
Come già accennato nel capitolo sul duchampiano readymade: Underwood, ripartiamo dalla deduzione concettuale espressa per capire ciò che ha scatenato nell’Arte Moderna l’opera: Fontana.
Si sono scritti volumi e volumi di parole e tante mostre sull’operato dei readymade senza capire molto sul vero senso e significato, come ad esempio Fontana o la custodia dell’oggetto smarrito della ditta americana di macchine da scrivere Underwood come se questa fosse scomparsa sul cavalletto espositivo in galleria.
Dall’opera “Fontana” in poi, i readymade di Marcel Duchamp divennero un delizioso appuntamento d’Arte Moderna dilettando come un tormentone estivo i critici di tutto il mondo nel favorire le migliori interpretazioni artistiche o critica nel parlare di un artista come Duchamp che, pur vivente, restava praticamente muto o assente alle domande inquirenti, oppure, evasivo, il quale, doveva tacere assolutamente per sviare l’attenzione per non far trapelare nulla sulle ingerenze militari del suo Stato Maggiore ai danni di altri stati minori e cominità.
L’artista Marcel Duchamp fu tanto menzionato e chiacchierato nella storia delle Avanguardie che se ne parla ancora oggi a cento anni e più dai suoi primi readymade. Se ne deduce oggi nuove versioni e interpretazioni immaginarie.
Sulla base di tanti errori aconcettuali d’Arte inscritti ingenuammente nella Storia dell’Arte, la critica, senza volerlo, ha partorito nuovi filoni creativi d’Arte/progettuale per cui, ogni artista/progettista tende a creare un brevetto artistico proprio, commerciale o concettuale che sia, spingendo tanti nuovi artisti disciplinati al Concetto verso un nuovo modo di fare Arte. Il nuovo sul nuovo del nuovo, diventa la regola principale di chi vuol fare arte concettuale e, per non ripetersri o sbagliare, deve restare sempre informato sull’operato mondiale di tutti gli artisti del settore. Insomma, l’arte concettuale diventa una condanna a vita per l’artista alla ricerca di un Record che non raggiungerà mai, morendo nel dubbio.
Prima di ciò, la concettualità era imposta su dettato dei Dogmi Santi, in quanto, la religione, essendo una Ragion di Stato e quindi economicamente fonti generative di danaro, sia esso privato o pubblico, commissionava agli artisti la rappresentazione dei Dogmi sotto forma di immagine, ciò al fine di erudire i propri fedeli analfabeti attraverso forme scultoree e pittoriche e musicali e poetiche o geometriche ecc. (Muse d’Arte),tutto ciò per diffondere i Dogmi santi. Dio aveva preso corpo e il corpo doveva regnare sugli altari come da dio creato (nudo).
Tutto doveva restare immobile e tradizionale nelle opere dell’Uomo dedicate a Dio. Pe rdogma l’Uomo doveva amnistrare il creato ma non Creare. Creare per l’ uomo era un peccato di vanità, blasfem, eretico. Bisognava disobbedire per uscire dalle stagnazioni millenarie religiose e per fare ciò, la concettualità doveva liberarsi della forma.
La Concettualità è cosi sintetizzabile: “Mettendo insieme i <concetti non definiti> con gli <enunciati non dimostrati> si ottiene il fondamento di un sistema deduttivo, “punto di partenza” da cui ricavare tutti gli altri teoremi e concetti.”
Se questa è la nuova legge universale del Concetto, dove l’oggetto enunciato e non definito o non definibile in quanto smaterializzato, svanisce dal contesto dell’arte ciò che “materialmente” la rappresenta, però la domanda creatrice resta sempre la medesima : “Cos’è l’Arte?” .
Si deduce che:
l‘Arte è un Concetto senza Oggetto e quindi è la rappresentazione di una Idea.
La filosofia di materializzare una idea, oggi non ha più bisogno di nuovi rappresenti in quanto, l’Illuminismo ci ha dato delle riflessioni confezionate talmente ben atte che, una volta applicate al lavoro progettuale e produttivo hanno generato straordinarie e potenti industrie delle mille idee concrete, ma in Arte, persiste quel vuoto generativo sconosciuto che da impulsi dominanti alla creazione del nuovo, anche all’ultimo artista pervenuto sul pianeta, quindi: Creare e Generare in arte sono due discipline apparentemente dissimili ma nello stesso tempo: interdipendenti unite.
A causa delle mille domande e mille risposte che gli enigmi readymadeiani ponevano, questi hanno scatenato scenari Patafisici persistenti alla ricerca continua e costante di un Arte senza oggetto e quindi, la capacità di attivare l’immaginazione come processo creativo dando più risposte patafisiche diversificate e contemporanee. La Patafisica fu adottatta quale insegnamento per la costituzione di designers capaci di creare nuove forme avvenieristiche.
Nel novecentodieci la giovane Arte Moderna Patafisiica attacca di petto l’Arte Classica Metafisica vincendola. L’Arte Moderna, essendo stata generata da monoteisti ananimati (privi di anima), preferì come territorio di scontro la sconosciuta Patafisica, terreno vergine a lei idonea e quindi, la non rappresentatività del corpo teologico a favore di COSE immaginarie, diventa la manifestazioni d’Arte vincente nel XX° secolo. Essa invaderà tutti i settori produttivi dell’industria, editoria, animazione, danza , teatro, musica ecc fino alla creatività impulsiva della Guerra, (officine) generando prodotti bellici di squisita fattura distruttiiva atti allo sterminio di masse, oggetti capaci di uccidere a distanza i corpi umani ritenuti appunto tali, perchè privati di anima.
