Cubisti – Il cubo magico.

Chi sono i Cubisti?
“habitantes de los Cubos.”

La teoria d’Arte che il Cubismo sia ciò che attribuiamo come una invenzione pittorica di Pablo Picasso ha bisogno di una seria riflessione politica e storica. L’idea della tecnica pittorica raggiunta da Picasso nel quadro “Les Demoiselle d’Avignon” nasce nell’inverno 1906/07 presentata poi a Parigi di ritorno dalla Spagna furono elaborate da molti studi preliminari.

Barcellona: vista aerea.

Con il materiane Biografico circolante al di fuori del circuito dalle Accademie d’Arte su Pablo Picasso, risulta che l’artista sia un personaggio ancora sconosciuto e tutto da riscoprire.
Se ne deduce che, il Picasso artista che conosciamo non è il Picasso reale che ha movimentato la storia politica europea nei primi del Novecento. Le sue pagine oscure sono ancora segretate e inaccessibili piombiate negli archivi dell’Arca delle Alleanze.

Chicago: vista dal faro

Che fare?
Per ricostruire la reale Bibliografia di Picasso e aggiungere memoria alla memoria ci dovremmo trasformare in fantasmi e raggiungere Chicago regno dei gangster per estrapolare qualche notizia in merito, impresa non facile. Perché a Chicago?
Perché Chicago era ed è ancora, la base logistica di molte gestioni truffaldine economiche mondiali ai danni di tanti stati che non scelsero il loro modello social capitalista del Novecento ma lo subirono con la forza e con l’inganno.
Chicago, come protettorato del malaffare internazionale, divenne nei primi del secolo una metropoli potente al punto da essersi imposta al di sopra degli Stati americani, interpretando le leggi finanziarie a modo loro. Stranamente le strade oscure di Picasso ci portano sempre a Chicago. Perché?

Chicago !967: Inaugurazione del monumento a Pablo Picasso

Per capire questo concetto oscuro bisogna fare una passeggiata a ritroso nella Storia dell’Arte e precisamente al 1905 in Europa. Questa data sta diventando una ossessione, ma è l’ora “X” di una serie di eventi che cambieranno il corso della storia mondiale.

Nel 1905 dopo la sonora sconfitta dei cosmopoliti Bundiani nella Russia occidentale, (durante la guerra Russia-Giappone) i BUND si erano alleati ai cosmopoliti insurrezionalisti europei per la presa del Palazzo d’Inverno dello Zar, per poi ripiegare invece in massa, perdenti e squattrinati a Parigi. Picasso un anno dopo volle – a favore alla sua comunità ebraica spagnola – mettere a disposizione la propria capacità organizzativa di capo gang e pittorica dopo le relazione oscure avvenute tra i cosmopoliti di Spagna e Francia. L’artista si animerà per la creazione di una traffico illegale gestito coi contrabbandieri Baschi esportandolo definitivamente in Francia.

Incontrerà a breve l’ereditiera Gertrude Stein. Da quel momento la sua vita subirà una trasformazione radicale. La Stein lo inciterà a creare uno stile pittorico personale distaccandosi da tutti, affiancandogli esperti del settore per le lezioni d’aggiornamento concettuale.

Dal 1902, i dominanti in arte furono i Secessionisti viennesi . Gli austriaci, ottimi pittori e grandi decoratori, avevano messo in moto questa corrente artistica, dimostrarono di essere – per raffinatezza e maestria – la punta di diamante del collezionismo europeo portando a casa le più belle commesse d’Arte, commesse capaci di squalificare le Avanguardie francesi in campo.

Per sbarrare il passo ai Secessionisti, all’Avanguardia francese serviva una “strategia bluff” ; quindi, mentre le armate sotto il controllo cosmopolita preparavano i piani segreti d’invasione ai Reali di Germania, Austria e Russia le Avanguardie progettavano la successione del potere in Arte.

Per mettere fuori gioco i Secessionisti viennesi bisognava creare un Mercato artistico bluff, una critica feroce di arretratezza diventando per l’avanguardia ciò ed diventa una priorità politica assoluta. Il fine commerciale sarebbe quello di inserire i beni dei sovrani d’Austria nella lista nera dei beni imperiali austroungarici da sequestrare. I cosmopoliti polacchi, tedeschi, rumeni, bulgari ecc. furono rinforzati economicamente con capitali ombra attraverso le Avanguardie artistiche francesi impegnate a creare confusione e disordini nelle culture dei popoli da conquistare.

La trama

Salomè: Gustav Klimt

Per i cosmopoliti il futuro di Vienna, Mosca e Berlino erano capitali già capitolate. Era solo questione di tempo. Per i cosmopoliti del nuovo mondo industriale non c’era posto per altri che non fossero loro stessi alla guida della grande rivoluzione industriale del XX° secolo e la creazione dei più estesi monopoli mondiali. L’egemonia delle scienze e della tecnica era una strategia sotto il diretto controllo delle loro Banche che intercettavano capitali, cambiali, lettere di credito e giri d’affari delle più grandi industrie. Nessun era ammesso al di sopra di loro, neanche ai RE. Inoltre i cosmopoliti volevano il monopolio assoluto di tutte le Corone imperiali, poteri militari, politici e legislativi di ogni stato conquistato.

