Un brutto segreto di Enri Matisse

Suicida per non dover denunciare.

 Narra Alice Toklas che durante una delle sue prime cene in casa Gertrude Stein, la sacra scrittrice asseriva che fosse meglio il cibo tiepido in tavola e non bollente, mentre Alice indispettita asseriva che il cibo va mangiato caldo, arrivando al dunque che, il cibo andava servito bollente in tavola specie la minestra, e chi fosse contrario, poteva aspettare che si raffreddasse.
Quindi Gertrude servita la minestra bollente, per ripicca, comandante, volle che Alice leggesse un fogliettino scritto a matita come solea da sempre lei quando abbozzava qualcosa, fogliettino fitto fitto di parole. Era il ritratto intitolato ADA, il primo di una  lunga serie di ritratti pubblicati nell’opera: Geography and Pays. Alice Toklas restò affascinata della narrazione e imparò a mangiare la minestra tiepida impegnandosi a leggere ogni sera a tavola prima di cenare il piatto, leggere un nuovo ritratto in arrivo, trascritti tutti a mano su foglietti che Gertrude ogni giorno elaborava.

Foto: Alice B. Toklas (dietro) e Gertrude Stein

alice toklas

Per Alice Toklas quei ritratti erano lo specchio psicologico dei personaggi che animarono con loro due  la Storia del novecento in Europa, personaggi che avevano mansioni strategico/politiche precise,  quindi Agenti.
Sarebbe interessante mettere gli mani su quel tesoro, penso che ci spiegherebbe certi “giochi di ruolo sostenuti” da ognuno di loro, testo che non sono riuscito trovare in lingua italiana, scusando la mia ignoranza sul lessico inglese, ma ho le mie giuste motivazioni e scuse. Ma per la letteratura mondiale il modello Gertrude Stein ritrattista, descrisse i suoi agenti segreti come un pittore nell’eseguirne un  ritratto al committente senza farlo vedere se non ad opera finita.
I ritratti di Geography and Pays vanno considerati piccole opere d’arte della letteratura? Se si, in quei “ritratti”, l’artista avrà messo tra le ombre e pieghe il modo più sottile di informare i suoi adepti scoprendo in quella collezione letteraria il vero volto dei briganti che hanno stravolto la Storia d’Europa.

Vediamone uno: PATRICK HENRY BRUCE
(Dalla Biografia di Alice Toklas a pag. 116/117)ritratto Bruce di

“Cominciò così la lunga serie di ritratti. Gertrude Stein ha scritto i ritratti di pressoché tutte le persone da lei conosciute , e ne ha scritti d’ogni sorta e d’ogni stile.”
 prosegue:
“Bruce, Patrick Henry Bruce , fu uno dei primi e entusiasti allievi di Mantisse e ben presto fu in grado di dipingere piccoli Matisse, ma ciò lo lasciava infelice. Cercando di spiegare questa sua infelicità, disse una volta a Gertrude Stein: “Parlano tanto del dolore dei grandi artisti, della tragica infelicità e dei grandi artisti; ma dopotutto sono grandi artisti, si o no? Un piccolo artista ha tutta la tragica infelicità e i dolori del grande artista, e non è un grande artista.

Questa confessione denota il malessere di un Copista d’Arte che ha fatto la vera fortuna di Enri Matisse e produzione della sua collezione d’Arte immensa. Bruce resterà in ombra. In questo passo, Toklas annota che, molti, ma dico molti quadri di Enri Matisse non sono falsi agli occhi dell’Arte ma nemmeno suoi.

Patrick Henry Bruce è nato a Long Island, in Virginia. Studia a New York sotto William Merritt Chase (americano, 1849-1916) e Robert Henri (americano, 1865-1929), Bruce si trasferisce a Parigi nel 1903, dove rimase in servizio fino al 1936.

