Kiki e Man Ray primo incontro

Man Ray lascia l’America e arriva a Parigi IL CAPPELLINO

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Man Ray agente secreto americano arrivato a Parigi da qualche giorno, entrato in un locale parigino (Birreria) per una consumazione breve, fu testimone di uno scontro  verbale tra  una “gentile” signorina  e il cameriere, il quale, invitava la signorina Alice ( futura Kiki)  ad abbandonare il proprio onorato locale per l’atteggiamento scandaloso di lei. La giovane ragazza inscenò una piazzata contro il cameriere asserendo  che non avrebbe abbandonato il locale dopo un simile trattamento, volendo spiegazioni sul disprezzo nei suoi confronti. Il cameriere rispose seccato che nel suo onorato locale erano interdette le puttane! Infuriata, la signorina Kiki chiese immediate e pubbliche scuse: “Cosa le fa pensare che io sia una puttana?” Il cameriere in tutta solennità pinguina le rispose:  ” Signorina, lei non porta alcun cappellino e quindi…”. Prontamente Kiki preso il  cappellino  dal capo dell’amica, accomodatolo in testa, tiratasi su la sottana, si accomodò scomposta portando un piede su di una sedia vicina l’altra gamba sul tavolino mettendo in bella vista la propria patatina depilata e priva di mutandine, e, di risposta: “Egregio signore, ora col cappellino le sembro meno puttana?”.

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Foto: 1 -Le Moulin de la Galette   2-  Parapioggia  by Pierre Auguste Renoir

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Per il fotografo Man Ray fu un colpo di fulmine, immortalando la posa,  innamorandosene immediatamente è perdutamente. Per sei anni la vorrà sua modella preferita e amante prediletta finendo quel pomeriggio stesso a letto insieme. Ma  a causa del carattere indipendente di KIKI, ghiotta di erotismo, arrivò a farsi strada la gelosia e quindi Man Ray, non solo la sgridava  pubblicamente – se troppo osè – ma la gelosia lo portò a picchiarla anche in pubblico a causa di quella sua dissolutezza erotica  indipendente:  ” Puttana va bene, ma solo con me!”. KIKI, rivendicando il proprio orgoglio e rispetto alla indipendenza, di risposta lo prendeva a calci e borsettate, tornando a casa insieme a braccetto.

                                                                                                                                     foto: Kiki – La robe rouge-1933 by Moïse Kisling

Kiki ai tempi del cappellino

Man Ray, reporter, cosa scoprì in KIKI che le altre modelle non possedevano ancora? Le-Violon-dIngres KIKI. Regima di Montparnassse

Modella e Musa di tanti fotografi e artisti del quartiere Montparnasse,  Kiki resterà un personaggio storico memorabile offrendoci il massimo del suo splendore erotico in perfor-mance fotografiche e cinema di straordinaria semplicità e simpatia.

Foto:  “Violon d’Ingres” 1924 Kikki de Montparnass by Man Ray

Le indagini continuano…


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Kiki 2

kiki scheda personale

Kiki de Montparnasse o semplicemente Kiki , (di origine ebrea) , nome anagrafico Alice Ernestine Prin, nasce  il 2 ottobre 1901 a Châtillon-sur-Seine ( Côte-d’Or ) muore il 23 marzo 1953 a Parigi.

Figlia illegittima,  Alice E. Prin crebbe in grande povertà presso la nonna materna. All’età di dodici anni scappò da Châtillon alla volta di Parigi  per riunirsi a sua madre Marie Prin, linotipista. A tredici anni, scolara svogliata e indisciplinata, la madre disperata l’avvia al lavoro come piccola apprendista: pinzatrice, fioraia, lavabottiglie presso Félix Potin e screwer di ali di aeroplano. Qui si avviene un incontro segreto: un ingaggio che durerà tutta la vita.

Nel 1917  si specializzerà da un fornaio in  piazza Saint-Georges (Parigi 9 e ). Ribellatasi ai maltrattamenti subiti verrà licenziata. Si ricicla posando di nascosto  presso lo studio di uno scultore. La madre venuta a sapere sui facili  guadagni, la segue e la trova nuda in posa presso lo studio di uno scultore dove le pianta una sceneggiata di rimproveri e, vista la sfrontatezza della figliola irrequieta che si opponeva con strilli ad ogni ordine materno, la madre l’abbandona sedutastante nello studio dell’artista col divieto di tornare a casa nonostante l’inverno rigido e la giovane età della  ragazzina. L’artista scultore sapendosi responsabile, la ospiterà in studio  qualche giorno dove conoscerà altri artisti. Vista la malaparata, la furbetta Kiki comincerà a farsi ospitare di letto in letto scaldandosi ospite,  nutrendosi con quel poco che il cliente permetteva. Tra quegli artisti occasionali, in primavera, ll  pittore Chaïm Soutine s’innamorerà di lei ospitandola e cercarle una collocazione adottiva.

Nel 1918 si stabilisce presso la famiglia di un giovane pittore ebreo polacco Maurice Mendjizki di anni 23 circa. (A questi verrà dedicato il futuro museo Mendjisky sull’ Écoles de Paris creato da suo figlio Serge Mendjisky, oggi chiuso per ragioni economiche.
Maurice Mendjisky, giovanissimo, nel 1906 faceva già parte del “gruppo di  fuoco” delle Avanguardie parigine:  esporrà al Georges Petit nel 1912. La prefazione al catalogo è di André Salmon già inquilino al Bateau-Lavoir di Pablo Picasso.

Maurice Mendjizki  trasferitosi a  Montparnasse presso lo Studio  Bateau-Lavoir,  presenterà Kiki a Léopold Zborowski , uno dei grandi commercianti d’arte dell’epoca. Kiki conoscerà Amedeo Modigliani , Pablo Picasso , Auguste Renoir , Jacob e tutta la banda del Battello e gli artisti di Montparnasse.

Kiki è il soprannome che  Alice Ernestina adotterà nell’allegra compagnia di vita notturna a diventando in breve  “la Regina” di Montparnasse sia per fama che per le  sue doti amatoriali, spiritosa e di grande compagnia. Fu modella e musa ispiratrice di  pittori, fotografi e poeti; amante di artisti che diverranno famosi, ma fu anche cantante, ballerina, direttrice di cabaret, pittrice, attrice cinematografica nel periodo di pace a cavallo delle due guerre (1921-1939) 

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Kiki posa per tutti i pittori come anche per  il giapponese  Tsugouharu Foujita il cui “Nudo disteso sulla tela di Jouy” sarà l’evento del Salon d’Automne del 1922 e che ufficializzerà l’artista giapponese di far parte del gruppo di fuoco di Montparnasse diventando amante fisso dell’allegra Kiki, la quale lo istruirà. Kiki adotterà il modernissimo taglio a “caschetto” in uso presso i ragazzi giapponesi, (Ma senza i tirabaci del parrucchiere Antoine). Il “caschetto”imperverserà nella moda negli anni venti come in America e che verrà rivaluto dopo anni anche dallo stilista  “Vergottini”.  Gli occhi sottolineati abbondantemente con il kohl, le labbra dipinte di rosso vivo e il pseudonimo di Kiki ultimano la sua estetica permanete.