Lo scacco di Picasso

La mossa strategica per la rivoluzione post 1905 partirà da Enri Matisse dopo il presunto ritiro forzato di Claude Monet e il Gran Maestro Paul Césanne per limite d’età e malattia del secondo, proponendosi Enri Matisse con la “linea” più dura dei Fauve. I Patriarca dell’impressionismp andavano sostituiti perché non impressionavano più nessuno, sia come pittori che amministratori dei capitali americani nell’organizzazione i volontari alle guerre. I grandi gruppi finanziari americani avevano si, allertato gli stati Fratelli interessati alla futura spartizione dei nuovi regni, ma il fallimento degli insorti in Russia portò un forte ritardo e sconforto alla riuscita della conquista.
Si trattava ora di creare “nuove trame” tessute dalle Avanguardie. I grandi Cartelli del Cotone e Acciaierie riconfermarono la fiducia agli insorti, rifinanziando le operazioni di preparazione alla nuova invasione. Nuovo giro di regali, nuovi artisti sconosciuti da finanziare e , nuovi Movimenti da creare.

La Torre Eiffel fu la punta che meglio organizzò la rivoluzione culturale, politica e militare col nuovo Giappone non più diretto dall’Imperatore sovrano ma nazione diretto ora dal Ministro del Commercio estero.
Nel 1905 il Giappone attaccherà sul lato sinistro la Russia. Gli insorti Bundisti attaccheranno la casa reale dello Zar con volontari rivoluzionari sedicenti marxisti rivelandosi poi non esserlo. Monet, il patriarca dei Cosmopoliti filo americano-giapponese, aveva goduto un successo artistico non di poco conto. “andando alle stelle” le sue quotazioni grazie al capitale di copertura delle “strisce bianche e rose e stelle”.

Sempre nel 1905 la Repubblica Dominicana (isola sottostante a Cuba) vede un susseguirsi di Presidenti democraticamente eletti ma il debito estero nei confronti degli Usa cresce sempre di più, tanto che nel 1905 questi assumono il controllo doganale della Repubblica finendo per impoverirla ulteriormente. Iniziano già l’anno successivo una serie di rivolte e conflitti interni con vari colpi di stato che porteranno nel 1914 il presidente americano Wilson a lanciare un ultimatum alle fazioni in lotta: se non avessero trovato un accordo sarebbero stati gli Stati Uniti ad imporne uno. (come fece T. Roosevelt in Russia contro il Giappone). La dura repressione della Repubblica Domenicana farà il giro del mondo intimorendo i Latini.

interno di un cotonificio

Nel 1905 in Francia nasce FAUVE di Enri Matisse, palestra violenta per la preparazione di futuri “quadri ombra” cosmopoliti, uomini particolarmente duri da impegnare in operazioni dove la vita personale entrava in gioco. Gli allievi preferiti ai corsi “artistici” di Matisse, erano prevalentemente giapponesi e ragazzi violenti di Chicago, specializzandoli ancor più in crudeltà. Ed è in questa occasione che il duro Picasso capobanda, avvicinerà Enri Matisse per soffiargli metà del guadagno investito dai cosmopoliti nell’Arte come finanziamento occulto da parte del Cartello Internazionale del Cotone, di cui Matisse era un rampollo discendente di quella categoria, direttore politico fiduciario alla conquista globale di quel settore merceolo-gico per la creazione della prima Lobby “multinazionale” che governerà per decenni e decenni i prezzi dei filati a livello mondiale.

Pablo Picasso, presso Matisse e Gertrude Stein non solo verrà a conoscenza dell’intrigo internazionale in atto, ma da buon spagnolo ebreo, volle diventare il governatore (Patriarca) della sua Squadra politica: i Cubisti di Barcellona. Presso Enri Matisse, Picasso conoscerà i ragazzi di Chicago che daranno vita negli anni nel proibizionismo alla mafia emergente ebrea che riprenderà il controllo politico di tutte le mafie americane ed estere dopo dalla sconfitta di Al Capone.
Da wikypedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Chicago_Outfit

Al Capone

La Chicago Outfit inizialmente fu un “Sindacato del crimine” composto da gangster italiani ed ebrei, guidato da Giacomo “Big Jim” Colosimo, originario della Calabria e immigrato a Chicago nel 1895. Colosimo non tardò a creare grazie anche alla moglie maitresse Vittoria Moresco una serie di case di tolleranze in tutta la città e divenne un potente sfruttatore di prostitute. La ricchezza e il potere di Colosimo aumentarono a tal punto che gli strozzini della Mano Nera  incominciarono a chiedergli le tangenti .

Ma i cubisti di Barcellona non andavano tanto per il sottile neanche loro. Reduci di comportamenti violenti e terroristici in America latina durante l’impero spagnolo, sia in Francia che Europa faranno rispettare i loro interessi

Però una cosa aveva capito allora Picasso – anche se giovane ed ancora ingenuo come truffatore – egli era cosciente che la Spagna era l’unica candidata in Europa e nel resto del mondo occidentale in grado di realizzare questo nuovo modello concettuale di unione delle Arti, come lo fu in passato la Zarzuela adunatrice interclassista tutte le espressioni geometriche di un capoluogo cubista come Barcellona, capitale labirinto, dedalo urbano ottimo per gli agguati e controllo territoriale ove scegliere i più intrepidi uomini a difesa di un nuovo prodotto sfacciato che nessun sfidante in arte fu in grado di immaginare: “L’Arte Bruta” o brutale.

La letteratura spagnola invece, non ebbe il successo sperato pur avendo grandi artisti. Ma si sa, l’analfabetismo in tutto il mondo predilige come vettore culturale il canto, le poesie,le preghiere, i proverbi, gli aneddoti ed altro ancora, fonte depositaria della cultura nobile e rurale di un popolo. Ancora oggi i Latini sudamericani leggono poco, ma conoscono a memoria una infinità gamma di liriche delle proprie canzoni, prevalentemente rivolte alle questioni di “corason” (cuore) quale sede dell’Anima e delle passioni carnali. Infantili ed ignoranti per volere del potere mai latino, la riproduzione della carne è il perno sul quale ruota come una trottola “Vida y Muerte” (Vita e Morte)

Le sensazione, il presentimento, il sentimento, l’erotismo, l’orgoglio, il rispetto altero ed altri atteggiamenti che concorrono a creare la cultura autoctona di Spagna, in cinquecento anni di esportazione di tale cultura cavalleresca del “gaucho” diede vita a un modello politico ed urbano che ancora oggi domina l’America Latina, special modo nella suddivisione geometrica urbana in “Quadre”, agglomerati riquadrati su modello Cubista di Barcellona. Ma la “Quadra” urbana diverrà il modello per molte città d’oltreoceano, tra queste Chicago nata sulla spinta dell’immigrazione forzosa di latini e sudisti del mondo.

