Alice B. Toklas e le Avanguardie 1900

La caduta degli Dei

Con le confidenze pervenute da Alice  B. Toklas su Césanne, cade definitivamente la prima testa di un artista dell’Avanguardia del Novecento invitando i collezionisti, prima di vantare di essere in possesso di un capolavoro  di Césanne, di valutare bene l’originalità del prodotto e comunque, chi vende, di avvertire il collezionista ignaro sulla truffa avvenuta alle spalle dell’artista e diffidare dei quadri che riportano la data dal 1903 al 1906 anno di morte dell’artista.

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A riconferma l’arguta Alice B. Toklas dice su gli Stein: “… furono presto i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto”.
Cataste? Privilegiati? Un Mucchio di che e di chi? Di Paul Césanne.
Chi oltre al  mercante d’arte Ambrogio Vollar in quel periodo rivendeva ai collezionisti d’Arte ignari, i falsi quadri di Cèsanne e Daumier destinati al mercato USA?                                                                         Foto; Alice Babette Tocklas

Valore economico ed artistico 

I quadri di Cèsanne dal 1900 in poi, se stimati oggi,  il reale valore verrebbe dimezzato o addirittura annullato, oppure, ridotto al valore di otto ore di lavoro di due servette polacche immigrate a Parigi nei primi del novecento, che pur dipingendo bene come copiste  i quadri di Césanne,  lavoravano al primo piano della bottega di Ambrogio Vollar dipingendo di fresco i futuri quadri attribuiti a Paul Césanne. Alice Toklas, per aver fatto la spia pubblicando la notizia sul suo capolavoro di Biografie , verrà punita severamente.

Sul finire dei suoi anni, Alice B.Tocklas, invecchiata, rimasta sola. Ella verrà espropriata di tutti i suoi beni personali dalla famiglia degli eredi Stein, espropriata di tutti i quadri accumulati e relativi capitali personali e ridotta in miseria. Ma poco importa alla piccola  Alice Toklas  di  quella “robaccia” della quale sapeva il vero valore perché priva di magia artistica di Césanne.
Ella volle infine – pagandola anticipatamente qualche anno prima – essere tumulata vicino a Gertrude Stein, compagna e unica vera “
amica del cuore”.

Ai collezionisti 

I collezionisti di tutto il mondo oggi hanno il diritto di chiedere le perizie e il rimborso della spese sostenute per l’acquisto di quadri di Césanne e che, a sua volta, il venditore d’Asta girerà al rivenditore precedente le spese e cosi via fino arrivare al patrimonio di famiglia dei veri truffatori: Ambrogio Vollar e gli eredi Stein. A quel punto dopo le controversie giuridiche e critiche si può ricominciare da capo e rilanciare sul Mercato la stessa merce al prezzo che un estimatore  decide in cuor suo il valore di partenza o che voglia esso  sostenere.
Che altro c’è da dire su questa brutta “Storia dell’Arte”, è che verrà richiamata in causa  per rispondere di altre malefatte nascoste presenti tra le pagine in svolgimento di questo Blog, L’arte delle Avanguardie verrà citata rea imputata più volte, artisti compresi. Qui in FiloRossoArt non si cerca la Verità, ma la Realtà, ovvero ciò che è successo veramente. “Qui da noi si fa così”, si vuol sapere storicamente come sono andati i fatti e rendere Giustizia all’Arte per  liberarla dai Mercanti di diamanti di vetro e Vergini innocenti bistrattate.

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Ma chi era veramente Alice Babette Tocklas la gentile signorina americana il cui volto assomiglia a un noto poeta francese misteriosamente defunto a finire Ottocento? Che reato ha commesso per essere diseredata dopo una vita di Servizi Segreti  resi agli USA  in Francia assegnando documenti falsi e  cambi di identità nelle relazioni pericolose di agenti segreti americani nella preparazione e svolgimento della Prima e Seconda Guerra Mondiale?

Le indagini continuano…

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Alice T.

Kiki 2

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Kiki de Montparnasse o semplicemente Kiki , (di origine ebrea) , nome anagrafico Alice Ernestine Prin, nasce  il 2 ottobre 1901 a Châtillon-sur-Seine ( Côte-d’Or ) muore il 23 marzo 1953 a Parigi.

Figlia illegittima,  Alice E. Prin crebbe in grande povertà presso la nonna materna. All’età di dodici anni scappò da Châtillon alla volta di Parigi  per riunirsi a sua madre Marie Prin, linotipista. A tredici anni, scolara svogliata e indisciplinata, la madre disperata l’avvia al lavoro come piccola apprendista: pinzatrice, fioraia, lavabottiglie presso Félix Potin e screwer di ali di aeroplano. Qui si avviene un incontro segreto: un ingaggio che durerà tutta la vita.

Nel 1917  si specializzerà da un fornaio in  piazza Saint-Georges (Parigi 9 e ). Ribellatasi ai maltrattamenti subiti verrà licenziata. Si ricicla posando di nascosto  presso lo studio di uno scultore. La madre venuta a sapere sui facili  guadagni, la segue e la trova nuda in posa presso lo studio di uno scultore dove le pianta una sceneggiata di rimproveri e, vista la sfrontatezza della figliola irrequieta che si opponeva con strilli ad ogni ordine materno, la madre l’abbandona sedutastante nello studio dell’artista col divieto di tornare a casa nonostante l’inverno rigido e la giovane età della  ragazzina. L’artista scultore sapendosi responsabile, la ospiterà in studio  qualche giorno dove conoscerà altri artisti. Vista la malaparata, la furbetta Kiki comincerà a farsi ospitare di letto in letto scaldandosi ospite,  nutrendosi con quel poco che il cliente permetteva. Tra quegli artisti occasionali, in primavera, ll  pittore Chaïm Soutine s’innamorerà di lei ospitandola e cercarle una collocazione adottiva.

Nel 1918 si stabilisce presso la famiglia di un giovane pittore ebreo polacco Maurice Mendjizki di anni 23 circa. (A questi verrà dedicato il futuro museo Mendjisky sull’ Écoles de Paris creato da suo figlio Serge Mendjisky, oggi chiuso per ragioni economiche.
Maurice Mendjisky, giovanissimo, nel 1906 faceva già parte del “gruppo di  fuoco” delle Avanguardie parigine:  esporrà al Georges Petit nel 1912. La prefazione al catalogo è di André Salmon già inquilino al Bateau-Lavoir di Pablo Picasso.

Maurice Mendjizki  trasferitosi a  Montparnasse presso lo Studio  Bateau-Lavoir,  presenterà Kiki a Léopold Zborowski , uno dei grandi commercianti d’arte dell’epoca. Kiki conoscerà Amedeo Modigliani , Pablo Picasso , Auguste Renoir , Jacob e tutta la banda del Battello e gli artisti di Montparnasse.

Kiki è il soprannome che  Alice Ernestina adotterà nell’allegra compagnia di vita notturna a diventando in breve  “la Regina” di Montparnasse sia per fama che per le  sue doti amatoriali, spiritosa e di grande compagnia. Fu modella e musa ispiratrice di  pittori, fotografi e poeti; amante di artisti che diverranno famosi, ma fu anche cantante, ballerina, direttrice di cabaret, pittrice, attrice cinematografica nel periodo di pace a cavallo delle due guerre (1921-1939) 

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Kiki posa per tutti i pittori come anche per  il giapponese  Tsugouharu Foujita il cui “Nudo disteso sulla tela di Jouy” sarà l’evento del Salon d’Automne del 1922 e che ufficializzerà l’artista giapponese di far parte del gruppo di fuoco di Montparnasse diventando amante fisso dell’allegra Kiki, la quale lo istruirà. Kiki adotterà il modernissimo taglio a “caschetto” in uso presso i ragazzi giapponesi, (Ma senza i tirabaci del parrucchiere Antoine). Il “caschetto”imperverserà nella moda negli anni venti come in America e che verrà rivaluto dopo anni anche dallo stilista  “Vergottini”.  Gli occhi sottolineati abbondantemente con il kohl, le labbra dipinte di rosso vivo e il pseudonimo di Kiki ultimano la sua estetica permanete.

 

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Kiki de Montparnasse, Peggy Guggenheim, Clotilde Vail  e Louis Aragon in Paradiso.

Nel 1921 Kiki divenne da subito la compagna e modella preferita di Man Ray che trovò il suo fisico “dalla testa ai piedi, impeccabile”.  La presentò agli ufficiali dadaisti Tristan Tzara , Francis Picabia e ai Surrealisti Louis Aragon , André Breton , Paul Éluard , Max Ernst e Philippe Soupault. In quella frase di Man Ray “dalla testa ai piedi, impeccabile” evidenziava il suo stupore fotografico nel già fatto “ready made” di none Kiki. Quel suo corpo acerbo evidenziava tutto il futuro estetico del mondo femminile futuro americano.

Man Ray in Kiki aveva trovato casualmente tutto, ma proprio tutto insieme e pronto all’uso in ciò che l’America aveva bisogno per uscire dal provincialismo e primeggiare nel mondo delle mode e sotto l’insegna della Libertà. L’America doveva lanciare il nuovo “Stile di Vita” disinibito, una nuova moda sexy, leggera, libera e spensierata che attirasse con le sue sirene discografiche (grammofono)  i giovani imprenditori e gli scienziati che  accompagnassero gli anni Venti e Trenta con nuovi stili musicali, una nuova donna libera e da Bordelli Jazz (ex Saloon) espressione di spensieratezza, lussuria depravazione all’insegna del divertimento smodato. Cocaina, alcool, bische in un unico stile americano: il Charleston, spopolò in tutto il mondo occidentale. Lo style Charleston che prende il nome dalla città Charleston,  in particolare nell’elegante Quartiere Francese nel distretto di Battery.  Chicago, città  americana ebraica dalle trame oscure finanziarie, belle Pupe e alcol ne fece la bandiera ufficiale del divertimento durante il periodo del “Proibizionismo” .

