DADA: Nascita del Cosmo n.1 /6

Appunti di Scena e di Posa

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Julius Evola: Filosofo

Secondo il Filosofo italiano dadaista Giulio Cesare Andrea Evola (1889-1998) noto come Julius Evola, la scelta cade su di lui nell’analisi del cosmo artistico dadaista perché esponente di spicco della corrente internazionale in Italia. Analizzandolo scrive:
Ogni territorio occupato con lo scopo di abitarvi è prima di tutto trasformato da caos in cosmos; cioè, per effetto del rituale gli viene conferita una forma che lo fa così divenire reale.

Cosmos, assimilato in molte lingue del mondo, è il significato originale di Ordine, ma attualmente questa parola è generalmente usata come sinonimo di Universo per gli Argonauti, Astrofisici, i Cosmonauti, e Astronauti.

Per la cultura occidentale filosofica l‘Ordine di Cosmos segue il disordine caotico di Caos. Quindi per attuare un Nuovo Ordine delle cose ai cosmopoliti abbisognava un vero Caos a monte (insurrezioni) Questa parola d’ordine attraverserà la civiltà europea per 2.000 anni fino al 1.900 e senza farsi identificate dai cittadini e i loro governi ignari. Leggendo Evola invece, si denota l’origine e lo scopo del grande mutamento politico che sarà il “Fascismo Italiano”. I passi successivi di Julius Evola vanno incontro all’Arte, attraversano l’ Arte, la crisi dell’Arte fino alla nascita della filosofia metafisica Nazionalfascista. Egli sarà l’istruttore e maestro alchemico delle Avanguardie e di Marcel Duchamp dando una svolta metafisica alle sue opere incomprese allo stesso Duchamp che ne faceva uso spregiudicato militare senza sapere che, il contenuti li governava silenziosamente Cosmos, riordinando, Marcel Duchamp, su consiglio di Evola, tutte le proprie opere in direzione del Grande Vetro. dando ordine cosmico al proprio Caos lievitandolo “oltre la linea dell’orizzonte” dove la Sposa meccanica (astronauta e cosmonauta) ascende ai cieli.

Manhattan 1929

New York è una città-stato che si definisce Cosmopolita per eccellenza perché comprendente persone provenienti da molti paesi diversi, asserendo che: “l’immigrazione ha trasformato questa città stato in una metropoli cosmopolita“.


Cosa comporta il cosmopolitismo metropolitano?

1: avere un’ampia conoscenza internazionale e quindi essere mondano; ciò permette una maggiore e più ampia diversità culturale. Ciò ha portato ad atteggiamenti più cosmopolita tra le giovani generazioni della città rispetto agli anziani diventati storici e datati. 

2: La città cosmopolita è composta da persone provenienti da tutte le parti del mondo, città accogliente per capacità numerica, ricchezza e una popolazione cosmopolita più o meno ospitale, dirigente e radicata all’interno.

Molti aggettivi legati al concetto cosmopolita sono convenzioni per giustificare una ragione comportamentale di classe, come ad esempio, l’essere “sofisticato”, atteggiarsi ad alto grado di lussuria stabile che corrisponde a canoni mondani, dando vita ad una sorta di classicità iconoclasta dal valore nobile, antico e di rispetto.

Star cinematografica americana

La Posa:
Tutta le battaglie portate avanti dalle Avanguardie per la distruzione delle immagini iconoclaste damonasteri e palazzi monarchici finiscono nel torto quando uccisa nel caos rivoluzionario – ad esempio – la zarina erede Anastasia, una bella zingara dei deserti discendente di nomadi pecorai mediorientali vincenti si atteggi con gli stessi panni principeschi per sostituirne il “Corpo” etnico monarchico zarista appena sterminato, riproponendo la stessa immagine sacra combattuta e distrutta dai cosmopoliti per farsi adorare quale principessa popolare. Questa nuova sagoma si atteggia in pose sofisticate simili alla lussuria conquistata sfoggiando gli stessi abiti con gioielli facsimili. Mentre per la prima principessa la posa era dettata dal corredo di corte ereditato nei secoli e quindi iconoclasta, la seconda ha una finzione recitata per soddisfare l’immaginario collettivo popolare come se , al posto di Anastasia , la bella zingara avrebbe governato meglio la Russia o le monarchie in genere e con la ipnotica arte del cinema, falsificarne la storia.

L’atteggiamento dell’attrice incrimina tutti i fautori delle Avanguardie ‘900 e di chi, oltre loro, ha appoggiato la “rivoluzione borghese” (giacobina) prima o si sia animato poi per renderla vittoriosa anche ad EST usando il falso ideologico ne facevano monopolio etnico, estetico, quindi neo classico e classista. A questo punto dopo aver arrestato le vittime prescelte, macchiate di fango l’ effigia reale e recluse nei sottofondi storici per essere trucidati, la nuova arte borghese capitalista si circonda di aggettivi di corte impropri come: “sofisticato, mondano, colto, raffinato ecc.”.

Sostituita l’immagine Reale con il Falso cinematografico e fotografico, l’Arte moderna assume tutta la responsabilità di essere divulgatrice di Falsi storici.

Segue parte seconda: (2/3)


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Picasso: 120.000 quadri e più.

La Fabbrica Picasso

Se Pablo Picasso non fosse al riparo dai “Segugi di Artemide”,  i suoi cataloghi, gli articoli d’Arte, le recensioni che ripetono a memoria la stessa cantilena da anni osannandolo  maestro al di sopra di ogni suo collega, i mercati d’Asta non saprebbero come nascondere una anomala “Fabbrica Picasso” che gli stava alle spalle con tanto di dipendenti, manager, mercati,  collaboratori  esterni, battitori d’Asta, critici, fotografi, scenografi, cineasta, giornalisti e mille intellettuali che gli facevano quadrato intorno e altro ancora e di più .

La Fabbrica Picasso era una macchina perfetta e mimetica. Analizzandola da vicino è un macchina isterica d’alta produzione di quadri  ed oggetti d’arte e cose di terzi firmate per un totale 120.000 pezzi catalogati come se non fossero soprammobili e ceramiche fortemente decorative da  espandere sul Mercato mondiale a chi è disposto a sostenere un mito fortemente economico e non certamente l’Arte. Picasso è un Copy severissimo a protezione di una Industria funzionante 24 ore su 24 in tutto il mondo. Quanto lavoro dietro.
Se aggiungessimo a ciò le sue avventure amorose, politiche, belliche e relazioni artistiche o ministeriali, pare legittimo chiedersi: “Quanti erano i Pablo  Picasso nel mondo? ” e qual’era il suo carburante da renderlo  iperattivo?
Alice Toklas nelle due biografie degli artisti conosciuti ai tempi, ci narra di un Picasso che avesse degli allievi in Spagna, ma anche copisti e riproduttori in Romania. Nella corrispondenza col suo gallerista/piazzista, Picasso ci confida attraverso il suo Agente dal quale passare per firmare opere di cui non era a conoscenza. Che Picasso fosse un disegnatore assiduo, quello si, e che spedisse i bozzetti da far realizzare ai propri collaboratori per poi passare per la firmare è poco noto. Per il pubblico americano G. Stein racconta esserci stato il suo copista fisso (da lei ingaggiato) che riprodurre in bella copia i quadri brutti o i commissionati a bozzetto. Quindi chi disegna su blocchetto assiduamente si presuppone essere un dirigente alla scrivania… quale? Verrà indagata.

