Picasso e il giullare: Le Fou

Pablo Picasso: il Giullare 1905

Questo articolo divulgativo su Pablo Picasso è tratto dal Blog di Angela Greco, una mente illuminata. E’ un articolo che merita per chi è estimatore dell’artista Picasso come per chi lo deve divulgare o spiegare alla propria scolaresca. Alla fine, tra i commenti in fondo, c’è il mio giudizio assassino perché smitizzo dei concetti contigui e generici continuando a scrivere su una pagina rimasta bianca nella Storia dell’Arte. Alla vostra memorie vi aggiungerò altra memoria.

Sulla risposta mi assumo ogni responsabilità: FiloRossoArt

Buona lettura.


di Angela Greco

Pablo Picasso (1881 -1973), Le Fou (Il Matto) – 1905, bronzo, altezza 41 cm Le Fou fa parte della collezione Denise et Pierre Lévy custodita presso il Museo d’Arte moderna di Troyes. Aperto nel 1982, il museo è uno dei più ricchi musei d’arte moderna nella provincia francese. Costruito nell’antico palazzo episcopale, è un museo di […]

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Pablo Picasso, Le Fou – sassi d’arte — Il sasso nello stagno di AnGre


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CUBISMO e Picasso

Arte: Lobby del Cotone (1/2)

LOBBY DEL COTONE IN RUSSIA

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Siamo tornati sulle tracce dei collezionisti d’Arte titolari di Cotonifici e Filande; collezionisti  da indagare a fondo perché presentano molti aspetti comuni pur operando in diversi stati esteri. Abbiamo visto come dietro le sorelle Cone titolari di filande in America,  si nascondesse una proficua collezione d’Arte di Enri Matisse (figlio di padre tessile) comperati dalle sorelle a copertura di finanziamenti illeciti per manovre politiche eversive. La collezione  Matisse da parte di Etta Cone – è di 450 quadri tutti del Maestro Fauve, ma nulla si sa sulla Collezione Clairbel Cone, sorella e medico ricercatrice. La sua collezione è ancora avvolta nel mistero.

FOTO. Ritratto di Pavel Tretyakov

Cerca, cerca e ricerca,  seguendo il “filo rosso di cotone” siamo arrivati per la seconda volta in Russia dove avevamo individuato un altro collezionista d’arte titolare di cotonifici, Sergei Schukin,  noto in Europa per essere  stato un collezionista di Matisse, coinvolti in  finanziamenti  illeciti alle Avanguardie parigine, scoprendo in Pavel Tretyakov un altro collezionista di  grosso calibro meno noto in Europa del suo compatriota Schukin sfortunato. Pavel Tretyakov, rampollo dell’industriale  Mikhail Tretyakov titolare degli omonimi cotonifici russi, ha accumulato in vita  una collezione degna di protetta in Russia tutelata presso il prestigioso  Museo d’Arte Tretyakov a lui dedicato.

NB (indagare su Giuda Tetrarca di Galilea)

Chi è questo collezionista misterioso?

Ritratto di RT Russiatedia 

Pavel Tretyakov nacque il 27 dicembre 1832 a Mosca da una famiglia di commercianti. Suo padre Mikhail, un uomo d’affari esperto, è riuscito nel settore tessile  impiantare una sua fabbrica. La madre di Pavel, Aleksandra Borisova, era la figlia di un uomo ricco. Pavel e  il fratello Sergey furono  educati in casa come le migliori famiglie russe usavano crescere i propri figli. . Pavel e Sergey avevano tre sorelle, mentre i fratelli adulti ampliarono l’attività del padre costruendo nuove fabbriche tessili che impiegarono fino a 5.000 persone.
Dopo la morte del padre Mikhail, la madre fu temporaneamente considerata una donna mercante di seconda corporazione. Nel 1859 passò l’azienda di famiglia ai suoi figli maggiori. Pavel Tretyakov non s’interessò mai della produzione preferendo gestire la parte commerciale fino alla fine della sua vita perché quell’attività gli permetteva di fare ciò che amava di più: collezionare arte.

La narrazione  russa presa dal sito autoctono  RT (RussiaTedia) ci presenta Pavel Tretyakov con un articolo ingenuo e onesto. Lo presenta come un classico  collezionista di francobolli alla ricerca ossessiva della rarità che gli rendesse  la collezione sempre più prestigiosa. Pavel Tretyakov  non ha avuto una educazione artistica e tanto meno letteraria sulle scuole pittoriche russe, quindi, cominciò a collezionare secondo il proprio gusto estetico. A 22 anni, in Olanda, compera i suoi “primi quadri stranieri”  che volle accanto a se per tutta la vita.

Familia - Pavel Tretyakov

La collezione Tretyakov non è di grido come quelle occidentali le quali presentano moltissime insidie dietro le opere come i molti falsi. La sua ricerca tra i pittori russi è senza pretese ma oculata in quanto, collezionare vuol dire anche saper  presen-tare  le proprie opere con didascalie che esaltino l’attenzione verso i pittori e il loro operato. In questo modo Pavel Tretyakov  accrebbe la propria cultura in campo attirando su di se l’attenzione di intellettuali russi che lo erudiranno consigliandogli anche autori contemporanei meritevoli.
Pavel Tretyakov si lasciò tentare e sedurre, e si legge di lui:

Durante la raccolta di nuove opere d’arte fu consigliato da artisti come Ivan Kramskoy e Vasily Stasov. Nel 1856 Tretyakov acquistò “Temptation” di Shilder e “Finnish Smugglers” Khudyakovdi Khu, che con le sue stesse parole furono l’inizio della sua galleria. In seguito, acquistò dipinti di Trutnev, Savrasov, Trutovsky, Bruny, Lagorio, Bryullov e altri. Sin dall’inizio, Tretyakov ha avuto un’idea chiara sullo scopo finale della sua collezione, voleva che fosse aperta al pubblico, dichiarando in seguito, “…l’idea di restituire alla gente tutto ciò che ho guadagnato dalla società è rimasta con me per tutta la vita”. 

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Nella prima metà del XIX secolo, la raccolta di opere d’arte era un’attività esclusiva dei nobili e ricchi proprietari terrieri. Con l’emancipazione dei servi nel 1861 molti proprietari terrieri non furono in grado di far fronte alle nuove condizioni contrattuali. Alcuni si erano allontanati dalle loro proprietà, mentre altri vendettero la proprietà. Ciò portò un’inondazione sul mercato russo di molte opere d’arte sconosciute.
Il potere economico industriale e la prosperità si spostarono dalla nobiltà ai commercianti ed imprenditori. Questi nuovi gruppi sociali sostituirono  in  pratica le classi superiori scomparse rilasciando le rispettive raccolte d’arte. Pertanto, l’emergere di una nuova generazione di Mercanti d’Arte fornì un nuovo impulso allo sviluppo dell’arte e nella vita culturale della Russia. Alcuni di essi, come Pavel Tretyakov, erano guidati da una visione: creare una galleria d’Arte nazionale russa con autori russi.

collezione

il presente link vi condurrà  alla fonte della notizia redatta, articolo di squisita spiegazione sul personaggio, dandoci il suo lato umano e lo sviluppo della galleria  Tretyakov fino  alla nazionalizzazione della stessa da parte del PCUS. L’articolo accenna anche sulla rovina della galleria avvenuta durante la guerra del 45, la messa in salvo delle opere;  il trasporto dei quadri  su tredici vagoni zeppi,  e poi,  la ricostruzione del museo dopo guerra aggiungendo altre collezioni sequestrate durante la rivoluzione alla borghesia russa sconfitta.