Kiki aveva squarciato il velo sacro del Tempio di Gerusalemme, dove  la donna mutandona e sottanona dal cappellino sottovaso e piumaggi, obbligatorio nei locali pubblici, quel suo corpo avvolto nell’ingenuità virginea Kiki pareva uscire dalla stanza da bagno come una Veneree ancora svestita pronta per scendere in strada a comperare ciò che gli abbisogna e risalire in casa alle faccende sospese accomodandosi svestita sul sofà a limarsi le  unghiette coperta della sola sottoveste, indumento femminile di raso o seta che sia che diverrà la bandiera  della vera liberazione della donna moderna costretta dai barbudos Judei e santoni Cristiani, severi nel giudicare male le donne, dando all’ebraismo femminile industriale uno scatto rivoluzionario  verso la libertà del corpo ipnotico  femminile in ciò che gli abbisognava per emancipare un Arte della quale le Grazie non si sono risparmiate in nulla nel rivestire in meglio il povero corpo oppresso delle lavoratrici industriali Retroguardie sfruttate per la guerra.

 

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Kiki sulla propria pelle, alcune volte maliziosamente o  provocatoriamente esaltava la propria libertà sessuale di andare a letto con chi le pareva o piacesse meritandosi il titolo “Regina”. Ciò faceva ingelosire il fotografo Man Ray,  ma era un titolo onorifico che si donava alle migliori amanti e prostitute del regno di Francia.

Man Ray conobbe Kiki quando  indispettita dagli insulti allusivi ricevuti dal cameriere, spalancava le gambe nude esponendo del suo punto intimo la pelle depilata del tutto.
Man Ray, appena la vide – in quella situazione imbarazzante – con uno scatto fotografico aveva fatto centro  esportando in America nelle agenzie FASHION il futuro costume scostumato della donna libera e moderna,  rinnovandone con classe e leggerezza  il personaggio  senza che Kiki sapesse niente, mentre Man Ray  innamoratosene perduta-mente,  altro da lei apprese segretamente osservandola,  arrivando oggi per capire meglio l’origine del nostro presente.

Quadri? Sculture? Poemi? Letterature artistiche ed erotiche in onore di chi? delle donne?
Kiki aveva capito fin da bambina i desideri nascosti degli uomini verso le “Reginelle” dell’erotismo. A lei bastò spogliarsi del cappellino e, dei capelli di troppo, come degli  inutili vestiti per spalancare le soglie sbarrate alla Storia dell’Arte e farla girare velocemente come una trottolina da una rivoluzionaria autodidatta incosciente alla quale non fu mai riconosciuto alcun titolo d’Arte.

Kiki divenne la Pupa delle Pupe e  allegra collaboratrice dei suoi “Gangster Art” preferiti.

la ricerca continua..

 


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DADA: Chicago “Fascio Littorio”

Il Fascio Littorio
by Enea Anchise – (Italy)

Breve storia sulla nascita e i misteri del “Fascio Littorio”
Monumento al Senatore “Richard Oglesby “- Chicago
Sunto d’Arte dedicato agli abbonati Face Book;
Art In & Around Chicago Pictures: diretto da Carina Sawaya.

Brief history of the birth and mysteries of the “Fitto Littorio”
Monument to Senator “Richard Oglesby” – Chicago
Art summary dedicated to Face Book subscribers;
Art In & Around Chicago Pictures: directed by Carina Sawaya.

Link sito: https://www.facebook.com/groups/ChicagoArtPictures/

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Dear Carina, the original document was written with Open Office for artists only. Make a copy paste in Word Office and use the Google Krone or other translator. If you struggle, tell me I’ll prepare one translated in language (English / American) not grammatically reliable (I’m a marmot in English language) (° _____ °)

file Pdf : fascio littorio 2 (Censurato)
Peccato era interessante

Da Chicago ho ricevuto l’invito di censurare il pdf perché chi fa Arte in America non deve parlare di politica… regola americana o di F.B.?… bho!

L’indagine continua …


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DADA Archivio

DADA: La Nascita (5). Le donne ufficiali.

a  raLe Donne Dadaiste.

Si narra di DADA: “Nel verso infantile DADA, i dadaisti trovano la parola più adatta per esprimere il proprio nichilismo, il rifiuto delle convenzioni borghesi, e della retorica belligerante dei politici.”

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Foto: scherno agli ufficiali della S.A. tedesca.

La lezioni sul dadaismo cominciano sempre con questa frase diventata noiosa e ripetitiva, sempre la medesima per tutti e per tanti anni, dogma che ha bollato intere generazioni di allievi, artisti, operatori di settore congedati dalle Accademie di Belle Arti e Università di Storia dell’Arte come se essere insurrezionali o rivoluzionari sia un privilegio artistico o una bandiera da tenere alta perché dogma coniato dai dadaisti e quindi comandamento scolastico e culturale per tutti.

Quella citazione è una una farsa, peggio, una bugia bella e buona. Appunto: una menzonia, e, tale si rivelerà mano a mano che ci si addentra al tema sul Movimento dadaista tenuto spesso sottaciuto  agli allievi, dubbio che assale nel vedere a prima vista la Follia isterica e schizofrenica dadaista presente nelle loro opere.

Durante lo  studio di DADA qualcosa non quadra.

A prima vista DADA non piace e se mai dovesse piacere lo è per chi studente diligente rispettoso e inesperto si appresti allo studio per uscire dagli atenei acquisendo meriti e crediti preordinati per ottenere il massimo punteggio di riconoscimento al proprio futuro artistico, ripetendo quella cantilena a memoria.
Le cristallerie Universitarie non di toccano, non si contestano e non si devono infrangere; esse fanno parte dell’arredo e vetrinistica uguale per tutti gli Atenei e sempre in perfetto ordine mondiale, allineandole in modo uniforme in tutti i Musei d’Arte Moderna divenuti seriali.

Che cosa si cela dietro tale bugia dadaista?

Le menzogne artistiche dadaista nascondono da una parte, ed evidenzia dall’altra, tutte le responsabilità dei Cosmopoliti nel tener nascosta la propria vera identità tramando tranquillamente nell’ombra e passare impuniti al giudizio della Critica Politica e Storia dell’Arte. Grazie al camuffamento artistico, i cosmopoliti, per tutto il Novecento (e ancora prima), hanno potuto agire nell’ombra le loro congiure, siano esse andate a buon fine come andate a male. Per i dadaisti l’Arte fu soltanto un pretesto dietro al quale avere il lasciapassare “diplomatico” per i propri agenti e foglio di “buona condotta” da rilasciare alla Storia.

DADA:“Rifiuto delle convenzioni borghesi…” vediamo se è vero.

Gli anni bellici dadaisti (1916-18) non furono anni facili per nessuno in Europa. La Guerra si sa, porta lutti e scompiglio nella vita quotidiana. La bella poesia del focolare, senza fuoco, con la dispensa vuota come la pancia e con tanti reduci traumatizzati dalla violenza di guerra allo sbando, si manifesta socialmente in tutta la sua crudeltà trai gli stati  perdenti caduti in disgrazia e depressione.
A parte l’enfasi dei primi sei mesi di guerra 1914, il programma per la realizzazione della Guerra Lampo al fine di sbaragliare le Monarchie europee ed aprire una grande era tecnologica, nei piani di quel conflitto i cosmopoliti prevedevano l’estensione della guerra anche alla Russia Zarista e all’Impero Ottomano imponendo il “Nuovo Ordine Mondiale” a favore di una borghesia emergente industriale, illuminata, bancaria e cosmopolita ebraica, sempre più ricca ed agguerrita per la tecnologia raggiunta, la quale, superò di in gran lunga in valore economico i depositi auriferi dei loro stati, dei loro Governi e dei Sovrani.

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Chi abbia inserito nella Storia dell’Arte i dadaisti come Movimento artistico ha commesso un grave errore in quanto Dada è un movimento politico ben strutturato ma non artistico. Se poi tra una trame e l’altra la “fidanzata”di Raoul Hausmann  si sia trasferta in Svizzera e si sia cimentata a costruire delle bamboline graziose o burattini, ci passa, ma che nel tardo dadaismo si sia messa di lena a ricostruire il Movimento DADA svizzero dissolto nel nulla, possiamo darle merito di essere stata una brava archivista e bibliografa e sartina stilista dalle manine d’oro. Ciò le da merito anche se modesto. 

   Foto:  Hannah Höch

Dada’s Women
“Se non fosse stato per Emmy Hennings, Sophie Taeuber, Hannah Höch, Suzanne Duchamp e Céline Arnauld, il movimento Dada non avrebbe mai raccontato certi fenomeni sessisti riscontrabili nella società dei ruggenti anni venti europei.”

La storia del femminismo europeo lamenta i Dadaisti essere stata una compagine espressamente maschile e che poco spazio lasciarono alle donne. Una cosa il femminismo dovrebbe tenere presente quando criticano il maschilismo Dada: essendo DADA una organizzazione Cosmopolita militare, il rischio di perdere la vita o la libertà nelle scorribande parapolitiche era molto alto. La paura allontana le femmine dal rischio se pericoloso.

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Solo Emmy Hennings, sprezzante della vita, coraggiosa,  ha saputo essere una dadaista patentata. La sua specializzazione era la recitazione teatrale nell’Arte cabarettista, quindi perfettamente allineata al gusto e alle esigenze circensi delle Avanguardie.
Tale Movimento, essendo una compagine esclusivamente ebreicaa, “il verbo” è e resta la loro fede e arte. Quindi non potendo rappresentare l’arte figurativa, se non in forma astratta (unica licenza rabbinica) la parola e l’azione sono la loro vera Arte. L’Avanguardia Dada al fine di camuffare meglio il personaggio che un adepto volesse raffigurare o rappresentare per la presa prossima del potere, tutti i dadaisti dovevano prendere lezioni di dizione e recitazione. Qui, la maestria di Emmy Hennings  s’impose e, tutti i dadaisti, a turno, dovevano  addestrarsi al compito assegnatogli, recitandolo a perfezione.

 Foto: Emmy Hennings con marionetta 

Lo stesso Lev Trotsky  passerà un anno in America ad imparare la buona dizione e recitazione prima di affrontare la grande avventura in Russia, e, poiché Vladimir Lenin abitava a pochi passi dal Cabaret Voltaire, qualche lezione di dizione e teatralità deve averla presa per nascondere la erre moscia di gola molto pronunciata  nella sua voce, caratteristica tipica di chi parla a lungo l’aramaico. Quella caratteristica fonetica fu portatrice di  guai severi per molti ebrei durante i motti russi e germanici, diffidando i possessori, o peggio, perseguitarli anche senza motivi validi. Per ragione di sicurezza la erre  aramaica andava corretta.

