Arte: Concetto e Idea

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Come già accennato nel capitolo sul duchampiano readymade: Underwood, ripartiamo dalla deduzione concettuale espressa per capire ciò che ha scatenato nell’Arte Moderna l’opera: Fontana.

 

Si sono scritti  volumi e volumi di parole e tante  mostre sull’operato dei readymade senza capire molto sul vero senso e significato, come ad esempio Fontana o la custodia dell’oggetto smarrito della ditta americana di macchine da scrivere Underwood come se questa fosse scomparsa sul cavalletto espositivo in galleria.

Dall’opera “Fontana” in poi, i readymade di Marcel Duchamp divennero un delizioso appuntamento d’Arte Moderna dilettando come un tormentone estivo i critici di tutto il mondo nel favorire le migliori interpretazioni artistiche o critica nel parlare di un artista come Duchamp che, pur vivente, restava praticamente muto o assente alle domande inquirenti, oppure, evasivo, il quale, doveva tacere assolutamente per sviare l’attenzione per non far trapelare nulla sulle ingerenze militari del suo Stato Maggiore ai danni di altri stati minori e cominità.

L’artista Marcel Duchamp fu tanto menzionato e chiacchierato nella storia delle Avanguardie che se ne parla ancora oggi a cento anni e più dai suoi primi readymade. Se ne deduce oggi nuove versioni e interpretazioni immaginarie.
Sulla base di tanti errori aconcettuali d’Arte inscritti ingenuammente nella Storia dell’Arte, la critica, senza volerlo, ha partorito nuovi filoni creativi d’Arte/progettuale per cui, ogni artista/progettista tende a creare un brevetto artistico proprio, commerciale o concettuale che sia, spingendo  tanti nuovi artisti disciplinati al Concetto verso un nuovo modo di fare Arte. Il nuovo sul nuovo del nuovo, diventa la regola principale di chi vuol fare arte concettuale e, per non ripetersri o sbagliare, deve restare sempre informato sull’operato mondiale di tutti gli artisti del settore. Insomma, l’arte concettuale diventa una condanna a vita per l’artista alla ricerca di un Record che non raggiungerà mai, morendo nel dubbio.

Prima di ciò, la concettualità era imposta su dettato dei Dogmi Santi, in quanto, la religione, essendo una Ragion di Stato e quindi economicamente fonti generative di danaro, sia esso privato o pubblico, commissionava agli artisti  la rappresentazione dei Dogmi sotto forma di immagine, ciò  al fine di erudire i propri fedeli analfabeti attraverso forme scultoree e  pittoriche e musicali e poetiche o  geometriche ecc.  (Muse d’Arte),tutto ciò per diffondere i Dogmi santi. Dio aveva preso corpo e il corpo doveva regnare sugli altari come da dio creato (nudo).
Tutto doveva restare immobile e tradizionale nelle opere dell’Uomo dedicate a Dio. Pe rdogma l’Uomo doveva amnistrare il creato ma non Creare. Creare per l’ uomo era un peccato di vanità, blasfem, eretico. Bisognava disobbedire per uscire dalle stagnazioni millenarie religiose e per fare ciò, la concettualità doveva liberarsi della forma.

La Concettualità è cosi sintetizzabile: “Mettendo insieme i <concetti non definiti> con gli <enunciati non dimostrati> si ottiene il fondamento di un sistema deduttivo, “punto di partenza” da cui ricavare tutti gli altri teoremi e concetti.”

Se questa è la nuova legge universale del Concetto, dove l’oggetto enunciato  e non definito o non definibile in quanto smaterializzato, svanisce dal contesto dell’arte ciò che “materialmente” la rappresenta, però la domanda creatrice resta sempre la medesima : “Cos’è l’Arte?” .

Si deduce che:
l‘Arte è un Concetto senza Oggetto e quindi è la rappresentazione di una Idea.

La filosofia di materializzare una idea, oggi non ha più bisogno di nuovi rappresenti in quanto, l’Illuminismo ci ha dato delle riflessioni confezionate talmente ben atte che, una volta applicate al lavoro progettuale e produttivo hanno generato straordinarie e potenti industrie delle mille idee concrete, ma in Arte, persiste quel vuoto generativo sconosciuto che da impulsi dominanti alla creazione del nuovo, anche all’ultimo artista pervenuto sul pianeta, quindi: Creare e Generare in arte sono due discipline apparentemente dissimili  ma nello stesso tempo: interdipendenti unite.

A causa delle mille domande e mille risposte che gli enigmi readymadeiani ponevano, questi hanno scatenato scenari Patafisici persistenti alla ricerca continua e costante di un Arte senza oggetto e quindi, la capacità di attivare l’immaginazione come processo creativo dando più risposte patafisiche diversificate e contemporanee. La Patafisica fu adottatta quale insegnamento  per la costituzione di designers capaci di creare  nuove forme avvenieristiche.

Nel novecentodieci la giovane Arte Moderna Patafisiica attacca di petto l’Arte Classica Metafisica vincendola. L’Arte Moderna, essendo stata generata da monoteisti ananimati (privi di anima), preferì come territorio di scontro la sconosciuta Patafisica, terreno vergine a lei idonea e quindi, la non rappresentatività del corpo teologico a favore di  COSE immaginarie, diventa la manifestazioni d’Arte vincente nel XX° secolo. Essa invaderà tutti i settori produttivi dell’industria, editoria, animazione, danza , teatro, musica ecc fino alla creatività impulsiva della Guerra, (officine)  generando prodotti bellici di squisita fattura distruttiiva atti allo sterminio di masse, oggetti  capaci di uccidere a distanza i  corpi umani ritenuti appunto tali, perchè privati di anima.