 

kiki e peggy guggenheimFoto: I tre assi femminili di un “Poker” o “Full” senza fine, by Man Ray 1923.
Kiki de Montparnasse, Peggy Guggenheim, Clotilde Vail  e Louis Aragon in Paradiso.

Nel 1921 Kiki divenne da subito la compagna e modella preferita di Man Ray che trovò il suo fisico “dalla testa ai piedi, impeccabile”.  La presentò agli ufficiali dadaisti Tristan Tzara , Francis Picabia e ai Surrealisti Louis Aragon , André Breton , Paul Éluard , Max Ernst e Philippe Soupault. In quella frase di Man Ray “dalla testa ai piedi, impeccabile” evidenziava il suo stupore fotografico nel già fatto “ready made” di none Kiki. Quel suo corpo acerbo evidenziava tutto il futuro estetico del mondo femminile futuro americano.

Man Ray in Kiki aveva trovato casualmente tutto, ma proprio tutto insieme e pronto all’uso in ciò che l’America aveva bisogno per uscire dal provincialismo e primeggiare nel mondo delle mode e sotto l’insegna della Libertà. L’America doveva lanciare il nuovo “Stile di Vita” disinibito, una nuova moda sexy, leggera, libera e spensierata che attirasse con le sue sirene discografiche (grammofono)  i giovani imprenditori e gli scienziati che  accompagnassero gli anni Venti e Trenta con nuovi stili musicali, una nuova donna libera e da Bordelli Jazz (ex Saloon) espressione di spensieratezza, lussuria depravazione all’insegna del divertimento smodato. Cocaina, alcool, bische in un unico stile americano: il Charleston, spopolò in tutto il mondo occidentale. Lo style Charleston che prende il nome dalla città Charleston,  in particolare nell’elegante Quartiere Francese nel distretto di Battery.  Chicago, città  americana ebraica dalle trame oscure finanziarie, belle Pupe e alcol ne fece la bandiera ufficiale del divertimento durante il periodo del “Proibizionismo” .

Kiki aveva squarciato il velo sacro del Tempio di Gerusalemme, dove  la donna mutandona e sottanona dal cappellino sottovaso e piumaggi, obbligatorio nei locali pubblici, quel suo corpo avvolto nell’ingenuità virginea Kiki pareva uscire dalla stanza da bagno come una Veneree ancora svestita pronta per scendere in strada a comperare ciò che gli abbisogna e risalire in casa alle faccende sospese accomodandosi svestita sul sofà a limarsi le  unghiette coperta della sola sottoveste, indumento femminile di raso o seta che sia che diverrà la bandiera  della vera liberazione della donna moderna costretta dai barbudos Judei e santoni Cristiani, severi nel giudicare male le donne, dando all’ebraismo femminile industriale uno scatto rivoluzionario  verso la libertà del corpo ipnotico  femminile in ciò che gli abbisognava per emancipare un Arte della quale le Grazie non si sono risparmiate in nulla nel rivestire in meglio il povero corpo oppresso delle lavoratrici industriali Retroguardie sfruttate per la guerra.

 

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Kiki sulla propria pelle, alcune volte maliziosamente o  provocatoriamente esaltava la propria libertà sessuale di andare a letto con chi le pareva o piacesse meritandosi il titolo “Regina”. Ciò faceva ingelosire il fotografo Man Ray,  ma era un titolo onorifico che si donava alle migliori amanti e prostitute del regno di Francia.

Man Ray conobbe Kiki quando  indispettita dagli insulti allusivi ricevuti dal cameriere, spalancava le gambe nude esponendo del suo punto intimo la pelle depilata del tutto.
Man Ray, appena la vide – in quella situazione imbarazzante – con uno scatto fotografico aveva fatto centro  esportando in America nelle agenzie FASHION il futuro costume scostumato della donna libera e moderna,  rinnovandone con classe e leggerezza  il personaggio  senza che Kiki sapesse niente, mentre Man Ray  innamoratosene perduta-mente,  altro da lei apprese segretamente osservandola,  arrivando oggi per capire meglio l’origine del nostro presente.

Quadri? Sculture? Poemi? Letterature artistiche ed erotiche in onore di chi? delle donne?
Kiki aveva capito fin da bambina i desideri nascosti degli uomini verso le “Reginelle” dell’erotismo. A lei bastò spogliarsi del cappellino e, dei capelli di troppo, come degli  inutili vestiti per spalancare le soglie sbarrate alla Storia dell’Arte e farla girare velocemente come una trottolina da una rivoluzionaria autodidatta incosciente alla quale non fu mai riconosciuto alcun titolo d’Arte.

Kiki divenne la Pupa delle Pupe e  allegra collaboratrice dei suoi “Gangster Art” preferiti.

la ricerca continua..

 


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M. Duchamp: PARIS non punge più.

La telescrivente è un dispositivo elettromeccanico molto usato in passato per trasmettere messaggi di testo attraverso la rete telegrafica. I modelli più recenti sono interamente elettronici chiamati Computer.

La telescrivente, madre dei futuri calcolatori, fu una evoluzione del telegrafo, mezzo per la comunicazione di dati a distanza tra utenti attraverso stazioni riceventi e trasmittenti e terminali. Oggetto simile ad una macchina per scrivere automatica veniva comandata a distanza. Fu una dei primi robot. Nasce Telegrafo per diventare Telescrivente.

Questa macchina elettrica, funzionava come la Ninfa Eco, pronunciava le parole senza l’ausilio della voce propia (muta). La sua data di nascita risale al 1897 e darà vita alla modernizzazione di nuovi eserciti meccanografici. Essendo una macchina segreta, veniva mimetizzata in modi diversi dentro oggetti domestici per dar modo alle Avanguardie insurrezionaliste, di comunicare in tempo reale con le centrali operative o a distanza di centinaia e migliaia di chilometri. La linea di comunicazione preferenziale resterà il telegrafo fino al 1966. Verranno utilizzat poi le linee via radio e le linee telefoniche anche se, alcune compagnie aeree odierne fanno ancora uso delle telescriventi per le comunicazioni riservate tra loro (PARS)

La Torre Eiffel, dopo l’Expo, fu per molto tempo utilizzata come antenna militare per le intercettazioni radio. Sulla sua funzione strategica siamo tornati per capire molte cose successe nella storia dell’Arte e capire perché Parigi fu il centro internazionale di spionaggio delle Avanguardie camuffate da artisti e responsabile di tre Grandi Guerre.

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Così come Getrude Stein ci parlerà velatamente delle sue “Stufette elettriche” telescriventi dalla sua base operativa sul confine svizzero-francese, Marcel Duchamp ci accompagnerà tra i sotterranei e i cunicoli della Torre Eiffel svelandoci la sua base operativa segreta adiacente alla Torre Eiffel.

Inaugurata nel 1889, la torre Eiffel è diventata da subito una vera e propria icona universale. Il monumento parigino nasconde molti segreti: dispone infatti di un bunker antiaereo, un ufficio postale e… un appartamento nella cupola a più di 300 metri di altezza. A costruire l’appartamento segreto è stato lo stesso Gustave Eiffel, dove lì riceveva i suoi invitati nella Centrale Operativa della Massoneria francese. Nessuno doveva udire.