Link: https://russiapedia.rt.com/prominent-russians/art/pavel-tretyakov/

continua: “Inizio Rivoluzione russa dal Cotonificio ” Krasnaja Nit (Filo Rosso)“. (2/2)


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Avanguardie 900

Paul Césanne: Più falsi che veri.

1900 Parigi: ” C’era una volta una banda di truffatori d’Arte.”

Di patacche “artistiche” sono pieni i Musei e le Collezioni d’Arte dei privati. Non è facile dimostrarlo ma possibile. Con Césanne possiamo cominciare ad aprire scenari d’Avanspettacolo all’italiana e parlare di “Storia della Pittura” truccata e falsificata. Qualche accenno sui quadri falsi è già stato dato con lo studio di Pablo Picasso inerente al ratto della Gioconda, ma la lista delle opere  false è lunga e mettere insieme le prove non è facile

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Paul Cézanne ( Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore francese. Il padre del pittore si chiamava originariamente Luigi Augusto Cesena (della popolosa comunità ebraica di Cesena) e che da giovane, appreso il mestiere di cappellaio si trasferisce in Francia ad Aix en Provence dove sposa una operai della bottega nella quale lavorava e gli darà alla luce: Paul e Luigi. Il padre, grazie al successo nel gestire una Banca locale, avvierà agli studi d’arte a Parigi il figliolo Paul. (sulla metamorfosi da cappellaio a Banchiere ci torneremo). Scopriremo nelle indagini che le Accademie di Belle Arti e il Biennio di Medicina, erano per la comunità ebraica delle vere e proprie palestre  “Accademiche” adunanti adepti per la formazione di “Quadri” politici futuri. Sembra una metafora ma vedremo che cosi si muoverà la loro realtà.

Su Paul Césanne studente e pittore si hanno poche informazioni e irrilevanti. Pittore onesto, senza pretese economiche, l’arte per lui fu una grande sofferenza condita di scarsa valenza economica fino al programmato “colpo di stato” ai danni dello Zar nel 1905, diventando le sue opere ricercatissime, divenendo Césanne un punto di riferimento finanziario fondamentale e illegale. Sulle sue opere invece, pare che il mondo femminile italiano nutra un sentimento particolare, forse scaturito da quel sentimento materno che le distingue o forse perché, trovavano intima la sua arte nell’arredo casalingo. 

L’artista Paul Césanne, malato di diabete, muore nel 1906 e, dovendo il collezionismo rastrellare dell’artista altre risorse disseminate in Francia,  Gertrude Stein e il fratello Leo,  (collezionisti), nel 1904 decisero di annettere nella loro scuderia “artistica” Paul Césanne rintracciando le sue opere in Parigi per rivenderle in America esportando la notorietà del  pittore  nel mondo del collezionismo americano.

Il Pittore era già anziano e malato quando Gertrude Stein si cimentò a rintracciare le opere sparse segnalate al fratello a Firenze. Conosciuto il signor Charles Loeser, egli indicò nel mercante Vollard la persona ideale per tale ricerca. Gli Stein si portarono alla galleria di un Monsieur Vollard in Parigi per  fare acquisti da rivendere in America. Vollard pare fosse il più grosso mercante di Paul Cesanne in Francia. Cosi ci narra quell’incontro Alice Toklas nella sua Autobiografia: Getrude Stein finiva a Baltimora l’ultimo biennio (1900-903) nella scuola di Medicina alla Johns Hopkins,”.

La prassi di frequentare il “biennio di Medicina”  la troveremo spesso  tra i giovani artisti ed intellettuali di origine ebrea. Gertrude Stein è ebrea come i Cèsanne. Originaria di famiglia tedesca ebbe tre fratelli: Michael, Simon e Leo ed una sorella Bertha tutti maggiori di lei.

L‘importanza del biennio di Medicina come accennato è presumibile dal fatto che, chi frequentava quel biennio sarebbe stato impiegato in “prima linea” sui fronti rivoluzionari o insurrezionali e, a tale scopo, veniva conferito all’adepto  un alto grado di comando per compiti particolarmente delicati e a rischio di vita cui impiegato. Ciò permetteva di partire agevolati nelle cordate gerarche potendo arruolare un esercito di volontari o di arditi per svolgere i  compiti ricevuti. Per tali operazioni,  abbisogna un paramedico per le ferite urgenti .

Foto 1 Leo e Gertrude Stein                          Foto 2 Michel e Gertrude  Stein

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Leo Stein, terzo  dei 5 fratelli (3 maschi e 2 femmine), in quel tempo era di stanza a Firenze presso il fratello Michel lasciando ambedue pochissime tracce bibliografiche dietro loro durante il soggiorno italiano, ma rivedremo invece il fratello maggiore Michel Stein residente per molti anni in Italia (toscana) assieme a Ezra Pound (Rapallo)  e altri intellettuali esteri ad organizzare i finanziamenti ai “Futuristi” e i loro Avanguardisti per l’ascesa della gerarchia Fascista mussoliniana e la costituzione degli “Avanguardisti”, futuri giovani fascisti col compito di squadristi.

Il Mercante Ambroise Vollard (Saint-Denis, 3 luglio 1866 – Versailles, 21 luglio 1939) è stato un imprenditore e gallerista francese. Fu il mercante d’arte di importanti artisti come: Paul Cézanne, Aristide Maillol, Pablo Picasso, Georges Rouault, Paul Gauguin e Vincent van Gogh, e di Marc Chagall. (tutti ebrei). La sua galleria si trovava al n.6 di rue Laffitte a Parigi. Vollard fu un promotore delle Avanguardie francesi. Nella sua galleria vendeva i suoi pupilli ai più grandi collezionisti europei e americani. Nel 1901 fu uno dei primi a promuovere le opere di Pablo Picasso appena arrivato a Parigi.

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Di quell’incontro con il mercante Volladr così prosegue Alice Babette Toklas a pag, 30:

Dissero a Monsieur Vollard che volevano qualche paesaggio di Césanne: Li manda il signor Loeser di Firenze. – Oh, certamente- disse Vollard con aria più allegra, e andò su e giù per la stanza, poi scomparve dietro a un divisorio di fondo e si sentirono i passi pesanti su di una scala. L’attesero un bel po’. Quando ridiscese aveva tra le mani un quadretto di una mela, ma il più della tela non era dipinto. Insieme studiarono il quadro attentamente, poi dissero – Già ma, sapete, noi si voleva vedere un paesaggio.- Oh certamente, – sospirò Vollard e prese un aria anche più allegra;…”

Deduzione:
In se, la narrazione presenta un particolare anomalo: la “collezione” di Cèsanne non era esposta al pubblico, non era visibile. La lunga attesa degli Stein nascondeva qualcosa d’imprevisto, sorprendentemente comico ed illuminante.