Questi concetti ed altri radicati nella cultura popolare, trasformo uno spagnolo in fante e il capitano in conquistatore che non fa a metà con nessuno, ciò fu causa di continue perdite territoriali ed imperi. Picasso no, Picasso è un Fante ne un Conquistador perché non è spagnolo, ma eclettico intrepido avanguardista, ombra cosmopolita.

Chicago: monumento a Picasso

Chi è Picasso?

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Pablo Picasso nasce a Málaga nel 1881, in Spagna, primogenito di José Ruiz y Blasco e María Picasso y López .

Il nome vero di Pablo Picasso è tutto un programma, quasi comico in una Francia che dagli inizi dell’Ottocento ai suoi cittadini impose per ragioni anagrafiche il solo nome e cognome paterno; lui no, lui era il divino Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruíz y Picasso. Per l’anagrafe francese: Pablo Ruìz 

Foto: Pablo Ruiz (detto Picasso)

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Il Padre:

foto:  José Ruiz y Blasco, padre di Pablo Picasso docente di belle Arti, ottavo degli undici figli di Diego Ruiz de Almoguera, era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto uccelli). In vita fu professore presso la locale scuola di belle arti e curatore di un museo. Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo la passione paterna e talento per il disegno.
Fu il padre ad impartire al piccolo Pablo le basi formali dell’arte figurativa, come il disegno e la pittura a olio. Picasso, non completò mai  i corsi superiori all’Accademia di San Fernando di Madrid, lasciando l’istituto entro il primo anno di studi.

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La Madre
María Picasso y López
aveva ascendenze in parte italiane (il bisnonno materno, Tommaso Picasso , lasciò il comune ligure di Sori per stabilirsi a Malaga).
Secondo la madre, la prima parola da lui pronunciata fu “piz”, abbreviazione dello spagnolo lapiz, “matita”.,

Innanzitutto Pablo Ruiz y Picasso porta ufficialmente in arte  il cognome ebraico/genovese della madre Maria Picasso y López di origine italo/argentina (Genova da parte italiana), congiunta a nozze con il pittore spagnolo Josè Ruiz e Blasco (1838–1913).

Il padre di Picasso purtroppo aveva un cognome compromesso con le attività eversive anti monarchiche in Spagna, in quanto, un certo “Ruiz” attentatore e sobillatore di masse, verrà fucilato come rivoluzionario dalla Casa Reale, la quale, estenderà i suoi sospetti e pregiudizi su tutti coloro che nel reame portavano il cognome Riuz. Non furono gratuiti ed illegittimi i loro sospetti , li vedremo prendere forma durante  la Guerra Civile di Spagna.  

In una lettera di Picaso ad Ardegno Soffici, datata  Parigi 20 Aprile 1915, il pittore  cosi scrive in merito all’interessamento di Ardegno Soffici all’albo genealogico italiano di Picasso:

Caro Ardegno,
Ho ricevuto questa mattina la tua lettera col ritratto fatto dal mio antenato, il Picasso di Genova, ma, avevi detto che era un pittore di battaglie e mi mandi un ritratto. Intanto ti ringrazio, ma se potrai procurarmi delle foto di altre sue opere la mia curiosità sarà soddisfatta.

Quindi Pablo Picasso vanta non solo di esser “figlio d’arte, ma anche “nipote d’arte”.
La corrispondenza ed amicizia tra Picasso e Ardegno Soffici verrà ripresa più avanti  durante le ricerche sui Futuristi e il loro ruolo cosmopolita nell’avere coperto e diretto le manovre eversive per la preparazione della Prima Guerra Mondiale italiana datata 1915/18, (un anno dopo lo scoppio).

Le relazioni  metteranno in luce  i Futuristi come un nutrito gruppo omogeneo cosmopolita con base a Napoli presso la marina mercantile, così a Roma e Milano, anche se, per la Storia dell’Arte, i Futuristi vengono presentati come quattro gatti randagi un po sognatori e un po intellettuali,  ma i “Balletti Russi” evidenzieranno che dietro l’Arte e in quei Tour in Italia, esserci cospirazioni nei vari Congressi europei per manovre congiunte militari con altri stati dove i cosiddetti Balletti Russi a fine Congresso concludevano ben altra cosa che lo svago. Infatti, Ardegno Soffici comincerà la sua carriera “artistica” nelle scuderie dei Cubisti, diventando poi di tutto e di più.

Prima della Guerra 15/18 vedremo Ardegno Soffici nel ruolo di “agitatore degli animi patriottici di destra”, e a fine guerra, cofondatore del Partito Fascista nascondendo alla storia le sue responsabilità cosmopolite in favore della guerra contro la Germania del Kaiser e la casa Reale degli Asburgo in vista dell’abbattimento definitivo di tutte le monarchie europee come da Programma di Basilea.