Le meditazioni concettuali in terrazza o a passeggio tra Duchamp e Picasso erano su questa natura di interpretazione della macchina pensante, capace di scatenare nuove  idee belliche, in uno ed estetiche nell’altro in vista della “rivoluzione mondiale”, apprese Picasso da Marcel  Duchamp i principi fondamentali della Patafisica. Marcello Duchamp. recise il cordone ombelicale di Picasso quanto l’istruzione politico/artistica spagnola nel cubismo ebbe termine. Ritenuta questa Sezione Artistica (d’Oro) arruolata al processo geopolitco in fase di allestimento, Pablo Picasso, promosso in campo con un alto grado di Ufficiale dell’Alleanza, in cambio garantirà a Duchamp il porto di Roses in provincia di barcellona, per le operazioni di sbarco di uomini e merce clandestina proveniente dall’America. Duchamp  proseguirà il suo viaggio di istruttore militare incontrando i Futuristi italiani attirando la sua attenzione in quanto, sul loro primo manifesto si accennava la “profezia ” di una Opera d’Arte straordinaria, un capolavoro ; il “Sole in Terra” che si rivelerà risolutrice al termine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo i primi contatti, Duchamp in Italia si assicurava una rete informativa universitaria di alta affidabilità seguita direttamente dal Fratello maggiore della Gertrude Stein, il quale avrà in Italia la sua seconda residenza permanente seguendo da vicino l’ascesa del Fascismno. Il viaggio di Marcel  Duchamp proseguirà per la fondazione, organizzazzione dei giovani militanti artisti da educare alla Patafisica: i DADA.


Dirà in merito il fondatore di tale pensero, lo scrittore francese Alfred Jarry:

  «Profeticamente ammiccante [la sua] scrittura energica, lucida, dirompente […] affida la funzione simbolica agli oggetti più triviali, la dinamica teatrale ai sussulti farseschi più corrivi e sbrigativi»

Patafisica: scienza delle soluzioni immaginarie.

Io e le sue vacche (Je et ses vaches) è un racconto breve scritto da Alfred Jarry nel 1894. L’opera è da alcuni considerata un manifesto ante litteram del teatro surreale francese. Il testo compare per la prima volta nella raccolta di testi Visions actuelles et futures (1894).


Secondo Marcel Duchamp, le Avanguardie del novecento, nelle operazione di distruzione dell’Arte Classica erano impegnate militarmente anche alla distruzione di tutto ciò che il vecchio mondo aveva costruito a propria immagine e somiglianza di  Metafisico (chiese, templi e monumenti). Per le Avanguardie quel vecchio mondo andava distrutto senza sentire rimorsi, ed edificare dalle sue ceneri il Nuovo Mondo. Ciò sarebbe stato possibile solo se la mente  dell’artista e i partecipanti dirigenti fossero istruiti alla  Patafisica.

Lo stesso Picasso dichiarerà alla G. Stein e Alice T. interdette davanti a due bruttissimi quadri in esposizione,  che non essendoci nulla di più nuovo dei suoi, il pubblico si sarebbe abbituato alle sue brutture. Le opere cubiste più belle, le avrebbero fatte i suoi seguaci perchè non dovendo fare nessuno sforzo mentale per inventare qualcosa di nuovo, le loro opere sarebbero state il Nuovo brutto abbellito perchè ispirati da suo  Nuovo.
Al Pubblico diceva Picasso, quando gli si presenta il Nuovo non deve avere scelte, altrimenti preferisce il vecchio. Su questo principio, essendo possessori del Nuovo e degli spazi espositivi, le Avanguardie potevano imporre tutto ciò che volevano.
Il Brutto era l’Idea  primordiale, primitiva, da qui la caccia a tutto cio che in arte rappresentasse il primitivo e imitandolo come il Nuovo che avanzava. Altri arttisti  lo seguiranno nell’imppresa in quanto il primitivo era  stato sdistrutto dalle Belle Arti e quindi sconosciuto al pubblico.

“Tutti i grandi imperi cadono sotto l’avanzare del primitivo”

Da quel giorno l’Arte Moderna assunse il ruolo concettuale di IDEA, e per le Mostre, le esposizioni e i cataloghi d’Arte fu un susseguirsi di elaborazioni ideali, rappresentazioni ideali, supposizioni ideali, forme ideali  e via e via a seguire. La dialettica in Arte, vinse la battaglia sull‘immagine. La parola prese il posto del colore, i monoteisti ebbero la meglio, ma, divenuti monopolio dell’Arte rischiano oggi di ritrovarsi non solo senza immagini, ma anche senza parole scritte che spieghino a parole le Parole inesistenti come verbo. Rischiano che la trappola scatti con dentro loro.

Anafunzionali, per nutrire orde e orde barbare di  analfabeti/funzionali che passano migliaia di ore della loro esistenza davanti al “quadro dei quadri”, la macchina dei sogni perfetti, l’uomo è  alla divinizzazione del proprio simile fattosi Divo, divino. L’immagine diventa il vecchio simulacro statico (scrittura) in movimento nella filmologia.

Nella concettualità in Arte resta il dogma : “Non è l’Opera che conta ma l’Idea.”


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Fanes Dio Serpente pagano, cosi lo
narravano  i poeti greci:

“Si poteva dalla Luce esserre invasi
da distinte figure dalle squame radianti
la luce emanata dal proprio ventre
nascondeva tra i gas chi le promanava”

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Zeus il lampo, presolo per la coda lo accese.


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Duchamp: Rose Selavy

Rebus: Dalì è qui e Rose Sèlavy più in la…

Teeny, Gala, l’ospite infimo è arrivato guardatelo!
Sventola dell’Arte la bandiera mai ammainata
Gli abbiamo promesso Roses e RRoses ha avuto.

Dal Porto sulla via dei roseti va a Cadaquès

pervenuto con spezie, droghe e funghi indios
liberate le bianche colombe, sollevatele dall’incarico,
sulla carrettiera andiamogli incontro cantando:

Quando mi prende tra le sue braccia 
Mi parla sottovoce, io godo la via in Roses
Lui mi parla con amour, parole d’ogni journ..”

…”Mon cœur qui bat”

La la, la la, la la
La la, la la, la  la
La la la la la la laaaa

rose è la via - rose

Porto ROSES e via Roses (Carrettiera Roses per Cadaquès)

Cadaques è il paese di nascita di Salvador Dalì il quale cede una casetta per la residenza estiva a Marcel Duchamp che la terrà per anni. Salvador Dalì si sposterà poco più in la in  Figueres.