… dopo un momento tornò a scomparire e questa volta ritornò con un quadro che rappresentava una schiena: era un quadro magnifico senza dubbio, ma fratello sorella non erano ancora in grado di comprendere a fondo i nudi di Césanne; ritornarono perciò all’attacco. Quel che chiedevano di vedere era un paesaggio. Stavolta Vollard tornò dopo un’assenza anche più lunga con una tela grandissima dov’era dipinto un piccolo frammento di paesaggio. SI, ci siamo, dissero, è un paesaggio, ma loro chiedevano una tela più piccola, che fosse per tutta dipinta. Si vorrebbe vedere appunto qualcosa di questo genere, – dissero. Intanto era sceso il rapido crepuscolo invernale di Parigi e in quel momento una vecchia donna di servizio discese da quella scala dal fondo, brontolò: ~ Bonsoir, messieurs et mesdames,  e se andò senza rumore; un istante dopo, un’altra donna di servizio discese quella scale, borbottò – Bonsoir, messieurs et mesdames, – e se ne andò senza rumore. Gertrude Stein cominciò a ridere: e disse al fratello: – Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne -. Tutti e due non si tennero più dal ridere.
Quando si furono calmati gli tornarono a spiegare del paesaggio. Gli dissero che cercavano uno di quei gialli e meravigliosi paesaggi di sole ad Aix, come ne aveva parecchi Loescr. Ancora una volta Vollard scomparve e finalmente ritornò con un bellissimo paesaggio verde. Era un amore, copriva tutta la tela e non costava caro; lo acquistarono.
In seguito Vollard. spiegava a tutti, che erano stati a visitarlo due americani pazzi che ridevano tutto il tempo e ciò l’aveva molto seccato, ma a poco a poco s’era accorto che, quando più ridevano, compravano poi qualcosa e cosi aspettava sempre che ridessero.
Da quella volta, non smisero più di frequentare Vollard.
Furono presto tra i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto. Comperarono un minuscolo Daumier: la testa di una vecchia. Poco alla volta si interessarono ai nudi di Césanne e finì.

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Quando Alice Toklas scrive “ da quella volta non smisero più di frequentare Vollard.”, ciò conferma che di falsi Cèsanne in circolazione sono pieni i Musei e le Collezioni Private.
A giudicare dalle risate degli Stein quando si accorsero che i primi due quadri “pagati a basso costo” i quadri erano due falsi appena sfornati, dipinti su richiesta alle due anziane pittrici straniere vestite da serve. La narrazione ci  rivela anche di essere in presenza di due ottime copiste di manierismi pittorici e che diventano  falsarie nel momento in cui si apporta sulla copia d’Arte  la firma falsificata dell’artista (erano ignare?). Se Césanne nel 1900 era già ammalato e muore nel 1906 per quella  malattia degenerativa, chi dipingeva al posto suo?
Erano forse le due anziane servette  di Vollard o lo stesso Vollard a produrre i falsi firmati?  Se due delle copiste stavano uscendo dalla bottega e Vollar continuava le transizioni pittoriche clandestine, chi c’era ancora al piano di sopra che continuava a  dipingere su ordinazione di Vollard? Quanti dipendenti disponeva Vollard per mettere in piedi una cosi alta produzione di quadri sconosciuti al pubblico parigino e americano ignari, i quali credevano di trovarsi davanti a quadri d’autore? Poi c’è quel saluto sgrammaticato delle due copiste: “Bonsoir, messieurs et mesdames,”  Per chi è francofono forse riesce a capire la nazionalità delle copiste.
Quando Gertrude sussurra al fratello Leo confabulando sottovoce: “Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne “, scoppiarono a ridere in quanto capirono di colpo come funzionava la famosa Arte in Francia conosciuta in tutto il mondo: napoletani.

Quella occasione scatenerà in Gertrude Stein  un’altra grande idea, ed è  l’operazione artistica truffaldina di nome “PABLO PICASSO” e Cubismo. Gli Stein prenderanno coscienza che quel che conta nel mondo moderno artistico non è l’opera ma la FIRMA, un culto feticista arrivato ai nostri giorni indenne.

Falsificando la firma era possibile falsificare tutta l’Arte che volevano e, far nascere un collezionismo industriale all’americana viziato. L’Arte mediata dal Capitale assunse le sembianze mascherate della Tragedia Greca ispiratrice, dove anche il filosofo Friedrich Nietzsche e il dottor Sigmund  Froid in quegli anni faranno ampio abuso speculativo delle tragedie per la costruzione  del Nuovo Dirigente Moderno ideale per le conquiste.
Dicevano a Zeus per regnare: “fare cose simile ma non uguale”

Cezanne - Le grandi bagnanti

il successo di Paul Cézanne

Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, perdute le tracce di queste falsificazioni, la “critica” riconobbe il valore dell’ opera di Paul Césanne.
La mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu anche l’esposizione al Salon d’Automne del 1904.
E che dire del successo di Calude Monet (Il Gran Giardiniere) che  coincise anche verso lui l’interesse americano di inizio secolo, interesse verso quegli  artisti senza Patria, cosmopoliti, finanziandoli profumatamente?
Paul Césanne, ammalatosi di diabete dal 1900, verrà sostituito come dirigente insurrezionale cedendo lo scettro “artistico” all’amico di cordata Claude Monet che vide anche lui impazzire le proprie quotazione ad opera sempre degli americani, mentre Césanne, tenne sempre un profilo basso per malattia, restando ad Aix-en-Provence.
Negli ultimi anni di vita lavorerà a “Le grandi bagnanti” (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti. (Sarà poi vero?). Una indagine particolare andrebbe fatta verso tutte le “nude danzanti e bagnati” del tempo, tema prediletto dei “Balletti russi”  che la Stein ci svela essere altra cosa, tema pittorico ricorrente tra gli artisti che squassarono il novecento.  Césanne, era veramente un pittore o erede di una gestione occultata in  Aix in Provence  della dimenticata Banca  paterna?

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Il Paravento:
Qui non si tratta di fare “dietrologia” al “paravento” di Vollard ove nascondeva la scala che portava al piano di sopra, segreto laboratorio delle falsarie, ma le risate incontenibili di Gertrude e Leo Stein parlano chiaro quando si accorsero che  Vollard faceva eseguire in serie i quadri falsificati di noti pittori contemporanei a lui “vicini”. Alice B. Toklas, ci dà d’intendere questo nella sua “velata confessione”  biografica?
foto : Autoritratto di Paul Cézanne

Qui in Italia vigila il detto: “ E’ l’occasione che fa l’uomo ladro…” ma è anche vero che sussurriamo sottovoce ” Non dare al ladro l’occasione”. Di fatto gli Stein fiutato l’affare del quadro “Ricevuta Bancaria”, manovra finanziaria non sospetta a quei tempi che nascondevano gli autofinanziamenti illeciti in vista della  presa del Palazzo d’Invero nel 1905, residenza dello Zar Nicola II.

Alla luce di quanto citato, chi oggi Gallerista d’Arte, Battitore d’Asta, Critico, o Professore d’Arte,  si arrischia di affermare che questo  o quel quadro sono dei veri capolavori di Césanne e non opera delle copiste anziane dipendenti del mercante truffatore Ambrogio Volllard?


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Gertrude Stein

Mercanti d’Arte o Mercanti di Morte?

Chi sono i mercanti d’Arte?

I mercanti nella storia umana sono mediatori che si collocarono tra il produttore e il consumatore durante le trattative di scambio assumendo un indiscusso prestigio di conoscenza sulle merci dando vita al ruolo di mediatore, posto intermedio nelle transazioni di beni dove ricava un compenso onorevole.

La storia dei Mercati hanno radici lontane. Dapprima nascono in aree all’aperto tra i confini territoriali di due popoli, dove in certi giorni della settimana gli agricoltori e gli allevatori scambiavano i loro prodotti in cambio di vettovaglie, utensili, o qualcosa che migliorasse la loro esistenza.

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L’unità di misura iniziale fu il sale, elemento importantissimo per la vita dell’uomo  quando decise di trasferirsi, per fame, dalle zone marine verso gli entroterra. La figura del mediatore che per esperienza conosceva la qualità della merce, si rivelò col tempo importante e opportuna, in quanto detentore di bilance.

Il mercante veniva  chiamato o additato ai mercati. Gli interessi erano sempre  di parte, alla fine, uno dei contendenti ci smenava  e quindi ci voleva una figura retta , morale.
Le dispute furono sedate dai sacerdoti i quali,  governavano l’onestà mercantile direttamente sui piazzali dei Templi imponendo il Giuramento di Onestà in chiesa prima di procedere agli scambi, altrimenti nessuno si portava al banco dello spergiuro.

