso critico si associa alla mancanza di un qualsiasi riconoscimento a livello minore del suo impiego, giacché né l’arte né, tanto meno, la storia dell’arte compaiono nelle proposte,  proposte dai presenti anche affronte dell ‘ormai consolidata istitu-zionalizzazione della retorica che fa dell’elemento sorprendente, perturbante, innovativo la struttura stessa del racconto storico, scandito fino all’approccio scolastico alla materia da una sorta di ritmo del capolavoro

(…) DADA è imporre la capacità di adunare i martiri fratelli per disorganizzare la plebe, concetto estetico adottato dagli esuli: la clandestinità occultata e il brigantaggio
Le Lettere anonime, i pizzini, i portaordini, le staffette ecc. erano le formule più consone per comunicare, minacciare, ribellarsi, arte malavitosa utilizzatrice della famigerate “lettere o letterine  anonime” di chi vuol ferire senza essere scoperto.

La lettere anonime sono il ceppo su cui poggia Dada che sceglierà queste come modello di comunicazione tipica delle società anonime perché Avanguardia cosmopolita e quindi, perennemente mimetizzata nelle avventure strategiche. L’anonimato, l’indecifrato, l’incomprensibile sarà il linguaggio ideale delle loro operare azioni di sabotaggio e disordine sociale. Manipolare senza farsi scoprire, questa è l’arte delle arti: l’inganno.

Le droghe

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Il cubismo il dadaismo il surrealismo sono discipline pittoriche capaci di creare illusioni ipnotiche enigmi risolvibili solo in presenza di droghe. Quindi  “Basta con l’alloro!”, decantava Charles Pierre Baudelaire: Viva! l’Assenzio, la Belladonna, la Morfina, l’Oppio ecc. Baudelaire sdoganava in Francia agli artisti l’uso di nuove droghe inscritte nel  suo capolavoro:  “I Fiori del Male“. Baudelaire in quel capolavoro ci descrive in modo criptato gli effetti reali e i danni collaterali di ogni singola droga sotto la sua ipnosi sa  genere.
I Fiori del Male è in sostanza un opera “botanica” per Baudelaire alla scoperta meticolosa dei veleni storici dell’Arte diventando egli stesso  la cavia numero zero,  cavia intelligente che attraverso metafore ne descrive gli effetti paradisiaci o i devastanti inferni paranoici di  quei veleni botanici assunti in corpo, aspirati  o disciolti nelle vene  come profumi  o sostanze mediche sottoponendosi viaggiatore chimico sottoposto ai potenti veleni e sappia tenere sotto controllo la ragione per descrivercela nei minimi dettagli prima di dissolversi nelle forme e figure etere lontane, irraggiungibili alla ragione, luogo astratto dove le geometrie e colori si scompongono e tra questi le parole.

L’opera  “Fiori del Male”  diverrà per le Avanguardie parigine un manuale d’uso, , non solo guida per gli artisti ma anche per letterati ,  medici e farmacisti. Negli anni diverrà Charles Baudelaire una stella guida e ispiratrice della letteratura mondiale. Opera sogget-ta a mille interpretazioni perché criptata.  Siamo a fine ottocento e la conoscenza messasi a disposizione della scienza  voleva sapere tutto, scoprire nuovi mondi fino a ieri vietati, sconosciuti al puritanesimo e  alle religioni dominanti.

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I Cosmopoliti volevano approfondire e sperimentare tutte le scienze spalancandone di nuove nascoste dentro, preferendo le idee pratiche alle ipotesi dogmatiche o divine per avviare nuove industrie mai prima viste, nuovi modelli di pensiero, nuove mode, nuovi prodotti. L’arte nella scienza ampliava i propri confini non più contenibili nel figurativo, quindi doveva distruggere il vecchio per creare il nuovo; in due parole: “Rivoluzione Permanente” dichiarando guerra non alla Borghesia, falso concetto dadaista di classe in Arte, ma ai “Conservatori” che tutto vogliono immutato nel tempo. Ecco perché nel cosmopolitismo ebraico non si  trova mai nella Bibbia la parola Eterno. Non esiste. Tutto è mutevole sotto la spinta che animi le rivoluzioni, moto perpetuo degli astri celesti rotanti  nel cosmo infinito. A Dada non importa sapere il risultato immediato della propria Arte ma gli effetti che essa genera sulle cause dei movimenti istintivi per dargli una Direzione.