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Il Triangolo d’oro comincia a formarsi come anche la “Sezione Aurea” o Sesion d’Or.
Dipartimento para/militare delle Avanguardie franco/spagnole.

Maestro: “Scacco all’Alfiere”

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la partita continua ….”A Lei la mossa”


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Poesia cosmica n. 10

A SATURNO

Intona mp3,  intona un altro brano ancora.

Lei oscilla i fianchi come inghirlandati

Danza per altro uomo e lo sogna, si vede…

Perché distrarla dal floreale sogno d’amore?

E i saturnidi piatti oscilla sotto l’acqua, li lava,

Li plana dischi volanti senza alga alcuna

Risvegliarla dall’ altro.. no no..  non ci penso :

Com’era bella di me innamorata prima d’ora

bella così sarà ancor per lui.” Così di lei dirò

solo cose belle perché lei sa amare veramente.

Il mio amore, lo ha saputo  adorare veramente

e piove… piove ancora in me lo sciacquo dei piatti

cosi che ella ancor mi riaffiori in mente.

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Enea Archivio

 

 

 

Mercanti d’Arte o Mercanti di Morte?

Chi sono i mercanti d’Arte?

I mercanti nella storia umana sono mediatori che si collocarono tra il produttore e il consumatore durante le trattative di scambio assumendo un indiscusso prestigio di conoscenza sulle merci dando vita al ruolo di mediatore, posto intermedio nelle transazioni di beni dove ricava un compenso onorevole.

La storia dei Mercati hanno radici lontane. Dapprima nascono in aree all’aperto tra i confini territoriali di due popoli, dove in certi giorni della settimana gli agricoltori e gli allevatori scambiavano i loro prodotti in cambio di vettovaglie, utensili, o qualcosa che migliorasse la loro esistenza.

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L’unità di misura iniziale fu il sale, elemento importantissimo per la vita dell’uomo  quando decise di trasferirsi, per fame, dalle zone marine verso gli entroterra. La figura del mediatore che per esperienza conosceva la qualità della merce, si rivelò col tempo importante e opportuna, in quanto detentore di bilance.

Il mercante veniva  chiamato o additato ai mercati. Gli interessi erano sempre  di parte, alla fine, uno dei contendenti ci smenava  e quindi ci voleva una figura retta , morale.
Le dispute furono sedate dai sacerdoti i quali  governavano l’onestà mercantile direttamente sui piazzali dei Templi imponendo il Giuramento di Onestà in chiesa prima di procedere agli scambi, altrimenti nessuno si portava al banco dello spergiuro.

Il prezzo divenne stabile. Si garantiva  in questo modo la stabilità e la governabilità.

il Sacerdote (o Vate) Ministro della Religione, divenne col tempo un  Potere morale molto forte. Per il buon servizio all’Onestà a chiunque impiantasse la bancarella sul mercato del Tempio il sacerdote si limitava a chiedere una piccola percentuale fissa . Nascono le prime imposte ai templi. Col tributo dovuto fu un proliferare di Dei, Templi belli e nuovi .

 

La Finanza per quanto la si tenga sotto controllo, proprio per il guadagno improprio che ricava nella mediazione (inflazione programmata)  genera sempre corruzione  e malcostume appetibile. I mercati clandestini divennero vere e proprie trappole costruite dai mediatori i quali, monopolizzando le merci e i luoghi di rivendita, il loro potere di controllo arrivò al punto di conquistare i mercati fuori dai Templi.

Noto, fu il flagello di Cristo contro i Mercanti nel Tempio dove addirittura  spinsero le bancarelle  fin dentro le chiese così come avviene oggi negli ospedali coi farmaci e fornitori esterni di prestazioni professionali (processo di privatizzazione).

Tornando a noi, come ci fa presente la gentile Paola, blogger tra noi, ella dipinge con studiosa minuzia la figura di Paul Durand-Ruel (1831-1922)  noto mercante d’Arte parigino. Paul Durand fu colui che tra il 1891 e il 1922 comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pisarro, Degas, Renoir e Mary Cassat e per lunghi anni è stato praticamente il solo depositario. Arrivò a sostenere persino le spese mediche dei suoi artisti, o a pagare il conto del sarto quando necessitavano di un vestito nuovo. ma è veramente andata cosi?
Vediamolo:


red&amp;roseFoto: Red&Rose

Chi è Paul Durand-Ruel ?

Dirà nelle sue ultime parole velate di filo di bugia:
«Finalmente i maestri dell’Impressionismo trionfavano come avevano trionfato quelli del 1830. La mia follia era stata saggezza. E dire che se fossi morto a sessant’anni, sarei morto gonfio di debiti e insolvenze in mezzo a tesori misconosciuti.»

Cosa successe di tanto interessante nel 1830 da essere citato da chi mercante d’Arte nascerà nel 1831? Vediamo:

– 1830 nasce lo Stato del Belgio (un Evento straordinario)
– Giuseppe Mazzini, in esilio a Marsiglia fonda il movimento della “Giovane Italia”
– Nasce nel Quebec francese nell’America settentrionale la Società dei Figli della Libertà
– Scoppiano i Moti del 1830-1832
– In Sardegna viene abolito il Feudalesimo
– A Roma viene fondata la Cassa di Risparmio di Roma , primo Istituto di Credito Pontificio.

Di tutti questi eventi citati il più significativo è certamente la nascita dello stato belga con capitale Bruxelles che verrà chiamata in causa in Arte diverse volte e che diverrà l’attuale capitale parlamentare europea.

Paul Durand-Ruel. Nasce a Parigi, 31 ottobre 1831 – muore sempre a Parigi, il 5 febbraio 1922) è stato un imprenditore francese. Fu tra i più fervidi sostenitori dei pittori impressionisti come Monet, Renoir, Pissarro, Moret e Sisley. Aprì una galleria d’arte a Parigi (16 rue Laffitte) e Londra.  Nella lista della spesa troviamo sui suoi scaffali: 1.000 Monet, 1.500 Renoir e 400 Degas, oltre a 200 Manet, 800 Pissarro e decine di Sisley, Cézanne e molti altri. Opere comprate dall’artista per pochi franchi sono state vendute decenni dopo a cifre enormemente superiori, come un lavoro di Renoir pagato 1.500 franchi nel 1881 (erano gran bei soldoni)  e rivenduto nel 1925 a un collezionista di Chicago per 100mila dollari. Ma guarda che sorpresa, rispunta nuovamente Chicago...

