Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico

L’articolo è riblogato da: donnenellastoria by Paola Chirico. L’articolo è da noi   segnalato perchè inerente ad una artista del novecento meritevole (fotografa) anche se, tutto sommato, non ha lasciato molto di se. Ciò è dovuto ad una circostanza interpretativa errata della critica che, all’affermazione della stessa Dora Maar: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”. la frase è stata interpreta-ta erroneamente in senso schiavista e non sindacale, nel senso che, l’artista Dora Maar era una dipendente, aiutante di laboratorio e amministratrice della ditta di quadri e moda, la “Picasso Spa”. Il sospetto che pende sulle 20.000 opere di Picasso e di  altrettante non ancora catalogate, denotano che la “Pablo Picasso Art” era di fatto una Frabbrica e a tutti gli effetti con tanto di dipendenti aventi mansioni di: allievi, disegnatori,  pittori, scultori, ceramisti, decoratori, copisti, tipografi, littografi, ricercatori, critici e poeti, scrittori ecc. Insomma, non aveva niente di diverso dall’atelier del  noto stilista italiano Trussardi o di firme piu prestigiose a monte e in coda dell’Ata Moda.

Per rendere piu”psichica” la produzione artistico/cubista, ai dipendenti non mancavano le droghe ricreative e molti di questi diventarono  “dipendenti”, di cu, la stessa Dora Maar. Da qui nasce il disordine mentale delle mogli, amanti, concubine occasionali, non che, gli stessi dipendenti, e che, arrivati all’astinenza, per non subirte ulteriori umiliazioni personali o professionali si lascieranno moririe in diversi modi non prima di  essere passati attraverso l’esperienza della nascente branca medica :”La Psicologia” e “Psichiatria” responsabile anch’essa di tanta tossico dipendenza europea di quegli anni.

Al momento della rottura sindacale e forse sentimentale (Dora era molto belle e appetibile), nel dopoguerra, negli anni ’50, l’Industria dell’Arte aveva bisogno di materiale didattico e biografico sugli artisti del tempo, materiale inesorabilmente andato perso sotto le bombe della seconda guerra e quindi, si poteva reinventare tutto da capo a piacimento. Dora, consumata la relazione artistica o forse allontanata pert la presenza di una nuova giovane moglie di turno, decise per motivi propri, in vista di un eventuale “successo” imminen storico, di mettersi in proprio. Il mestiere lo conosceva, la curricula nella ditta Picasso era consolidata e quindi presentò al Mercato dell’Arte il suo stile “surrealista”  diversificandolo, elaborandolo alla ricerca di un suo stile inconfondibile. Apre un propio atelier  d’arte sfruttando l’onda favorevole del passato.

Dora Maar

Ma haimè, il “Padrone” delle ditta Picasso fu un poco di buono in passato e uomo dalle maniere brusche. Di Picasso stiamo per accennare al suo passato cancellato in gran parte, rifacendosi la plastica facciale con l’ideologia di sinistra. Ma quel passato non fu  completamente cancellato e quindi, per motivi d’orgoglio spagnolo o perchè particolarmente brutale lìartista, cercò di ostacolare non poco la signora Dora Maar. Forse aveva delle ragioni personali l’artista Picasso a minacciarla? Ogniuno in arte risponde del proprio operato e quindi, la  timorosa Dora Maara, ci lascia alcune foto che la ritraggono con la salopette operaia mentre dipinge  opere  di dubbia fattura picassiana.

Dora-Maar-1955-Studio-Picasso

Come nella scrittura è possibile riconoscer un testo se scritto da una donna o da un uomo, in pittura è la stessa cosa. Nelle collezioni picassiane è facile riconoscere  il tratto pittorico artistico femminile da quello maschile, come quello copista da quello creativo. Ma poco importa al collezionista che compera una firma dell’artista e non l’opera. Questo la Maar lo imparerà a sue spese.
Foto: Doda Maar presenta una sua opera: in Ritratto di Alice Toklas, segretaria di Gertrude Stein e spia giudeo/americana in servizio in Francia. Alice Toklas è accreditata dell’Ufficio Anagrafe della California a falsificare i passaporti di agenti americani.


