Poesia Cosm/orfica n. 15

Il paese muore.

 

Con la valigia in mano non saluta nessuno.

Il tramonto è veloce e sereno come ogni sera.

Due gabbiani ondeggiano al vento solitari

con l’unica bambina sotto che gioca sola;

ultima persona nata dall’intimo atto d’amore.

“Signore, anche lei se va… non torna più?…”

Le cade sulla fronte una goccia commossa dal cielo

la gabbinella lo conosce, sa che non tornerà.


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Poesia Cosmica n. 13

RITRATTO DISTRATTO

 

Nel vagone è la cosa più bella che c’è;

si lascia guardare senza incrociare sguardi

rivolti  prontamente alla nuova accomoda

arrivata ora. L’aiuta, l’assiste e si stinge per lei.

Si compenetrano gli sguardi nell’oltre.

Hanno un modo di guardarsi le donne

che non possono guardarci in quel modo

per non essere fraintese ed obbligate poi.

Lo sguardo ripone nuovamente al finestrino

l’altra finge di leggere d’amore un libro,

io fingo di guardare i pali in corsa fuori  (huff!)

Poi le sussurra qualcosa, delicata risponde,

si presentano: pari età, si danno del tu.

Della grazia loro quanto ci negano le donne

per colpa della nostra maleducazione.

 

RITRATTO 1


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Poesia cosm/orfica n. 14

Il Velo del Tempo

Voglio vederti, riconoscerti.
E’ passato tanto tempo, lo so,
da quando ti ho dimenticata.

Ora sono un uomo libero
e vorrei scegliere te.

Sei pazzo!” esclami
e di nuovo lo dici,
di nuovo, di nuovo.

mi piace come lo dici.

Mi convinci a darti ragione.
Non conviene voltarsi indietro
potrei rivedere un altra,
come affermi laconica
una che più non sei.

 

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Poesia Cosmica n. 12

Amor platonico

L’Arte, bisogna essere stati scultori per capire la tortura cui è sottoposto l’artista nella grande tentazione di palpare le parti anatomiche più intime, proibite, e lisciarle e levigarle ogni giorno con acqua e lasciva, scoprendo quelle parti sempre più belle accarezzevoli. Arte è l”unica testimone rinchiusa in quella stanza delle torture sessuali.

Chi ha fatto scultura sa che si finisce per innamorarsi perdutamente di ciò che si crea.

Chi tra gli uomini dell’Arte ha goduto di un simile dono, con gratitudine, senza senso del peccato, all’Arte dedica il suo intimo amore e desiderio insaziabile, a riconoscenza.

E l’Arte? Immobile ammira divertita il suo artista e sorride maliziosa in segreto perché sa che sotto quei tessuti fini marmorei è deliziosamente amata, accarezzata e desiderata per giorni e giorni, innamorandosi del suo piccolo genio dalle tozze mani rugose che con rispetto devoto, la lava, raschia, accarezza e asciuga stimolandola col piccolo puntale lieve, smarrendole i sensi nell’orgiastico reciproco desiderio del quale l’artista ci farà dono ad opera finita. Gli riconosceremo nell’opera, l’essere stato un amante prediletto della  Belle Arti, ed Ella, riconoscente, in cuor suo lo renderà eterno perché grazie a lui, Arte è  venerata, amata, ammirata nel desiderio che non sa nascondere.

E del sesso infuso nella pietra? Che c’entra, se Amor, tutti riconosciamo, rincorriamo ed ambiamo per la sua delicatezza?

 

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              foto: PIO FEDI  scultore
(Viterbo, 31 maggio 1816 – Firenze, 1º giugno 1892)


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Poesia cosmica n. 11

A sera.

S’accorse dall’odore del sudore:
“E’ tornato dal lavoro il mio amore”
Si gira di scatto e incontro gli corre.
Abbracci e: “vieni, il bagno è già pronto”.

Dopo cena, marmocchi a letto,
ella col proprio corpo in dono
lo cosparge profumata di rose, e
tra le braccia amata, addormentata,
a lui par giacere in un roseto in fiore.

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Poesia cosmica n. 10

A SATURNO

Intona mp3,  intona un altro brano ancora.

Lei oscilla i fianchi come inghirlandati

Danza per altro uomo e lo sogna, si vede…

Perché distrarla dal floreale sogno d’amore?

E i saturnidi piatti oscilla sotto l’acqua, li lava,

Li plana dischi volanti senza alga alcuna

Risvegliarla dall’ altro.. no no..  non ci penso :

Com’era bella di me innamorata prima d’ora

bella così sarà ancor per lui.” Così di lei dirò

solo cose belle perché lei sa amare veramente.

Il mio amore, lo ha saputo  adorare veramente

e piove… piove ancora in me lo sciacquo dei piatti

cosi che ella ancor mi riaffiori in mente.