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Marcel-Duchamp Ruota di Bicicletta

 

L’appartamento segreto del “Superiore” di Marcel Duchamp dove era ubicato?

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La grande Ruota di PARIS. Ufficio arruolamento.
Seduto sullo sgabello della Reception della Grande Ruota si poteva incontrare il “Poeta Invisibile”, colui che arruolò e diresse tutte le Avanguardie. L’opera di Marcel Ducamp era  il rebus criptato per indicare agli adepti dove portarsi per gli arruolamenti. La ruota venne smontata 10 anni dopo e trasferito l’Ufficio Assunzioni in altra sede presso l’Intendenze di Fiananza di Parigi, dove il “Poeta” controllava tutti i flussi dei finanziamenti.

 

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Scacco al Re: “Maestro… a Lei la mossa.”


Visione dettagliata della Grande Ruota di Bicicletta di Parigi (antenna?). A differenza di quella di Chicago i raggi  tenditori erano sottili come quelli di una bicicletta. Ci si poteva incontrare, parlare un cabina, tramando d’Arte e altro per aria.

 

Parigi 

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Cenni storici

L’Esposizione di Parigi del 1900 è una delle ultime a rispettare il significato letterale di universale. In effetti le mostre che conosciamo dagli anni ’20 non hanno nulla di universale perché tutte sono tematiche. Alla Mostra del 1900 furono discussi tutti i temi e tutte le nazioni potevano essere rappresentate. Riteniamo che questa mostra sia stata l’evento festivo e commerciale più importante nella storia dell’umanità. Commerciale perché è stato presentato tutto il genio creativo dell’uomo che era industriale o artistico. Festa perché per le popolazioni le mostre rappresentavano soprattutto luoghi di ricreazione, scoperte insolite e meraviglie.L’esposizione di Parigi del 1900 era di 113 ettari intramurali e 110 ettari nel Bois de Vincennes. 76.000 espositori hanno presentato le loro creazioni e oltre 156.000 persone hanno lavorato lì. Durante i 212 giorni di apertura, 52 milioni di visitatori hanno pressato (popolazione della Francia nel 1900 = 38 milioni).Ecco i motivi che ci hanno motivato ad esplorare in dettaglio questo evento tanto pubblicizzato ma così poco conosciuto.

In occasione dell’esposizione universale del 1900 di Parigi fu costruita la Grande Roue, una ruota panoramica alta 100 metri dotata di 40 cabine. Rimase in funzione fino al 1937, anno in cui venne demolita.

In seguito furono costruite moltissime strutture di questo tipo, prevalentemente in parchi di divertimento o luna-parks. La sola ditta degli ingegneri australiani Gaddelin e Watson, che costruirono la Grande Roue di Parigi, ne realizzò oltre 200.

La prima ruota panoramica nasce a Chicago nel 1893 e fu progettata dall’ingegnere americano George Washington Ferris, da cui il nome “Ferris wheel” usato per indicare tale struttura nei paesi di lingua inglese. Fu costruita in occasione della Columbian Exposition che si tenne in quell’anno a Chicago. Era alta 80 metri ed era dotata di 36 cabine, ciascuna con 60 posti (di cui 40 a sedere), per cui poteva trasportare ben 2160 persone. Nel 1904 fu smontata e poi ricostruita a St. Louis per l’esposizione universale di tale città. Venne demolita nel 1906.

Nel 1905 fu costruita a Londra la Great Wheel, una ruota panoramica alta 94 metri costruita sul modello della Ferris wheel di Chicago. Progettata da due ingegneri australiani, Adam Gaddelin e Gareth Watson, rimase in funzione fino al termine del 1906, trasportando in totale 2,5 milioni di persone, e fu demolita nel 1907.

la Great Wheel di londra

Nel 1896 fu costruita a Vienna la Riesenrad, una ruota panoramica alta 65 metri tuttora esistente e in funzione. Fu progettata dall’ingegnere inglese Walter Basset al fine di poter ammirare il panorama della capitale austroungarica.

Vienna

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La più alta ruota panoramica è attualmente la Singapore Flyer, completata in febbraio del 2008, che raggiunge i 165 metri. È destinata però a perdere presto questo primato, in quanto sono in costruzione tre ruote più alte: una di 208 metri a Pechino, una di 175 metri a Berlino e una di 185 metri a Dubai.

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M. Ray – M. Duchamp: Stallo?

Man Ray nasce come pittore non artista. Da piccolo gli regalano dei pastelli divertendosi assai nello “sviluppo” d’immagini da far apparire su di un foglio bianco e, vista la sua attitudine al disegno, crescendo, chiede ai genitori di frequentare istituti d’arte newyorchesi dove imparare a copiare i quadri europei delle Avanguardie nelle visite alle gallerie domenicali, aggiornandosi artisticamente nei suoi studi di architettura. L’America è isolata , priva di Stati significativi vicini e di moderna cultura. Per tenersi aggiornata in arte  scelse la Francia come stella polare e stella guida. La scelta americana risale ai tempi della collaborazione con Monet quale uomo d’oro su cui puntare i finanziamenti illeciti nella guerra Giappone/Russia.  Quindi, senza volerlo, Man Ray sviluppa quel futuro “copia e incolla” innato, che solo piu avanti la fotografia e la topologia gli soddisferà appieno quella domanda innata. Di fatto la fotografia è un prodotto derivato dal “copia e incolla”;  dove con la modellazione della luce, ,  si forma la differenza stilistica del  pittorico. Da qui: Uomo Flash, Uomo Raggio di luce: diventa Man Ray.

La Topologia: sostantivo femminile, nella lingua italiana ha assunto due significati precisi e diversi;
  1. Lo studio del paesaggio dal punto di vista morfologico.
  2. In linguistica, lo studio relativo alla collocazione delle parole nella frase.

Man Ray nasce come pittore non artista. Da piccolo gli regalano dei pastelli divertendosi assai nello “sviluppo” d’immagini da far apparire su di un foglio bianco e, vista la sua attitudine al disegno, crescendo, chiede ai genitori di frequentare istituti d’arte newyorchesi dove imparare a copiare i quadri europei delle Avanguardie nelle visite alle gallerie domenicali, aggiornandosi artisticamente nei suoi studi di architettura. L’America è isolata , priva di Stati significativi vicini e di moderna cultura. Per tenersi aggiornata in arte  scelse la Francia come stella polare e stella guida. La scelta americana risale ai tempi della collaborazione con Monet quale uomo d’oro su cui puntare i finanziamenti illeciti nella guerra Giappone/Russia.  Quindi, senza volerlo, Man Ray sviluppa quel futuro “copia e incolla” innato, che solo piu avanti la fotografia e la topologia gli soddisferà appieno quella domanda innata. Di fatto la fotografia è un prodotto derivato dal “copia e incolla”;  dove con la modellazione della luce, ,  si forma la differenza stilistica del  pittorico. Da qui: Uomo Flash, Uomo Raggio di luce: diventa Man Ray.

