Poesia Cosmica n. 12

Amor platonico

L’Arte, bisogna essere stati scultori per capire la tortura cui è sottoposto l’artista nella grande tentazione di palpare le parti anatomiche più intime, proibite, e lisciarle e levigarle ogni giorno con acqua e lasciva, scoprendo quelle parti sempre più belle accarezzevoli. Arte è l”unica testimone rinchiusa in quella stanza delle torture sessuali.

Chi ha fatto scultura sa che si finisce per innamorarsi perdutamente di ciò che si crea.

Chi tra gli uomini dell’Arte ha goduto di un simile dono, con gratitudine, senza senso del peccato, all’Arte dedica il suo intimo amore e desiderio insaziabile, a riconoscenza.

E l’Arte? Immobile ammira divertita il suo artista e sorride maliziosa in segreto perché sa che sotto quei tessuti fini marmorei è deliziosamente amata, accarezzata e desiderata per giorni e giorni, innamorandosi del suo piccolo genio dalle tozze mani rugose che con rispetto devoto, la lava, raschia, accarezza e asciuga stimolandola col piccolo puntale lieve, smarrendole i sensi nell’orgiastico reciproco desiderio del quale l’artista ci farà dono ad opera finita. Gli riconosceremo nell’opera, l’essere stato un amante prediletto della  Belle Arti, ed Ella, riconoscente, in cuor suo lo renderà eterno perché grazie a lui, Arte è  venerata, amata, ammirata nel desiderio che non sa nascondere.

E del sesso infuso nella pietra? Che c’entra, se Amor, tutti riconosciamo, rincorriamo ed ambiamo per la sua delicatezza?

 

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              foto: PIO FEDI  scultore
(Viterbo, 31 maggio 1816 – Firenze, 1º giugno 1892)


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Poesia cosmica n. 3

SULLE GEMME

L’ultima pioggia invernale saluta la primaverile.
Quelle due sono d’accordo da tempo, le conosco bene.
S’incontrano, si scambiano le consegne, si raccomandano
senza che nessuno le ascolti: “Come va?…
Come è andata st’inverno?.. Hai nevicato? ” ecc.

E, camminando, riconosco le gocce fredde invernali
dalle tiepide primaverili. Le seconde sono più umide
e sui rametti restano appese inzuppate senza cadere.


Si posano la, dove sbocceranno le gemme,
risvegliandole imboccate, dissetandole;
gemme aperte durante tutta la stagione,
piovosa o, primaverile si spera.
V’è! Finalmente
posso spogliarmi mentre camino
e respiro con la pelle le prime brezze.
Basterà solo un cappello alle intemperie.
Sono uomo, un uomo vero; chi lo avrebbe mai immaginato:
Io,
col cappello in testa, diventato uomo e a passeggio
che gocce guarda estasiato appese sulle future gemme.
.
gocce di primavera

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Enea: Poesia Cosmica n.1

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Intingolo bianco

L’intimo o intimità, è un luogo prettamente
personale velato di pudori che amiamo
in quanto
cripta poetica ove le pulsioni
in moto ci traslano nell’immaginario
con soave potenza suadente.

Eppure riuscite bene nei verbi:
così il sapiente ama vagabondare
come gli stalloni eruditi su piste ove
furono condannati a morire con voi
in battaglie di lance e spade taglienti.

Narrate o intinte piume calamaie
poemi lucenti insanguinati. Orsù!
Testimone, canta ai bianchi crini
la via indicata da Pegaso Alato,
l’intrepido Unicorno reciso dal Cielo
per ciò che rivelò alle Arpe segrete
gli incantesimi i da non rivelare.


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Poesia saffica n. 24

Fisica: lezione difficile.

Livia divaga nel guardarsi intorno incerta,
ascolta parolette ricercate per averne accanto;
la sua calma triste a quel richiamo è invitante,
pianino m’accingo vicina fingendomi distratta.

M’accomodo affianco; ha lo sguardo altrove,
con la gamba la sfioro appena e sobbalza.
Si risveglia dal torpore ma non dall’incanto,
avermi al suo fianco, come compagna di banco,
nell’ora di pausa della campanella.

Ore 11,00 la campanella squilla c’è Fisica.
Smarrita: “Che c’è?”  premurosa chiedo;
mi lacrima appena, la disperazione trattiene:
Marina ho paura, c‘è Fisica… mi stai accanto? “

BLU Marina
(Pavia, in classe 15/02/2019)


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Poesia saffica n. 17

Canovaccio

Credo che una ragazza di seconda
si sia presa una cotta per me. ok!

É da giorni che è giù di morale, non sa come
o con chi parlarne. Mi scatta la compassione
la guardo di tanto in tanto… è carina.

Raggomitolata mi guarda dall’angolino
ogni scusa a lei è buona  per piangere.

Oddio! esplode, mi si lancia addosso.

“Hei bimba che c’è? Madòòò come piovi.”
Più piove e più scroscia. Mi ci vuole
un canovaccio per asciugarci: mi sa
che devo riordinarla per benino.

“Bimba non ho la grondaia al collo
cosa ti succede… dimmi.”

Si sentiva abbandonata da tutte
voleva solo essere abbracciata.
Le mancava tanto affetto e coccole
Nickname tesoro: “Gomitolo… ti va?”

BLU Marina (Pavia 19/01/2019)


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