Cubisti – Il cubo magico.

Chi sono i Cubisti?
“habitantes de los Cubos.”

La teoria d’Arte che il Cubismo sia ciò che attribuiamo come una invenzione pittorica di Pablo Picasso ha bisogno di una seria riflessione politica e storica. L’idea della tecnica pittorica raggiunta da Picasso nel quadro “Les Demoiselle d’Avignon” nasce nell’inverno 1906/07 presentata poi a Parigi di ritorno dalla Spagna furono elaborate da molti studi preliminari.

Barcellona: vista aerea.

Con il materiane Biografico circolante al di fuori del circuito dalle Accademie d’Arte su Pablo Picasso, risulta che l’artista sia un personaggio ancora sconosciuto e tutto da riscoprire.
Se ne deduce che, il Picasso artista che conosciamo non è il Picasso reale che ha movimentato la storia politica europea nei primi del Novecento. Le sue pagine oscure sono ancora segretate e inaccessibili piombiate negli archivi dell’Arca delle Alleanze.

Chicago: vista dal faro

Che fare?
Per ricostruire la reale Bibliografia di Picasso e aggiungere memoria alla memoria ci dovremmo trasformare in fantasmi e raggiungere Chicago regno dei gangster per estrapolare qualche notizia in merito, impresa non facile. Perché a Chicago?
Perché Chicago era ed è ancora, la base logistica di molte gestioni truffaldine economiche mondiali ai danni di tanti stati che non scelsero il loro modello social capitalista del Novecento ma lo subirono con la forza e con l’inganno.
Chicago, come protettorato del malaffare internazionale, divenne nei primi del secolo una metropoli potente al punto da essersi imposta al di sopra degli Stati americani, interpretando le leggi finanziarie a modo loro. Stranamente le strade oscure di Picasso ci portano sempre a Chicago. Perché?

Chicago !967: Inaugurazione del monumento a Pablo Picasso

Per capire questo concetto oscuro bisogna fare una passeggiata a ritroso nella Storia dell’Arte e precisamente al 1905 in Europa. Questa data sta diventando una ossessione, ma è l’ora “X” di una serie di eventi che cambieranno il corso della storia mondiale.

Nel 1905 dopo la sonora sconfitta dei cosmopoliti Bundiani nella Russia occidentale, (durante la guerra Russia-Giappone) i BUND si erano alleati ai cosmopoliti insurrezionalisti europei per la presa del Palazzo d’Inverno dello Zar, per poi ripiegare invece in massa, perdenti e squattrinati a Parigi. Picasso un anno dopo volle – a favore alla sua comunità ebraica spagnola – mettere a disposizione la propria capacità organizzativa di capo gang e pittorica dopo le relazione oscure avvenute tra i cosmopoliti di Spagna e Francia. L’artista si animerà per la creazione di una traffico illegale gestito coi contrabbandieri Baschi esportandolo definitivamente in Francia.

Incontrerà a breve l’ereditiera Gertrude Stein. Da quel momento la sua vita subirà una trasformazione radicale. La Stein lo inciterà a creare uno stile pittorico personale distaccandosi da tutti, affiancandogli esperti del settore per le lezioni d’aggiornamento concettuale.

Dal 1902, i dominanti in arte furono i Secessionisti viennesi . Gli austriaci, ottimi pittori e grandi decoratori, avevano messo in moto questa corrente artistica, dimostrarono di essere – per raffinatezza e maestria – la punta di diamante del collezionismo europeo portando a casa le più belle commesse d’Arte, commesse capaci di squalificare le Avanguardie francesi in campo.

Per sbarrare il passo ai Secessionisti, all’Avanguardia francese serviva una “strategia bluff” ; quindi, mentre le armate sotto il controllo cosmopolita preparavano i piani segreti d’invasione ai Reali di Germania, Austria e Russia le Avanguardie progettavano la successione del potere in Arte.

Per mettere fuori gioco i Secessionisti viennesi bisognava creare un Mercato artistico bluff, una critica feroce di arretratezza diventando per l’avanguardia ciò ed diventa una priorità politica assoluta. Il fine commerciale sarebbe quello di inserire i beni dei sovrani d’Austria nella lista nera dei beni imperiali austroungarici da sequestrare. I cosmopoliti polacchi, tedeschi, rumeni, bulgari ecc. furono rinforzati economicamente con capitali ombra attraverso le Avanguardie artistiche francesi impegnate a creare confusione e disordini nelle culture dei popoli da conquistare.