I due inseparabili amici Marcel Duchamp e Man Ray avevano ben presente il significato della tale parola, specializzandosi separatamente, ma in simbiosi, sulle loro opere artistiche senza mai confrontarsi. Man Ray non farà quasi mai uso della parola in Arte se non in casi eccezionali o casuali, mentre Marcel Duchamp , passerà tutto il tempo della breve vita artistica a giocare con le parole. I ready made, sono puri giochi linguistici per la creazione di Rebus criptati.

Quando un buon giocatore a scacchi come Duchamp decide di apprestare la sua mossa per indurre l’avversario alla risposta, come un qualsiasi giocatore, egli presenta all’avversario una “mossa enigmatica” nel senso che, dietro quella mossa egli sta preparando uno schema di mosse successive obbligatorie che indurranno l’avversario a muovere i pezzi degli scacchi, obbligandolo a una “mossa riparatrice” obbligandogli percorsi indesiderati facendolo “ballare”.

A quel punto non sono i pezzi della scacchiera avversaria sotto scacco, ma lo sfidante. La “mossa enigmatica ” è la mossa risolutrice dirà Duchamp che annoverando tanta esperienza formulerà: “negli scacchi ci sono mosse invisibili.”

Ma , anche il miglior giocatore di scacchi ha dei momenti in cui subisce la strategia avversaria. Una volta che il campione se ne accorge, e riconosce tra gli “schemi” memorizzati la partita che vorrebbe condurre l’avversario, parte un contro schema già collaudato, Altrimenti passa lunghi momenti di silenzio e riflessione provando partite su partite fino a trovare la mossa decisiva che era a lui invisibile. Scatta l’offensiva.

E’ il caso del Grande Vetro di Duchamp o il mistero di Isidoro Ducass, due opere Enigmatiche dove la topologia linguistica prende forma sotto forma di immagini. La prima di M. Duchamp è una visione aerea del grande vetro rimasto abbandonato nell’appartamento di New York mentre era in trasferta per Servizio in Argentina; l’altra, di Man Ray, è la ricostruzione di un passo del “peota invisibile” Lautréamont datogli in concessione a Man Ray in quanto lamentava a se stesso una scarsa produzione artistica di elevata concettualità.

A parte le due fotografie come supporto cartaceo delle due idee geniali, possiamo cominciare a parlare di livello superiore d’Arte, talmente superiore che i due artisti sono stati interdetti dalla comprensione dal loro lavoro fissandosi nelle loro mente la meditazione di una mossa invisibile senza speranza per una partita a scacchi senza fine.

I due srtisti sanno che le due opere sono legate tra loro da un “filo invisibile” comune non capacitandosi una soluzione che tarderà a venire.

Passeranno quasi 50 anni da quegli scatti fotografici morendo ambedue senza venire a capo della soluzione. Intanto sto meditando sulla “partita senza fine” per ambedue, perché il loro silenzio considerato una mossa sotto “Stallo” in realtà evidenzia lo Scacco Matto subìto se si conosce il volere dell’Arte.

 

L’Enigma associato indivisibile

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Foto Man Ray: coltivazione polvere – Duchamp                    Foto Man Ray: Mistero di Isidore Ducasse.

 

 

Man Ray: La Scena.

LA SCENA

Narra di Man Ray il Prof. Artur Swartz:

...  Alcuni anni dopo in California Man Ray fu attratto da un altra configurazione casuale. Aveva appena ricevuto un pacco; impaziente di vedere il contenuto, strappo via lo spago lo gettava sul pavimento. Quando rivolse gli occhi in basso il disegno casuale formato dai pezzi di spago si rivelò più interessante per lui del contenuto del pacco stesso. In questo caso non poteva conservare quella configurazione incollando lo spago al pavimento, cosicché fissa immediatamente la “scena” fotografandola. La foto è “Abbastanza corda” 1944 , fotografia solarizzata.

Una scena è la più piccola unità narrativa che abbia una propria autonomia all’interno di una sceneggiatura più ampia o un evento ordinario. Scena è lo spazio che un immagine memorizzata occupa in un evento statico o dinamico indipendentemente sia costruita su un set televisivo, cinematografico o teatrale. Scena è un ambiente circoscritto al campo visivo che la memoria riesce a contenere dentro un area prestabilita: quadro, riquadro o inquadratura.

La fissazione scenica genera un tatto metafisico nell’area della meditazione o riflessione sospendendo il tempo, riducendolo “attimo” senza sequenze conseguenziali. Tale attimo, fissatosi nella mente, affiora nella mente sviluppato dentro una placca mnemonica più solida di altre per poterla richiamare senza esserne aggrediti. La fissazione (o trauma) è l’affiorare in modo imprevedibile di un attimo fulgente. Cio permette all’analista  una messa a fuoco logica sul nesso contenuto.
La Macchina fotografica si comporta nello stesso modo, impressiona l’attimo di una sequenza di vita quotidiana impressionata su un supporto chimico o elettronoico l’attimo grazie a ottiche lettrici di ciò che la luce esternamente illumina.

Per Ray la Luce è luce, la storia è storia, la posa è posa e la scena è scena. Ma quanti sono i Ray nel mondo? Be’ sono tanti quante le macchine fotografiche prodotte e in circolazione. L’industria missi gli occhi sopra questa invenzione pensò bene di divulgarla alla popolazione avviando un circuito di “consumo” e manutenzione tale da essere premiata come una gratificazione ricreativa della società moderna.

Assecondo l’uso o impiego cui è destinata la singola macchina fotografica, questa genera immagini di sequenze di vita che verranno a far parte immediatamente del passato in quanto le nuove ancora da scattare appartengono ancora al futuro.

L’industria fotografica a questo punto genera prodotti intermedi per il grande consumo, preparando un produzione separata per i soli professionisti i quali, descrivendo alle fabbriche costruttrici le loro esigenze, hanno dato modo di sviluppare nuove tecnologie a supporto. Quindi le ottiche professionali sono costruite con ottimi cristalli che ne fanno la qualità d’immagine.

La fotografia se storica seguirà un percorso d’archivio o didattico, se commerciale ne seguirà quello spregiudicato e accattivante del profitto e quello amatoriale finisce negli album tascabili, scatole di scarpe o nei raccoglòitori elettronici dei Personal Computer.

Invece, le fotografie d’Arte finiranno al mercato delle vergini dove sceicchi e mercanti se le aggiudicheranno come trofei di ricchezza al rialzo.

arthur-rimbaud-a-17-anniQuando  Charles Baudelaire (nella foto) s’infuriò all’avvento della macchina fotografica asserendo che, “non sarebbe mai stata in grado di generare Arte”, un fondo di verità ce l’aveva in quanto, il concetto di Arte ai suoi tempi non era stato stravolto dall’uragano modernista delle Avanguardie, ma che, grazie a quella sgridata, il mondo dell’arte tenne lontano l’occhio del Diavolo dal tempio dell’Arte. Ma la petulanza è arte dell’efimero, e piano piano attra-verso la bellezza delle Donne e l’ipnotico corpo nudo, senza far rumore la fotografia s’impose piantastabile nel grande Templio di Arte asserendo di essere immagine anch’ella, bella e illustrativa.

