ready made – le mosse invisibili

Le Mosse invisibili”

il ready made

Nella Storia dell’Arte, Marcel Duchamp ce lo presentano, e ce lo insegnano, come l’Artista che ha rivoluzionato concettualmente le sorti dell’Arte nel XX secolo imprimendo una svolta radicale straordinaria.

Dopo una attenta ricerca sull’artista scopriamo da parte della maggioranza degli addetti ai lavori un coro univoco osannante l’artista con le stesse medesime informazioni e in tutto il modo. Ciò fa pensare che, il materiale su Duchamp sia veramente scarno a causa del suo ritiro prematuro dal mondo dell’arte.

Chi è veramente Marcel Duchamp?

Scheda dell’artista tratta da Wikypedia: nato come Marcel Villon. nato a Blainville – Crevon, il 28 luglio 1887; muore a Neuilly su Seine il 2 0ttobre 1968. E stato un pittore, scultore, e scacchista francese naturalizzato statunitense nel 1955. Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo e diede poi inizio all’arte concettuale ideando il ready-made e l’assemblaggio.

Mossa n. 1 “Io non sono un artista”

Ciò che spicca maggiormente nelle indagini su Duchamp e che tutti concordano, sono le scarne nozioni biografiche ripetute alla nausea. Eppure il suo nome è sulla bocca di tutti gli insegnanti europei esaltandolo come il “gran artista” e inventore dell’arte moderna. Se fosse vero, vero il fatto che sia cosi geniale, dovremmo avere a disposizione molto materiale intellettuale dell’artista e molte opere come tutti gli artisti geniali addetti alle arti. Riscontriamo invece su di lui, un limitate di tutto ciò.

Scopriamo però, a suo vantaggio, che si sino scritte milioni di pagine sulle singola  interpretazioni delle sue opere, quindi, che fa Gran Maestro Marcel Duchamp sono le deduzioni e le tesi che ruotano intorno in suo nome, ma con questo vizio del Culto, vizio costatante della Cultura, pare Marcel Duchamp essere diventato l’opera d’Arte fattasi uomo.

Per me che ho conseguito gli studi d’Arte anni addietro presso una nota accademia artistica milanese, la cosa non mi ha mai convinto abbastanza e credo nemmeno l’accademia stessa. Infatti, i musei italiani sono molto restii ad acquistare certi “capolavori” d’Arte Moderna in quanto il prodotto non corrisponde al fatturato. Prudenza giustificata?

Credo proprio di si, in quanto, il nostro “concetto” d’Arte in Italia è chiaro e limpido,  supportato e consolidato con più di 2.500 anni di Storia dell’Arte quindi, non siamo soggetti a concetti di matrice critica ed intellettuale, ne industriale perché non abbiamo mai trovato nessun critico d’Arte capace di convincerci a sufficienza. Il prodotto d’arte moderna va catalogato nel suo tempo rivoluzionario nei suoi processi industri; infatti, lo stesso Pablo Picasso convincerà l’enigmatica Gertrude Stein alla serialità del prodotto d’Arte per renderlo commercialmente divulgabile su scala internazionale raggiungendo più collezionisti e soddisfare la macchina capitalista utilizzando l’Arte, tema che verrà ripreso più avanti da Andy Warold con la creazioni di immagini prodotte con processi industriali da divulgare commerciale anche a collezionisti minori e riproducibili  industrialmente grazie all’ausilio di programmi potenti come Photoshop e con future stampanti digitali a colori ancora nascoste ai futuri consumatori d’arte. (Arte Pop)

  Per questo mio modo “retrospettivo” di vedere le cose non ebbi vita facile, marcandomi dietrologo. Dietrologo è un termine offensivo al limite del dispregiativo, sinonimo di diffidenza maniacale come se in ogni cosa che si produca  ci sia sempre un “dietro” invisibile che la animi trami scontrandomi più volte con l’insegnante Jole De Sanna che di Marcello Duchamp era la paladina protettrice in quanto, se avesse appurato le mie ricerche in Arte vere, le sarebbe caduta l’intera impalcature della propria laurea conseguita presso l’Università Statale di Milano che di Lauro le aveva cinto il capo.

Davanti a una professoressa e per giunta giovanissima e laureata, a un allievo conviene sempre tacere, stare zitto! E per quanto ella fosse, come professoressa, amabile al limite dell’adorabile, i suoi bocconi li ritenevo amari e indigesti ripromettendomi un giorno di sbrogliare la matassa di Arianna, non per meglio uccidere il Minotauro che mi è sempre stato simpatico anche se tenebroso, ma capire perché Perseo una volta asservito la principessa decise di esiliare su un isola infelice come se il premio non valesse piu di tanto.

