Underwood: ready made

Underwood

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La storia del ready made “Underwood”, per noi italiani fu l’inizio di una grande avventura durata un secolo, aprendo per l’occassione un azienda per macchine da scrivere e calcolatori: Olivetti Spa di Ivrea-To, azienda che ha esportato per decenni i propri prodotti sui mercati mondiali. Seguirà un declino forzoso ad opera delle concorrenti americane che vedevano l’ Olivetti, troppo lanciata in avanti nel campo dei grandi calcolatori elettronici gestionali, notandola come una potenziale e preoccupante  rivale politico-sociale e commerciale, tale da chiederne il veto al Governo Italiano (prigioniero di guerra) espropriando all’ Olivetti quei reparti strategico-commerciali-militari impiegati in elettronica . Infine, per un atto di disobbedienza verso la NATO (sgarbo) cioè, l’aver venduto un grande calcolatore all’Iraq, fu costretta a chiuse definitivamente i battenti ritenuta: “fabbrica inquinata” da socialismo. Questa parte delicata della narrazione, verrà svolta quando sgomitoleremo l’opera “Grande Vetro” di Marcel Duchamp. l’Olivetti e l’Itala , in quell’opra avranno dei ruoli determinanti.

Torniamo al ready made in questione.

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La Underwood alla fine dell’ottocento era una azienda americana costruttrice di macchine da scrivere e  accessori compa-tibili per macchine da scrivere proprie e  di altre marche. Nell’anno 1905, verrà scelta come fornitrice dell’esercito della Difesa Americana. La strategia di nascondere dentro innocenti aziende la produzione strategico militare, fu una prassi ancora in voga oggi.

Underwood si aggiudicò le forniture  ufficiali degli Stati Uniti d’America” trasformandosi segretamente in “azienda strategica” da impegnare nelle avventure belliche americane per la produzione di munizioni ed apparecchiature “sensibili” e altro ancora. Underwood divenne una  industria impegnata nella produzione sia le munizioni in genere sia parti meccaniche della “Mitragliatrice” , arma segretissima di “distruzione di massa”, arma che verrà data in dotazione all’esercito giapponese allora alleato USA per portare a termine un pian mai dichiarato sulla conquista della Russia. Lo svolgimento delle indagini belliche del 1905, porteranno gli indizi provatòri verso gli Statui Uniti d’America.

Il ready made Underwood  era un comando in codice ben mimetizzato trasmesso come informazione militare. Con questo ready made e altri a seguire, Duchamp avvertiva le centrali operative della sovversione sullo svolgimnto delle forniture belliche e i relativi piani d’intervento. Oltre le Mitragliatrici,  nel contempo, le Università di ingegneria americane portavano a termine non solo la pistola a colpi in ripetizione, ma anche i primi fucili semiautomatici, nuovi detonatori, cosatruzioni marziali come navi, cannoni, motori, eliche turbin ecc. Chiunque ne richiedesse la licenza d’uso o costruzione, pagava le royalti alle Università, arricchendole.

Royalty: “Nel linguaggio internazionale, l’aliquota di prodotto lordo che le società concessionarie  si impegnano a corrispondere al concedente in sostituzione o a fianco degli utili netti.”

Proseguendo la narrazione, in materia di polvere da sparo il famoso Alfred Nobel,  fondatore del  prestigioso premio internazionale, in America di quegli anni brevettava la nuova polvere da sparo che, a differenza della “pirite nera” dell’Ottocento, questa non oscurava la visuale ai fucilieri che potevano sparare un colpo successivo sull’avversario centrandolo e senza aspettare i tradizionali tempi di snebbiamento. La nuova  polvere da sparo emetteva una nuvoletta bianca.

Dopo il successo del Giappone contro la Russia, bisognava produrre in grandissima quantità di munizioni in vista della conquista dell’Europa intera, quindi,  al bando per le  forniture all’Esercito Americano parteciparono molte aziende private meccaniche. Underwood, portò a casa una grossa commessa al punto di sospendere la profuzione di macchine da scrivere e quindi, quel ready made di Marcel Duchamp era rivolto agli insurrezionalisti europei allertandoli, e non all’esercito francese, il quale, ignaro, in parte, si trovò interprete nella Grande Guerra indebitandosi fortemente con gli Alleati Americani  per avere quelle moderne le munizioni. Prima dello scoppio della guerra questi erano gli eserciti dell’Alleanza.

Troops_of_the_Eight_nations_alliance_1900Fanti; Inghilterra, America, Canada, India, Germania, Francia, Auatria, Italia, Giappone

Arte o non Arte?

La produzione artistica di Marcel Duchamp fu particolarmente bassa, in quanto, come artista “Porta Ordini”, per essere credibile e autorevole doveva allertare solo sulle novità  militari e industriali ai guerrafondai associati. Le sue opere dovevano essere uniche, chiarem  senza valore e, una volta recepite dovevano essere distrutte, distruggere le prove, di modo da potere eludere la sorveglianza dei Sevizi Segreti militari degli stati accerchiati. La tattica era:  creare una  “mossa” che nascondesse l’ordine “invisibile”, poi,  fotografata, imboscarla (underwood-sottobosco) veniva alloggiata negli archivi fotografici americani degli agenti segreti: Man Ray e Alfred Stieglitz.

