Poesia cosmica n. 25

Anaffettivo

Perché mi vuoi assolutamente?
posso anche non corrisponderti
non sono obbligato amarti se mi ami.
Le tue paturnie d’amore, le insonnie
che hai per me e che mi descrivi
non mi obbligano a stare con te:
io sono anaffettivo e non so perché.
amo te, amo l’altra, amo tutte
ma non desidero nessuna mia:
“e guardami negli occhi !” mi sgridi;
scusami, stavo osservando le formiche.

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Poesia cosmica n. 21

Br’amare.

Nel mondo animale il corpo più bello è donna,
detentrice di ovociti ne è schiava anch’ella.
Siamo stregati ambedue dalla stessa magia
quindi non tentare coi tuoi occhi l’amica mia.
Ti vedo sai? Come me, stai bramando per lei.

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Foto di: Elio Perfido


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Enea Anchise

 

Poesia cosmica n. 20

Tokio è vicina.

Solo il cuore è sempre sveglio di notte,
mummie in catalessie si dorme tutti.

Li sento battere uno ad uno i cuori
e il mio cuore stanco, suggerisce:
“Dai, fai il bravo, dormi un pochino.”

Ma Sa-ya- Maki Mochida poetessa
dice che mi vuole parlare per iscritto,
tradotti i suoi geroglifici uncinati:
“Resta ancora un pochino è presto.”

Presto?.. Alle ore: 03.00 del mattino è presto?
“Maki, è tardi, ti lascio o perdo il tram!”
tanto lei sui nostri tram che ne sa?

 

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Enea Archivio

Poesia cosm/orfica n. 19

Il granchio

Non c’era pace a nord di Oristano
ferie in un mare orribile e rumoroso.
Milioni di esseri neri si muovevano
sulla riva a pasteggiare ondulando
un mantello tenebroso: “Ci mangeranno!”
e si fuggiva più lontano spaventati
a guardare l’orrore. Poi sparivano.

Era ricco il mare di Oristano, ricco.

A sera la spiaggia si tingeva di rosso.
Altri granchi uscivano dal mare
a pasteggiare gli avanzi dei neri
erano più grossi con chele minacciose.

Le famiglie dei pastori avevano capanni,
aglio e olio e rami di limoni sulla soglia;
mettevano in bocca i mostri marini
e ridevano. Pucci, la mia ragazza, ci provò.

Ci provò col nero spaventoso, si fissarono
negli occhi e apertoglielo ancor vivo e condito:
”Chiudi gli occhi è buono” e le fu in bocca!

Mi guardava schifata… supplichevole
io, “dai, giù”, lo deglutì con brutte facce
come chiedere perdono e compassione.

UNO su milioni è Cosmos.

Acc! Fu Epatite virale,
per lei fu Epatite ‘C’  e tanto digiuno seguì,
digiuno e pianti per quel granchio nero
che dentro la rimproverava.
Uno su milioni… pensava
Uno su milioni


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Poesia cosmica n. 17

Come ti chiami ?

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Il vento del nord fermò la bufera di neve,

le costellazioni brillavano e tra i dispersi notturni

dovetti ospitare  sotto la tenda da campo

nel sacco a pelo, una morettina infreddolita.

Troppo stretto per due: “Mi scaldi la schiena?”

S’addormentò cosi, di colpo, accovacciata.

Respirava lentamente e serena.

All’alba, ancora rannicchiata, girato il volto

era ancor più carina col sorriso riposato

quando disse: “Come ti chiami?”


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Poesia Cosm/orfica n. 15

Il paese muore.

 

Con la valigia in mano non saluta nessuno.

Il tramonto è veloce e sereno come ogni sera.

Due gabbiani ondeggiano al vento solitari

con l’unica bambina sotto che gioca sola;

ultima persona nata dall’intimo atto d’amore.

“Signore, anche lei se va… non torna più?…”

Le cade sulla fronte una goccia commossa dal cielo

la gabbinella lo conosce, sa che non tornerà.


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Poesia Cosmica n. 13

RITRATTO DISTRATTO

 

Nel vagone è la cosa più bella che c’è;

si lascia guardare senza incrociare sguardi

rivolti  prontamente alla nuova accomoda

arrivata ora. L’aiuta, l’assiste e si stinge per lei.

Si compenetrano gli sguardi nell’oltre.

Hanno un modo di guardarsi le donne

che non possono guardarci in quel modo

per non essere fraintese ed obbligate poi.

Lo sguardo ripone nuovamente al finestrino

l’altra finge di leggere d’amore un libro,

io fingo di guardare i pali in corsa fuori  (huff!)

Poi le sussurra qualcosa, delicata risponde,

si presentano: pari età, si danno del tu.

Della grazia loro quanto ci negano le donne

per colpa della nostra maleducazione.

 

RITRATTO 1


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Poesia cosm/orfica n. 14

Il Velo del Tempo

Voglio vederti, riconoscerti.
E’ passato tanto tempo, lo so,
da quando ti ho dimenticata.

Ora sono un uomo libero
e vorrei scegliere te.

Sei pazzo!” esclami
e di nuovo lo dici,
di nuovo, di nuovo.

mi piace come lo dici.

Mi convinci a darti ragione.
Non conviene voltarsi indietro
potrei rivedere un altra,
come affermi laconica
una che più non sei.

 

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