Il prezzo divenne stabile. Si garantiva  in questo modo la stabilità e la governabilità.

il Sacerdote (o Vate) Ministro della Religione, divenne col tempo un  Potere morale molto forte. Per il buon servizio all’Onestà a chiunque impiantasse la bancarella sul mercato del Tempio il sacerdote si limitava a chiedere una piccola percentuale fissa . Nascono le prime imposte ai templi. Col tributo dovuto, fu un proliferare di Dei e Templi belli.

La Finanza per quanto la si tenga sotto controllo, proprio per il guadagno improprio che ricava nella mediazione (inflazione programmata)  genera sempre corruzione  e malcostume appetibile. I mercati clandestini divennero vere e proprie trappole costruite dai mediatori i quali, monopolizzando le merci e i luoghi di rivendita, il loro potere di controllo arrivò al punto di conquistare i mercati fuori dai Templi.

Noto, fu il flagello di Cristo contro i Mercanti nel Tempio dove addirittura  spinsero le bancarelle  fin dentro le chiese così come avviene oggi negli ospedali coi farmaci e fornitori esterni e prestazioni professionali (processo di privatizzazione).

Tornando a noi, come ci fa presente la gentile Paola, blogger tra noi, ella dipinge con studiosa minuzia la figura di Paul Durand-Ruel (1831-1922)  noto mercante d’Arte parigino. Paul Durand fu colui che tra il 1891 e il 1922 comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pisarro, Degas, Renoir e Mary Cassat e per lunghi anni è stato praticamente il solo. Arrivò a sostenere persino le spese mediche dei suoi artisti, o a pagare il conto del sarto quando necessitavano di un vestito nuovo. ma è varamente andata cosi?
Vediamolo:


red&roseFoto: Red&Rose

Chi è Paul Durand-Ruel ?

Dirà nelle sue ultime parole velate di bugie:
«Finalmente i maestri dell’Impressionismo trionfavano come avevano trionfato quelli del 1830. La mia follia era stata saggezza. E dire che se fossi morto a sessant’anni, sarei morto gonfio di debiti e insolvente, in mezzo a tesori misconosciuti.»

Paul Durand-Ruel. Nasce a Parigi, 31 ottobre 1831 – e muore sempre a Parigi, il 5 febbraio 1922) è stato un imprenditore francese. Fu tra i più fervidi sostenitori dei pittori impressionisti come Monet, Renoir, Pissarro, Moret e Sisley. Aprì una galleria d’arte a Parigi (16 rue Laffitte) e Londra.  Nella lista della spesa troviamoo : 1.000 Monet, 1.500 Renoir e 400 Degas, oltre a 200 Manet, 800 Pissarro e decine di Sisley, Cézanne e molti altri. Opere comprate dall’artista per pochi franchi sono però state vendute decenni dopo a cifre enormemente superiori, come un lavoro di Renoir pagato 1.500 franchi nel 1881 (erano dei gran bei soldoni)  e rivenduto nel 1925 a un collezionista di Chicago per 100mila dollari. Ma guarda guarda rispunta ancora Chicago…

Come detto, tra  il 1891 e il 1922, Durand comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pissarro, Degas, Renoir, Mary Cassat ecc. e per lunghi anni è stato il solo a farlo. Di lui disse Monet: « senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto». Certo, in economia, dodicimila quadri non sono lenticchie ma un patrimonio ben speso, e per immagazzinare tante opere e rivederle ci sarebbe voluti diversi capannoni industriali odierni. Qualcosa in questa follia” però non “quadra” del tutto. Vediamo cosa:

Dall’altra parte del pianeta, ad Ovest (West) , precisamente oltreoceano, altri collezionisti Americani ammassavano quadri, scoprendo nelle Sorelle Cone n. 500 quadri di Matisse e n.100 quadri di Picasso, tali numeri appartengono alla sola sorella minore Etta Cone, mentre nulla sappiamo sul tesoro artistico rimasto ancora segreto della sorella più grande, la geniale dottoressa Clairbel Cone.

Dietro l’innocente “filo di Arianna”delle sorelle  si nascondevano altri Minotauri? Vediamo: Ad Est della Fraancia, oltreconfine con la Russia, una altro Minotauro collezionava quadri “finanziando” l’Arte parigina; stiamo parlando di: Sergei Ivanovich Shchukin. Chi era costui?

Erede di una grande industria tessile russa, in seguito alla morte del padre, S. I. Shchukin (1854-1936) si trasferisce per affari a Parigi dove incontra su presentazioni, il collezionista Paul Durand-Ruel (mercante degli impressionisti). Nell’ottocentonovantasei comincia a collezionare i primi quadri di artisti allora sconsiderati. Chi lo ha istruito in materia e perché? Paul Durand-Ruel? Pare di no in quanto è da Vollard che acquisterà i suoi primi pittori sconsiderati come Cèsanne e Gauguin. Piu avanti, anche lui acquisterà svariati Matisse sostenendo la scuola dei feroci Fauves.

schiavi-in-americafoto: America, schiavi del cotone.

Ora ci troviamo e non a caso davanti ad una osservazione comune: Le Sorelle Cone, Sergei Ivanovich Shchukin, Paul Durand-Ruel e Matisse hanno diverse matrici in comune: l’essere collezionisti ,  ebrei e rampolli di famiglie di industriali tessili.

Sulle prime due matrici, sorvoliamo, ma sul filorosso che li unisce notiamo che per ammazzare lo Zar Nicola II, qualcosasta venedo alla luce ovvero: il finanziamento illecito dei rivoluzionari francesi avuto dai confratelli russi con i quali insceneranno la “rivoluzioni del pane”, rivoluzione a dir poco discutibili.

La Rivoluzione Russa dell’Ottobre del 17 è una operazione borghese finanziata da imprenditori tessili e affini in quanto, oltre i menzionati, nel mondo ce n’erano altri e più potenti.  La Via del Cotone era tutta rigorosamente sotto controllo monopolistico; dagli schiavi, ai campi, ai prezzi, alla produzione, alla distribuzione alle mode, alle tintorie   e telai, ingegneria del vapore ecc. Quello del Cotone era un “Cartello” multinazionale di cui Lenin spiegherà le dinamiche nella “Teoria marxista delle relazioni internazionali”.

53a2dc2cdbb2c421af626acb2814fd90 foto: Cotone

Per S. I. Shchukin fu fondamentale il suo incontro nel 1907 con Enri Matisse, di cui trentasette sue opere entrano immediatamente nella collezione” Shchukin”. Matisse in quell’occasione gli presenterà Pablo Picasso da cui comprerà ben cinquanta quadri del periodo blu, rosa e di quello cubista. I suoi finanziamenti illeciti alla Massoneria Borghese di Francia proseguiranno fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale.

La collezione finisce di crescere nel 1914.  nel 1918 dopo la rivoluzione bolscevica verrà nazionalizzata. Nel 1922 è fusa a quella dell’industriale tessile russo Ivan Morozov (1871-1921) per diventare il Museo della pittura occidentale moderna.

 Ma guarda guarda…. Ivan Morozov un altro Minotauro legato al filorosso di Arianna.