Come detto, tra  il 1891 e il 1922, Durand comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pissarro, Degas, Renoir, Mary Cassat ecc. e per lunghi anni è stato il solo a farlo. Di lui disse Monet: « senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto». Certo, in economia, dodicimila quadri non sono lenticchie ma un patrimonio ben speso, e per immagazzinare tante opere e rivederle ci sarebbe voluti diversi capannoni industriali odierni. Qualcosa in questa follia” però non “quadra” del tutto. Vediamo cosa:

Dall’altra parte del pianeta europeo, sulle sponde dell’Oceano Atlantico, altri collezionisti Americani ammassavano quadri, scoprendo nelle Sorelle Cone n. 500 quadri di Matisse e n.100 quadri di Picasso, tali numeri appartengono alla sola sorella minore Etta Cone, mentre nulla sappiamo sul tesoro artistico rimasto ancora segreto della sorella più grande, la geniale dottoressa Clairbel Cone.

Dietro l’innocente “filo di Arianna”delle sorelle  si nascondevano altri Minotauri? Vediamo: Ad Est della Fraancia, oltreconfine con la Russia, una altro Minotauro collezionava quadri “finanziando” l’Arte parigina; stiamo parlando di: Sergei Ivanovich Shchukin. Chi era costui?

Erede anche lui di una grande industria tessile russa, in seguito alla morte del padre, S. I. Shchukin (1854-1936) si trasferisce per affari a Parigi dove incontrerà su presentazione il collezionista Paul Durand-Ruel (mercante degli impressionisti). Nell’ottocentonovantasei comincia a collezionare i primi quadri di artisti allora sconsiderati. Chi lo ha indirizzato e istruito in materia d’arte europea e perché fino a Parigi? Paul Durand-Ruel? Pare di no, in quanto, è da Vollard che acquisterà i suoi primi pittori sconsiderati come Cèsanne e Gauguin. Più avanti, anche lui acquisterà svariati Matisse sostenendo la scuola dei feroci Fauves.

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foto: America, schiavi del cotone.

Ora ci troviamo e non a caso davanti ad una osservazione comune: Le Sorelle Cone, Sergei Ivanovich Shchukin, Paul Durand-Ruel e Matisse hanno diverse matrici in comune: l’essere collezionisti ,  ebrei e rampolli di famiglie di industriali tessili.

Sulle prime due matrici, sorvoliamo, ma sul filorosso che li unisce notiamo che per ammazzare lo Zar Nicola II, qualcosasta venedo alla luce ovvero: il finanziamento illecito dei rivoluzionari francesi avuto dai confratelli russi con i quali insceneranno la “rivoluzioni del pane”, rivoluzione a dir poco discutibili.

La Rivoluzione Russa dell’Ottobre del 17 è una operazione borghese finanziata da imprenditori tessili e affini in quanto, oltre i menzionati, nel mondo ce n’erano altri e più potenti.  La Via del Cotone era tutta rigorosamente sotto controllo monopolistico; dagli schiavi, ai campi, ai prezzi, alla produzione, alla distribuzione alle mode, alle tintorie   e telai, ingegneria del vapore ecc. Quello del Cotone era un “Cartello” multinazionale di cui Lenin spiegherà le dinamiche nella “Teoria marxista delle relazioni internazionali”.

53a2dc2cdbb2c421af626acb2814fd90 foto: Cotone

Per S. I. Shchukin fu fondamentale il suo incontro nel 1907 con Enri Matisse, di cui trentasette sue opere entrano immediatamente nella collezione” Shchukin”. Matisse in quell’occasione gli presenterà Pablo Picasso da cui comprerà ben cinquanta quadri del periodo blu, rosa e di quello cubista. I suoi finanziamenti illeciti alla Massoneria Cosmopolita francese proseguiranno fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale.

– La collezione finisce di crescere nel 1914. 
– Nel 1918 dopo la rivoluzione bolscevica verrà nazionalizzata.
– Nel 1922 è fusa a quella dell’industriale tessile russo Ivan Morozov (1871-1921)
per diventare il Museo della pittura occidentale moderna.

 Ma guarda guarda…. Ivan Morozov un altro Minotauro legato al Filorosso di Rebecca.

Nel 1948 per volere di Stalin la collezione Shchukin,  che comprende ben 275 opere di altissima qualità, viene destinata in parte all’Ermitage di San Pietroburgo e parte al Muìseo Puškin di Mosca. L’Arte Moderna mise le sue profonde radici anche in Russia.
Scoperto il giochino,  l’8 novembre 1918 un decreto del Commissario del Consiglio del Popolo, firmato da Lenin, aveva dichiarato che la «storica Galleria Shchukin”, sita in Bolshoy Znamensky pereulok n. 8 e tutto il suo contenuto sarebbero diventate di proprietà del popolo e tenuta in custodia per l’educazione del popolo». Stalin, nel dopo Lenin la dichiarerà  “Arte Borghese” incarcerando le opere nelle segrete dei sotterranei delle medesime città per 70 anni. Sarà il reazionario Boris Eltis che nel 1992, caduto il comunismo, le farà sdoganare dai sotterranei. Ma il governo di Boris Eltsin è a maggioranza ebraico, è di destra capitalista; agente segreto della nota Casa delle Libertà (Freedon Hause) nota agenzia americana nella produzione di rivoluzioni di inizio secolo novecento fino ai nostri giorni. Anche  questa è un altra storia pista politico/artistica  che ci porterà a comprendere meglio sia il Grande Vetro di Marcel Duchamp che le nuove tendenza museali e il mancato accreditamento richiesto dagli eredi di quel patrimonio artistico, respinto dal governo Putin.

