Arte Capitale 1/3

Arte Capitale

Saranno proprio i finanziamenti illeciti delle “Lobby del Cotone” di fine ottocento a cambiare il corso della storia e dell’Arte con “investimenti” clandestini per tele senza valore artistico, tele trasformate in carte di credito o titoli senza scadenza sotto l’aspetto di  quadri. Finanziamenti occulti  per operazioni di arrembaggi contro le Monarchie europee da eliminare fisicamente, ivi compresa le case Reali d’Europa e Russia. Un progetto ambito ma possibile.

Tale valore economico truffaldino, fuori da ogni considerazione e controllo,  faranno smarrire gli artisti classici del novecento e il corso del collezionismo mondiale. Gli artisti, per accedere ai falsi lucrosi guadagni dalle Aste d’Arte, dovranno  scimmiottare le Avanguardie sperando di attirare l’interesse di quegli strani  collezionisti “generosi” finendo invece tutti in miseria, senza commesse, senza capire cosa fosse quel modernismo d’Arte senza figure umane che tanto piaceva ai ricchi, quadri “inespressivi” ,scarabocchi infantili come eseguiti da invalidi di guerra o da rinchiusi in manicomi e cottolenghi.
La Psiche chiederà il suo  giusto spazio nell’arte moderna diranno, mentre  i critici abbelliranno i concetti  con retoriche ritorte contorte, a volte armoniose ed eleganti, altre volte non credibili definendole Astratte e quindi di non facile comprendonio.

Bianco è Moderno

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Era la censura biblica contro l’idolatria pagana. Le Cattedrali Protestanti, le Assemblee pastorali, gli ordini scissionisti, le Sinagoghe e le Moschee, decapiteranno con un taglio netto il capo all’Arte Iconoclasta sfrattandola dai  Templi, ma non solo dal mondo religioso. Il loro veto si estese anche negli ambienti borghesi dove nessun simbolo politico e religioso o ideologico prevalesse su altri.

La Geometria verrà riconosciuta quale Musa dell’Ordine Numerico e la scrittura a seguire. Come arte concettuale per la realizzazione di tesi filosofiche o psicologiche, l’arte moderna cancella tutto nel suo processo distruttivo verso il nulla, dove diventerà l’espressione del “quadro bianco” o pura imbiancatura. Tale concetto libererà lo spazio dalle immagini inospitali esaltando la sola architettura dalla forma inutile. L’esercizio d’impiego ne determinerà il valore commerciale e sociale.

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I “molti punti prospettici” esaltati da Picasso alla nascita del Cubismo (1905) spariranno anche loro dall’Arte. La fede, l’ideologie, la poetica, diverranno prive di prospettive. Il materialismo storico industriale si impose e si scrollò di dosso anche il mantello decorativo indicando nel suo prodotto nudo le future prospettive universali preferendo le vie prospettiche modulate dalle fabbrica determinando le prospettive urbane, unificandole in seriali. Con un giro concettuale di parole, la metafisica iconoclasta si spense e con sé le teologie di genere. L’Ateismo, parte integrante dell’industrialismo, attraverso i miracoli della moltiplicazione della tecnica sopperiva a tutte le domande metafisiche possibili; la quantità delle merci era il vero “miracolo economico” e quindi l’industria poteva sostituire anche alla domanda del Cristo dei Miracoli.
L’arte monoteista astratta, priva di immagini, aveva vinto trasformandosi in ateismo, ma poi, lo stesso monoteismo verrà surclassato con l’avvento dell’indisciplina sociale nichilista
Con due potenti guerre sanguinarie, l’ateismo aveva annullato tutte le periferie religiose e gli ordini che le costituivano. L’Ateismo industriale si impose come oggetto non creato da Dio ma dall’intelletto umano. Il Capitale diventerà la Religione capace di governare i popoli e mestieri, determinare mode e Arte. Il valore dell’Arte sarà misurabile solo in valore monetario d’Asta o di Mercato.

“Chi offre di più?”

Nel suo processo di smaterializzazione dei contenuti d’Arte, oggi, nelle dimore umane, lo schermo è il “quadro” più animato e adorato della storia dell’Arte. Basta un solo quadro per vedere dei vari mondi le illusioni come i sogni creati al limite della fantascienza.
Nasce dalla robotica dello schermo ipnotico che un giorno si dissolverà in sculture animate, composte di solo luce.