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Nel piccolo universo femminile DADA, la diva   che più di tutte ebbe incarnato il dadaismo femminile fu la  baronessa Elsa von Freytag. La sua follia spregiudicata, l’arroganza, l’improvvisazione , la mancanza assoluta di pudore fecero di Elsa l’artista femminile Dada numero Uno. Innamorata di Duchamp, vissero insieme nello stesso appartamento per un periodo breve. Duchamp aveva capito che Elsa, per le strade di New York era il futuro di donna prototipo. Per Duchamp, Elsa era la  punta più avanzata della creatività cabarettista vivente per immaginazione, follia imprevedibile, genialità materializzata in una donna inaffidabile. Pare dalle ultime dicerie d’arte, che Elsa sia stata l’ispiratrice dell’opera Fontana di Duchamp.  Hannah Höch non ne parlerà mai, quindi non ci sono prove. Scoperto il significato dell’opera Fontana l’opera medesima scagionerà la baronessa Elsa da questa diceria.

foto: Elsa von Freytag

Hannah Höch, dal suo archivio ricostruirà, quasi alla fine del periodo post bellico la storia del movimento DADA scomparso. Pubblicherà la storia del movimento sulla base dei ricordi personali e fotografici. Gli stessi artisti interessati faranno invece sparire le tracce e le prove perché implicati in quel disastro che sarà la seconda guerra mondiale.
Quindi, quanto ci sia di vero, o meglio , omesso nelle memorie svizzere di Hannah, evidenzia nella ricostruzione una vestizione artistica e romantica del movimento; e basta. studiare Dada  attraverso le sue memorie di Hannah Hochnon nascondono al Dadaismo svizzero essere stato un movimento artistico, ma di altro certamente lei nega, ma le riviste e manifesti Dada ci presentano il vero lato nascosto del movimento.

Hannah Hochnon, pur avendo fatto parte della direzione del Movimento, DADA, il fatto che non fece trapelare nulla sulle opere douchampiane  ne deduce che ella fosse fuori dal gioco oppure legata da giuramento al silenzio. Saranno proprio gli spezzoni sparsi dei documentati rimasti tra le mani dei sopravvissuti a svelarci preoccupante quadro militare di DADA.

Arte anti borghese?
Come si fa a sostenere una tesi simile quando i vertici dadaisti erano figli della borghesia e che nella vita post bellica ricopriranno incarichi artistici di un mondo cosmopolita borghese vincente?
Se a causa del clima sconvolgente di Guerra cui i DADA hanno contribuito a costruire quel monopolio culturale, i loro messaggi subliminali attraverso le “letterine anonime” ritagliate e collage dispregiativi furono uno strumento mimetizzante obbligatorio e non geniale. Parlare d’arte tra i dadaisti è un obbligo monopolistico perché non di opere d’arte si  tratta ma cimeli.
Il luogo ideale museale dei DADA è certamente il Museo dei  cimeli di Guerra, in quel luogo assumono tutto il significato e valore dovuto.


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archivio Dada

DADA: Sindrome Giacobina (1/2)

DADA: Orrore amato

E’ tradizione francese rivoluzionaria decapitare i sovrani o a chi, onesto, capito il gioco, smaschera gli agguati degli assaltatori mimetizzati. Quella feroce crudeltà francese non è l’espressione del popolo di Francia ma di quelle Avanguardie infiltratesi diversi secoli prima  (450 anni max sanciti dalla legge divina) per appropriarsi di tutto l’Oro e le ricchezze di uno stato e lo stato stesso come successe ancora oggi dai tempi dei faraoni.

Fu grazie alla “Rivoluzione” aizzata in nome della Liberazione (da cosa poi?), che i giacobini hanno perpetrato i peggiori crimini e massacri che la Francia potesse subire a proprie spese. Per fare ciò, ci volle una reparto specializzato che non avesse – per legge  divina – l’anima (fenech), e che nessun vivente fosse considerato  possessore di anima, per  poterli  decimare senza rimorsi di coscienza ed eliminarli come corpi animali da macello e conquistare la Francia. Conquistarla non sui campi di battaglia, ma dal suo interno stesso senza essere riconosciuti, appunto, con la Rivoluzione.
I Borghesi di Francia insorti, inscenarono  una rivoluzione popolare che popolare non era ma Borghese, rivoluzione per la trasformazione dello Stato Monarca in Stato liberista. I Giacobini furono la colonna armata di quei feroci Borghesi.

Ma chi erano veramente i giacobini e come si sono costituiti in banda armata così tanto potente? I Giacobini erano le Avanguardie alla riscossa appartenenti ad un antichissimo esercito senza nome e stato che tutti gli eserciti del mondo vogliono possedere (per legge divina). Stiamo parlando dei cosmopoliti discendenti della tribù di Giacobbe conosciuti alla Storia moderna come i Giacobini. Altre tribù di Davide, in altre Nazioni del mondo,  hanno preparato le loro rivoluzioni sanguinarie o le stanno preparando come “rivoluzioni colorate”, non sempre finite nel sangue, ed altre ancora ne seguiranno ciclicamente in tutti i settori sociali e di sviluppo nei vari stati; tutte  uguali, stesse modalità, rituali.

II°
Perché furono tanto feroci?

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Per capirli bisogna andare a leggere il loro manuale comportamentale: Genesi-Bibbia: la quale chiarisce il senso di tanta violenza rituale ed odio. Giacobbe, figlio di Isacco, colui che sul patibolo, il padre Abramo tentò di recidergli la gola per attuare la giustizia paritetica esemplare contro la moglie Sarah che aveva condannato a morire di stenti il primogenito di Abramo Ismaele, avuto da Agar, giovane schiava favorita, e che per non condividere Sarah con nessuno  il  futuro regno mondiale “Promesso” dal loro Dio, in tal modo, Sarah sarebbe diventata la Regina Madre (la Matriarca) generatrice del popolo degli ebrei fondatori del popolo di Israele. All’inizio di ogni futuro impero, c’è sempre a monte un rito di morte tra fratelli o coi genitori ove si da luogo a un giuramento tra la Vita e la Morte.

Abramo venutolo a sapere, per punire Sarah del gesto sacrilego con la sua lama giustiziera stava incidendo la gola innocente del povero Isacco ancor prima di essere avvertito in tempo da un messo,  annunciante il ritrovamento del figlio Ismaele e la madre sua ricondotti a casa vivi. Isacco, si narra, fosse un taciturno dalla voce fievole ed afona, silenzioso, parlando poco per tutta la vita. La lama di Abramo aveva inciso a fondo senza recidere la carotide creando danni alla laringe. Mistero del rito ebraico che li lega alla parola nascosta o non pronunciata.

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Da quel sacrificio umano è possibile  comprendere appieno il comporta-mento dei discendenti di Giacobbe figlio di Isacco nipote di  Abramo.
I Giacobini vedranno in quel gesto teologizzato, la “giustizia” divina in loro favore  contro chiunque  avesse mandato a morte uno di loro, diven-tando quel rito umano propiziatorio, scuola del pensiero abramitico.

Foto: Ghigliottina giacobina.

III°
Palazzo Eliseo
I giacobini, sterminata la famiglia  reale e concubini, da  quel momento in Francia  la pittura greco/romana  di stampo pagana, cui i Sovrani amavano circondarsi per lo splendore pittorico a decoro delle loro reggi e giardini, la bandirono per sempre. Sfrattate le autorità monarche e cortigiani, una serie di palazzi residenziali della nobiltà monarchica pagana furono adibiti a usi diversi. Tra queste c’e ne una che desta la dovuta attenzione, un palazzo diventato poi noto in tutto i mondo come “Palazzo Eliseo”, residenza stabile del Presidente della Repubblica di Francia.

Domanda: “La sontuosa dimora pagana dei Campi Elisi, costruita a monte delle modeste botteghe e via di commercio,  posta nel centro di  un faubourg , si ammantò segretamente fin da principio come Palazzo dedicato ai pagani Campi Elisi o la sua destinazione fu camuffata solo in seguito per altri intenti?   Perché in arte ci si deve porre questa domande e a quale fine? Ricordiamo il lettore che questo articolo nasce per scoprire le origine profonde del Dadaismo.
In Arte questo “test” diventa un bel dilemma, in quanto poco si sa sulle tribù di Israele presenti in Parigi prima della Rivoluzione, tribù adunatesi per la grande impresa finale rivoluzionaria per poi scomparire nel nulla facendo perdere le proprie tracce nel sommerso urbano, dirigendo come setta segreta la Francia.
I soli giacobini non sarebbero stati in grado di inscenare una simile rivoluzione e di così grande portata. Palazzo Eliseo sorgeva sopra un Borgo (i borghesi) con un’ampia strada centrale che portava fino all’uscita verso le Porte della città. Di mattina presto, il portone veniva aperto e,  su quella strada, avveniva il mercato di merci varie per l’approvvigionamento e funzionalità della città di Parigi.
E’ arcinoto che la dove c’è il Mercato, i cosmopoliti razzolano per il monopolio di tutte le merci per poi distribuirle per la città variegando i prezzi  asseconda delle opportunità. Nasce il monopolio etnico e con esso una robusta economia in mano a pochi. E’ arcinoto anche che, la Francia aveva i suoi confini sconfinati fino in America e il re Sole solea dire per quella questione geografica estesa: “Sul mio Mondo non tramonta mai il sole”, quindi neanche il cibo.
Che sia stato il Palazzo Eliseo la sede ideale di cospirazione giacobina fin dalla nascita e organizzatrice di lobby commerciali dei discendenti del culto del profeta Eliseo?

Vediamolo.
Nel lessico francese i campi Elisèe e il profeta Elisèe si scrivono e pronunciano allo steso modo. Sfido chiunque riconoscere tra i due “Élisée et Élisèe”
dove si nasconda il Profeta.
Si narra che il giovane Eliseo fu trovato nel suo Campo arandolo alla guida di una nutrita muta di buoi. Elia il profeta passando, lo spronò a seguirlo scegliendolo quale suo allievo e successore, appunto: Campo di Eliseo, un campo ostile alla coltivazione. ecc.

