Red Rose: Lacrimosa

Rosa lacrimosa

Rosa si dispera nella sofferenza lacrimosa,
lamenta tormenti di un destino ingrato
mai vaticinato da veggente o indovino,
che dall’amato cui si congiunse nella fede
dei giuramenti sacrali, per leggerezza
incosciente fu d’amore diseredata
per un altra più attraente, bella e seducente,
capricciosa, gioiosa: impari da sfidare
nella lussuria dei tradimenti carnali.

Rosa lacrimosa, chi potrà mai consolare
il tuo sterno affranto da forti patimenti,
fermare alla fonte lacrimale sgorganti rii,
funebri e funesti, resi salmastri dall’odio,
e privi di parole per la commiserazione,
distraendoti dalla rea situazione, ma invano,
scaraventata di getto nella disperazione
dove nulla è a conforto o pronunciabile,
nulla, per chi la poesia, come strappata veste
a commozione altrui e sopraffatto muto.

Non so cosa dire se nell’abbraccio restare.

Mia Lacrimosa, mio dolce pianto infuocato,
le tenebre hanno avuto il sopravvento
oscurandoti la mente con sudari trasparenti,
bruni veli a ragnatela immobili vischiose
dove il ragno assassino rivendica il pasto
morboso in punta di piedi sui nervi a paresi,
così ti vuole avvolta ed esposta alla vergogna
d’essere stata tradita, come se tua fosse la colpa,
colpa subita e profonda ferita infertati.

Abbandonata in se stessa nell’abbraccio,
volto pietoso nasconde l’anima tradita.
“Salvami” – implora – “salvami ti prego“.
Indietro non si torna, lo so, o forse…

E lo chiami, lo richiami e lo invochi nell’oltre
di un “perché?'” sperando che torni, ma non torna;
non può più tornare indietro dalla ripudiata
ma di gioia si nutre con la nuova porno infantile.

Nulla può consolarla,
che amore prontamente di donna offesa,
strazi e rabbia tutto soffocherebbe lacrimosa
per quel disperato amor proprio di ritorno,
ma non l’offesa, quella resterà sempre e lui lo sa
e se ne frega, per ciò il traditore non ritorna
e Rosa lacrimosa amara si dispera condannata
negli inferi della mente per aver amato
quel demone incosciente e mi dispera:
“Ho nel ventre suo figlio cosa faccio?
…aiutami ti prego.”

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Poesia Cosmica n. 53

Fusi e fusa

D’Eros il dardo sfreccia invisibile nel profondo animo
attraversa le sensazioni del corpo che rendemmo fedele.

ma se qualcosa di bello accende la concupiscenza,
se turpe canzonetta d’amor ammalia l’ascolto
se profumata fragranza solletica l’olfatto
o se un cibo squisito la tavola alletta il palato,
allora la bellezza sfida con morbidezza e tatto
e la carne attiva i sensi al risveglio, poi
ci rende possibili, mansueti, accondiscendenti
alla concupiscenza erotica che ci circuisce.

Sorridi avvolta di magico affascinate mistero,
servi i commensali ospiti prediletti, tra tutti, me,
il prescelto; e la mano delicata sulla spalla fingi
e ventre e petto delicata alla schiena mia poggi.

Finti, eludiamo la sorveglianze come indifferenti,
occhi belli doni al consenso d’esserti piacente;
lo sguardo t’insegue mentre t’allontani cometa
e d’inviti rilanci i richiami mentre ti volgi indietro.

L’incantesimo ripeti eludendo i commensali.

La tentazione sa essere femminile se vuoi,
mi dibatto, sono indifeso e lo sai, cedo.


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Poesia Cosmica n. 51


A quatto mani

Rannicchiato sul bordo finestra, da Michelle mi
pervenne il tuo maglione umido d’acqua salata,
dimenticato in spiaggia dicesti, riportato strizzato.

Lo dimenticasti ancora sul pianoforte nell’addio
per cantare con la nuova compagnia dove c’era lui;
una tromba d’oro eccitante negli alti acuti e strilli.
Incantata, non ti eri accorta che vi osservavo da tempo.

Dicesti: “E’ bello, molto bello e gli piaco tanto sai?…”

Rapita da incantesimi lo seguisti per mano
avviandoti ai sogni suoi carnali e deliri.

Capii che tutto era finito quando il pianoforte tuo
tornò a suonare di sopra nel tuo appartamento;
pareva volermi richiamare, invitarmi a parlarne,
ogni giorno più piano, sempre di più piano a diventare
un laconico  lamento, lento… lento e spegnersi.

Cell: Ti rispondo. Hai un groppo in gola e tormento.
Senza dirti mi anticipi: ”Enea… mi perdoni vero?”

“…dai scendi.. t’aspetto, poi basta capricci, intesi?”

Sulle ginocchia mie corresti a suonare serena e zip
sulla schiena disceso ti puntino come pentagramma
la pelle, che lieve biro incide un motivetto da ripetere,
ouverture sensuale, ritrovato ritornello per brividi
d’intesa di reciproci armoniosi accordi.




Poesia Cosmica n. 46

Siamo codardi, non ci meritiamo

 

E’ arrivato il Giorno del Giudizio

Inchinatevi, Corona è discesa dal cielo:

i tuoi capelli imbiancano la crescita

i peli ti crescono come lupa marrana  

una ragna buia ti riveste il pube

le unghie impallidiscono come labbra

la lacca rossa si sfoglia screpolata;

le ciglia tatuate ricrescono pelose

il botulino ti si raggruma in tumoli

i tatuaggi scolorati sembrano divorarti

le capsule dentarie accusano dolore

i muscoli palestrati s’afflosciano

i fianchi ti si allargano  d’epos

il cellulare sta morendo “che faccio?” 

i robot call Center sono indecenti

e mi guardi allampanata disperata

chiedendomi, come un volta: “amami,

non mi lasciare tornerò splendente.”

ma dall’ultimo self arrivato ti chiedo:

“Sei veramente tu amore?…”

cosa ti è successo penso

non la riconosco più mia,

e non ho il coraggio di dirlo

non le rispondo, quasi quasi…

macché quasi… l’abbandono.

 

No!… non farlo!

 

ma mia ex

 


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