Infine:
il Mediatore d’Arte non è un Commerciante
Il Commerciante d’Arte non è un Mercante
Il Mercante d’Arte non è un Collezionista.

Il Mediatore o Critico, influenza il consumatore sui concetti da modificare.
Il Commerciante è sia gallerista d’Arte che rivenditore.
l Mercante d’Arte è un monopolista politico/commerciale con l’alto grado di chef economista.

Nel caso dei “Collezionisti” d’Arte dei primi 900, possiamo parlare di finanziatori occulti di un sistema parallelo all’Arte a sostegno di una causa eversiva; oppure, di ignari giocatori d’azzardo o amatori d’arte che nulla sanno sul ruolo del “Mazziere” battitore e i finti artisti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il ruolo del Mercante d’Arte eversivo e internazionale verrà a meno. Il grande collezionista titolare delle opere s’impegnerà nella costruzione di case museali per tenere alto l’onore dei suoi cimeli bellici, acquistati per finanziare manovre insurrezionali o politco industriali. Il ruoli dell’artista rivoluzionario verrà sostituito con intellettuali, scrittori, giornalisti opinionisti televisivi o chiunque sia in grado di intrattenere il pubblico. Nasce la televisione e con essa un Mercato d’arte senza più spinte e correnti, ma blandi slogan ed enfasi pubblicitari del nuovo modo di fare arte. Oggi l’interesse per l’Arte astratta viene a meno da parte di un pubblico distratto da nuove stelline noiose truccate e grafiche piatte per, opere insipide slegate da profondo mistero che stava oltre l’immagine. La televisione è il traguardo che i secessionisti viennesi volevano raggruppare in una unica opera tutte le arti adunate, mostra tutto il piacevole inganno di abbandonarsi a illusioni sovvenzionate da mercanti e Mercato, immagini truccate per la creazione di una opinione pilotata, concentrando tutte le ipnosi degli ipnotizzati nell’unico quadro casalingo diretto ancora dal Mercante e Mercato.

Il Nuovo, congela rapidamente il vecchio datandolo, catalogandolo; ma il concetto del cimitero degli elefanti nei “Musei” innescherà un sistema capillare di narrazione storica dell’Arte sostenuta da pacchetti e cataloghi culturali che spostano milioni di visitatori da uno stato all’altro basato sul falso esposto. Nasce il turismo d’arte e, come in Egitto gli occidentali vanno alle piramidi per scoprire il nesso tra la fantascienza ufologica e il mistero universale smarrito nelle religioni occidentali capitalizzate e catalizzate, al contrario, quelli che s’aggirano nei musei di Arte Moderna restano un palmo di naso davanti alle grandi Opere astratte prive di  fascino, eleganza e mistero. Il concettualismo in Arte smaterializza l’opera riducendola più astratta dello stesso astratto della materia svanita, proseguendo verso il nulla, verso il solo verbo, e il mercante si ritrova a vendere aria fritta oppure i suoi vecchi cimeli d’arte in attesa che nasca qualcosa dal nulla e che sappia prendere forma oggettuale, opera che sfida sestessa dall’autore, dove la maestria esalti dell’Uomo la sua capacità costruttiva in rapida elevazione e caduta. L’opera iconoclasta che sapeva sfidare l’eterno, senza l’eterno non ha ragione di essere.

Quanti finanziamenti illegali e vertiginosi sono stati trafugati sotto le ampie e misteriose vestigi dei Cartelli delle tele e del cotone nei giochini ad Arte? Sfogliando le pagine di guerra, della Storia degli artisti e della loro Arte, abbiamo nel novecento uomini ombra che ci hanno preceduto e condizionato questo nostro futuro compromesso sul nascere, dove è possibile ricostruire tutte le brutali violenze di ciò che si è voluto nascondere sotto le ampie sottane dell’Arte.


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G. Stein: il Potere della Lingua.

All’ombra delle Piramidi (1/2)

 

G. Stein: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Narrava un  giovane egiziano a Parigi a Gertrude Stein…

1913: “C’erano due lingue in Egitto, la lingua corrente e la lingua parlata; poi venne la lingua francese. Tre lingue.
Le due lingue egiziane, per quanto la mia famiglia fosse egiziana fin dall’inizio dei tempi, parlava spesso francese. A poco a poco la due lingue egiziane le spensero del tutto: la madre lingua e l’altra.”

M13: “Spiegati meglio”

1913: “Gli egiziani in passato avevano solo una lingua, vale a dire, nella vita quotidiana tutti usavano soltanto un po’ di quella lingua antica ed era in possesso di chiunque. Ma quando erano innamorati o parlavano ai cavalli o erano commossi o narravano storie, allora parlavano in quella diversa lingua “esaltata e fantasiosa” che adesso è diventata una lingua solamente scritta, e poiché oggi, di questi tempi, gli egiziani non si esaltano più nel parlare e adoperano sempre una lingua quotidiana comune a tutti, noi egiziani siamo finiti col dimenticare la lingua dell’esaltazione diventata buona solo per la scrittura e mai più parlata nelle enfasi d’amore.” Così narrava la spia egiziana al Superiore Francese.

 

M13: È molto interessante”  disse la spia americana al giovane egizio ambedue dal pessimo francese:

M13 Ribatté: “Invece l’inglese ha fatto tutto il contrario. Ha sempre cercato di scrivere come si parla, ed è soltanto da poco che, quella lingua scritta non interessa più a nessuno, e non si può più fare nulla o scrivere come si parlava un tempo, perché non lo fa più nessuno.
Oggi invece, tutti parlano come i giornali, i cinematografi e le radio che insegnano a non parlare la lingua parlata di un tempo perché non è più interessante. E così, a poco a poco, la lingua scritta dice qualcosa, e lo dice in modo diverso dalla vecchia lingua parlata. La nuova lingua scritta ci ha modificati.

Riflette M13: Mi interessava molto quel che dicevo via via che lo esprimevo, ed è molto importante, specie ora; così arriveremo presto a una lingua scritta che è più un inglese a se.

