La cultura italiana muore.

Gabriele D’Annunzio (poeta)

Lamenta il socialista N. O.

Scrive un mio vecchio avversario politico e caro amico personale che poco tempo fa, nel Comune di cui lui fu a lungo sindaco, nel corso dello “smantellamento” di una biblioteca comunale, sono stati scartati, gettandoli in un cassonetto, dei libri perché considerati “obsoleti o non più interessanti”. Tra quelli scartati, una collezione di libri di Gabriele D’Annunzio, comperati dal podestà nel 1938, custoditi poi da 5 sindaci comunisti. Ed ora mandati al macero da sindaco e giunta di destra.

Ecco perché non c’è più speranza.

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Enea Anchise

Caro compagno, il “decadentismo” è un lungo processo mentale del tipo senile (sfascismo). Che il decadentismo sia anche biologico ce lo dimostra tutti i giorni la vecchiaia combattuta con orpelli e finte pose. L’invecchiamento è notturno. Ci si alza all’alba e si è diversi da ieri, non per data anagrafica ma perché le “cellule” si riproducono di meno e il corpo biologico invecchia.

Così è il “corpo politico” senza più “cellule”, invecchia, muore.

Fatiscenza è ciò che oltrepassa la decadenza, disgregazione dovuta alla perdita progressiva di vitalità ed efficienza, manifestando deficienze.
Il Decadentismo fu una corrente di pensiero francese che si appropriò dell’aggettivo per qualificare il fallimento politico della borghesia di Francia sul finire dell’ottocento cercando di rinnovarla, invano. L’opera di Paul Verlaine “Languer” (languore) ha battezzato la corrente artistica nello stato d’animo di chi, rassegnato, era in evidente stato di “decadenza”; quindi, tutto il modernismo in arte a seguire dalle Avanguardie in poi era il suo proseguo destinato e truccato.

In quella “rivoluzione reazionaria” vedrà le destre avanzare in tutta Europa insieme ai nostri baldanzosi Futuristi italiani, non a caso, reazionari, spinti da una forza di rinnovamento tecnoindustriale forzata da “positivismi” ma che tali non si riveleranno mai essere. L’intenzione era buona solo sul loro Manifesto: GERARCHIA.

Qui s’innesca il nostro Gabriele D’Annunzio.

Il Poeta, che si spacciava Profeta della nuova società industriale avanzando baldanzoso e bombardando dal suo aereo giocattolo l’umanità sottostante, si trasformò in criminale patriota applaudito, come se uccidere a distanza fosse legale e onorifico. Dopo la ferita all’occhio (che perderà) fece uso di morfine, droga per alleviare il dolore, trascendendo il pensiero in beatitudini oppiacee.
L’agiatezza ricavata delle sue imprese militari e politiche, le droghe poi, lo porteranno verso mondi paradisiaci lontani dai militari, direzionandosi alla scoperta del “Poetico” mondo romantico e convalescente, scoprendo nella parola italiana, l’origine della cultura latina divenuta romana imperiale che il Dux assunse ufficialmente il poeta Orazio nelle scuole italiane come capostipite del pensiero Patria elaborato dal poeta antico.
Da parte del Dux e D’Annunzio, Orazio fu il poeta romano preferito a Virgilio per una ragione da spiegarti in privata sede perché, quella scelta nasconde un se un segreto storico inquietante. Le nuove destre italiane – che non sono italiane e nemmeno destre – sono gli stessi “sfascisti” disseminati in Europa che si spacceranno pubblicamente rivoluzionari. Il D’Annunzio a suo tempo si accorgerà troppo tardi dell’intrigo.

Da li, il Poeta si staccherà dal potere mistico del fascismo per un nuovo balzo poetico aereo. Le sue parole assumeranno – condite di morfina – una vena poetica che lo spingeranno a comporre opere di sublime bellezza arricchendo il vocabolario scarno degli italiani resi Balilla e Avanguardisti divenendo egli materia didattica sperando di acculturarli in meglio… ma invano.

Belli erano belli, arditi pure e ginnici. “Tutto corpo e niente spirito” , truffatori che bindolarono anche voi socialisti, ricordi? cavalcandovi prima e gettati da cavallo poi. Eppure anche Gabriele d’Annunzio fu un vessillo sotto bandiera italiana. Leggendolo bene non sarà più cosi ma avvinto ad un destino che lo vedrà esiliato per sempre al Vittoriale.