L’immaginifico della Fotografia poteva generarsi in multipli e quindi essere alla portata di tutti, sostituendo immagini iconoclate di Santini ed Eroi, infilandosi come  peccato seducente con tutta la grazia che le donne sanno donare. Da li, eccola spadroneggiare sui videi di tutto il mondo pronta per essere amministrata secondo i suoi fini.


Le-Violon-dIngresLa rivoluzione fotografica concettuale.

Man Ray, capito tutto ciò, fu uno assalta-tore spregiudicato nel diffondere le sue prime “scene” nude scene più moderne delle tradizionali “figurine” della Bella Epoque, scoprendo in Kiki di Montparnasse (la Regina) il corpo moderno attraverso il quale aggiornare il concetto di donna moderna utilizzando quel piccolo trucco aggiuntivo: la “scena vuota” , astratta senza piu fronzoli orientaleggianti, sminuendone la lussuria, risvegliando la curiosità dell’Alta Moda parigina affascinata da quel modo  moderno, cominciando a rivalutare le “svergognate” ballerine Blu Belle elevandole a Modelle di Alta Moda, modelle propositive per Vogue. La visione modernista di Man Ray, Americano a Parigi, poteva eccedere in quel suo modernismo continuo e costante assimilato all’istituto artistico: Francisco Ferrer Social Center sotto l’attenta istruzione dell’insegnante anarco-rivoluzionaria Emma Goldman la quale gli impartì il seguente comandamento:

Abbiamo bisogno di Uomini capaci di svilupparsi incessantemente …, di rinnovarsi; di uomini la cui indipendenza intellettuale sarà la loro massima forza, …, di uomini che aspirino a vivere in una vita una molteplicità di vite.”

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Alice Prin, soprannominata Kiki de Montparnasse, fu la prima Musa di Man Ray per la quale perderà la testa.

Arrivato a Parigi, Man Ray metterà in “scena” il suo piano: creare una squadra di fotografe/modelle capaci con la propria personalità e bellezza fisica di deviare i concetti d’Arte nell’immagine, nel portamento, nella posa, donne disinibite  pronte a posare su fondi scenici museali  per foto “artistiche” rapprentanti non più gli attimi fulgenti barocchi, ma icone statiche fortemente esensuali e composte, prive di attrazioni pornografiche spicciole o da cassetta. Finiva la Belle Epoque iniziava per la fotografia: l’Era Moderna reale.

 

Chi è KIKI?
(vedi Link)   KIKI de Montparnasse


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Man Ray: “Escuela Moderna”

Le segrete origini politiche di Man Ray.

Come asserisce la Bibliografia di Man Ray redatta del prof. Arturo Swart, il quale scrive che, Man Ray ancora studente di architettura a New York, per sopravvivere accettava ogni opportunità di lavoro che gli si presentava. Trovò i primi impieghi come disegnatore e poi come  impagintore presso piccole riviste varie, o, come disegnatore tecnico; infine si appassionò illustratore presso una una casa editrice di piantine geografiche, come premessa, posso accettarla anche se… approfondendo…

Affascinato dall’illustrazione come mezzo di comunicazione, frequentò presso gli Istituti serali i corsi artistici uscendone sempre insoddisfatto. Aveva voglia di qualcosa che soddisfasse la sua bramosia di sapere, ma non accademica, qualcosa di più, di diverso, qualcosa affine al suo sentirsi  diverso. In America, in quegli anni, venire in possesso di una invenzione (copy) era la garanzia di successo sociale ed economica. Man Ray Vagò fino a quando identificò presso l’istituto artistico serale “Francisco Ferrer Social Center“ il luogo giusto, ideale, dallo spirito appagante le proprie aspirazioni, sentendo avvolgenti gli insegnanti e in particolare modo Emma Goldman e Alexsander Berkman (due cognomi ebrei), insegnanti affini al suo mondo immaginario e di appartenenza libertaria asserirà Man Ray: “Era come quando andavo a scuola da bambino, quando tutti mi dicevano quello che devo fare. Io invece volevo già fare ciò che uno non dovrebbe fare“ Li, invece, si poteva fare.
Le scuole in genere si differenziano tra loro per lo spirito di condotta degli insegnanti. Man Ray era arrivato nel luogo giusto al momento giusto? Tra gli insegnati spiccavano altri nomi che diverranno importanti come: Will Durant (ancora studente di filosofia), o come i pittori George Bellows e Robert Enri.

Due parole su questa scuola devono essere spese per capire le scelte sulle adesioni politiche future di Man Ray in Europa, sia presso i Surrealisti, gli anarchici e gli spagnoli “rivoluzionri”.


Francisco Ferrer è il fondatore della omonima scuola alla quale darà nome e lustro all’Istituto frequentato da Man Ray, all’anagrafe è Francisco Ferrer Guardì. (nato ad Alella il 10 gennaio 1859 – deceduto a Barcellona il 13 ottobre 1909), ed è stato un anarchico, pedagogista, massone e libero pensatore spagnolo.

tratto da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Francisco_Ferrer_Guardia

“Fu un seguace del capo repubblicano Manuel Ruiz Zorilla, ma il suo impegno politico gli procurò ben presto dei problemi perché perse il posto di lavoro per aver aiutato dei rifugiati politici a nascondersi. Inoltre nel 1885 fu esiliato a Parigi con la moglie Teresa Sanarti e i quattro figli perché implicato nell’insurrezione di Santa Coloma de Farners. Ben presto però intervenne una crisi familiare dovuta sia all’educazione religiosa che la moglie impartiva ai figli in contrasto con le idee libertarie di Ferrer, sia alla prematura morte di due dei bambini. La crisi sfociò in modo violento con una revolverata della moglie a Ferrer per costringerlo a fargli dire dove si trovavano gli altri due bambini superstiti e finalmente divorziarono nel 1899. Ferrer si risposò poco dopo, con una facoltosa insegnante parigina.”

Francisco Ferrer , insurrezionalista, è stato incarcerato e liberato più volte anche quella volta che fu accusato dell’attentato ai sovrani. E a proposito di Manuel Ruiz Zorilla capo insurrezionalista spagnolo, la sua affinità ci porta ad un altro Ruiz di fama internazionale: lo spagnolo Pablo Ruiz y Picasso. Da qui è possibile capire perchè Picasso volle sopprimere il cognome paterno Ruiz e defilarsela a Parigi,  allontanando in questo modo da se, i sospetti di collusione politica con i repubblicani di “Ruiz Zorilla” che poi insceneranno la feroce Guerra Civile di Spagna. Era un parente?


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La “Escuela moderna “ di Fancisco Ferrer
fu fondata per insegnare i valori sociali radicali; ebbe molte filiali in Europa di cui una anche a New York dove Man Ray fu educato a tale pensiero ed azione.
La “Escuela Moderna” ebbe il meritato successo per simpatia e adesione di giovani “allievi” tale da fondare diverse succursali in giro per l’Europa (Italia compresa). Fu infine condannato a morte.