Occhio di Horus

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia ecc

Meditava ancora: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Vedi l’impresa di Lee Miller in Egitto


un-giovanissimo-james-laughlin-minSei anni dopo, nella primavera/estate del 1934 a fare da chauffeur della Ford, incluso il servizio di cambio gomme a terra, per un giro nella Francia meridionale di Gertrude Stein e della compagna sua Alice B. Toklas, nonché da press agent per un tour di conferenze che la Stein avrebbe dovuto fare negli Stati Uniti, è un diciannovenne spettacolarmente alto, atletico, incredibilmente bello, coltissimo e poliglotta e, soprattutto, ricchissimo di nome James Laughlin (1914-1997). James è di Pittsburg, come Gertrude, ed è uno degli eredi della Jones and Laughlin Steel Company, la quarta acciaieria degli USA fondata dall’omonimo bisnonno di origini irlandesi nel 1824. Da qui il sopranome dinastico di: James Laughlin IV°. Pittsburg: Piramide del Mondo.


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Incontro con Ezra Pound

Poco tempo dopo, il superlativo James, che aveva interrotto gli studi ad Harvard (2° anno di medicina…) per il suo viaggio in Europa, scrisse a Ezra Pound chiedendo se poteva vederlo e, con sua sorpresa, il poeta gli rispose: Visibility High, visibilità alta. Cominciò così quella che Laughlin chiamò l’immatricolazione alla “Ezuniversity” (Università Ezra Pound) , un corso informale e intensivo di sei mesi su letteratura e storia che di solito consisteva in conversazioni o al ristorante dell’Albergo Rapallo di fronte al mare o durante le nuotate nel golfo del Tigullio o nel corso di tirate partite di tennis. James aspirava di diventare poeta e voleva da Pound un parere sulla sua scrittura, ma, alla fine del suo soggiorno, Pound, scettico sulle sue qualità letterarie, lo consigliò «di fare qualcosa di utile» dedicandosi all’editoria più che alla poesia.

James Laughlin IV° quell’incarico accettò svolgendolo col tempo e brillantemente.

Nel 1936, conseguita la laurea in latino e italiano ad Harvard, usò il denaro di famiglia per fondare, a soli 22 anni, la casa editrice New Directions, cominciando a pubblicare (dei fratelli di fede), non solo la Stein e Ezra Pound, ma anche E.E. Cummings, William Carlos Williams, Elizabeth Bishop e Henry Miller. Alla laurea, per la sua start up, come si dice oggi, il padre – come casualmente si menzionò in un’intervista – gli diede 100 mila Dollari pari a 100 anni di stipendio medio alto (nel ’36 il reddito di una famiglia della media borghesia americana era di 2 mila dollari annui).

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Anche James Laughlin IV° da buon giovane “egiziano” costruttore di “piramidi” dirà: «Il mondo è in crisi, e il linguaggio è allo stesso tempo la causa e la cura».

James, “mezzo medico” impegnerà per tutta la vita il suo capitale e altro di guadagnato nel promuovere ad Harward letterati di fede insegnanti, capaci di diffondere il modificato senso delle parole dette, favorendo le scritture della sua scuderia New Directions sostituendo con altri diversi sensi quelli generalmente parlati.

Tra i nomi, solo per citarne alcuni: Tennessee Williams, Randall Jarrell, John Berryman, Karl Shaphiro, Jean Garrigue, John Frederick Nims, Paul Goodman, Eve Merriam, Djuna Barnes.

La lista degli autori di fede nel corso dei decenni successivi si fece davvero impressionante. Fu Laughlin IV° a pubblicare George Oppen, Carl Rakosi, Delmore Schwartz, John Hawkes, Charles Reznikoff, Lawrence Ferlinghetti, Paul Bowles, Robert Creely, Gregory Corso, Gary Snyder, Kenneth Rexton, Denise Levertov, Thomas Merton, Edward Dahlberg e Robert Duncan, ma anche a ristampare Henry James, E.M. Forster, Ronald Firbank, William Faulkner ed Evelyn Waug….

Anche questa è Storia dell’Arte.


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Lu Salentu: lu sule, lu mare, lu ientu

Chissà perché, diceva Gertrude Stein intellettuale simpaticamente svalvolata: “Si comincia sempre da una parte e si finisce da un altra parte.” Non che sia un male, penso, anzi, spaziare non vuol dire uscire di tema anche se poi, una professoressa liceale come la gentile Mizaar, ha il dovere di rimproverare l’allievo sbadato (io). Perché? Perché mentre le gentile Professoressa ci narrava il Salento durante una trasferta scolastica coi sui allievi, camminando dietro il gruppo dei ragazzi e seguendola come Guida turistica, sono stato catapultato dalla Lombardia in Puglia in una frazione di tempo.
Colpa mia? Si si, colpa mia; ma il viaggio alla scoperta del Salento vi porterà alle soglie di qualcosa di misterioso e affascinante avvenuto in quella terra, ovvero: una pagina di Storia d’Italia che merita il giusto interesse perché mai catalogata e insegnata agli allievi pugliesi; storia bisbigliata tra gli abitanti ma mai ufficializzata. Che cosa si nasconde a Santa Maria al Bagno (LE)  di tanto strano? Leggiamolo

Buona Lettura.

ebrei a santa m. al Babno

Ebrei nord europei in fila per essere imbarcati, scortati a vista dagli americani subito dopo il 25 Aprile 1945


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Avatar di mizaarchi ha paura di virginia woolf?

Santuario del santissimo Crocifisso – Galatone ( Lecce )

Come da copione, la settimana scorsa ero in viaggio di istruzione: mete predestinate Galatone e Lecce. ( Il ricordo dei trascorsi scolastici gitaroli precedenti ti prende sempre al ritorno, quando ormai la frittata è fatta e tu sei più sbattuta delle uova della frittata! Com’è la storia che ti eri detta la volta prima? Mai più viaggi di (d)istruzione e invece… rieccoti lì alle sei e un quarto del mattino a contare pecore sparse! Per fortuna stavolta ci è venuta in soccorso la dea necessità che presiede l’ingegno e invece di un pulmone avevamo due pulmini separati! Così una parte delle alunne chiacchierone è stata epurata su un mezzo e il resto della banda Bassotti sull’altro. ) Quasi da non credere, all’andata, all’aria pacata e tranquilla dei più, da non credere al fatto che nessuno avesse particolari esigenze fisiche e/o idrauliche…

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Mercanti d’Arte: Minotauri e filande di Arianna

Chi sono i Mercanti d’Arte?

