Duchamp: L’Aviazione americana

Marcel Duchamp, artista concettuale, chi lo ha nominato tale e perché?

Partiamo da un immagine inquietante di inizio secolo quando credevamo che L’Arte moderna fosse una sorta di ricreazione ludica o idilliaca di una serie di artisti borghesi svalvolati che, dietro la loro originalità “creativa”, manifestassero forme di genialità che andasse oltre l’arte stessa. La prima immagine (foto a sinistra) sinistra ci presenta Duchamp ancora giovane con in testa una “strana idea”.

600full-marcel-duchampLa prima immagine ci presenta Marcel Duchamp ancora relativamente giovane con in testa quella “strana idea” dissacrante sulla bellezza d’Arte e in linea con la “Brutta Arte” picassiana allora in voga.
La seconda immagine (foto a destra) ci ripresenta Marcel Duchamp più maturo negli anni con in testa ancora la stessa “strana idea” ma consolidata. Cosa voleva comunicare o significare l’artista con quella performance scolpita nel taglio dei capelli?    1bc84c62e806ddae1405c6df88fb4455

La seconda immagine (foto a destra)  ripresenta Marcel Duchamp più maturo negli anni con in testa la stessa “strana idea”  consolidata. Cosa voleva comunicare o significare l’artista con quella performance scolpita nel taglio dei capelli?

Abbiamo visto nella pagina a lui dedicata: macina caffè , le prime avvisaglie di ciò che verranno citate  quali future accuse imputategli in materia di “delitti contro l’umanità” e che ci conducono verso quel “vicolo cieco” della vita di Marcel Duchamp e artisti associati, analisi trascurata nella Critica dell’Arte per due motivi non poco trascurabili:

  1.  L’ingenuità della Critica primitiva sorta negli eventi “artistici” di quegli anni per aiutare la  manipolazione dei gusti d’arte  osannandoli  quali “nuovi cadetti” della rivoluzionaria accademia in materia di Arte Concettuale.

  1. Una critica artistica sviante dettata dai superiori militari che hanno inscenato la caduta della Germania del Kaiser nella seconda guerra mondiale spingendo questo stato contro la Russia politica URSS.

Al punto uno, la Critica è scusabile in quanto il peccato di ingenuità gli accomoda una soluzione salvifica in quanto trattasi di peccato veniale commesso in buona fede o, cattiva fede in quanto, allineata la crotica alla dissacrazione artistica strategica; (vedi la conferenza ” Un orinatoio diventa arte: La Fontana di Marcel Duchamp” tenuta dal Docente della Cattedra di Verona il Professore Valerio Terraroli  in data 5 marzo 2015 a Genova) YOUTUBE :   https://www.youtube.com/watch?v=TgjvW2zENz0
dove l’ingenua onestà intellettuale del professore è imbarazzante, ma che ci fa capire quanto in profondità la censura art8istica su Marcel Duchamp si sia spinta frastornando l’oratore stesso in quella onesta dichiarazione di insolvibilità dell’Enigma per non avere la “chiave interpretativa ” sulla lettura dell’opera duchampiana, sottolineando inoltre che, “nessuno ha la chiave interpretativa” del maestro Marcel Duchamp. Per bontà sua il Prof. V. Terraroli, ci prova a formulare una chiave di lettura delle opere per renderle credibile, faticando non poco in quanto disorientato dai troppi enigmi presenti non  risolti.

Il prof. V. Terraroli, procede per deduzioni mettendoci a disposizione il suo sapere in materia di concettualità annaspando non poco in quanto, i testimoni oculari storici di allora (artisti) durante la guerra del 45 se la sono difilata  tra omicidi , suicidi, internamenti psichiatrici, conversioni religiose e cedimenti ideologici sfavorevoli privi di  speculazioni sotterranee economiche gratificanti che il Mercato d’Arte aveva  attivato prima della seconda guerra mondiale e nascondere i propri reati.