Nel 1948 per volere di Stalin la collezione Shchukin,  che comprende ben 275 opere di altissima qualità, viene destinata in parte all’Ermitage di San Pietroburgo e parte al Mueso Puškin di Mosca. L’Arte Moderna mise le sue profonde radici anche in Russia.
Scoperto il giochino,  l’8 novembre 1918 un decreto del Commissario del Consiglio del Popolo, firmato da Lenin, aveva dichiarato che la «storica Galleria Shchukin, sita in Bolshoy Znamensky pereulok n. 8 e tutto il suo contenuto sono di proprietà del popolo e sarà tenuta in custodia per l’educazione del popolo». Stalin, nel dopo Lenin la dichiarerà  “Arte Borghese” incarcerando le oepre nelle segrete dei sotterranei delle medesime città per 70 anni. Sarà il reazionario Boris Eltis che nel 1992, caduto il comunismo, le farà sdoganare dai sotterranei. Ma il governo di Boris Eltsin è ebreo, di destra e capitaalista; un agente segreto della nota Casa delle Libertà, la nota agenzia americana di inizio secolo 1900. Ma anche  questa è un altra storia politico/artistica  che ci porterà a comprendere meglio il Grande Vetro di Marcel Duchamp.

Infine:
il Mediatore d’Arte non è un Commerciante
Il Commerciante d’Arte non è un Mercante
Il Mercante d’Arte non è un Collezionista.

Il Mediatore o Critico, influenza il consumatore sui concetti da modificare.
Il Commerciante è un  gallerista d’Arte e rivenditore.
l Mercante d’Arte è un Monopolista politico/commerciale con l’alto grado di Generale.

Nel caso dei “Collezionisti” d’Arte del 900, possiamo parlare di finanziatori di un sistema a sostegno di una causa; oppure, ignari giocatori d’azzardo che nulla sanno sul ruolo del “Mazziere” o Battitore.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il ruolo eversivo del Mercante d’Arte viene a meno. Nasce un Mercato nuovo. Il Nuovo, blocca il vecchio catalogandolo, ma il concetto del cimitero degli elefanti in “Musei” , innescherà un sistema capillare di narrazione storica dell’Arte sostenuta da pacchetti culturali che spostano milioni di visitatori da stato in stato. Nasce i lturismmo d’arte e, come in Egitto gli occidentali vanno alle piramidi per scoprire la fantascenza ufologica , al contrario di quelli che s’aggirano nei musei di Arte Moderna restano a un palmo dal naso davanti alle grandi Opere astratte prive di  Mistero.


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Man Ray: CADEAU

Cadeau, 1921, edizione del 1974,

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Cadeau tradotto in “Dono”, è una famosa icona del surrealismo francese.

E un ferro da stiro dei primI del novecento che si metteva sulla stufa calda a riscaldare. Bollente, lo si adoperava per sitirare i panni. A tale ferro Man Ray ha aggiunto dei chiodi incollati. A primo acchito l’oggetto perde la sua originaria funzione diventando un Ready Made. Ma tale non fu mai classificato in quanto l’intervento umano ha apportato  una trasformazione rendolo manu-fatto (fatto a manno). 

“I quattordici chiodi incollati dichiara Man Ray, sfuggendo alla regola logica di apparte-nenza, diventa oggetto riflessivo”, quindi psicologico e quindi surreale. L’oggetto o la visione surreale è ciò che è venuo a fare parte della “realtà visiva non più oggettuale”.

Essendo Man Ray un adulatore del Marchese De Sade, ama trasfondere come sangue trasfuso l’oggetto rendendolo “simile ma non uguale” evidenziando il piacere di fare male (tortura) Arte del Marchese de Sade. La tortura durante il novecento diverrà una pratica quotidiana del Potere militare contro gli insorti riconoscendo Man Ray, in de Sad,e il piacere degli oggetti di tortura. De Sade fu un testo letterario in voga in quel periodo. Fu infatti rivalutato e riscoperto nel ‘900 ad opera del Surrealismo, della Psicoanalisi e anche dell’Esistenzialismo.

Quando in Arte la presentazione deve nascondere un messaggio sublimato, la tesi di Man Ray calza perfettamente quanto dice a proposito: “Ci sono oggetti che hanno bisogno di nomi“, essi devono manifestare ciò che evidenziano. In questo caso, cosa, chi, o che cosa?

Il giorno dell’inaugurazione della sua prima mostra personale a Parigi, Man Ray si concesse un aperitivo con il compositore Erik Satie e al momento di lasciare il bar, vide in un negozio di ferramenta gli ingredienti per l’Opera che stava per apprestare. opera commissionata a disegnatori. … Con l’aiuto di Erik Satie?

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Il noto pianista di nascita scozzese, ha condotto una vita un po rocambolesca. Massone Rosacrociano dell’Ordine di Scozia, dichiaratosi Anglicano, si converti al cristianesimo fondando una Chiesa dove lui era l’unico sacerdote e unico fedele. Passerà in Francia il resto della sua avventura artistca a Montmartre.  Che ci faceva quel giorno assieme a Man Ray da poco arrivato in Francia,. che non sapeva mettere in sieme una frase completa in lingua francese? In che lingua comunicarono sedutastante?

Il dibattito che in America nel 1922 l’elettrosaldatura (uso di elettricità per unire parti metalliche tra loro ) era già una innovazione industriale ancora segretata, fa dedurre che questo oggetto di Man Raiy era indirizzato non tanto al pubblico dell’Arte figurativa, ma a chi Cosmopoita tra il pubblico, vedendo quell’oggetto, avesse risolto l’enigma e avvicinandosi per l’aquisto della licenza d’uso industriale, avesse poi contattatoil compositore Erik Satie per la “licenza d’uso industriale.

Nel frattempo , in ciò si sarebbero determinae le condizioni di acquisto di elevato  prezzo  di vendita lasciando interdettie spiazzati  i critici d’arte.
Non è un caso che nel pomeriggio non fu venduto perchè “rubato”. Però verrà pubblicato come immagine sulle riviste d’arte, seguendo il percorsoartistico dovuto.

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Il primo sistema di saldatura con l’elettricità fu ideato nel 1877 dall’ingegnere americano Elihu Thomson. Consisteva nel serrare le parti da saldare tra due elettrodi di rame riscaldati dal passaggio di una corrente elettrica. Gli elettrodi a loro volta scaldavano i due metalli al punto da creare il punto di fusione e saldarli insieme. L’esperimento avveniva sulle cime degli elettrodi di rame e non è un caso che i chiodini saldati sul ferro da stiro sono in rame. Il suggerimento a Man Ray chi glie lo diede?

Ora, Erik Satie oltre essere un eccentrico pianista bocciato piu volte alla sua accademia, riparò per un certo tempo nell’esercito Francese come ufficile, ma intollerante alla disciplina di casrma, procurandosi volutamente un  problema polmonare nel cortile stresso della caserma, ssubì un principio di congelamento, che per tale infortunio  venne congedato. In Francia una volta che si diventa ufficiali dell’Esercito Nazionale non si è mai esonerati dalla Leva militare e si passa ai Servizi correlati. Qui le strade tra i due “artisti” non si separeranno mai più… come mai?

“Dono”… Perchè?

A A A cercari imprenditore capace d’intrappredere su licenza la realizzazione di carpenteria elettrosadata senza costo d’aquisto iniziale ma che riconosca il “Diritto d’Autore” sui singoli pezzi vendduti (Copy).

Qualcuno, passando, letto il titolo dell’opera ha sottoscritto il “Dono”.
Quante furono le licenze mondiali appliccate alla  “tentata vendita” sulla pèroduzione di viti, chiodi, perni e carpenterie eletrosaldate? Sommandole esce il prezzzo dell’Arte.

 

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Multipli di CADEAU di Man Ray , riprodotti e  catalogati dal prof. Artur Swartz (Milano)


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Matisse: La chitarra e l’intrigo.

