Dissociazione artistica
“Dada vivrà per sempre! E grazie a questo, i concessionari saranno ricchi, i redattori si compreranno le automobili e gli autori avranno la Legione d’Onore.”

Con queste parole Picabia si licenziava dall’isterico dadaista concettuale Tristan Tzara nel 1921, capogruppo svizzero, uomo dalla rivoluzione dadaista permanente fino allo sterminio ultimo degli oppositori della sua immaginazione. Tristan Tzara covava il seme del nazismo e aveva bisogno dell’Arte come copertura per imporre la sua disciplina moderna.

Dopo la “Grande Guerra” 14/18, Picabia aveva capito che gli anni 20/30 potevano procedere nel lusso, nell’eleganza, nella frivolezza; nella lussuria, nel ludico piacere della auto, musiche e danze; bei vestiti, la cocaina, le vacanze e che l’arte, se parte dal popolo libero da meccanicismi perversi di potere. se la spasserebbe lieto dissociandosi l’artista dagli impegni internazionali sempre più stressanti, sotto pressione, per una guerra infinita che aveva decimato la più bella gioventù di francia e d’europa. Fancis Picabia aveva capito la luce della serenità, la quale, indora e argentea ogni cosa e tutto ciò che tocca, che sfiora. Ma se i demoni contorcenti le vite altrui e fustigatori tra i fumi delle officine belliche, caverne , trincee, fonderie e la piantassero di costruire armi e metalli per uccidere, dirà: “meglio i giocattoli delle armi “.
Con tale epitaffio invitava a riconvertire l’industria per creare giocattoli, tessuti e accessori leggeri che aggraziano la vita. Quindi si perse in dissolutezze veniali tra le braccia delle più belle sfrenate e sfrontate ragazze allegre, signore seducenti profumate, tornado in arte al figurativo prediligendo il corpo femminile. L’Industria oramai poteva generare benessere per tutti.
In Arte tornò a rivalutare i volti, le grazie femminili; era poeta d’animo e ricco. Che importava a lui di conquistare il mondo quando le macchine e gli elettrodomestici avevano già conquistato tutti gli esseri umani. Bisognava solamente produrli.



L’arte afferma una volta, “è più costosa delle salsicce, più costosa delle donne”



Picabia fu ripreso più volte dai suoi superiori e dalle Avanguardie. Riportato all’ordine, alle trame eversive permanenti. Gli bastava un bel sorriso e l’allegria gentile che subito canticchiava: DADA DADA DADA DADA!
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DADA