Maschilismo? Sessismo? Niente di tutto ciò, la logica di tale Mito è depositaria nell’Arte.

Col tempo, ci volle Internet per addentrarmi nel complesso labirinto culturale mondiale. Esso si presentava simile al palazzo di Cnosso dove con poco ti perdi, e per non fare ciò, il filo di Arianna lo trovai arma letale per affrontare un misterioso e tenebroso Minotauro, invisibile come il senso di Marcel Duchamp.

Nasce l’idea di FiloRossoArt, collaudato ispettore d’arte, politica e amante della Storia d’Europa, che per cercare di ricucire i tessuti sfilacciati europei in vista di una nuova nazion, sento il bisogno di rimettere in ordine i passi piu vistisamente redi invisibili negandoci la Storia dei nostri orrori.

 Forse perchè internet non mi era ancora accessibile, e l’Arte italiana faceva fatica uscire dal retaggio passato, la mia indagine in merito ebbe una forte battuta d’arresto durata fino l’anno 1991 quando durane il Desert Storm, si rivelò la “Mossa Invisibile” per eccellenza che M. Duchamp cercava disperatamente d’interpretare col Grande Vetro senza mai riuscirci. D’altra parte, il suo superiore e Gran Maestro, lo aveva avvertito che certe profezie l’artista non le avrebbe mai viste realizzate fin dopo la morte. Forse è per ciò che smise di indagare.

Chi era quel Poeta? Dove si nascondeva? E dove era possibile incontrarlo?

Duchamp, pittore, ottimo stratega, campione di scacchi, all’inizio della sua carriera decise di asservire la Patria francese utilizzando l’Arte non come arma di difesa ma d’offesa.

E’ risaputo che i militari hanno sempre utilizzato l’Arte come un arma “offensiva”, arte che si è prestata spesso come vettore di codici cifrati, Duchamp la richiamò in causa asservendosene. Anche i poeti in passato furono arruolati per comporre messaggi criptati durante le operazioni belliche (vedi Montale, Quasimodo, Carducci, Alfieri e  altri) mettendoci in guardia gli stessi poeti attraverso i codici mimetizzati nelle opere loro, allertando sulla pericolosità degli eventi imminenti, oppure, dopo i fatti, svelarci velatamente le responsabilità di mandanti e massacratori bellici da far giudicare ai posteri. (vedi: l’ Adelchi, i Promessi Sposi, La Commedia, ecc.)

“E’ per una ragione di stato” si dice negli ambienti militari, ma, mai è trapelato alla Storia una sola chiave di lettura sana per interpretare o decodificare tali messaggi sublimati. Tutto restava avvolto nel mistero o nell’invisibile.

Per avere messaggi sempre piu difficili da decodificare, si cimentò nelle strategie anche la letteratura, alleggerendo il lavoro dei poeti e pittori.

Fare un ritratto di un Ministro Ombra o di un Alto Ufficiale o Cortigiano, o responsabile di governo, era per i militari un boccone ambito avere una copia del viso dei nemici, quindi, per secoli ci fu un mercato proficuo per gli artisti “venduti”: fare molteplici copie del volto dei sovrani commissionati da disseminare in tutti gli eserciti che ne facevano richiesta.

Scoperto l’inganno, si sviluppò il mercato del falso. Per vincerlo e rendere veritiere le opere, ci voleva un Ordine segretato di artisti capaci di passare i ritratti originali ai complotti cui appartenevano. Quei giurati erano preparati nelle accademie dagli stessi Massoni.

Sto parlando di tempi in cui la macchina fotografica non aveva fatto ancora la sua comparsa; avvenuta in seguito. Al suo straordinario avvento, l’interesse strategico si riversò verso le nuove tecnologie grafiche arricchendo le comunicazioni di massa di nuovi modi e concetti di fare Arte.

Quindi la guerra moderna aveva bisogno di arti moderne, nuovi stili espressivi per continuare a mimetizzare le informazioni sublimate, e, tra questi, l’economia moderna pose i suoi occhi sulle opere d’arte incomprensibili per nascondere meglio i piani eversivi in materia di finanziamenti occulti, illegali. L’arte divenne prigioniera del capitale, anzi il Capitale stesso.

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