IL POTERE DELLE DONNE

Quando s’indaga sulle Donne in Arte, purtroppo, come col “the” delle 17,00, il passino filtra solo ciò che i fori permettono. Le bustine ancor peggio, fanno passare solo l’odore e  meno il sapore, il te poco sa o di nulla e lo zuccheriamo assimilando teina. Così sono i personaggi femminili quando vengono filtrati da studiosi censori i quali vogliono far passare delle artiste, solo ciò che torna a loro comodo. Ma quando sono le donne a narrare se stesse, sono uno spasso.

 

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foto: Mantide Religiosa

Qui sotto, ho voluto riportare un dialogo tra due donne poco note all’Arte Moderna e che la critica, molto distratta, nei loro confronti hanno omesso dettagli importantissimi per la comprensione storica dell’Arte Moderna. Snobbando questo dialogo e le opinioni delle nostre due  interpreti,  gli Storici non avendole  mai prese in seria considerazione non si sono accorti della loro denuncia che magistralmente presenta tutto il loro potere occulto  senza pudore alcuno. Come mai le hanno omesse?

Sappiamo che quando due donne si ritirano in camera a fare toilette, allontanano in altre stanze gli incomodi osservatori prendendosi tutta la tranquillità che il caso richiede, mostrando tra loro anche le parti intime, senza pudore e senza peccare. Il peggiore difetto di noi uomini invece, è quello di dare poca attenzione ai pettegolezzi femminili in quanto, tra donne, quando parlano pubblicamente il pudore vela scandali e vanti, ma quando parlano tra loro in modo libero, i puntini di sospensione assumono confidenza denudate al limite dello scandaloso. Così le due artiste, letterate, ci svelano allegramente in un breve dialogo le trame  da poterle inserire nella  Storia dell’Arte e aggiornarla. Vediamole insieme:

 

Dall’Autobiografia di Alice Toklas:
GERTRUDE STEIN A PARIGI (1903-1907)

Pag. 40 CAPITOLO TERZO

Matisse stava in quel momento dipingendo Madame
Matisse in costume da zingara con la chitarra. C’era a pro-
posito di questa chitarra tutta una storia, che a Madame
Matisse piaceva enormemente raccontare. In quegli anni,
insomma, lei non aveva mai finito di darsi d’attorno, e per
di più le toccava posare: aveva un’ottima salute e un gran
bisogno di sonno. Un giorno che appunto posava e il ma-
rito dipingeva, le cominciò a cadere il capo avanti e alla
scossa la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – sve-
gliati -. Lei si svegliò, lui riprese a dipingere; le ricadde il
capo e la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – svegliati-
Si svegliò, ma poco dopo tornava a ciondolare e la chitarra
a vibrare più forte. Matisse su tutte le furie diede di piglio
alla chitarra, spaccandola. E qui Madame Matisse
aggiungeva sconsolatamente: – “Eravamo in bolletta a quei
tempi, ma ci toccò farla riparare per continuare il quadro. ”

Reggeva appunto nella posa questa chitarra riparata, il
giorno che arrivò il biglietto del segretario della Mostra
d’Autunno. Matisse era fuori di sé dalla gioia. – Sicuro che
accetto, – diceva. – No, – disse Madame Matisse, – se questi
tali (ces gens) s’interessano del quadro al punto da fare
un’offerta, vuol dire che se ne interessano abbastanza per
pagare quel che hai chiesto. E la differenza, – aggiunse, –
servirà per vestire Margot quest’inverno -. Matisse esitava,
ma alla fine si lasciò convincere e scrissero un biglietto che
lui insisteva sul suo prezzo. Non seguì nulla e Matisse entrò
in uno stato terrificante, traboccava di rabbia e di rimproveri.

Poi, qualche giorno dopo, mentre Madame Matisse stava
ancora una volta posando con la chitarra e Matisse dipingeva,
ecco entrare Margot con un petit-bleu. Matisse l’apre e fa
una faccia. Madame Matisse, atterrita, temette il peggio.
La chitarra andò in terra. – Che cos’è? – disse lei.
– L’hanno comperato. – Che bisogno c’è di fare quella faccia,
allora? Spaventarmi così e andare a rischio di farmi rom-
pere la chitarra? – Facevo segno per farti capire, – disse
Matisse. – Ero talmente commosso che non potevo parlare.
Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
– dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

MANTIDE RELIGIOSE

Ecco svelato il segreto del successo di Matisse. L’ereditiera americana G. Stein, avendo messo gli occhi su Matisse decise di finanziarlo occultamente e diffondere i suoi lavori  senza che a questi trapelasse mai l’idea che dietro le future  vendite milionarie c’era la signorina Geltrude Stein.. come anche la propria consorte.

le due terribili zitelle      x-defaultfoto: Gertrude Stein e Alice Toklas                                          foto: Coniugi Matisse

Ora, il concetto che nello strapotere ebraico le donne non hanno un ruolo importante è falso. Le confidenze tra la Signora Matisse (ebrea), la signorina Alice Toklas (ebrea) che firma il brano,  ci svelano, non solo esserci grandi donne di Potere  nel loro sistema ma anche l’esistenza di una rete sotterranea tra donne, molto ampia. Traspare anche l’esistenza di una organizzazione ben mimetizzata, intrigante, penetrante, spesse volte decisionista. Muovendoci nel sottobosco femminile dell’Arte e della Politica del novecentodieci, le donne potenti si raccontano nelle loro tesi come fossero “madamigelle al bagno” e in quelle loro toilette letterarie e intellettuali Dio solo sa cosa si confidano. Quando le donne escono imbellite dalle toilette, chi avesse avuto modo di osservarle bene, in quella metamorfosi estetica assumono un tono superbo, di sfida magistrale, e, come amazzoni, nella recita che s’apprestano gioiosamente a sostenere in scena o fuori casa, partono decise e tornano sempre vincenti con qualche trofeo.

Poiché per cultura ereditata i consorti tendono a isolare o sotto considerare le proprie donne, in generale poi le femmine, vuoi per debolezza fisica o stupida presunzione dei maschi,  sviluppato nella loro cultura le alleanze sotterranee, strategiche, con chiunque ritengono manipolabili  pur di portare a termine i loro piani con fermezza e prudenza vincente.

Madre Matrioska (la Matriarca)

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Dopo quell’acquisto del quadro, l’irascibile Enri Matisse finirà sotto scacco della consorte per tutta la vita, ignaro che, il proprio destino sarà invece nelle mani della signorina Gertrude Stein, la quale, forte delle sue conoscenze in materia di Alleanza Internazionale, obbligherà i contribuenti ebrei di tutto il mondo a sottoscrivere con l’acquisto di “brutti quadri” le varie operazioni segrete finanziarie e strategiche dell’Alleanza. Nella stessa rete finirà non solo Pablo Picasso, ma tutte le Avanguardie francesi, Futuristi italiani compresi e ad opera di Matriarche devote. La Regina sulla scacchiera dell’Arte in Europa fu la signorina Gertrude Stein, “Matrioska” di un domino senza fine  a capo di un esercito intelligente di sole donne come anche le migliori menti intellettuali maschili .

Concludendo rileggiamo:

Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

La Matriarca Etta Cone chiarisce meglio il concetto dandoci di lei un proseguo giusto.
Etta Cone e la sorella, venivano da Baltimora a Parigi per passare l’inverno. Etta Cone si era prestata, tempo permettendo,  a farle da dattilografa a Gertrude. Alla mattina aveva il compito di trascrivere i pensieri notturni sparsi di Gertrude Stein, pensieri  annotati rigorosamente con la matita scolastica su pezzetti di carta e per tutta notte per poi coricarsi fino a mezzogiorno. Etta Cone, ebbe anche un altro compito sensibile oltre quello di finanziare indirettamente i coniugi Picasso, imparare il linguaggio codificato di Gertrude Stein per diventare la sua referente d’oltremare in America.