Ferrer fu arrestato il 31 agosto 1909 con l’accusa di essere il fomentatore della rivolta contro la Guradia Civil. Sottoposto ad un processo farsa da parte del tribunale militare, venne condannato a morte con prove artefatte e fucilato a Barcellona, il 13 ottobre 1909 nella fortezza di Montjuich.
Francisco Ferrer Guardi diventerà un mito presso i gruppi anarchici di tutto il mondo. S’inscenarono cortei di protesta e petizione, ma a nulla valse salvarlo dalla pena capitale. Gli verranno dedicate Targhe, Piazze e Strade.

Ora, da queste poche informazioni è possibile imbastire molte deduzioni che porteranno l’avvicinamento di Man Ray a Pablo Picasso, ai Surrealisti spagnoli defilandosela invece dalla Guerra Civile di Spagna seguendola da Parigi.

Su Emma Goldman e Alexsander Berkman non ci sono parole per descrivere il loro impegno politico avventuroso diventando i due simboli anarco/rivoluzionari per eccellenza, special modo per Emma che in America è stata la madre fondatrice dell’Anarchia americana.


Emma Goldman: https://en.wikipedia.org/wiki/Emma_Goldman

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…nasce in una famiglia ebrea ortodossa a Kovno nell’Impero russo, che oggi conosciuta come Kaunas in Lituania. Subirà dal padre ortodosso pesanti punizioni corporee per richiamarla alla disciplina, invano. Dopo vicissitudine rocambolesche e fallimentari del padre, riuscirà a sbarcare in America dove l’aspetterà una vita dura e difficile. Ma per quel suo spirito combattivo e indomite, diventerà una grande organizzatrice di scioperi e comizi dove la sua voce si affermerà tra i lavoratori spingendoli verso l’anarchia. Organizzo anche un attentato fisico ai danni di un imprenditore, asserendo pubblicamente:

Nel suo primo giorno in città, Goldman ha incontrato due uomini che hanno cambiato la sua vita. Al Sachs’s Café, un luogo di ritrovo per i radicali, fu presentata ad Alexander Berkman, un anarchico che la invitò a un discorso pubblico quella sera. Andarono ad ascoltare Johann Most, direttore di una pubblicazione radicale chiamata Freiheit e sostenitrice della “propaganda dell’azione“, l’uso della violenza per istigare al cambiamento. Rimase impressionata dalla sua ardente orazione e la maggior parte la prese sotto la sua ala, addestrandola nei modi di parlare in pubblico. La incoraggiò energicamente, dicendole che avrebbe “preso il mio posto quando me ne sarò andato”.

Lei e lo scrittore anarchico Alexander Berkman, il suo amante e amico di lunga data, progettarono di assassinare l’industriale e finanziere Henry Clay Frick come un atto di propaganda dell’azione. Frick sopravvisse all’attentato nel 1892 e Berkman fu condannato a 22 anni di carcere. Goldman fu imprigionata più volte negli anni seguenti, per “incitamento alla rivolta” e distribuzione illegale di informazioni sul controllo delle nascite. Nel 1906, Goldman fondò la rivista anarchica Madre Terra.

Leggere la scheda di Emma su Wikipedia ci si accorge che Man Ray qualche bugia l’ha raccontata, in quanto, le lezioni di Emma Goldman non erano certamente di disegno artistico ma piuttosto di disegno eversivo. Quindi prima di parlare d’Arte andiamoci piano. Magari di Politica mi trova anche d’accordo .. ma d’Arte no!

Che le Scuole e le Università americane fossero, e lo sono tutt’ora, “centri di potere eversivi ” è arcinoto, quindi, quando il Prof. Artur Swartz, curatore in Italia dell’immagine di Man Ray ci presenta tutta l’Innocenza della “Esquela Moderna” per la creazione di alunni da inserire nel mondo dell’Arte … bhe , un sorrisino beffardo ci scappa.


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Man Ray: CADEAU

ariaroliCadeau, 1921, edizione del 1974,

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Cadeau tradotto in “Dono”, è una famosa icona del surrealismo francese.

E un ferro da stiro dei primi del novecento. Si metteva sulla stufa calda a riscaldare. Una volta bollente, lo si adoperava per stirare i panni. A tale ferro Man Ray aggiunse dei chiodi di rame incollati. A primo acchito l’oggetto perde la sua originaria funzione diventando un Ready Made. Ma tale non fu mai classificato in quanto l’intervento umano apportava  una trasformazione e lo rendeva manu-fatto (fatto a mano), quindi non più oggetto trovato integro che non abbisogna di un intervento artistico esprimendo appieno il concetto sottinteso dall’artista. Dono rientra nella composizione concettuale e quindi scultura.   

“I quattordici chiodi incollati” dichiarerà Man Ray, “sfuggendo alla regola logica di appartenenza, diventa oggetto riflessivo”, quindi psicologico e surreale, L’oggetto o la visione surreale è ciò che diventerà parte della “realtà visiva non più oggettuale” immagine pervenuta da un altro mondo: dall’irreale, dalla fantasia. L’ascesa a tale mondo immaginifico, l’artista ce la ripropone  tra il “surreale” e l’irreale, ma sempre oggettuale resta. L’osservazione sposta lo spettatore all’interno della sua razionalità in cerca di una risposta o un orpello che dia una risposta, oppure sorride nel Surreale Buffo o ironico sarcasmo. 

Man Ray, adulatore del Marchese De Sade, amava trasfondere come sangue trasfuso l’oggetto rendendolo “simile ma non uguale” al suo concetto nervoso, evidenziando dell’oggetto il piacere del sottile dolore che produce (tortura) ma oggetto da diffidare per chi fa uso della sana ragione. La tortura è  Arte prelibata del folle Marchese de Sade e parzialmente godereccia delle sue vittime amanti.
La tortura durante il novecento diverrà una pratica quotidiana del Potere militare contro gli insorti riconoscendo Man Ray in de Sade, il piacere degli oggetti da tortura. De Sade fu un testo letterario in voga tra le Avanguardie del ‘900. Fu infatti rivalutato e riscoperto ad opera del Surrealismo,  dell’Esistenzialismo e della Psicoanalisi. L’interesse di Freud (medico) era direzionato inizialmente sullo studio della “soglia del dolore”, che nelle donne in amore la natura vuole che si elevi rendendole meno sensibili e permettere la copula selvaggia all’uomo garantendo una solida erezione e più guizzante eiaculazione, garantendo copule fecondative. Freud aggiungerà qualcosa di suo diventando per se , l’Eros. sede e principio di ogni malattia mentale.

Quando in Arte la presentazione deve nascondere un messaggio sublimato, la tesi di Man Ray calza perfettamente quanto dice a proposito: “Ci sono oggetti che hanno bisogno di nomi“, essi devono manifestare ciò che evidenziano. In questo caso, cosa, chi e a chi?

Il giorno dell’inaugurazione della sua prima mostra personale a Parigi, Man Ray si concesse un aperitivo con il compositore Erik Satie; al momento di lasciare il bar vide in un negozio di ferramenta gli ingredienti per l’Opera che stava per apprestare,  opera commissionata a facoltosi imprenditori e militari … con l’aiuto concettuale di Erik Satie?