La trama

Salomè: Gustav Klimt

Per i cosmopoliti il futuro di Vienna, Mosca e Berlino erano capitali già capitolate. Era solo questione di tempo. Per i cosmopoliti del nuovo mondo industriale non c’era posto per altri che non fossero loro stessi alla guida della grande rivoluzione industriale del XX° secolo e la creazione dei più estesi monopoli mondiali. L’egemonia delle scienze e della tecnica era una strategia sotto il diretto controllo delle loro Banche che intercettavano capitali, cambiali, lettere di credito e giri d’affari delle più grandi industrie. Nessun era ammesso al di sopra di loro, neanche ai RE. Inoltre i cosmopoliti volevano il monopolio assoluto di tutte le Corone imperiali, poteri militari, politici e legislativi di ogni stato conquistato.

Lo scacco di Picasso

La mossa strategica per la rivoluzione post 1905 partirà da Enri Matisse dopo il presunto ritiro forzato di Claude Monet e il Gran Maestro Paul Césanne per limite d’età e malattia del secondo, proponendosi Enri Matisse con la “linea” più dura dei Fauve. I Patriarca dell’impressionismp andavano sostituiti perché non impressionavano più nessuno, sia come pittori che amministratori dei capitali americani nell’organizzazione i volontari alle guerre. I grandi gruppi finanziari americani avevano si, allertato gli stati Fratelli interessati alla futura spartizione dei nuovi regni, ma il fallimento degli insorti in Russia portò un forte ritardo e sconforto alla riuscita della conquista.
Si trattava ora di creare “nuove trame” tessute dalle Avanguardie. I grandi Cartelli del Cotone e Acciaierie riconfermarono la fiducia agli insorti, rifinanziando le operazioni di preparazione alla nuova invasione. Nuovo giro di regali, nuovi artisti sconosciuti da finanziare e , nuovi Movimenti da creare.

La Torre Eiffel fu la punta che meglio organizzò la rivoluzione culturale, politica e militare col nuovo Giappone non più diretto dall’Imperatore sovrano ma nazione diretto ora dal Ministro del Commercio estero.
Nel 1905 il Giappone attaccherà sul lato sinistro la Russia. Gli insorti Bundisti attaccheranno la casa reale dello Zar con volontari rivoluzionari sedicenti marxisti rivelandosi poi non esserlo. Monet, il patriarca dei Cosmopoliti filo americano-giapponese, aveva goduto un successo artistico non di poco conto. “andando alle stelle” le sue quotazioni grazie al capitale di copertura delle “strisce bianche e rose e stelle”.

Sempre nel 1905 la Repubblica Dominicana (isola sottostante a Cuba) vede un susseguirsi di Presidenti democraticamente eletti ma il debito estero nei confronti degli Usa cresce sempre di più, tanto che nel 1905 questi assumono il controllo doganale della Repubblica finendo per impoverirla ulteriormente. Iniziano già l’anno successivo una serie di rivolte e conflitti interni con vari colpi di stato che porteranno nel 1914 il presidente americano Wilson a lanciare un ultimatum alle fazioni in lotta: se non avessero trovato un accordo sarebbero stati gli Stati Uniti ad imporne uno. (come fece T. Roosevelt in Russia contro il Giappone). La dura repressione della Repubblica Domenicana farà il giro del mondo intimorendo i Latini.

interno di un cotonificio

Nel 1905 in Francia nasce FAUVE di Enri Matisse, palestra violenta per la preparazione di futuri “quadri ombra” cosmopoliti, uomini particolarmente duri da impegnare in operazioni dove la vita personale entrava in gioco. Gli allievi preferiti ai corsi “artistici” di Matisse, erano prevalentemente giapponesi e ragazzi violenti di Chicago, specializzandoli ancor più in crudeltà. Ed è in questa occasione che il duro Picasso capobanda, avvicinerà Enri Matisse per soffiargli metà del guadagno investito dai cosmopoliti nell’Arte come finanziamento occulto da parte del Cartello Internazionale del Cotone, di cui Matisse era un rampollo discendente di quella categoria, direttore politico fiduciario alla conquista globale di quel settore merceolo-gico per la creazione della prima Lobby “multinazionale” che governerà per decenni e decenni i prezzi dei filati a livello mondiale.