 

L’ARTICOLO linkato:

 

Dora e Picasso si incontrano nel 1936, lei ha 25 anni, lui di anni ne ha 54. Henriette Theodora Markovich (1907-1997) è arrivata da poco a Parigi da Buenos Aires, dove ha vissuto per anni, con la famiglia, padre architetto croato e madre francese. Lei è intelligente, colta, dotata di curiosità intellettuale ed è impegnata […]

Link: e’ consigliabile l’articolo completo di paola Chirico :
Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico


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Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC

L’articolo merita una attenzione particolare e una attenta lettura  in quanto  il ritrov-mento di questa opera di Picasso in Spagna del noto volto della sua Agente, nonché sua Musa ispiratrice DORA MAAR, ci riporta alla mente il periodo d’oro delle Avanguardie francesi, in particolare le cricche spagnole nella fattispecie dei Cubisti. Il ritrovamento  in quell’area geografica, ex grande quadrilatero  dì bande malavitose di Barcellona,   fu  da sempre la  base logistica dei Cubisti per traffici illeciti presso i contrabbandieri e frontalieri Baschi  con la Francia nazionale. La provincia di Barcellona,  racchiude un se  quel “quadrilatero” geografico  della “Session d’Or”. Dal ritrovamento avvenuto del quadro di Dora Maar, rivela l’esistenza ancora attiva di quella organizzazione eversiva cubistata. Il Link in oggetto (sotto) vi porterà direttamente al Blog di “dimensione C” che vi accoglierà per la lettura e rilettura di ciò che rimane del mito Picasso.

Il furto dell’opera e suo ritrovamento ricorda tanto quello della Gioconda del 1911 in cui fu implicato lo stesso Pablo Picasso. come anche le transizioni avute in Barcellona e la spedizione in America svelata  in un quadro criptato di Marcel Duchamp e Francis Picabia.  


l’Articolo:

Il ritratto di Dora Maar, detto anche Busto di Donna (Dora Maar), opera di Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), è stato ritrovato. Si tratta del dipinto che l’artista spagnolo realizzò nel 1938 e che raffigura la sua amante di allora, Dora Maar (Parigi, 1907 – 1997), fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata, che faceva parte della collezione […]

Link:  Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC


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Dora Maar

 

I Musei d’Arte MUSEALE

AVANGUARDIE: I suoi sacrilegi.

A parte i quaderni dei Quartieri generali Militari poco accessibili, la Storia chiude sempre i suoi sipari con narrazioni su ciò che è avvenuto nei campi di battaglia indipendentemente se vinte o perse- Ma nulla sappiamo sulle dispute politiche e tranelli che hanno generato le grandi guerre. I Segreti di Stato sono inviolabili è vero, ma se ispettori politico/artistici possiamo immaginare la partita a scacchi avvenuta osservando le opere d’Arte del periodo. Nulla sfugge all’artista sui “disegni” elaborati a doc .

reperto-archeologico-1

La natura dell’Arte è misteriosa, e, lascia sempre per suo vezzo uno spiraglio possibile alle ispezioni. Ne sanno qualcosa gli speleologi che, attraverso un frammento di anfora o un inciso sulla pietra o si di un sarcofago mai profanato, sanno mettere in luce ciò che lo sterminatore volle fare sparire per sempre dalla faccia della terra sul popolo a lui ostile, radendolo al suolo per non lasciare tracce del sacrilegio avvenuto…. ma un frammento resta sempre a testimoniare la bellezza perduta, come se l’Arte, anticipatamente  vuol rendere il “libero arbitrio” assoggettato a un destino.

Con la pazienza e perseveranza speleologa, ci addentreremo nel tempio della letteratura franco-americana, ispezionando Gertrude Stein per cercare di capire nel leggerla,  ciò che di criptato ha nelle proprie opere, lasciandoci, degli artisti narrati, le dinamiche intellettuali che hanno usato per insanguinare l’Europa con tre grandi guerre. Stiamo parlando di un Europa prima che nascesse e che deve chiudere con il passato delle sue “Nazioni”. Un Europa che deve avere il coraggio e la perseveranza di scovare i veri responsabili di tanti crimini avvenuti nel XX° Secolo. A nostro avviso, le opere di Gertrude Stein sono un valido documento storico/politico per ricostruire quegli eventi inquietanti insabbiati, perché anche lei è una delle artefici.