Da Wikipedia France:

Élisée (hébreu : אלישע ; arabe : اليسع) Élisée est un prophète de l’Ancien Testament dont l’activité est edécrite dans le deuxième livre des Rois. Son nom vient de l’hébreu El Yasa que l’on peut traduire par Dieu a aidé. À une époque troublée où les rois d’Israël successeurs de Salomon s’adonnaient à l’idolâtrie et à la débauche, Élie et Élisée ne cessaient de rappeler à ces derniers qu’ils devaient se détourner des divinités étrangères, Baal et Astarté, et retourner au culte du seul vrai Dieu. Il est fêté le 14 juin

traduzione:

Eliseo (ebraico: אלישע; arabo: اليسع) è un profeta dell’Antico Testamento la cui attività è descritta nel secondo libro dei Re. Il suo nome deriva dall’ebraico El Yasa che può essere tradotto da “Dio aiutato”. In un momento travagliato in cui i re di Israele, successori di Salomone, si abbandonarono all’idolatria e alla dissolutezza, Elia ed Eliseo continuarono a ricordare loro che avrebbero dovuto allontanarsi dalle divinità straniere (pagane), Baal e Astarte, e tornare al culto dell’unico vero Dio. Eliseo si celebra il 14 giugno.

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La traduzione presenta un difetto di forma  sui tempi di adorazione del Vitello d’Oro, cosmologia  già sistemata da Mosè nei confronti del fratello Aaron fondendo il Vitello a favore della conia monetaria, imponendo le tasse su tutto.
Tornando al Palazzo Eliseo, pochi storici si accorsero sulla manipolazione segreta e sostituzione d’intenti nel quale finirono i nobili Campi Elisi  in ciò che è l’attuale Palazzo Eliseo, oggi sede del Presidente della Repubblica di Francia. La Repubblica divenne un modello sociale laddove i cosmopoliti vincenti governavano. La loro organizzazione sociale prenderà il nome politico di Partito Repubblicano.

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Il primo Presidente della Repubblica francese  a prendere dimora fissa nel 1874 a Palazzo di Eliseo fu M. Mac Mahon, Gran Generale del Risorgi-mento italiano, di stampo repub-blicano, diventato poi   Maresciallo di Francia che a seguito della caduta del secondo impero divenne prescelto quale Presidente della Terza Repubblica francese, proclamata il 30 gennaio 1875.
Il Risorgimento italiano diretto dal Generale Mac Mahon,  fu una manovra militare di successo che mette in luce però la matrice di quella strana rivoluzione italiana presentandoci il nostro Generale come un Gran Massone Cosmopolita. (altro argomento)

Palazzo Eliseo da Wikipedia:

Imponente dimora signorile, sorse fra le modeste botteghe del sobborgo (faubourg) Saint-Honoré. Venne edificato dall’architetto Armand-Claude Mollet fra il 1718 e il 1720 per Louis Henri de La Tour d’Auvergne, conte d’Évreux. Il complesso venne concepito, secondo il gusto del tempo, sul tipico impianto dell’Hôtel particulier: palazzo inserito lungo un asse trasversale dove sul davanti si apre la corte d’onore e, dietro, i giardini. Ne rappresenta uno dei migliori esempi.

Patrizio M. Mac Mahon duca di Magenta e Maresciallo di Francia poi, nel 1874  in una  Francia caotica che si stava normalizzando divenne Presidente. Da quel momento in poi, la Francia si ammanterà di oscure trame internazionali alleandosi agli Stati Uniti d’America tramando contro tutte le Corone europee da scalzare. L’Arte diverrà un mantello floreale da dove tramare una futura Europa da conquistare; da qui hanno radici  le Avanguardie artistiche francesi, avanguardisti che in nome dell’arte facevano valere il diritto di sconfinare in altri Stati usando linguaggi criptati dentro l’Arte.

Da quel momento cominciarono in Francia le prime timidi operazioni “Anti Arte” sostituite i tradizionali decoratori figurativi per dare spazio agli imbianchini dalle tinte monocromo piatte, le operazioni di messa al bando  del paganesimo e per l’ennesima volta da parte del sistema monoteista biblico diede il via a quel lungo processo mimetico di smantellamento della figura umana e animali, possessori di anima e quindi di  sentimenti per far posto alla disintegrazione pittorica a favore della  geometrica decorativa piana o astratta futura. Con la retorica dei nuovi filosofi sostenitori della logica pura, cominciava a farsi strada in  Parigi la Seconda Repubblica, Parigi fu sottoposta a una forzata modernizzazione da reggia Città Stato Borghese, dove vigila la proprietà privata esentasse. L’adesione fu totale come anche l’illusione. Nel frattempo  s’impose il modello industriale, sistema dai grandi numeri e prodotti innovati. Nasce una città moderna fatta di grandi viali, amplissime piazze esaltate da monumenti in centro, punto di incrocio di molte strade. 

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Foto: Arco del Trionfo e Champs Elisèè

Espandendosi le città a dismisura, furono abbattute le mura di cinta e le Porte doganali  difensive d’entrata, diventarono Monimenti storici e crocivie in tutte le città d’europa

La pittura classica del tardo Ottocento, attraverso una congrega di allievi cosmopoliti che  occuparono lentamente la direzione delle Accademie d’Arte a Parigi avviarono quel processo di astrazione rappresentativa composta da solo oggetti quotidiani (e nature morte) o figure ridondanti piane, dando la preferenza alla linee geometriche e filiformi (Art Nouveau e Liberty). Le Avanguardie più avanti, consolidatesi, bandiranno dai loro Manifesti dogmatici  l’ipnotica “Grazia Femminile” svuotandola delle ridondanti superfici carnali preferendole in figure piane sempre più invisibili, eteree femminilità, in favore di una donna Borghese composta a mo di manichino come le mode dettano, inneggiando la propria sartoria mentre stava avanzando il fatidico giorno in cui i Manifesti artistici bandirono ufficialmente la donna romantica a favore di una donna  rilegata e imbruttita addetta alla produzione industriale in vista delle mattanze belliche in cantiere che essi stavano progettando.

Ma la Rivoluzione francese cosmopolita, che si era monopolizzata l’intera filiera produttiva e politica dello stato, non volle dividere la torta (come promesso) col i volghi lavoratori suoi. La Borghesia aveva generato promesse piene di speranze ma mai mantenute. I Borghesi, con l’inganno avevano seminato qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso nato in Francia: la Bandiera Rossa.

continua:  Sindrome giacobina (2/2) 


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DADA: Sindrome Giacobina (2/2)

da Sindrome giacobina 1/2

(….)  qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso: la Bandiera Rossa. (nata in Francia)


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Foto 1: Tomba di Carlo Marx – morto 1883
Foto 2: tomba del nonno di Marx, Rabi Chaja Lwow Abraham Mosche ben Heschel Lwow, morto 1788

La risposta Borghese giacobina non tarderà a farsi sentire.

Con l’avvento di Carlo Marx, i lavoratori ingannati dalla Borghesia francese si organizzeranno in Sindacati avviando una lunga marcia di rivendicazioni salariali ancora oggi non ben definite. La borghesia cosmopolita francese al potere Legislativo, respinse con la legalità e manganelli le rivendicazioni salariali e sociali dei lavoratori. Resterà basita nel vedere accrescere una forza politica nuova tanto robusta e caparbia che chiedeva di partecipare all’utile capitale ricavato dalle  vendite del prodotto industriale manufatto dalle loro stesse mani . Marx evidenzierà nel Capitale, il motore Borghese destinato ad ingripparli.

I cosmopoliti si spaccarono in due blocchi contrapposti e i fondatori della Prima Internazionale comunista, (11 cosmopoliti su 13)  conoscendo i vizietti assassini dei loro confratelli borghesi, l’Internazionale comunista utilizzerà la stessa tattica delle Avanguardie borghesi: camuffarsi  nello stesso modo facendo perdere le proprie tracce agli avversari rendendosi introvabili dentro una massa troppo estesa di lavoratori.
La Borghesia per salvarsi dalla malaparata innesca nelle classi lavoratrici la concorrenza salariale tra maschi e femmine  amplificando volutamente le contraddizioni sociali sulla differenziazione di salario e sesso. Per sostenere tale politica repressiva  aveva bisogno di guerre immotivate per meglio separare i sessi e allontanare i giovani maschi al fronte, lontano dalla fabbriche . Le monarchie e le borghesie industriali avevano bisogno di una guerra simbolica di copertura, una volta innescate si apriranno invece  delle macellerie umane sui più fronti, avviando in tal modo alla produzione,  le donne e le  spose, vedove, orfane e vergini incitate in fabbrica a produrre per il bene della Patria e i congiunti da salvare.

La donna entra ufficialmente nel mondo del lavoro industriale e nell’era moderna. Il capitale raggiunse in breve il suo scopo: una donna indipendente, meno feconda e più nichilista. La donna divenne la Retroguardia del sistema capitalista, una nuova forza lavoro a sottocosto che garantiva i costi bassi della guerra.

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Foto 3: giovani operaie.

In questo clima le Avanguardie strillone propagandano sui loro Manifesti  il nuovo modello di donna muscolosa, aromantica, pragmatica ed efficiente nella produzione di ingranaggi lucenti, lampadine fluorescenti, armi e bombe; ricompensate da  abiti corti non più casti, capelli liberi al vento; donne da risvegliare dal dominio monastico familiare e perché no, diciamocelo pure, un po puttana e seducente, Un abbaglio. La Borghesia non da niente in cambio di niente. Essa presenterà il conto su un piatto d’argento con sopra  l’invito da sottoscrivere alla Guerra di Liberazione mondiale e contrattuale per imporre il proprio modello Borghese come l’unico  e Universale.

Avanguardie :“Noi siamo contro la guerra, viva la Guerra” . E i futuristi?: ” Noi futuristi , Balla e Despero, costruiremo milioni di animali metallici, per la più Grande Guerra…”.

