Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico

L’articolo è riblogato da: donnenellastoria by Paola Chirico. L’articolo è da noi   segnalato perchè inerente ad una artista del novecento meritevole (fotografa) anche se, tutto sommato, non ha lasciato molto di se. Ciò è dovuto ad una circostanza interpretativa errata della critica che, all’affermazione della stessa Dora Maar: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”. la frase è stata interpreta-ta erroneamente in senso schiavista e non sindacale, nel senso che, l’artista Dora Maar era una dipendente, aiutante di laboratorio e amministratrice della ditta di quadri e moda, la “Picasso Spa”. Il sospetto che pende sulle 20.000 opere di Picasso e di  altrettante non ancora catalogate, denotano che la “Pablo Picasso Art” era di fatto una Frabbrica e a tutti gli effetti con tanto di dipendenti aventi mansioni di: allievi, disegnatori,  pittori, scultori, ceramisti, decoratori, copisti, tipografi, littografi, ricercatori, critici e poeti, scrittori ecc. Insomma, non aveva niente di diverso dall’atelier del  noto stilista italiano Trussardi o di firme piu prestigiose a monte e in coda dell’Ata Moda.

Per rendere piu”psichica” la produzione artistico/cubista, ai dipendenti non mancavano le droghe ricreative e molti di questi diventarono  “dipendenti”, di cu, la stessa Dora Maar. Da qui nasce il disordine mentale delle mogli, amanti, concubine occasionali, non che, gli stessi dipendenti, e che, arrivati all’astinenza, per non subirte ulteriori umiliazioni personali o professionali si lascieranno moririe in diversi modi non prima di  essere passati attraverso l’esperienza della nascente branca medica :”La Psicologia” e “Psichiatria” responsabile anch’essa di tanta tossico dipendenza europea di quegli anni.

Al momento della rottura sindacale e forse sentimentale (Dora era molto belle e appetibile), nel dopoguerra, negli anni ’50, l’Industria dell’Arte aveva bisogno di materiale didattico e biografico sugli artisti del tempo, materiale inesorabilmente andato perso sotto le bombe della seconda guerra e quindi, si poteva reinventare tutto da capo a piacimento. Dora, consumata la relazione artistica o forse allontanata pert la presenza di una nuova giovane moglie di turno, decise per motivi propri, in vista di un eventuale “successo” imminen storico, di mettersi in proprio. Il mestiere lo conosceva, la curricula nella ditta Picasso era consolidata e quindi presentò al Mercato dell’Arte il suo stile “surrealista”  diversificandolo, elaborandolo alla ricerca di un suo stile inconfondibile. Apre un propio atelier  d’arte sfruttando l’onda favorevole del passato.

Dora Maar

Ma haimè, il “Padrone” delle ditta Picasso fu un poco di buono in passato e uomo dalle maniere brusche. Di Picasso stiamo per accennare al suo passato cancellato in gran parte, rifacendosi la plastica facciale con l’ideologia di sinistra. Ma quel passato non fu  completamente cancellato e quindi, per motivi d’orgoglio spagnolo o perchè particolarmente brutale lìartista, cercò di ostacolare non poco la signora Dora Maar. Forse aveva delle ragioni personali l’artista Picasso a minacciarla? Ogniuno in arte risponde del proprio operato e quindi, la  timorosa Dora Maara, ci lascia alcune foto che la ritraggono con la salopette operaia mentre dipinge  opere  di dubbia fattura picassiana.

Dora-Maar-1955-Studio-Picasso

Come nella scrittura è possibile riconoscer un testo se scritto da una donna o da un uomo, in pittura è la stessa cosa. Nelle collezioni picassiane è facile riconoscere  il tratto pittorico artistico femminile da quello maschile, come quello copista da quello creativo. Ma poco importa al collezionista che compera una firma dell’artista e non l’opera. Questo la Maar lo imparerà a sue spese.

 
Foto: Doda Maar presenta una sua opera: in Ritratto di Alice Toklas, segretaria di Gertrude Stein e spia giudeo/americana in servizio in Francia. Alice Toklas è accreditata dell’Ufficio Anagrafe della California a falsificare i passaporti di agenti americani.