Leggiamo insieme il passo:

Sempre di ALICE TOKLAS: Bibliografia.

Per Etta Cone, i Picasso erano terrificanti ma tanto romantici.
Ve la conduceva Gertrude Stein ogni qual volta che le finanze
dei Picasso erano al di là di ogni soccorso umano, e le faceva
acquistare un centinaio di franchi di  disegni. Dopo tutto, cento
franchi a quei tempi valevano venti dollari. Quella era incantata
di compiere una così romantica carità. Inutile dire che quei disegni
divennero molti e molti anni dopo, il nucleo della sua collezione.

Si possono elencare altri casi di arsiti le cui finanze erano sotto il diretto controllo delle donne “del giro” e che, in caso di capricci del partner, avvertivano la centrale economica femminile che provvedeva a bloccare le entrate finanziarie del partner artista. Se ubbidienti, tornavano in auge. Tremende erano le amministratrici russe, scrupolose nei conti e severe contabili le quali, avevano anche compiti di tessere al femminile una fitta rete di matriosche in Russia, in quanto, gli ebrei russi versavano forti somme clandestine all’Alleanza pur di destituire lo Zar, acquistando “scarabocchi” europei d’Arte Moderna.

La moglie di Picasso era russa, come la nuova Amministratrice di Matisse dopo il decesso della moglie, come anche  Gala moglie di Salvador Dalì, ecc. Le Matrioske  tenevano in ordine fotografico e numerati, tutti i quadri del consorte, I conti, i versamenti da restituire ai finanziatori avvenivano durante le aste da collezionisti anonimi , agenti bancari che restituivano ai legittimi proprietari   dei quadri la somma dovuta indietro dopo la vittoria o conquista dell’operazione finanziata con i rispettivi dovuti interessi.

Tutto ciò si svolgeva tra il 1903 – 1907, prima e durante la Grande Mondiale 1914/18matrioska-25-novembre-contro-la-violenza-sulle-donne

Foto: Matriosche Russe

 


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Man Ray: La quarta dimensione

 

REBUS

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Man Ray : La Quarta dimensione.

Rebus: Gioco enigmistico che richiede la ricostruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni ( r. letterale ) o di figure ( r. figurato ).

Se l’enigma e il rebus superano (come in questi due casi)  il concetto stesso di chi lo ha idealizzato, gli artisti restano  esclusi a vita dalla soluzione. Le duue opere furono descritte e narrate senza soluzione nell’opera univa del “Poeta Invisibile” .
Le due istantanee riportate sotto, collocheranno il fotografo Man Ray nell’olimpo dell’arte moderna.  Quando ritorneremo sul tema della “Quarta Dimensione” queste due immagini verranno richiamate più volte avremo modo di capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza prima del scadenza sui segni mistici di cui sono portatori… “nemmeno dopo la morte”. 

Tipo: “E’ come un manico d’ombrello sopra una macchina da cucire avvolta da coperta sopra un tavolo di divisezione” Isidor Ducasse.

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Foto 1: Man Ray, ricostruzione di un rebus di Isidor Ducasse – Oggetto Spaziale

 

ENIGMA

Da TRECCANI.

ENIGMA, (o enimma) s. m. [dal lat. aenigmaătis, gr. αἴνιγμαατος, dal tema di αἰνίσσομαι «parlare copertamente»] (pl.-i). – 1. Breve componimento, per lo più in versi, che propone, attraverso immagini e allusioni, un concetto o una parola da indovinare (se l’enigma è breve e si riferisce a cosa comunissima si chiama indovinello): proporre, risolvere, decifrare, spiegare, sciogliere un e.; Edipo spiegò l’e. della Sfinge. Il nome è spesso esteso a indicare anche altri giochi enigmistici. 2. estens. Detto, frase di significato oscuro, espressione ambigua o velata: parlare per enigmi; le Sibille davano i loro responsi per mezzo di enigmi; di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma (Manzoni). Quindi, cosa oscura, inspiegabile, incomprensibile: certe poesie sono veri e.; come facciano a trovare tanti soldi è un e. per tutti; anche di persona misteriosa, che non lascia intendere quello che pensa e sente: quel ragazzo è per me un vero enigma.

 

l’Enigma dell’opera di Duchamp si è rivelata nel Desret Storm – Iraq. 1991

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 foto 2 Man Ray : Coltivazione della Polvere newyorchese depositasi sul “Grande Vetro”
                               di Marcel Duchamp


home page :  Man Ray

home page:   Marcel Duchamp

 

Marcel Duchamp & Man Ray: Telepatia – Transmentale

Alla ricerca della Quarta Dimensione
(Articolo. 1/4)

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La ” Trasmissione di pensiero” fu oggetto d’interesse delle Avanguardie. Estrapolare dall’Alchimia le possibili profezia o intenzioni di Fato destino, abbisognava una  smaterializzazione nomade della ragione, antico sogno di streghe e maghi che in tale arte occulta e immaginifica credevano assai cimentandosi nella ricerca del potere assoluto sui destini umani e correggerli a piacimento. Le  fiabe narrano soluzioni Patafisiche immaginarie e che sarebbero diventate un giorno opere per mano dell’uomo: Specchi, sfere, ampolle, carte, pendolini ecc. L’interesse per tale materia verrà abbandonata con l’avvento del Telegrafo e della Radio, vedendo in queste, la pratica dell’esoterismo Patafisico fattasi materia.

Marcel Douchamp e Man Ray, venuti a conoscenza degli esperimenti di psicocinesi e trasmissioni delle immagine col pensiero da parte del pittore russo Kazimir Severinovič Malevič inventore dell’astrattismo geometrico, i due artisti intrapresero studi ed sperimenti di autoipnosi per spostarsi oltre la  barriera del Tempo per decodificare e interpretare visioni, anticipando in tal modo  e spionisticamente gli avventi tecno/industriali altrui per creare monopoli.

A Duchamp non interessavano i santi, ma rendere profetiche le immagini estrapolate nel  ventre dell’Arte avventurandosi come spia. Il Grande Vetro fu in parte il risultato di quell’avventura che, Arte, visto la malafede dell’intruso, impedì alla sua mente di andare oltre, vietandogli  dettagli ulteriori onde impedire ciò che Fato vuol concludere a modo suo e a tempo dovuto i destini umani. E’ riconoscibile nell’opera incompleta del Grande Vetro di Duchamp, l’insindacabile decisione di fato, capendo l’artista che il Libero Arbitrio in quel mondo non esiste, ma essere tutti noi e sempre condotti per mano rendendo sovrane la Fatali decisioni.
Marcel Ducamp sentendosi respinto, abbandonerà il Grande Vetro chiudendosi nel silenzio per non subire il tremendo castigo Prometeo, punizione  subita dagli artisti  suoi predecessori condannati per essere andati oltre il tempo prestabilito.

2… l’Arte è una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza di ciò che fanno prima del tempo compiuto. ES cristiano: “...perdona loro perché non sanno quello che fanno“… come dire : guai se venissero a sapere non si compirebbe la volontà divina!