Le Guerre, le rivoluzioni, le sommosse di massa erano il progetto principe delle Avanguardie artistiche, scoprendo in seguito, essere gli artisti dei politici Borghesi, finanziatori di Avanguardisti, organismi paramilitari sotto il diretto controllo di cosmopoliti ingannatori come dire, “tra i due litiganti il terso se la gode”, appunto, il Borghese giacobino nascosto nelle masse.

L’arte Pagana (arte classica) persistette ancora nelle famiglie Reali d’Europa ma venne dalle Avanguardie perseguitata e ingiuriata fino alla sua estinzione avvenuta con quella fisica e politica della monarchia stessa nella Grande Guerra 1914/18.  Qualcosa resterà ancora in piedi nei paesi cattolici in quanto, Potenza Multinazionale disseminata a macchie di leopardo in tutti gli stati del mondo.
I cosmopoliti, una volta divenuti vincitori assoluti, passeranno infine alla formulazione dell’Arte Moderna non più retinica o iconoclasta, ma espressione della geometria industriale conquistatrice marciante verso la concettualità, disciplina della ragione pura e pragmatica, posta oltre l’astrattismo in cammino verso l’origine delle invenzioni: l’Idea.

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Da quel momento l’Artista non sarà più il pittore imbrattatele, ma  una testa che pensa e che non opera più. Un cervello guida. Sarà Padre delle nazioni capaci di costruire con le sue idee: l”Opera Metallica, la fabbrica di acciai. Svetteranno i grattacieli, gli ascensori, le città urbane cubiste,  le  ferrovie, le navi di ferro, i ponti metallici, il cemento armato, le auto, le strade asfaltate  e  tante bombe e guerre.                                                                                                        

 L’arte comincerà a implodere su se stessa lasciando la parola ai cannoni distruttori e alla magia della tecnica, lasciandoci i pochi monumenti neoclassici e cubisti sopravvissuti al delirio della tecnica.

      foto 4/5/6 : architettura metafisica, cubista e neoclassica di  Regime

DADA: la Nascita (4) – SHOCK’ART

DADA: Le lettere anonime

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SHOCK’ART
«…perché le loro opere,
rifiutate quando stavano in vita,
oggi sono diventate popolari»

Erica Bisetto
Tesi: anno accademico 2014/15,

Che ogni uomo gridi: vi è un grande lavoro distruttivo,
negativo da compiere. Spazzare, ripulire. La pulizia
dell‟individuo s’afferma dopo lo stato di follia,
di follia aggressiva, completa, d’un mondo lasciato
nelle mani di banditi che stracciano e distruggono i secoli.
Senza scopo né disegno, senza organizzazione: alla follia
indomabile, la decomposizione.»
Tristan Tzara,

Manifesto DADA:. Tristan Tzara,

Basterebbero soltanto quelle due note a citazione per comprendere appieno che DADA non fu un movimento artistico ma un movimento ordinario per il disordine. Per fare ciò ci vogliono giovani cadetti coscienti che abbiano voglia di dimostrare in pratica le lezioni apprese nelle Accademie Militari.
Un Manifesto è un atto costitutivo pari a un giuramento per gli adepti  che vi aderiscono , e le parole schizofreniche del rumeno Tristan Tzara (fondatore zurighese) sono già intrise su ciò che sarà la pulizia etnica che avverrà ad opera del gruppo dadaista dissoltosi in Germania nelle maglie naziste:

La pulizia dell’individuo s’afferma dopo lo stato di follia,
di follia aggressiva, completa, d’un mondo lasciato
nelle mani di banditi che stracciano e distruggono i secoli.

continua Erica Bisetto nella sua tesi di Laurea:

È una repulsione istintiva, quasi atavica, ad essere evocata da quest’arte “. Eppure, ciò che dovrebbe essere naturalmente rifiutato non solo è accettato, ma prolifera e SI insinua fino all’interno delle istituzioni più prestigiose. Dove finisce la sua forza d’urto? Come puoi convivere ammirazione e ripugnanza? Perché, insomma, l’arte degli ultimi anni ha scelto lo shock?
Che ci sia stati momenti nella storia dell’umanità ove si sia fatto uso della  Shockterapia, le pagine di storia moderna sono intrise di ferocia progettuale oltre il limite umano, quasi rasente il castigo divino per tanta esagerazione avvenuta. Le opere classiche di letterature sono le migliori fonti informative sulla quantità e metodi di shock utilizzati, e, per quanto vogliamo negarlo, l’effetto sorpresa genera sempre shock. Per operatori militari quale si riveleranno poi i DADA, lo shockterapia sarà una pratica costante nei mutamenti di umore della loro Arte.  Lo scandalo, l’ingiuria, la falsità, la follia, il crimine, la crudeltà sono pratiche attinenti alla creazione di un effetto  Shock.
Dopo Fauve, Cubismo e Dada lo shock in arte diverrà una prassi quotidiana.
Continua Erica Bisetto:
Che qualche momento della storia sia stato un altra sopraffazione operata dallo shock ai danni di altre categorie può essere, in definitiva, ad attribuire un valore alla retorica dello shock. Affrontare in quest´ottica il tema dello  shock   significa allora, primariamente ritrovare l’originario significato di un termine la cui pervasiva presenza nel discorso critico si associa alla mancanza di un qualsiasi riconoscimento a livello minore del suo impiego, giacché né l’arte né, tanto meno, la storia dell’arte compaiono nelle proposte,  proposte dai presenti anche affronte dell ‘ormai consolidata istitu-zionalizzazione della retorica che fa dell’elemento sorprendente, perturbante, innovativo la struttura stessa del racconto storico, scandito fino all’approccio scolastico alla materia da una sorta di ritmo del capolavoro

(…) DADA è imporre la capacità di adunare i martiri fratelli per disorganizzare la plebe, concetto estetico adottato dagli esuli: la clandestinità occultata e il brigantaggio
Le Lettere anonime, i pizzini, i portaordini, le staffette ecc. erano le formule più consone per comunicare, minacciare, ribellarsi, arte malavitosa utilizzatrice della famigerate “lettere o letterine  anonime” di chi vuol ferire senza essere scoperto.

La lettere anonime sono il ceppo su cui poggia Dada che sceglierà queste come modello di comunicazione tipica delle società anonime perché Avanguardia cosmopolita e quindi, perennemente mimetizzata nelle avventure strategiche. L’anonimato, l’indecifrato, l’incomprensibile sarà il linguaggio ideale delle loro operare azioni di sabotaggio e disordine sociale. Manipolare senza farsi scoprire, questa è l’arte delle arti: l’inganno.

Le droghe

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Il cubismo il dadaismo il surrealismo sono discipline pittoriche capaci di creare illusioni ipnotiche enigmi risolvibili solo in presenza di droghe. Quindi  “Basta con l’alloro!”, decantava Charles Pierre Baudelaire: Viva! l’Assenzio, la Belladonna, la Morfina, l’Oppio ecc. Baudelaire sdoganava in Francia agli artisti l’uso di nuove droghe inscritte nel  suo capolavoro:  “I Fiori del Male“. Baudelaire in quel capolavoro ci descrive in modo criptato gli effetti reali e i danni collaterali di ogni singola droga sotto la sua ipnosi sa  genere.
I Fiori del Male è in sostanza un opera “botanica” per Baudelaire alla scoperta meticolosa dei veleni storici dell’Arte diventando egli stesso  la cavia numero zero,  cavia intelligente che attraverso metafore ne descrive gli effetti paradisiaci o i devastanti inferni paranoici di  quei veleni botanici assunti in corpo, aspirati  o disciolti nelle vene  come profumi  o sostanze mediche sottoponendosi viaggiatore chimico sottoposto ai potenti veleni e sappia tenere sotto controllo la ragione per descrivercela nei minimi dettagli prima di dissolversi nelle forme e figure etere lontane, irraggiungibili alla ragione, luogo astratto dove le geometrie e colori si scompongono e tra questi le parole.

L’opera  “Fiori del Male”  diverrà per le Avanguardie parigine un manuale d’uso, , non solo guida per gli artisti ma anche per letterati ,  medici e farmacisti. Negli anni diverrà Charles Baudelaire una stella guida e ispiratrice della letteratura mondiale. Opera sogget-ta a mille interpretazioni perché criptata.  Siamo a fine ottocento e la conoscenza messasi a disposizione della scienza  voleva sapere tutto, scoprire nuovi mondi fino a ieri vietati, sconosciuti al puritanesimo e  alle religioni dominanti.

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I Cosmopoliti volevano approfondire e sperimentare tutte le scienze spalancandone di nuove nascoste dentro, preferendo le idee pratiche alle ipotesi dogmatiche o divine per avviare nuove industrie mai prima viste, nuovi modelli di pensiero, nuove mode, nuovi prodotti. L’arte nella scienza ampliava i propri confini non più contenibili nel figurativo, quindi doveva distruggere il vecchio per creare il nuovo; in due parole: “Rivoluzione Permanente” dichiarando guerra non alla Borghesia, falso concetto dadaista di classe in Arte, ma ai “Conservatori” che tutto vogliono immutato nel tempo. Ecco perché nel cosmopolitismo ebraico non si  trova mai nella Bibbia la parola Eterno. Non esiste. Tutto è mutevole sotto la spinta che animi le rivoluzioni, moto perpetuo degli astri celesti rotanti  nel cosmo infinito. A Dada non importa sapere il risultato immediato della propria Arte ma gli effetti che essa genera sulle cause dei movimenti istintivi per dargli una Direzione.

CAOS

Nulla è  preordinato dice il “Libero Arbitrio” ma non sapendo nulla del domani cosmico ecco che nel Caos si attinge non alle idee, ma alla sperimentazione mai prima azzardata. Scomporre per ricomporre, tagliare per disassemblare, ressemblante, e assemblare nell’unito, sovrapponendo cose e cose e parole senza una ragione precisa in quanto la ragione è sinonimo di “conservatorismo”, ecco il motivo de Genio/i nella storia che mai ebbero lasciato per iscritto nulla, lasciando l’interpretazione libera ad ogni Arbitrio.