Sfogliando le prime pagine dell’opera “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein e le Autobiografie scritte dalla consorte e convivente Alice B. Toklas (suo amore saffico), le due scrittrici mettono in luce le miserie di un Arte Moderna fondata delle Avanguardie rivelandocele bislacche, posticce e truffaldine, svelandoci anche e, sempre con delicatezza femminile, i dinamismi di morte dell’Arte Classica per intrappolarla in favorire un Arte Moderna poco , convincente , di scuolaa blaudeleriana, “artisti” improvvisatori e Bohemien di dubbia scuola autodidatta e provenienza, come dire: Bruto ebbe la presunzione di sostituire l’imperatore Cesare uccidendolo, ma, arrestato e condannato, l’impero romno continuò sull’onda di Cesare. Questa è la metafora tra Arte maiuscola classica e Arte minuscola moderna di quegli anni.

Infine, per imbrogliare meglio le carte storiche, negli anni ’50 si accatastarono parole su parole e tante e tali da generare una confusione e far sparire tanta miseria intellettuale rivoluzionaria del novecento, eregendo con nuove confabulazioni prosaiche le basi di un Tempio Moderno che affonda le proprie radici nella palude delle proprie performance “concettuali”.

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Dicevano: “Noi DADA siamo l’Anti-Arte”, e per ciò detto, li prendiamo in  seria considerazione. Basterebbe vedere le opere per capire meglio il loro concetto distruttivo. La pretesa di estrapolare l’anima dell’Arte riducendo le opere in “cose” o “roba” a compravendite per collezionisti, non devono poi avere la pretesa di definire appunto quelle loro “cose”  e “robe”, opere d’Arte dal prezzo inestimabile. E’ un po come dire che: “il cacciatore bianco in Africa abbatte un leone e la sua pelle vuole in salotto vicino al caminetto  vantandosi grande cacciatore.” Che il leone sia stato cacciato via dall’Africa, si, è vero, ma a che pro?  Cacciato per averlo mummificato nel proprio Mausoleo di Montmartre o Manhattan dando lustro al nascente Museo spoglio?

Il Mausoleo divenuto Museo d’Arte Moderna e viceversa, è il cimitero naturale delle balene spiaggiate, il cimitero dei mai nati e luogo deputato all’Arte cacciata e mummificata, ambiente in cui l’uomo spirituale ove la sua psiche nutre e vive? L’operazione FiloRossoArt fa una bonifica del terreno inquinato nell’Arte in vista della sua Resurrezione e Liberazione al fine di uscire dalla crisi artistica in cui la veiviamo in cattività, fiera sterilizzata nelle gabbie del Capitale.


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Lee Miller: il Quartiere Generale

occhio di dorus

Occhio di Horus in Lee Miller.

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia.

Nei Grand’ Hotel d’Egitto
Su morbidi cuscini nuziali
Sono rime ascese ai padri
Ad indicare sulla lingua di Nilo,
l’occhio nudo di Horus, occhio
femminile che deve indicare qual è
il palazzo Centrale da dove Seth
Trama tra le mura dell’antica Sirio,
Costellazione in terra e non in cielo,
Porta d’Oriente della Mano Nera
Sigillo di morte dell’anarchia,
mano armata contro i RE d’Europa.

lee in eggitto

La falsa Ombra.
In questa città non esistono Piramidi. L’effetto ombra fu un trucco ad Arte di Lee Miller indicante il punto preciso del Quartiere Generale eversivo degli attentatori “Ammazza Reali”. Per scovare il covo sposò – segnalatole dalla Stein – il ricco industriale egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni. Lo seguì in Egitto asservendolo. Finito il suo compito militare divorziò portando a casa il trofeo ambito sotto forma di fotografia manipolata, superando, tra le migliaia fotografie, la terribile censura e dogana egizia.

Foto 1: Oggetto per autoipnosi di Man Ray con affisso l’occhio di Lee Miller.(occhio di Horus)
Foto 2 : Reporter Lee Miller, agente, fotografa e informatrice cosmopolita.

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La ricerca continua…


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Lee Miller

Poesia comica n. 23

Gradisca

 

Perdio! non posso lasciarti un momento sola

che subito di allusioni ti circuiscono i conoscenti

e tu: Oca! è possibile che ti giuggioli seducente

a tutti i pretendenti, gli amanti e traditori sposati ?

 

Lo so! Lo so! che non ti sei mai concessa, lo so!

Ma pensi che non noto i tuoi modi e languide maniere

lasciate scivolare come veli ceduti accompagnati

per ciglia soffuse suadenti gli sguardi torvi amici

come dire all’estraneo: “Gradisca” …appena mi giro.