Nel frattempo le indagini proseguono verso la sospettata produzione della misteriosa “Fabbrica Picasso”.

foto: Atelier di Picasso

Se prendessimo tutte le sue opere sparse nel mondo e aggiungessimo quelle mai catalogate e le volessimo suddividere in ore di lavoro, il conto non torna. Una simile produzione non può realizzarla una singola persona. Indagando nella sua vita privata troveremo molti giorni scioperati, mesi e anche qualche anno passato senza produrre nulla. Il  calcolo delle ore fa dedurre che a monte di tale produzione qualcosa non torni, quindi l’idea di una Fabbrica o marchio di Fabbrica prende legittima forma. Tornando a chi, futura socia in affari parlò di lui, di Gertrude Stein leggiamo quanto segue:

Una delle cose che m’interessarono di più furono le conversazioni che ebbi dopo aver scritto L’Autobiografia.
C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora, Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaune Apollinaire e Max Jabob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi, eppure era molto giovane, comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come la facevano in America. Diceva che ogni poeta doveva scrivere una poesia come lui doveva dipingere un quadro al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per le poesie e i quadri e sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui, e naturalmente lui avrebbe avuto un quadro pronto da mostrare e così faceva e loro facevano. Certo, loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno.

Bene; quando afferma: “Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come la facevano in America.” si parla di “catena di montaggio” seriale come quella idealizzata dall’economista americano Federisc Taylor per la Ford.

Ora facciamo due conti della serva.

Concediamo a Picasso 360 giorni lavorativi per un totale di 360 quadri all’anno che moltiplicati per 72 anni lavorativi dall’impegno preso ai tempi del  BateauLavoir fanno un totale di 25.920 quadri. Andare a 120.000 quadri mancano all’appello 94.080 quadri. Per correttezza di calcolo e per realizzare una simile produzione ci vogliono almeno 5 Pablo Picasso impegnati tutti i giorni e per tutta la vita, sparsi nel mondo senza fare mai un giorno di riposo o vacanza altrimenti i conti andrebbero a rialzo.

Numero 120.000 quadri e non c’è una sola fotografia sua con la maglietta sporca di colore, ne maniche, ne mani?

Pablo Picasso e B.B. (Brigitte Bardot)

Approfondendo la ricerca sulla sua vita privata ne esce un Pablo Picasso “Noir”, pedinato dai servizi segreti francesi che mette a dura prova i migliori ispettori e detective  politico/militari stranieri, professori d’Arte, Critici, Collezionisti e agenti di Finanza, venendo alla luce, tracce di una serie di reati da citare Pablo Picasso a giudizio davanti ad un tribunale Internazionale d’Arte  per un severo Giudizio Universale.


Cubismo e Picasso
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Picasso e il Quinto Sigillo

Picasso: El Greco “Quinto Sigillo”
Perchè El Greco è stato il primo cubismo ?

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In Effetti, Dominikos Theotokopoulos (1541 – 1614), detto “El Greco” nasce in Grecia nella città di Candia sulla nota isola di Creta.
Artisticamente nasce come pittore bizantino di quadri religiosi (Icone Ortodosse). Una serie di vicissitudini lo porteranno in Italia e poi in Spagna dove avrà più fortuna e migliori commesse di lavoro.
Quando Pablo Picasso affermerà quattocento anni dopo che fu El Greco e non Picasso l’inventore del Cubismo, svela un mistero artistico di elevata portata, ma per la Storia dell’Arte distratta,  Picasso resta l’inventore e il migliore interprete.

Indagando sul comportamento oscuro di Picasso troviamo l’artista in un area circoscritta troppo vicina a El Greco, e, dalle ricerche trapelate sulla lunga permanenza allo studio del quadro “Quinto Sigillo”, lo confermeranno gran copista del maestro rinascimentale. Sul quadro di El Greco “Apertura del quinto sigillo dell’apocalisse” probabilmente del medesimo Picasso fece diverse copie.  Questo quadro fece scuola alle Avanguardie del ‘900; inizialmente per questioni religiose poi si rivelerà essere il capostipite di un certo stile e manierismo pittorico. El Greco 1.500 d.c. , avendo studiato in Italia vicino ai nostri grandi maestri, oggi lo guardo con una certa riverenza e distacco perchè qualcosa nello stile  non quadra di quel noto quadro , troppo, troppo precoce per quei tempi. Per tale pittura sarebbe stato scartato o surclassato da pittori contemporanei migliori. Visto oggi, sembra quel quadro essere un manomesso avvenuto a causa dell’arrivo della macchina fotografica capace di fissare lo stile sulla pellicola per la creazione di ampi archivi delle opere artistiche passate, camuffandolo per  creare in questo modo un alibi storico al cubismo mai esistente. Questo concetto verrà ripreso più avanti in quanto, ciò che noi chiamiamo cubismo artistico, altri adepti degli Ordini Massonici vari lo chiamano “cubismo politico militare”. il letto del militare (branda) si chiama “squadra”  e tute le mattine durante la sveglia, disfa la squdra piegando il tutto a “cubo” ai piedi del letto e  pronto a trsportarlo in spalla in caso di “Allarme” per trasferta urgennte in battaglia (scuola romana).

Quando Pablo Picasso con quella affermazione di paternità cubista indica il maestro El Greco quale fondatore dell’Ordine, in tal modo farà risalire le sue  “squadre” cubiste paramilitari ed esoteriche dai tempi di El Greco, come se El Grebo fose il fondatore “dell’Ordine Cubista” svelandocelo come l’artefice sciamanico che ha  sigillato o suggellato quell’Ordine Segreto.  Non si può disconoscere a El Greco di essere stato per eccellenza “lo spagnolo degli spagnoli“( pur non essendo lui stesso spagnolo di nascita), ma per quanto fatto in Arte e divulgato emancipandone lo stile pittorico, questo titolo di Spagnolo se lo merita tutto. Barcellona è dunque rimsta sede del Cubismo e ci da ampia dimostrazione attraverso la sua architettura “Cardo Decumano” comedi  conquistatrrice  delle americhe suddiste.