Messa in luce l’origine di Pablo Picasso, lo seguiremo passo passo tra le sue frequentazioni politico/eversive, e  in modo particolare quelle per l’abbattimento dell’Arte iconoclasta, patrimonio dell’umanità a favore di un mercato industriale del quadro a copertura di un capitalismo agguerrito a giuda Massonica per la creazione di un Mercato d’Arte per grandi filantropi collezionisti che nulla avevano che vedere con l’Arte maiuscola.

continua: 


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Picasso: Ordine della PIPA 1/2

ORDINE DELLA PIPA 1/2

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Per mettere in piedi la tresca nell’arte che ci porterà al Collezionismo Capitale odierno, bisognava attivare un meccanismo “promozionale” o pubblicitario  di vendita in perdita e di notevoli proporzioni iniziali. Picasso e banda del Bateau Lavoir , si avvalsero degli introiti da riciclare ricavati provenienti dal contrabbando  di confine tra i paesi Baschi e Francia, meccanismo brigante nel quale tessere proficue alleanze economiche fino  a impadronirsi della intera rete gestendola per anni. Come simbolo di appartenenza ad una cosca piuttosto che un altra, la Pipa divenne il simbolo di appartenenza alla cosca di contrabbandieri  cubisti.

La storia della “Pipa”, come di altri oggetti di appartenenza simbolica in altre cosche malavitose spagnole, era una tradizione tutta spagnola e che Alice Toklas accennerà su questa simbologia nelle sue “Autobiografie” scritte agli albori durante una visita guidata da Picasso in Spagna. La tradizionale simbologia oggettuali di appartenenza alle  cosche, sono ancora in uso oggigiorno, specie in italia. Non verranno accennate nello specifico da Alice Toklas  e Gertrude Stein nelle visite  guidate da Pablo Picasso in Spagna come in Italia meridionale,  simbologie malavitose presso tali cosche abbondava assai laddove avevano il controllo territoriali per pizzi e taglieggi. Il simbolo esposto era un monito che quell’esercizio era prottetto da una cosca piuttosto che da altra. Ma una traccia indelebile  presentata “distrattamente” da Alice Toklas. ci da modo di capire anche  le motivazione di quelle visite ai “Balletti”
Alice Toklas ci darà un altra sottile traccia significativa quando narra di Marcel Duchamp che presentò a Gertrude Stein il pittore italiano Giuseppe Stella, anche lui ebreo e figlio di “Notai” come Duchamp, come molti altri capi delle Avanguardie, ma  almeno  il nostro Jo Stella, da buon italiano sapeva dipingere e anche bene, ma non sarà quella la sua arte di edificatore di “Quadri” in italia, ma negli Stati Uniti (N.Y.)

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Quando il Cubismo come organizzazione eversiva anteguerra (’14/18) attraversò un momento difficile e critico, grazie ad una rapida  metamorfosi politica Picasso farà sparire le proprie tracce in vista della Guerra Mondiale. Lo scettro della “Pipa” passerà, per volere della grande Finanza americana (Chicago) al Surrealista Salvador Dalì, e successivamente a Renè Magritte in quanto Dalì si rivelerà non essere all’altezza come organizzatore di “Quadri”, preferendo il consumo di droghe a favore della sua pittura. Amedeo Modigliani ne verrà fuori disperato e sconfitto dalla guerra civile di Spagna tradito appunto dai cubisti passati sotto la bandiera di Franco.

La Pipa merita una nota dedicata, sia come ‘oggetto’ di riconoscimento d’appartenenza alla cosca designata, sia come simbolo riconoscimento picassiano quale “Capo Pipa”.

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Foto. Renè Magritte.

Questo “quadro” surrealista di Renè Magritte dal titolo “Questa non è una pipa”,  nella Storia dell’Arte è ancora  oggi un rompicapo intellettuale diventando un capolavoro capostipite delle correnti “Concettuali” che dagli anni ’50 in poi ne faranno la loro bandiera. Per quell’enigma, si scateneranno una serie infinita di “opere” facsimili ispirate da quella frase  enigmatica fuori luogo appartenente alla concettualità surrealista informale. La frase  fu inscritta inscritta nel quadro per altri motivi, ma ignari del significato fu adulata dai discendenti artisti “Concettuali”, diventando quel quadro la pietra miliare della concettualità per la propaganda pubblicitaria.
Di quel quadro “campione” si sono scritte fiumi e fiumi di parole squisite, osannandolo, divinizzandolo l’artista Magritte per diverse generazioni sia i critici che gli “artisti concettuali”. Il nuovo , il diverso nasce sepmre da un errore. Vediamolo.

PIPA: voce del verbo pipare.

Io pipo
Tu pipi
Egli pipa
Noi pipiamo
Voi pipate
Essi pipano.

Pipare cosa?
Hascisc, Oppio, Fumo, Polvere, Funghi o che altro?

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La lampe philosophique

A me spiace scoperchiare questa pentola del Diavolo che ha dato origine a una serie interminabili di equivoci artistici e problemi sociali in occidente (la droga); ma il nesso tra Droga-Arte, Droga-Economia, Droga-Religione, Droga-Guerra, Droga-Politica, Droga-Medicina, Droga-Psicologia o altro che sia stato intaccato dalle droghe, ci porta a scoprire che i fornitori di cocaina agli eserciti durante la Prima Guerra 1914/18 saranno agenti malavitosi infiltratisi nell’Arte, quindi  non facili da scoprire perché muniti di un tacito passaporto speciale  della Cultura, una licenza di follia dettata dagli atteggiamenti “strani” degli artisti dopati, ma scoprendo anche che l’Arte è l’unico archivio umano nel quale inconsciamente (o consciamente) gli artisti  riversato le proprie fantasie, mentre gli infiltrati riversano bugie. Ogni opera  delle Avanguardie del novecento francese, se tali  le vogliamo ancora chiamare opere,  svelano reati finanziari contro l’uomo ignaro e la loro storia infinita sempre fuori controllo.

