Il Settimo Sigillo: LA SFIDA

 IL SETTIMO SIGILLO

Foto: Partita a scacchi tra Antonius e la Morte.

bergman


Il sigillo apocalitico di Ingmar Bergman

La questione dei ” Sigilli dell’Apocalisse”, in arte, è stata trattata da diversi autori ed  artisti  e mi riprometto di perseguire le tracce una per una fino a svelarne l’intera collezione di Sigilli e l’interpretazione del loro mistero intrinseco.
Interessante è l’accostamento che propongo nelle due immagini del testo: la prima è del noto regista svedese Ingmar Bergman (ebreo) noto con l’opera artistica della filmologia svedese: ” Il Settimo Sigillo” ; la seconda è l’immagine della nota partita a scacchi in cui Marcel Douchamp (ebreo) sfida contro il suo grande enigma: La Sposa mesa a nudo.

La partita a scacchi è un emblematico rito e segno velato di schemi, essa intreccia i due giocatori ad un unico filo conduttore: impossessarsi essi dei Sigilli attraverso una sfida, come se, nulla ci è gratuito dalle divinità, e quindi, non essendo gli ebrei inclini alla Grazia ma interessati più alla Ragione, ciò che vogliono lo devono conquistare legalizzando la conquista con l’onore dell’intelligenza o del danaro. Per la cultura ebraica, “bene o nel male” tutto va conquistato elaborando stratagie e accerchiamenti vincolanti  o feroci battaglie di annientamento.

Scacchi perché? Perché il gioco degli scacchi è la simulazione di una guerra, un gioco  pianificatore d’intelligenza militare.

Ciò denota che, i Vangeli cristiani, di cui gli ebrei snobbano la veridicità, in realtà, a questi, dedicano molta attenzione, rispetto e lettura. Studiati, ed eseguiti alla lettera, i 4  Evangelisti (Luca, Paolo, Giovanni, Matteo), descrivono le visioni profetiche in modo particolareggiato, dedicando a questi gli studiosi piu accaninti e attenzione all’opera di Giovanni, l’Evangelista, il quale, fu  messo a conoscenza dei  misteri dell’avvenire direttamente dal Maestro Gesù detto il Cristo. I Savi sanno  che dentro i sigilli di Giovanni c’è la tutta la storia avvenire dell’umanità, e che, per governarla, i confratelli devono assolutamente venirne a conoscenza anticipatamente di cosa e come avverrà.

Come svelare il segreto dei sigilli?

Gli ebrei, non avendo per dogma l’anima, come guida spirituale si affidano alla sensibilità dei sogni o alle visioni degli artisti (poeti scrittori, musicisti, pittori, ecc.) sperando che abbiano ancora in loro quel poco di ‘anima immortale perduta nella Genesi e aggiungere attraverso quelle vision la giusta direzione per condurre l’umanità un Futuro divino. Quindi, se nella cultura  d’Occidente greco/romana i Vate e le Sibilla sono per Grazia Divina i “veggenti”  del Destino (Fato) umano, il non interpretarlo per iscritto nei Miti, i pagani distinguono le proprie visioni  con pronostici più esatti rispetto altre profezie di altri popoli surclassandole in  varietà, lucidità perfezione visiva. Gli studiosi ebrei eclettici, per avere una visione completa delle proprie “profezie” spesso uniscono più dettagli visionari per avere un “quadro” completo o specifico. Ciò permetterà ai futurologi (pronostoci)  ebrei, di gestire la storia dell’umanità nella direzione ritenuta piu consone a favore dei propri interessi politici, senza fare errori.

Bergman e la morte -set film

Alla domanda della Morte – nel 7° sigillo di Bergman –  “Non credi che sarebbe meglio morire?”  il Cavaliere gli risponde di attendere ancora un poco perché l’ignoto lo atterrisce e che vorrebbe avere prima  la certezza dell’esistenza di Dio’  in quanto, se Dio non esistesse l’intera esistenza dopo la Morte sarebbe un vuoto senza fine.
In questa risposta del Cavaliere alla Morte, egli manifesta tutto il dramma culturale degli ebrei durante gli ultimi anni di vita, ma la testardaggine nel portare a buon fine le grandi decisioni d’impresa intrapprese altrimenti impossibili impossibili e vane l’averle sostenute. A quale costo? La Morte:“Meglio morire piuttosto che…” Ecco aprirsi il settimo sigillo di Ingmar Bergman, la sua risposta è depositata nel film.


