Poesia cosmica n. 17

Come ti chiami ?

Vega_star - Lira

Il vento del nord fermò la bufera di neve,

le costellazioni brillavano e tra i dispersi notturni

dovetti ospitare  sotto la tenda da campo

nel sacco a pelo, una morettina infreddolita.

Troppo stretto per due: “Mi scaldi la schiena?”

S’addormentò cosi, di colpo, accovacciata.

Respirava lentamente e serena.

All’alba, ancora rannicchiata, girato il volto

era ancor più carina col sorriso riposato

quando disse: “Come ti chiami?”


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Enea archivio

Poesia cosmica n. 3

SULLE GEMME

L’ultima pioggia invernale saluta la primaverile.
Quelle due sono d’accordo da tempo, le conosco bene.
S’incontrano, si scambiano le consegne, si raccomandano
senza che nessuno le ascolti: “Come va?…
Come è andata st’inverno?.. Hai nevicato? ” ecc.

E, camminando, riconosco le gocce fredde invernali
dalle tiepide primaverili. Le seconde sono più umide
e sui rametti restano appese inzuppate senza cadere.


Si posano la, dove sbocceranno le gemme,
risvegliandole imboccate, dissetandole;
gemme aperte durante tutta la stagione,
piovosa o, primaverile si spera.
V’è! Finalmente
posso spogliarmi mentre camino
e respiro con la pelle le prime brezze.
Basterà solo un cappello alle intemperie.
Sono uomo, un uomo vero; chi lo avrebbe mai immaginato:
Io,
col cappello in testa, diventato uomo e a passeggio
che gocce guarda estasiato appese sulle future gemme.
.
gocce di primavera

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Enea Archivio

“ready made” – La mossa invisibile.

La Mossa invisibile”

il ready made

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Nella Storia dell’Arte, Marcello Duchamp ce lo presentano, raccomandano e insegnano come l’Artista che ha rivoluzionato concettualmente le sorti dell’Arte nel XX° secolo imprimendo una svolta radicale straordinaria.

Dopo una lunga ricerca sull’artista, è possibile scoprire narrativa dell’artista, da parte della maggioranza degli addetti ai lavori, nel raccontare di lui si sanno le stesse medesime cose.

Ciò che spicca maggiormente, e che tutti ripetono di lui, sono le stesse nozioni identiche fino alla nausea. Il suo nome è sulla bocca di tutti gli insegnanti europei esaltandolo come “Grande artista e inventore dell’arte moderna. Ma per me, che ho conseguito gli studi d’arte presso una nota accademia artistica italiana, la cosa non mi ha mai convinto abbastanza, credo nemmeno l’accademia stessa, ma venivo catalogato dalla mia insegnante un scettico in Arte.

“Scettico” all’ora, era offensivo per me, scontrandomi più volte con l’insegnante Jole De Sanna che di Duchamp era la paladina innamorata in quanto, se mai fosse venuta a conoscenza sulle mie intuizioni, le sarebbe caduto addosso l’intero impalcature che aveva appreso presso l’Università Statale di Milano che di Lauro le aveva cinto il capo.

Per chi come me non dotto, conveniva tacere o ingoiare, ma i suoi bocconi li ritenni amari e indigesti ripromettendo a me stesso un giorno di sbrogliare la matassa di Arianna, non per uccidere il Minotauro che mi è sempre stato simpatico anche se tenebroso, ma per capire perché Perseo una volta asservito la Vergine, riavvolta la matassa decise di esiliare Arianna su di un isola infelice dopo che l’ebbe abusata.

Qui nasce l’idea di FiloRossoArte. Ispettore d’arte e politica europea che cerca di ricucire i tessuti stracciati di un Europa delle Nazioni, bistrattata e dimenticata. Nel frattempo questa indagine ebbe una battuta d’arresto allontanandomi dal mondo dell’Arte fino al fatidico 1991 quando mi apparve la “Mossa Invisibile” che Duchamp cercava disperatamente d’interpretare nel  Grande Vetro senza mai riuscirci.