Le “Quadre” o “Cubi”, sono la caratteristica urbana di Barcellona che la impose modello col Barocco in tutta l’America Latina. Non a caso il cubismo nasce e si muove dalla provincia di Barcellona invadendo la Francia artistica, gemellandosi, mentre l’origine della tecnica pittorica picassiana cubista nascerà dello specchio infranto dettato dall’Ordine Accademico di Francia che a tutti gli artisti delle Avanguardie, i loro modelli d’Arte impose e diretti in segreto dal demoniaco Poeta francese rimasto “anonimo”, il mai morto rinato “Innominato”.

Foto: Barcellona – Vista del  “Cardo Decumano” romano.
(Las Quadras e los Cubos)

barcellona aerea

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PS: ho scopertoo questo articolo del 2016 che convalida i sospretti sui falsi di El Greco in circolazione. Un giretto a questo link è consigliabile (fate un copia/incolla)

http://www.venetianpost.com/veneto-falso-el-greco-esposto-a-treviso-sgarbi-difende-il-quadro/#comment-4941

Il Settimo Sigillo: LA SFIDA

 IL SETTIMO SIGILLO

Foto: Partita a scacchi tra Antonius e la Morte.

bergman


Il sigillo apocalitico di Ingmar Bergman

La questione dei ” Sigilli dell’Apocalisse”, in arte, è stata trattata da diversi autori ed  artisti  e mi riprometto di perseguire le tracce una per una fino a svelarne l’intera collezione di Sigilli e l’interpretazione del loro mistero intrinseco.
Interessante è l’accostamento che propongo nelle due immagini del testo: la prima è del noto regista svedese Ingmar Bergman (ebreo) noto con l’opera artistica della filmologia svedese: ” Il Settimo Sigillo” ; la seconda è l’immagine della nota partita a scacchi in cui Marcel Douchamp (ebreo) sfida contro il suo grande enigma: La Sposa mesa a nudo.

La partita a scacchi è un emblematico rito e segno velato di schemi, essa intreccia i due giocatori ad un unico filo conduttore: impossessarsi essi dei Sigilli attraverso una sfida, come se, nulla ci è gratuito dalle divinità, e quindi, non essendo gli ebrei inclini alla Grazia ma interessati più alla Ragione, ciò che vogliono lo devono conquistare legalizzando la conquista con l’onore dell’intelligenza o del danaro. Per la cultura ebraica, “bene o nel male” tutto va conquistato elaborando stratagie e accerchiamenti vincolanti  o feroci battaglie di annientamento.

Scacchi perché? Perché il gioco degli scacchi è la simulazione di una guerra, un gioco  pianificatore d’intelligenza militare.

Ciò denota che, i Vangeli cristiani, di cui gli ebrei snobbano la veridicità, in realtà, a questi, dedicano molta attenzione, rispetto e lettura. Studiati, ed eseguiti alla lettera, i 4  Evangelisti (Luca, Paolo, Giovanni, Matteo), descrivono le visioni profetiche in modo particolareggiato, dedicando a questi gli studiosi piu accaninti e attenzione all’opera di Giovanni, l’Evangelista, il quale, fu  messo a conoscenza dei  misteri dell’avvenire direttamente dal Maestro Gesù detto il Cristo. I Savi sanno  che dentro i sigilli di Giovanni c’è la tutta la storia avvenire dell’umanità, e che, per governarla, i confratelli devono assolutamente venirne a conoscenza anticipatamente di cosa e come avverrà.

Come svelare il segreto dei sigilli?

Gli ebrei, non avendo per dogma l’anima, come guida spirituale si affidano alla sensibilità dei sogni o alle visioni degli artisti (poeti scrittori, musicisti, pittori, ecc.) sperando che abbiano ancora in loro quel poco di ‘anima immortale perduta nella Genesi e aggiungere attraverso quelle vision la giusta direzione per condurre l’umanità un Futuro divino. Quindi, se nella cultura  d’Occidente greco/romana i Vate e le Sibilla sono per Grazia Divina i “veggenti”  del Destino (Fato) umano, il non interpretarlo per iscritto nei Miti, i pagani distinguono le proprie visioni  con pronostici più esatti rispetto altre profezie di altri popoli surclassandole in  varietà, lucidità perfezione visiva. Gli studiosi ebrei eclettici, per avere una visione completa delle proprie “profezie” spesso uniscono più dettagli visionari per avere un “quadro” completo o specifico. Ciò permetterà ai futurologi (pronostoci)  ebrei, di gestire la storia dell’umanità nella direzione ritenuta piu consone a favore dei propri interessi politici, senza fare errori.

Bergman e la morte -set film

Alla domanda della Morte – nel 7° sigillo di Bergman –  “Non credi che sarebbe meglio morire?”  il Cavaliere gli risponde di attendere ancora un poco perché l’ignoto lo atterrisce e che vorrebbe avere prima  la certezza dell’esistenza di Dio’  in quanto, se Dio non esistesse l’intera esistenza dopo la Morte sarebbe un vuoto senza fine.
In questa risposta del Cavaliere alla Morte, egli manifesta tutto il dramma culturale degli ebrei durante gli ultimi anni di vita, ma la testardaggine nel portare a buon fine le grandi decisioni d’impresa intrapprese altrimenti impossibili impossibili e vane l’averle sostenute. A quale costo? La Morte:“Meglio morire piuttosto che…” Ecco aprirsi il settimo sigillo di Ingmar Bergman, la sua risposta è depositata nel film.


Il sigillo del <Grande Vetro>

duchamp e il nudo

I temi del Messia, del Sigillo e della Apocalisse, in Duchamp è spesso presente perchè essendo ebeo Giacobbino, la sfida  che lui lancia alla sua Musa misteriosa, (o morte), accettando quella sfida Duschamp avrebbe dovuto – se vincente. aprire il sigillo al Grande Vetro.
Ciò non avvenne. Le modifiche apportate dopo tale rito magico non furono gradite alla Musa. Il Vetro cadde, si ruppe. Duchamp non lo ritoccò mai più. Egli riconoscerà nelle schegge impresse nel capolavoro, la volontà messianica del contenuto in ciò che diverrà la separazione terrena e aerea vedendo sottostante alla Sposa celeste la mappatura agricola in alta quota. Quindi l’oggetto dei suoi desideri (Sposa Diva) sarebbe stata rimandata ad una generazione futura di artisti capaci di entrare nello pazio col consenso divino: gli spazialisti.

Il segnale fu che non sarebbe stato lui  lo sciamano che avrebbe divelto il sigillo dello spazio, e che la sua opera andava collocata dopo l’avvenuta apertuta del Sigillo spaziale.

Dal 1911/13 quando a Duchamp venne assegnato (per sua scelta) i servizi di approvigionamento militare per gli americani dall’ Argentina, egli si trasferì per due anni alla logistica di rifornimenti per la Grande Guerraeuropea (14/18). In quella occasione Duchamp sfiorò per un soffio l’incontro con lo” sciamano scalzo” che avrebbe avuto la grazia del più importante Sigilli: Aprire lo Spazio.