Cenni storici:
I mercanti nella storia dell’umanità sono i mediatori che si collocarono tra il produttore e il consumatore durante le trattative di scambio, assumendo spesso, un indiscusso prestigio di conoscenza sulle merci dando vita al consiglio migliore per entrambi e arrivare alla conclusione delle trattative lasciando ambedue soddisfatti ricavando da ciascuno un piccolo compenso: il guadagno.

La storia dei Mercati ha radici lontane nella storia dell’umanità. Dapprima nascono in aree all’aperto sui confini territorriali di due popoli, dove in certi giorni della settimana, gli agricoltori e gli allevatori scambiavano i loro prodotti naturali in cambio di vettovaglie o utensilerie che migliorinoo la propria esistenza e produzione alimentare. L’unità di misura iniziale era il sale, elemento importantissimo per la vita dell’uomo quando decise di trasferirsi per fame, dalle zone marine verso gli entroterra. La figura del mediatore che per esperienza conosceva la qualità della merce, si rivelò col tempo inopportuna in quanto truffaldina; additato e allontanato dai mercati prende forma morale nei sacerdoti (Vate) e che cominciarono a governare l’onestà mercantile direttamente sui piazzali dei templi e non prima che le parti avessero giurato dentro al tempio, l’onesta a Dio.

Il Vate, divenutoa Ministro della Religione di stato, assume i pieni poteri, il quale si limitava a chiedere una percentuale fissa a chiunque frequentasse nella misura del loro interesse.. Nascono le imposte ai templi. Per evitare le imposte templari per la costruzione e mantenimento dei Tepli i produttori cominciarono a spostarsi in luoghi appartati sotto la vigilanza del ben noto mediatore.

Poiché il malcostume generava finanze sot eterranee lucrose, i mercati clandestini divennero vere trappole costruite a doc dai mediatori i quali, comperavano a monte la merce per rivenderla a piacimento nei mercati, privatizzandoli. Il loro potere d’acquisto arrivò al punto di affamare i mercati templari in quanto gli iimpedivano il nomele approvvigionamento delle merci comperate a priori e in blocco prima che entrassero nelle aree urbane.

Ciò è quello che sta succedendo nei moderni Supermercati, rivelatisi manipolatori dello “Spread” e che, con questa moderna mossa azzardata, hanno dato “scacco al Re e Stato. Diranno poi come sempre puntando il dito altrove: “E’ tutta colpa di Stalin.”

Tornando al tema  iniziaale, il mercante parigino Paul Durand-Ruel (1831-1922) ad esempio, fu colui che tra il 1891 e il 1922 comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pisarro, Degas, Renoire Mary Cassat e, per lunghi anni è stato praticamente il solo. Arrivò a sostenere persino le spese mediche dei suoi artisti, o a pagare il conto del sarto quando necessitavano di un vestito nuovo.

Chi è Paul Durand-Ruel ?

Dirà nelle sue ultime parole velate di bugie: «Finalmente i maestri dell’Impressionismo trionfavano come avevano trionfato quelli del 1830. La mia follia era stata saggezza. E dire che se fossi morto a sessant’anni, sarei morto gonfio di debiti e insolvente, in mezzo a tesori misconosciuti.»

Paul Durand-Ruel. Nasce a Parigi, 31 ottobre 1831 – e muore sempre a Parigi il 5 febbraio 1922. E’ è stato un imprenditore francese. Come accennato, fu tra i più fervidi sostenitori dei pittori impressionisti,  Aprì una galleria d’arte a Parigi (16 rue Laffitte) e Londra.

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foto: Paul Durand-Ruel                                                                             Foto: Interno della galleria

Tra il 1891 e il 1922, Paul Durand comperò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pissarro, Degas, Renoir, Mary Cassat ecc. e per lunghi anni fu il solo a farlo. Di lui disse Monet: « ..senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto. »

In economia, dodicimila quadri non sono singole lenticchie ma un patrimonio ben speso. Per immagaz-zinare tante opere e rivederle, ci sarebbe voluti diversi capannoni industriali odierni. Qualcosa in questa follia” però non “quadra”. Vediamo cosa.

Foto: sorelle Kone e G. Steincone-sisters-5-5-11-11 (1)

Dall’altra parte del mondo, ad Ovest, oltreoceano, altri collezionisti Americani ammassavano quadri, scoprendo nelle Sorelle Cone n. 500 quadri di Matisse e n.100 di Picasso, questi numeri appartengono alla sorella minore Etta, mentre nulla sappiamo sul tesoro artistico rimasto segreto della sorella più grande e geniale: Clairbel Cone.

Dietro alle innocenti “filande di Arianna” si nascondevano altri Minotauri? Vediamoli.

Ad Est della Fraancia, oltreconfine con la Russia, una altro Minotauro collezionava quadri “finanziando” l’Arte parigina; stiamo parlando di: Sergei Ivanovich Shchukin.

Chi era costui?

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foto: S. I. Shchukin                                Foto:  Galleria: ” Shchukin”

In seguito alla morte del padre, S. I. Shchukin (1854-1936) eredita una grande fortuna e industria tessile in Russia. Si trasferisce momentaneamente per affari a Parigi dove incontra, su presentazioni, il collezionista Paul Durand-Ruel (mercante degli impressionisti). Nell’ottocentonovantasei comincia a collezionare i primi quadri di artisti allora sconsiderati. Chi lo ha istruito e perché?  Paul Durand-Ruel? No no. Pare di no in quanto, è da Vollard che acquisterà i suoi primi pittori sconsiderati come Cèsanne e Gauguin. Piu avanti, anche lui acquisterà svariati Matisse sostenendo la feroce scuola dei Fauves.

