1900 Parigi: ” C’era una volta una banda di truffatori d’Arte.”
Di patacche “artistiche” sono pieni i Musei e le Collezioni d’Arte dei privati. Non è facile dimostrarlo ma possibile. Con Césanne possiamo cominciare ad aprire scenari d’Avanspettacolo all’italiana e parlare di “Storia della Pittura” truccata e falsificata. Qualche accenno sui quadri falsi è già stato dato con lo studio di Pablo Picasso inerente al ratto della Gioconda, ma la lista delle opere false è lunga e mettere insieme le prove non è facile

Paul Cézanne ( Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore francese. Il padre del pittore si chiamava originariamente Luigi Augusto Cesena (della popolosa comunità ebraica di Cesena) e che da giovane, appreso il mestiere di cappellaio si trasferisce in Francia ad Aix en Provence dove sposa una operai della bottega nella quale lavorava e gli darà alla luce: Paul e Luigi. Il padre, grazie al successo nel gestire una Banca locale, avvierà agli studi d’arte a Parigi il figliolo Paul. (sulla metamorfosi da cappellaio a Banchiere ci torneremo). Scopriremo nelle indagini che le Accademie di Belle Arti e il Biennio di Medicina, erano per la comunità ebraica delle vere e proprie palestre “Accademiche” adunanti adepti per la formazione di “Quadri” politici futuri. Sembra una metafora ma vedremo che cosi si muoverà la loro realtà.
Su Paul Césanne studente e pittore si hanno poche informazioni e irrilevanti. Pittore onesto, senza pretese economiche, l’arte per lui fu una grande sofferenza condita di scarsa valenza economica fino al programmato “colpo di stato” ai danni dello Zar nel 1905, diventando le sue opere ricercatissime, divenendo Césanne un punto di riferimento finanziario fondamentale e illegale. Sulle sue opere invece, pare che il mondo femminile italiano nutra un sentimento particolare, forse scaturito da quel sentimento materno che le distingue o forse perché, trovavano intima la sua arte nell’arredo casalingo.
L’artista Paul Césanne, malato di diabete, muore nel 1906 e, dovendo il collezionismo rastrellare dell’artista altre risorse disseminate in Francia, Gertrude Stein e il fratello Leo, (collezionisti), nel 1904 decisero di annettere nella loro scuderia “artistica” Paul Césanne rintracciando le sue opere in Parigi per rivenderle in America esportando la notorietà del pittore nel mondo del collezionismo americano.
Il Pittore era già anziano e malato quando Gertrude Stein si cimentò a rintracciare le opere sparse segnalate al fratello a Firenze. Conosciuto il signor Charles Loeser, egli indicò nel mercante Vollard la persona ideale per tale ricerca. Gli Stein si portarono alla galleria di un Monsieur Vollard in Parigi per fare acquisti da rivendere in America. Vollard pare fosse il più grosso mercante di Paul Cesanne in Francia. Cosi ci narra quell’incontro Alice Toklas nella sua Autobiografia: “Getrude Stein finiva a Baltimora l’ultimo biennio (1900-903) nella scuola di Medicina alla Johns Hopkins,”.
La prassi di frequentare il “biennio di Medicina” la troveremo spesso tra i giovani artisti ed intellettuali di origine ebrea. Gertrude Stein è ebrea come i Cèsanne. Originaria di famiglia tedesca ebbe tre fratelli: Michael, Simon e Leo ed una sorella Bertha tutti maggiori di lei.
L‘importanza del biennio di Medicina come accennato è presumibile dal fatto che, chi frequentava quel biennio sarebbe stato impiegato in “prima linea” sui fronti rivoluzionari o insurrezionali e, a tale scopo, veniva conferito all’adepto un alto grado di comando per compiti particolarmente delicati e a rischio di vita cui impiegato. Ciò permetteva di partire agevolati nelle cordate gerarche potendo arruolare un esercito di volontari o di arditi per svolgere i compiti ricevuti. Per tali operazioni, abbisogna un paramedico per le ferite urgenti .
Foto 1 Leo e Gertrude Stein Foto 2 Michel e Gertrude Stein