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Il soggetto  Pipa fu un tema molto ripetuto da Picasso in quanto, tutti coloro che facevano parte della segreta e vasta rete organizzativa dei Cubisti di Barcellona, se esibivano un quadro di Picasso al muro con quel tema, erano referenti di provato giuramento, trovandosi davanti un “quadri logo” politico riconoscibili quale logo di fabbrica picassiano.
Tale quadro doveva essere di esclusiva pertinenza di un adepto giurato. Bastava un occhiata che subito tra gli adepti anche se sconosciuti tra loro, si apriva un intesa caratteriale, politica, religiosa, affaristica e bellica. La Pipa picassiana era un lasciapassare alle attività segrete dell’organizzazione.

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Anche quando dipingiamo Martiri, Sante e Vergini; Condottieri, Imperatori e Battaglie; Rivoluzioni, Caduti di guerra o Lussurie o un Cristo crocefisso, un Battista decapitato, un eroe sentenziato, è perché con l’Arte non si vuol dimenticare e, l’Arte stessa non vuole dimenticare, proteggendo l’opera in modo sacrale dalle disavventure, riportandoci alla mente i nostri reati anche se camuffati nell’intellettualismo onorato e di buona fede.

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Picasso che concetto aveva dell’Arte? Solo  produrre, produrre , produrre giornalmente “roba” in serie all’americana o produrre  artigianalmente “Roba” da smerciare come Arte per accalappiarsi i pingui guadagni dei Mercati mondiali? Geloso della sua invenzione non permise a nessuno del suo secolo entrare a far parte di quel monopolio da lui costruito.

Arte voleva dire per lui organizzare insurrezioni per un mondo nuovo da scoprire e quindi da inventare, oppure creare un modello monopolizzato da non cedere in futuro? Certamente per Picasso era tutto questo ed altro ancora nelle grande rivoluzione capitalista del nuovo secolo.

La Bellezza? Nulla centrava per lui. Si era in piena rivoluzione industriale, guerra tra eserciti e nel pieno delle brutalità umane.   Tutto si doveva vincere a tutti i costi, come afferma l’artista:“rubare e copiare”, l’importante era inventare, conquistare  e amministrare  coi propri adepti disciplinati e dipendenti, l’impero picassiano impostosi nel mondo dell’Arte con la brutalità di un “marrano” conquistatore.

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Le rivoluzioni segrete quando sono imminenti non permettono riflessioni, tutto deve essere preordinato con scrupolosità maniacale e militare, per poi eseguirle alla lettera i piani. Le varianti verranno dettate durante le battaglie da strateghi e complottismi comodi nel preordinare nuove mosse. Picasso era un Militare arruolato all’Alleanza e quindi dettava ordini ai suoi fratelli Cubisti, ordini da eseguire alla lettera  e bisogna farlo velocemente affinché  l’effetto shock a sorpresa funzionasse. La lezione guida e finanze veniva da lontano, dai Cosmopoliti Nord americani.

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Foto: Ufficiali nord americani (Cosmopoliti dell’ordine della Pipa) nella guerra civile d’America

Numero  120.000 opere catalogate, più altrettante in giro ancora da catalogare, quante opere fanno al giorno? Domanda legittima: Quanti dipendenti aveva Picasso? Chi erano i suoi agenti di riferimento in Europa e in America per la collocazione delle sue opere a fine di finanziamenti illeciti avuti in dalla stessa Gertrude Stein e fratello LEO Stein, fondi percepiti da Acciaierie americane, Università, Cotonifici e industrie belliche ‘pesanti ecc? Li, presso questi signori della guerra troveremo le cataste di quadri ammassati di Pablo Picasso e Enri Matisse, agenti segreti in Europa.

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Foto: Daniel-Heinrich Kahnweiler


A reggere il gioco internazionale e in tanti anni per Picasso ci vorrà un soggetto pragmatico come il tedesco cosmopolita  Daniel-Heinrich Kahnweiler che gli starà vicino tutta la vita. Nel dopo guerra ’18 sarà il suo mercante d’arte di riferimento e di tutti i cubisti in generale fino alla vecchiaia, vestendoli, nutrendoli , sostenendoli.
Daniel Kahnweiler fu il loro “Alto Ufficiale”.


Nei momenti di tranquillità Pablo Picasso amava adunare ed ascoltare le imprese belliche di dei suoi reduci cubisti, combattenti volontari nella Grande Guerra del 1914/18. Che ci facevano i cubisti armati e volontari fuori confine e combattere per chi?

Forse ciò che si sostiene fin dal principio comincia a prendere forma: le Avanguardie artistiche del ‘900 se indagate a fondo aggredirono con tracotanza l’Arte, un “bene comune” atto  alla crescita spirituale  della società, maltrattandola  male, come bestia da soma,  riducendola a “Cosa e Roba” da vendere al Mercato del bestiame, o qualsivoglia sotto forma di , roba da usare per fini capitalistici od egemonici non artistici.
Perché?

Segue: in cantiere la pagina 2/2


(Cubismo e Picasso)
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Duchamp – Macinino da caffè (2)

Macinino da Caffè
(i pezzi in gioco sulla scacchiera mondiale )