CAOS

Nulla è  preordinato dice il “Libero Arbitrio” ma non sapendo nulla del domani cosmico ecco che nel Caos si attinge non alle idee, ma alla sperimentazione mai prima azzardata. Scomporre per ricomporre, tagliare per disassemblare, ressemblante, e assemblare nell’unito, sovrapponendo cose e cose e parole senza una ragione precisa in quanto la ragione è sinonimo di “conservatorismo”, ecco il motivo de Genio/i nella storia che mai ebbero lasciato per iscritto nulla, lasciando l’interpretazione libera ad ogni Arbitrio.

Gli artisti e letterati sottoposti agli effetti ipnotici di droghe, cominciarono – con una serie di esplosioni dinamitarde al rallentatore – a rappresentare la dissociazione tra forma e colore incamminandosi verso la scomposizione frammentata con l’utilizzo di spatole e pennelli per confinate nella forma figurativa. A partire dal 1839 la rivoluzione artistica fu certamente condizionata durante il Romanticismo causa la nascita delle prime  macchina fotografichePer svincolarsi da questo abbraccio mortale impari per alta definizione dei solfuri,  ecco che gli artisti lanciano la sfida  dell’uomo contro la macchina fotografica facendo cose che la stessa macchina non poteva fare, produrre immagini la dove all’obbiettivo era interdetto ad entrare: nella mente.

Saranno le “le nuove tecniche ” pittoriche a determinare un  diverso approccio all’arte e non più la veridicità di rappresentazione della realtà nel fare alto di valore ad  un ritratto e una prospettiva.
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el 1823 nasceva il Realismo (pittura politica) come ultimo canto del cigno, poi, dal 1850  nasce l’Impressionismo , segue il Puntinismo  avviandosi al Postimpressionismo. Ma la macchina fotografica nel frattempo si evolve con lastre sempre più belle e precise nei contorni e finiture e quindi, la pittura comincia a pedalare in salita esalando fiato buffato fino a quando le Avanguardie che daranno vita a nuove discipline pittoriche simili alle primitive dell’uomo. Non più  rappresenteranno la realtà in Arte, ma l’effetto di droghe che nell’immaginario vive l’artista scavando  nella psiche (nuova materia medica di Freud) cervello sottoposto a bombardamento neuronico da parte di allucinogeni somministrati elaborando nel surrealismo le allucinazioni visive apparse.

Arte e Copyright

In quel percorso storico dell’Arte, in America nasce il Copyright, il Diritto di invenzione, Diritto d’Autore che coinvolgerà gli artisti capitalizzandoli, e che per tale malattia da denaro trasformerà tutti gli artisti in  manieristi, dando vita alle correnti estetiche dell’arte censurate e riservate al singolo. “Vietato imitare la mia arte”.
La ricerca o rincorsa costante verso nuova estetica diventerà una fustigazione costante per gli artisti non più liberi di aggiornarsi. Dada se non altro è meritevole di aver combattuto il monopolio stilistico in pittura facendo uso di spazzatura letteraria. Ecco le letterine anonime ritagliate dai giornali prendere forma e senso criptandole

occhio cerchiatoFoto: Hannah Hoch – “Occhio cerchiato” in codice (Alto Ufficiale)

Pittoricamente, il collage figurativo cubista darà i natali alla formula “pittorica”  dadaista, che a sua volta,  al tramonto della corrente isterica,  passeranno il diritto di Copy ai surrealisti.

