Underwood: Ready Made (2/2)

UNDERWOOD (Parte  seconda)

“Underwood” è un  readymade che raffigura l’esposizione di una macchina da scrivere della omonima azienda costruttrice ed esposta su concessione militare. Marcel Duchamp lascerà sul cavalletto d’esposizione  la sola custodia ispirandosi alla fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie: “il gatto scomparve lasciando sul ramo l’impronta del suo sorriso“.

“Underwood” readymade era la mossa ideale di prestidigitazione autodidatta di un artista frequentatore dei “Sabati Sera” presso il Circus Medrano a Parigi, luogo prediletto per gli incontri tra gli artisti ebrei parigini che attraverso lo spettacolo imparavano la gestualità folle del Circo per meglio mascherare con fantasia una artisticità fittizia, ma anche luogo ideale per incontri sotterranei eversivi.

“Dove sarà finita la macchina da scrivere?” si chiedeva la Critica: “Dove sta il trucco illusorio artistico?” si domandava il pubblico americano e francese incuriosito, il quale, si chiese per decenni il significato dell’ opera tirando a indovinare  con quella strana mossa sulla scacchiera Cosmopolita.

Esclamerebbe il prestigiatore:“Signore e Signori… et Voilà!” rieccola apparire in Italia.

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L’opera ready made in effetti è un Enigma, un Rebus, un Indovinello  che invita ad osservare  dove l’oggetto sarebbe riapparso. Ma era anche un messaggio occultato per osservare quale azienda della “confraternita” avesse rilevato la produzione ed allestito la catena di montaggio.

Eccola uscire dagli stabilimenti “dell’illuminato” Cavalier Camillo Olivetti di Ivrea-Torino  che sottoscrisse quel contratto “multinazionale” in cambio di ubbidienza e fedeltà “all’Arca dell’Alleanza”.
Eccolo il bersagliere italiano della foto di gruppo assumere tutto il valore militare in ciò che diverrà. In quel scomparire ed apparire ad Arte  si gettavano le basi di partecipazione alla Prima Guerra Mondiale.


OLIVERTTI S.p.a.

Ai primi del Novecento gli impianti produttivi della Underwood vennero trasferiti nel Connecticut, ad Hartford, cittadina destinata a diventare la capitale della scrittura meccanica in quanto vi era anche lo stabilimento della Royal. Nel 1908 Camillo Olivetti visitò la fabbrica della Underwood ad Hartford, che allora produceva già 70.000 macchine all’anno, livello raggiunto dalla Olivetti solo negli anni cinquanta.[2], arrivando a produrre anche una macchina al minuto.

220px-Camillo_Olivetti_1920s “Nel 1895 la Underwood, fino ad allora produttrice di accessori, rileva da Franz Wagner il brevetto di una innovativa macchina per scrivere e ne avvia la produzione. Nasce così la “Underwood 1”, che si distingue dalle altre macchine sul mercato per una struttura che consente al dattilografo di vedere subito e frontalmente ciò che sta digitando (cosiddetta “scrittura visibile”) e, la presenza di un tabulatore ne consente il perfetto allineamento delle colonne. Queste caratteristiche verranno accolte favorevolmente dal mercato, tanto da divenire molto presto uno standard per tutti i produttori di macchine per scrivere”.

Foto: Camillo Olivetti fondatore dell’azienda italiana OLIVETT Spa – Ivrea  (To-I)

Foto 1 – Modello: “Undervood 1”                Foto 2 – Modello: “Olivetti M1”

underwood5Macchina_per_scrivere_a_martelletti_portacaratteri_-_Museo_scienza_tecnologia_Milano_03126_dia

Questo passaggio di proprietà è importantissimo per capire in futuro quanto avverrà nell’opera principe di Marcel Duchamp il “Grande Vetro” comprendendone meglio il significato. Basti pensare che quando l’ing. Adriano Olivetti (figlio di Camillo) volle alla fine degli anni ’50 comperare lo stabilimento Underwood, al momento della cessione scoprì Underwood essere una fabbrica  talmente obsoleta e spoglia di tecnologia e mezzi che ci restò malissimo. Il prezzo non valeva la fabbrica, il patto fu firmato sulla fiducia. L’acquisto fu un fallimento.