L’Arte si trasformerà in trucco magistrale simile al reale. Il “falso simili al vero”, la manipolazione cerebrale, la deviazione culturale e concettuale saranno di proprietà. Come asserviva Picasso, in arte: è tutto un “copiare e rubare” distruggere per ricreare il medesimo distrutto: “simile ma non uguale”,

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Picasso: Ordine della PIPA 1/2

ORDINE DELLA PIPA 1/2

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Per mettere in piedi la tresca nell’arte che ci porterà al Collezionismo Capitale odierno, bisognava attivare un meccanismo “promozionale” o pubblicitario  di vendita in perdita e di notevoli proporzioni iniziali. Picasso e banda del Bateau Lavoir , si avvalsero degli introiti da riciclare ricavati provenienti dal contrabbando  di confine tra i paesi Baschi e Francia, meccanismo brigante nel quale tessere proficue alleanze economiche fino  a impadronirsi della intera rete gestendola per anni. Come simbolo di appartenenza ad una cosca piuttosto che un altra, la Pipa divenne il simbolo di appartenenza alla cosca di contrabbandieri  cubisti.

La storia della “Pipa”, come di altri oggetti di appartenenza simbolica in altre cosche malavitose spagnole, era una tradizione tutta spagnola e che Alice Toklas accennerà su questa simbologia nelle sue “Autobiografie” scritte agli albori durante una visita guidata da Picasso in Spagna. La tradizionale simbologia oggettuali di appartenenza alle  cosche, sono ancora in uso oggigiorno, specie in italia. Non verranno accennate nello specifico da Alice Toklas  e Gertrude Stein nelle visite  guidate da Pablo Picasso in Spagna come in Italia meridionale,  simbologie malavitose presso tali cosche abbondava assai laddove avevano il controllo territoriali per pizzi e taglieggi. Il simbolo esposto era un monito che quell’esercizio era prottetto da una cosca piuttosto che da altra. Ma una traccia indelebile  presentata “distrattamente” da Alice Toklas. ci da modo di capire anche  le motivazione di quelle visite ai “Balletti”
Alice Toklas ci darà un altra sottile traccia significativa quando narra di Marcel Duchamp che presentò a Gertrude Stein il pittore italiano Giuseppe Stella, anche lui ebreo e figlio di “Notai” come Duchamp e molti altri capi delle Avanguardie, ma  almeno  il nostro Jo Stella, da buon italiano sapeva dipingere e anche bene, ma non sarà quella la sua arte di edificatore di “Quadri” in italia, ma negli Stati Uniti (N.Y.)

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Quando il Cubismo come organizzazione eversiva anteguerra (’14/18) attraversò un momento critico, grazie ad una rapida  metamorfosi politica Picasso farà sparire le proprie tracce in vista della Guerra Mondiale. Lo scettro della “Pipa” passerà, per volere della grande Finanza americana (Chicago) al Surrealista Salvador Dalì, e successivamente a Renè Magritte in quanto Dalì si rivelerà non essere all’altezza come organizzatore di “Quadri”, ma Gala ( la moglie russa terrà la contabilità del gruppo fino allo scioglimento del gruppo anarchico e socialista , decimato durante la guerra civile di Spagna. Dalì preferirà la vita mondana, il consumo di droghe a favore della ricerca pittorica complessa. Amedeo Modigliani ne verrà fuori disperato e sconfitto dalla guerra civile spagnola, tradito appunto dai cubisti passati sotto la bandiera di Franco.

La Pipa merita una nota dedicata, sia come ‘oggetto’ di riconoscimento d’appartenenza alla cosca designata, sia come simbolo riconoscimento picassiano quale “Capo Pipa”.

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Foto. Renè Magritte.