 

Humm!.. Il tormento mi assale vincente,

morbo che m’attanaglia saperti infedele

e mi piace, senza dirtelo mai, e ti beffi

di ciò, manifestandoti più porca e sexy

quando al collo m’abbracci seducente

e alle labbra mie fingi chiedere perdono

su ciò che succederà a vanto tuo tra poco.

 

Intenzioni purpuree che non sai trattenere

struggendomi di piacere appena mi sfiori

perdonandoti ogni peccato della carne che sarà,

perdonandoti per quel privarti di lingerie sotto

usciti di casa a sera senza, fino al rientro sul tardi

eccitati un poco brilli scherzando sugli amici sedotti.

 

Noi due, peccatori consenzienti che braccia

clementi porgi incrociate per la punizione,

d’amore legate  dietro  ami con nastro

scarlatto raso immobilizzarle subendomi

nella piacevole giusta punizione d’amore

mentre la Luna fuori sorride curiosa.

.

E t’amo dici ,ti amo, tanto mi ami a nastri sciolti:

“Perdonami amore – dici e ancora – perdonami”

poi come astronauti plananti ci amiamo senza

colpe e gravità commesse nel saperti posseduta

da ciò che di sesso erotico offri e in dono possiedo.

 

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La vita, la fotografia e l’attivismo di Tina Modotti in mostra a Jesi — dimensioneC

TINA MODOTTI

Tina Modotti è una immagine di donna politico/artistica (fotografa) da inserire nel misterioso mondo delle Matriaoske (Matriarche), spie e controspie politiche sovietiche di alto livello che hanno svolto il loro servizio militare e militante per conto dei due blocchi imperiali che hanno saputo modernizzare con la forza e violenza il nuovo mondo industriale.  Il teatro della sua  scena sarà il Mexico postmoderno negli anni che seguono la Rivoluzione Messicana del 1910/1913  di stampo anarco/socialista capitanata da una serie di eroi rivoiluzionari come: Pancio Villa, Emiliano Zapata, Pascual Orozco, Oscar Braniff Ricard e Peppino Garibaldi (omonimo), e la teosofica americana Annie Besant, ispiratrice e ideologa dei quadri animatori del fermento politico, fortemente contrastato dagli Usa e che durerà nei suoi alti e bassi quasi un secolo. Anche quella rivoluzione vedrà i suoi cospiratori, finanziatori dell’arte collezionista, i maggiori capitani d’indutria mexicana del cotone.

Tina Modotti sarà richiamata piu avanti quando verrà analizzato il comportamento politico di Lev Davidovič Bronštejn detto Lev Trotsky o Leon Trotsky, inquetante personaggio che si muoverà tramando a  livello internazionale anche nel mondo dell’Arte.

Buona lettura

S Nella rinascimentale sede di Palazzo Bisaccioni di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi propone dal 13 aprile all’1 settembre 2019 la mostra Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria. L’esposizione intende celebrare una delle più grandi fotografe del Novecento raccontando la sua vicenda biografica ed artistica. Saranno sessanta le fotografie provenienti dalla Galerie Bilderwel di Berlino, attraverso […]

autrice del testo, Link:
La vita, la fotografia e l’attivismo di Tina Modotti in mostra a Jesi — dimensioneC


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M. Ray – M. Duchamp: Stallo?

Man Ray nasce come pittore non artista. Da piccolo gli regalano dei pastelli divertendosi assai nello “sviluppo” d’immagini da far apparire su di un foglio bianco e, vista la sua attitudine al disegno, crescendo, chiede ai genitori di frequentare istituti d’arte newyorchesi dove imparare a copiare i quadri europei delle Avanguardie nelle visite alle gallerie domenicali, aggiornandosi artisticamente nei suoi studi di architettura. L’America è isolata , priva di Stati significativi vicini e di moderna cultura. Per tenersi aggiornata in arte  scelse la Francia come stella polare e stella guida. La scelta americana risale ai tempi della collaborazione con Monet quale uomo d’oro su cui puntare i finanziamenti illeciti nella guerra Giappone/Russia.  Quindi, senza volerlo, Man Ray sviluppa quel futuro “copia e incolla” innato, che solo piu avanti la fotografia e la topologia gli soddisferà appieno quella domanda innata. Di fatto la fotografia è un prodotto derivato dal “copia e incolla”;  dove con la modellazione della luce, ,  si forma la differenza stilistica del  pittorico. Da qui: Uomo Flash, Uomo Raggio di luce: diventa Man Ray.