Domanda: Esiste la chiave di lettura duchampiana?
Certamente si, ed è affossata nella palude della Storia e nelle immagini dell’arte moderna. Tale chiave vi verrà presentata chiamando in causa le Avanguardie.

Il punto due è inquietante. Esso rivela i reati attribuibili a chi Cosmopolita e animatore degli eventi bellici del secolo novecento, ha censurato da vittorioso la Storia dell’Arte; censurato fatti ed omissioni con silenzi e dinieghi prolungati. (vedi Man Ray, Dadaisti,  Cubisti, Futuristi  Surrealisti ecc. come anche gli intellettuali nelle vesti di cortigiani dell’Arte (Critici ed intellettuali). Gli artisti, rileggendoli,  si riveleranno spietati strateghi militari le cui responsabilità della seconda guerra gli calzano addosso come toghe reali.

Tornado al taglio scolpito dei capelli di Marcel Duchamp, che cosa voleva realmente rappresentare l’artista? Vediamolo.

La proprietà di un copy right.

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Abbiamo affermato nelle pagine trascorse  dedicategli che, le responsabilità politico militare delle tre disastrose guerre del novecento, essere attribuibili ai Cosmopoliti. I Cosmopoliti sono una sorta di organizzazione mondiale di stampo Massonico che, non solo ha governato gli umori bellici della Storia del Novecento ma anche quelli dell’Ottocento, Settecento , Seicento, Cinquecento ecc. come anche la stessa scoperta delle Americhe. Questa affermazione, per uno storico non è dietrologia spicciola, mentre lo è per chi ignaro si cimenta in Storia senza aver presente gli schemi e gli ordini religiosi e sociali animatori.

Verità o Realtà.
La ricerca della ” Verità” scatta nel momento in cui si è in presenza di una menzogna, altrimenti la parola Verità non ha ragione di essere. Quindi la Verità mette in moto un meccanismo di ricerca verso la  “Realtà” dei fatti per come sono accaduti e non per come ci hanno giurato essere andati. La formuletta magica dal Giudice al teste: “Giuri di dire la Verità, soltanto la Verità, nient’altro che la Verità” , il Giudice americano obbliga il teste a posizionare la mano sulla Bibbia perché, egli sa, in base all’esperienza che,  i menzogneri e bugiardi sono infiniti tra gli umani. Il giuramento non serve per abbreviare i tempi processuali, ma far si che nessuno si beffi da infingardo della Giustizia e se colto in fragrante, alla pena viene aggiunta anche la falsa testimonianza e spergiuro in offesa alla Corte.
Se non soddisfatto della Verità presentata dai teste emergendo di fatto della contraddizioni, il Giudice chiede ad un Istituto esterno di indagine,  di preparargli una “ricostruzione” sulla Fatti Reali veramente accaduti. Il Giudice sollecita l’investigatore ad utilizzare tutti i mezzi disponibili atti al normale svolgimento delle mansioni condannando i rei spergiuri di falsa testimonianza.

Nello sviluppo delle indagini scopriamo che:

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quel taglio scolpito è presente anche 20 anni dopo la performance di duchampiana in diversi prigionieri di guerra come appartenenti allo stesso Ordine Massonico del Maestro Marcel Duchamp. Chi sono questi prigionieri? Che ci fanno nei lager  tedeschi e francesi di estrema destra? Sono forse ex artisti dadaisti o personale facente parte dell’aeronautica franco americana fatti prigionieri? Poiché le loro radici insurrezionali sono prebelliche che responsabilità hanno avuto nella conduzione della  Storia?

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Che idea aveva in testa Marcel Duchamp e cosa voleva comunicare ai suoi sottoposti militari o militanti Cosmopoliti nascondendo quel messaggio criptato dentro l’Arte?
Alchimia? no!; Magia? neanche!; Esoterismo? no!; Spiritismo? nemmeno! Niente di tutto ciò. Egli ci comunica che da quel momento, da agente militare Franco/giacobino e Cosmopolita , avrebbe fatto parte con pieni poteri, alla prestigiosa Aviazione Militare Americana. (Air Force) agli ordini del Nuovo Ordine Mondiale d’Occidente.