Quel ricercare ostinato di Duchamp, nel bisogno di collocare la sua opera principe “Fontana” all’interno del Vetro come tanti altri readymade e dargli una funzione metafisica degna a quel  meccanismo infernale, non gli riuscì mai di  capirne il nesso eodove inserirla. Fermarsi in tempo gli fu grazia divina per non dissacrare la sua più grande opera alchemica dopo le istruzioni esoteriche ricevute dal filosofo alchemico italiano e Gran Maestro: Julio Evola. prendendo la sue opere un taglio metafisico.

L’artista designato a quel sigillo spaziale  in Argentina si rivelerà essere Lucio Fantana che all’età di 11 anni era già immigrato in Italia per studi. Figlio di Lucia Bottini (italo svizzera) e di Luigi Fontana, la famiglia era di origine italiana. Il padre Luigi Fontana, fu scultore funerario e monumentale di successo in Argentina . Lucio Fontana nel 1917 si arruolerà nell’esercito e prenderà parte alla Prima Guerra mondiale mentre Duchamp presentava il pisciatoio in ceramica dal titolo: Fontana.
L’area nella quale opererà con successo Lucio Fontana sarà lungo la strada Varesina in italia che collega Milano_Varese dove Lucio Fontana polarizzerà la sua attenzione anche alle ceramiche forate. Quella strada diventerà il teatro di straordinarie manifestazioni metafisiche dell’Arte Contemporanea, tema in parte già svolto nell’articolo sul readymade Underwood.

Fin dal principio della sua carriera artistica Duchamp aveva una certa propensione feticista verso le scarpe nuove e belle, raffinate, a punta, munite di tacchetto alto, ma mai abbinò quel feticismo con il segnale cosmico d’Arte: il suo antagonista avrebbe avuto a che fare anche lui con le scarpe. Duchamp andò fuori pista nelle ricerca del piccolo sciamano  perchè avrebbe dovuto cercare lo “sciamano calzato scalzo” in un territorio non molto popoloso ma ancora parzialmente abitato da Indios e immigrati poverissimi.

Come un induista, anche Douchamp avrebbe dovuto cercare il suo Daila Lama minore, colui che avesse il potere di aprire le “Porte Universali”, mistero alchemico che dava senso alla Sposa  del Grande Vetro: “ascesa ai cieli dai suoi scapoli anche”.

Quel bambino scalzo si rivelerà essere poi Lucio Fontana. Lucio era  lo sciamano che alle inaugurazioni d’Arte Spazialista, porterà nascostamente per rito, le scarpe senza calze. Quello era un segnale sciamanico. Ma qui si sta parlando d’Arte maiuscola,  argomento che riprenderemo dopo aver decriptato tutti “pezzi” della scacchiera duchampiana.

Licio Fontana: “Si può entrare nello Spazio
Due anni dopo Gagarin entrava nello spazio.

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Paul Césanne: Più falsi che veri.

1900 Parigi: ” C’era una volta una banda di truffatori d’Arte.”

Di patacche “artistiche” sono pieni i Musei e le Collezioni d’Arte dei privati. Non è facile dimostrarlo ma possibile. Con Césanne possiamo cominciare ad aprire scenari d’Avanspettacolo all’italiana e parlare di “Storia della Pittura” truccata e falsificata. Qualche accenno sui quadri falsi è già stato dato con lo studio di Pablo Picasso inerente al ratto della Gioconda, ma la lista delle opere  false è lunga e mettere insieme le prove non è facile

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Paul Cézanne ( Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore francese. Il padre del pittore si chiamava originariamente Luigi Augusto Cesena (della popolosa comunità ebraica di Cesena) e che da giovane, appreso il mestiere di cappellaio si trasferisce in Francia ad Aix en Provence dove sposa una operai della bottega nella quale lavorava e gli darà alla luce: Paul e Luigi. Il padre, grazie al successo nel gestire una Banca locale, avvierà agli studi d’arte a Parigi il figliolo Paul. (sulla metamorfosi da cappellaio a Banchiere ci torneremo). Scopriremo nelle indagini che le Accademie di Belle Arti e il Biennio di Medicina, erano per la comunità ebraica delle vere e proprie palestre  “Accademiche” adunanti adepti per la formazione di “Quadri” politici futuri. Sembra una metafora ma vedremo che cosi si muoverà la loro realtà.

Su Paul Césanne studente e pittore si hanno poche informazioni e irrilevanti. Pittore onesto, senza pretese economiche, l’arte per lui fu una grande sofferenza condita di scarsa valenza economica fino al programmato “colpo di stato” ai danni dello Zar nel 1905, diventando le sue opere ricercatissime, divenendo Césanne un punto di riferimento finanziario fondamentale e illegale. Sulle sue opere invece, pare che il mondo femminile italiano nutra un sentimento particolare, forse scaturito da quel sentimento materno che le distingue o forse perché, trovavano intima la sua arte nell’arredo casalingo. 

L’artista Paul Césanne, malato di diabete, muore nel 1906 e, dovendo il collezionismo rastrellare dell’artista altre risorse disseminate in Francia,  Gertrude Stein e il fratello Leo,  (collezionisti), nel 1904 decisero di annettere nella loro scuderia “artistica” Paul Césanne rintracciando le sue opere in Parigi per rivenderle in America esportando la notorietà del  pittore  nel mondo del collezionismo americano.

Il Pittore era già anziano e malato quando Gertrude Stein si cimentò a rintracciare le opere sparse segnalate al fratello a Firenze. Conosciuto il signor Charles Loeser, egli indicò nel mercante Vollard la persona ideale per tale ricerca. Gli Stein si portarono alla galleria di un Monsieur Vollard in Parigi per  fare acquisti da rivendere in America. Vollard pare fosse il più grosso mercante di Paul Cesanne in Francia. Cosi ci narra quell’incontro Alice Toklas nella sua Autobiografia: Getrude Stein finiva a Baltimora l’ultimo biennio (1900-903) nella scuola di Medicina alla Johns Hopkins,”.

La prassi di frequentare il “biennio di Medicina”  la troveremo spesso  tra i giovani artisti ed intellettuali di origine ebrea. Gertrude Stein è ebrea come i Cèsanne. Originaria di famiglia tedesca ebbe tre fratelli: Michael, Simon e Leo ed una sorella Bertha tutti maggiori di lei.

L‘importanza del biennio di Medicina come accennato è presumibile dal fatto che, chi frequentava quel biennio sarebbe stato impiegato in “prima linea” sui fronti rivoluzionari o insurrezionali e, a tale scopo, veniva conferito all’adepto  un alto grado di comando per compiti particolarmente delicati e a rischio di vita cui impiegato. Ciò permetteva di partire agevolati nelle cordate gerarche potendo arruolare un esercito di volontari o di arditi per svolgere i  compiti ricevuti. Per tali operazioni,  abbisogna un paramedico per le ferite urgenti .