Il suo superiore e Maestro, lo aveva avvertito che certe profezie l’artista non le avrebbe mai viste neanche dopo la morte e oltre. Quel poeta chi era? Dove si nascondeva? Dove era possibile raggiungerlo per interrogarlo?

Duchamp, pittore stratega , perché ad un certo punto della sua vita carriera decise si servire la Patria con l’Arte, non come arma di difesa, ma d’offesa.

E’ risaputo che i militari hanno da sempre utilizzato l’Arte come arma “offensiva”, arte che si è sempre prestata per far passare codici cifrati. Già i poeti in passato furono arruolati mettendoci in guardia attraverso altri codici cifrati mimetizzati nelle opere stesse, sulla pericolosità degli eventi imminenti, oppure, dopo i fatti, le eventuali responsabilità da imputare ai mandanti.

“E’ per una ragione di stato” si diceva allora e adesso, ma, mai è trapelato dalla Storia una sola chiave di lettura per interpretare o decodificare tali messaggi sublimati.

Poi, si cimentò anche la letteratura a raffinare l’arte bellica alleggerendo le responsabilità alla pittura nel rappresentare eventi complessi.

Fare un ritratto di un Ministro Ombra o di un Alto Ufficiale o Cortigiano responsabile, o altro ancora che governasse il paese, era per i militari un boccone ambito avere una copia del viso nemico e quindi, per secoli ci fu un mercato proficuo per gli artisti “venduti” fare molteplici copie del volto dei sovrani, castellani, cortigiane ecc. da disseminare in tutti gli eserciti che ne facevano richiesta. Scoperto l’inganno, si sviluppò il mercato del falso. Per vincerlo e rendere veritiere le opere ci voleva un Ordine segreto degli Artisti capace di passare i ritratti originali. Ci volevano dei Giurati integerrimo: i Massoni

Sto parlando di tempi in cui la macchina fotografica non aveva fatto ancora la sua comparsa; avvenuta poi, spostando l’interesse strategico verso comunicazioni sublimate circoscritte in nuovi modi di fare arte.

Quindi l’Arte moderna aveva bisogno di nuovi stili per meglio mimetizzare le informazioni sublimate, e, l’economia moderna, mise i suoi occhi sulle opere d’arte incomprensibili per nascondere meglio i piani eversivi in materia di finanziamenti occulti, illegali.

Con le Avanguardie (Picasso) il quadro divenne Ricevuta Bancaria al portatore. L’acquirente in tale modo poteva finanziare illegalmente manovre economiche e industriali di ampia portata eludendo sia le banche che l’Intendenza di Finanza dei vari stati. In Francia la cosa fu possibile in quanto, dentro all’Intendenza di Finanza si nascondeva il Regista assoluto sugli spostamenti Capitali.: Il Poeta.

Uno degli artisti vicini a Duchamp, poeta pure lui, in un momento di delirio di droga e alcol – che spesso assumeva e poi frequentemente- in quel momento di concitazione psichica svelò il nome. Da quel momento, tutte le mosse invisibili delle Avanguardie divennero visibili. Il poeta nascosto presso la Finanza aveva la chiave di lettura di tutte le opere delle Avanguardie di fine ‘800 e inizio ‘900, correnti artistiche che in Francia teneva sotto stretto controllo. Nelle sue opere poetiche, si possono riconoscere tutte le chiavi d’interpretazione e nascita delle idee dell’Arte Moderna.

La “mossa visibile” di Andre’ Breton svelò l’Invisibile.

Morto l’Invisibile, M. Duchamp crollò psicologicamente ritirandosi dall’Arte. Il Grande Vetro dettatogli dall’Invisibile restò per Duchamp un “enigma insoluto”. Fu la mossa dentro la quale c’era la mossa delle mosse, la “più invisibile” e segreta, mossa futura che lui stesso non avrebbe mai comunicato ai suoi superiori perché incomprensibile per se stesso, scervellandosi tutta la vita, non venendo mai a capo di nulla.