A Parigi, Bruce faceva parte dei circoli d’Avanguardia di Henri Matisse e importanti collezionisti americani come Gertrude e Leo Stein. Durante il periodo prebellico, assimilò la scuola di Matisse e Paul Cézanne che morirà tre anni dopo (1906). L Arte  ufficiale di Bruce sarà una combinazione di colori vivaci del fauvismo con la struttura rigida del cubismo e carezze sèsaniane. Nel 1912 Bruce conobbe i pittori modernisti Robert e Sonia Delaunay e sviluppò le proprie “Composizioni” astratte con colori audaci su modello del “cubismo orfico” dei due Delaunay. Nel 1917 Bruce iniziò a dipingere nature morte geometriche di ispirazione cubista, raffigurando forme a blocchi come cilindri, cubi e zeppe in una tavolozza di blu non modulati, verdi, lavanda e rossi. I “Forms”, come li chiamava Bruce, venivano regolarmente esposti a Parigi durante la sua carriera artistica, ma erano poco conosciuti negli Stati Uniti fino al 1965, quando furono inclusi in una mostra sul sincronismo alla Knoedler Gallery di New York.

Nel luglio del 1936 come tutti gli ebrei agenti, animatori, insurrezionalisti ed intellettuali, si trasferisce a New York per scampare al nazismo, vivendo con sua sorella nella East 68th Street. Soffrendo di malinconia e senso di isolamento, Bruce distrusse gran parte dei suoi dipinti nel 1933, inviando le opere sopravvissute al suo amico di lunga data Henri-Pierre Roché.  Si suicidò quattro mesi dopo.

Certamente per un pittore bravo che vede esposte le proprie opere acclamate al Maestro Enri Matisse, da una parte fa piacere, ma dall’altra, la coscienza si corrode sapersi protagonista di quella truffa mondiale e stare zitto. Chiederà a compenso un riconoscimento artistico per nutrirsi di gloria per tanto lavoro prodotto e meritato per la “causa”, ricevendo in cambio solo pochi spiccioli e qualche articoletto di fondo pagina nella riviste d’Arte. Tutto ciò fa certamente male, specie per uno come lui che ha falsificato anche la produzione d’Arte di Cèsanne, di Picasso e di chi sa quanti altri artisti impegnati sui fronti a combattere e morire. Ma la cosa peggiore penso sia stata nel vedere franare un disegno Cosmopolita di quelle proporzioni immense che ha avuto origine anche dalle sue mani. Vedere degenerare quel capolavoro strategico in pochi anni verso una prospettiva “Feroce”, “Bestiale”, “Fauve”, messa in piedi dal proprio maestro Matisse, impegnato a creare squadre d’assalto feroci per il controllo di tutti gli eserciti e stati del Mondo (Nuovo Ordine Mondiale) e vedere trasformare gli allievi in potenziali criminali senza scrupoli fino a farli diventare “bestie naziste”, il segno incisivo nella coscienza o subconscio o come volete chiamarlo, quello resta e rimane.

Patrick Henry Bruce esce di scena in punta di piedi distruggendo il proprio operato disonorato,  salvando solo il più amato, finendo nel cono d’ombra della Storia fino a quando il processo di indagine all’Arte del Novecento, FiloRosso riscopertolo, gli porge la palma d’oro che gli è stata sottratta, dono della Musa dell’Arte imprigionata, imbavagliata il nome in gloria a quel suo devoto.
La sua fu una storia d’Arte amara legata da un filo rosso sottile che attraversa : Henry Bruce, Robert Henri, Enri Matisse e Henri-Pierre Roché al quale lascia infine le opere scampate alla propria furia distruttrice. E’ un passaggio cosmico rilegato nel fondo cielo oscuro, agganciato ad un filo di Enry in Enri, in Enri in Enry fino arrivare ai nostri giorni in silenzio, senza fare rumore, lasciandoci a testimonianza il vero volto dei carcerieri dell’Arte profanata.  E dei suoi quadri segreti? Li sapreste riconoscere nella super collezione di Enri Matisse che annovera migliaia di quadri non suoi? E del secondo Maestro Cèsanne, quanti ne ha fatti e quanti sono i falsi in circolazione? lo vedremo.

Grazie Bruce, Patrick Henry Bruce di Long Island, ti sia riconosciuto il meritato  Onor in un altro articolo dedicato ai falsi Césanne.

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Note bibliografiche riprese dall’articolo di Sarah Cash, Emma Acker 29 settembre 2016 dal sito National Gallery of Art


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Matisse: La chitarra e l’intrigo.