Questo “quadro” surrealista di Renè Magritte dal titolo “Questa non è una pipa”,  nella Storia dell’Arte è ancora  oggi un rompicapo intellettuale diventando un capolavoro capostipite delle correnti “Concettuali” che dagli anni ’50 in poi ne faranno la loro bandiera. Per quell’enigma, si scateneranno una serie infinita di “opere” facsimili ispirate da quella frase  enigmatica fuori luogo appartenente alla concettualità surrealista informale. La frase  fu inscritta inscritta nel quadro per altri motivi, ma ignari del significato fu adulata dai discendenti artisti “Concettuali”, diventando quel quadro la pietra miliare della concettualità per la propaganda pubblicitaria.
Di quel quadro “campione” si sono scritte fiumi e fiumi di parole squisite, osannandolo, divinizzandolo l’artista Magritte per diverse generazioni sia i critici che gli “artisti concettuali”. Il nuovo , il diverso nasce sepmre da un errore. Vediamolo.

PIPA: voce del verbo pipare.

Io pipo
Tu pipi
Egli pipa
Noi pipiamo
Voi pipate
Essi pipano.

Pipare cosa?
Hascisc, Oppio, Fumo, Polvere, Funghi o che altro?

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La lampe philosophique

A me spiace scoperchiare questa pentola del Diavolo che ha dato origine a una serie interminabili di equivoci artistici e problemi sociali in occidente (la droga); ma il nesso tra Droga-Arte, Droga-Economia, Droga-Religione, Droga-Guerra, Droga-Politica, Droga-Medicina, Droga-Psicologia o altro che sia stato intaccato dalle droghe, ci porta a scoprire che i fornitori di cocaina agli eserciti durante la Prima Guerra 1914/18 saranno agenti malavitosi infiltratisi nell’Arte, quindi  non facili da scoprire perché muniti di un tacito passaporto speciale  della Cultura, una licenza di follia dettata dagli atteggiamenti “strani” degli artisti dopati, ma scoprendo anche che l’Arte è l’unico archivio umano nel quale inconsciamente (o consciamente) gli artisti  riversato le proprie fantasie, mentre gli infiltrati riversano bugie. Ogni opera  delle Avanguardie del novecento francese, se tali  le vogliamo ancora chiamare opere,  svelano reati finanziari contro l’uomo ignaro e la loro storia infinita sempre fuori controllo.

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Il soggetto  Pipa fu un tema molto ripetuto da Picasso in quanto, tutti coloro che facevano parte della segreta e vasta rete organizzativa dei Cubisti di Barcellona, se esibivano un quadro di Picasso al muro con quel tema, erano referenti di provato giuramento, trovandosi davanti un “quadri logo” politico riconoscibili quale logo di fabbrica picassiano.
Tale quadro doveva essere di esclusiva pertinenza di un adepto giurato. Bastava un occhiata che subito tra gli adepti anche se sconosciuti tra loro, si apriva un intesa caratteriale, politica, religiosa, affaristica e bellica. La Pipa picassiana era un lasciapassare alle attività segrete dell’organizzazione.

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Anche quando dipingiamo Martiri, Sante e Vergini; Condottieri, Imperatori e Battaglie; Rivoluzioni, Caduti di guerra o Lussurie o un Cristo crocefisso, un Battista decapitato, un eroe sentenziato, è perché con l’Arte non si vuol dimenticare e, l’Arte stessa non vuole dimenticare, proteggendo l’opera in modo sacrale dalle disavventure, riportandoci alla mente i nostri reati anche se camuffati nell’intellettualismo onorato e di buona fede.

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Picasso che concetto aveva dell’Arte? Solo  produrre, produrre , produrre giornalmente “roba” in serie all’americana o produrre  artigianalmente “Roba” da smerciare come Arte per accalappiarsi i pingui guadagni dei Mercati mondiali? Geloso della sua invenzione non permise a nessuno del suo secolo entrare a far parte di quel monopolio da lui costruito.

Arte voleva dire per lui organizzare insurrezioni per un mondo nuovo da scoprire e quindi da inventare, oppure creare un modello monopolizzato da non cedere in futuro? Certamente per Picasso era tutto questo ed altro ancora nelle grande rivoluzione capitalista del nuovo secolo.

La Bellezza? Nulla centrava per lui. Si era in piena rivoluzione industriale, guerra tra eserciti e nel pieno delle brutalità umane.   Tutto si doveva vincere a tutti i costi, come afferma l’artista:“rubare e copiare”, l’importante era inventare, conquistare  e amministrare  coi propri adepti disciplinati e dipendenti, l’impero picassiano impostosi nel mondo dell’Arte con la brutalità di un “marrano” conquistatore.

