Picasso: Arte Seriale e Capitale

Picasso e il Capitale (1 di 2)

Da: Autobiografia di tutti  di Getrude Stein (pag.76)

C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora. Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaume Apollinaire e Max Jacob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi eppure era molto più giovane comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come lo facevano in America. Diceva che un poeta doveva scrivere una poesia al giorno come lui un quadro al giorno e se tutti scrivevano una poesia al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per la poesia e i quadri sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui e naturalmente lui avrebbe portato un quadro pronto da mostrare e cosi faceva e loro facevano. Certo loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno Tutto questo così Marcoussis disse, accadde prima che li conoscessi, forse si.

Alla luce di questa confidenza letteraria e la discussione accesa avvenuta tra Pablo Picasso e le signorine Gertrude Stein e Alice Toklas sul principio che l’Arte delle Avanguardie che dovesse essere assolutamente “brutta”; legittimare tali brutture come Arte, nascondeva il principio secondo cui: se l’arte fosse caduta nelle reti del Capitale diventava obbligatoriamente da Iconoclasta a “oggetto seriale” da lanciare sul “Mercato” per creare il “Collezionismo” d’Elite.

Due sono state le porte scardinate: la prima fu, il monopolio dell’idea del “Brutto” che in Arte avrebbe conquistato il suo giusto posto in cielo; l’altra, fu quella di far diventare la sua “Brutta Arte” e  “l’Arte orribile” di Matisse,  una nicchia di Mercato nella quale potessero accedere soltanto i finanziatori delle manovre illecite destabilizzanti in vista del progetto rivoluzionario di cambiare la vecchia Europa in una Nuova Europa e a tutti i costi, dove solo ai “finanziatori” del progetto sarebbe stato permesso di accedere ai frutti che tale manovra metteva in scena e ricompensati poi con i futuri utili vertiginosi. L’Arte, militarizzata, concorse alla  presa del potere in Europa.

Gli utili derivati dalla capitolazione di Francia e la capitolazione dell’intera Europa, avrebbe generato ricavi monopolistici vertiginosi, conquistando, quei fedeli riuniti, i migliori posti di prestigio e di grande potere politico negli stati conquistati, manipolando in questo modo i futuri parlamenti Democratici nascenti e gli  stessi elettori. Geopolitica.

La Democrazia parlamentare e il suo controllo, era “il Progetto” che stava alla base di tutte le guerre e rivoluzioni inscenate dal 1905 in poi.

 

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Il collezionismo d’Arte, secondo il modello “Picasso/Jacob”, sarebbe stato diviso in: “Finanziatori Occulti” di un nuovo mai visto prima “collezionismo moderno” inspiegabilmente attratto dalla bruttuzza, e il Collezionismo Classico al quale potevano accedere i collezionisti  borghesi storici, tradizionali e accademici. (Arte Classica)
Il principio capitalista secondo il quale, un quadro, essendo generato o “creato” da una “azione” umana, è un prodotto del Lavoro come tutti gli altri industriali. Tale oggetto, se fatturato o preventivato, avrebbe seguito il destino speculativo di Mercato e di Borsa come tutti i prodotti umani del Lavoro classificati in Azioni e Titoli.

Lo schema “Picasso/Jacob” –  suggeritoci dalla signorina G. Stein nelle Biografie, finge di averlo saputo in modo indiretto da Marcoussis dell’operazione commerciale in atto  di Picasso. Ricordiamo ai lettori che, negli 83 giorni di posa continua della Gertrude Stein nell’Atelier di Picasso non fu per produrre su tela  quel suo noto ritratto di pessima fattura pittorica, divenuto poi, per importanza strategica nella Storia dell’Arte un valore culturale inestimabile, ma è di avere raggiunto come “Titolo azionario” una cifra esorbitante in quanto, matrice fondamentale di quello che i modernisti d’Arte insistono chiamare la “significatisva svolta delle Avanguardie nella Storia dell’Arte” e quindi essendo il primo di una lunga serie viene chiamato  Capo-Lavoro.

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In parte hanno ragione, Durante quella posa, Max Jacob non risultava essere già inquilino permanente dell’atelier “Battello” di Pablo Picasso, ma accomodatosi solo poi.

Jacob fu arruolato a “Ritratto” compiuto e richiamato in “servizio” dallo stesso Picasso per dirigere il nuovo e strategico settore commerciale del suo Atelier, mettendo in pratica la strategia commerciale americana suggerita dalla Getrude Stein, la quale, non a caso diventerà la “Piazzista” per ecellenza delle opere di Picasso in America incaricando l’ufficio vendita americano a suo fratello Leo Stein…

Ricordiamo sempre ai lettori che, la signorina Gertrude Steiner, era a Parigi per spalmare gli aiuti economici americani ai rivoltosi perdenti della campagna rivoluzionaria di Russia del 1905 e quindi, la Stein aveva funzioni Finanziatrice. Che sia stata sua l’idea maturata negli 83 giorni di posaciò  è possibile in quanto, dopo quel Ritratto , Picasso ascese finanziariamente gli olimpi artistici.