Pablo Picasso, presso Matisse e Gertrude Stein non solo verrà a conoscenza dell’intrigo internazionale in atto, ma da buon spagnolo ebreo, volle diventare il governatore (Patriarca) della sua Squadra politica: i Cubisti di Barcellona. Presso Enri Matisse, Picasso conoscerà i ragazzi di Chicago che daranno vita negli anni nel proibizionismo alla mafia emergente ebrea che riprenderà il controllo politico di tutte le mafie americane ed estere dopo dalla sconfitta di Al Capone.
Da wikypedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Chicago_Outfit

Al Capone

La Chicago Outfit inizialmente fu un “Sindacato del crimine” composto da gangster italiani ed ebrei, guidato da Giacomo “Big Jim” Colosimo, originario della Calabria e immigrato a Chicago nel 1895. Colosimo non tardò a creare grazie anche alla moglie maitresse Vittoria Moresco una serie di case di tolleranze in tutta la città e divenne un potente sfruttatore di prostitute. La ricchezza e il potere di Colosimo aumentarono a tal punto che gli strozzini della Mano Nera  incominciarono a chiedergli le tangenti .

Ma i cubisti di Barcellona non andavano tanto per il sottile neanche loro. Reduci di comportamenti violenti e terroristici in America latina durante l’impero spagnolo, sia in Francia che Europa faranno rispettare i loro interessi

Però una cosa aveva capito allora Picasso – anche se giovane ed ancora ingenuo come truffatore – egli era cosciente che la Spagna era l’unica candidata in Europa e nel resto del mondo occidentale in grado di realizzare questo nuovo modello concettuale di unione delle Arti, come lo fu in passato la Zarzuela adunatrice interclassista tutte le espressioni geometriche di un capoluogo cubista come Barcellona, capitale labirinto, dedalo urbano ottimo per gli agguati e controllo territoriale ove scegliere i più intrepidi uomini a difesa di un nuovo prodotto sfacciato che nessun sfidante in arte fu in grado di immaginare: “L’Arte Bruta” o brutale.

La letteratura spagnola invece, non ebbe il successo sperato pur avendo grandi artisti. Ma si sa, l’analfabetismo in tutto il mondo predilige come vettore culturale il canto, le poesie,le preghiere, i proverbi, gli aneddoti ed altro ancora, fonte depositaria della cultura nobile e rurale di un popolo. Ancora oggi i Latini sudamericani leggono poco, ma conoscono a memoria una infinità gamma di liriche delle proprie canzoni, prevalentemente rivolte alle questioni di “corason” (cuore) quale sede dell’Anima e delle passioni carnali. Infantili ed ignoranti per volere del potere mai latino, la riproduzione della carne è il perno sul quale ruota come una trottola “Vida y Muerte” (Vita e Morte)

Le sensazione, il presentimento, il sentimento, l’erotismo, l’orgoglio, il rispetto altero ed altri atteggiamenti che concorrono a creare la cultura autoctona di Spagna, in cinquecento anni di esportazione di tale cultura cavalleresca del “gaucho” diede vita a un modello politico ed urbano che ancora oggi domina l’America Latina, special modo nella suddivisione geometrica urbana in “Quadre”, agglomerati riquadrati su modello Cubista di Barcellona. Ma la “Quadra” urbana diverrà il modello per molte città d’oltreoceano, tra queste Chicago nata sulla spinta dell’immigrazione forzosa di latini e sudisti del mondo.

Questi concetti ed altri radicati nella cultura popolare, trasformo uno spagnolo in fante e il capitano in conquistatore che non fa a metà con nessuno, ciò fu causa di continue perdite territoriali ed imperi. Picasso no, Picasso è un Fante ne un Conquistador perché non è spagnolo, ma eclettico intrepido avanguardista, ombra cosmopolita.

Chicago: monumento a Picasso

Picasso: 120.000 quadri e più.

La Fabbrica Picasso

Se Pablo Picasso non fosse al riparo dai “Segugi di Artemide”,  i suoi cataloghi, gli articoli d’Arte, le recensioni che ripetono a memoria la stessa cantilena da anni osannandolo  maestro al di sopra di ogni suo collega, i mercati d’Asta non saprebbero come nascondere una anomala “Fabbrica Picasso” che gli stava alle spalle con tanto di dipendenti, manager, mercati,  collaboratori  esterni, battitori d’Asta, critici, fotografi, scenografi, cineasta, giornalisti e mille intellettuali che gli facevano quadrato intorno e altro ancora e di più .