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Indagandolo, il noto pianist – di nascita scozzese –  condusse una vita un po rocambolesca. Massone Rosacrociano dell’Ordine di Scozia, dichiaratosi Anglicano, si convertì al cristianesimo fondando una Chiesa dove lui era l’unico sacerdote e unico fedele. Passerà in Francia il resto della sua avventura artistica (non a caso) a Montmartre.  Che ci faceva quel giorno Erik Satie in compagnia di Man Ray, americano da poco sbarcato in Francia il quale non sapeva mettere insieme una sola frase completa in lingua francese? In quale lingua comunicarono? Visto la provenienza di Erik Satie scozzese, certamente in inglese. Il dibattito che in America nel 1922 l’elettro saldatura (uso di elettricità per unire parti metalliche fra loro ) pur essendo già in uso industriale, segretato metodo di saldatura, era da divulgare alle carpenterie generali e navali in vista della guerra prossima alla Germania del Kaiser. 1914/18. Ciò fa dedurre che questo oggetto/concetto di Man Ray fu indirizzato non tanto al pubblico dell’Arte figurativa, ma a chi Cosmopolita tra il pubblico del Salon de Automne , riconoscesse in quell’oggetto l’esempio di alta carpenteria, e, che l’autore, avesse risolto l’enigma anche tra metalli diversi. Avvicinandosi per informazioni e acquisto dell’oggetto, pagava in modo criptato il contatto la licenza ad uso industriale, e quindi il compratore avrebbe contattato il compositore Erik Satie per le formalità commerciali.

In Arte (al Salon) ciò che determinava le condizioni di acquisto o di licenza, avrebbe coperto l’affare commerciale. Il  prezzo  di acquisto dell’opera lasciava interdetti e smarriti i critici d’arte per tanto interesse intorno ad un oggetto blasfemo.
Si da il caso che, nel pomeriggio stesso l’opera Mode non fu venduta perché “rubata”. Ciò eleverà l’interesse generale tra sorrisini e interessi mondani d’Arte. Mode verrà pubblicato e divulgato come opera sulle riviste d’arte, seguendo il regolare percorso artistico dovuto regolato dalle avanguardie.

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Il primo sistema di saldatura con l’elettricità fu ideato nel 1877 dall’ingegnere americano Elihu Thomson. Consisteva nel serrare le parti da saldare tra due elettrodi di rame riscaldati dal passaggio di una corrente elettrica. Gli elettrodi a loro volta scaldavano i due metalli tra loro al punto da creare un punto di fusione. L’esperimento avveniva sulle cime degli elettrodi di rame e non è un caso che i chiodini saldati sul ferro da stiro sono in rame. Il suggerimento a Man Ray sulla possibilità di realizzo tra i due metalli chi glie lo diede?

Ora, Erik Satie oltre essere un eccentrico pianista bocciato più volte alla sua accademia, riparò per un certo tempo nell’esercito Francese come ufficiale. Intollerante alla disciplina di caserma, si procurò volutamente un  problema polmonare nel cortile stresso della caserma. Subì un principio di congelamento e che per tale infortunio  venne congedato. In Francia una volta che si diventa ufficiali dell’Esercito Nazionale non si è mai esonerati, e si passa ai “Servizi” correlati. Le strade tra i due “artisti” non si separeranno mai più… come mai? Anche Man Ray era un ufficiale in “servizio” permanente.

“Dono”… Perchè Dono?

A A A cercasi imprenditore capace d’intraprendere – su licenza – il metodo rivoluzionario per la realizzazione di carpenteria elettro saldata senza costo aggiuntivo all’acquisto, ma riconosca nel Diritto d’Autore la donazione ai singoli pezzi venduti (Copy). (rendita base di Enry Satie)

I Multipli entreranno ufficialmente nella storia dell’Arte, in quanto quell’lettrosaldatura fu veramente un capolavoro del saper fare arte operaia.

Qualcuno, passando, letto il titolo dell’opera e compresa appieno, sottoscrisse il primo “Dono” iniziale. Quante furono le licenze mondiali alla  produzione di viti, chiodi, perni e carpenterie termosaldate? Quei doni, sommandoli per cinquemila esce il prezzo finale dell’opera d’Arte.

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Multipli di CADEAU di Man Ray , riprodotti e  catalogati dal prof. Artur Swartz (Milano)


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MAN RAY: Il grande testimone

IL GRANDE TESTIMONE

72816 Foto: Autosatto

Emmanuel Radnitsky alias: Man Ray

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e all’avanzata dei nazisti in Francia, Man Ray, viste le sue origini ebraiche, fu costretto a lasciare Parigi. Riparò a New York dove divenne famoso come fotografo di Moda. Il suo cuore però era rimasto a Parigi, patria di adozione. Così, a guerra conclusa, Man Ray fa ritorno nella capitale francese e torna a vivere a Montparnasse il quartiere degli artisti. Rimarrà lì fino alla sua morte, il 18 novembre del 1976.

Pur cimentandosi  in pittura, pur aderendo ai Surrealismo, grazie a questa sua ignoranza artistico-concettuale godette di  quella ingenuità gli ha dato modo, nel mondo della Fotografia, di sperimentare e coltivare nuove frontiere tecniche usando la pratica di laboratorio. Diventa così uno dei padri fondatori delle “nuove tecniche” della nascente arte ipnotica che il diaframma  dona nelle sequele e scatti successivi. Nella Storia della Fotografia, Man Ray è stato un sovrano indiscusso e riconosciuto per forze di causa maggiore. La sua presenza assidua sulla scena artistica parigina lo premiara di fama. Punto di riferimento per le indagini sulle Avanguardie e studiarne i loro movimenti, gli spostamenti e le convivenze sotterranee, il suo archivio fotografico e di grande aiuto.

Man Ray fu, il Grande Testimone al “centro dell’obbiettivo” perche lui stesso era il periscopio  che si muoveva in incognita sul territorio pre bellico europeo.

Man Ray e l’Arte

L’ indagine sulla ricostruzione della sua fotografia, la più Enigmatica (in Stil Life) è certamente la macchina da cucire nascota con manico d’ombrella,  rivestita con un Sacco e poasta dul piano di un tavolo di divisezione. Questa opera  lo collecherà nel ristretto cerchio stellato degli Artisti” concettuali di inizio novecento. Alla domanda cosa rappresenti tale enigma, Man Ray, evasivo, come sempre,  non seppe mai dare una spiegazione plausibile se non cedere all’ubbidienza verso Duchamp che a sua volta ubbidiva al volere del Poeta Invisibile, il reale inventore e suggeritore di quella profezia.

Quell’enigma per Man Ray  assunse un valore superiore alle sue stesse aspettative. Quell’immagine  diventerà una icona artistica di primaria importanza perchè riporta un  “suggerimento”  dell’Arte enigmatica.
La domanda leggittima fa nascere il quesito: “ E’ l’Arte che fa l’artista o è l’artista che fa Arte”.

Spesso è la nostra curiosità o accettazione alla sfide a far ingigantire le cose. Poi, ad un tratto, il mistero si rivela da solo spiazzando la presunzione di chi ha creduto di aver capito anticipatamente un fatto storico che “sarebbe seguìto” più in la. 