 

L’ARTICOLO:

 

Dora e Picasso si incontrano nel 1936, lei ha 25 anni, lui di anni ne ha 54. Henriette Theodora Markovich (1907-1997) è arrivata da poco a Parigi da Buenos Aires, dove ha vissuto per anni, con la famiglia, padre architetto croato e madre francese. Lei è intelligente, colta, dotata di curiosità intellettuale ed è impegnata […]

e’ consigliabile il Link all’articolo completo : Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico


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Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC

L’articolo merita una attenzione particolare e una lettura attenta in quanto  il ritrovamento dell’opera di Picasso in Spagna, il noto ritratto alla Sua Agente, sua Musa ispiratrice  e forse amante DORA MAAR, ci riporta alla mente che tra le Avanguardie spagnole, e precisamente tra i Cubisti in quell’area geografica del grande quadrilatero  dì bande artistiche spagnole e malavitose barcellonensi, che  i cubisti  avessero da sempre la   loro base logistica per traffici illeciti presso i contrabbandieri Baschi. La provincia di Barcellona,  racchiude un se  il “quadrilatero” della Sezione  Aurea meglio conosciuta come “Session d’Or”, e  dal ritrovamento del quadrodi Dora Maar, pare quella base ancora attiva come l’organizzazione eversiva dei cubisti. Il Link in oggetto (sotto) vi porterà direttamente al Blog di “dimensione C” che vi accoglierà per la lettura e rilettura che creano la storia del mito Picasso.


l’Articolo:

Il ritratto di Dora Maar, detto anche Busto di Donna (Dora Maar), opera di Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), è stato ritrovato. Si tratta del dipinto che l’artista spagnolo realizzò nel 1938 e che raffigura la sua amante di allora, Dora Maar (Parigi, 1907 – 1997), fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata, che faceva parte della collezione […]

Link:  Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC


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I Musei d’Arte MUSEALE

AVANGUARDIE: I suoi sacrilegi.

A parte i quaderni dei Quartieri generali Militari poco accessibili, la Storia chiude sempre i suoi sipari con narrazioni su ciò che è avvenuto nei campi di battaglia indipendentemente se vinte o perse- Ma nulla sappiamo sulle dispute politiche e tranelli che hanno generato le grandi guerre. I Segreti di Stato sono inviolabili è vero, ma se ispettori politico/artistici possiamo immaginare la partita a scacchi avvenuta osservando le opere d’Arte del periodo. Nulla sfugge all’artista sui “disegni” elaborati a doc .

reperto-archeologico-1

La natura dell’Arte è misteriosa, e, lascia sempre per suo vezzo uno spiraglio possibile alle ispezioni. Ne sanno qualcosa gli speleologi che, attraverso un frammento di anfora o un inciso sulla pietra o si di un sarcofago mai profanato, sanno mettere in luce ciò che lo sterminatore volle fare sparire per sempre dalla faccia della terra sul popolo a lui ostile, radendolo al suolo per non lasciare tracce del sacrilegio avvenuto…. ma un frammento resta sempre a testimoniare la bellezza perduta, come se l’Arte, anticipatamente  vuol rendere il “libero arbitrio” assoggettato a un destino.

Con la pazienza e perseveranza speleologa, ci addentreremo nel tempio della letteratura franco-americana, ispezionando Gertrude Stein per cercare di capire nel leggerla,  ciò che di criptato ha nelle proprie opere, lasciandoci, degli artisti narrati, le dinamiche intellettuali che hanno usato per insanguinare l’Europa con tre grandi guerre. Stiamo parlando di un Europa prima che nascesse e che deve chiudere con il passato delle sue “Nazioni”. Un Europa che deve avere il coraggio e la perseveranza di scovare i veri responsabili di tanti crimini avvenuti nel XX° Secolo. A nostro avviso, le opere di Gertrude Stein sono un valido documento storico/politico per ricostruire quegli eventi inquietanti insabbiati, perché anche lei è una delle artefici.

