kiki scheda personale
Kiki de Montparnasse o semplicemente Kiki , (di origine ebrea) , nome anagrafico Alice Ernestine Prin, nasce il 2 ottobre 1901 a Châtillon-sur-Seine ( Côte-d’Or ) muore il 23 marzo 1953 a Parigi.
Figlia illegittima, Alice E. Prin crebbe in grande povertà presso la nonna materna. All’età di dodici anni scappò da Châtillon alla volta di Parigi per riunirsi a sua madre Marie Prin, linotipista. A tredici anni, scolara svogliata e indisciplinata, la madre disperata l’avvia al lavoro come piccola apprendista: pinzatrice, fioraia, lavabottiglie presso Félix Potin e screwer di ali di aeroplano. Qui si avviene un incontro segreto: un ingaggio che durerà tutta la vita.
Nel 1917 si specializzerà da un fornaio in piazza Saint-Georges (Parigi 9 e ). Ribellatasi ai maltrattamenti subiti verrà licenziata. Si ricicla posando di nascosto presso lo studio di uno scultore. La madre venuta a sapere sui facili guadagni, la segue e la trova nuda in posa presso lo studio di uno scultore dove le pianta una sceneggiata di rimproveri e, vista la sfrontatezza della figliola irrequieta che si opponeva con strilli ad ogni ordine materno, la madre l’abbandona sedutastante nello studio dell’artista col divieto di tornare a casa nonostante l’inverno rigido e la giovane età della ragazzina. L’artista scultore sapendosi responsabile, la ospiterà in studio qualche giorno dove conoscerà altri artisti. Vista la malaparata, la furbetta Kiki comincerà a farsi ospitare di letto in letto scaldandosi ospite, nutrendosi con quel poco che il cliente permetteva. Tra quegli artisti occasionali, in primavera, ll pittore Chaïm Soutine s’innamorerà di lei ospitandola e cercarle una collocazione adottiva.
Nel 1918 si stabilisce presso la famiglia di un giovane pittore ebreo polacco Maurice Mendjizki di anni 23 circa. (A questi verrà dedicato il futuro museo Mendjisky sull’ Écoles de Paris creato da suo figlio Serge Mendjisky, oggi chiuso per ragioni economiche.
Maurice Mendjisky, giovanissimo, nel 1906 faceva già parte del “gruppo di fuoco” delle Avanguardie parigine: esporrà al Georges Petit nel 1912. La prefazione al catalogo è di André Salmon già inquilino al Bateau-Lavoir di Pablo Picasso.
Maurice Mendjizki trasferitosi a Montparnasse presso lo Studio Bateau-Lavoir, presenterà Kiki a Léopold Zborowski , uno dei grandi commercianti d’arte dell’epoca. Kiki conoscerà Amedeo Modigliani , Pablo Picasso , Auguste Renoir , Jacob e tutta la banda del Battello e gli artisti di Montparnasse.
Kiki è il soprannome che Alice Ernestina adotterà nell’allegra compagnia di vita notturna a diventando in breve “la Regina” di Montparnasse sia per fama che per le sue doti amatoriali, spiritosa e di grande compagnia. Fu modella e musa ispiratrice di pittori, fotografi e poeti; amante di artisti che diverranno famosi, ma fu anche cantante, ballerina, direttrice di cabaret, pittrice, attrice cinematografica nel periodo di pace a cavallo delle due guerre (1921-1939)

Kiki posa per tutti i pittori come anche per il giapponese Tsugouharu Foujita il cui “Nudo disteso sulla tela di Jouy” sarà l’evento del Salon d’Automne del 1922 e che ufficializzerà l’artista giapponese di far parte del gruppo di fuoco di Montparnasse diventando amante fisso dell’allegra Kiki, la quale lo istruirà. Kiki adotterà il modernissimo taglio a “caschetto” in uso presso i ragazzi giapponesi, (Ma senza i tirabaci del parrucchiere Antoine). Il “caschetto”imperverserà nella moda negli anni venti come in America e che verrà rivaluto dopo anni anche dallo stilista “Vergottini”. Gli occhi sottolineati abbondantemente con il kohl, le labbra dipinte di rosso vivo e il pseudonimo di Kiki ultimano la sua estetica permanete.
Foto: I tre assi femminili di un “Poker” o “Full” senza fine, by Man Ray 1923.
Kiki de Montparnasse, Peggy Guggenheim, Clotilde Vail e Louis Aragon in Paradiso.