Il sigillo del <Grande Vetro>

duchamp e il nudo

I temi del Messia, del Sigillo e della Apocalisse, in Duchamp è spesso presente perchè essendo ebeo Giacobbino, la sfida  che lui lancia alla sua Musa misteriosa, (o morte), accettando quella sfida Duschamp avrebbe dovuto – se vincente. aprire il sigillo al Grande Vetro.
Ciò non avvenne. Le modifiche apportate dopo tale rito magico non furono gradite alla Musa. Il Vetro cadde, si ruppe. Duchamp non lo ritoccò mai più. Egli riconoscerà nelle schegge impresse nel capolavoro, la volontà messianica del contenuto in ciò che diverrà la separazione terrena e aerea vedendo sottostante alla Sposa celeste la mappatura agricola in alta quota. Quindi l’oggetto dei suoi desideri (Sposa Diva) sarebbe stata rimandata ad una generazione futura di artisti capaci di entrare nello pazio col consenso divino: gli spazialisti.

Il segnale fu che non sarebbe stato lui  lo sciamano che avrebbe divelto il sigillo dello spazio, e che la sua opera andava collocata dopo l’avvenuta apertuta del Sigillo spaziale.

Dal 1911/13 quando a Duchamp venne assegnato (per sua scelta) i servizi di approvigionamento militare per gli americani dall’ Argentina, egli si trasferì per due anni alla logistica di rifornimenti per la Grande Guerraeuropea (14/18). In quella occasione Duchamp sfiorò per un soffio l’incontro con lo” sciamano scalzo” che avrebbe avuto la grazia del più importante Sigilli: Aprire lo Spazio.

Quel ricercare ostinato di Duchamp, nel bisogno di collocare la sua opera principe “Fontana” all’interno del Vetro come tanti altri readymade e dargli una funzione metafisica degna a quel  meccanismo infernale, non gli riuscì mai di  capirne il nesso eodove inserirla. Fermarsi in tempo gli fu grazia divina per non dissacrare la sua più grande opera alchemica dopo le istruzioni esoteriche ricevute dal filosofo alchemico italiano e Gran Maestro: Julio Evola. prendendo la sue opere un taglio metafisico.

L’artista designato a quel sigillo spaziale  in Argentina si rivelerà essere Lucio Fantana che all’età di 11 anni era già immigrato in Italia per studi. Figlio di Lucia Bottini (italo svizzera) e di Luigi Fontana, la famiglia era di origine italiana. Il padre Luigi Fontana, fu scultore funerario e monumentale di successo in Argentina . Lucio Fontana nel 1917 si arruolerà nell’esercito e prenderà parte alla Prima Guerra mondiale mentre Duchamp presentava il pisciatoio in ceramica dal titolo: Fontana.
L’area nella quale opererà con successo Lucio Fontana sarà lungo la strada Varesina in italia che collega Milano_Varese dove Lucio Fontana polarizzerà la sua attenzione anche alle ceramiche forate. Quella strada diventerà il teatro di straordinarie manifestazioni metafisiche dell’Arte Contemporanea, tema in parte già svolto nell’articolo sul readymade Underwood.

Fin dal principio della sua carriera artistica Duchamp aveva una certa propensione feticista verso le scarpe nuove e belle, raffinate, a punta, munite di tacchetto alto, ma mai abbinò quel feticismo con il segnale cosmico d’Arte: il suo antagonista avrebbe avuto a che fare anche lui con le scarpe. Duchamp andò fuori pista nelle ricerca del piccolo sciamano  perchè avrebbe dovuto cercare lo “sciamano calzato scalzo” in un territorio non molto popoloso ma ancora parzialmente abitato da Indios e immigrati poverissimi.

Come un induista, anche Douchamp avrebbe dovuto cercare il suo Daila Lama minore, colui che avesse il potere di aprire le “Porte Universali”, mistero alchemico che dava senso alla Sposa  del Grande Vetro: “ascesa ai cieli dai suoi scapoli anche”.

Quel bambino scalzo si rivelerà essere poi Lucio Fontana. Lucio era  lo sciamano che alle inaugurazioni d’Arte Spazialista, porterà nascostamente per rito, le scarpe senza calze. Quello era un segnale sciamanico. Ma qui si sta parlando d’Arte maiuscola,  argomento che riprenderemo dopo aver decriptato tutti “pezzi” della scacchiera duchampiana.

Licio Fontana: “Si può entrare nello Spazio
Due anni dopo Gagarin entrava nello spazio.

lucio-fontana-taglio-tela

FiloRossoArt


home page : Duchamp

Lascia un commento