Le meditazioni concettuali in terrazza o a passeggio tra Duchamp e Picasso erano su questa natura di interpretazione della macchina pensante, capace di scatenare nuove idee belliche, in uno ed estetiche nell’altro in vista della “rivoluzione mondiale”, apprese Picasso da Marcel Duchamp i principi fondamentali della Patafisica. Marcello Duchamp. recise il cordone ombelicale di Picasso quanto l’istruzione politico/artistica spagnola nel cubismo ebbe termine. Ritenuta questa Sezione Artistica (d’Oro) arruolata al processo geopolitco in fase di allestimento, Pablo Picasso, promosso in campo con un alto grado di Ufficiale dell’Alleanza, in cambio garantirà a Duchamp il porto di Roses in provincia di barcellona, per le operazioni di sbarco di uomini e merce clandestina proveniente dall’America. Duchamp proseguirà il suo viaggio di istruttore militare incontrando i Futuristi italiani attirando la sua attenzione in quanto, sul loro primo manifesto si accennava la “profezia ” di una Opera d’Arte straordinaria, un capolavoro ; il “Sole in Terra” che si rivelerà risolutrice al termine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo i primi contatti, Duchamp in Italia si assicurava una rete informativa universitaria di alta affidabilità seguita direttamente dal Fratello maggiore della Gertrude Stein, il quale avrà in Italia la sua seconda residenza permanente seguendo da vicino l’ascesa del Fascismno. Il viaggio di Marcel Duchamp proseguirà per la fondazione, organizzazzione dei giovani militanti artisti da educare alla Patafisica: i DADA.
Dirà in merito il fondatore di tale pensero, lo scrittore francese Alfred Jarry:
«Profeticamente ammiccante [la sua] scrittura energica, lucida, dirompente […] affida la funzione simbolica agli oggetti più triviali, la dinamica teatrale ai sussulti farseschi più corrivi e sbrigativi»
Patafisica: scienza delle soluzioni immaginarie.
Io e le sue vacche (Je et ses vaches) è un racconto breve scritto da Alfred Jarry nel 1894. L’opera è da alcuni considerata un manifesto ante litteram del teatro surreale francese. Il testo compare per la prima volta nella raccolta di testi Visions actuelles et futures (1894).
Secondo Marcel Duchamp, le Avanguardie del novecento, nelle operazione di distruzione dell’Arte Classica erano impegnate militarmente anche alla distruzione di tutto ciò che il vecchio mondo aveva costruito a propria immagine e somiglianza di Metafisico (chiese, templi e monumenti). Per le Avanguardie quel vecchio mondo andava distrutto senza sentire rimorsi, ed edificare dalle sue ceneri il Nuovo Mondo. Ciò sarebbe stato possibile solo se la mente dell’artista e i partecipanti dirigenti fossero istruiti alla Patafisica.
Lo stesso Picasso dichiarerà alla G. Stein e Alice T. interdette davanti a due bruttissimi quadri in esposizione, che non essendoci nulla di più nuovo dei suoi, il pubblico si sarebbe abbituato alle sue brutture. Le opere cubiste più belle, le avrebbero fatte i suoi seguaci perchè non dovendo fare nessuno sforzo mentale per inventare qualcosa di nuovo, le loro opere sarebbero state il Nuovo brutto abbellito perchè ispirati da suo Nuovo.
Al Pubblico diceva Picasso, quando gli si presenta il Nuovo non deve avere scelte, altrimenti preferisce il vecchio. Su questo principio, essendo possessori del Nuovo e degli spazi espositivi, le Avanguardie potevano imporre tutto ciò che volevano.
Il Brutto era l’Idea primordiale, primitiva, da qui la caccia a tutto cio che in arte rappresentasse il primitivo e imitandolo come il Nuovo che avanzava. Altri arttisti lo seguiranno nell’imppresa in quanto il primitivo era stato sdistrutto dalle Belle Arti e quindi sconosciuto al pubblico.
“Tutti i grandi imperi cadono sotto l’avanzare del primitivo”
Da quel giorno l’Arte Moderna assunse il ruolo concettuale di IDEA, e per le Mostre, le esposizioni e i cataloghi d’Arte fu un susseguirsi di elaborazioni ideali, rappresentazioni ideali, supposizioni ideali, forme ideali e via e via a seguire. La dialettica in Arte, vinse la battaglia sull‘immagine. La parola prese il posto del colore, i monoteisti ebbero la meglio, ma, divenuti monopolio dell’Arte rischiano oggi di ritrovarsi non solo senza immagini, ma anche senza parole scritte che spieghino a parole le Parole inesistenti come verbo. Rischiano che la trappola scatti con dentro loro.
Anafunzionali, per nutrire orde e orde barbare di analfabeti/funzionali che passano migliaia di ore della loro esistenza davanti al “quadro dei quadri”, la macchina dei sogni perfetti, l’uomo è alla divinizzazione del proprio simile fattosi Divo, divino. L’immagine diventa il vecchio simulacro statico (scrittura) in movimento nella filmologia.
Nella concettualità in Arte resta il dogma : “Non è l’Opera che conta ma l’Idea.”