Underwood  fu un pacco napoletano confezionato a meraviglia in America. Eppure, Adriano Olivetti, l’opera Underwood di Duchamp avrebbe dovuto conoscerla bene avendo ereditata dal padre la fabbrica e la trattativa segreta. Invece, penso che la soluzione del ready made non la conoscesse affatto o forse su consiglio dei suoi straordinari intellettuali dirigenti qualcosa di diverso avevano fiutato e intuito, fidandosi.

Chi conosceva quel ready made bene fu certamente  Marcel Duchamp che la usò impropriamente da militare. Negli anni novecentosessanta si presenterà in Italia  per incassare un premio artistico quale riconoscimento di “sua spettanza” chiedendo aiuto artistico e giuridico al Professore Universitario d’Arte Artur Swartz (ebreo), il quale, imbastì con Marcel Duchamp (forse bisognoso) i multipli in miniatura del processo bellico/artistico completo. Crea la “scatola verde in valigia”, sintesi rispettabile e souvenir DADA sistemandosi economicamente. Duchamp riceve il giusto compenso economico da una nota Università americana che doveva rispondergli un pattuito mai ricevuto sull’operato dato alla Fratellanza Cosmopolita nei primi del novecento in veste di Avanguardia. Duchamp  lascerà al professore Artur Swartz (suo legale e critico) la licenza commerciale dei suoi “Multipli” in scatola e ready made vari.

Domanda: Quel capitale ricevuto era parte del bottino sborsato dalla povera Olivetti raggirata e truffata? Forse si o forse no. Se volgiamo essere intellettualmente onesti e generosi, diciamo che la Olivetti Spa forse ha pagato col bidone ricevuto una sovra tassa sulla ricchezza incamerata con le macchine da scrivere Underwood (copyright). In mezzo a tutto ciò, l’Arte maiuscola, senza che il grande scacchista Duchamp se ne accorgesse, muoveva la proprie pedine invisibile a lunga scadenza nel tempo, suggerendo anticipatamente l’Arte, nel messaggio intrinseco del Grande Vetro, la grande mossa strategica  sulla caduta di fine secolo dell’impero mondialista del “Messia” durante un intervento armato nei deserti.

Il Grande Vetro si rivelerà essere uno Scacco al RE e a quella mossa finale l’indagine di FiloRossoArt continua a perseguire svelando nuovi retroscena.

Infine:

Adriano Olivetti, non si diede pace. Dovette accontentarsi unicamente dei punti vendita della Underwood sparsi per l’America e nel mondo. Ma Adriano Olivetti, pur circondato da noti intellettuali di grande stima e livello, avevano fiutato in Underwood “qualcosa” di metafisico e Arte. Non si erano accorti che dentro la Underwood, bistrattata, lo attendeva una mirabile sorpresa: “l’Anima Invisibile” di colei che noi artisti chiamiamo Musa dell’Arte.

Adriano Olivetti, con aria sconfitta portava a casa nel più bel Museo d’Arte al Mondo (Italia), la “Sposa” ascensionale meravigliosa, una Musa industriale che si accomodò nei padiglioni Olivetti guidando i loro Staff , accarezzando le menti dei più brillanti ingegneri dell’universo elettronico, dando origine a una serie di invenzioni di prima eccellenza al mondo: la memoria strittiva, la scheda magnetica, il Personal Computer e il linguaggio Software moderno.

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Il “cervello segreto” del Grande Vetro, verrà realizzato in Olivetti, mettendo in orbita la Spada della Sposa grazie al sacrificio umano di atri martiri chiamati nell’opera gli “scapoli” i quali verranno decapitati per punizione d’aver generato un simile capolavoro liberando il mondo dallo strapotere messianico.

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 Olivetti, quelli che si sono “fatti da sè”. (redy made)

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Underwood: Ready Made di Maecel Duchamp

la Storia dell’Arte su Marcel Duchamp continua alla scoperta degli altri ready made..


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