Leo Stein, terzo dei 5 fratelli (3 maschi e 2 femmine), in quel tempo era di stanza a Firenze presso il fratello Michel lasciando ambedue pochissime tracce bibliografiche dietro loro durante il soggiorno italiano, ma rivedremo invece il fratello maggiore Michel Stein residente per molti anni in Italia (toscana) assieme a Ezra Pound (Rapallo) e altri intellettuali esteri ad organizzare i finanziamenti ai “Futuristi” e i loro Avanguardisti per l’ascesa della gerarchia Fascista mussoliniana e la costituzione degli “Avanguardisti”, futuri giovani fascisti col compito di squadristi.
Il Mercante Ambroise Vollard (Saint-Denis, 3 luglio 1866 – Versailles, 21 luglio 1939) è stato un imprenditore e gallerista francese. Fu il mercante d’arte di importanti artisti come: Paul Cézanne, Aristide Maillol, Pablo Picasso, Georges Rouault, Paul Gauguin e Vincent van Gogh, e di Marc Chagall. (tutti ebrei). La sua galleria si trovava al n.6 di rue Laffitte a Parigi. Vollard fu un promotore delle Avanguardie francesi. Nella sua galleria vendeva i suoi pupilli ai più grandi collezionisti europei e americani. Nel 1901 fu uno dei primi a promuovere le opere di Pablo Picasso appena arrivato a Parigi.

Di quell’incontro con il mercante Volladr così prosegue Alice Babette Toklas a pag, 30:
“Dissero a Monsieur Vollard che volevano qualche paesaggio di Césanne: Li manda il signor Loeser di Firenze. – Oh, certamente- disse Vollard con aria più allegra, e andò su e giù per la stanza, poi scomparve dietro a un divisorio di fondo e si sentirono i passi pesanti su di una scala. L’attesero un bel po’. Quando ridiscese aveva tra le mani un quadretto di una mela, ma il più della tela non era dipinto. Insieme studiarono il quadro attentamente, poi dissero – Già ma, sapete, noi si voleva vedere un paesaggio.- Oh certamente, – sospirò Vollard e prese un aria anche più allegra;…”
Deduzione:
In se, la narrazione presenta un particolare anomalo: la “collezione” di Cèsanne non era esposta al pubblico, non era visibile. La lunga attesa degli Stein nascondeva qualcosa d’imprevisto, sorprendentemente comico ed illuminante.
“… dopo un momento tornò a scomparire e questa volta ritornò con un quadro che rappresentava una schiena: era un quadro magnifico senza dubbio, ma fratello sorella non erano ancora in grado di comprendere a fondo i nudi di Césanne; ritornarono perciò all’attacco. Quel che chiedevano di vedere era un paesaggio. Stavolta Vollard tornò dopo un’assenza anche più lunga con una tela grandissima dov’era dipinto un piccolo frammento di paesaggio. SI, ci siamo, dissero, è un paesaggio, ma loro chiedevano una tela più piccola, che fosse per tutta dipinta. – Si vorrebbe vedere appunto qualcosa di questo genere, – dissero. Intanto era sceso il rapido crepuscolo invernale di Parigi e in quel momento una vecchia donna di servizio discese da quella scala dal fondo, brontolò: ~ Bonsoir, messieurs et mesdames, e se andò senza rumore; un istante dopo, un’altra donna di servizio discese quella scale, borbottò – Bonsoir, messieurs et mesdames, – e se ne andò senza rumore. Gertrude Stein cominciò a ridere: e disse al fratello: – Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne -. Tutti e due non si tennero più dal ridere.
Quando si furono calmati gli tornarono a spiegare del paesaggio. Gli dissero che cercavano uno di quei gialli e meravigliosi paesaggi di sole ad Aix, come ne aveva parecchi Loescr. Ancora una volta Vollard scomparve e finalmente ritornò con un bellissimo paesaggio verde. Era un amore, copriva tutta la tela e non costava caro; lo acquistarono.
In seguito Vollard. spiegava a tutti, che erano stati a visitarlo due americani pazzi che ridevano tutto il tempo e ciò l’aveva molto seccato, ma a poco a poco s’era accorto che, quando più ridevano, compravano poi qualcosa e cosi aspettava sempre che ridessero.
Da quella volta, non smisero più di frequentare Vollard.
Furono presto tra i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto. Comperarono un minuscolo Daumier: la testa di una vecchia. Poco alla volta si interessarono ai nudi di Césanne e finì.
Deduzioni
Quando Alice Toklas scrive “ da quella volta non smisero più di frequentare Vollard.”, ciò conferma che di falsi Cèsanne in circolazione sono pieni i Musei e le Collezioni Private.
A giudicare dalle risate degli Stein quando si accorsero che i primi due quadri “pagati a basso costo” i quadri erano due falsi appena sfornati, dipinti su richiesta alle due anziane pittrici straniere vestite da serve. La narrazione ci rivela anche di essere in presenza di due ottime copiste di manierismi pittorici e che diventano falsarie nel momento in cui si apporta sulla copia d’Arte la firma falsificata dell’artista (erano ignare?). Se Césanne nel 1900 era già ammalato e muore nel 1906 per quella malattia degenerativa, chi dipingeva al posto suo?
Erano forse le due anziane servette di Vollard o lo stesso Vollard a produrre i falsi firmati? Se due delle copiste stavano uscendo dalla bottega e Vollar continuava le transizioni pittoriche clandestine, chi c’era ancora al piano di sopra che continuava a dipingere su ordinazione di Vollard? Quanti dipendenti disponeva Vollard per mettere in piedi una cosi alta produzione di quadri sconosciuti al pubblico parigino e americano ignari, i quali credevano di trovarsi davanti a quadri d’autore? Poi c’è quel saluto sgrammaticato delle due copiste: “Bonsoir, messieurs et mesdames,” Per chi è francofono forse riesce a capire la nazionalità delle copiste.
Quando Gertrude sussurra al fratello Leo confabulando sottovoce: “Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne “, scoppiarono a ridere in quanto capirono di colpo come funzionava la famosa Arte in Francia conosciuta in tutto il mondo: napoletani.
Quella occasione scatenerà in Gertrude Stein un’altra grande idea, ed è l’operazione artistica truffaldina di nome “PABLO PICASSO” e Cubismo. Gli Stein prenderanno coscienza che quel che conta nel mondo moderno artistico non è l’opera ma la FIRMA, un culto feticista arrivato ai nostri giorni indenne.
Falsificando la firma era possibile falsificare tutta l’Arte che volevano e, far nascere un collezionismo industriale all’americana viziato. L’Arte mediata dal Capitale assunse le sembianze mascherate della Tragedia Greca ispiratrice, dove anche il filosofo Friedrich Nietzsche e il dottor Sigmund Froid in quegli anni faranno ampio abuso speculativo delle tragedie per la costruzione del Nuovo Dirigente Moderno ideale per le conquiste.
Dicevano a Zeus per regnare: “fare cose simile ma non uguale”