“Jole, mia cara Jole, peccato che sei deceduta prematuramente, te l’avrei svelata.


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NO FRIGO

NO FRIGO

Eliminata  la TV di casa, cominciai a guardare in strano modo il frigorifero…

Non fu facile licenziarlo dalla sua mansione, impiegai parecchi mesi. Come HALL in 2001 Odissea nello Spazio, cominciai un po’ alla volta a disattivarlo. Lui stava lì immobile a conservare cibi che regolarmente scadevano alla data prestabilita.

Vivere senza una compagna in casa o senza una compagnia il frigo comincia ad essere sempre meno utile, insomma,  come la Televisione. Ogni volta che lo aprivo mi dicevo “Cavolo! devo prendere il latte, il formaggio grattugiato, la carne ecc..” gettando via tutti cibi prossimi alla scadenza. M’accorsi che comperavo troppo cibo per niente, e che avrei dovuto buttarlo o regalare alla vicina. Imparai a  diminuire gradualmente la spesa fino quasi all’estinzione, rimanendo: 1/2 litro di latte, 2/3 birre, la scatola dei formaggi con dentro una sola qualità, uova, il un barattolo di marmellata iniziato e mai finito, il tubetto di pasta d’acciuga, piccole conserve rosse e tanto spazio vuoto. Il frigo cominciava ad essere più grande del fabbisogno e quindi raffreddavo tanta aria per niente. Meditai per l’acquisto di uno più piccolo, ma mi conveniva aspettare l’evoluzione della situazione.

L’uomo,  quando vive solo ha dei comportamenti strani, comportamenti essenziali.

Un giorno cercai gli occhiali chiedendomi: “Come fanno a sparire gli occhiali in una casa dove vivo solo io” arrabattando alla ricerca qua e la, ovunque. Niente. Niente da fare. Una settimana dopo, controllando le cose scadute nel frigo, notai che il  latte diventato yogurt  stava beatamente in compagnia dei miei occhiali. Diciamocelo, insieme stavano veramente bene come gli innamorati. Il latte, assumeva un atteggiamento intellettuale con gli occhiali. Occhiali e latte avevano fatto amicizia.  Da quel giorno imparai a lasciare gli occhiali di scorta nel frigo in compagnia del latte e barattolini vari, ma aggiunsi le chiavi di scorta dell’auto, del box e la sordina della tromba,

Oggi a distanza di tempo il frigo è spento. Nel vano frigo è diventato l’armadietto per tutte le cianfrusaglie che si aggiravano sparse per casa prive di una collocazione. Finito i surgelati della paratia bassa,  ci ho messo anche due paia di scarpe, una sciarpa, altri libri ancora in fase di lettura, la piccola cassetta degli attrezzi e della frutta di gommapiuma  in memoria dei bei tempi.

La cassettiera del freezer oggi si è trasformata armadietto delle scarpe ordinarie, lucidate a nuovo.

La foto parla da sè.

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Non vi dico la faccia di mia sorella Ivonne quando, venuta per le pulizie, aperto il frigo.. “Hei fratello, come va?” guardandomi perplessa:  “Stai bene vero?”.

In sei mesi avevo vinto la mia battaglia contro il frigo superando la torrida estate senza bibite fresche imparando a bere a temperatura ambiente, dissetandomi ugualmente. In caso di astinenza o eccesso di calura, la barista sotto casa mi serve ciò che desidero. Il frigo, le bibite e gelati, li ha lei e rincarati di tassa sui frigo che gli esercenti pagano ogni anno allo Stato.