Ora, si presenta e non casualmente un particolare che li accomuna; Le Sorelle Cone, Sergei Ivanovich Shchukin, Enri Matisse, hanno tre matrici in comune: l’essere collezionisti , ebrei e rampolli di famiglie di industriali tessili. Sulle prime due matrici, per il momento sorvoliamo, ma sul filorosso che li unisce  notiamo che per “matar” lo Zar Nicola II, qualcosa comincia a trasparire ovvero: il finanziamento illecito dei rivoluzionari francesi avuto dai confratelli russi con i quali insceneranno la “rivoluzioni del pane” e ad dir poco, una rivoluzione molto discutibili che rasenta il tipico colpo di Stato Borghese, con siindrome cubana..

Per S. I. Shchukin, fu fondamentale l’incontro nel 1907 con Enri Matisse, di cui, trentasette sue opere entrano immediatamente nella collezione ”Shchukin”. Matisse, in quell’occasione, gli presenterà Pablo Picasso da cui comprerà ben cinquanta quadri del periodo blu, rosa e di quello cubista.

I finanziamenti illeciti della Massoneria Borghese Cosmopilita proseguiranno fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale. La collezione finisce di crescere nel 1914 e dopo la rivoluzione bolscevica e nel 1918, viene nazionalizzata. Nel 1922 la collezione è fusa a quella dell’industriale tessile russo Ivan Morozov (1871-1921) per diventare il Museo della pittura occidentale moderna. Ma guarda guarda…. Ivan Morozov un altro Minotauro legato alle filande di Arianna.

Attraverso la lettura dell’Arte, ci troviamo davanti ad un progetto Cosmopolita di grandi dimensioni. La traccia artistica ci mette in evidenza , in quegli anni, la formazione di un “Cartello” commerciale tessile che, detenendo il “Monopolio” di settore, da vita alla formazione di imprese industriali a modello “Multinazionali”, aziende che determinano i prezzi di mercato mondiale disobbedendo gli ordini nazionali, ubbidendo invece ad una organizzazione  etnica non visibile,  strutturata come una “Nazione aliena” presente in tutte le Nazioni.

Non si tratta di dietrologia spicciola, ma di aver intuito i progetti di distruzione delle Nazioni ancora viventi secondo un concetto ottocentesco obsoleto oramai superato. Nasce la parola Internazionalismo, parola più o meno abusata da tutte le organizzazioni multinazionali  siano esse politiche, militari, religiose, commerciali,  industriali.. ecc.

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Nel 1948 la collezione Shchukin,  che comprendeva ben 275 opere di altissima qualità,   pagate a suon di rubli, viene destinata una  parte all’Ermitage di San Pietroburgo e in parte al Mueso Puškin di Mosca. L’Arte Moderna mette le sue profonde radici anche in Russia. Stalin per voce del PCUS, scoperto l’inganno, le farà rimuovere e rilegare per 70 anni nei sotterranei museali  come “ Arte Borghese”
Sarà il reazionario Boris Eltis che nel 1992 caduto il comunismo, sdoganare il Minotau-ro  dai sotterranei.

 


Foto:
La Vergine offerta al Minotaturo.

 

 


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Poesia Cosmica n. 2

la Macchina del tempo è la “Memoria”

I bombardieri su Barcellona furono incursioni aeree compiute durante la Guerra Civile di Spagna da parte dell’Aviazione Legionaria italiana con il supporto della Legione Condor tedesca nei giorni del 16, 17 e 18 marzo 1938.

Mentre la tragedia sottostante mieteva ferocemente  le speranze, una lettera d’amore pervenne all’amato al fronte da un’anima ignara alla fonte innamorata.

poesia alla fonte

Foto: Milano, lettera ritrovata presso il mercatino dei collezionisti di francobolli.

CERTEZZA

Tu sei l’erba e la terra,
il senso quando uno cammina
a piedi scalzi per un campo arato.

Per te annodavo il mio grembiule rosso
ed ora prego (o piego) a questa fontana
muta immersa in questo grembo di monti:

so che ad un tratto il mezzogiorno
sciamerà gridi dei suoi fringuelli
sgorgherà il tuo volto nello specchio
sereno, accanto al mio.

9 genn. 1938

bombardamento barcellona
 Barcellona Bombardata 16 Marzo 1938.
Foto: tratta dagli archivi della Aviazione di Spagna: Immagine sacrilega.

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Enea – archivio

Enea: Poesia Cosmica n.1

logo enea

Intingolo bianco

L’intimo o intimità, è un luogo prettamente
personale velato di pudori che amiamo
in quanto
cripta poetica ove le pulsioni
in moto ci traslano nell’immaginario
con soave potenza suadente.

Eppure riuscite bene nei verbi:
così il sapiente ama vagabondare
come gli stalloni eruditi su piste ove
furono condannati a morire con voi
in battaglie di lance e spade taglienti.

Narrate o intinte piume calamaie
poemi lucenti insanguinati. Orsù!
Testimone, canta ai bianchi crini
la via indicata da Pegaso Alato,
l’intrepido Unicorno reciso dal Cielo
per ciò che rivelò alle Arpe segrete
gli incantesimi i da non rivelare.


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Enea archivio

 

Morte: Negli occhi di Vincent Lambert la nostra umanità perduta

La Morte è un argomento di grande importanza intellettuale e culturale. Il Nichilismo ci ha portato, non solo alla morte dell’Anima, alla morte degli Dei ma addirittura alla morte stessa della Morte. Qui, in FiloRossoArt, è stata aperta una rubrica poetica sul tema della Morte curata da Red Rosse (poeta), sua indagine, che tratterà con rispetto. Quindi, abbiamo pensato bene di ospitare questa pagina di Giuliano Guzzo perché è l’unico – per il momento- ad aver aperto questa parentesi di grande sensibilità culturale aiutandolo nella divulgazione del suo tema  e nostro.


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Avatar di giulianoguzzoGiuliano Guzzo

Aiutatemi vi prego, no, non voglio morire. Gli occhi di Vincent Lambert, il francese tetraplegico 42 anni per cui da stamane è iniziato l’iter che lo condurrà

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