IL POTERE DELLE DONNE

 

Quando s’indaga sulle Donne in Arte, purtroppo, come col “tea” delle 17,00, il passino filtra solo ciò che i fori permettono. Le bustine ancor peggio, fanno passare solo l’odore e  meno il sapore, il te poco sa o di nulla e con lo zuccheriamo si assimila teina. Tali sono i personaggi femminili quando vengono filtrati da studiosi censori i quali vogliono far passare delle artiste solo ciò che torna comodo. Ma quando sono le donne a narrare se stesse, sono uno spasso.

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foto: Mantide Religiosa

Qui sotto, ho voluto riportare un dialogo tra due donne poco note all’Arte Moderna e che la critica, molto distratta nei loro confronti, hanno omesso dettagli importantissimi per la comprensione storica dell’Arte Moderna. Snobbando questo dialogo e le opinioni delle nostre due  interpreti,  gli storici non avendole  mai prese in seria considerazione non si sono accorti della loro denuncia che magistralmente presenta tutto il  potere occulto delle donne e senza pudore alcuno. Come mai le hanno omesse?

Sappiamo che quando due donne si ritirano in camera a fare toilette, allontanano in altre stanze gli incomodi osservatori prendendosi tutta la tranquillità che il caso richiede, mostrando tra loro anche le parti intime, senza pudore e senza peccare. Le donne tra loro hanno un altra considerazione del proprio corpo, meno oggettuale e più clinico. Il peggiore difetto degli uomini invece, è quello di dare poca attenzione ai pettegolezzi femminili in quanto, tra donne, quando parlano pubblicamente il pudore vela scandali e vanti, ma quando parlano tra loro e in modo libero, i puntini di sospensione vengono a meno assumendo le confidenze denudate, pettegolezzi al limite dello scandalo. Così le due artiste, letterate, ci svelano allegramente in un breve dialogo le giuste trame  da inserire nella  Storia dell’Arte e aggiornarla, chiarendo il potere femminile nell’arte. Vediamole insieme:

Dall’Autobiografia di Alice Toklas:
GERTRUDE STEIN A PARIGI (1903-1907)

Pag. 40 CAPITOLO TERZO

Matisse stava in quel momento dipingendo Madame
Matisse in costume da zingara con la chitarra. C’era a pro-
posito di questa chitarra tutta una storia, che a Madame
Matisse piaceva enormemente raccontare. In quegli anni,
insomma, lei non aveva mai finito di darsi d’attorno, e per
di più le toccava posare: aveva un’ottima salute e un gran
bisogno di sonno. Un giorno che appunto posava e il ma-
rito dipingeva, le cominciò a cadere il capo avanti e alla
scossa la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – sve-
gliati -. Lei si svegliò, lui riprese a dipingere; le ricadde il
capo e la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – svegliati-
Si svegliò, ma poco dopo tornava a ciondolare e la chitarra
a vibrare più forte. Matisse su tutte le furie diede di piglio
alla chitarra, spaccandola. E qui Madame Matisse
aggiungeva sconsolatamente: – “Eravamo in bolletta a quei
tempi, ma ci toccò farla riparare per continuare il quadro. “

Reggeva appunto nella posa questa chitarra riparata, il
giorno che arrivò il biglietto del segretario della Mostra
d’Autunno. Matisse era fuori di sé dalla gioia. – Sicuro che
accetto, – diceva. – No, – disse Madame Matisse, – se questi
tali (ces gens) s’interessano del quadro al punto da fare
un’offerta, vuol dire che se ne interessano abbastanza per
pagare quel che hai chiesto. E la differenza, – aggiunse, –
servirà per vestire Margot quest’inverno -. Matisse esitava,
ma alla fine si lasciò convincere e scrissero un biglietto che
lui insisteva sul suo prezzo. Non seguì nulla e Matisse entrò
in uno stato terrificante, traboccava di rabbia e di rimproveri.