Gli artisti e letterati sottoposti agli effetti ipnotici di droghe, cominciarono – con una serie di esplosioni dinamitarde al rallentatore – a rappresentare la dissociazione tra forma e colore incamminandosi verso la scomposizione frammentata con l’utilizzo di spatole e pennelli per confinate nella forma figurativa. A partire dal 1839 la rivoluzione artistica fu certamente condizionata durante il Romanticismo causa la nascita delle prime  macchina fotografichePer svincolarsi da questo abbraccio mortale impari per alta definizione dei solfuri,  ecco che gli artisti lanciano la sfida  dell’uomo contro la macchina fotografica facendo cose che la stessa macchina non poteva fare, produrre immagini la dove all’obbiettivo era interdetto ad entrare: nella mente.

Saranno le “le nuove tecniche ” pittoriche a determinare un  diverso approccio all’arte e non più la veridicità di rappresentazione della realtà nel fare alto di valore ad  un ritratto e una prospettiva.
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el 1823 nasceva il Realismo (pittura politica) come ultimo canto del cigno, poi, dal 1850  nasce l’Impressionismo , segue il Puntinismo  avviandosi al Postimpressionismo. Ma la macchina fotografica nel frattempo si evolve con lastre sempre più belle e precise nei contorni e finiture e quindi, la pittura comincia a pedalare in salita esalando fiato buffato fino a quando le Avanguardie che daranno vita a nuove discipline pittoriche simili alle primitive dell’uomo. Non più  rappresenteranno la realtà in Arte, ma l’effetto di droghe che nell’immaginario vive l’artista scavando  nella psiche (nuova materia medica di Freud) cervello sottoposto a bombardamento neuronico da parte di allucinogeni somministrati elaborando nel surrealismo le allucinazioni visive apparse.

Arte e Copyright

In quel percorso storico dell’Arte, in America nasce il Copyright, il Diritto di invenzione, Diritto d’Autore che coinvolgerà gli artisti capitalizzandoli, e che per tale malattia da denaro trasformerà tutti gli artisti in  manieristi, dando vita alle correnti estetiche dell’arte censurate e riservate al singolo. “Vietato imitare la mia arte”.
La ricerca o rincorsa costante verso nuova estetica diventerà una fustigazione costante per gli artisti non più liberi di aggiornarsi. Dada se non altro è meritevole di aver combattuto il monopolio stilistico in pittura facendo uso di spazzatura letteraria. Ecco le letterine anonime ritagliate dai giornali prendere forma e senso criptandole

occhio cerchiatoFoto: Hannah Hoch – “Occhio cerchiato” in codice (Alto Ufficiale)

Pittoricamente, il collage figurativo cubista darà i natali alla formula “pittorica”  dadaista, che a sua volta,  al tramonto della corrente isterica,  passeranno il diritto di Copy ai surrealisti.

Dira Kiki di Montparnasse di loro: “Usciamo con dei tipi che si chiamano dadaisti e altri che si fanno chiamare surrealisti, ma io non riesco a vedere questa gran differenza tra loro!”), notti in cella, ricoveri, eccessi…

La sovrapposizione delle immagini che fluiscono una dentro all’altra dando più punti di vista nella frammentazione del tempo in cui avvenne il fotogramma (flash) o dello spazio di tempo in cui avvenne la “scena”  fu il proseguo dell’esperienza psicoanalitica, psichiatrica e psichedelica delle droghe. Ciò vale per tutte le correnti del Novecento.

Ma i dadaisti  molto presto si rendono conto che le immagini figurative non erano più sufficienti  per combattere l’ideologia marxista che imperversava in Europa infastidendo la  Borghesia industriale e i Conservatore. I Cosmopoliti si resero conto che dovevano, non solo creare nuovi intellettuali  a sbarramento, ma nuovi poeti capaci si sintetizzare un concetto in uno slogan ,  ma per ciò ci voleva a monte in arma capace di combattere la parola logica della filosofia marxista. La guerra stava unificando i dialetti dei combattenti nella unica lingua nazionale. I sondati umili imparavano a leggere e  i lavoratori  stampavano i loro quotidiani. Bisognava attaccarli sul territorio del lessico.
Dada individua la Parola facendola sua arma d’attacco. 

I Capannelli

Il “Krarsch ttinraas add sre ti ututur tu tsm ecc” sproposito dadaista, corrispondeva al nostro “bla bla bla bla bla” con gli indici nelle orecchie di chi parla ma non ascolta, gesto ritenuto maleducato o provocatorio per  interrompere o scanzonare il proselitismo marxista o la discussione dei capannelli di piazza. In  Europa i capannelli di piazza erano molto diffusi e affollati, or non più. Il Capannello era una “sorta di dialogo”   dove si sfidavano due opposte fazione di pensiero oratorie e le persone in circolo seguivano la discussione imparando molte cosse, apprendendo  molta cultura, cambiando opinione in basa alla ragione di diritto. il capanellismo di piazza (non più di moda) poteva adunare fino a 30 spettatori e moltiplicarsi in decine e decine di adunanze diverse  nella stessa piazza. I più frequentati erano quelli domenicali. Quindi la provocazione DADA cominciò a dare spettacolo  di se blaterando frasi sconnesse tra i capannelli.   

L’Analfabeta funzionale: 

La metamorfosi intellettuali nelle masse è compito degli intellettuali, ovvero, coloro che facendo della parola un arte sanno generare in scrittura profonde ipnosi stabili convertendo spesso la ragione. Ma erano pochi quelli che sapevano leggere e scrivere a quei tempi, quindi confondere le idee al popolo con l’oratoria è sempre stata una cosa  possibile. Nascono i DADA, disturbatori di piazza, teatro, e oratoria contro la Ragione Umana attraverso l’uso della parola sconnessa o raggirata.

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Poesia DADA

” Prendete un giornale. Prendete le forbici.
Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia.
Ritagliate l’articolo.
Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente
Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro dispo-nendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco.

Copiate scrupolosamente.
La poesia vi assomiglierà.
Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità,
benché incompreso dal volgo.”
Trattto da : Tristan Tzara, “Per fare una poesia dadaista”

continua….


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Picasso e il Copista americano

Gertrude Stein e il suo copista americano di Picasso

Spesso, si domandava perplessa:

“Questi quadri possiedono la serenità della perfetta bellezza ma non possiedono la bellezza della realizzazione”

è un po come dire che: come invenzione concettuale il cubismo picassiano può rientrare nella Storia dell’Arte ma per la sua realizzazione brutale, di “bellezza”  vera  e propria non si poteva parlare.

Che fare?

Un giorno Gertrude Stein nel peregrinare per gli States richiamata a furor di popolo nel tenere Conferenze presso giovani universitari della sua comunità religiosa, venne fermata da un giovane pittore. Il giovane pittore le raccontò di essersi imbarcato su una nave per qualche anno e nei tempi morti che genera una nave in mezzo al mare , imparò a disegnare e a dipingere.

Come pittore voleva essere un moderno, perché i quadri moderni essendo pagati molto bene lo avrebbero arricchito a breve e quindi, avrebbe abbandonato la vita di mare per quella su terra ferma. Per imparare l’Arte Moderna si avvalse di riviste cartacee, libri illustrati e cataloghi,  copiando quella “strana maniera di dipingere moderna” e per qualche anno continuò a copiare. Copiava di tutto.

Raggiunta una certa maturità pittorica, cominciò a produrre immagini proprie, e, sapendo  della presenza in città della famosa Collezionista, Critica d’arte e Mercante di opere moderne Gertrude Stein, pensò bene di presentarsi ad Ella per farsi ingaggiare nella sua prestigiosa  scuderie di pittori. Cosi fece.

Prima della Conferenza, avvicinata la Signorina Stein, le chiese un cortese visita  presso il proprio laboratorio per un parere personale, vantando la propria bravura pittorica migliore di quella di  Picasso, Matisse e Modì ecc..

Sulle prime la signorina Stein lo respinse quasi infastidita, ma poi, durante la Conferenza meditò ciò che metterà per iscritto, l’elaborazione di un concetto commerciale  per migliorare e rendere appetibile quell’arte moderna europea nata negli inferni affumicati della guerra e fame, quadri dominati dal nero fumo generato da bombardamenti,  come anche le cicatrici  squarciate presenti sulle ferite di migliaia di reduci  di guerra che incidevano sull’umore dei quadri.

Picasso, cubista era la rappresentazione della disperazione, la follia, il male, frutto di una potenza di fuoco assorbita e degenerata in trame eversive; quindi, una mente infernale generatrice di distorsioni e brutalità. Il colore dominante dei suoi quadri era il bi cromo nero e giallino zolfo. Ma nell’America dai cieli azzurri e tersi, terra di sogni e di Eldoradi splendenti, quei quadri, sinceramente, per la filosofia di allora, per Gertrude Stein erano difficili da sostenere commercialmente. L’orrore manifestato dai collezionisti  e critici d’arte andava superato. Come?

Quei brutti quadri di Picasso, “quadri psichici e inconsci” che dopo una fumata di droga potevano assumere  un brillate tono cromatico, intellettuale e di modernità strana,  sulle ricche riviste lucenti e pattinate americane, le opere di Picasso si presentavano fuori luogo, indegne.

Quel giorno, dopo la Conferenza,  annoiata per ciò che di poco offriva la città in materia museale,  priva di gallerie d’arte, generatrice di pochi artisti; bella città urbanizzata con intorno il nulla, volle quel pomeriggio fare visita al pittore marinaio. Gertrude in compagnia della inseparabile Alice Toklas che volle con se in quanto, un po’ “megera” e Sibilla nel capire gli spiriti altrui, e quindi infallibile nei giudizi istintivi, le  due amiche si portarono insieme dal giovane pittore.
Dopo le presentazioni, accomodatesi, vollero veder sfilare le opere così come fanno le signore quando scelgono sulla passerella un vestito alla moda in Atelier, ed essendo Gertrude  una collezionista, non sarebbe uscita senza comperare nulla. Seguì il suo istinto innato che le divenne dogma: “ciò che capita al Genio si trasforma sempre in opera fattibile.”

Il suo primo giudizio sui quadri fu negativo. Dopo aver mortificato il povero pittore amatoriale, soddisfatta la propria boria critica, più rilassata si lasciò incantare da una tela: la copia di un ritratto della consorte di Pablo Picasso.