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Le rivoluzioni segrete quando sono imminenti non permettono riflessioni, tutto deve essere preordinato con scrupolosità maniacale e militare, per poi eseguirle alla lettera i piani. Le varianti verranno dettate durante le battaglie da strateghi e complottismi comodi nel preordinare nuove mosse. Picasso era un Militare arruolato all’Alleanza e quindi dettava ordini ai suoi fratelli Cubisti, ordini da eseguire alla lettera  e bisogna farlo velocemente affinché  l’effetto shock a sorpresa funzionasse. La lezione guida e finanze veniva da lontano, dai Cosmopoliti Nord americani.

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Foto: Ufficiali nord americani (Cosmopoliti dell’ordine della Pipa) nella guerra civile d’America

Numero  120.000 opere catalogate, più altrettante in giro ancora da catalogare, quante opere fanno al giorno? Domanda legittima: Quanti dipendenti aveva Picasso? Chi erano i suoi agenti di riferimento in Europa e in America per la collocazione delle sue opere a fine di finanziamenti illeciti avuti in dalla stessa Gertrude Stein e fratello LEO Stein, fondi percepiti da Acciaierie americane, Università, Cotonifici e industrie belliche ‘pesanti ecc? Li, presso questi signori della guerra troveremo le cataste di quadri ammassati di Pablo Picasso e Enri Matisse, agenti segreti in Europa.

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Foto: Daniel-Heinrich Kahnweiler


A reggere il gioco internazionale e in tanti anni per Picasso ci vorrà un soggetto pragmatico come il tedesco cosmopolita  Daniel-Heinrich Kahnweiler che gli starà vicino tutta la vita. Nel dopo guerra ’18 sarà il suo mercante d’arte di riferimento e di tutti i cubisti in generale fino alla vecchiaia, vestendoli, nutrendoli , sostenendoli.
Daniel Kahnweiler fu il loro “Alto Ufficiale”.


Nei momenti di tranquillità Pablo Picasso amava adunare ed ascoltare le imprese belliche di dei suoi reduci cubisti, combattenti volontari nella Grande Guerra del 1914/18. Che ci facevano i cubisti armati e volontari fuori confine e combattere per chi?

Forse ciò che si sostiene fin dal principio comincia a prendere forma: le Avanguardie artistiche del ‘900 se indagate a fondo aggredirono con tracotanza l’Arte, un “bene comune” atto  alla crescita spirituale  della società, maltrattandola  male, come bestia da soma,  riducendola a “Cosa e Roba” da vendere al Mercato del bestiame, o qualsivoglia sotto forma di , roba da usare per fini capitalistici od egemonici non artistici.
Perché?

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(Cubismo e Picasso)
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DADA: Sindrome Giacobina (1/2)

DADA: Orrore amato

E’ tradizione francese rivoluzionaria decapitare i sovrani o a chi, onesto, capito il gioco, smaschera gli agguati degli assaltatori mimetizzati. Quella feroce crudeltà francese non è l’espressione del popolo di Francia ma di quelle Avanguardie infiltratesi diversi secoli prima  (450 anni max sanciti dalla legge divina) per appropriarsi di tutto l’Oro e le ricchezze di uno stato e lo stato stesso come successe ancora oggi dai tempi dei faraoni.

Fu grazie alla “Rivoluzione” aizzata in nome della Liberazione (da cosa poi?), che i giacobini hanno perpetrato i peggiori crimini e massacri che la Francia potesse subire a proprie spese. Per fare ciò, ci volle una reparto specializzato che non avesse – per legge  divina – l’anima (fenech), e che nessun vivente fosse considerato  possessore di anima, per  poterli  decimare senza rimorsi di coscienza ed eliminarli come corpi animali da macello e conquistare la Francia. Conquistarla non sui campi di battaglia, ma dal suo interno stesso senza essere riconosciuti, appunto, con la Rivoluzione.
I Borghesi di Francia insorti, inscenarono  una rivoluzione popolare che popolare non era ma Borghese, rivoluzione per la trasformazione dello Stato Monarca in Stato liberista. I Giacobini furono la colonna armata di quei feroci Borghesi.