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L’Avanguardia.
Tra due eserciti che se la contendono, le Avanguardie sono quelle guardie ardite che sanno essere davanti all‘avamposto militare, le più addentrate tra le fila del nemico. Avanguardista è colui che tra i soldati di un esercito invasore sa meglio mimetizzarsi  di altri commilitoni nel penetrare le fila della società avversaria per conosce e mappare tutto ciò che porterà a buon fine l’invasione. Le avanguardie perlustrano molto prima che scatti l’ora “X” dell’assalto, scatti senza preavviso. Le Avanguardie, se scoperte fanno una brutta fine quindi, si muovono anni prima integrandosi nella società da conquistare. Se parsimoniosi.  i rischi sono minori e il tempo gioca a loro favore salendo la scala sociale.
Ideate da Giulio Cesare erano guardie multilingue che ispezionavano il territorio  prima delle Legioni Romane, appunto: Avant-Guardie coloro che procedendo gli Avant-Posto preparandogli il terreno per l’invasione .
Il professore  e critico d’Arte Philippe Daverio è stato il primo tra i critici d’Arte a intuire che dietro la parola Avanguardia artistica si nascondesse qualcos’altro di non pertinenza all’Arte e che nulla avevano a che fare certi artisti. Troppi pittori che dipingevano male o addirittura che non sapevano dipingere.
La scuola d’Arte italiana ha un retroterra storico troppo riccio di Maestri del colore per non accorgersi di ciò, ma questi novelli pittori francesi di Avanguardia, oltre a scarabocchiare male – e ci passa –  non sapevano nemmeno cosa fosse il colore e come si usa, adoperandolo a casaccio come fanno i dilettanti, sporcando tra loro i colori. Il professore Philippe Daverio come altri critici d’arte italiani, rimarcano che nel Novecento d’arte, qualcosa sia successo,  notando una frattura non artistica nell’Arte ma ideologica. Qualcosa di sconosciuto era stato gettato nelle acque limpide ove Arte e Artemide si mondano per essere linde e che, scoperti i malfattori, li hanno precipitati dai cieli nelle acque inquinate.
Di rimando,  gli inquinatori
beffardi dissacratori di tutto ciò, perseguirono nei  loro disegni eversivi il reato, trasformare in Oro (Capitale) tutto ciò che hanno toccato (Re Mida), e trasformata l’Arte in monopolio  l’hanno ridotta a semplice merce quantificabile.

Cosa successe nell’Olimpo artistico?

Scalando la vetta alla chetichella, erano arrivati sull’Olimpo una ciurma di assaltatori barbari per impossessarsi del trono di Arte come se questa fosse una Regina Sovrana da decapitarle la testa per cingersi il capo con la sua Corona Olimpica. Quale luogo migliore poteva essere deputato per installare un simile protocollo? La FRANCIA.
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li assaltatori erano Avanguardie alla riscossa appartenenti ad un esercito antichissimo senza nome e stato. che tutti gli eserciti del mondo devono sottomettere (per volontà divina). Stiamo parlando in Francia dei cosmopoliti discendenti della tribù di Giacobbe, conosciuti alla Storia come i Giacobini. Altre tribù in altre nazioni del mondo prepararono e preparano la loro “rivoluzione colorata”, tutte uguali, stesse modalità, rituali.

II°
La “Sindrome Cubana” di fine ottocento è il tipico esempio architettonico per il possesso dell’Isola e la sconfitta definitiva della Spagna. Ciò mette in luce l’Embargo (assedio),  un deterrente scatenate la rivolta interna di affamati contro le  autorità destituendole  con una rivoluzione interna feroce per poi inchinarsi al baciamano dello straniero fuori porta venuto col sorriso amichevole, caritatevole nel salvarli con fresche bevande, cibo caldo, pane e zucchero.
Per chi invece  l’embargo lo subisce su terra ferma, il Monopolio dei magazzini generali ha  la stessa valenza delle navi americane ancorate nelle acque cubane in attesa di essere chiamate per la salvezza alimentare. Questa prassi è manuale degli eserciti,  fin dall’antichità. L’Embargo genera inflazione economica, l’eccessivo sbarco di merci genera la deflazione.
Messo in ordine questo scacco Monopolista ad Ovest sulla scacchiera russa, possiamo analizzare il pezzi che compongono i  Fanti-Mitraglieri, soldati pre disposti ad Est della stessa scacchiera geopolitica e ci trasferiamo in Manciuria durante le operazioni della guerra Russa/Giappone per capire la storia.

Shogun
La Modernizzazione e preparazione dell’esercito giapponese dal 1870 fu rapidissima. Il vero potere nipponico, da diversi secoli  non era più nelle mani dell’Imperatore (icona) ma nelle mani dello Shogun ministro del commercio e signore delle delle guerre.
Il sistema dei samurai divenne illegale e disciolto nel 1868. Dal 1905  l’Esercito Imperiale giapponese si fece conoscere per il severo trattamento che i soldati ricevevano già all’inizio dell’addestramento, tra cui percosse, attività non necessarie estremamente dure, mancanza di cibo e altre violenze e dure pratiche disciplinanti. L’ istruzione militare giapponese da esercito feudatario a esercito moderno occidentale avviene su tre territori Occidentali:
1) America dove viene addestrato ideologicamente il Comandante in Capo del futuro esercito nipponico e Ministro della difesa Shogun;
2) Francia dove avverranno i finanziamenti illeciti grazie alla ricca Banca  di  Monet artista che produceva quadri non d’arte ma delle Ricevute Bancarie sotto forma di quadri per  collezionisti Cosmopoliti americani aderenti al finanziamento di una guerra lampo contro lo Zar di Russia per  conquistarne il regno. La sua casa di Givenchy  divenne l’imbasciata occulta giapponese in Europa;

Foto:  C. Monet nel suo giardino giapponese con autorità politica Japan (Giverny – FR.)

[…] e sempre in Francia nei sotterranei dell’Accademia d’Arte di Enri Matisse, verranno preparati gli ufficiali Fauve (crudeli) dirigenti marziali per la creazione di soldati crudeli della nuova armata nipponica, come anche di agenti mafiosi e antimafia di Chicago per  il controllo delle droghe, alcol  e dell’Economia. (Chicago alla fine premierà Picasso ringraziandolo.. Perché?…)
Di quelle lezioni Fauve avute da Matisse, l’Esercito Imperiale nipponico  farà conoscere al mondo il severo trattamento che i soldati ricevevano già all’inizio dell’addestramento, tra cui percosse, attività non necessarie estremamente dure, mancanza di cibo e altre violenze e dure pratiche di disciplina  acquisite nell’accademia Fauve di  Matisse; terzo territorio è l’Inghilterra, presso la marina militare che istruirà i cadetti nipponici all’ingegneria navale e  patente nautica alla giuda delle potenti navi cannoniere fornitegli che verranno utilizzate nella guerra contro la Russi (1905).