La Fabbrica Picasso era una macchina perfetta e mimetica. Analizzandola da vicino è un macchina isterica d’alta produzione di quadri  ed oggetti d’arte e cose di terzi firmate per un totale 120.000 pezzi catalogati come se non fossero soprammobili e ceramiche fortemente decorative da  espandere sul Mercato mondiale a chi è disposto a sostenere un mito fortemente economico e non certamente l’Arte. Picasso è un Copy severissimo a protezione di una Industria funzionante 24 ore su 24 in tutto il mondo. Quanto lavoro dietro.
Se aggiungessimo a ciò le sue avventure amorose, politiche, belliche e relazioni artistiche o ministeriali, pare legittimo chiedersi: “Quanti erano i Pablo  Picasso nel mondo? ” e qual’era il suo carburante da renderlo  iperattivo?
Alice Toklas nelle due biografie degli artisti conosciuti ai tempi, ci narra di un Picasso che avesse degli allievi in Spagna, ma anche copisti e riproduttori in Romania. Nella corrispondenza col suo gallerista/piazzista, Picasso ci confida attraverso il suo Agente dal quale passare per firmare opere di cui non era a conoscenza. Che Picasso fosse un disegnatore assiduo, quello si, e che spedisse i bozzetti da far realizzare ai propri collaboratori per poi passare per la firmare è poco noto. Per il pubblico americano G. Stein racconta esserci stato il suo copista fisso (da lei ingaggiato) che riprodurre in bella copia i quadri brutti o i commissionati a bozzetto. Quindi chi disegna su blocchetto assiduamente si presuppone essere un dirigente alla scrivania… quale? Verrà indagata.

Nel frattempo le indagini proseguono verso la sospettata produzione della misteriosa “Fabbrica Picasso”.

foto: Atelier di Picasso

Se prendessimo tutte le sue opere sparse nel mondo e aggiungessimo quelle mai catalogate e le volessimo suddividere in ore di lavoro, il conto non torna. Una simile produzione non può realizzarla una singola persona. Indagando nella sua vita privata troveremo molti giorni scioperati, mesi e anche qualche anno passato senza produrre nulla. Il  calcolo delle ore fa dedurre che a monte di tale produzione qualcosa non torni, quindi l’idea di una Fabbrica o marchio di Fabbrica prende legittima forma. Tornando a chi, futura socia in affari parlò di lui, di Gertrude Stein leggiamo quanto segue:

Una delle cose che m’interessarono di più furono le conversazioni che ebbi dopo aver scritto L’Autobiografia.
C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora, Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaune Apollinaire e Max Jabob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi, eppure era molto giovane, comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come la facevano in America. Diceva che ogni poeta doveva scrivere una poesia come lui doveva dipingere un quadro al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per le poesie e i quadri e sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui, e naturalmente lui avrebbe avuto un quadro pronto da mostrare e così faceva e loro facevano. Certo, loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno.

Bene; quando afferma: “Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come la facevano in America.” si parla di “catena di montaggio” seriale come quella idealizzata dall’economista americano Federisc Taylor per la Ford.

Ora facciamo due conti della serva.

Concediamo a Picasso 360 giorni lavorativi per un totale di 360 quadri all’anno che moltiplicati per 72 anni lavorativi dall’impegno preso ai tempi del  BateauLavoir fanno un totale di 25.920 quadri. Andare a 120.000 quadri mancano all’appello 94.080 quadri. Per correttezza di calcolo e per realizzare una simile produzione ci vogliono almeno 5 Pablo Picasso impegnati tutti i giorni e per tutta la vita, sparsi nel mondo senza fare mai un giorno di riposo o vacanza altrimenti i conti andrebbero a rialzo.

Numero 120.000 quadri e non c’è una sola fotografia sua con la maglietta sporca di colore, ne maniche, ne mani?

Pablo Picasso e B.B. (Brigitte Bardot)

Approfondendo la ricerca sulla sua vita privata ne esce un Pablo Picasso “Noir”, pedinato dai servizi segreti francesi che mette a dura prova i migliori ispettori e detective  politico/militari stranieri, professori d’Arte, Critici, Collezionisti e agenti di Finanza, venendo alla luce, tracce di una serie di reati da citare Pablo Picasso a giudizio davanti ad un tribunale Internazionale d’Arte  per un severo Giudizio Universale.


Cubismo e Picasso
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Chi è Picasso?

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Pablo Picasso nasce a Málaga nel 1881, in Spagna, primogenito di José Ruiz y Blasco e María Picasso y López .