Ma chi erano veramente i giacobini e come si sono costituiti in banda armata così tanto potente? I Giacobini erano le Avanguardie alla riscossa appartenenti ad un antichissimo esercito senza nome e stato che tutti gli eserciti del mondo vogliono possedere (per legge divina). Stiamo parlando dei cosmopoliti discendenti della tribù di Giacobbe conosciuti alla Storia moderna come i Giacobini. Altre tribù di Davide, in altre Nazioni del mondo,  hanno preparato le loro rivoluzioni sanguinarie o le stanno preparando come “rivoluzioni colorate”, non sempre finite nel sangue, ed altre ancora ne seguiranno ciclicamente in tutti i settori sociali e di sviluppo nei vari stati; tutte  uguali, stesse modalità, rituali.

II°
Perché furono tanto feroci?

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Per capirli bisogna andare a leggere il loro manuale comportamentale: Genesi-Bibbia: la quale chiarisce il senso di tanta violenza rituale ed odio. Giacobbe, figlio di Isacco, colui che sul patibolo, il padre Abramo tentò di recidergli la gola per attuare la giustizia paritetica esemplare contro la moglie Sarah che aveva condannato a morire di stenti il primogenito di Abramo Ismaele, avuto da Agar, giovane schiava favorita, e che per non condividere Sarah con nessuno  il  futuro regno mondiale “Promesso” dal loro Dio, in tal modo, Sarah sarebbe diventata la Regina Madre (la Matriarca) generatrice del popolo degli ebrei fondatori del popolo di Israele. All’inizio di ogni futuro impero, c’è sempre a monte un rito di morte tra fratelli o coi genitori ove si da luogo a un giuramento tra la Vita e la Morte.

Abramo venutolo a sapere, per punire Sarah del gesto sacrilego con la sua lama giustiziera stava incidendo la gola innocente del povero Isacco ancor prima di essere avvertito in tempo da un messo,  annunciante il ritrovamento del figlio Ismaele e la madre sua ricondotti a casa vivi. Isacco, si narra, fosse un taciturno dalla voce fievole ed afona, silenzioso, parlando poco per tutta la vita. La lama di Abramo aveva inciso a fondo senza recidere la carotide creando danni alla laringe. Mistero del rito ebraico che li lega alla parola nascosta o non pronunciata.

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Da quel sacrificio umano è possibile  comprendere appieno il comporta-mento dei discendenti di Giacobbe figlio di Isacco nipote di  Abramo.
I Giacobini vedranno in quel gesto teologizzato, la “giustizia” divina in loro favore  contro chiunque  avesse mandato a morte uno di loro, diven-tando quel rito umano propiziatorio, scuola del pensiero abramitico.

Foto: Ghigliottina giacobina.

III°
Palazzo Eliseo
I giacobini, sterminata la famiglia  reale e concubini, da  quel momento in Francia  la pittura greco/romana  di stampo pagana, cui i Sovrani amavano circondarsi per lo splendore pittorico a decoro delle loro reggi e giardini, la bandirono per sempre. Sfrattate le autorità monarche e cortigiani, una serie di palazzi residenziali della nobiltà monarchica pagana furono adibiti a usi diversi. Tra queste c’e ne una che desta la dovuta attenzione, un palazzo diventato poi noto in tutto i mondo come “Palazzo Eliseo”, residenza stabile del Presidente della Repubblica di Francia.