Foto 1 Leo e Gertrude Stein                          Foto 2 Michel e Gertrude  Stein

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Leo Stein, terzo  dei 5 fratelli (3 maschi e 2 femmine), in quel tempo era di stanza a Firenze presso il fratello Michel lasciando ambedue pochissime tracce bibliografiche dietro loro durante il soggiorno italiano, ma rivedremo invece il fratello maggiore Michel Stein residente per molti anni in Italia (toscana) assieme a Ezra Pound (Rapallo)  e altri intellettuali esteri ad organizzare i finanziamenti ai “Futuristi” e i loro Avanguardisti per l’ascesa della gerarchia Fascista mussoliniana e la costituzione degli “Avanguardisti”, futuri giovani fascisti col compito di squadristi.

Il Mercante Ambroise Vollard (Saint-Denis, 3 luglio 1866 – Versailles, 21 luglio 1939) è stato un imprenditore e gallerista francese. Fu il mercante d’arte di importanti artisti come: Paul Cézanne, Aristide Maillol, Pablo Picasso, Georges Rouault, Paul Gauguin e Vincent van Gogh, e di Marc Chagall. (tutti ebrei). La sua galleria si trovava al n.6 di rue Laffitte a Parigi. Vollard fu un promotore delle Avanguardie francesi. Nella sua galleria vendeva i suoi pupilli ai più grandi collezionisti europei e americani. Nel 1901 fu uno dei primi a promuovere le opere di Pablo Picasso appena arrivato a Parigi.

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Di quell’incontro con il mercante Volladr così prosegue Alice Babette Toklas a pag, 30:

Dissero a Monsieur Vollard che volevano qualche paesaggio di Césanne: Li manda il signor Loeser di Firenze. – Oh, certamente- disse Vollard con aria più allegra, e andò su e giù per la stanza, poi scomparve dietro a un divisorio di fondo e si sentirono i passi pesanti su di una scala. L’attesero un bel po’. Quando ridiscese aveva tra le mani un quadretto di una mela, ma il più della tela non era dipinto. Insieme studiarono il quadro attentamente, poi dissero – Già ma, sapete, noi si voleva vedere un paesaggio.- Oh certamente, – sospirò Vollard e prese un aria anche più allegra;…”

Deduzione:
In se, la narrazione presenta un particolare anomalo: la “collezione” di Cèsanne non era esposta al pubblico, non era visibile. La lunga attesa degli Stein nascondeva qualcosa d’imprevisto, sorprendentemente comico ed illuminante.

… dopo un momento tornò a scomparire e questa volta ritornò con un quadro che rappresentava una schiena: era un quadro magnifico senza dubbio, ma fratello sorella non erano ancora in grado di comprendere a fondo i nudi di Césanne; ritornarono perciò all’attacco. Quel che chiedevano di vedere era un paesaggio. Stavolta Vollard tornò dopo un’assenza anche più lunga con una tela grandissima dov’era dipinto un piccolo frammento di paesaggio. SI, ci siamo, dissero, è un paesaggio, ma loro chiedevano una tela più piccola, che fosse per tutta dipinta. Si vorrebbe vedere appunto qualcosa di questo genere, – dissero. Intanto era sceso il rapido crepuscolo invernale di Parigi e in quel momento una vecchia donna di servizio discese da quella scala dal fondo, brontolò: ~ Bonsoir, messieurs et mesdames,  e se andò senza rumore; un istante dopo, un’altra donna di servizio discese quella scale, borbottò – Bonsoir, messieurs et mesdames, – e se ne andò senza rumore. Gertrude Stein cominciò a ridere: e disse al fratello: – Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne -. Tutti e due non si tennero più dal ridere.
Quando si furono calmati gli tornarono a spiegare del paesaggio. Gli dissero che cercavano uno di quei gialli e meravigliosi paesaggi di sole ad Aix, come ne aveva parecchi Loescr. Ancora una volta Vollard scomparve e finalmente ritornò con un bellissimo paesaggio verde. Era un amore, copriva tutta la tela e non costava caro; lo acquistarono.
In seguito Vollard. spiegava a tutti, che erano stati a visitarlo due americani pazzi che ridevano tutto il tempo e ciò l’aveva molto seccato, ma a poco a poco s’era accorto che, quando più ridevano, compravano poi qualcosa e cosi aspettava sempre che ridessero.
Da quella volta, non smisero più di frequentare Vollard.
Furono presto tra i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto. Comperarono un minuscolo Daumier: la testa di una vecchia. Poco alla volta si interessarono ai nudi di Césanne e finì.

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Quando Alice Toklas scrive “ da quella volta non smisero più di frequentare Vollard.”, ciò conferma che di falsi Cèsanne in circolazione sono pieni i Musei e le Collezioni Private.
A giudicare dalle risate degli Stein quando si accorsero che i primi due quadri “pagati a basso costo” i quadri erano due falsi appena sfornati, dipinti su richiesta alle due anziane pittrici straniere vestite da serve. La narrazione ci  rivela anche di essere in presenza di due ottime copiste di manierismi pittorici e che diventano  falsarie nel momento in cui si apporta sulla copia d’Arte  la firma falsificata dell’artista (erano ignare?). Se Césanne nel 1900 era già ammalato e muore nel 1906 per quella  malattia degenerativa, chi dipingeva al posto suo?
Erano forse le due anziane servette  di Vollard o lo stesso Vollard a produrre i falsi firmati?  Se due delle copiste stavano uscendo dalla bottega e Vollar continuava le transizioni pittoriche clandestine, chi c’era ancora al piano di sopra che continuava a  dipingere su ordinazione di Vollard? Quanti dipendenti disponeva Vollard per mettere in piedi una cosi alta produzione di quadri sconosciuti al pubblico parigino e americano ignari, i quali credevano di trovarsi davanti a quadri d’autore? Poi c’è quel saluto sgrammaticato delle due copiste: “Bonsoir, messieurs et mesdames,”  Per chi è francofono forse riesce a capire la nazionalità delle copiste.
Quando Gertrude sussurra al fratello Leo confabulando sottovoce: “Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne “, scoppiarono a ridere in quanto capirono di colpo come funzionava la famosa Arte in Francia conosciuta in tutto il mondo: napoletani.

Quella occasione scatenerà in Gertrude Stein  un’altra grande idea, ed è  l’operazione artistica truffaldina di nome “PABLO PICASSO” e Cubismo. Gli Stein prenderanno coscienza che quel che conta nel mondo moderno artistico non è l’opera ma la FIRMA, un culto feticista arrivato ai nostri giorni indenne.