Poi, qualche giorno dopo, mentre Madame Matisse stava
ancora una volta posando con la chitarra e Matisse dipingeva,
ecco entrare Margot con un petit-bleu. Matisse l’apre e fa
una faccia. Madame Matisse, atterrita, temette il peggio.
La chitarra andò in terra. – Che cos’è? – disse lei.
– L’hanno comperato. – Che bisogno c’è di fare quella faccia,
allora? Spaventarmi così e andare a rischio di farmi rom-
pere la chitarra? – Facevo segno per farti capire, – disse
Matisse. – Ero talmente commosso che non potevo parlare.
Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
– dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

MANTIDE RELIGIOSE

Ecco svelato il segreto del successo di Matisse. L’ereditiera americana G. Stein, avendo messo gli occhi su Matisse e decise di finanziarlo occultamente e diffondere i suoi lavori in America senza che a questi trapelasse mai l’idea che dietro le future  vendite milionarie c’era lo zampino della signorina Geltrude Stein in buona intesa con la consorte di Matisse ignaro di tutto.

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foto: Gertrude Stein e Alice Toklas                       foto: Coniugi Matisse

Ora, il concetto che nello strapotere ebraico le donne non hanno un ruolo importante è falso. Le confidenze tra la Signora Matisse (ebrea), la signorina Alice Toklas (ebrea) che firma il brano,  ci svelano, non solo esserci grandi donne di Potere  nel loro sistema ma anche l’esistenza di una rete sotterranea molto ampia tra le donne. Traspare anche l’esistenza di una organizzazione ben mimetizzata, intrigante, penetrante e spesse volte decisionista. Muovendoci nel sottobosco femminile dell’Arte e della Politica del novecentodieci, le donne potenti si raccontano confidenze come fossero “madamigelle al bagno” e in quelle loro toilette letterarie e intellettuali Dio solo sa cosa si confidano. Quando le donne escono imbellite dalle toilette, chi avesse avuto modo di osservarle bene, in quella metamorfosi estetica assumono un tono superbo, di sfida magistrale, e, come amazzoni, nella recita che s’apprestano gioiosamente a sostenere in scena o fuori casa, partono decise e tornano sempre vincenti con qualche trofeo.

Poiché per cultura ereditata i consorti tendono a isolare o sotto considerare le proprie donne, in generale poi, le femmine, vuoi per debolezza fisica o stupida presunzione dei maschi,  sviluppato nella loro cultura le “alleanze sotterranee”, alleanze strategiche con chiunque ritengono manipolabili  pur di portare a termine i loro piani con fermezza e prudenza vincente .

Madre Matrioska (la Matriarca)

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Gertrude Stein

Dopo quell’acquisto del quadro, l’irascibile Enri Matisse finirà sotto scacco della consorte per tutta la vita, ignaro che, il proprio destino sarà invece nelle mani della signorina Gertrude Stein, la quale, forte delle sue conoscenze in materia di Alleanza Internazionale Finanziaria, obbligherà i contribuenti ebrei di tutto il mondo a sottoscrivere con l’acquisto dei “brutti quadri” le varie operazioni segrete di politica finanziaria a beneficio dell’Arca dell’Alleanza. Nella stessa rete finirà non solo Pablo Picasso, ma tutte le Avanguardie francesi, Futuristi italiani compresi ad opera di rete segreta di Matriarche devote. La Regina sulla scacchiera dell’Arte in Europa fu certamente la signorina Gertrude Stein, “Matrioska” di un domino senza fine  a capo di un esercito intelligente di sole donne come anche mecenate delle migliori menti intellettuali maschili europee di fede cosmopolita .




Concludendo rileggiamo:

Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.


La Matriarca Etta Cone (grande collezionista e ricca ebrea americana) chiarisce meglio il concetto dandoci di lei un proseguo giusto. La signorina Etta Cone e la sorella Claribel, venivano da Baltimora a Parigi per passare l’inverno. Etta Cone si era prestata, tempo permettendo,  a fare da dattilografa a Gertrude Stein (innamorate). Etta, alla mattina aveva il compito di trascrivere i pensieri notturni sparsi di Gertrude Stein, pensieri  annotati rigorosamente con la matita scolastica su pezzetti di carta scritti tutta notte per poi coricarsi fino a mezzogiorno. Le scritture di Gertrude erano passaggi di informazioni strategiche. Etta Cone, ebbe anche un altro compito sensibile oltre quello di finanziare indirettamente i coniugi Picasso, imparare il linguaggio codificato di Gertrude Stein per diventare poi la sua referente politica d’oltremare in America.