Domanda: “La sontuosa dimora pagana dei Campi Elisi, costruita a monte delle modeste botteghe e via di commercio,  posta nel centro di  un faubourg , si ammantò segretamente fin da principio come Palazzo dedicato ai pagani Campi Elisi o la sua destinazione fu camuffata solo in seguito per altri intenti?   Perché in arte ci si deve porre questa domande e a quale fine? Ricordiamo il lettore che questo articolo nasce per scoprire le origine profonde del Dadaismo.
In Arte questo “test” diventa un bel dilemma, in quanto poco si sa sulle tribù di Israele presenti in Parigi prima della Rivoluzione, tribù adunatesi per la grande impresa finale rivoluzionaria per poi scomparire nel nulla facendo perdere le proprie tracce nel sommerso urbano, dirigendo come setta segreta la Francia.
I soli giacobini non sarebbero stati in grado di inscenare una simile rivoluzione e di così grande portata. Palazzo Eliseo sorgeva sopra un Borgo (i borghesi) con un’ampia strada centrale che portava fino all’uscita verso le Porte della città. Di mattina presto, il portone veniva aperto e,  su quella strada, avveniva il mercato di merci varie per l’approvvigionamento e funzionalità della città di Parigi.
E’ arcinoto che la dove c’è il Mercato, i cosmopoliti razzolano per il monopolio di tutte le merci per poi distribuirle per la città variegando i prezzi  asseconda delle opportunità. Nasce il monopolio etnico e con esso una robusta economia in mano a pochi. E’ arcinoto anche che, la Francia aveva i suoi confini sconfinati fino in America e il re Sole solea dire per quella questione geografica estesa: “Sul mio Mondo non tramonta mai il sole”, quindi neanche il cibo.
Che sia stato il Palazzo Eliseo la sede ideale di cospirazione giacobina fin dalla nascita e organizzatrice di lobby commerciali dei discendenti del culto del profeta Eliseo?

Vediamolo.
Nel lessico francese i campi Elisèe e il profeta Elisèe si scrivono e pronunciano allo steso modo. Sfido chiunque riconoscere tra i due “Élisée et Élisèe”
dove si nasconda il Profeta.
Si narra che il giovane Eliseo fu trovato nel suo Campo arandolo alla guida di una nutrita muta di buoi. Elia il profeta passando, lo spronò a seguirlo scegliendolo quale suo allievo e successore, appunto: Campo di Eliseo, un campo ostile alla coltivazione. ecc.

Da Wikipedia France:

Élisée (hébreu : אלישע ; arabe : اليسع) Élisée est un prophète de l’Ancien Testament dont l’activité est edécrite dans le deuxième livre des Rois. Son nom vient de l’hébreu El Yasa que l’on peut traduire par Dieu a aidé. À une époque troublée où les rois d’Israël successeurs de Salomon s’adonnaient à l’idolâtrie et à la débauche, Élie et Élisée ne cessaient de rappeler à ces derniers qu’ils devaient se détourner des divinités étrangères, Baal et Astarté, et retourner au culte du seul vrai Dieu. Il est fêté le 14 juin

traduzione:

Eliseo (ebraico: אלישע; arabo: اليسع) è un profeta dell’Antico Testamento la cui attività è descritta nel secondo libro dei Re. Il suo nome deriva dall’ebraico El Yasa che può essere tradotto da “Dio aiutato”. In un momento travagliato in cui i re di Israele, successori di Salomone, si abbandonarono all’idolatria e alla dissolutezza, Elia ed Eliseo continuarono a ricordare loro che avrebbero dovuto allontanarsi dalle divinità straniere (pagane), Baal e Astarte, e tornare al culto dell’unico vero Dio. Eliseo si celebra il 14 giugno.

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La traduzione presenta un difetto di forma  sui tempi di adorazione del Vitello d’Oro, cosmologia  già sistemata da Mosè nei confronti del fratello Aaron fondendo il Vitello a favore della conia monetaria, imponendo le tasse su tutto.
Tornando al Palazzo Eliseo, pochi storici si accorsero sulla manipolazione segreta e sostituzione d’intenti nel quale finirono i nobili Campi Elisi  in ciò che è l’attuale Palazzo Eliseo, oggi sede del Presidente della Repubblica di Francia. La Repubblica divenne un modello sociale laddove i cosmopoliti vincenti governavano. La loro organizzazione sociale prenderà il nome politico di Partito Repubblicano.