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Poesia cosmica n. 9

Arrestati! Sei bello!
becca

Enea:
“Musa, sono venuto per non tornare.”

Rebecca Abdu‏ (a memoria)
:

“Perché sei tornato Bianco Destriero?”
Con che tenacia sei tornato a divorarmi.
Non è passato un anno e ancora ti presenti,
perché vuoi la mia vita e io sarò costretta  cederla. Con te non si combatte, si può solo sperare di non soffrire.

Enea:
” Mai corrisposti noi poeti, gli amori possiamo solo inventarli per amarvi a modo nostro.

Musa, voglio un goccia della tua essenza
o dall’anima te la strapperò e in me rivivrà eterna anche senza la tua presenza.

Mai nessuno riconoscerà la tua essenza
sulle labbra mie dalla favella prigioniera,
rima incantata innamorata e mai baciata.”

Rebecca Abdu;
“Amami se vuoi, lo voglio!
Baciami sulle lebbra senza farmi male, 
ti sverserò il nettare che vuoi, senza lacrimare.

Altri verranno ancora a implorare
ma tu, non tornare ti prego,
me lo hai promesso, non tornare!….


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G. Stein: il Potere della Lingua.

All’ombra delle Piramidi (1/2)

 

G. Stein: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Narrava un  giovane egiziano a Parigi a Gertrude Stein…

1913: “C’erano due lingue in Egitto, la lingua corrente e la lingua parlata; poi venne la lingua francese. Tre lingue.
Le due lingue egiziane, per quanto la mia famiglia fosse egiziana fin dall’inizio dei tempi, parlava spesso francese. A poco a poco la due lingue egiziane le spensero del tutto: la madre lingua e l’altra.”

M13: “Spiegati meglio”

1913: “Gli egiziani in passato avevano solo una lingua, vale a dire, nella vita quotidiana tutti usavano soltanto un po’ di quella lingua antica ed era in possesso di chiunque. Ma quando erano innamorati o parlavano ai cavalli o erano commossi o narravano storie, allora parlavano in quella diversa lingua “esaltata e fantasiosa” che adesso è diventata una lingua solamente scritta, e poiché oggi, di questi tempi, gli egiziani non si esaltano più nel parlare e adoperano sempre una lingua quotidiana comune a tutti, noi egiziani siamo finiti col dimenticare la lingua dell’esaltazione diventata buona solo per la scrittura e mai più parlata nelle enfasi d’amore.” Così narrava la spia egiziana al Superiore Francese.

 

M13: È molto interessante”  disse la spia americana al giovane egizio ambedue dal pessimo francese:

M13 Ribatté: “Invece l’inglese ha fatto tutto il contrario. Ha sempre cercato di scrivere come si parla, ed è soltanto da poco che, quella lingua scritta non interessa più a nessuno, e non si può più fare nulla o scrivere come si parlava un tempo, perché non lo fa più nessuno.
Oggi invece, tutti parlano come i giornali, i cinematografi e le radio che insegnano a non parlare la lingua parlata di un tempo perché non è più interessante. E così, a poco a poco, la lingua scritta dice qualcosa, e lo dice in modo diverso dalla vecchia lingua parlata. La nuova lingua scritta ci ha modificati.

Riflette M13: Mi interessava molto quel che dicevo via via che lo esprimevo, ed è molto importante, specie ora; così arriveremo presto a una lingua scritta che è più un inglese a se.

Occhio di Horus

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia ecc

Meditava ancora: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Vedi l’impresa di Lee Miller in Egitto


un-giovanissimo-james-laughlin-minSei anni dopo, nella primavera/estate del 1934 a fare da chauffeur della Ford, incluso il servizio di cambio gomme a terra, per un giro nella Francia meridionale di Gertrude Stein e della compagna sua Alice B. Toklas, nonché da press agent per un tour di conferenze che la Stein avrebbe dovuto fare negli Stati Uniti, è un diciannovenne spettacolarmente alto, atletico, incredibilmente bello, coltissimo e poliglotta e, soprattutto, ricchissimo di nome James Laughlin (1914-1997). James è di Pittsburg, come Gertrude, ed è uno degli eredi della Jones and Laughlin Steel Company, la quarta acciaieria degli USA fondata dall’omonimo bisnonno di origini irlandesi nel 1824. Da qui il sopranome dinastico di: James Laughlin IV°. Pittsburg: Piramide del Mondo.