La Topologia: sostantivo femminile, nella lingua italiana ha assunto due significati precisi e diversi;
  1. Lo studio del paesaggio dal punto di vista morfologico.
  2. In linguistica, lo studio relativo alla collocazione delle parole nella frase.

Man Ray nasce come pittore non artista. Da piccolo gli regalano dei pastelli divertendosi assai nello “sviluppo” d’immagini da far apparire su di un foglio bianco e, vista la sua attitudine al disegno, crescendo, chiede ai genitori di frequentare istituti d’arte newyorchesi dove imparare a copiare i quadri europei delle Avanguardie nelle visite alle gallerie domenicali, aggiornandosi artisticamente nei suoi studi di architettura. L’America è isolata , priva di Stati significativi vicini e di moderna cultura. Per tenersi aggiornata in arte  scelse la Francia come stella polare e stella guida. La scelta americana risale ai tempi della collaborazione con Monet quale uomo d’oro su cui puntare i finanziamenti illeciti nella guerra Giappone/Russia.  Quindi, senza volerlo, Man Ray sviluppa quel futuro “copia e incolla” innato, che solo piu avanti la fotografia e la topologia gli soddisferà appieno quella domanda innata. Di fatto la fotografia è un prodotto derivato dal “copia e incolla”;  dove con la modellazione della luce, ,  si forma la differenza stilistica del  pittorico. Da qui: Uomo Flash, Uomo Raggio di luce: diventa Man Ray.

I due inseparabili amici Marcel Duchamp e Man Ray avevano ben presente il significato della tale parola, specializzandosi separatamente, ma in simbiosi, sulle loro opere artistiche senza mai confrontarsi. Man Ray non farà quasi mai uso della parola in Arte se non in casi eccezionali o casuali, mentre Marcel Duchamp , passerà tutto il tempo della breve vita artistica a giocare con le parole. I ready made, sono puri giochi linguistici per la creazione di Rebus criptati.

Quando un buon giocatore a scacchi come Duchamp decide di apprestare la sua mossa per indurre l’avversario alla risposta, come un qualsiasi giocatore, egli presenta all’avversario una “mossa enigmatica” nel senso che, dietro quella mossa egli sta preparando uno schema di mosse successive obbligatorie che indurranno l’avversario a muovere i pezzi degli scacchi, obbligandolo a una “mossa riparatrice” obbligandogli percorsi indesiderati facendolo “ballare”.

A quel punto non sono i pezzi della scacchiera avversaria sotto scacco, ma lo sfidante. La “mossa enigmatica ” è la mossa risolutrice dirà Duchamp che annoverando tanta esperienza formulerà: “negli scacchi ci sono mosse invisibili.”

Ma , anche il miglior giocatore di scacchi ha dei momenti in cui subisce la strategia avversaria. Una volta che il campione se ne accorge, e riconosce tra gli “schemi” memorizzati la partita che vorrebbe condurre l’avversario, parte un contro schema già collaudato, Altrimenti passa lunghi momenti di silenzio e riflessione provando partite su partite fino a trovare la mossa decisiva che era a lui invisibile. Scatta l’offensiva.

E’ il caso del Grande Vetro di Duchamp o il mistero di Isidoro Ducass, due opere Enigmatiche dove la topologia linguistica prende forma sotto forma di immagini. La prima di M. Duchamp è una visione aerea del grande vetro rimasto abbandonato nell’appartamento di New York mentre era in trasferta per Servizio in Argentina; l’altra, di Man Ray, è la ricostruzione di un passo del “peota invisibile” Lautréamont datogli in concessione a Man Ray in quanto lamentava a se stesso una scarsa produzione artistica di elevata concettualità.

A parte le due fotografie come supporto cartaceo delle due idee geniali, possiamo cominciare a parlare di livello superiore d’Arte, talmente superiore che i due artisti sono stati interdetti dalla comprensione dal loro lavoro fissandosi nelle loro mente la meditazione di una mossa invisibile senza speranza per una partita a scacchi senza fine.

I due srtisti sanno che le due opere sono legate tra loro da un “filo invisibile” comune non capacitandosi una soluzione che tarderà a venire.

Passeranno quasi 50 anni da quegli scatti fotografici morendo ambedue senza venire a capo della soluzione. Intanto sto meditando sulla “partita senza fine” per ambedue, perché il loro silenzio considerato una mossa sotto “Stallo” in realtà evidenzia lo Scacco Matto subìto se si conosce il volere dell’Arte.