Stein amava Picasso e, quegli 83 giorni chiusi nell’Atelier in posa modella al suo primo ritratto, le restarono perennemente un ricordo sentimentale che la legava al quel diavolaccio spagnolo, matador dallo stiletto perfetto, che il suo cuore ebbe trafitto. Quindi i ritratti delle amanti e consorti di Picasso  li aveva sempre comperati per fargli piacere. Anche quel giorno ella fu punta dalla gelosia, per di più, quello sciocco pittore di mare le aveva anche abbellite oltremisura dandole quel candore che le donne  amano nella pulizia del viso e delle vesti, incantando la nostra famosa spettatrice sia per l’ordine che per le linee perfette. Forse dovuta alla rassegnazione, calmate le pulsioni nervose, si fece strada in lei un idea  meravigliosa scrivendo così:

“In questo periodo, fra il 1913 e 1917, i suoi quadri possiedono la bellezza della padronanza assoluta. Picasso poté fare in sostanza tutto ciò che volle. Nei suoi quadri non mise in sostanza niente che non dovesse starci, non c’erano cubi, c’erano soltanto cose; riuscì a metterci solo ciò che conosceva realmente. Tutto finì con il viaggio in Italia e l’allestimento di Parade.

Dopo l’Italia e Parade, egli ebbe il suo secondo periodi naturalista di una bellezza accessibile a chiunque, la sua tecnica era ormai cosi perfetta da conseguirgli di creare tale bellezza con minor fatica, tale bellezza esisteva di per sé. Questi quadri possiedono la serenità della perfetta bellezza, ma non possiedono la bellezza della realizzazione. La bellezza della realizzazione, in confronto alla pura bellezza, impiega più tempo a farsi riconoscere come bellezza. La bellezza della realizzazione, mentre viene creata, non è bellezza: diventa bellezza solo quando le cose che vengono dopo sono creata a sua immagine.  Allora viene riconosciuta come bellezza, grazie alle sue dote di fecondità. E’ la più bella delle bellezze, più bella della bellezza della serenità. Proprio cosi.

il giovane pittore fu arruolato ma a una condizione…. doveva riprodurle le copie di tutti  i quadri cui elle gli sottoponeva, donandogli più splendore ed eleganza. Dovevano diventare prodotti per la Moda e alla Moda da permettere a Picasso di entrare nei paradisi editoriali americani affascinando galleristi, collezionisti, e musei  fino allora restii.

Domanda: Quante sono nel mondo le opere falsificate di Picasso per amore della Moda, dell’Arredo, del Design, dell’Arte, dell’Editoria e del Collezionismo ecc.?

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L’indagine continua…


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Picasso: Accademia delle Brutte Arti

Picasso: “Chi crea una cosa è costretta a farla brutta”

Cominciare con un titolo simile è scoraggiante per chi conosce Pablo Picasso come l’artista che a rivoluzionato l’estetica della rappresentazione figurativa in pittura nel 1900. Con la sua invadenza rivoluzionaria, il pittore spagnolo ha  contaminato e distrutto l’epoca della bella pittura, offrendoci  in alternativa, brutte raffigurazioni spacciate per “moderne”.

Picasso è stato un caposcuola europeo operante prevalentemente a Parigi e, per circa una ventina di anni conquisterà il primato assoluto di artista rivoluzionario , surclassato solo nella seconda metà del ventennio da muovi maestri pittori europei fondatori di nuove correnti, discipline artistiche e pensieri d’Arte. Il sorpasso a Picasso fu  lento e graduale in quanto le due guerre mondiali di mezzo sono state feroci, distruttive e disastrose, sia a  livello umanitario che urbano, subendo una brusca frenata l’accelerazioni che le Avanguardie avevano imposto. La frenata fu data dal neoclassicismo, Arte Monumentale di Regime,  rappresentazione marmorea quasi burlesca dell’Impero su modello classico greco-romano. Ciò valse anche e sopratutto per gli abitanti dell’altra sponda atlantica che del’imperialismo romano se ne erano invaghiti. 

E’ ridicolo pensare che un solo artista abbia da solo messo in piedi una simile rivoluzione estetica come quella picassiana cubista e che ci ha spinto in massa nel modernismo del XX° secolo, ma, che, un esercito di altri artisti abbiano dato un sostenuto contributo estetico e di sangue alla rivoluzione avvenuta, lo possiamo asserire oggi col senno di poi a secolo concluso.

 

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La storicizzazione degli eventi sostenuti delle Avanguardie del 900 non separano e non scagiona-no in toto il loro impegno dal resto delle rivoluzioni industriali di ieri e da queste ancora in corso nel mondo; rivoluzioni di  gran lunga superiori a quelle dell’Arte, ma tenute sempre lontane dall’Arte rispetto a ciò che oggi osanniamo. 
La domanda  legittima da porsi è la seguente. ” E’ l’Arte che ha rinnovato l’industria e la società, oppure è l’industria che finanziando più del dovuto l’Arte l’ha spinta a rinnovarsi fin oltre l’immaginario?”

Quando si cita l’Industria, i suoi laboratori di ricerca, l’economia indotta che ha generato e le lotte sindacali per la gestione e ripartizione dell’utile, non possiamo non mettere in campo la Politica, e, quando si dice politica, si dice rivoluzione. Ma la Rivoluzione non è la politica, ma è una rotazione sconvolgente distruttiva assecondo della velocità da sostenere, sia essa  rinnovatrice che, conservatrice, difensiva. propositiva specie se  sostenuta da moti acceleranti come i cippi elettrici che sviluppano forti campi e tensioni per lo sviluppo e la crescita scientifica.

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L’industria comincia a generare esseri semoventi che l’arte non aveva concepito e ne compreso.

Quindi, nessuno può arrogarsi il diritto di essere il titolare della parola Rivoluzione, tanto meno dare un senso morale alla questione. La Rivoluzione, per chi la subisce, è un Ciclone inarrestabile non annunciato; diversa lo è per chi la promuove e la esercita come spinta animatrice di cambiamenti. La Rivoluzione è il Ciclone dei Ciclo: forza in rotazione centrifuga o centripeta non sempre controllabile o governabile e quindi bisogna domarla. Alla famiglia dei cicloni appartengono gli uragani, i tifoni, i tornado e le trombe d’aria, esse sono forze classificate diverse che si dissolvono consumandosi sul loro cammino distruttivo. Insomma, la parola Rivoluzione è inaspettata per chi la subisce ed è voluta e programmata da chi la organizza.
Possiamo asserire che “il cubismo”  è stata una forza rivoluzionaria presente nell’Arte perché insurrezionalista, animata da forze distruttrici.
Ma rivoluzionario per conto di chi? Se nel novecento le rivoluzioni in moto erano migliaia in tutti i campi, a partire dall’ago e filo diventato macchina da cucire, dallo straccio della polvere diventato aspirapolvere, dalle mani dei panettieri diventate impastatrici industriali, alla falce contadina diventata trebbiatrice, dal martello operaio diventato maglio, la spada del soldato divenuta carro con mitragliatrice ecc. La parola Rivoluzione appartiene a tutto il genere umano e nessuno può vantarsela sua.

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E il quadro?…

Niente rivoluzioni: da quadro è rimasto sempre quadro riquadro quadrato.
In Arte, nel 900, le cose non sono tanto mutate.
Eppure una mutazione rivoluzionaria il quadro l’ ha a avuta, ed è  stata la più straordinaria rivoluzione che Arte poteva donarci: la fotografia, divenuta cinema e Televisione animata.

Il quadro, quale supporto depositario dei nostri desideri immaginifici,  rappresenta da sempre la vita dell’ l’uomo con tutti gli addobbi estetici delle sue creazioni. La vera “rivoluzione” in Arte si manifestò solo verso la fine del secolo XX°.

I tentativi nei secoli precedenti di staccarsi dalla rappresentazione Classica, Iconoclasta, Rappresentativa ed Estetica, apportarono solo delle varianti modeste sulla frammentazione del “soggetto immagine” (vedi cubismo) o l’utilizzo del solo colore decorativo cercando di dare nuove forme geometriche o spaziali alle immaginazioni mai rappresentate prima. Ciò che ci ostiniamo  ancora oggi chiamare Arte, non è mai uscita dalla sua cornice di quadro o rettangolo appeso al muro, sia esso: affresco, murales, quadro, foto, manifesto, souvenir ecc. Eppure, tra i tanti quadri nel mondo appesi al muro,  lo Schermo regna sovrano!  In Arte, dentro quel riquadro  si sono aperti nuovi scenari incredibili vanificando il più prezioso quadro esistente al mondo. La vecchia Arte pittorica, si avvarrà dello schermo per rendersi pubblica. 

Il vecchio modo di fare arte  di fine ‘900 è andato in soffitta.

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Tornando al nostro impiastratele Pablo Picasso, caposcuola di un pensiero modernista  che ha aperto mille nuove vie e possibilità ai futuri disegnatori, artisti e grafici mondiali, muovere una critica artistica sana o demolitrice su Picasso, è un compito arduo e difficile da sostenere per mancanza di prove, fino a quando, si viene in possesso di una serie di informazioni inquietanti sul suo conto.

Da Picasso in po in Arte tutto sarà permesso e possibile, ed altro ancora, ma possiamo parlare serenamente d’Arte in futuro davanti alle sue opere guida? Abbattere un imponente elefante minaccioso con un fucile a canne mozze, ci da modo di capire sul sacrilegio che si adempie contro Natura, ma se l’animale, avvicinatosi troppo mette a rischio la sopravvivenza del minacciato, la sfida si conclude senza troppi preamboli e rancori. Si spara.

Così succede quando ci si trova davanti a un  dinosauro dell’arte come Picasso per  capire come sia stato possibile tanto sacrilegio da lui perpetrato nei confronti dell’Arte e i meccanismi che hanno permesso tutto questo  possible.

