Poesia cosmica n. 22

Girotondo

A te compagna che tra le tenebre già riposi

pallida come chi trapassata  gli occhi socchiude,

la luce rendo fioca, più fioca alla penna mia

per non recar disturbo a chi deve dormire.


“Papà leggi qualcosa, ci piace la tua voce.

Apro dal segnalibro e proseguo da pag. 66

dove l’altra sera la fiaba si era interrotta

ai deboli si fanno immobili i respiri

nell’abbraccio alato che bimba protegge.

 

Due angeli bellissimi ogni sera ho nel letto 

due angeli benedetti che aleggiano sereni

piccola e madre non sono miei, sono infecondo,

a loro poco importa, vogliono me al girotondo.

 

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Poesia comica n. 23

Gradisca

 

Perdio! non posso lasciarti un momento sola

che subito di allusioni ti circuiscono i conoscenti

e tu: Oca! è possibile che ti giuggioli seducente

a tutti i pretendenti, gli amanti e traditori sposati ?

 

Lo so! Lo so! che non ti sei mai concessa, lo so!

Ma pensi che non noto i tuoi modi e languide maniere

lasciate scivolare come veli ceduti accompagnati

per ciglia soffuse suadenti gli sguardi torvi amici

come dire all’estraneo: “Gradisca” …appena mi giro.

 

Humm!.. Il tormento mi assale vincente,

morbo che m’attanaglia saperti infedele

e mi piace, senza dirtelo mai, e ti beffi

di ciò, manifestandoti più porca e sexy

quando al collo m’abbracci seducente

e alle labbra mie fingi chiedere perdono

su ciò che succederà a vanto tuo tra poco.

 

Intenzioni purpuree che non sai trattenere

struggendomi di piacere appena mi sfiori

perdonandoti ogni peccato della carne che sarà,

perdonandoti per quel privarti di lingerie sotto

usciti di casa a sera senza, fino al rientro sul tardi

eccitati un poco brilli scherzando sugli amici sedotti.

 

Noi due, peccatori consenzienti che braccia

clementi porgi incrociate per la punizione,

d’amore legate  dietro  ami con nastro

scarlatto raso immobilizzarle subendomi

nella piacevole giusta punizione d’amore

mentre la Luna fuori sorride curiosa.

.

E t’amo dici ,ti amo, tanto mi ami a nastri sciolti:

“Perdonami amore – dici e ancora – perdonami”

poi come astronauti plananti ci amiamo senza

colpe e gravità commesse nel saperti posseduta

da ciò che di sesso erotico offri e in dono possiedo.

 

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Poesia Co(s)mica n. 26

Anaffettivo 2

Ti accarezzo perché ti fa piacere
poi ti masturbo perché ti fa godere
ami le sberlette sul tondo sedere
e baci ai capezzoli che brividi fan salire
;

Il tatto sensuale sul fondo schiena ami
tra mille baci  sentirti dire “ti amo”
e nel silenzio pasticciarti dentro
fino a straziarti di sfinimenti. (huff!)

Filata, amata, curata e soddisfatta
è ciò che chiedi da sempre  a trattamento
mi dici mille volte: “ti amo, ti amo, ti amo,
ora dimostrami tutto il tuo bene”. Certo!
.
“Vuoi un caffè? Quello lo so fare, bene!”

 

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Poesia cosmica n. 25

Anaffettivo

Perché mi vuoi assolutamente?
posso anche non corrisponderti
non sono obbligato amarti se mi ami.
Le tue paturnie d’amore, le insonnie
che hai per me e che mi descrivi
non mi obbligano a stare con te:
io sono anaffettivo e non so perché.
amo te, amo l’altra, amo tutte
ma non desidero nessuna mia:
“e guardami negli occhi !” mi sgridi;
scusami, stavo osservando le formiche.

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Poesia cosmica n. 20

Tokio è vicina.

Solo il cuore è sempre sveglio di notte,
mummie in catalessie si dorme tutti.

Li sento battere uno ad uno i cuori
e il mio cuore stanco, suggerisce:
“Dai, fai il bravo, dormi un pochino.”

Ma Sa-ya- Maki Mochida poetessa
dice che mi vuole parlare per iscritto,
tradotti i suoi geroglifici uncinati:
“Resta ancora un pochino è presto.”

Presto?.. Alle ore: 03.00 del mattino è presto?
“Maki, è tardi, ti lascio o perdo il tram!”
tanto lei sui nostri tram che ne sa?

 

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Poesia cosm/orfica n. 19

Il granchio

Non c’era pace a nord di Oristano
ferie in un mare orribile e rumoroso.
Milioni di esseri neri si muovevano
sulla riva a pasteggiare ondulando
un mantello tenebroso: “Ci mangeranno!”
e si fuggiva più lontano spaventati
a guardare l’orrore. Poi sparivano.

Era ricco il mare di Oristano, ricco.

A sera la spiaggia si tingeva di rosso.
Altri granchi uscivano dal mare
a pasteggiare gli avanzi dei neri
erano più grossi con chele minacciose.

Le famiglie dei pastori avevano capanni,
aglio e olio e rami di limoni sulla soglia;
mettevano in bocca i mostri marini
e ridevano. Pucci, la mia ragazza, ci provò.

Ci provò col nero spaventoso, si fissarono
negli occhi e apertoglielo ancor vivo e condito:
”Chiudi gli occhi è buono” e le fu in bocca!

Mi guardava schifata… supplichevole
io, “dai, giù”, lo deglutì con brutte facce
come chiedere perdono e compassione.

UNO su milioni è Cosmos.

Acc! Fu Epatite virale,
per lei fu Epatite ‘C’  e tanto digiuno seguì,
digiuno e pianti per quel granchio nero
che dentro la rimproverava.
Uno su milioni… pensava
Uno su milioni


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Poesia cosmica n. 17

Come ti chiami ?

Vega_star - Lira

Il vento del nord fermò la bufera di neve,

le costellazioni brillavano e tra i dispersi notturni

dovetti ospitare  sotto la tenda da campo

nel sacco a pelo, una morettina infreddolita.

Troppo stretto per due: “Mi scaldi la schiena?”

S’addormentò cosi, di colpo, accovacciata.

Respirava lentamente e serena.

All’alba, ancora rannicchiata, girato il volto

era ancor più carina col sorriso riposato

quando disse: “Come ti chiami?”


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