Nel 1921 Kiki divenne da subito la compagna e modella preferita di Man Ray che trovò il suo fisico “dalla testa ai piedi, impeccabile”. La presentò agli ufficiali dadaisti Tristan Tzara , Francis Picabia e ai Surrealisti Louis Aragon , André Breton , Paul Éluard , Max Ernst e Philippe Soupault. In quella frase di Man Ray “dalla testa ai piedi, impeccabile” evidenziava il suo stupore fotografico nel già fatto “ready made” di none Kiki. Quel suo corpo acerbo evidenziava tutto il futuro estetico del mondo femminile futuro americano.
Man Ray in Kiki aveva trovato casualmente tutto, ma proprio tutto insieme e pronto all’uso in ciò che l’America aveva bisogno per uscire dal provincialismo e primeggiare nel mondo delle mode e sotto l’insegna della Libertà. L’America doveva lanciare il nuovo “Stile di Vita” disinibito, una nuova moda sexy, leggera, libera e spensierata che attirasse con le sue sirene discografiche (grammofono) i giovani imprenditori e gli scienziati che accompagnassero gli anni Venti e Trenta con nuovi stili musicali, una nuova donna libera e da Bordelli Jazz (ex Saloon) espressione di spensieratezza, lussuria depravazione all’insegna del divertimento smodato. Cocaina, alcool, bische in un unico stile americano: il Charleston, spopolò in tutto il mondo occidentale. Lo style Charleston che prende il nome dalla città Charleston, in particolare nell’elegante Quartiere Francese nel distretto di Battery. Chicago, città americana ebraica dalle trame oscure finanziarie, belle Pupe e alcol ne fece la bandiera ufficiale del divertimento durante il periodo del “Proibizionismo” .
Kiki aveva squarciato il velo sacro del Tempio di Gerusalemme, dove la donna mutandona e sottanona dal cappellino sottovaso e piumaggi, obbligatorio nei locali pubblici, quel suo corpo avvolto nell’ingenuità virginea Kiki pareva uscire dalla stanza da bagno come una Veneree ancora svestita pronta per scendere in strada a comperare ciò che gli abbisogna e risalire in casa alle faccende sospese accomodandosi svestita sul sofà a limarsi le unghiette coperta della sola sottoveste, indumento femminile di raso o seta che sia che diverrà la bandiera della vera liberazione della donna moderna costretta dai barbudos Judei e santoni Cristiani, severi nel giudicare male le donne, dando all’ebraismo femminile industriale uno scatto rivoluzionario verso la libertà del corpo ipnotico femminile in ciò che gli abbisognava per emancipare un Arte della quale le Grazie non si sono risparmiate in nulla nel rivestire in meglio il povero corpo oppresso delle lavoratrici industriali Retroguardie sfruttate per la guerra.

Kiki sulla propria pelle, alcune volte maliziosamente o provocatoriamente esaltava la propria libertà sessuale di andare a letto con chi le pareva o piacesse meritandosi il titolo “Regina”. Ciò faceva ingelosire il fotografo Man Ray, ma era un titolo onorifico che si donava alle migliori amanti e prostitute del regno di Francia.
Man Ray conobbe Kiki quando indispettita dagli insulti allusivi ricevuti dal cameriere, spalancava le gambe nude esponendo del suo punto intimo la pelle depilata del tutto.
Man Ray, appena la vide – in quella situazione imbarazzante – con uno scatto fotografico aveva fatto centro esportando in America nelle agenzie FASHION il futuro costume scostumato della donna libera e moderna, rinnovandone con classe e leggerezza il personaggio senza che Kiki sapesse niente, mentre Man Ray innamoratosene perduta-mente, altro da lei apprese segretamente osservandola, arrivando oggi per capire meglio l’origine del nostro presente.
Quadri? Sculture? Poemi? Letterature artistiche ed erotiche in onore di chi? delle donne?
Kiki aveva capito fin da bambina i desideri nascosti degli uomini verso le “Reginelle” dell’erotismo. A lei bastò spogliarsi del cappellino e, dei capelli di troppo, come degli inutili vestiti per spalancare le soglie sbarrate alla Storia dell’Arte e farla girare velocemente come una trottolina da una rivoluzionaria autodidatta incosciente alla quale non fu mai riconosciuto alcun titolo d’Arte.
Kiki divenne la Pupa delle Pupe e allegra collaboratrice dei suoi “Gangster Art” preferiti.
la ricerca continua..
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