 

L’Enigma associato indivisibile

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lEnigma-di-Isidore-Ducasse

 

 

 

 

Foto Man Ray: coltivazione polvere – Duchamp                    Foto Man Ray: Mistero di Isidore Ducasse.

 

 

Man Ray: Foto, Cartografia e Matrioske

Arte e Matrioske.

Le immagini artistiche di Man Ray, quelle d’Arte rivolte all’Arte e  scattate per l’Arte sono pochissime anche se, dobbiamo ammettere che, senza l’operato fotografico di Man Ray, sarebbe impossibile avere oggi un quadro ampio sulle Avanguardie e dei loro lavori andati dispersi durante i conflitti bellici, come anche i reportage sugli incontri , le convivenze e gli amori tra gli artisti.

Come già detto, le sue immagini veramente artistiche sono quelle commisionategli da M.D. e che restano enigmatiche anche per se stesso in quanto, essendo supporter ed amico di Marcel Duchamp, Man Ray, non aveva una cultura metafisica in Arte, specie sul sapere enigmatico dell’Alchimia, lezioni che prenderà in seguito con l’amico M.Duchamp.
Man Ray, in questo settore si è sempre mosso in modo impacciato e non faceva domande perché è buona regola per chi lavora nei Servizi di non fare mai domande ad un proprio collega. Nei Servizi, il punto interrogativo è severamente vietato, ciò è uno regola militare alla quale attenersi. Una domanda in più o fuori luogo, e si era tacciati di controspionaggio. Quindi, il sacro ermetismo nell’arte delle Avanguardie, era semplicemente una regola del silenzio imposta dai Servizi. Se depistare, depistare e depistare sempre è il dovere dell’avanguardista, ricostruire il processo avvenuto nell’Arte nei primi del novecento è cosa difficile e merita molta attenzione.

Oggi, spiegare di Man Ray le immagini enigmatiche che lo resero famoso, supererebbe la sua stessa aspettativa. L’archivio immenso fotografico di Man Ray, furono scatti di “Servizio” in quanto, essendo responsabile americano in Europa per conto della Moda (diceva lui), ma da come si sono avvicinate e mosse e assunte certe modelle e pedine femminili a lui legate, evidenzia del Maestro, un impegno politico/militare per conto degli Americani e Massoneria.

Mettendo momentaneamente in disparte il suo operato militare, l’impegno civile e artistico di Man Ray pare sia stato eccellente. Dedico alla Moda, e messi a fuoco i suoi spostamenti e frequentazioni, il suo, fu un Servizio eccellente su “modi e maniera” di vivere dei francese. In tal modo M.R. aggiornava le centrali operative americane sull’andamento dell’Europa da manipolare in seguito. L’America nutriva per noi progetti di vita e di trasformazione alla maniera americane e quindi, modelli industriali nuovi in grado di trasformare gli ambienti urbani europei per l’arrivo industriale dei “beni di consumo di massa“. Arrivava il Consumismo.

Ora, visto che dopo la prima guerra mondiale lìAmerica è l’unico stato che si è arricchito con le munizioni, impoverendo tutti gli stati coinvolti in quella guerra, all’Alleanza che non aveva ancora una aviazione d’alta quota e le ottiche capaci di fare rilevamenti minuziosi, gli abbisognava molti fotografi, incisori minuziosi e cartografi per mappare i terreni e città di tutti gli stati debitori sotto il suo controllo e le cartine venivano spedite alla ” The American Geographical Society Library” dentro i bauli diplomatici mai aperti dalla Finanza appartenenti delle super collezioniste d’arte:  le Sorelle Cone. Ogni squadra d’arte doveva dare il proprio contributo. Per l’occasione vennero in Francia centinaia e centinaia di americani disegnatori e pittori a prendere lezione “d’arte Moderna” dai Maestri francesi che vantavano primati d’aste nel mondo (tipo Matisse e Picasso e soci).