il successo di Paul Cézanne
Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, perdute le tracce di queste falsificazioni, la “critica” riconobbe il valore dell’ opera di Paul Césanne.
La mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu anche l’esposizione al Salon d’Automne del 1904.
E che dire del successo di Calude Monet (Il Gran Giardiniere) che coincise anche verso lui l’interesse americano di inizio secolo, interesse verso quegli artisti senza Patria, cosmopoliti, finanziandoli profumatamente?
Paul Césanne, ammalatosi di diabete dal 1900, verrà sostituito come dirigente insurrezionale cedendo lo scettro “artistico” all’amico di cordata Claude Monet che vide anche lui impazzire le proprie quotazione ad opera sempre degli americani, mentre Césanne, tenne sempre un profilo basso per malattia, restando ad Aix-en-Provence.
Negli ultimi anni di vita lavorerà a “Le grandi bagnanti” (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti. (Sarà poi vero?). Una indagine particolare andrebbe fatta verso tutte le “nude danzanti e bagnati” del tempo, tema prediletto dei “Balletti russi” che la Stein ci svela essere altra cosa, tema pittorico ricorrente tra gli artisti che squassarono il novecento. Césanne, era veramente un pittore o erede di una gestione occultata in Aix in Provence della dimenticata Banca paterna?

Il Paravento:
Qui non si tratta di fare “dietrologia” al “paravento” di Vollard ove nascondeva la scala che portava al piano di sopra, segreto laboratorio delle falsarie, ma le risate incontenibili di Gertrude e Leo Stein parlano chiaro quando si accorsero che Vollard faceva eseguire in serie i quadri falsificati di noti pittori contemporanei a lui “vicini”. Alice B. Toklas, ci dà d’intendere questo nella sua “velata confessione” biografica?
foto : Autoritratto di Paul Cézanne
Qui in Italia vigila il detto: “ E’ l’occasione che fa l’uomo ladro…” ma è anche vero che sussurriamo sottovoce ” Non dare al ladro l’occasione”. Di fatto gli Stein fiutato l’affare del quadro “Ricevuta Bancaria”, manovra finanziaria non sospetta a quei tempi che nascondevano gli autofinanziamenti illeciti in vista della presa del Palazzo d’Invero nel 1905, residenza dello Zar Nicola II.
Alla luce di quanto citato, chi oggi Gallerista d’Arte, Battitore d’Asta, Critico, o Professore d’Arte, si arrischia di affermare che questo o quel quadro sono dei veri capolavori di Césanne e non opera delle copiste anziane dipendenti del mercante truffatore Ambrogio Volllard?
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Gertrude Stein