Sfogliando le prime pagine dell’opera “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein e le Autobiografie scritte dalla consorte e convivente Alice B. Toklas (suo amore saffico), le due scrittrici mettono in luce le miserie di un Arte Moderna fondata delle Avanguardie rivelandocele bislacche, posticce e truffaldine, svelandoci anche e, sempre con delicatezza femminile, i dinamismi di morte dell’Arte Classica per intrappolarla in favorire un Arte Moderna poco , convincente , di scuolaa blaudeleriana, “artisti” improvvisatori e Bohemien di dubbia scuola autodidatta e provenienza, come dire: Bruto ebbe la presunzione di sostituire l’imperatore Cesare uccidendolo, ma, arrestato e condannato, l’impero romno continuò sull’onda di Cesare. Questa è la metafora tra Arte maiuscola classica e Arte minuscola moderna di quegli anni.

Infine, per imbrogliare meglio le carte storiche, negli anni ’50 si accatastarono parole su parole e tante e tali da generare una confusione e far sparire tanta miseria intellettuale rivoluzionaria del novecento, eregendo con nuove confabulazioni prosaiche le basi di un Tempio Moderno che affonda le proprie radici nella palude delle proprie performance “concettuali”.

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Dicevano: “Noi DADA siamo l’Anti-Arte”, e per ciò detto, li prendiamo in  seria considerazione. Basterebbe vedere le opere per capire meglio il loro concetto distruttivo. La pretesa di estrapolare l’anima dell’Arte riducendo le opere in “cose” o “roba” a compravendite per collezionisti, non devono poi avere la pretesa di definire appunto quelle loro “cose”  e “robe”, opere d’Arte dal prezzo inestimabile. E’ un po come dire che: “il cacciatore bianco in Africa abbatte un leone e la sua pelle vuole in salotto vicino al caminetto  vantandosi grande cacciatore.” Che il leone sia stato cacciato via dall’Africa, si, è vero, ma a che pro?  Cacciato per averlo mummificato nel proprio Mausoleo di Montmartre o Manhattan dando lustro al nascente Museo spoglio?

Il Mausoleo divenuto Museo d’Arte Moderna e viceversa, è il cimitero naturale delle balene spiaggiate, il cimitero dei mai nati e luogo deputato all’Arte cacciata e mummificata, ambiente in cui l’uomo spirituale ove la sua psiche nutre e vive? L’operazione FiloRossoArt fa una bonifica del terreno inquinato nell’Arte in vista della sua Resurrezione e Liberazione al fine di uscire dalla crisi artistica in cui la veiviamo in cattività, fiera sterilizzata nelle gabbie del Capitale.


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Poesia Cosmica n. 32

Per favore…

Lisa, smettila di torturarti da sola
smettila di suonare la mia melodia
tanto lo so che non ti alleni, lagna!

Invece, mi pensi sempre da quando
ti ho lasciata per quei brutti
miei sospetti.
…Dai scendi.. t’aspetto; però niente capricci
suona da me sulle mie ginocchia ciò che vuoi.

Accomodata alle prime scalette dici:
“Non possiamo ricominciare vero?
La mia vita deve restare una vita da sola?”

Lo mormori e lo ripeti piano notturna
come se una candela tra le nostre labbra
si muovesse appena e i sussurri tace.

Mi ero rannicchiato alla finestra e da Michelle
ebbi il tuo maglione umido d’acqua in spiaggia,
dimenticato, da lei riportato e strizzato.

L’avevi messo sul piano e mi hai detto addio
per cantare con la nuova compagnia dove c’era lui;
una tromba d’oro eccitante negli alti acuti alti.
incantata tu, non ti eri accorta che vi guardavo.

Dicesti poi: “E’ bello, molto bello e gli piacio”

Rapita da incantesimi lo seguisti per mano
portandoti nei suoi sogni. Lo capii quando
il tuo piano ricominciò a suonare di sopra
il nostro brano, ogni giono più piano, fino
a ridurlo in laconico lamento, lento… lento.
Fino a che si è spento.

Cell. Ti chiamo e tu, nodo alla gola,
e senza dirti nulla io prima: ”Eni… mi perdoni?”

…dai scendi.. T’aspetto, però basta capricci.
Suona sulle mie ginocchia ciò che vuoi,
sulla tua schiena il pentagramma scrivo
e mi detti, come sempre, insieme.

 

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Lee Miller: il Quartiere Generale

All’ombra delle Piramidi (2/2)


Avanguardie del ‘900: Agente Lee Miller (fotografa). Al suo Capolavoro

occhio di dorus

Occhio di Horus in Lee

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia.