Oggi quel D’Annunzio non ha più senso perché la parola italiana da lui magistralmente ripulita si sta inquinando di lessico anglosassone a sgambetto e volgarismi sottoproletari scurrili.
L’analfabetismo funzionale” informatico sta diventando un affare di Stato (ciò è molto preoccupante), cittadini ridotti forzatamente agli arresti domiciliari per assorbire incoscienti, eccessive bordate immaginifiche dalla cinematografia americana commerciale diffusa da emittenti “private” nazionali già nate appositamente decadenti con ciarle scurrili da condottieri televisivi di un popolo allo sbando.
Il “Funzionario funzionale” è il prodotto telematico responsabile del decadimento totale, ma non solo del lessico italiano, ma anche per l’Arte stessa, la Cultura, il Parlamento, perché i Media sono diretti da scaltri decadenti che hanno promosso per anni questa loro sottocultura capitale sapendosi l’unico potere popolare dal quale ha avuto consenso.

L’ignoranza è un virus letale, se non lo si arresta dilaga.

Se il Sindaco di quel Comune indicato, caro compagno Nino, è arrivato alla sua funzione di stato letteralmente ignorante, peggio ancora se “analfabeta funzionale, acclamato, applaudito e votato, è normale che cestini nell’immondizia Gabriele D’Annunzio in quanto, tutto ciò è in linea con l’oscurantismo che si sta promuovendo e avanzando, e non solo, ma sperperare un patrimonio editoriale difficile da riorganizzare dopo la loro caduta, con quello scempio inquisitorio personale e di Giunta, fanno terra bruciata per la ripresa futura. Qui riconosco il tuo lamento finale come preoccupante.

Ascolta, e ricordati queste parole scardinanti di chi poeta oltrepassando i confini del reale scoprì all’origine delle parole e con stupore, un qualcosa di universale e pagano che va ben oltre la favella di chi la ode e ama:

Taci. Su le soglie
Del bosco non odo
Parole che dici
Umane; ma odo
Parole più nuove
Che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
Dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
Salmastre ed arse,
Piove su i pini
Scagliosi ed irti,
Piove su i mirti divini,
Su le ginestre fulgenti
Di fiori accolti,
Su i ginepri folti
Di coccole aulenti,
Piove su i nostri volti silvani,
Piove su le nostre mani ignude,
Su i nostri vestimenti leggieri,
Su i freschi pensieri
Che l’anima schiude novella,
Su la favola bella che ieri
T’illuse, che oggi m’illude,
O Ermione.
Odi? La pioggia cade…
(e prosegue)

Gabriele D’Annunzio

Prendi atto
Prendo atto
Viviamo d’illusioni e ciechi al reale che accade.

Buon Anno compagno Nino.
Buon 2021 più amaro.

Enea

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Un mondo migliore: Le luci Led 1/2

La luce della notte era Blu.

Quando sono nato, l’illuminazione di casa con lampadine incandescenti era già una realtà, quindi le nuove generazioni che non hanno memoria storica acquisiscono il passato per narrazione.
La lampadina stava in mezzo alle stanze, sulle scale e per le strade; sui fanali delle auto e neon nelle industrie. Nella mia infanzia la lampadina viveva di luce propria fino a quando, comperata la prima bicicletta capii che era la dinamo a far funzionare le lampadine. La dinamo era il generatore. Prima di quella scoperta ero convinto che la luce stava dentro il cono della lampadina sede della pila, e l’interruttore dava il comando di apertura o chiusura come un rubinetto. Spenta, mi piaceva osservare al buio l’aureola incandescente dentro la lampadina, tungsteno rosso incandescente che si spegneva lentamente. In punta di piedi mi piaceva accendere e spegnere la luce girando l’interruttore.