Leggiamo insieme il passo:

Sempre di ALICE TOKLAS: Bibliografia.

Per Etta Cone, i Picasso erano terrificanti ma tanto romantici.
Ve la conduceva Gertrude Stein ogni qual volta che le finanze
dei Picasso erano al di là di ogni soccorso umano, e le faceva
acquistare un centinaio di franchi di disegni. Dopo tutto, cento
franchi a quei tempi valevano venti dollari. Quella era incantata
di compiere una così romantica carità. Inutile dire che quei disegni
divennero molti e molti anni dopo, il nucleo della sua collezione.

Claribel Cone – Getrude Stein – Etta Cone in vacanza lavoro in Italia 1903

Si possono elencare altri casi di arsiti le cui finanze erano sotto il diretto controllo delle donne “del giro” e che, in caso di capricci del partner, avvertivano la centrale economica femminile che provvedeva a bloccare le entrate finanziarie del artista disobbediente. Se ubbidienti invece, tornavano in auge. Tremende erano le amministratrici russe, scrupolose nei conti e severe contabili le quali, avevano anche compiti di tessere al femminile una fitta rete di matriosche in Russia, in quanto, gli ebrei russi milionari versavano forti somme clandestine all’Alleanza pur di destituire lo Zar, acquistando “scarabocchi” europei d’Arte Moderna.

La moglie di Picasso era filo russa, come anche l’ultima Amministratrice di Matisse dopo il decesso della moglie; anche  Gala moglie di Salvador Dalì, ecc. Le Matriosche  tenevano in ordine fotografico e tutti rigorosamente numerati, i quadri del consorte artista. I conti, o i versamenti da restituire ai finanziatori, avvenivano durante le Aste di collezionisti anonimi , agenti bancari o garanti finanziarie, che, restituivano ai legittimi proprietari dei quadri allora sostenuti, la somma restituita dopo la vittoria o conquista di operazione politico militari avvenute con i rispettivi interessi dovuti.

Tutto ciò si svolgeva tra il 1903 – 1907, prima, durante e dopo la guerra Russia-Giappone e proseguirà ancora oltre.matrioska-25-novembre-contro-la-violenza-sulle-donne

Foto: Matriosche Russe


alla pagina Gertrude Sten

Arte: L’Ecol de Paris

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LA SCUOLA DI PARIGI:  “Ecol du Paris”

La “Scuola di Parigi” o Ecol de Paris è un termine coniato per delimitare intorno ad essa una strategia collettiva di pittori di origine ebraico/giacobina e altre tribù d’Israele in vista dei motti AntiZaristi e che vedrà la città di Parigi frustrata al rientro  dell’armata dei rivoluzionari sconfitti (1905). Per la Francia la matrice è sempre napoleonica e quindi è una sorta di rivincita contro la precedente sconfitta. Quei reduci della campagna Russia-Giappone, ebbero un ruolo  importantissimo nella cospirazione eversiva e fallimentare durante per la caduta dello Zar Nicola II° Romanov. Il vizio dei Giacobino è un comandamento delle sacre scritture che ordina: ” Tutti i re della terra verranno piegati”. Il taglio della testa e gola è una ritualità di Giacobbe figli di Isacco, nipote di Abramo. Questa chiave di lettura è fondamentale per capire la politica della Francia che promotrice di “Rivoluzioni” poco chiare. Quando invito a comprendere la questione ebraica” in Arte non intendo “giudicarla” ma focalizzare le dinamiche e le convivenze.

La scuola di Parigi si divide in tre spezzoni storici: il primo porta alla guerra del 1905, il secondo più intenso di novità ed è quello che va dal 1905 al 1918, il terzo sfumerà all’inizio  dei preparativi ufficiali della Seconda Guerra Mondiale. La “Scuola di Parigi” sarà decapitata dai Nazisti durante l’occupazione di Francia. Da questi tre spezzoni storici sfociati sempre in guerre mondiali, ogni volta la loro Fenice risorge dalla ceneri manifestando nuovi disegni  scorretti di utilizzo dell’Arte o con arte a fini di conquista. Una volta destituito l’avversario a o in seria  difficoltà, converte i medesimi moti in lotte di Liberazione riacquistando la verginità perduta.