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Incontro con Ezra Pound

Poco tempo dopo, il superlativo James, che aveva interrotto gli studi ad Harvard (2° anno di medicina…) per il suo viaggio in Europa, scrisse a Ezra Pound chiedendo se poteva vederlo e, con sua sorpresa, il poeta gli rispose: Visibility High, visibilità alta. Cominciò così quella che Laughlin chiamò l’immatricolazione alla “Ezuniversity” (Università Ezra Pound) , un corso informale e intensivo di sei mesi su letteratura e storia che di solito consisteva in conversazioni o al ristorante dell’Albergo Rapallo di fronte al mare o durante le nuotate nel golfo del Tigullio o nel corso di tirate partite di tennis. James aspirava di diventare poeta e voleva da Pound un parere sulla sua scrittura, ma, alla fine del suo soggiorno, Pound, scettico sulle sue qualità letterarie, lo consigliò «di fare qualcosa di utile» dedicandosi all’editoria più che alla poesia.

James Laughlin IV° quell’incarico accettò svolgendolo col tempo e brillantemente.

Nel 1936, conseguita la laurea in latino e italiano ad Harvard, usò il denaro di famiglia per fondare, a soli 22 anni, la casa editrice New Directions, cominciando a pubblicare (dei fratelli di fede), non solo la Stein e Ezra Pound, ma anche E.E. Cummings, William Carlos Williams, Elizabeth Bishop e Henry Miller. Alla laurea, per la sua start up, come si dice oggi, il padre – come casualmente si menzionò in un’intervista – gli diede 100 mila Dollari pari a 100 anni di stipendio medio alto (nel ’36 il reddito di una famiglia della media borghesia americana era di 2 mila dollari annui).

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Anche James Laughlin IV° da buon giovane “egiziano” costruttore di “piramidi” dirà: «Il mondo è in crisi, e il linguaggio è allo stesso tempo la causa e la cura».

James, “mezzo medico” impegnerà per tutta la vita il suo capitale e altro di guadagnato nel promuovere ad Harward letterati di fede insegnanti, capaci di diffondere il modificato senso delle parole dette, favorendo le scritture della sua scuderia New Directions sostituendo con altri diversi sensi quelli generalmente parlati.

Tra i nomi, solo per citarne alcuni: Tennessee Williams, Randall Jarrell, John Berryman, Karl Shaphiro, Jean Garrigue, John Frederick Nims, Paul Goodman, Eve Merriam, Djuna Barnes.

La lista degli autori di fede nel corso dei decenni successivi si fece davvero impressionante. Fu Laughlin IV° a pubblicare George Oppen, Carl Rakosi, Delmore Schwartz, John Hawkes, Charles Reznikoff, Lawrence Ferlinghetti, Paul Bowles, Robert Creely, Gregory Corso, Gary Snyder, Kenneth Rexton, Denise Levertov, Thomas Merton, Edward Dahlberg e Robert Duncan, ma anche a ristampare Henry James, E.M. Forster, Ronald Firbank, William Faulkner ed Evelyn Waug….

Anche questa è Storia dell’Arte.


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Poesia cosmica n. 7

Stupro

Teste! Si confessi:

“T’amo – disse – Sei mia!”  e nell’esalare
ciò che fu  il suo unico sospiro d’amore,
tra le spire di un abbraccio gigante
mi ritrovai costretta al muro poi a terra.
E al lobo poggiato il labbro, sentii
il respiro bestiale diventare più pesante,
possente, potente, furioso nell’incedere
come da fonda caverna uscito il bestiale
per avvolgermi d’afosa calura quel corpo
teso, indurito, ringhiante animale che…

con colpi di reni nel fondo delle viscere
cercava di sfondare con rantoli e artigli
ferrei sui miei polsi deboli, a terra schienata,
sottoposta a peso, avvertivo lo stupro iniziare
dimenandomi di furie impazzita  ma ristretta.

Sentii uscire dal profondo suo ampio petto
la spaventosa voce  cavernicola: carnivora!
Potente! Bestiale! esalando io dallo spavento
un gemito tremulo come di preda ferita ,
sottomessa a quel taurino mugghiante che
di pene inflittami, cerva urlavo prigioniera
a tanto ardore e passione d’uomo che no sa fare,
e che comunque,  disperato, voleva riversare
col seme nel lavacro del ventre mio, la sua vite;
due volte credo poi più, chetandosi il mio lamento
divenuto placido, accomodante la passione discesa
fino a quando le forze gli vennero a meno.

Denuncialo!
Già fatto.
E’ stato arrestato.

Tra le braccia sue protettrici,  ancor io pulsante
di fremiti interni gli accarezzai il corpo ampio
su di me adagiato per calmarlo privo di forze tese,
reso scolpito e pallido, immobile nella placata fantasia
e bello da vedersi nudo disteso su di me e poi di fianco.
Lo ammirai, lo accarezzai, era divenuto mansueto.

Or condannato, come posso chiedergli perdono.
Mi amava a modo suo, mi amava… e non lo sapevo:
ero l’unica sua esperienza e mia di etera amata.

Non so… non so…
Or quel muggito or mi manca.


 

 

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