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Chi ha disegnato quel Logo, quando e in che anno?
Diversi indici nelle sue opere ed operato   portano Duchamp verso l’aeronautica. Egli si trasferì in America ancor prima della Guerra 1914/18  per diventare poi residente fisso. In America lo vedremo aggirarsi tra i cosmopoliti residenti di origine tedesco russo ed europei presenti in tutte le compagini politico commerciali ed industriali americane, tutti interessati alla rivoluzione borghese capitalista per annettersi l’Europa. Gli artisti  che  collaborarono  alla piattaforma intellettuale strategico militare per le  future scorribande europee, vedrà Duchamp promotore di capitali in spostamento per finanziamenti occulti, mentre con DADA e associati vari dell’avanguardia, lo spostamento dell’opinione pubblica utilizzando tutti in coro “le Armi di Distrazione di Massa” quali: le radio, l’arte, la letteratura, teatro e cinema che unite formano la politica di “propaganda”, sviluppando ulteriormente la Propaganda dai Media.

Chi sono questi agenti?
Sono gli intellettuali eversivi presenti nei corpi militari dei vari stati, sono quei nomi di spicco che hanno condizionato la cultura del novecento rendendola emicranica e materialista.
La Radio, quando divenne il  Media preferito dei Regimi di Stato, preparò le future teste d’assalto popolari (radiocomandate) indirizzandole verso una “guerra santa” ai danni della Russia Comunista. (preparazione prebellica)
Le Radio squarceranno gli scenari programmatici e li chiuderanno nelle seguenti date: 1° settembre 1939, Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania, e il 2 settembre 1945, data in cui l’atomica sancisce la resa del Giappone e la fine dei conflitti mondiali.

Il periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale sarà un ventennio fortemente concitato e rapido di sviluppi scientifici . Tutta la Storia “artistica” di  Duchamp (ready made) di quegli anni sarà improntata sulla criptazione e decriptazione di messaggi bellici in codice,  piattaforma rotante saturniana per il controllo geopolitico cosmopolita del pianeta Terra rivoluzione ancora in atto per l’incapacità di condurre a termine il programma del Convegno di Basilea (29-31 agosto 1897) , ritardo  dovuto alle forti resistenze ed opposizione incontrate in quel loro modello coloniale e imperialista non condiviso da molti  stati.

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Foto: roulette NATO (fondazione)

Chi fu veramente Marcel Duchamp e quale ruolo ebbe in America da superare con raccomandazione Nato le interrogazioni del super Ispettore John Edgar Hoover?

Le indagini proseguono.


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Wislawa Szymborska: Nobel Poetessa Polacca

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La poesia non è subdola cospirazione. Qui presentiamo l’analisi successa per caso  di una poetessa che tale si spacciava durante  nella sua funzione “agente” di tessitrice di trame e scoprire la sua natura mediorientale assassina.

Come si analizza una poesia presentata come tale scovandola essere una  non poesia? Vediamola.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un pò lo invidio
per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska


La realtà secondo Wislawa Szymborska.

Il conduttore della rubrica Pòèsis in FaceBooke azzarda una “recensione” su questa  poesia della poetessa Wislawa e non mi trova d’accorso se non come fonte informativa generica sulla attività eversiva della “poetessa” come anche sull’interpretazione personale letteraria e non poetica della poesia stessa. La recensione assume anche il tono di analisi senza critica poetica, in quanto, questa poesia è un passaggio storico epocale della “rivoluzione colorata ” Sollidarnosch, in Polonia, prima rivoluzione reazionaria diretta dall’agenzia eversiba “Casa delle Libertà”. centrale politica. con sede negli Stati Uniti, già nota dal 1905. Leggiamome i passi e, a seguire, la risposta  in merito. A fondo pagina l’osservazione politica sulla poetessa e il suo operato da parte di Enea Anchise critico.