L’Europa non era adeguata a tale trasformazione industriale, troppo piccola e ristretta. Come Nerone per Roma da modernizzare, l’Europa andava distrutta, abbattuta e ricostruita secondo i nuovi canoni industriali per far circolare meglio i nuovi mezzi di trasporto pubblici, le automobili private e camion  in arrivo alle industrie europee. I motori avrebbero preso il posto di carrozze e cavalli. Il monopolio sarebbe stato il carburante, il terziario del trasporto: ponti, strade, porti e gallerie, verranno lasciati alla libera interpretazione degli stati ma da attenersi alle normative urbane internazionali redatte dalle capitali americane super collaudate. Tale progetto si rivelerà per noi europei un disastro umano: due grandi guerre fratricide e massacri infernali.

La sfida alla Russia da convertire al consumismo e capitalismo, doveva essere diretta da  agenti americano/russo, persone che parlassero la lingua russa, capace di contattare e adunare i rifugiati politici russi e motivarli, uomini e donne da usare per contattare i fratelli ebrei al di là  della impenetrabile frontiere russe.  Quel maledetto 1917 sfascista in Europa, sfasciò le finanze di molti stati, gli animi, il lavoro, e milioni di ragazze e donne rimaste senza mariti, madri senza più figli, orfani di padri, tutto ciò  si rivelò un disastro umano di proprozioni immani; poi ci si era messo per la seconda volta, il fallimento di conquista della Russia che diventava Comunista, quindi gli approvigionamenti della ricostruzione europea sarebbero stati tutti a carico dell’America, la piu ricca di risorse e mezzi.

Uno di questi agenti organizzatori di reduci di seconda ondata dalla Russia monarcha e anticomunisti,  fu Man Ray, colui che conoscendo l’arte della cartografia, fotografia e delle “Matrioske”,  l’applicherà alle sue squadre parigine e spagnole nella creazione della sua Avanguardia Surrealista e Dadaista, basi del nuovo servizio segreto camuffato nell’Arte per relazioni diplomatiche pericolose.

 

SCACCO ALLE AL-FIERE

 

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Gala


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Tutte RUSSE E “sorelle” DI FEDE ecc. ecc. ecc.

 


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                     SCACCO ALLA ANCELLA

 

Chi era la stampatrice ufficiale delle mappe?

 

 

 

Foto Man Ray: Meret Oppenheim al torchio

 

l’Architetto Man Ray aveva lavorato con passione e imparato il mestiere in una ditta di cartografia…  se lo ricordo bene, solo poi divenne fotografo a 24 anni frequentando la scuola anarchica spagnola di New York.

 

la ricerca contunua


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Man Ray: La Scena.

LA SCENA

Narra di Man Ray il Prof. Artur Swartz:

...  Alcuni anni dopo in California Man Ray fu attratto da un altra configurazione casuale. Aveva appena ricevuto un pacco; impaziente di vedere il contenuto, strappo via lo spago lo gettava sul pavimento. Quando rivolse gli occhi in basso il disegno casuale formato dai pezzi di spago si rivelò più interessante per lui del contenuto del pacco stesso. In questo caso non poteva conservare quella configurazione incollando lo spago al pavimento, cosicché fissa immediatamente la “scena” fotografandola. La foto è “Abbastanza corda” 1944 , fotografia solarizzata.

Una scena è la più piccola unità narrativa che abbia una propria autonomia all’interno di una sceneggiatura più ampia o un evento ordinario. Scena è lo spazio che un immagine memorizzata occupa in un evento statico o dinamico indipendentemente sia costruita su un set televisivo, cinematografico o teatrale. Scena è un ambiente circoscritto al campo visivo che la memoria riesce a contenere dentro un area prestabilita: quadro, riquadro o inquadratura.

La fissazione scenica genera un tatto metafisico nell’area della meditazione o riflessione sospendendo il tempo, riducendolo “attimo” senza sequenze conseguenziali. Tale attimo, fissatosi nella mente, affiora nella mente sviluppato dentro una placca mnemonica più solida di altre per poterla richiamare senza esserne aggrediti. La fissazione (o trauma) è l’affiorare in modo imprevedibile di un attimo fulgente. Cio permette all’analista  una messa a fuoco logica sul nesso contenuto.
La Macchina fotografica si comporta nello stesso modo, impressiona l’attimo di una sequenza di vita quotidiana impressionata su un supporto chimico o elettronoico l’attimo grazie a ottiche lettrici di ciò che la luce esternamente illumina.

Per Ray la Luce è luce, la storia è storia, la posa è posa e la scena è scena. Ma quanti sono i Ray nel mondo? Be’ sono tanti quante le macchine fotografiche prodotte e in circolazione. L’industria missi gli occhi sopra questa invenzione pensò bene di divulgarla alla popolazione avviando un circuito di “consumo” e manutenzione tale da essere premiata come una gratificazione ricreativa della società moderna.