Fanes Dio Serpente pagano, cosi lo
narravano i poeti greci:
“Si poteva dalla Luce esserre invasi
da distinte figure dalle squame radianti
la luce emanata dal proprio ventre
nascondeva tra i gas chi le promanava”


Zeus il lampo, presolo per la coda lo accese.











Ruota di Bicicletta















Questa premessa è stata introdotta per capire dal comportamento ses-suale di Gertrude Stein nei riguardi della sua partner Alice B. Toklas, e alcuni aspetti comporta-mentali che hanno modificato le scelte e il percor-so dell’Arte in Europa. Sembra assur-do sostenerlo ma questo elemento di analisi risulta aver determinato lo spostamento dell’asse artistico.


Alla morte delle sorelle Cone, il Museo Ebraico KAREN LEVITON, di Baltimora ha organizzato nell’aprile 2011 una bellissima mostra d’Arte esponendo la sola collezione privata di Etta Cone. Di Etta Cone è stata esposta tutta la collezione privata d’arte, mentre della riservatissima dottoressa Clairbel Cone è stato esposto solo qualche quadro della sua segreta collezione. Peccato aver perso l’occasione di visitare il museo KAREN LEVITON, un nitrito numero di lettere era presente e confutabili su richiesta al direttore della mostra per riuscire meglio comprendere certe dinamiche politiche. La mostra intitolata “Vendemmia dei Souvenir” se visitato, avremmo trovato esposti N. 500 quadri di Enri Matisse e N. 100 quadri di Pablo Picasso rigorosamente di Etta Cone. Il numero è impressionante! Il giro d’affari degli Stein andavano a gonfie vele e la Comunità ebraica poteva far viaggiare via nave le casse personali di Etta Cone rigorosamente sigillate sente pagare dazi e dogana via Francia.
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Foto: La Ragion di Stato – Russia, efferate risposte repressive ai moti insurrezionali.