Più di due istantanee di Man Ray, fotografo prediletto di Marcel Duchamp, collocheranno il fotografo nell’Olimpo dell’Arte moderna. Qui avremo modo di riprendere l’intera questione. Queste immagine ( non le opere) ci daranno modo di  capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza, e prima del tempo, negandogli i suoi disegni mistieriosi... “nemmeno dopo la morte” dirà il Poeta Invisibile ispiratore, neanche per lui che morì senza vedere realizzati i “propri sogni”, oggetti di studio, profezia e ispirazioni per molti altri artisti  a seguire.

 

Enigmi Nascosti

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Il segreto di Maldoror (foto Man Ray)
 
 
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Duchamp: Underwood (foto Man Ray)
 
Primo dei  redy made svelato. 


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Man Ray: La quarta dimensione

 

REBUS

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Man Ray : La Quarta dimensione.

Rebus: Gioco enigmistico che richiede la ricostruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni ( r. letterale ) o di figure ( r. figurato ).

Se l’enigma e il rebus superano (come in questi due casi)  il concetto stesso di chi lo ha idealizzato, gli artisti restano  esclusi a vita dalla soluzione. Le duue opere furono descritte e narrate senza soluzione nell’opera univa del “Poeta Invisibile” .
Le due istantanee riportate sotto, collocheranno il fotografo Man Ray nell’olimpo dell’arte moderna.  Quando ritorneremo sul tema della “Quarta Dimensione” queste due immagini verranno richiamate più volte avremo modo di capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza prima del scadenza sui segni mistici di cui sono portatori… “nemmeno dopo la morte”. 

Tipo: “E’ come un manico d’ombrello sopra una macchina da cucire avvolta da coperta sopra un tavolo di divisezione” Isidor Ducasse.

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Foto 1: Man Ray, ricostruzione di un rebus di Isidor Ducasse – Oggetto Spaziale

 

ENIGMA

Da TRECCANI.

ENIGMA, (o enimma) s. m. [dal lat. aenigmaătis, gr. αἴνιγμαατος, dal tema di αἰνίσσομαι «parlare copertamente»] (pl.-i). – 1. Breve componimento, per lo più in versi, che propone, attraverso immagini e allusioni, un concetto o una parola da indovinare (se l’enigma è breve e si riferisce a cosa comunissima si chiama indovinello): proporre, risolvere, decifrare, spiegare, sciogliere un e.; Edipo spiegò l’e. della Sfinge. Il nome è spesso esteso a indicare anche altri giochi enigmistici. 2. estens. Detto, frase di significato oscuro, espressione ambigua o velata: parlare per enigmi; le Sibille davano i loro responsi per mezzo di enigmi; di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma (Manzoni). Quindi, cosa oscura, inspiegabile, incomprensibile: certe poesie sono veri e.; come facciano a trovare tanti soldi è un e. per tutti; anche di persona misteriosa, che non lascia intendere quello che pensa e sente: quel ragazzo è per me un vero enigma.

 

l’Enigma dell’opera di Duchamp si è rivelata nel Desret Storm – Iraq. 1991

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 foto 2 Man Ray : Coltivazione della Polvere newyorchese depositasi sul “Grande Vetro”
                               di Marcel Duchamp


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Marcel Duchamp & Man Ray: Telepatia – Transmentale

Alla ricerca della Quarta Dimensione
(Articolo. 1/4)

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La ” Trasmissione di pensiero” fu oggetto d’interesse delle Avanguardie. Estrapolare dall’Alchimia le possibili profezia o intenzioni di Fato destino, abbisognava una  smaterializzazione nomade della ragione, antico sogno di streghe e maghi che in tale arte occulta e immaginifica credevano assai cimentandosi nella ricerca del potere assoluto sui destini umani e correggerli a piacimento. Le  fiabe narrano soluzioni Patafisiche immaginarie e che sarebbero diventate un giorno opere per mano dell’uomo: Specchi, sfere, ampolle, carte, pendolini ecc. L’interesse per tale materia verrà abbandonata con l’avvento del Telegrafo e della Radio, vedendo in queste, la pratica dell’esoterismo Patafisico fattasi materia.

Marcel Douchamp e Man Ray, venuti a conoscenza degli esperimenti di psicocinesi e trasmissioni delle immagine col pensiero da parte del pittore russo Kazimir Severinovič Malevič inventore dell’astrattismo geometrico, i due artisti intrapresero studi ed sperimenti di autoipnosi per spostarsi oltre la  barriera del Tempo per decodificare e interpretare visioni, anticipando in tal modo  e spionisticamente gli avventi tecno/industriali altrui per creare monopoli.

A Duchamp non interessavano i santi, ma rendere profetiche le immagini estrapolate nel  ventre dell’Arte avventurandosi come spia. Il Grande Vetro fu in parte il risultato di quell’avventura che, Arte, visto la malafede dell’intruso, impedì alla sua mente di andare oltre, vietandogli  dettagli ulteriori onde impedire ciò che Fato vuol concludere a modo suo e a tempo dovuto i destini umani. E’ riconoscibile nell’opera incompleta del Grande Vetro di Duchamp, l’insindacabile decisione di fato, capendo l’artista che il Libero Arbitrio in quel mondo non esiste, ma essere tutti noi e sempre condotti per mano rendendo sovrane la Fatali decisioni.
Marcel Ducamp sentendosi respinto, abbandonerà il Grande Vetro chiudendosi nel silenzio per non subire il tremendo castigo Prometeo, punizione  subita dagli artisti  suoi predecessori condannati per essere andati oltre il tempo prestabilito.

2… l’Arte è una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza di ciò che fanno prima del tempo compiuto. ES cristiano: “...perdona loro perché non sanno quello che fanno“… come dire : guai se venissero a sapere non si compirebbe la volontà divina!

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Ipnosi

I due artisti-argonauti alla ricerca dell’Arca perduta,  inventeranno la loro macchina del tempo: Duchamp  le “rotative”,  una sorta di rotore sul quale venivano montati dischi spiralici per l’auto ipnosi, mentre Man Ray assemblò un giocattolo composto da un metronomo musicale al quale applica il ritaglio fotografico di un occhio della modella e fotografa sua amata, musa ispiratrice: Lee Miller.

foto: Lee MiIleer

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Vuoi che la nascente Psicoanalisi di Freud fece breccia presso i razionalisti; vuoi che le nuove teorie mistiche del  discepolo Jung restituì una via d’uscita nobile ai religiosi; i due medici si avvicinarono all’ipnosi utilizzando il “pendolino” o l’orologio da tasca  ma con scarsi risultati. Saranno ancora le droghe i migliori alleati ipnotici per lo studio della psicanalisi.

                                                               

I Militari si avvicinarono perplessi  alla ipnosi scoprendola soggettiva capendone i limiti, quindi pensando ai tradizionali mezzi ipnotici come la letteratura, la radio , il cinema, la musica ecc. “Arma letale per il domino delle menti.”
La scelta dei Media fu dominante persuasione in tutto il novecento. Delle droghe se ne fece grande uso all’insaputa di  soldati e civili. Tra le vittime delle droghe, furono colpite molte mogli, compagne , amanti e artiste stesse, di cui anche la reporter Lee Miller .

                                                                                                                                   


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