Cambio di alimentazione 

IL CIBO NELL'ARTE CAPOLAVORI DAL '600 A WARHOL

Senza frigo ho scoprerto la cucina rinascimentale, quindi: legumi vari, insalate, verdure, frutta, polenta, pasta,  riso, ecc. rigorosamente acquistati freschi. Ciò vale anche per tutti quei cibi companatici di taglio fresco acquistati sui banconi al mercato.
Per chi vive senza frigo, in cucina deve prestare molta attenzione alle dosi in quanto, se dovesse avanzare qualche porzione si rischia di ripetere a sera lo stesso pranzo, altrimenti, per evitare la scadenza di cibo programmato fresco, dovrà buttare via tutto. In tal modo ho capito finalmente in cosa consiste la “dose” consigliata nelle ricette culinarie. Prima invece no, cucinavo a casaccio senza proporzione mettendo gli avanzi cotti, dentro in frigo o in pattumiera

A tavola nel Rinascimento | Italia Travel World
Più lusso che cena

Oggi di spesa ne faccio “quanto serve” e ogni giorno prendo solo l’essenziale, tanto il frigo come i prodotti alimentari sempre freschi ce li hanno i negozi.

Pensavo: “Perché avere un frigo quando con la merce fresca la pago già tassata di frigo, tassa che i supermercati versano allo Stato italiano ogni anno?”

Si trattava di cambiare il proprio modello di vita. Parlandone con la figlia mi rispose che, anche Fabio (il suo compagno di vita)  nel frigorifero tiene solo l’essenziale. La cosa mi rallegrò tanto. Non ero il solo cittadino milanese rinsavito.

Spensi definitivamente il Frigo.

L’avventura continua: Lo vedete affianco al frigo in alto quell’oggetto strano? è una lampada solare autonoma. Sto pensando di iniziare la mia battaglia per un mondo migliore.

La Vincerò!.. lo so.


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NO TV – no televisione

Bene!

Questo è il mio primo articolo.

Ho una testa particolare, credo diversa della altre in quanto sono finito a vivere in una casa che ho modificato e che funziona oggi a 12 & 5 Volt. Sì avete capito bene: a 5 volt contro i vostri 220V di normale amministrazione.

La scelta di vivere a 5 volt è nata dopo una serie di meditazioni serali davanti alla televisione chiedendomi: “ma perché mi devo distruggere in questo modo? Che colpe ho commesso? Non è stata mia la scelta questa macchina infernale delle mille illusioni, mille allusioni, asociale, schizofrenica, strampalata che non sta mai zitta neanche se la spegni”. Continua la trasmettere anche da spenta quando vado a dormire disturbandomi la vicina l’ascesa nel mondo di Morfeo.

Eppure l’oggetto davanti a me è bello; schermo piatto, ampio, buona marca, telecomando digitale, oggetto ereditato dalla mia ex moglie.

Premetto, che, come telespettatore, “ero un poco di buono” fin da piccolo, non stavo mai fermo, disturbavo i telespettatori. Da grande, in passato, a sera preferivo leggere gli spartiti musicali e suonare qualche strumento musicale, mentre lei, con le cuffie, si emozionava tutta: rideva, piangeva, scalpitava, s’agitava e appena avevo bisogno di lei, prontamente emetteva il sibilo minaccioso: “ssstttt aspetta!”.
Non dovevo disturbala dalle sue puntate televisive. Tutti i giorni, per anni.
Ella amava un serial televisivo tipo: “Isso, Issa e o’ Malamente”, sequele meridionali dove passano la vita a sgridarsi, cornificarsi, imbrogliarsi e minacciarsi.

Insomma, da buon milanese detestavo quella cultura insopportabile, veramente insopportabile, mentre lei l’amava dicendo per ferirmi: “Che belle famiglie, avessi avuto anche io un marito meridionale, mi avrebbe amata tanto … e tu invece no!”.
Non sono battute belle di sera davanti a una minestra riscaldata alle ore 20,15 mentre mangio da solo con lei voltata di spalle ipnotizzata davanti al televisore. Poi arriva il filmone.

lei: “stai qui con me a vederlo?”
io : “ No grazie, sono stanco, leggo un pochino e dormo”
lei: “ Ecco! non mi fai mai compagnia, uffa!”