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Il primo Presidente della Repubblica francese  a prendere dimora fissa nel 1874 a Palazzo di Eliseo fu M. Mac Mahon, Gran Generale del Risorgi-mento italiano, di stampo repub-blicano, diventato poi   Maresciallo di Francia che a seguito della caduta del secondo impero divenne prescelto quale Presidente della Terza Repubblica francese, proclamata il 30 gennaio 1875.
Il Risorgimento italiano diretto dal Generale Mac Mahon,  fu una manovra militare di successo che mette in luce però la matrice di quella strana rivoluzione italiana presentandoci il nostro Generale come un Gran Massone Cosmopolita. (altro argomento)

Palazzo Eliseo da Wikipedia:

Imponente dimora signorile, sorse fra le modeste botteghe del sobborgo (faubourg) Saint-Honoré. Venne edificato dall’architetto Armand-Claude Mollet fra il 1718 e il 1720 per Louis Henri de La Tour d’Auvergne, conte d’Évreux. Il complesso venne concepito, secondo il gusto del tempo, sul tipico impianto dell’Hôtel particulier: palazzo inserito lungo un asse trasversale dove sul davanti si apre la corte d’onore e, dietro, i giardini. Ne rappresenta uno dei migliori esempi.

Patrizio M. Mac Mahon duca di Magenta e Maresciallo di Francia poi, nel 1874  in una  Francia caotica che si stava normalizzando divenne Presidente. Da quel momento in poi, la Francia si ammanterà di oscure trame internazionali alleandosi agli Stati Uniti d’America tramando contro tutte le Corone europee da scalzare. L’Arte diverrà un mantello floreale da dove tramare una futura Europa da conquistare; da qui hanno radici  le Avanguardie artistiche francesi, avanguardisti che in nome dell’arte facevano valere il diritto di sconfinare in altri Stati usando linguaggi criptati dentro l’Arte.

Da quel momento cominciarono in Francia le prime timidi operazioni “Anti Arte” sostituite i tradizionali decoratori figurativi per dare spazio agli imbianchini dalle tinte monocromo piatte, le operazioni di messa al bando  del paganesimo e per l’ennesima volta da parte del sistema monoteista biblico diede il via a quel lungo processo mimetico di smantellamento della figura umana e animali, possessori di anima e quindi di  sentimenti per far posto alla disintegrazione pittorica a favore della  geometrica decorativa piana o astratta futura. Con la retorica dei nuovi filosofi sostenitori della logica pura, cominciava a farsi strada in  Parigi la Seconda Repubblica, Parigi fu sottoposta a una forzata modernizzazione da reggia Città Stato Borghese, dove vigila la proprietà privata esentasse. L’adesione fu totale come anche l’illusione. Nel frattempo  s’impose il modello industriale, sistema dai grandi numeri e prodotti innovati. Nasce una città moderna fatta di grandi viali, amplissime piazze esaltate da monumenti in centro, punto di incrocio di molte strade. 

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Foto: Arco del Trionfo e Champs Elisèè

Espandendosi le città a dismisura, furono abbattute le mura di cinta e le Porte doganali  difensive d’entrata, diventarono Monimenti storici e crocivie in tutte le città d’europa

La pittura classica del tardo Ottocento, attraverso una congrega di allievi cosmopoliti che  occuparono lentamente la direzione delle Accademie d’Arte a Parigi avviarono quel processo di astrazione rappresentativa composta da solo oggetti quotidiani (e nature morte) o figure ridondanti piane, dando la preferenza alla linee geometriche e filiformi (Art Nouveau e Liberty). Le Avanguardie più avanti, consolidatesi, bandiranno dai loro Manifesti dogmatici  l’ipnotica “Grazia Femminile” svuotandola delle ridondanti superfici carnali preferendole in figure piane sempre più invisibili, eteree femminilità, in favore di una donna Borghese composta a mo di manichino come le mode dettano, inneggiando la propria sartoria mentre stava avanzando il fatidico giorno in cui i Manifesti artistici bandirono ufficialmente la donna romantica a favore di una donna  rilegata e imbruttita addetta alla produzione industriale in vista delle mattanze belliche in cantiere che essi stavano progettando.

Ma la Rivoluzione francese cosmopolita, che si era monopolizzata l’intera filiera produttiva e politica dello stato, non volle dividere la torta (come promesso) col i volghi lavoratori suoi. La Borghesia aveva generato promesse piene di speranze ma mai mantenute. I Borghesi, con l’inganno avevano seminato qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso nato in Francia: la Bandiera Rossa.

continua:  Sindrome giacobina (2/2) 


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