Negli Hotel d’Egitto sdraiati
Su morbidi cuscini nuziali
Sono rime ascese ai padri
A indicare sulla lingua Del Nilo,
L’occhio nudo di Horus occhio
femminile che deve sapere qual’è

Il palazzo Centrale da dove Seth
Trama tra le mura dell’antica Sirio,
Costellazione in terra non, in cielo,
Porta d’Oriente della Mano Nera
Sigillo di morte dei RE d’Europa.

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Foto di Lee Miller  indica il punto preciso del Quartiere Generale.


Avanguardie del Novecento: Agente Lee Miller (fotografa)

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L’Arte nei testicoli dei Notai.

Arte o Loggia notarile?

Il titolo dell’articolo fortemente provocatorio non è stato dettato dalla presunzione di  prendere alla berlina una categoria importante e dignitosa come  quella notarile, ma da  dal fatto che, nell’indagine in corso sulle Avanguardie che il Blob: FiloRossoArt  sta evidenziando in modo persistente, si presenta agli occhi del ricercatore una strana anomalia di stampo mafioso o testicolare. Intendiamoci, mafioso nel senso di “congrega”, antica parola ebraica che specifica l’adunarsi in preghiera o altro delle famiglie ebraiche.  Mafia, parola di origine ebraica da rimettere in ordine e ridarle la sua originale sacralità. Altrimenti resta quella genealogica “testicolare”: spermatozoi discendenti dalla stesso ceppo di una etnia non contaminata.

Cosa vuol dire questa ingerenza fisiologica nell’Arte e perché?

Salvador_Dalí,_1934_(photo_by_Carl_Van_Vechten)

Picasso un giorno volle presentare Salvador Dalì a Gertrude Stein, giovane pittore da inserire sulla scacchiera mondiale delle Avanguardie ancora in formazione. Parlò di lui in modo favorevole, esaltando le sue doti, la sua grazia e fantasia preparandogli un terreno favorevole , chiedendo un incontro di presentazione ufficiale ai salotti del “Sabato Sera” steiniani. La prima volta Picasso disertò.
Il salotto intellettuale di Gertrude Stein, in pochi anni divenne tanto rinomato da  assumere una straordinaria importanza per i frequentatori di primo piano e di altissimo livello culturale che lo frequentavano. Fenomeno salottiero identico in Italia come quello della rispettabile Signora Camilla Cederna.
Come facevano i commensali a comunicare tra loro visto che erano quasi tutti stranieri e quindi non francesi? Come facevano a comunicare ed intendersi? Ci voleva una lingua comune a tutti per sostenere un insieme di così ampia vastità e alto livello.

La signorina Stein, dei presenti qui sottoscritti nell’allegato suo e anche in tutta l’autobiografia, ci da una lunga lista di partecipanti quali: scrittori, poeti, artisti, politici, militari, spie, scienziati ecc. uomini che hanno fatto la storia e la cultura del Novecento mondiale. In quel suo Salotto, dove tutti i Sabato sera,  parlavano, parlavano e cenavano, probabilmente era una Sinagoga. La lingua comune? L’Aramaico.

Nei salotti bene steniani del “sabato sera” s’impartivano le linee guida da rispettare e i relativi finanziamenti da riceve o elargire. Li, si forgiavano le nuove “correnti” d’arte e nuovi concetti di pensiero,  di propaganda, d’ingerenza politico/culturale, di aggressioni militari, di nuovi futuri governi, ecc; insomma, dalla Stein si potevano incontrare veri e propri Cartelli Cosmopoliti insurrezionalisti Internazionali.
Visti con fede socialista, quei Cartelli si possono definire “reazionari” , ma  “rivoluzionari” se visti con occhio industriale e coloniale;  Cartelli scientifici e progressisti si, ma tutti di fede Capitalista. Da qui, la parola rivoluzione, comincia ad assumere  diversi e vari aspetti non propriamente popolari. Inoltre, la signorina Stein, essendo la progettista e coordinatrice di quella “rivoluzione del 900”, nel suo Ufizio, fu investita di un alto grado religioso da sostenere, quello sacerdotale. Da qui il suo interesse per la magia bianca o nera e i riti religiosi nei quali ella intonava direttamente la preghiera. La Signorina Gertrude Stein, nella sua comunità artistico/ebraica ricopriva il ruolo di “Matriarca Superiora’”. Intorno a se adunava tutti gli agenti femminili e femministe da inserire in una serie di Matriosche (Matriarche minori), non solo; ella poteva officiare la funzione della preghiera sia nel rito della Capanna (rito giallo paglia) come nel Maso (rito nero graffite?), ma non, per esempio, quello del sacrificio delle colombe bianche di pertinenza di Enri Matisse.

