“DADA” : VENDETTA

romanov

Titolo: “Sacrilegio DADA”

“L’immagine raffigura la bella granduchessa fanciulla, Anastasija Nikolaevna Romanova candidata a diventare la Zarina di Russia, barbaramente trucidata da un complotto Dadaista Aschenazita  fucilata con l’intera sua famiglia reale : Zar Nicola II Romanov.”

DADA o Dadaismo è una tendenza culturale nata a Zurigo-Svizzera durante i motti della Grande Guerra 1914/18. Tale corrente si sviluppò tra il 1916/20. La loro sede logistica fu il Cabaret Voltair in Zurigo. La Svizzera un giorno dovrà svuotare il sacco e narrare molte malefatte proprie come le convivenze e i finanziamenti ai danni dell’Europa nel 1900.

Chi erano i DADA e cosa significava quel nome?


Tutti gli “adepti artisti” del gruppo DADA si sono sempre preoccupati di nascondere l’origine del nome tergiversando volutamente in giustificazioni non appropriate, altrimenti, veniva a meno la copertura artistica di cui godevano in quanto, tra loro, non c’era un solo artista  capace di fare un cerchio con la matita. Bisognava tenerlo nascosto.

Dada era un gruppo di insurrezionalisti e quindi si comportavano come tali o come tutte le Avanguardie di un qualsiasi esercito irregolare, il loro compito era tramare. Ma se erano delle avanguardie militari e militanti, e ritenendosi internazionalisti, per conto di quale esercito esercitavano l’ opera di penetrazione internazionale?

Su DADA ne hanno dette di ogni e ancor più sull’origine della parola stessa: ad esempio, sorteggiato dal vocabolario, cavallucci, giocattoli, parola russa e rumena (da-da = si-si) ecc.

La voce ufficiale di Wikypedia cosi descrive la sua nascita:  L’origine della parola Dada non è chiara; esistono varie interpretazioni e vari fatti collegati con la scelta del nome. Tristan Tzara definì il termine come un “non senso”. Hans Richter ne sostiene la derivazione dall’uso frequente della parola da (sì in russo e rumeno). Domenique Noguez, docente di Estetica della letteratura e del cinema alla Sorbona ipotizzò che l’origine del   termine fosse in rapporto con in russo Lenin  (incluso a Tzara e JamesJoyce in Travesties di Tom Stoppard) in quanto probabile frequentatore del Cabaret Voltaire. In ogni caso, volendolo tradurre letteralmente, in russo significa due volte sì; in tedesco due volte là; in italiano e francese costituisce una delle prime parole che i bambini pronunciano, e con la quale essi indicano tutto: dal giocattolo alle persone.

La versione ufficiale purtroppo non è mai stata scandagliata a fondo come si doveva, in quanto, mancava in quella “rosa di nomi”  quello più inquietante, quello del progettista e fondatore del dadaismo: Marcel Duchamp, il giocatore dalle “mosse invisibili”. 

Ora, gli storici dell’arte devono avere la cortezza di aprire il loro sapere in materia di Marcel Duchamp e seguire attentamente lo sviluppo delle indagini in corso. La versione ufficiale del nome DADA resterà tale fini allo svolgimento totale del tema d’Arte delle Avanguardie, assumendo pian piano tutta la tragicità che la Storia extra artistica ci svelerà dentro le pagine insanguinate della politica europea del XX secolo. Dada e il suono della mitragliatrice,  segreta arma di distruzione di massa americana.

DADA! DADADA DADADA DADADADADADADA

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PRIMA E DOPO

Hunt for missing Romanov treasures

Le armi del plotone:

una  Browning M1900  fabbricazione americana
una Browning  M1906, fabbricazione americana
due Colt M1911, fabbricazione americana
due Mauser C96, fabbricazione tedesca
una Smith & Wesson  fabbricazione americana
sette Nagant M1895 di fabbricazione belga e russa (7…?)

Le pistole utilizzate sono tutte di fabbriche di noti  Cosmopoliti Occidentali. I colpi sparati in basso denotano che i prigionieri venivano decimati in ginocchio o finiti brutalmente mentre si accasciavano moribondi infierendo brutalmente. La matrice di queste fucilazioni non sono di stile militare ma malavitosa o gangster.
A giudicare dallo sbriciolamento del muro non è possibile quantificare il numero dei caricatori utilizzati. Dalle impronte lasciate sul muro non sono da escludere anche i fucili. Quella stanza ha tutti i segnali di essere stata una camera della morte utilizzata per diverse fucilazioni a seguire.

Si narra

Le istruzioni erano di parcheggiare il più possibile nei pressi dell’entrata del piano seminterrato della struttura e di mantenere acceso il motore così da mascherare ulteriormente il suono degli spari. Jurovskij e Pavel Medvedev raccolsero 14 pistole da usare quella notte, comprese.
La notte tra il 16 e il 17 luglio, alle 11 di sera, Jurovskij chiamò il suo assistente Medvedev e gli diede le seguenti disposizioni: “raccogliere 11 revolver dai soldati della casa; avvisare il corpo di guardia della casa di non allarmarsi, se avesse udito degli spari.”

continua:


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