Suora del Sacro Cuore di Gesù
(mio ordine materno)

Orfano ho avuto una educazione religiosa e quando nelle camerette o camerate si spegneva la luce, il crocefisso alla parete restava un po’ acceso fosforescente. Ci osservava. Dicevano le suore: “non fate peccati impuri perché il signore al buio vi vede”. Non capivo a cosa si riferissero quelle parole perché ancora troppo piccolo, ma la sua posizione sul muro a braccia aperte, il Cristo mi dava l’orientamento prima di dormire e, di notte, al risveglio improvviso, mi dava il punto cardinale nella camera buia. Poi divenne obbligatorio la “Luce della notte”, Blu, una sorta di lampadina diversa che emetteva una luce azzurra fastidiosa e macabra. Mi faceva paura e quindi mi nascondevo sotto il lenzuolo per non vederla perché mi generava incubi. Sudavo di paura sotto coperto fino a quando lo vidi. Era un ombra d’uomo adulto col cappello nero seduto ai piedi del mio letto che meditava. Mi spaventava tanto e quindi mi coprivo tutto per non vederlo. Più volte la suora mi scoprì di scatto spaventandomi a morte convinto fosse lui, invece era lei che voleva sapere se facessi atti impuri, Le spiegai invece le mie visioni, la paura, scoprendomi più volte sudato di paura perché non ci credeva, punendomi di giorno con estenuanti preghierine e fioretti.

Poi una notte sentii il suo urlo, uno strillo di terrore acutissimo, straziante e la fuga verso le colleghe del reparto femminile. La Superiora venne da me che tenevo strette ancora le lenzuola sopra la testa tutto coperto e, delicatamente chiamandomi piano, mi scopri il volto: avevo gli occhi rotondi rotondi tutto sudato anche in testa e le disii ” Se n’è andato?” Stavolta lo aveva visto anche lei, la Suora. Chiese di essere trasferita immediatamente, era terrorizzata, non voleva più stare in quell’orfanotrofio. Cosi avvenne. Io fui interrogato e poi benedetto. Non lo vidi mai più l’ombra di quell’uomo con il cappello nero, magro, seduto ai piedi del mio letto.

Altre ombre vidi col tempo alla luce delle candele in chiesa e nei corridoi che fuggivano sempre per non essere viste. Forse l’uomo nero era un mio genitore pensavo… non so, o forse ero io in delirio e quelle erano le mie proiezioni; ma non credo, perché la suora urlò quella notte mentre dormivo profondamente risvegliandomi di soprassalto assieme a tutti gli orfani ma senza scoprirmi per paura che l’uomo nero mi fissasse negli occhi punendomi per aver fatto la spia. Mai più visto. Argomento chiuso.
La luce della notte era blu, crebbi e cambiai collegi e riformatori. Quella luce la rividi da grande negli ospedali di notte. Non avevo paura, ero grande, potevo affrontarlo. Le ombre non sono solide, sono solo la proiezione di qualcosa di presente.

Raggiro elettrico

Molti anni dopo sposato, mi arrivò una bolletta della luce che mi lasciò di stucco. L’importo era surreale, superava 20 volte il mio consumo medio bimestrale. Feci il conto delle lampadine, gli elettrodomestici e il loro consumo in Watt, accorgendomi che qualcosa non quadrava. Scoprii durante la contestazione che quella bolletta era falsa e il beneficiario era una succursale dell’Ente ma risiedente a Napoli. La schivai per un soffio perché la mia compagna, impiegata, fu caparbia, volendo andare fino in fondo senza pagarla. Era una truffa.

lumino a olio

La prima volta senza.

Una sera parlammo di luce nella residenza estiva di campagna di sua madre e le chiesi se era disposta a passare un mese senza luce e gas per vedere se era ancora in grado di sopravvivere senza. La suocera disse che non era impossibile per lei, aveva passato tutta l’infanzia senza lampadine vivendo al lume della lanterna ad olio appesa sopra la tavola e in camera sul comodino. Accettò la sfida trovando la cosa divertente ringraziandomi tanto perché era per lei l’occasione per dare una sonora lezione alla figlia impiegata, super urbanizzata, intollerante alle narrazioni antiche della madre trovandola lagnosa. Solo 20 giorni e poi basta proposi. La moglie allegramente accettò


Pittore potevo tenere sotto controllo la luce solare dipingendo serenamente mettendo appunto le tecniche solari, imparando bene “la teoria delle ombre” vivendo anche senza orologio. Sbagliavo l’ora, se interrogato, di soli 5/10 minuti fino a raggiungere quasi la perfezione. Nei quadri l’ora era perfettamente allineata alle ombre degli oggetti rappresentati con l’ora indicata da una clessidra o meridiana presenti nel dipinto.