Notoria è, alla storia dell’Arte, il “bacio/abbraccio” tra Jacob e Picasso la sera in cui Jacob si presentò per la prima volta alla porta dell’Atelier parigino Battello di Picasso, e che, strettisi affettuosamente come chi  amico è stato “ritrovato” dopo anni, Picasso imbandisce per lui  dopo le presentazioni dovute agli “amici-artisti” spagnoli  presenti,  una gran bella  serata d’allegria imbandita di musica, canne, vitto e vino fino al mattino; insomma, fecero una baldoria tale da porgere le scuse la mattina seguente al vicinato.

Quale fu il compito di Jacob in quell’ambito progetto picassiano rivolto all’assalto della diligenza chiamata Arte?

Vediamone gli aspetti::

Jacob,_Max_(1876-1944)_-_1934_-_Foto_Carl_van_Vechten,_Library_of_Congress

Max Jacob: raffinatissimo Gay , dal carattere sensibile di origini ebraiche, figlio di antiquari, si convertì al cattolicesimo sostenendo che  tale conversione fu per aver avuto nel 1909 una reale visione di Gesù Cristo; ma ciò, non lo esonerò dalla feroce rappresaglia nazista che lo internò con  l’intera sua famiglia sterminandoli tutti.
Jacob, era poeta francese , uomo colto, multilingue, omosessuale e che, oltre ad impartire lezioni di francese a Picasso durante il giorno, vestito di tutto appunto perlustrava elegantemente le piccole gallerie parigine comportandosi come un ricco collezionista d’Arte. Entrato nel negozio,  presentato il biglietto da visita, la prima cosa che chiedeva al gallerista dopo un rapido sguardo ai quadri esposti, formulava: “Avete un Picasso?”.

Alla risposta negativa del gallerista, prima di uscire: “Tornerò e spero ne abbiate uno.” Ripassava dopo un paio di giorni gli amici artisti del Battello facenti da comparse, proponendo al gallerista la vendita di almeno due o tre quadri di Picasso a prezzo d’amicizia, così, col ricavato di due quadri, dato a Jacob, egli tornava dal gallerista il giorno seguente, comperandone da gran signore, uno.

Pur essendo il guadagno quasi nullo, metteva a segno il meccanismo commerciale del passaparola secondo cui, in città, i quadri di un certo Pablo Picasso di origine spagnola,  piacevano assai e quindi, Jacob e amici pittori dell’Atelier misero a frutto lo stratagemma aprendo un piccolo giro d’affari facendo crescere il prezzo  dei quadri come in borsa: domanda, offerta.

Ci pensarono poi i galleristi a fare da grancassa e buona pubblicità di vendita ai loro ignari collezionisti, che, avvicinati da un geitil uomo di nome Max Jacob, venivano ricontattati per la rivendita dell’opera quasi subito dopo l’acquisto e a un prezzo superiore. Il collezionista sprovveduto tornava in Galleria per un nuovo acquisto. Nel frattempo le opere succcessive  erano aumentate di prezzo e Jacob contrattando i collezionisti ignari, rivendeva dei Picasso al ribasso (facendogli credere di fare un buon affare), portando a casa un buon utile col quadro picassiano contrabbandato sottobanco. Felicità del collezionista che a sua volta lo rivendeva nel giro e felicita di Picasso che vedeva le sue entrate valutate.

Nasceva in questo modo il guadagno. L’Arte, in questo modo, perdeva tutta la sua solennità figurativa iconoclasta (sacra) trasformandosi in oggetto d’arte, quindi “Oggetto” da collezionismo vertiginoso.

Una cosa che la Gertruse Steiner venne a conoscenza (dice: solo poi), fu che questa strategia truffaldina in nome dell’Arte, non era farina del sacco di Picasso, ma a Parigi, c’era già un altra mafia “titolare” del giochino perverso, ed era del pittore Fauveista: EnriMatisse.

Matisse applicava questa tecnica di vendita su suggerimento di Monet che nel frattempo, invecchiando e quasi cieco, usciva dal “giro” per lasciare a Matisse lo scettro artistico e il mercato americano da seguire, ma a Matisse, interessava piu il mercato russo vendendo (a prestito) i suoi quadri per il finanziamento delle rivolte popolari russe ad opera della  confraternita ebraica industriali, fornitori ufficiali alla corte dello Zar Nicola II° tramado alle sue saplle un nefasto destino.