Falsificando la firma era possibile falsificare tutta l’Arte che volevano e, far nascere un collezionismo industriale all’americana viziato. L’Arte mediata dal Capitale assunse le sembianze mascherate della Tragedia Greca ispiratrice, dove anche il filosofo Friedrich Nietzsche e il dottor Sigmund  Froid in quegli anni faranno ampio abuso speculativo delle tragedie per la costruzione  del Nuovo Dirigente Moderno ideale per le conquiste.
Dicevano a Zeus per regnare: “fare cose simile ma non uguale”

Cezanne - Le grandi bagnanti

il successo di Paul Cézanne

Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, perdute le tracce di queste falsificazioni, la “critica” riconobbe il valore dell’ opera di Paul Césanne.
La mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu anche l’esposizione al Salon d’Automne del 1904.
E che dire del successo di Calude Monet (Il Gran Giardiniere) che  coincise anche verso lui l’interesse americano di inizio secolo, interesse verso quegli  artisti senza Patria, cosmopoliti, finanziandoli profumatamente?
Paul Césanne, ammalatosi di diabete dal 1900, verrà sostituito come dirigente insurrezionale cedendo lo scettro “artistico” all’amico di cordata Claude Monet che vide anche lui impazzire le proprie quotazione ad opera sempre degli americani, mentre Césanne, tenne sempre un profilo basso per malattia, restando ad Aix-en-Provence.
Negli ultimi anni di vita lavorerà a “Le grandi bagnanti” (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti. (Sarà poi vero?). Una indagine particolare andrebbe fatta verso tutte le “nude danzanti e bagnati” del tempo, tema prediletto dei “Balletti russi”  che la Stein ci svela essere altra cosa, tema pittorico ricorrente tra gli artisti che squassarono il novecento.  Césanne, era veramente un pittore o erede di una gestione occultata in  Aix in Provence  della dimenticata Banca  paterna?

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Il Paravento:
Qui non si tratta di fare “dietrologia” al “paravento” di Vollard ove nascondeva la scala che portava al piano di sopra, segreto laboratorio delle falsarie, ma le risate incontenibili di Gertrude e Leo Stein parlano chiaro quando si accorsero che  Vollard faceva eseguire in serie i quadri falsificati di noti pittori contemporanei a lui “vicini”. Alice B. Toklas, ci dà d’intendere questo nella sua “velata confessione”  biografica?
foto : Autoritratto di Paul Cézanne

Qui in Italia vigila il detto: “ E’ l’occasione che fa l’uomo ladro…” ma è anche vero che sussurriamo sottovoce ” Non dare al ladro l’occasione”. Di fatto gli Stein fiutato l’affare del quadro “Ricevuta Bancaria”, manovra finanziaria non sospetta a quei tempi che nascondevano gli autofinanziamenti illeciti in vista della  presa del Palazzo d’Invero nel 1905, residenza dello Zar Nicola II.

Alla luce di quanto citato, chi oggi Gallerista d’Arte, Battitore d’Asta, Critico, o Professore d’Arte,  si arrischia di affermare che questo  o quel quadro sono dei veri capolavori di Césanne e non opera delle copiste anziane dipendenti del mercante truffatore Ambrogio Volllard?


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Gertrude Stein

I Musei d’Arte MUSEALE

AVANGUARDIE: I suoi sacrilegi.

A parte i quaderni dei Quartieri generali Militari poco accessibili, la Storia chiude sempre i suoi sipari con narrazioni su ciò che è avvenuto nei campi di battaglia indipendentemente se vinte o perse- Ma nulla sappiamo sulle dispute politiche e tranelli che hanno generato le grandi guerre. I Segreti di Stato sono inviolabili è vero, ma se ispettori politico/artistici possiamo immaginare la partita a scacchi avvenuta osservando le opere d’Arte del periodo. Nulla sfugge all’artista sui “disegni” elaborati a doc .

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La natura dell’Arte è misteriosa, e, lascia sempre per suo vezzo uno spiraglio possibile alle ispezioni. Ne sanno qualcosa gli speleologi che, attraverso un frammento di anfora o un inciso sulla pietra o si di un sarcofago mai profanato, sanno mettere in luce ciò che lo sterminatore volle fare sparire per sempre dalla faccia della terra sul popolo a lui ostile, radendolo al suolo per non lasciare tracce del sacrilegio avvenuto…. ma un frammento resta sempre a testimoniare la bellezza perduta, come se l’Arte, anticipatamente  vuol rendere il “libero arbitrio” assoggettato a un destino.

Con la pazienza e perseveranza speleologa, ci addentreremo nel tempio della letteratura franco-americana, ispezionando Gertrude Stein per cercare di capire nel leggerla,  ciò che di criptato ha nelle proprie opere, lasciandoci, degli artisti narrati, le dinamiche intellettuali che hanno usato per insanguinare l’Europa con tre grandi guerre. Stiamo parlando di un Europa prima che nascesse e che deve chiudere con il passato delle sue “Nazioni”. Un Europa che deve avere il coraggio e la perseveranza di scovare i veri responsabili di tanti crimini avvenuti nel XX° Secolo. A nostro avviso, le opere di Gertrude Stein sono un valido documento storico/politico per ricostruire quegli eventi inquietanti insabbiati, perché anche lei è una delle artefici.

Sfogliando le prime pagine dell’opera “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein e le Autobiografie scritte dalla consorte e convivente Alice B. Toklas (suo amore saffico), le due scrittrici mettono in luce le miserie di un Arte Moderna fondata delle Avanguardie rivelandocele bislacche, posticce e truffaldine, svelandoci anche e, sempre con delicatezza femminile, i dinamismi di morte dell’Arte Classica per intrappolarla in favorire un Arte Moderna poco , convincente , di scuolaa blaudeleriana, “artisti” improvvisatori e Bohemien di dubbia scuola autodidatta e provenienza, come dire: Bruto ebbe la presunzione di sostituire l’imperatore Cesare uccidendolo, ma, arrestato e condannato, l’impero romno continuò sull’onda di Cesare. Questa è la metafora tra Arte maiuscola classica e Arte minuscola moderna di quegli anni.

Infine, per imbrogliare meglio le carte storiche, negli anni ’50 si accatastarono parole su parole e tante e tali da generare una confusione e far sparire tanta miseria intellettuale rivoluzionaria del novecento, eregendo con nuove confabulazioni prosaiche le basi di un Tempio Moderno che affonda le proprie radici nella palude delle proprie performance “concettuali”.

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Dicevano: “Noi DADA siamo l’Anti-Arte”, e per ciò detto, li prendiamo in  seria considerazione. Basterebbe vedere le opere per capire meglio il loro concetto distruttivo. La pretesa di estrapolare l’anima dell’Arte riducendo le opere in “cose” o “roba” a compravendite per collezionisti, non devono poi avere la pretesa di definire appunto quelle loro “cose”  e “robe”, opere d’Arte dal prezzo inestimabile. E’ un po come dire che: “il cacciatore bianco in Africa abbatte un leone e la sua pelle vuole in salotto vicino al caminetto  vantandosi grande cacciatore.” Che il leone sia stato cacciato via dall’Africa, si, è vero, ma a che pro?  Cacciato per averlo mummificato nel proprio Mausoleo di Montmartre o Manhattan dando lustro al nascente Museo spoglio?