Dopo 15 giorni, mia moglie esplose una crisi isterica tremenda maledicendomi. Voleva indietro tutte le comodità moderne altrimenti avrebbe chiesto il divorzio. Mio malgrado accettai. La motivazione della rottura dell’incantesimo fu la lavatrice. 15 giorni estivi senza luce per me furono meditativi e illuminanti. Sua madre rideva a tavola divertita. Capii che quella lezione era per me. (Ah! le donne…)

Vinta la sfida contro il frigo cominciai con i piccoli elettrodomestici, rimembrando l’infanzia e il passato coniugale. Fu la volta della mia dichiarazione di guerra alla Luce industriale a favore delle lucerne e luci solari.

Grandi magazzini Castorama : reparto luce

Castorama: grandi magazzini,
reparto illuminazione. Cominciai a fare domande su come avere la luce incandescente in casa senza l’energia elettrica nazionale. Mi indicarono il Generatore a benzina trovandolo rumoroso e inquinante. Sospesi la ricerca. Gli anni passano e con essi il miglioramento energetico proposto dagli inglesi avanzava galoppante. Erano arrivate le micro luci al Led. La sfida mi stuzzicava assai, pensando: “Chissà se coi Led appare l’Uomo Nero?…”

Continuerà 2/2

Poesia cosmica n. 68

La perdita della Ragione

Così come il pesce non si accorge
di avere l’acqua intorno,
noi uomini non ci accorgiamo
di avere l’aria intorno.
Cosi come il pesce non si accorge
dell’acqua inquinata intorno,
anche l’uomo non sa di respirare
la sua stessa aria inquinata intorno.
E il pesce muore senza capire la Ragione
l’uomo muore pur capendo la Ragione
e si continua a inquinare.
L’aria non si vede dice l’uomo
l’acqua non si vede dice il pesce
e insieme si muore per la stessa Ragione.

Poesia Cosmica n. 62

MARE MOSSO.

“COS’HAI?!..”
Mare, stai fermo per favore!
è possibile che non taci mai ?
Borbotti sempre tra le onde
senza mai spiegarti meglio.

“COS’HAI ??’!!” Perdio, metti
la mano davanti alla bocca
quando mi parli
non sopporto gli spruzzi,
mi bagni! Veramente.

Vabbè! non sgridarmi così,
vado a fare un giro altrove,
torno quando ti è passata
e ti racconterò i miei di guai.

E non ti preoccupare dai…
non saranno le mie lacrime
a salare il tuo salso mare.

Vuoi che ti porto delle sigarette?

Poesia Cosmica n. 55

eredi senza averi

BOLLA DI SAPONE

Tutto è finito in una bolla di sapone.
Avevamo imprese e impegni senza fine,
leasing, debiti e mutui senza scadenze
conto correnti bancari indefinibili.

Avevamo appartamenti supervalutati
cucine lucenti per diete dimagranti
auto di lusso dalle crome splendenti,
motori scintillanti per grandi vacanze.

…Tutto è finito in una bolla di sapone.

Siamo circondati da eredi senza averi,
disdette, annulli, ordini mancati.
Tutto è diventato inutile, senza senso,
preludio di un nuovo secolo spento
come questo strano inquieto silenzio

che ci circonda.


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Enea (archivio)

Enea sbarca a Chicago.

Da questo momento ha inizio un viaggio fotografico a Chicago.
Chi vuole ci segua.

Perché uso la particella pronominale “ci” segua ? Perché gli autori di questo viaggio siamo due: io (Enea Anchise) e Turk Meyers.

Turk Mayers è un gentile cittadino di Chicago conosciuto in Face Book durante la quarantena da Corona Virus. A causa degli arresti domiciliari di massa per impedire il diffondersi del virus malefico ebbi molto tempo a disposizione da spendere in Internet (web). Mentre ricercavo, costruivo e correggevo le mie pagine d’Arte qui in Word Press, nell’intervallo di tempo il mio occhio magico per l’indagine d’Arte volle attraverso Face Book cadere su Chicago. Visto che le mie indagini finivano sempre in quella città sconosciuta volli fare in giro ispettivo tra i siti per interrogare, sapere e scoprire.
“Qui non si parla di politica”. Questa frase è nella scheda di partecipazione alla pagina scoprendo che in America non si parla di politica per non finire nella rissa. Il dualismo politico (soluzione pericolosa) scatena le tifoserie, sport che riduce a punkabbestie i tifosi urlanti dagli spalti esprimendo tutta l’anima primitiva quali discendenti dei primate. Quindi meglio tacere perché l’americano è anche ignorante (voce del verbo ignorare) nel senso che non deve sapere. e tra gli insapienti di Chicago ho cercato l’arte e la storia della città come anche la ricerca su Picasso in una città sepolta viva da Corona Virus.