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Pablo Picasso, per la storia dell’arte, è l’ascia implacabile che taglia di netto l’arto con il quale l’Arte aveva raggiunto un altissimo raffinato livello espressivo e decorativo, stramazzandola a terra. All’accusa di retrograda mossa dall’Avanguardia all’Accademia, dava modo di far nascere la nuova “Accademia delle Brutte Arti”.
Tutto ciò è passato in silenzio attraverso una escalation che ha le sue origini nelle rivoluzioni cosmopolite dell’Ottocento e Novecento, incolpando esse  la neonata fotografia di contrapporsi con una immediata immagine della realtà. Quindi, si diceva che, se gli artisti classici trovandosi senza lavoro non  si fossero riciclati alle Arti Moderne sarebbero morti di fame.

Alla luce di quanto detto, addentriamoci come pulci tra i peli di quel gorilla che Gustav Klimt ci aveva segnalato nella sua opera dedicata a Beethoven, seguiremo il Mostro nel suo fagocitare d’Arte per mettere a segno altre mire. Ora scopriamo le prove e i meccanismi dove la Brutta Arte s’impose con l’inganno sulla bella Arte:

Da “Picasso” di Gertrude Stein ediz. Adelphi:


Per Picasso la pittura fu sempre un mestiere:
un fatto di quel tempo è significativo al riguardo. A Parigi c’era una scultrice americana che desiderava esporre al Salon le sue tele e le sue sculture. Al Salon aveva sempre esposto scultura fuori concorso, (…) non desiderava esporre scultura e pittura insieme, allo stesso Salon; chiese dunque a Miss Toklas di prestarle il nome per i quadri, e lei acconsenti. I quadri furono accettati col nome di Miss Toklas; erano nel catalogo, noi avevamo il catalogo.
La sera del vernissage Picasso era a casa mia. Gli mostrai il catalogo e gli dissi: ecco qua Alice Toklas e non ha mai toccato un pennello e ha avuto un quadro accettato al Salon. Picasso divenne di fuoco. Non e possibile, disse, deve avere dipinto a lungo, di nascosto. Mai vi dico, risposi. Non è possibile, disse, non è possibile, quella del Salon è cattiva pittura, ma anche così, se uno sa dipingere come suo primo quadro un quadro che viene accettato, vuol dire che non capisco niente di niente.
Calmatevi, gli dissi, no, il quadro non l’ha dipinto lei, ha solo prestato il suo nome. Era ancora un po’ scosso. No, ripete, bisogna sapere qualcosa per dipingere un quadro, bisogna, bisogna.

Sapere che cosa?

Quesiti :

  1. la prima perplessità sorge quando Stein dichiara: “avevamo il catalogo” … avevano il Monopolio del Salon?
  2. la seconda sorge nel sapere  Alice Toklas poteva disporre degli “eletti” al “Salon d’Automne” , suo noto vizietto quello poter  cambiare le identità alle spie.
  3. Picasso: “quella del Salon è cattiva pittura” e tale doveva restare… Perché?
  4. Picasso 120.000 quadri eseguiti in vita… quanti al giorno?

Leggendo i loro testamenti, la corsa delle Avanguardie alla fatturazione di brutte opere d’arte super pagate. nascondeva già allora – come oggi – una curiosità legittima e un dilemma irrisolvibile per i collezionisti e gli artisti di tutto il mondo. “ Perché costavano cosi tanto quei quadri se erano  volutamente delle brutte opere?”

Continua: IN CANTIERE la parte seconda

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Avanguardie e Spie: Bernard Fay

Appunto!  Chi era Bernad Fay?

“…sospettato di essere un agente della Gestapo  per gran parte dell’occupazione in Francia da parte della Germania, proteggeva Gertrude Stein e Alice B. Toklas “.

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Verrà arrestato e condannato all’ergastolo.
Funzionario del governo filo nazista di Vichy in Francia e studente di “Harward”  (nota Università ebraica americana), era conosciuto al mondo artistico come ebreo e agente della nota agenzia Freemason  (Casa delle Libertà). Spia, fu un ottimo e sfrontato “doppiogiochista”. Chi proteggeva?
Innanzitutto le nostre due “spie eroine” come  la lunga lista di artisti francesi spie.  Al servizio e fiancheggiatore delle segrete liste di  “Avanguardie” impegnate nel rastrellamento finanziario a favore delle  organizzazioni eversive, amico intimo di G. Stein e A.Toklas, riusciva a muoversi indisturbato tra le fila di tutti gli artisti nei vari stati europei, siano essi: letterati, musici, poeti,  pittori, fotografi ecc.

Si narra di Lui:

Gertrude Stein scrisse una lettera a favore di Faÿ quando fu processato come collaboratore.  Nel 1946 un tribunale francese lo condannò al “degrado nazionale”  e al lavoro forzato a vita, ma riuscì a fuggire in Svizzera nel 1951, e a facilitare la sua evasione dalla prigione, furono i capitali finanziari provenienti da Alice B. Toklas.

Bernard Faÿ, fu graziato dal Presidente della Repubblica francese René Coty nel 1959.

Ci sono molti spunti in quelle due pagine (vedi  G. Stein: Femminicidio di una spia tra le spie), due paginette di un libro saturo di altri spunti incredibili per ricostruire nella Storia dell’Arte, le Avanguardie e che ci fanno capire come tutti quei  cittadini del paesello di campagna (Bilignin, Belley, Francia.) facevano parte della stessa organizzazione paramilitare ebraica.  Siamo in presenza di una “Base Eversiva” con sede in Chicago. Questa losca città americana, verrà menzionata dalla Stein più volte.

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Seguendo le orme suggerite dalla scrit-trice, scopriremo nelle Università Americane i quarti di potere delle amministrazioni degli Stati Uniti, ateene slegati dal nostro concetto italiano di farre Università di Stato che aduna a se e impartisce ordini direttamente dai Ministeri preposti.

Chicago boys

La parola Chicago, nel nostro immaginario europeo spazia nel repertorio cinematografico del proibizionismo  acquisito nella filmologia americana di inizio secolo che rispecchia una malavita agguerrita per il controllo dell’alcol, prostituzione, cocaina, bische clandestine e d’azzardo. I banditi formarono  eserciti di Gangster efferati pronti a tutto. Quella di Chiacago fu una scuola di veri Killers urbani. Quel modello asociale fu di esempio al moderno modello capitalista esportato in tutto il mondo nei primi novecento controllato da squadristi gangster e paramilitari.

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Se 1+1 fa 2, possiamo liberamente ipotizzare che gli allievi americani di Matisse  provenienti in gran parte da Chicago, non venivano in Francia per apprendere lezioni artistiche di Fauvesmo (Bestie) dal Maestro. Quando si accenna l’Accademia di Belle Arti di Matisse e alla gommapane mangiata da qualche allievo “per la durezza delle sue lezioni”, Alice Toklas si riferiva alla scuola per l’addestramento di agenti americani capaci di tenere testa ai mafiosi italiani, gangster irlandesi, spie tedesche, cartelli latini ecc., oppure alla malavita spagnola e altro in Francia.
Le Bande operanti a Chicago per il controllo della grande finanza capitalista da esportare nel mondo, non erano interessate al solo danaro o alla volontà di dirigere i monopoli mondiale (Multinazionali), ma una  volta addestrati come la “feroceGuardia scelta di Napoleonica, tale forza criminale  fu impegnata anche per risolvere i  problemi interni sindacali negli Stati Uniti.
La specializzazione della Università di Chicago di ieri come oggi, era la Finanza politica. Il  compito che si ponevano quelle Università era di esportare con le buone o con le cattive  il modello ultra Liberal in Europa,  in quanto, le formazioni europee socialiste conquistavano grandi consensi elettorali e sindacali che andavano assolutamente fermate e annientate.

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La scuola di Chicago era prevalentemente Liberista, mentre quella d’Europa: Socialista. Gli scioperi operai di inizio secolo acquisivano rapidamente consensi tali da mutare la gestione del lavoro. Al Manifesto di Carlo Marx, i Liberisti dovevano opporre altri Manifesti di “distrazione di massa”, dove si acclamasse  i vantaggi di un modernismo capitalista lucroso e imminente e privatista. Ma poiché, l’opposizione al socialismo in Europa, poco scalfiva gli ideali di uguaglianza tra i popoli e tra i lavoratori, i Liberal attuarono tutta la repressione spregiudicata sperimentata nelle colonie d’Africa, India e Oriente.

Intanto la scienza moderna americana, attraverso i “Diritti d’autore” applicati alle arti, mestieri e  scienza d’impresa,  ricompensava lautamente la nascente modernizzazione del lavoro e del divertimento spensierato. Quel loro modello di società diventerà nel mondo la “Fiaccola splendente sui Mari” , l’Eldorado dei miseri, il grande Sogno Americano, attirando a sè i migliori artigiani, artisti e costruttori mondiali attratti dal  facile guadagno. La grande fame di fortuna, l’ambita rendita democratica  a vita applicata sui “Diritti d’autore” , fu la chiave di successo dell’egoismo soggettivo nichilista contro il socialismo collettivo e comunista. Questi due modelli sociali progettuali del futuro industrilale, scatennarono la Seconda Guerra Mondiale dopo la crisi del ’29 dove Stalin fece crollare la borsa americanana mettendo sul mercato le derrate a gratis.

Le pedine anticomuniste erano state collocate, le pedine naziste e fasciste, finanziate e potenziate. Il ventennio per la preparazione scolastica dei futuri eserciti aggressori era avviata. Gli artisti delle Avanguardie prezzolati con laute ricomprese per umili quadri.

L’Orchestrazione mondiale dava inizio al girotondo. In Russia le rosse nude ballerine rosse pentagonali di Enri Matisse e le mischiate odalische pentagonali di Picasso davano il via ai “Balletti” (esercitazioni).

Bernard Frey del governo Viky in Francia se ne stava comodamente al comando della destra francese  con un piede in due scarpe, Cosi per Benito Mussolini in Italia, Adolf Hitler in Germania, Francisco Franco in Spagna e altri dittatori minori collocati in altri stati pronti a prendere il potere con piccoli colpi di stato  orditi dalla Germania.

Ma per quel “Sole sulla terra” (ricerca atomica Università di  Pisa) annunciata sul Manifesto dei Futuristi italiani, non fu mai preso in seria considerazione, abbandonando Duchamp i futuristi , ma che cambierà sorprendentemente le sorti della programmata Seconda Guerra Mondiale che per quel “Sole”,  diventeranno feroci, crudeli e bestiali.


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