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Ipnosi

I due artisti-argonauti alla ricerca dell’Arca perduta,  inventeranno la loro macchina del tempo: Duchamp  le “rotative”,  una sorta di rotore sul quale venivano montati dischi spiralici per l’auto ipnosi, mentre Man Ray assemblò un giocattolo composto da un metronomo musicale al quale applica il ritaglio fotografico di un occhio della modella e fotografa sua amata, musa ispiratrice: Lee Miller.

foto: Lee MiIleer

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Vuoi che la nascente Psicoanalisi di Freud fece breccia presso i razionalisti; vuoi che le nuove teorie mistiche del  discepolo Jung restituì una via d’uscita nobile ai religiosi; i due medici si avvicinarono all’ipnosi utilizzando il “pendolino” o l’orologio da tasca  ma con scarsi risultati. Saranno ancora le droghe i migliori alleati ipnotici per lo studio della psicanalisi.

                                                               

I Militari si avvicinarono perplessi  alla ipnosi scoprendola soggettiva capendone i limiti, quindi pensando ai tradizionali mezzi ipnotici come la letteratura, la radio , il cinema, la musica ecc. “Arma letale per il domino delle menti.”
La scelta dei Media fu dominante persuasione in tutto il novecento. Delle droghe se ne fece grande uso all’insaputa di  soldati e civili. Tra le vittime delle droghe, furono colpite molte mogli, compagne , amanti e artiste stesse, di cui anche la reporter Lee Miller .

                                                                                                                                   


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Arte: L’Ecol de Paris

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LA SCUOLA DI PARIGI:  “Ecol du Paris”

La “Scuola di Parigi” o Ecol de Paris è un termine coniato per delimitare intorno ad essa una strategia collettiva di pittori di origine ebraico/giacobina e altre tribù d’Israele in vista dei motti AntiZaristi e che vedrà la città di Parigi frustrata al rientro  dell’armata dei rivoluzionari sconfitti (1905). Per la Francia la matrice è sempre napoleonica e quindi è una sorta di rivincita contro la precedente sconfitta. Quei reduci della campagna Russia-Giappone, ebbero un ruolo  importantissimo nella cospirazione eversiva e fallimentare durante per la caduta dello Zar Nicola II° Romanov. Il vizio dei Giacobino è un comandamento delle sacre scritture che ordina: ” Tutti i re della terra verranno piegati”. Il taglio della testa e gola è una ritualità di Giacobbe figli di Isacco, nipote di Abramo. Questa chiave di lettura è fondamentale per capire la politica della Francia che promotrice di “Rivoluzioni” poco chiare. Quando invito a comprendere la questione ebraica” in Arte non intendo “giudicarla” ma focalizzare le dinamiche e le convivenze.

La scuola di Parigi si divide in tre spezzoni storici: il primo porta alla guerra del 1905, il secondo più intenso di novità ed è quello che va dal 1905 al 1918, il terzo sfumerà all’inizio  dei preparativi ufficiali della Seconda Guerra Mondiale. La “Scuola di Parigi” sarà decapitata dai Nazisti durante l’occupazione di Francia. Da questi tre spezzoni storici sfociati sempre in guerre mondiali, ogni volta la loro Fenice risorge dalla ceneri manifestando nuovi disegni  scorretti di utilizzo dell’Arte o con arte a fini di conquista. Una volta destituito l’avversario a o in seria  difficoltà, converte i medesimi moti in lotte di Liberazione riacquistando la verginità perduta.

Lo Zar Nicola II°, scoperta la natura eversiva dei motti popolari del 1905, già segnalata dal Padre (I saggi di Sion) impugnata l’accusa di Alto Tradimento e arresta i rivoltosi. I medesimi, se di cittadinanza russa, li farà fucilare. Ma la Russia avendo perso la guerra contro il Giappone e dovendo applicare il protocollo d’intesa  diplomatico sottoscritto agli americani con Theodore Rooswelt,  mediatore (progettista di quella guerra)  i rimanenti insorti stranieri arrestati (i volontari) vennero estradati in malo modo e fatti rientrare nei rispettivi paesi di origine in Europa. Si organizzerà tra gli Alleati la perdita dei loro martiri, la “vendetta”, come se  i caduti degli altri non contassero niente.

Molti di questi  reduci si ammassarono nel quartiere parigino di Montparnasse diventando quel quartiere, il loro Ghetto o Quartiere Generale, quartiere che darà alla luce  una serie di correnti artistiche interessanti, animando la vita quotidiana del quartiere. Quei rivoluzionari di cultura Borghese estesero le loro nuove idee in tutta la Francia, Europa e in America ed infine nel mondo intero. Negli anni che vanno dal 1860 al 1930 circa  (come fu per l’Atene di Pericle), Parigi diviene il campo di concentramento artistico più affollato al mondo. Converranno in quegli anni a Parigi: Pittori, Scultori, Letterati; Musici, Poeti, Filosofi; Ideologi, Scienziati, Spie, Gangster e altro ancora. Tutti di origine borghese ed ebraica. Parigi fu la capitale dei fermenti intellettuali più giovani e rivoluzionari del pianeta. i Cosmopoliti aventi ideali senza frontiere per conquistare comodamente tutto con Capitale.

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Quadretto di “Famiglia” con la giovane Peggy Guggenheim finanziatrice.

Come detto, intorno alla Scuola di Parigi si adunarono i più famosi pittori delle Avanguardie. Questi erano seguiti e curati da una solida squadra di artisti minori specializzati in Critica d’Arte. Quei “Critici” autodidatta batterono per anni la grancassa pubblicitaria delle Avanguardie spendendo elogi  per i loro eletti e protetti.

Se un Avvocato di bona eloquenza e retorica riesce a far depenalizzare la condanna di un proprio assistito assassino, trasformandolo in delinquente comune di reati minori, i mestieranti di Critica dell’Arte affineranno nella  Francia artistica, un arte di pura eloquenza e retorica capace di enfatizzare un processo sbagliato e truffaldino  fino a convincere se stessi e l’opinione pubblica mondiale sul valore artistico ed economico di tanta bruttura. (Affabulaori)

Ciò fu possibile perché la Francia era di fatto colonizzata da una potente Lobby Giacobina che si impose con la violenza e terrorismo durante la Rivoluzione del 1848, prendendo in mano il governo e le sorti della Francia post monarca. La trasformazione della Francia Monarchica in Repubblicana Borghese, subì un processo di moderniz-zazione rapidissimo divenendo la Francia una delle nazioni europee più all’Avanguardia e quindi, produttrice di nuovi cippi culturali. Nascono le Avanguardie.

Ma le Avanguardie per essere propositive e governabili, abbisognavano fin dalla nascita di una disciplina militante diretta da teste col grado di Cadetti o Ufficiali Militari , in quanto, con la Rivoluzione del 1848 anche l’Arte fu imprigionata dai Giacobini diventando parte integrante di un sistema socio-politico ed economico sotto controllo. Per le Arti visive, dalla rivoluzione francese in poi , l’Ufficiale Comandante delle schiere era il Critico, il quale  rispondeva anche lui a un suo Superiore: lo Stratega Rabbino.

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Un artista capogruppo se entrava nelle scuderie di un buon Critico d’Arte aveva vita facile rispetto un concorrente senza scuderia (esperienza personale). Il critico d’Arte diventava una sorta di Protettore.  Se poi è un Critico influente legato al mondo finanzia-rio, garantiva al suo protetto – non solo un successo storico e d’immagine  – ma anche finanziario. Per spiegare meglio tutto ciò ci vorrebbe una relazione redatta da un agente di Assicurazioni che meglio conosce questo meccanismo. Quindi, sia all’interno che all’esterno della Scuola di Parigi si muoveva una organizzazione pianificatrice politco/finanziaria di alto livello coinvolgendo il mondo Borghese ad essere propenso a finanziare le ambite rivoluzioni industriali in tutto il Mondo a vanto della loro ragione industriale e religiosa.

FiloRossoArt

Milan
01.04.2019


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