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Foto: Inaugurazione del monumento a Pablo Picasso 15/agosto/1967

La scultura, in Daley Plaza nel Chicago Loop , è di 50 piedi (15,2 m) di altezza e pesa 14 tonnellate. La scultura cubista di Picasso è stata la prima opera pubblica importante nel centro di Chicago.

Premetto che su Chicago, prima d’ora nulla sapevo se non qualche cenno storico assimilato dalla Storia dell’Arte in Italia. Una città abbandonata perché rea confessa di malavita e quindi priva per me d’interesse.

Dopo qualche pagina di lettura F.B. vidi tra le immagini storiche una scultura gigantesca di Pablo Picasso in una piazza della capitale. La cosa mi stuzzicò la voglia di capirne di più, scoprendo che: i cittadini di Chicago vollero issare in omaggio al grande artista scomparso (meno male), una sua papera ingigantita e posizionarla in bella vista in una piazza a lui dedicata dall’amministrazione di Chicago, capitale dell’Illinois State.
Chicago, 2.705. 994 abitanti, la terza metropoli più popolosa degli USA,

Covid a Chicago 2020.

Appena scattò l’allarme sanitario COVID-19 in America, più della metà delle pagine di Face Book entrarono in Black Out in quanto la maggior parte degli americani che ne fanno uso. utilizzano F.B. dal computer dell’ufficio dove lavorano. Restando a casa, il Corona li trovò sprovvisti di computer, di pass legate all’ ID, quindi privi di comunicazioni virtuali. Tutte le trasmissioni social diurne parevano sospese. Un silenzio informatico regna ancora adesso negli Usa.

Gironzolando a vuoto e senza risposte alle mie mille domande, scoprii con meraviglia Turk Meyers – un lavoratore volontario e a rischio – che si stava prodigato coraggiosamente a consegnare cibi caldi ai cittadini asserragliati in casa e che grazie al suo impegno sociale potevano nutrirsi. Turk Meyers restò meravigliato nel vedere la sua città vuota. Scattò le prime immagini al monumento di un noto senatore Repubblicano che presentava i fasci littori come decorazione. Avvicinatolo gli chiesi se poteva fotografare i particolari appassionandolo a scattare altre foto e metterle sulla pagina d’arte ove era iscritto. Dopo previ accordi, continuò a scattare fotografie dal suo Smart nei percorsi di consegna, restando spesso interdetto e affascinato nello scoprire un altra Chicago mai vista prima. Anche se non riceveva i dovuti “mi piace” lo spinsi a proseguire suggerendogli che quelle immagini negli anni avvenire sarebbero divenute uno straordinario documento fotografico /Book) per gli studenti di architettura, pittori, fotografi, sociologi ecc. futuri interessati della città. Seguirlo fu per me un gran bel giro turistico affascinante scoprendolo direttamente da casa mia i particolari di una citta addormentata. Avevo a disposizione un punto privilegiato di osservazione. Una simile occasione non si sarebbe presentata mai più, quindi tutti i giorni andai – e tutt’ora – a guardare cosa ha fotografato di nuovo Turk Mayer.

Sito: https://www.facebook.com/groups/207881226643638

Nel seguire la sua camera scopro Chicago essere una città americana vista senza filtri, una città reale, osservata con occhi umili di chi consegnando cibo resta attonito nel vedere la propria città la prima volta. Turk scopre angoli segreti, flora, fauna, ponti, parcheggi, monumenti, negozi chiusi ecc. e rari esseri umani silenziosamente mascherati in giro per garantire l’assistenza base alla città convalescente.

