Poesia cosmica n. 7

Stupro

Teste! Si confessi:

“T’amo – disse – Sei mia!”  e nell’esalare
ciò che fu  il suo unico sospiro d’amore,
tra le spire di un abbraccio gigante
mi ritrovai costretta al muro poi a terra.
E al lobo poggiato il labbro, sentii
il respiro bestiale diventare più pesante,
possente, potente, furioso nell’incedere
come da fonda caverna uscito il bestiale
per avvolgermi d’afosa calura quel corpo
teso, indurito, ringhiante animale che…

con colpi di reni nel fondo delle viscere
cercava di sfondare con rantoli e artigli
ferrei sui miei polsi deboli, a terra schienata,
sottoposta a peso, avvertivo lo stupro iniziare
dimenandomi di furie impazzita  ma ristretta.

Sentii uscire dal profondo suo ampio petto
la spaventosa voce  cavernicola: carnivora!
Potente! Bestiale! esalando io dallo spavento
un gemito tremulo come di preda ferita ,
sottomessa a quel taurino mugghiante che
di pene inflittami, cerva urlavo prigioniera
a tanto ardore e passione d’uomo che no sa fare,
e che comunque,  disperato, voleva riversare
col seme nel lavacro del ventre mio, la sua vite;
due volte credo poi più, chetandosi il mio lamento
divenuto placido, accomodante la passione discesa
fino a quando le forze gli vennero a meno.

Denuncialo!
Già fatto.
E’ stato arrestato.

Tra le braccia sue protettrici,  ancor io pulsante
di fremiti interni gli accarezzai il corpo ampio
su di me adagiato per calmarlo privo di forze tese,
reso scolpito e pallido, immobile nella placata fantasia
e bello da vedersi nudo disteso su di me e poi di fianco.
Lo ammirai, lo accarezzai, era divenuto mansueto.

Or condannato, come posso chiedergli perdono.
Mi amava a modo suo, mi amava… e non lo sapevo:
ero l’unica sua esperienza e mia di etera amata.

Non so… non so…
Or quel muggito or mi manca.


 

 

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Poesia cosmica n. 5

Dallo spazio: A Barcellona.


Le città sono fatte di odori;
da qui l’odore del mare sale
si sente con gli occhi in cielo.

Guardate! Guardate come è bello il mare…

Colori, tante lingue, arriva umanità varia
come vari sono i pesci nel mare di Barcellona.

Il cemento si impasta con l’acqua
e l’acqua si cementa a blocchi,
deve essere per questo che qui sotto
ci sono numerose cliniche dentali:
il sorriso qui non manca,
è la cosa più importante.

Si sorride a Barcellona, i denti costano
e i Conto Correnti postali si svuotano.

Reina Isabella ancora qui sul mare
sei lembo di vestaglia a fiori tra le vie,
dedali senza entrate e a uscire si spinge:
così dice Franca Massaiu che parla e canta
ad orecchio dal rosone della Cattedrale.

Poetessa, non vuole più self specchianti,
mi chiama al cellulare: “Enea, sei tu?
Volevo sentire la tua voce, mi basta.”

“Poetessa, ti vedo presso la macelleria:
comperi carne vero? Alza gli occhi al cielo
e guardami… vedo i tuoi seni scollati da qui,
coprili con la mano, ti fanno più bello il volto
da ritrarre in estasi al cielo rivolto.

Barcellona: riso, sorriso costoso e carne:
niente pesce intorno, non c’è più mare.

 

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