Theodore-Roosevelt-peace-envoys-signing-Japan-Russia-1905

Ora, il partner Orientale per la Grandi Manovre a “Tenaglia”  contro lo Zar era definito, pronto e istruito. Un altra pedina sulla scacchiera geopolitica fu collocata dal presidente americano  Theodor Roosevelt direttore di guerra.

Foto: Theodor Rooselvelt  pacificatore tra russi e giapponesi.

Contaminazioni: 1860 -1900
Nella permanenza in Europa “…per studi d’arte” degli agenti futuri nipponici, l’Arte giapponese fu a noi particolarmente gradita nel ciclo della Belle Epoque; si estenderà poi  in Germania quando  si ebbe  il sodalizio coi nazi tedeschi diffondendo in Germania l’arte orientale, l’arredo per Bauhaus: la pittura minimal, il nero china, la poesia breve, l’estetica, lo Shintoismo  e il pensiero ZEN molto apprezzato negli ambienti aeronautici e missilistici. A sua volta il Giappone nel sodalizio coi Cosmopoliti tedeschi ebbe in cambio, un ammodernamento rapidissimo  accorciando le distanze sul grande ritardo tecnologico ed industriale di cui soffriva, diventando il legale rappresentante dell’Occi-dente in Asia. L’alleanza dello Shogu col mondo occidentale nei primi Ottocento vedrà il Giappone impiantare la prima linea ferroviaria su modello e passo binario europeo, lo studio delle materie scientifiche, la macchina fotografica, la meccanica e l’industria , e l’accettazione dei primi cosmopoliti europei nel fecondare nelle caste sacre giapponesi il seme aschenazita per la futura Alleanza segreta Cosmopolita, e ripetere con essi nel 1938 l’operazione tenaglia contro i russi separandogli in due l’armata. Nella conferenza  di Teheran, dopo la prima esperienza nucleare tedesche,  si deciderà di rompere l’assedio in Manciuria grazie all’entrata in guerra degli americani contro il Giappone facendo rientrare il suo esercito in patria.

Ps.
Agli interessati segnalo questo sito in WordPress che tratta in modo esemplare e sapiente la questione giapponese, il suo sviluppo storico nell’ottocento e novecento, una storia affascinate a molti sconosciuta:

 https://cityvoxbs.wordpress.com/2016/04/02/giappone-segreto-capolavori-della-fotografia-dell800/

Perché il macinino di caffè del geopolitico Marcel  Duchamp ha questa importanza preliminare per leggere fin dal principio quali ruoli ebbero i  giochini di parole, le riviste d’arte, le correnti, come gli oggetti vari depistanti?
Vediamolo sa vicino questo benedetto macinino e la sua funzione.



Dalla Tramoggia alla Mitragliatrice

GatlingGunDrawing

La Colt (*) pistola a tamburo arma preferita nel Far West, piaceva perché  se usata con due mani raddoppiava in velocità la sua potenza di fuoco.
Jordan Galting inventore della mitraglia divenne un esperto di agraria quando cominciò a lavorare in un emporio di cibi essiccati. Si appassionò alla meccanica dei distributori di sementi su ampia scala territoriale.  Per l’occasione, inventò due macchinari che servivano a seminare mais e riso. Allo scoppio della Guerra Civile d’America, “Pensò: ” Se invece di mettere nel contenitore i semi, lo stesso strumento accogliesse proiettili da fucile?

L’invenzione andò a buon termine, nacque la Galting gun ( mitragliatore), madre di tutte le mitragliatrici future. Era un’arma da campo a polvere nera, che utilizzava molteplici canne rotanti mosse a mano tramite una manovella. Essa sparava  le munizioni sfuse allineandole grazie ad un raccoglitore a tramoggia (contenitore che faceva scendere le munizioni semplicemente per gravità). Per il suo impiego nella guerra d’Indipendenza americana, il Gutleing gun, presso i rivoltosi americani prese il  soprannome di Macinino da Caffè. Fu tale il successo d’impiego che fondò l’azienda Gatling Gun Company ancora oggi esistente e, nel suo genere è ancora una azienda innovatrice.  La mitraglia resterà segreta per poco tempo perché gli inglesi che subirono il devastante risultato.
La imitarono creando nuovi modelli.

Racconta di se Jordan Galting dopo essere diventato da meccanico a Medico non profes-so, e lo si sente nell’affermare le seguenti ciniche parole:

«Mi venne in mente che, se avessi creato una macchina – un’arma – che avrebbe permesso, grazie alla sua rapidità di fuoco, ad un uomo soltanto di compiere in battaglia il dovere di cento uomini, avrebbe sostituito in gran parte la necessità di grandi eserciti e di conseguenza, l’esposizione in battaglia alle malattie sarebbe notevolmente diminuita.»

Come dire, “più morti in meno tempo, meno feriti e malati da guarire.” Il suo ragionamento capitalista e cinico non fa una piega, è americano.
Anche lui si dedicò nel 1850, a 40 anni circa, allo studio della medicina per dirigere la  sua Lobby massonica. Chissà come mai tanto interesse dei cosmopoliti per la medicina senza applicarla.

coffe mill gun
Per diversi anni il funzionamento dei primi modelli di mitragliatrici era affidato ad una manovella che forniva il moto necessario per la rotazione delle canne, l’espulsione del bossolo e la ricarica, per esempio: il Gardner gun o l’Agar coffee grinder (macinino da caffè” Agar) ci riporta allo stratega militare un Marcel Duchamp che fin da giovane,  in Francia, usava l’Arte oggettuale per messaggi criptati ai suoi “adepti” di Loggia.