Il nome vero di Pablo Picasso è tutto un programma, quasi comico in una Francia che dagli inizi dell’Ottocento ai suoi cittadini impose per ragioni anagrafiche il solo nome e cognome paterno; lui no, lui era il divino Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruíz y Picasso. Per l’anagrafe francese: Pablo Ruìz 

Foto: Pablo Ruiz (detto Picasso)

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Il Padre:

foto:  José Ruiz y Blasco, padre di Pablo Picasso docente di belle Arti, ottavo degli undici figli di Diego Ruiz de Almoguera, era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto uccelli). In vita fu professore presso la locale scuola di belle arti e curatore di un museo. Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo la passione paterna e talento per il disegno.
Fu il padre ad impartire al piccolo Pablo le basi formali dell’arte figurativa, come il disegno e la pittura a olio. Picasso, non completò mai  i corsi superiori all’Accademia di San Fernando di Madrid, lasciando l’istituto entro il primo anno di studi.

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La Madre
María Picasso y López
aveva ascendenze in parte italiane (il bisnonno materno, Tommaso Picasso , lasciò il comune ligure di Sori per stabilirsi a Malaga).
Secondo la madre, la prima parola da lui pronunciata fu “piz”, abbreviazione dello spagnolo lapiz, “matita”.,

Innanzitutto Pablo Ruiz y Picasso porta ufficialmente in arte  il cognome ebraico/genovese della madre Maria Picasso y López di origine italo/argentina (Genova da parte italiana), congiunta a nozze con il pittore spagnolo Josè Ruiz e Blasco (1838–1913).

Il padre di Picasso purtroppo aveva un cognome compromesso con le attività eversive anti monarchiche in Spagna, in quanto, un certo “Ruiz” attentatore e sobillatore di masse, verrà fucilato come rivoluzionario dalla Casa Reale, la quale, estenderà i suoi sospetti e pregiudizi su tutti coloro che nel reame portavano il cognome Riuz. Non furono gratuiti ed illegittimi i loro sospetti , li vedremo prendere forma durante  la Guerra Civile di Spagna.  

In una lettera di Picaso ad Ardegno Soffici, datata  Parigi 20 Aprile 1915, il pittore  cosi scrive in merito all’interessamento di Ardegno Soffici all’albo genealogico italiano di Picasso:

Caro Ardegno,
Ho ricevuto questa mattina la tua lettera col ritratto fatto dal mio antenato, il Picasso di Genova, ma, avevi detto che era un pittore di battaglie e mi mandi un ritratto. Intanto ti ringrazio, ma se potrai procurarmi delle foto di altre sue opere la mia curiosità sarà soddisfatta.

Quindi Pablo Picasso vanta non solo di esser “figlio d’arte, ma anche “nipote d’arte”.
La corrispondenza ed amicizia tra Picasso e Ardegno Soffici verrà ripresa più avanti  durante le ricerche sui Futuristi e il loro ruolo cosmopolita nell’avere coperto e diretto le manovre eversive per la preparazione della Prima Guerra Mondiale italiana datata 1915/18, (un anno dopo lo scoppio).

Le relazioni  metteranno in luce  i Futuristi come un nutrito gruppo omogeneo cosmopolita con base a Napoli presso la marina mercantile, così a Roma e Milano, anche se, per la Storia dell’Arte, i Futuristi vengono presentati come quattro gatti randagi un po sognatori e un po intellettuali,  ma i “Balletti Russi” evidenzieranno che dietro l’Arte e in quei Tour in Italia, esserci cospirazioni nei vari Congressi europei per manovre congiunte militari con altri stati dove i cosiddetti Balletti Russi a fine Congresso concludevano ben altra cosa che lo svago. Infatti, Ardegno Soffici comincerà la sua carriera “artistica” nelle scuderie dei Cubisti, diventando poi di tutto e di più.

Prima della Guerra 15/18 vedremo Ardegno Soffici nel ruolo di “agitatore degli animi patriottici di destra”, e a fine guerra, cofondatore del Partito Fascista nascondendo alla storia le sue responsabilità cosmopolite in favore della guerra contro la Germania del Kaiser e la casa Reale degli Asburgo in vista dell’abbattimento definitivo di tutte le monarchie europee come da Programma di Basilea.

Messa in luce l’origine di Pablo Picasso, lo seguiremo passo passo tra le sue frequentazioni politico/eversive, e  in modo particolare quelle per l’abbattimento dell’Arte iconoclasta, patrimonio dell’umanità a favore di un mercato industriale del quadro a copertura di un capitalismo agguerrito a giuda Massonica per la creazione di un Mercato d’Arte per grandi filantropi collezionisti che nulla avevano che vedere con l’Arte maiuscola.

continua: 


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