Dira Kiki di Montparnasse di loro: “Usciamo con dei tipi che si chiamano dadaisti e altri che si fanno chiamare surrealisti, ma io non riesco a vedere questa gran differenza tra loro!”), notti in cella, ricoveri, eccessi…

La sovrapposizione delle immagini che fluiscono una dentro all’altra dando più punti di vista nella frammentazione del tempo in cui avvenne il fotogramma (flash) o dello spazio di tempo in cui avvenne la “scena”  fu il proseguo dell’esperienza psicoanalitica, psichiatrica e psichedelica delle droghe. Ciò vale per tutte le correnti del Novecento.

Ma i dadaisti  molto presto si rendono conto che le immagini figurative non erano più sufficienti  per combattere l’ideologia marxista che imperversava in Europa infastidendo la  Borghesia industriale e i Conservatore. I Cosmopoliti si resero conto che dovevano, non solo creare nuovi intellettuali  a sbarramento, ma nuovi poeti capaci si sintetizzare un concetto in uno slogan ,  ma per ciò ci voleva a monte in arma capace di combattere la parola logica della filosofia marxista. La guerra stava unificando i dialetti dei combattenti nella unica lingua nazionale. I sondati umili imparavano a leggere e  i lavoratori  stampavano i loro quotidiani. Bisognava attaccarli sul territorio del lessico.
Dada individua la Parola facendola sua arma d’attacco. 

I Capannelli

Il “Krarsch ttinraas add sre ti ututur tu tsm ecc” sproposito dadaista, corrispondeva al nostro “bla bla bla bla bla” con gli indici nelle orecchie di chi parla ma non ascolta, gesto ritenuto maleducato o provocatorio per  interrompere o scanzonare il proselitismo marxista o la discussione dei capannelli di piazza. In  Europa i capannelli di piazza erano molto diffusi e affollati, or non più. Il Capannello era una “sorta di dialogo”   dove si sfidavano due opposte fazione di pensiero oratorie e le persone in circolo seguivano la discussione imparando molte cosse, apprendendo  molta cultura, cambiando opinione in basa alla ragione di diritto. il capanellismo di piazza (non più di moda) poteva adunare fino a 30 spettatori e moltiplicarsi in decine e decine di adunanze diverse  nella stessa piazza. I più frequentati erano quelli domenicali. Quindi la provocazione DADA cominciò a dare spettacolo  di se blaterando frasi sconnesse tra i capannelli.   

L’Analfabeta funzionale: 

La metamorfosi intellettuali nelle masse è compito degli intellettuali, ovvero, coloro che facendo della parola un arte sanno generare in scrittura profonde ipnosi stabili convertendo spesso la ragione. Ma erano pochi quelli che sapevano leggere e scrivere a quei tempi, quindi confondere le idee al popolo con l’oratoria è sempre stata una cosa  possibile. Nascono i DADA, disturbatori di piazza, teatro, e oratoria contro la Ragione Umana attraverso l’uso della parola sconnessa o raggirata.

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Poesia DADA

” Prendete un giornale. Prendete le forbici.
Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia.
Ritagliate l’articolo.
Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente
Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro dispo-nendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco.

Copiate scrupolosamente.
La poesia vi assomiglierà.
Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità,
benché incompreso dal volgo.”
Trattto da : Tristan Tzara, “Per fare una poesia dadaista”

continua….


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Poesia cosmica: Mitomania 1

BAGHDAD

L’OSSERVATORIO

Note si belle escon da un plano
Create lievi da mane maestra
Sussurro soave discende dall’alto
al pian di sopra richiamano la mente.

Salito sulla Loggia per scoprire l’incanto
Appare luminoso il cosmo stasera
Quel cielo blu aprendo il manto
Svela apertamente l’intero Emisfero.