Quindi, Matisse da solo, non poteva sostenere una produzione così elevata per il finanziamento illecito in danaro dei rivoluzionari russi e americani, per ciò pensò bene di elevare il costo dei singoli quadri a prezzi elevatissimi, quindi oltre l’autore artista e i collezionisti borghesi insurezionalisti,  solo l’organizzazione eversiva di vendita e bancaria erano a conoscenza delle “manovre” segrete in atto: Il Coplo di Stato allo Zar.

Tra i due gangster, Matisse e Picasso, non correva buon sangue, perchè la torta da spartire era troppo grossa e politcamente strategica. Per assicurarsi il primato, Matisse dovette combattere duramente contro l’astuto Picasso.


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I Due concorrenti:
Matisse era di estrazione borghese, studente fuori corso di Giurisprudenza e quindi le leggi le conosceva bene. Godeva della fiducia dell’intera comunità ebraica capitalista francese dove, per  riciclare il  danaro per finanziare le manovre insurezionaliste e di  concorrenza sleale nel mondo industriale in ascesa di idee e invenzioni,   per realizzare tutto ciò bisognava essere addentro nelle fitte maglie delle Famiglie borghesi ebraico/russe e americane non che  convivenze diplomatiche e con alti esponenti politici. Matisse era un anello di congiunzione  ideale e credibile.

Picasso invece no, era di estrazione umile, figlio di un insegnante d’Arte e casalinga, crebbe politicamente sprovveduto,  e come tutti i piccoli gangster emergenti che volevano  interferire in affari contro i pescecani, per lui ci volle una buona dose di  determinatezza spagnola ex colonialista. Una cosa che giocò a favore di Picasso, fu la conoscenza dei fratelli  Stein. Ottimi affaristi e finanzieri americani, dopo il fiasco del 1905 in Russia, presero in mano la nuova situazione e pensarono gli Stein a far crescere altre realtà parallele nei giochini in Arte per mettere in secondo piano il potente Henri Matisse, in parte responsabile indiretto del fallimento bellico insurazionale russo ma finito sotto la tutela dalle sorelle Cone, impresarie americane e monopoliste del cotone.

Gli Stein, addocchiato il piccolo e tarchiato bullo di quartiere  di nome Picasso, e che si faceva avanti  da solo. Durante il “Ritratto” che  la Getrude Stein gli aveva commissionato, cominciò il gioco d’azzardo tra Lei e lo scaltro mafiosetto emergente. Stein riuscirà coinvolgere Pablo Picasso ad accettare quella sfida impossibile.

Il protettorato Stein era molto addentro nelle questioni Finanziarie d’America, mentre Matisse era addentro nei potentati industriali d’Europa, Inghilterra, Germania, e Russia. Matisse, era anche Rabbino, mentre Piccasso era l’impronta caratteriale di un torero spagnolo senza paura, praticamente, un incoscente sceso nell’Arena a “Matar el Toro”.

La domanda possibile che Picasso pose alla Stein durante il  ritratto fu: “ Matisse, quanti quadri fa al giorno?” La Stein probabilmente gli rispose senza scampo, “Se vuoi conquistare l’America ne devi fare  due o tre al giorno. In America abbiamo migliaia e migliaia di ricchi, specie adesso che agli europei sono in crisi economica per i grandi investimenti industrialidi inizio secolo.

A Picasso gli si presentava davanti un sogna grande come un impero. Doveva inventare una tecnica pittorica talmente velocee  produttiva da portare via lo scettro a Matisse. La macchina produttiva si mise in moto. L’incontro con Duchamp fu l’inizio di una grande avventura.


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(Picasso Capitale 1/2)

PICASSO: Ritratto di Gertrude Stein

L’incontro con l’Artista

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Gertrude Stein arrivò a Parigi dall’America, via Londra, con suo fratello Leo nel 1903. La guerra Russia-Giappone scoppierà nel 1905.
Gertrude Stein si prese l’incarico di riassettare le fila sparpagliate degli insurrezionalisti europei a cominciare dagli artisti, distribuendo i finanziamenti della Comunità americana in aiuto a quella europea. Sentendo elogiare un certo Pablo Picasso come un pittore moderno, dopo l’incontro in galleria lo andrà a trovare nello suo studio di Montmartre per conoscerlo e  commissionargli un proprio ritratto.

Foto: Gertrude Stein

Per chi pittore ha modo di osservare questo quadro e pensa che ci sono voluti 93 giorni intensi di posa, (quasi tre mesi), su ciò che sia veramente accaduto fra loro in quello studio, solo Dio lo sa.