Da allora ho cominciato a detestare il televisore. Quando volevo fare all’amore non era mai pronta e se mi svegliava con le voglie sbuffavo: “io la partita l’ho persa”.  La televisione è un oggetto stupido, ma stupido, condotto da personale di servizio più stupide degli spettatori. Ma si sa, la Rai è un clan di raccomandati senza che abbia mai capito da chi?
Certamente pensavo  da una persona di potere con molti averi, più stupido di loro certamente, altrimenti non si giustificherebbero simili comporta-menti direttivi nelle trasmissioni.

Ho deciso – pensai – la butto!

Prima ancora di prendere la decisione di regalarla, la TV si è fulminata da sé! Sbadatamente, mentre era accesa, avevo appoggiato l’accappatoio sopra la TV accesa prima di farmi la doccia e, senza volerlo, avevo chiuso i condotti dell’aerazione. Per surriscaldamento è esploso qualcosa dentro. Ho sentito anche il “tich” tipico della scintilla.

La vidi per l’ultima volta nel container dell’AMSA, lucida, splendente, nuova. Mi lanciava delle occhiate tristi come un orfanella. Le stesse espressioni simili a quelle della  mia cagnolina quando mi allontanavo di casa senza di lei.

Le dissi: “Mi spiace per te. Ti ho tenuta come soprammobile per sei mesi, ma la colpa non è dei tuoi conduttori elettrici che sono ottimi, ma dei conduttori umani che tieni dentro. Ti avrei anche tenuta con me e riparata, sai?, Ma pur di non vedere tanta stupidità dilagare in casa mia e senza autorizzazione, mi spiace, ti lascio per sempre. Addio! Addio per sempre. Torna metallo e rinasci!”

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Da quel momento è cominciata l’Odissea di cosa o come dare la disdetta alla RAI e non solo, ma cosa avrei dovuto fare ancora per vincere la mia battaglia contro la luce ENEL a 220 volt.
In effetti, ragionandoci sopra, noi siamo bombardati tutti i giorni e a tutte le ore da fonti radio. Dico io: ma perché? Adesso che non ho la TV, lo Stato mi dovrebbe dotare di un deviatore di onde, insomma, dovrebbe distribuire – se non lui –  magari  un Istituto privato . una macchinetta contro le onde radio. Niente di tutto ciò.

Ora, non avendo più la TV cominciai a notare una serie di Monitor e Schermi  posizionati ovunque nei punti strategici di passaggio della mia città: Bar, Ristoranti, Stazioni, Ospedali, Supermercati, Banche, Uffici pubblici, Metropolitana, Autobus ecc. schermi televisivi dove non si ha nemmeno il tempo di osservarli perché sempre di fretta,  chiedendomi sul perché di tanto spreco.
Mi dicevano gli amici, “Ma è per la pubblicità o nooo???” (come darmi del deficiente)… ma va la…

A sera a casa, meditavo sui punti strategici in cui erano stati posizionati, fotografandoli giorno per giorno, riguardandoli dopo cena nel PC. Durante il giorno, passeggiavo lentamente come un turista dentro un museo d’Arte senza il diritto di fotografare gli schermi appesi e da diverse angolazioni, scattando furtivo, per rivederli. Evvvaaai Klicki! .

Mi si formò in testa  l’idea che quegli schermi non fossero normali Televisori, ma macchine per il controllo dei cittadini. Insomma, una specie di telecamera ad ampio raggio panoramico, capace di catturare immagini con la stessa facilità con la quale le emette o le trasmetterle da centrali dati. Se il telefono è un apparecchio ricetrasmittente, pensai, lo sarà anche la TV… o no?
Butatta!


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