Una ad una nel profondo spazio
Sfavillano di luce le mille stelle
Sparse per tutto il grande campo
Senza coprir le altre si lascian vedere.

contastelle

Questa poesia introduce “MITOMANIA”, la mia prima collezione poetica di facile lettura che pecca d’ingenuità in quanto non essendo ancora formato  poeta, mi cimentavo per divertimento con gli amici poeti di NPS (1990), ponendo poesie a indovinello per eludere la censura mentre a Baghdad si uccide-va ferocemente. I computer degli anni  novanta, in Italia,  funzionavano ancora da telescriventi in supporto ai fax, Videotel, o alla contabilità generale e segreteria aziendale… poi, fu la volta della posta elettronica.

Window non era ancora arrivato da noi e il linguaggio d’uso corrente era Dos.  A quei tempi non erano possibili le correzioni automatiche, ne apporti fotografici o gli ornamenti di squisito sfarzo decorativo come ora. Avevo smarrito il tutto per via di un virus sconosciuto, ma non gettati mai via l’hard disk. Chissà… un giorno…. Qualche settimana fa avvenne miracolo, rileggendomi allora.

La raccolta poetica nacque nel 1991 sotto le bombe quando restai shockato sul comportamento scandalo-so della Democrazia che credevo incapace d’inscenare una guerra tracotante a proprio vantaggio e nome. Restai basito quando vidi i cieli di Baghdad infiammarsi di bombe scintillanti, antiaeree saettanti e fiamme alte e verdi (infrarossi,) in visioni Demoniache.

“Eccoli!” mi dissi, “ecco il segnale divino… ci siamo, sono tornati!” 

Nasce MITOMANIA, (i Miti si ripetono) 

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Incapace di annotare appunti politici che cambiavano ad ogni ora, utilizzai la rima poetica ottocentesca, rime  popolari per annotare il tutto, con strofe brevi di alta sintesi. La collezione narra le motivazioni ideologiche, politiche e religiose di Desert Storm , prima guerra incompiuta americana (e persa) nel Golfo Persico  seguita passo passo di notte e giorno per 42 giorni, tanti furono i giorni impegnati contro i tre giorni preventivamente program-mati da George Bush. “Guerra Chirurgica” per la sua precisione elettronica, non gli faremo male. Così non fu.
foto: Baghdad – Desert Storm 1991.

Quella guerra svelerà tutta la metafisica evangelica sfuggita al controllo dei Cristiani che cimentatisi in quel sacrilegio in veste di aggressori, non capirono di essere loro i demoni fiancheggiatori e che sarebbero stati sconfitti da chi nel deserto pativa sete e fame in attesa del fatidico momento.
Il Dio babilonese “Marduk” era tornato per sconfiggere un altra volta Tiàmat venuta via mare e cielo. Sconfisse con tre “dardi di luce” luce l’orribile Bestiaccia cui nessun aveva il coraggioso di sfidare, bestia spaventosamente enorme dalle mille bocche di fuoco. Marduk nelle vesti di Saddam, ritornato conquistò  per la seconda volta nel Mito il suo primato divino di imbelle. Guerreggerà per conquistare i “dardi di luce”, dardi simile alla spada infuocata che fende la roccia, Arma di distruzione di massa che terrorizza ancora oggi il suo nemico numero uno: la NATO. 

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Desert Storm 1991

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Desert Storm 1991

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TEMPESTA DI SABBIA 1991

battaglia-tra-marduk-e-zu-rilievo.jpgNB: La profezia di Marduk è un testo “Vaticinium ex eventu” che descrive i viaggi della statua di culto di Marduk da Babilo-nia. Prima di Desert Storm, in Iraq, si festeggiò pubblicamente la “rievocazione mistica” del Dio Marduk in abiti antichi  babilonesi e riti antichi propiziatori. Saddam, suo discendente, nel rito ebbe la certezza della vittoria e si cimentò in battaglia senza paura. Marduk nella sua profezia diceva che sarebbe tornato una seconda volta.

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Un lucifero Nato-F117

continua…


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