Corilla n. 59

Di sto passo dove andremo a finire.

Mio padre guarda spesso il cielo,
ripete: “Sono scomparsi gli Usignoli”
Volavano alto in cielo stando fermi,
amavano cantare a squarciagola alti
sulle spighe dorate oscillanti al vento
sopra le erbe mediche di montagna.
Profondamente commosso mio padre
ripete: “Sono scomparsi dal cielo
anche i piccoli Usignoli…”


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Corilla n. 58

Reparto femminile

I rosario è un grande aiuto agli agonizzanti
prega accanto suor Maria finché è tranquilla,
avverto interiormente le sue preghiera aver effetto
la serenità ha allontanato il senso afflitto.

La ringrazio con carezze nel mio noviziato medico
ed ella si avvicina ad altre per altre consolazioni;
si china, il respiro ascolta e si ferma a pregare
come staccasse indolore dal corpo le anime sfinite.

Poesia Cosmica n. 53

Fusi e fusa

D’Eros il dardo sfreccia invisibile nel profondo animo
attraversa le sensazioni del corpo che rendemmo fedele.

ma se qualcosa di bello accende la concupiscenza,
se turpe canzonetta d’amor ammalia l’ascolto
se profumata fragranza solletica l’olfatto
o se un cibo squisito la tavola alletta il palato,
allora la bellezza sfida con morbidezza e tatto
e la carne attiva i sensi al risveglio, poi
ci rende possibili, mansueti, accondiscendenti
alla concupiscenza erotica che ci circuisce.

Sorridi avvolta di magico affascinate mistero,
servi i commensali ospiti prediletti, tra tutti, me,
il prescelto; e la mano delicata sulla spalla fingi
e ventre e petto delicata alla schiena mia poggi.

Finti, eludiamo la sorveglianze come indifferenti,
occhi belli doni al consenso d’esserti piacente;
lo sguardo t’insegue mentre t’allontani cometa
e d’inviti rilanci i richiami mentre ti volgi indietro.

L’incantesimo ripeti eludendo i commensali.

La tentazione sa essere femminile se vuoi,
mi dibatto, sono indifeso e lo sai, cedo.


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Poesia Cosmica n. 51


A quatto mani

Rannicchiato sul bordo finestra, da Michelle mi
pervenne il tuo maglione umido d’acqua salata,
dimenticato in spiaggia dicesti, riportato strizzato.

Lo dimenticasti ancora sul pianoforte nell’addio
per cantare con la nuova compagnia dove c’era lui;
una tromba d’oro eccitante negli alti acuti e strilli.
Incantata, non ti eri accorta che vi osservavo da tempo.

Dicesti: “E’ bello, molto bello e gli piaco tanto sai?…”

Rapita da incantesimi lo seguisti per mano
avviandoti ai sogni suoi carnali e deliri.

Capii che tutto era finito quando il pianoforte tuo
tornò a suonare di sopra nel tuo appartamento;
pareva volermi richiamare, invitarmi a parlarne,
ogni giorno più piano, sempre di più piano a diventare
un laconico  lamento, lento… lento e spegnersi.

Cell: Ti rispondo. Hai un groppo in gola e tormento.
Senza dirti mi anticipi: ”Enea… mi perdoni vero?”

“…dai scendi.. t’aspetto, poi basta capricci, intesi?”

Sulle ginocchia mie corresti a suonare serena e zip
sulla schiena disceso ti puntino come pentagramma
la pelle, che lieve biro incide un motivetto da ripetere,
ouverture sensuale, ritrovato ritornello per brividi
d’intesa di reciproci armoniosi accordi.




Corilla n. 55

Bello come un Dio

I tuoi occhi perfetti appuntiti
i bei riccioli d’oro sparsi
la bocca d’amore su di me
ti guardo estasiata stasera.

E t’accarezzo le tonde spalle
il bel nudo petto sollevato
vergognandomi sotto te scomposta
tu che mi osservi un filo canaglia
mentre d’Unicorno mi torturi dentro
devastata nel mio baricentro.

E ti esalto: “Andrea sei bello come un dio”
vergognandomi di ciò che ho detto
ma è vero, giro il volto sconvolta
esalandolo un altra volta:

“Andrea come sei bello… ”
beata nell’essere tua prescelta
accarezzandoti digitale la testa
tra i riccioli tuoi d’oro dispersa
cedendomi esplosa rosa fiorita
al tuo beffardo sorriso divertito.