Il Mausoleo divenuto Museo d’Arte Moderna e viceversa, è il cimitero naturale delle balene spiaggiate, il cimitero dei mai nati e luogo deputato all’Arte cacciata e mummificata, ambiente in cui l’uomo spirituale ove la sua psiche nutre e vive? L’operazione FiloRossoArt fa una bonifica del terreno inquinato nell’Arte in vista della sua Resurrezione e Liberazione al fine di uscire dalla crisi artistica in cui la veiviamo in cattività, fiera sterilizzata nelle gabbie del Capitale.


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G. Stein: il Potere della Lingua.

All’ombra delle Piramidi (1/2)

 

G. Stein: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Narrava un  giovane egiziano a Parigi a Gertrude Stein…

1913: “C’erano due lingue in Egitto, la lingua corrente e la lingua parlata; poi venne la lingua francese. Tre lingue.
Le due lingue egiziane, per quanto la mia famiglia fosse egiziana fin dall’inizio dei tempi, parlava spesso francese. A poco a poco la due lingue egiziane le spensero del tutto: la madre lingua e l’altra.”

M13: “Spiegati meglio”

1913: “Gli egiziani in passato avevano solo una lingua, vale a dire, nella vita quotidiana tutti usavano soltanto un po’ di quella lingua antica ed era in possesso di chiunque. Ma quando erano innamorati o parlavano ai cavalli o erano commossi o narravano storie, allora parlavano in quella diversa lingua “esaltata e fantasiosa” che adesso è diventata una lingua solamente scritta, e poiché oggi, di questi tempi, gli egiziani non si esaltano più nel parlare e adoperano sempre una lingua quotidiana comune a tutti, noi egiziani siamo finiti col dimenticare la lingua dell’esaltazione diventata buona solo per la scrittura e mai più parlata nelle enfasi d’amore.” Così narrava la spia egiziana al Superiore Francese.

 

M13: È molto interessante”  disse la spia americana al giovane egizio ambedue dal pessimo francese:

M13 Ribatté: “Invece l’inglese ha fatto tutto il contrario. Ha sempre cercato di scrivere come si parla, ed è soltanto da poco che, quella lingua scritta non interessa più a nessuno, e non si può più fare nulla o scrivere come si parlava un tempo, perché non lo fa più nessuno.
Oggi invece, tutti parlano come i giornali, i cinematografi e le radio che insegnano a non parlare la lingua parlata di un tempo perché non è più interessante. E così, a poco a poco, la lingua scritta dice qualcosa, e lo dice in modo diverso dalla vecchia lingua parlata. La nuova lingua scritta ci ha modificati.

Riflette M13: Mi interessava molto quel che dicevo via via che lo esprimevo, ed è molto importante, specie ora; così arriveremo presto a una lingua scritta che è più un inglese a se.

Occhio di Horus

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia ecc

Meditava ancora: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Vedi l’impresa di Lee Miller in Egitto


un-giovanissimo-james-laughlin-minSei anni dopo, nella primavera/estate del 1934 a fare da chauffeur della Ford, incluso il servizio di cambio gomme a terra, per un giro nella Francia meridionale di Gertrude Stein e della compagna sua Alice B. Toklas, nonché da press agent per un tour di conferenze che la Stein avrebbe dovuto fare negli Stati Uniti, è un diciannovenne spettacolarmente alto, atletico, incredibilmente bello, coltissimo e poliglotta e, soprattutto, ricchissimo di nome James Laughlin (1914-1997). James è di Pittsburg, come Gertrude, ed è uno degli eredi della Jones and Laughlin Steel Company, la quarta acciaieria degli USA fondata dall’omonimo bisnonno di origini irlandesi nel 1824. Da qui il sopranome dinastico di: James Laughlin IV°. Pittsburg: Piramide del Mondo.


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Incontro con Ezra Pound

Poco tempo dopo, il superlativo James, che aveva interrotto gli studi ad Harvard (2° anno di medicina…) per il suo viaggio in Europa, scrisse a Ezra Pound chiedendo se poteva vederlo e, con sua sorpresa, il poeta gli rispose: Visibility High, visibilità alta. Cominciò così quella che Laughlin chiamò l’immatricolazione alla “Ezuniversity” (Università Ezra Pound) , un corso informale e intensivo di sei mesi su letteratura e storia che di solito consisteva in conversazioni o al ristorante dell’Albergo Rapallo di fronte al mare o durante le nuotate nel golfo del Tigullio o nel corso di tirate partite di tennis. James aspirava di diventare poeta e voleva da Pound un parere sulla sua scrittura, ma, alla fine del suo soggiorno, Pound, scettico sulle sue qualità letterarie, lo consigliò «di fare qualcosa di utile» dedicandosi all’editoria più che alla poesia.

James Laughlin IV° quell’incarico accettò svolgendolo col tempo e brillantemente.

Nel 1936, conseguita la laurea in latino e italiano ad Harvard, usò il denaro di famiglia per fondare, a soli 22 anni, la casa editrice New Directions, cominciando a pubblicare (dei fratelli di fede), non solo la Stein e Ezra Pound, ma anche E.E. Cummings, William Carlos Williams, Elizabeth Bishop e Henry Miller. Alla laurea, per la sua start up, come si dice oggi, il padre – come casualmente si menzionò in un’intervista – gli diede 100 mila Dollari pari a 100 anni di stipendio medio alto (nel ’36 il reddito di una famiglia della media borghesia americana era di 2 mila dollari annui).

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Anche James Laughlin IV° da buon giovane “egiziano” costruttore di “piramidi” dirà: «Il mondo è in crisi, e il linguaggio è allo stesso tempo la causa e la cura».

James, “mezzo medico” impegnerà per tutta la vita il suo capitale e altro di guadagnato nel promuovere ad Harward letterati di fede insegnanti, capaci di diffondere il modificato senso delle parole dette, favorendo le scritture della sua scuderia New Directions sostituendo con altri diversi sensi quelli generalmente parlati.

Tra i nomi, solo per citarne alcuni: Tennessee Williams, Randall Jarrell, John Berryman, Karl Shaphiro, Jean Garrigue, John Frederick Nims, Paul Goodman, Eve Merriam, Djuna Barnes.

La lista degli autori di fede nel corso dei decenni successivi si fece davvero impressionante. Fu Laughlin IV° a pubblicare George Oppen, Carl Rakosi, Delmore Schwartz, John Hawkes, Charles Reznikoff, Lawrence Ferlinghetti, Paul Bowles, Robert Creely, Gregory Corso, Gary Snyder, Kenneth Rexton, Denise Levertov, Thomas Merton, Edward Dahlberg e Robert Duncan, ma anche a ristampare Henry James, E.M. Forster, Ronald Firbank, William Faulkner ed Evelyn Waug….