Wisława Szymborska è stata  una delle più illustri poetesse del 900′, tanto da ottenere il premio Nobel nel 1996 nonché una delle più insigni e rappresentative della sua terra, la Polonia. Nasce a Kòrnik, un piccolo paese della Polonia centrale nel 1923, all’età di otto anni, assieme alla famiglia si trasferisce a Cracovia, città che le rimarrà impressa per la vita. Riesce a sfuggire alla deportazione in Germania, e riesce a compiere studi seppure irregolari in Polonia.

Wislawa comincia a pubblicare i suoi lavori nel dopoguerra e incontra le prime difficoltà con la censura socialista dell’epoca, a cui aderisce e in cui si impegna politicamente fino al 66′. Nella sua vita, pubblica opere di notevole importanza artistica e che riscossero anche un grande successo come ad esempio “Dwukropek “(Due punti) datato 2005, che ne fanno un autrice imperdibile per qualunque appassionato di letteratura.

La poetica di Wislawa viene spesso riassunta in poche parole: stupore, ironia, fremito e meraviglia. Inoltre nelle sue poesie è facile scovare nel linguaggio semplice e diretto, temi di carattere filosofico-esistenziale, che toccano l’umanità in ogni aspetto, collettivo o personale, facendo della poesia di Wislawa una delle più umane di questo secolo, perché comunica a tutti e comunica di tutti.

“C’è chi” è una poesia della raccolta postuma Basta così, la quale si presenta come una meditazione sul carattere assolutista del determinismo e sulla pressante voglia di stilizzare e definire tutte le cose univocamente; volendo effettuare un parallelo con un altro autore del 900′, C’è chi si presenta come un’osservazione sagace sulla realtà dell’umanità come Io temo tanto la parola degli uomini di Rilke. In effetti le due poesie hanno in comune la stessa febbre e rabbia, ovvero la prepotenza degli uomini che credono di poter decidere del mondo o che credono di dover sapere come esso sia stato deciso. Ovviamente i testi nelle idee e nelle espressioni, oltre che nel fine si discostano notevolmente.
L presentatore e critico della Poetessa Wislawa, ad un certo punto pensa di interpretare a modo suo i concetti allineati grammaticamente e i suggerimenti che la poetessa dà e fa sul soggetto criticato, aggiungendo personali pareri che sviano il senso delle parole nascondendo il fatto che di poesia non si tratta ma di un “rapporto militare” di controspionaggio.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

La poesia comincia con un ritratto freddo e preciso. La persona o meglio l’atteggiamento di cui si parla è un atteggiamento solenne, apparentemente di libertà e di altissima risonanza interiore, è un atteggiamento di pregevole sicurezza, perché ogni cosa è al suo posto e tutto è in ordine, sembra quasi un idillio nell’odierna società divora-uomini, trovarsi a provare queste cose.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

La capacità e la forza di questo “uomo” è anche futura oltre che pregressa, non ha problemi ad adattarsi alle più svariate situazioni.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Il superfluo viene gettato via, come in una macchina perfetta, creata appositamente, e le verità non sono discutibili, non possono essere smentite e le persone ignote o quelle da non ricordare vengono sistematicamente eliminate, ma sempre con ordine.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

La poetessa ora comincia a delineare qual’è la debolezza di questo atteggiamento. La persona in questione pensa quel tanto che serve a non smentirsi da solo perché sa bene che la sua vita è vuota. In questo atteggiamento si svela la sua profonda fragilità: ella non può pensare, perché il pensiero diverrebbe il canale della verità e del risveglio, mentre ella preferisce un torpore onesto che dà una sottile gioia di ozio e la sottomissione a uno stile di vita assoluto e non vario, fisso e non variabile.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

Questa persona opera un ragionamento lucido e distaccato, sa che dovrà morire e come dovrà andarsene. Non teme la morte perché la pensa come una porta obbligatoria e non la contempla più di quel che è, il licenziamento dalla vita.