Lo Zar Nicola II°, scoperta la natura eversiva dei motti popolari del 1905, già segnalata dal Padre (I saggi di Sion) impugnata l’accusa di Alto Tradimento e arresta i rivoltosi. I medesimi, se di cittadinanza russa, li farà fucilare. Ma la Russia avendo perso la guerra contro il Giappone e dovendo applicare il protocollo d’intesa  diplomatico sottoscritto agli americani con Theodore Rooswelt,  mediatore (progettista di quella guerra)  i rimanenti insorti stranieri arrestati (i volontari) vennero estradati in malo modo e fatti rientrare nei rispettivi paesi di origine in Europa. Si organizzerà tra gli Alleati la perdita dei loro martiri, la “vendetta”, come se  i caduti degli altri non contassero niente.

Molti di questi  reduci si ammassarono nel quartiere parigino di Montparnasse diventando quel quartiere, il loro Ghetto o Quartiere Generale, quartiere che darà alla luce  una serie di correnti artistiche interessanti, animando la vita quotidiana del quartiere. Quei rivoluzionari di cultura Borghese estesero le loro nuove idee in tutta la Francia, Europa e in America ed infine nel mondo intero. Negli anni che vanno dal 1860 al 1930 circa  (come fu per l’Atene di Pericle), Parigi diviene il campo di concentramento artistico più affollato al mondo. Converranno in quegli anni a Parigi: Pittori, Scultori, Letterati; Musici, Poeti, Filosofi; Ideologi, Scienziati, Spie, Gangster e altro ancora. Tutti di origine borghese ed ebraica. Parigi fu la capitale dei fermenti intellettuali più giovani e rivoluzionari del pianeta. i Cosmopoliti aventi ideali senza frontiere per conquistare comodamente tutto con Capitale.

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Quadretto di “Famiglia” con la giovane Peggy Guggenheim finanziatrice.

Come detto, intorno alla Scuola di Parigi si adunarono i più famosi pittori delle Avanguardie. Questi erano seguiti e curati da una solida squadra di artisti minori specializzati in Critica d’Arte. Quei “Critici” autodidatta batterono per anni la grancassa pubblicitaria delle Avanguardie spendendo elogi  per i loro eletti e protetti.

Se un Avvocato di bona eloquenza e retorica riesce a far depenalizzare la condanna di un proprio assistito assassino, trasformandolo in delinquente comune di reati minori, i mestieranti di Critica dell’Arte affineranno nella  Francia artistica, un arte di pura eloquenza e retorica capace di enfatizzare un processo sbagliato e truffaldino  fino a convincere se stessi e l’opinione pubblica mondiale sul valore artistico ed economico di tanta bruttura. (Affabulaori)

Ciò fu possibile perché la Francia era di fatto colonizzata da una potente Lobby Giacobina che si impose con la violenza e terrorismo durante la Rivoluzione del 1848, prendendo in mano il governo e le sorti della Francia post monarca. La trasformazione della Francia Monarchica in Repubblicana Borghese, subì un processo di moderniz-zazione rapidissimo divenendo la Francia una delle nazioni europee più all’Avanguardia e quindi, produttrice di nuovi cippi culturali. Nascono le Avanguardie.

Ma le Avanguardie per essere propositive e governabili, abbisognavano fin dalla nascita di una disciplina militante diretta da teste col grado di Cadetti o Ufficiali Militari , in quanto, con la Rivoluzione del 1848 anche l’Arte fu imprigionata dai Giacobini diventando parte integrante di un sistema socio-politico ed economico sotto controllo. Per le Arti visive, dalla rivoluzione francese in poi , l’Ufficiale Comandante delle schiere era il Critico, il quale  rispondeva anche lui a un suo Superiore: lo Stratega Rabbino.