Anche questa è Storia dell’Arte.


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Arte: L’Ecol de Paris

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LA SCUOLA DI PARIGI:  “Ecol du Paris”

La “Scuola di Parigi” o Ecol de Paris è un termine coniato per delimitare intorno ad essa una strategia collettiva di pittori di origine ebraico/giacobina e altre tribù d’Israele in vista dei motti AntiZaristi e che vedrà la città di Parigi frustrata al rientro  dell’armata dei rivoluzionari sconfitti (1905). Per la Francia la matrice è sempre napoleonica e quindi è una sorta di rivincita contro la precedente sconfitta. Quei reduci della campagna Russia-Giappone, ebbero un ruolo  importantissimo nella cospirazione eversiva e fallimentare durante per la caduta dello Zar Nicola II° Romanov. Il vizio dei Giacobino è un comandamento delle sacre scritture che ordina: ” Tutti i re della terra verranno piegati”. Il taglio della testa e gola è una ritualità di Giacobbe figli di Isacco, nipote di Abramo. Questa chiave di lettura è fondamentale per capire la politica della Francia che promotrice di “Rivoluzioni” poco chiare. Quando invito a comprendere la questione ebraica” in Arte non intendo “giudicarla” ma focalizzare le dinamiche e le convivenze.

La scuola di Parigi si divide in tre spezzoni storici: il primo porta alla guerra del 1905, il secondo più intenso di novità ed è quello che va dal 1905 al 1918, il terzo sfumerà all’inizio  dei preparativi ufficiali della Seconda Guerra Mondiale. La “Scuola di Parigi” sarà decapitata dai Nazisti durante l’occupazione di Francia. Da questi tre spezzoni storici sfociati sempre in guerre mondiali, ogni volta la loro Fenice risorge dalla ceneri manifestando nuovi disegni  scorretti di utilizzo dell’Arte o con arte a fini di conquista. Una volta destituito l’avversario a o in seria  difficoltà, converte i medesimi moti in lotte di Liberazione riacquistando la verginità perduta.

Lo Zar Nicola II°, scoperta la natura eversiva dei motti popolari del 1905, già segnalata dal Padre (I saggi di Sion) impugnata l’accusa di Alto Tradimento e arresta i rivoltosi. I medesimi, se di cittadinanza russa, li farà fucilare. Ma la Russia avendo perso la guerra contro il Giappone e dovendo applicare il protocollo d’intesa  diplomatico sottoscritto agli americani con Theodore Rooswelt,  mediatore (progettista di quella guerra)  i rimanenti insorti stranieri arrestati (i volontari) vennero estradati in malo modo e fatti rientrare nei rispettivi paesi di origine in Europa. Si organizzerà tra gli Alleati la perdita dei loro martiri, la “vendetta”, come se  i caduti degli altri non contassero niente.

Molti di questi  reduci si ammassarono nel quartiere parigino di Montparnasse diventando quel quartiere, il loro Ghetto o Quartiere Generale, quartiere che darà alla luce  una serie di correnti artistiche interessanti, animando la vita quotidiana del quartiere. Quei rivoluzionari di cultura Borghese estesero le loro nuove idee in tutta la Francia, Europa e in America ed infine nel mondo intero. Negli anni che vanno dal 1860 al 1930 circa  (come fu per l’Atene di Pericle), Parigi diviene il campo di concentramento artistico più affollato al mondo. Converranno in quegli anni a Parigi: Pittori, Scultori, Letterati; Musici, Poeti, Filosofi; Ideologi, Scienziati, Spie, Gangster e altro ancora. Tutti di origine borghese ed ebraica. Parigi fu la capitale dei fermenti intellettuali più giovani e rivoluzionari del pianeta. i Cosmopoliti aventi ideali senza frontiere per conquistare comodamente tutto con Capitale.

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Quadretto di “Famiglia” con la giovane Peggy Guggenheim finanziatrice.

Come detto, intorno alla Scuola di Parigi si adunarono i più famosi pittori delle Avanguardie. Questi erano seguiti e curati da una solida squadra di artisti minori specializzati in Critica d’Arte. Quei “Critici” autodidatta batterono per anni la grancassa pubblicitaria delle Avanguardie spendendo elogi  per i loro eletti e protetti.

Se un Avvocato di bona eloquenza e retorica riesce a far depenalizzare la condanna di un proprio assistito assassino, trasformandolo in delinquente comune di reati minori, i mestieranti di Critica dell’Arte affineranno nella  Francia artistica, un arte di pura eloquenza e retorica capace di enfatizzare un processo sbagliato e truffaldino  fino a convincere se stessi e l’opinione pubblica mondiale sul valore artistico ed economico di tanta bruttura. (Affabulaori)

Ciò fu possibile perché la Francia era di fatto colonizzata da una potente Lobby Giacobina che si impose con la violenza e terrorismo durante la Rivoluzione del 1848, prendendo in mano il governo e le sorti della Francia post monarca. La trasformazione della Francia Monarchica in Repubblicana Borghese, subì un processo di moderniz-zazione rapidissimo divenendo la Francia una delle nazioni europee più all’Avanguardia e quindi, produttrice di nuovi cippi culturali. Nascono le Avanguardie.

Ma le Avanguardie per essere propositive e governabili, abbisognavano fin dalla nascita di una disciplina militante diretta da teste col grado di Cadetti o Ufficiali Militari , in quanto, con la Rivoluzione del 1848 anche l’Arte fu imprigionata dai Giacobini diventando parte integrante di un sistema socio-politico ed economico sotto controllo. Per le Arti visive, dalla rivoluzione francese in poi , l’Ufficiale Comandante delle schiere era il Critico, il quale  rispondeva anche lui a un suo Superiore: lo Stratega Rabbino.

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Un artista capogruppo se entrava nelle scuderie di un buon Critico d’Arte aveva vita facile rispetto un concorrente senza scuderia (esperienza personale). Il critico d’Arte diventava una sorta di Protettore.  Se poi è un Critico influente legato al mondo finanzia-rio, garantiva al suo protetto – non solo un successo storico e d’immagine  – ma anche finanziario. Per spiegare meglio tutto ciò ci vorrebbe una relazione redatta da un agente di Assicurazioni che meglio conosce questo meccanismo. Quindi, sia all’interno che all’esterno della Scuola di Parigi si muoveva una organizzazione pianificatrice politco/finanziaria di alto livello coinvolgendo il mondo Borghese ad essere propenso a finanziare le ambite rivoluzioni industriali in tutto il Mondo a vanto della loro ragione industriale e religiosa.

FiloRossoArt

Milan
01.04.2019


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