Per venirne a capo di quei giorni non ci vuole molta immaginazione per trarre delle deduzioni: la prima è quella di una consumazione abbondante erotica e cibo, la seconda è che, tra una prestazione a l’altra si sia intavolata una alleanza strategica franco-spagnola-americana con i relativi studi e vidimazione di piani da perseguire.
Quando Gertrude Stein lascerà lo studio di  Picasso, al 93esino giorno, il quadro non è ancora terminato. Verrà ultimato più avanti.
Il vero Picasso non ancora identificato per quello che vedremo poi essere , lamentava che non riusciva a capire chi avesse davanti, lasciando incompleto il volto del ritratto.
Di ritorno dalla Spagna, presenterà in fretta e furia il ritratto con un evidente fuori assetto dell’occhio sinistro come chi, persona losca, verrà identificata in futuro come potenziale “spia organizzatrice”. Altri pittori (vedi Modì) adotteranno questo codice pittorico durante i ritratti dei “quadri” cosmopoliti organizzatori.

Dopo l’input di Picasso, per altri pittori parigini dello stesso periodo, raffigurare ritratti di persone note, o intellettuali senza un bulbo oculare (orbi o loschi) fu un tema ricorrente in Arte. Studiando la simbologia, quel modo di rappresentare fu un vero codice cifrato. Per gli ospiti del “sabato sera” a casa di Gertrude Stein, chi avesse avuto modo di conoscere altri agenti non presenti nella stanza, notare nel ritratto dell’interessato la mancanza dei bulbi o fuori orbita, era sinonimo di fiduciario confratello, segno politico dell’Avanguardia.

In quel periodo G. Stein era una giovane americanotta dalla vita stretta, fianchi e bacino ampi, forma che denota forte appetito culinario e sessuale, ma il suo “compito” era un altro, non di cercare marito o amante, ma adunare e istruire intorno  a se “uomini ombra” dalla condotta sfrontata e audace per piani militari arditi. Aveva sentito parlare, di un certo Pablo Picasso (piccolo boss) dal cognome genovese, un giovane pittore con la capacità di polarizzare intorno a se una piccola banda di giovani spagnoli motivati ad emergere, decisi, intrepidi, ma anche comandante di una vasta rete di contrabbandieri di montagna in Spagna presso i Baschi), e come tutti i bulli esordienti, gli mancava un riconoscimento e un protettore d’eccezione per cominciare a imporsi oltre il quartiere parigino di Montmartre. Picasso aveva i requisiti per l’organizzazione richiesta e, la signorina Gertrude, se lo lavorò per benino. Picasso invece vedeva nella ricca ereditiera americana la piattaforma per lanci imminenti verso il successo. Assoggettandosi a quel “gioco d’azzardo” , Picasso porterà a termine gli impegni presi con lei.

Dopo l’incontro con Gertrude Stein, nella vita di Picasso cominciano aggirarsi i primi personaggi strani che cambieranno la sua vita e la storia degli stati europei. Negli stessi anni avverranno altre due Grandi Guerre Mondiali che insanguineranno l’Europa e la Russia; e sempre in quegli anni nascerà il nuovo collezionismo di Arte Moderna a prezzi vertiginosi , generando il Mercato d’Arte, la Critica, le Gallerie ed infine i Musei.

Tratto da: Autobiografia di Alice B. Toklas

Fernande era, come sempre, molto grande, molto bella e
molto gentile. Si offri di leggere ad alta voce i Cantes di La
Fontaine a Gertrude Stein per divertirla mentre posava.
Gertrude Stein prese la posa, Picasso sedette sull’orlo della
sedia, addosso alla tela, e poi su una minuscola tavolozza
di un color grigio bruno uniforme spremette un altro pò di
grigio bruno, e si mise a dipingere. Fu questa la prima di
qualcosa come ottanta o novanta sedute.
Sulla fine del pomeriggio i due fratelli di Gertrude Stein,
sua cognata e Andrew Green, vennero un po’ a vedere.
Furono tutti meravigliati della bellezza dell’abbozzo e
Andrew Green pregava e strapregava Picasso di lasciarlo cosi
com’era. Ma Picasso crollò il capo e disse di no.
E un vero peccato che in quei tempi nessuno abbia pensato
a far la fotografia del quadro cosi come era, perché va
da sé che nessuno dei presenti allora si ricorda più come
fosse, nemmeno Picasso o Gertrude Stein.

Scrive, concisa una bloger della quale ho perso il contatto: “Dopo ottanta o novanta sedute, il risultato – secondo i loro reciproci amici – non assomigliava minimamente a Gertrude Stein”. La risposta di Picasso fu una scrollata di spalle. ”Non importa,” rispose, “alla fine gli assomiglierà”.
Oggi rimane uno dei ritratti più famosi ed emblematici che Pablo Picasso abbia mai prodotto: Il ritratto profetico di Gertrude Stein vista anticipatamente a trent’anni di distanza.

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              1904                                              1906                                             1930

Questa paginetta prendiamola come punto di partenza per spingerci oltre.

segue:


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