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Il Cubismo farà molto uso di questi due colori: Giallo Ocra e Nero Graffite riconoscendosi nei due colori religiosi i Grandi Collezionisti mondiai. Il quegli anni i colori si nominavano con l’aggettivo di riferimento, es: “Verde Smeraldo, Rosso Carminio, Blu di Prussia” ecc. Solo più avanti verrà inventata  la cartella RAL  in Germania (Bauhaus) e la cartella Pantone in America, numerando i colori in codici industriali.
Prima di accettare Salvador Dalì come Adepto nella Congrega Cosmopolita, la Stein ci da un suo pregiudizio molto negativo sugli spagnoli, definendoli fortemente stupidi ed arroganti, uomini che non studiano, con la presunzione di sapere, e non solo, il suo giudizio fu talmente offensivo (a mio avviso) da assegnare comunque l’incarico di Leader del Gruppo Surrealista a Salvador Dalì – incarico sottratto a Joan Mirò “per incapacità” facendo cadere  la scelta  su Salvador Dalì per influenza di Picasso in quanto,  aveva preso in moglie anche Dalì una bella russa: Gala, meno capricciosa di sua moglie Fernanda Olivier (ballerina russa) spostando i suoi interessi politico/artistico/ amorosi su altro asse e futura amata.

Gala

Sulla frivolezza cortigiana e narcisistica di Salvador Dalì , Gala, (moglie/mamma/zia del principino Dalì), proprio perché russo/ebrea, e come tutti i russi,  persona pragmatica e seria ( se non bevono), ed essendo lei astemia, per la Stein  fu una forte garanzia. Da Gala sarebbe stata  puntualmente informata su ogni piccolo spostamento di Salvador Dalì e gli incontri politico /commerciali coi finanziatori  del Surrealismo.  Gala assunse nella Alleanza Artistica Surrealista il grado “First Lady “cosi d’avere  Stein a disposizione un “agente ponte” doppiogiochista nei moti antianarco/socialisti spagnoli e  anticomunisti russi  ed europei, da sconfiggere sul nascere. Picasso presentò Savador Dalì dando come garanzia il fatto di essere figlio di un Notaio. Cosa vuol dire tutto ciò e cosa c’entra con l’Arte essere figlio di un notaio si chiedeva stupìta Gertrude Stein? Vediamolo:

Così ecco cosa è un notaio e i suoi figli, ce ne è sempre uno come da noi i figli dei Pastori, ricordo che Cummings è uno di loro, ma comunque c’è sempre un figlio di notaio, hanno una violenza per la libertà ma non sono mai liberi ecco che cos’è essere un figlio di notaio.
Jan Cocteau lo è, Floch lo era, Bernard Fay lo è, e l’altro giorno c’era qui un mucchio di gente e Marcel Duchamp e qualcuno disse o lui disse che Marcel Duchamp era figlio di un notaio ho dissi io , questo spiega tutto. Tutto disse Marcel e tutti scoppiarono a ridere, ma è vero, e Dalì è figlio di un Notaio e questa è la sua storia.

 

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foto: Marcel Duchap e Salvador Dalì a Cadaques (E).

La prima domanda che ci si pone durante le indagini in corso è la seguente: quale ruolo ha il Notaio nelle massonerie di stato e perché dai loro testicoli discendono i grandi artisti conosciuti in tutto il mondo?…. mha!

Figli di notai ne troveremo ancora a decine e decine tra le fila dei Dada e dell’arte moderna in genere,  come tra i futuristi italiani o come Giuseppe Stella (Jo Stella) nostro referente nelle Avanguardie in America.

Quanto è profondo l’inquinamento notarile nella Storia dell’Arte Occidentale?

Arte o politica?


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