A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

In questi ultimi versi la poesia di Wiaslawa si carica di un giudizio solenne e ironico, il marchio della poetessa, che diventa derisione e insieme canto di rivendicazione per la propria vita.
Tutta la sicurezza, la freddezza e la preparazione metodica al mondo, fanno di questa fantomatica persona l’ideale di uomo da seguire, per il coraggio che mostra ma che in fondo non sa cosa sia, per la vita che vive ma non possiede e per la sua risolutezza assoluta.

Ed è proprio qui che l’autrice polacca prende le distanze, ella preferisce il dubbio all’assolutismo che è sempre vuoto e insipido di conoscenza. Preferisce avere qualche ripensamento, tremare alla vista della morte, rimpiangere gli amici persi, preferisce vivere. E quando si ricorda di questo, ella ricorda che c’è chi, semplicemente non vive. E il giudizio che la poetessa da a queste persone è feroce: per fortuna mi passa, per fortuna non sono come loro.

Si presentano dunque due casi distinti ed un ammonimento. La distinzione è operata tra chi vive sopravvivendo e chi sopravvive vivendo. La poetessa critica aspramente i primi, infatti essi cercheranno sempre di trovare via di fuga al dolore, per il loro mestiere assoluto di sopravvivere e li critica nei comportamenti e nella paura, nel rifugio alla cieca certezza e nel vendersi ad un assolutismo che non muta. Mentre i secondi invece vivranno il dubbio perché esso è insito nella vita stessa degli uomini e ne rende tutte le cose più vive, perché essi vivono come tesi tra due estremi inconciliabili e seppure appariranno più turbati, più preoccupati e apparentemente meno felici, essi saranno i più vivi e saranno coloro che quando sapranno rispondere, quando avranno i metodi, sarà perché hanno cercato la risposta e non perché l’avranno solo accettata.

 

Risposta di Enea.Anchise:

Il Filosofo non è Poeta, ma il filosofo che scrive i propri pensieri allineati con spazi e gli “a capo” che facilitano il respiro lettore, evita solo la virgola. Nulla a che vedere con la poesia, ma scritto, inscritto, nella concettualità filosofica, quella si.
Il poeta non fa filosofia, retorica o politica; il poeta indaga e muove gli spetri non i solidi come fa il filosofo dietro i quali nasonde o scopre altri solidi a piacimento di condotta.

Il Premio Nobel è un premio etnico e la poetessa è stata premia dalla sua etnia per quei servizi e disegni eversivi Cosmopoliti di cui ella è  Agente.
Agente s’intende colui o colei che agita le masse per conto di …quindi agente sta per agire, agitatore, agitatrice. Ecco perché non è poesia la sua ma politica eversiva.
Il 1996 è un anno importante sul processo decennale per l’abbattimento dell’URSS. I militi Cosmopoli “Nobiliani”, l’hanno voluta premiare da Agente a Comandante responsabile depositandole un assegno di 500 milioni di Lire in premio (o rimborso), e, in Polonia in quegli anni erano dei bei soldoni.

Risposta a Poesis: “Caro collega Poeta, se rileggi la poesia “C’è chi” e pensi al “burocrate” che ella osserva per comunicare alla centrale le abitudini e le funzioni di stato di un impiegato o dirigente da scalzare, tutto ciò non è una bella poesia ma una insana “soffiata politica”. Una volta liquidati i dipendenti dello Stato e conquistato (POLONIA comunista) ecco le sue parole prendere forma di “agente spia anticomunista” per un processo indolore di conquista curato devotamente.

E quando è licenziato dalla vita, (uccisio?)
lascia la postazione
dalla porta prescritta.”


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