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Un artista capogruppo se entrava nelle scuderie di un buon Critico d’Arte aveva vita facile rispetto un concorrente senza scuderia (esperienza personale). Il critico d’Arte diventava una sorta di Protettore.  Se poi è un Critico influente legato al mondo finanzia-rio, garantiva al suo protetto – non solo un successo storico e d’immagine  – ma anche finanziario. Per spiegare meglio tutto ciò ci vorrebbe una relazione redatta da un agente di Assicurazioni che meglio conosce questo meccanismo. Quindi, sia all’interno che all’esterno della Scuola di Parigi si muoveva una organizzazione pianificatrice politco/finanziaria di alto livello coinvolgendo il mondo Borghese ad essere propenso a finanziare le ambite rivoluzioni industriali in tutto il Mondo a vanto della loro ragione industriale e religiosa.

FiloRossoArt

Milan
01.04.2019


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FAUVES: Scuola di Arte Crudele

“Fauvismo”: a giudizio.

Dal punto di vista dalla Storia dell’Arte il Fauvismo è un bell’Enigma scomodo, in quanto, per tale materia di studio non contemplando a fondo le condizioni sociopolitiche inerenti gli anni della sua ascesa, allo studioso o analista per giudicarli gli abbisognano più riferimenti per capire meglio ciò che il pennello ha eseguito su quelle tele a suo tempo. Spesse volte non considerare i dettagli che servono per comprendere meglio l’opera durante “l’osservazione critica”, se si sbaglia il giudizio o la narrazione, l’opera resta infantile, pittoricamente dilettantistica. Le opere brutte o buffe, al critico gli si annulla il concetto di Arte classica stessa, dovendo per tale occasione, inventare nuovi concetti, odi nuovi, a supporto dell’incomprensione.

Il Critico d’Arte di oggi, quando si trova di fronte una opera moderna, proprio per la complessità raggiunta dal linguaggio astrato, spesso lo si trova impreparato Ciò lo si denota quando procede  ragionamento o per schemi. L’occhio critico di chi fa questo mestiere resta sempre appannato in prima istanza, e, non capendo come o cosa abbia voluto rappresentare il pittore, e se mai  ce ne fosse stata una ragione, si limita a giudizi storico schematici, veloci e sommari per riallacciare l’opera al linguaggio Accademico di cui essa fa parte, dando un proseguo legale e garantito alla declamazione. 

La moderna figura del “Critico d’Arte Moderna”, personaggio eclettico, spesso volte figura contemporanea dell’Autore, trovandosi il Critico alla fonte battesimale di una nuova corrente stilistica, osserva e giudica il tangibile di un vestito che riveste il nascituro senza scoprirne le carni assicurandosi il sesso del nascituro ed eventuali difetti.
L’opera nuova moderna,  proprio perché si pone come cosa nuova o contraria ai canoni accademici, il critico deve saperla riconoscere come tale e inserirla nel contesto della rivoluzione in atto e saperne coniare: nome, classe di merito, stile,  perché riconoscerla e descriverla, la data è grande  importante altrimenti gli viene difficile ed ostile collocarla negli archivi artistici in continua vertiginosa evoluzione. Quindi, egli usa elogi se prezzolato, meritevoli se l’invenzione è rivoluzionaria a prima vista, oppure, o deplorevole se urta i suoi interessi economici, canonici e scuola e di pensiero.


Louis Meyer: Un critico meritevole davanti alla Storia:

Louis Meyer anche lui di famiglia ebrea, è nato a Parigi (1 gennaio 1870 – 21 luglio 1943), nel corso della sua vita cambierà il nome in Louis Vauxcelles.

Tornando al Fauvismo si narra che durante una mostra di pittura presso il Salon d’Automne, Louis Vauxcelles conosciuto come un influente critico di indiscussa saggezza e conoscenza dell’Arte, mentre osservava con ammirazione una statua classica appartenente all’artista Donatello, scultore italiano del Rinascimento, voltandosi si trovò a cospetto di alcuni “quadracci” di giovani pittori francesi emergenti, di cui, un certo Enri Matisse vantava esserne l’ideologo e portavoce del gruppo. Pare che Vauxelles abbia esclamato inorridito: “Un Donatello tra le bestie selvagge”. Appunto Fauve (bestiaccie- fiere feroci – fiere con fauci)

La cosa non finisce qui.