Assecondo l’uso o impiego cui è destinata la singola macchina fotografica, questa genera immagini di sequenze di vita che verranno a far parte immediatamente del passato in quanto le nuove ancora da scattare appartengono ancora al futuro.

L’industria fotografica a questo punto genera prodotti intermedi per il grande consumo, preparando un produzione separata per i soli professionisti i quali, descrivendo alle fabbriche costruttrici le loro esigenze, hanno dato modo di sviluppare nuove tecnologie a supporto. Quindi le ottiche professionali sono costruite con ottimi cristalli che ne fanno la qualità d’immagine.

La fotografia se storica seguirà un percorso d’archivio o didattico, se commerciale ne seguirà quello spregiudicato e accattivante del profitto e quello amatoriale finisce negli album tascabili, scatole di scarpe o nei raccoglòitori elettronici dei Personal Computer.

Invece, le fotografie d’Arte finiranno al mercato delle vergini dove sceicchi e mercanti se le aggiudicheranno come trofei di ricchezza al rialzo.

arthur-rimbaud-a-17-anniQuando  Charles Baudelaire (nella foto) s’infuriò all’avvento della macchina fotografica asserendo che, “non sarebbe mai stata in grado di generare Arte”, un fondo di verità ce l’aveva in quanto, il concetto di Arte ai suoi tempi non era stato stravolto dall’uragano modernista delle Avanguardie, ma che, grazie a quella sgridata, il mondo dell’arte tenne lontano l’occhio del Diavolo dal tempio dell’Arte. Ma la petulanza è arte dell’efimero, e piano piano attra-verso la bellezza delle Donne e l’ipnotico corpo nudo, senza far rumore la fotografia s’impose piantastabile nel grande Templio di Arte asserendo di essere immagine anch’ella, bella e illustrativa.

L’immaginifico della Fotografia poteva generarsi in multipli e quindi essere alla portata di tutti, sostituendo immagini iconoclate di Santini ed Eroi, infilandosi come  peccato seducente con tutta la grazia che le donne sanno donare. Da li, eccola spadroneggiare sui videi di tutto il mondo pronta per essere amministrata secondo i suoi fini.


Le-Violon-dIngresLa rivoluzione fotografica concettuale.

Man Ray, capito tutto ciò, fu uno assalta-tore spregiudicato nel diffondere le sue prime “scene” nude scene più moderne delle tradizionali “figurine” della Bella Epoque, scoprendo in Kiki di Montparnasse (la Regina) il corpo moderno attraverso il quale aggiornare il concetto di donna moderna utilizzando quel piccolo trucco aggiuntivo: la “scena vuota” , astratta senza piu fronzoli orientaleggianti, sminuendone la lussuria, risvegliando la curiosità dell’Alta Moda parigina affascinata da quel modo  moderno, cominciando a rivalutare le “svergognate” ballerine Blu Belle elevandole a Modelle di Alta Moda, modelle propositive per Vogue. La visione modernista di Man Ray, Americano a Parigi, poteva eccedere in quel suo modernismo continuo e costante assimilato all’istituto artistico: Francisco Ferrer Social Center sotto l’attenta istruzione dell’insegnante anarco-rivoluzionaria Emma Goldman la quale gli impartì il seguente comandamento:

Abbiamo bisogno di Uomini capaci di svilupparsi incessantemente …, di rinnovarsi; di uomini la cui indipendenza intellettuale sarà la loro massima forza, …, di uomini che aspirino a vivere in una vita una molteplicità di vite.”

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Alice Prin, soprannominata Kiki de Montparnasse, fu la prima Musa di Man Ray per la quale perderà la testa.

Arrivato a Parigi, Man Ray metterà in “scena” il suo piano: creare una squadra di fotografe/modelle capaci con la propria personalità e bellezza fisica di deviare i concetti d’Arte nell’immagine, nel portamento, nella posa, donne disinibite  pronte a posare su fondi scenici museali  per foto “artistiche” rapprentanti non più gli attimi fulgenti barocchi, ma icone statiche fortemente esensuali e composte, prive di attrazioni pornografiche spicciole o da cassetta. Finiva la Belle Epoque iniziava per la fotografia: l’Era Moderna reale.

 

Chi è KIKI?
(vedi Link)   KIKI de Montparnasse


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