“Underwood” è un  ready made che raffigura l’esposizione di una macchina da scrivere di una ditta che non le produceva piu, lasciando Duchamp sul cavalletto, la sola pelle (custodia) ispirandosi alla fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie: “il gatto scomparve lasciando sul ramo l’impronta del suo sorriso“. ^_^

“Underwood” readymade, era la mossa ideale di un prestigiatore autodidatta frequentatore dei “Sabati Sera” presso il Circus Medrano a Parigi, luogo prediletto per gli incontri tra artisti e che lasciava l’Artista  sul cavalletto la sola custodia come se l’oggetto fosse svanito per magia. In tale modo l’Artista lascia interdetti gli spettatori che esclamarono i: “Che Arte! Che Maestro!”  mentre il destinatario dell’effetto speciale, lasciava sorridente la Galleria attuando il messaggio criptato, recepito.

“Dove sarà finita la macchina da scrivere?”si chiedeva allora il pubblioco di ieri e di oggi: “Dove l’avrà messa il mago?” . Il pubblico americano si chiesto per decenni il significato dell’ opera tirando  per anni e anni ad indovinare o chiedersii cosa volesse dire l’artista. Si scrissero volumi e volumi di pasrole e mostre su di lui senza mai tornare sul cavalletto l’oggetto smarrito.

Mettendo insieme i “concetti non definiti” con gli “enunciati non dimostrati” si ottiene il fondamento di un sistema deduttivo, il “punto di partenza” da cui ricavare tutti gli altri teoremi e concetti. 

E la risposta? Eccola!

Signore e Signori… et Voilà! Rieccola apparsa in Italia… (NOOooooo! che meraviglia!)

Eccola riapparire “simile” da oltreoceano da chi quel messaggio avrebbe dovuto recepire. L’opera ready made era un invito ad aumentare la produzione del 100%  per le macchine da scrivere avute in licenza da Underwood trasferitasi strategicamente presso gli stabilimenti del Cavalier Camillo Olivetti di Ivrea-To che sottoscrisse quel contratto “multinazionale” in cambio di ubbidienza e fedeltà “all’Arca dell’Alleanza”.

 

220px-Camillo_Olivetti_1920s “Nel 1895 la Underwood, fino ad allora produttrice di accessori, rileva da Franz Wagner il brevetto di una innovativa macchina per scrivere e ne avvia la produzione. Nasce così la “Underwood 1”, che si distingue dalle altre macchine allora sul mercato per una struttura che consente al dattilografo di vedere subito ciò che sta digitando (cosiddetta “scrittura visibile”) e per la presenza di un tabulatore che consente il perfetto allineamento delle colonne. Queste caratteristiche verranno accolte favorevolmente dal mercato, tanto da divenire molto presto uno standard per tutti i produttori di macchine per scrivere”

Camillo Olivetti

 

Foto 1 – Modello: “Undervood 1”

Foto 2 – Modello: “Olivetti M1”

 

 

 

Questo passaggio di proprietà è importantissimo per capire quanto avverrà nell’OPERA unica di Duchamp il “Grande Vetro” e comprenderla meglio. Basti pensare che, quando Adriano Olivetti (figlio di Camillo) volle, alla fine degli anni ’50 comperare lo stabilimento Underwood, al momento della cessione scoprì Underwood una fabbrica  talmente obsoleta e spoglia di tecnologia e mezzi che ci restò malissimo. Il prezzo non valeva la fabbrica ma il patto fu firmato sulla fiducia.

Underwood  era un pacco napoletano confezionato alla meraviglia ma in America. Eppure, Adriano Olivetti, l’opera Underwood di Duchamp avrebbe dovuto conoscerla bene avendola ereditata dal padre. Invece no. ma penso che ancor meno la conoscesse Duchamp che la usò impropriamente da militare, mentre l’Arte, alle sue spalle, senza che il grande scacchista se ne accorgesse, muoveva la propria pedina invisibile e a lunga scadenza sulla scacchiera duchampiana.

Adriano non si dava pace. Dovette accontentarsi unicamente dei punti vendita della Underwood sparsi in l’America e nel mondo. Adriano Olivetti, pur circondato da intellettuali di grande stima e livello, non si accorse che dentro la Underwood lo attendeva una mirabile sorpresa: “l’ Anima Invisibile” che noi artisti chiamiamo Arte.

Adriano Olivetti, con aria sconfitta, e senza saperlo, portava nel più bel Museo d’Arte al mondo ( Italia), una “Sposa” ascensionale meravigliosa, una Musa industriale che si accomodò nei padiglioni Olivetti ispirando, accarezzandole, le menti dei più bravi ingegneri dell’Universo elettronico, dando origine a una serie di invenzioni di prima eccellenza nel mondo.

La memoria strittiva, la scheda magnetica, il Personal Computer e il linguaggio Software.

underwood_a

 Ready Mades Olivetti, quelli che “si sono fatti sa soli”.

continua: 

come funzionava la mitragliatrice  sopranominata Macina Caffè?

 

 

 

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