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Tra i “quadracci” ce n’era uno che lo colpi in modo particolare; il quadro di Enri Matisse, allora giovane pittore, studente di giurisprudenza, studi che abbandonerà studi per rincorrere l’Arte.

 
 
Foto:
Enri Matisse Blue Nude o (Souvenir de Biskra)

l quadro scandaloso ebbe il suo giusto clamore in quanto, l’avvento della scoperta, fu riportato a chiari lettere sulla rivista d’Arte Tableau n. III nella quale Louis Vauxcelles descriveva i fatti avvenuti al Salon nella seguente osservazione  critica:

Ammetto di non capire. Una brutta donna nuda è distesa sull’erba di un blu opaco sotto le palme … Questo è un effetto artistico tendente all’astratto che mi sfugge completamente. (firmato: Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907) 

Louis Vauxcelles, prudente critico e scrupoloso, interrogò l’autore Enri Matisse per capire meglio  il comportamento dell’artista e l’opera stessa, ed ascoltare del  gruppo di pittori omogenei come stile, le aspirazioni future del gruppo.
Vauxcelles, mette in luce tutta la sua contrarietà rasentando quasi la bocciatura del gruppo ma, rileggendo  attentamente la sua illuminante critica, ci evidenzia la sua forte preoccupazione  lasciandoci con raffinatezza, d’intuire alcuni aspetti inquietanti sulla personalità di Enri Matisse e gli aderenti al gruppo già ufficializzati “Fauves” e ne traccia gli spettri inquietanti sulla loro natura religiosa all’interno dell’universo artistico  ebraico nei primi del ‘900.
Ciò che narra, lo premia come Critico onesto non influenzabile anche davanti a minacce future, e lo premia per la delicatezza con cui a trattato quel gruppo sacrilego scrivendo:

Un movimento che considero pericoloso (nonostante la grande simpatia che ho per i suoi autori) sta prendendo forma in un piccolo clan di giovani. Una cappella è stata istituita, due sacerdoti altezzosi che officiano. MM Derain e Matisse; alcune dozzine di catecumeni innocenti hanno ricevuto il loro battesimo. Il loro dogma equivale a uno schematismo vacillante che proscrive la modellizzazione e i volumi in nome dell’astrazione pittorica che io non conosco. Questa nuova religione difficilmente mi piace. Non credo in questo Rinascimento … M. Matisse, fauve-in-chief; M. Derain, deputato fauve; MM. Othon Friesz e Dufy, fauti presenti … e M. Delaunay (un quattordicenne allievo di M. Metzinger …), infantile fauvelet.

(Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907).

Non aggiungo altro se non il dovuto ringraziamento al Critico Louis Vauxcelles, per il coraggio che ha avuto il quel preciso sconvolgente periodo storico di esporsi apertamente diplomatico nel darci modo di capire nel doppio e triplo senso  criptato, lo schema dell’organizzazione politico/religiosa che si nascondeva sotto il mantello dell’Arte Fauve.

Alcune dozzine di catecumeni innocenti fanno almeno 36 giurati preesistenti alla nascita del gruppo artistico Fauve. Chi erano? A quale Rinascimento religioso si riferiva?

Leggendo attentamente il suo articolo, una cosa va osservata e detta: in quanto Louis Vauxcelles oltre essere critico è anche un “Comandante” che lascia un fonogramma ai suoi Superiori utilizzando la sua personale rivista d’Arte quale piattaforma dei suoi “rapporti” sui militanti,  veicolando col proprio bollettino di guerra ai  ranghi superiori del Quartiere Generale, informazioni sull’andamento delle manovre in corso e gli strani comportamenti in campo delle proprie Avanguardie addette alla penetrazione e confabulazione ad Arte.

Ciò da modo di continuare serenamente a inseguire le orme di Enri Matisse e la sua Sezione Fauve,  per capire i meccanismi che inquinarono l’Arte.

 

Ordine della PIPA

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Enri Matisse – Autoritratto

continuasu  Fauve e Matisse

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