Fatto conoscenza virtuale, superata la diffidenza americana, era come se insieme a Turk si aggirassero “due fantasmi” nella grande città misteriosa che tanto ha fatto parlare di se nella pagine di politica nera negli anni del proibizionismo (1920 Gangster), come altri fatti di corruzione e sangue nella politica economica moderna. Una cosa ho capito: i cittadini di Chicago nulla sanno della propria città se non il servizio che danno come buoni cittadini per farla funzionare bene. Però c’è da dire anche che, questo difetto urbano è presente in tutte le Metropoli del mondo.

Ora, con Turck, ho coordinato le nostre operazioni dando vita a un programma per un prodotto congiunto,; Turk Mayers si è preso l’incarico di Foto/Reporter, ( lui scatta senza chiedersi nulla, scatta solo a piacere o curiosità per poi guardare a casa il risultato del giorno), io invece osservo le sue foto dall’Italia e se è il caso – perché l’immagine è illuminante, gli chiedo altri dettagli della medesima foto.

Mentre la parte Alta della città possiede geometrie impeccabili, grande ordine e pulizia, la parte Bassa (la più ampia) è molto disadorna a causa dell’economia ristretta cui sono sottoposti molti cittadini periferici. Ma ci sono anche quartieri bassi molto eleganti ed IN. La cosa che mi ha turbato e nel contempo meravigliato, è la presenza di fili elettrici aerei con impianti volanti improvvisati che hanno compiuto almeno 50 anni e senza mai interrarli, dove la corrente elettrica (110 volt) va da palazzo in palazzo creando una giungla di fili che sembrano liane della foresta. Da li nasce la seconda idea che avrà corso, dove i fili della luce saranno gli interpreti della raccolta fotografica “Ironica Concettuale” per dare modo a chi guarda di sentirsi cosmicamente sospesi tra realtà oggettuale e realtà metafisica.

Da ciò nasce questa idea già fattasi copertina:

Turk Mayer & Enea Anchise: copertina

Penso che questa, per me, sia la prima volta dove la copertina nasce prima dell’opera (in pdf ” seguirà la raccolta delle foto ritoccate (da me).

Face Book: Art In Around Chicago Pictures, è la piatta-forma dove Turk & Enea si sono incontrati e conosciuti. Essa ospita altri artisti amatoriali con i quali si è stabilito un rapporto debole, fievole, ma si sa, gli americani sono diffidenti perché la prudenza in America non è mai abbastanza. Da loro, le trappole e le violenze sono sempre in agguato, ma si sa, siamo a Chicago.

Enea Anchise

FiloRossoArt


Poesia cosmica n. 34

“HO RAGIONE IO o TU?”
(Teo-Filosofia Cosmica)

Se il tuo Dio è l’Universo,
non è l’unico Dio esistente.

Se gli Universi sono Immensi
quanti Dei ci sono nello Cosmo
per credere di avere Ragione Tu?

“Ho un Dio tutto per me
e ce n’è uno anche per te.”

Apri e cercalo, ti aspetta, sceglilo:
tu sei quel tuo e suo Universo.

 

 


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Poesia Cosmopolita n. 28

Poesia Cosmopolita in dono @NijiUta_Bota

T-shirt italiana

La Luna era adagiata assonnata sul suo petto come una bimba
addormentata spettinata sopra due soffici dune di terza misura;
stelline e lucciole cromate le facevano corona a di una scritta
e nuvola per cuscino:”Mi piace dormire con te di notte vicina.”

E’ addormentata colei che all’ombra in terrazza sullo sdraio
è protetta da un arcobaleno rinfrescante dopo aver piovuto.


 

Collezionista giapponese di Arcobaleni : 20.800 twt in materia

foto: 虹のうた
ゆっくり消える虹みてて トリコじかけになるCattura

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Poesia cosmca n. 24

Luna, rosa e cormorano
E’ la mia città ad ancorare il porto per non lasciarlo scappare,
lo vuole per ospitare le barche pirate che navigavano di notte,
e come meretrice mi piace stare seduta sulle ginochia dei pirati
inebriare di rum quelli che sanno raccontare fiabe di Spade.

I barcaioli che pescano pesce con i cormorani s’inebriano
di rum giamaicano, e li ascolto sotto la grande Luna bianca;
anch’Ella s’inebria, ascolta con me e sogna; così mi narra
Masahiro Kuwana la twitter giapponese poetessa carina
che ha per icona una Luna una Rosa e un Cormorano.

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