Alfred Nobel.

Alfred Nobel, figlio di un industriale svedese operante nel campo delle armi in Russia, laureatosi privatamente in Russia, si trasferì dapprima a Parigi dove incontra nel 1850 l’italiano Ascanio Sobrero, medico torinese inventore della nitroglicerina ad uso cardiologico contro gli infarti. Trasferitosi a Torino e  acquisita l’invenzione e la sua chi-mica, si trasferì in America con la ricetta Sobreo, mettendo appunto  la dinamite come anche una serie di polveri da sparo più potenti e pulite come la prima polvere bianca dei moderni fucilieri, polvere da sparo che  permetteva di esercitare colpi successivi contro il nemico ancora annebbiato  nella sue nuvole nere in attesa che si snebbiasse, aumentando in tal modo le prestazioni delle mitragliatrici rudimentali e i fucili dei Fanti americani.
Nobel, con l’immensa ricchezza accumulata nelle forniture di guerra, impose a priori ai suoi clienti a garanzia di forniture successive, gli ufficali cosmopoliti da lui indicati. In questo modo creerà un immenso Servizio Segreto Multinazionale dentro gli eserciti sapendo anticipatamente le manovre in atto. Inoltre alla sua morte lascerà un immenso capitale a disposizione dell’Arca delle Alleanze ebraiche, e non ultimo una Fondazione che prenderà il nome di Premio Nobel, da distribuire ai più meritevoli della causa ebraica nel mondo, indipendentemente dalla disciplina politica, economica, scientifica , d’arte e Letteraria in cui sono impegnati. Nobel nel mondo diventa Monopolio etnico con una collezione di 360 brevetti, tra le quali la balistite e la cordite due polveri da sparo rivoluzionarie che non rilasciano fumi,  ed  detonatore per ogni forma di esplosivo

Anche questa pedina è stata collocata.

mitraglia jap

Nella disputa Russia e Giappone del 1905, Duchamp in Francia, con questo bozzetto pubblicato, manderà anticipatamente il messaggio criptato ai cosmopoliti delle Avanguardie, di prepararsi alla partenza in Russia, verso una vittoria garantita perché il l’Agar coffee grinder o  macinino di caffè in dotazione ai giapponesi era sconosciuto come arma un arma segreta. Decimato  l’esercito zarista in Siberia, ad ovest si poteva far esplodere la rivoluzione e il colpo di  stato alla casa reale.

Partirono i volontari giacobini “rivoluzionari”, alla volta della Russia ma  torneranno sconfitti dalla Russia per mano dei Cosacchi.

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Foto: 1904 – navi russe attaccate dal Giappone,  scoppierà la guerra.

Marcel Duchamp nel 1912 istruirà i convertiti cosmopoliti di Spagna (di Barcellona) spiegando la teoria estetica dello specchio rotto del Poeta Loutreamont. Nasce il cubismo pittorico come le squadre di volontari filo francesi pronte per la Grande Guerra.
Avviò Picasso al primo cubismo specchio rotto. Poi passerà  alla volta dei futuristi italiani che abbandonò presto perché non interessato a scoperte di fisica e scienze meccaniche. Partirà alla volta dell’America preferendo dare  il suo servizio ai grandi stratagemmi geopolitici. Nel 1916  a New York inventerà DADA con succursale in Svizzera,  artisti animatori  di disordini politici nella Germania prehitleriana. Infine, traviata, travisata e abbandonata, DADA darà alla luce il Surrealismo finanziatore delle squadre Anarchiche per la Guerra Civile di Spagna.
I surrealisti si scontreranno  ideologicamente contro i  “Cubisti”  reduci della prima Grande Guerra, allineatisi dopo la caduta del Re di Spagna a sostegno di Franco. In quella guerra, gli anarchici repubblicani con sede a Lugano – Svizzera ,  si batterono contro i fascio/cosmopoliti di destra subendo le sinistre una disastrosa  sconfitta, presagio di ciò che sarebbe scatenato poco dopo in Germania.

continua ….

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Picasso: Arte Seriale e Capitale

Picasso e il Capitale (1 di 2)

Da: Autobiografia di tutti  di Getrude Stein (pag.76)

C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora. Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaume Apollinaire e Max Jacob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi eppure era molto più giovane comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come lo facevano in America. Diceva che un poeta doveva scrivere una poesia al giorno come lui un quadro al giorno e se tutti scrivevano una poesia al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per la poesia e i quadri sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui e naturalmente lui avrebbe portato un quadro pronto da mostrare e cosi faceva e loro facevano. Certo loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno Tutto questo così Marcoussis disse, accadde prima che li conoscessi, forse si.

Alla luce di questa confidenza letteraria e la discussione accesa avvenuta tra Pablo Picasso e le signorine Gertrude Stein e Alice Toklas sul principio che l’Arte delle Avanguardie che dovesse essere assolutamente “brutta”; legittimare tali brutture come Arte, nascondeva il principio secondo cui: se l’arte fosse caduta nelle reti del Capitale diventava obbligatoriamente da Iconoclasta a “oggetto seriale” da lanciare sul “Mercato” per creare il “Collezionismo” d’Elite.

Due sono state le porte scardinate: la prima fu, il monopolio dell’idea del “Brutto” che in Arte avrebbe conquistato il suo giusto posto in cielo; l’altra, fu quella di far diventare la sua “Brutta Arte” e  “l’Arte orribile” di Matisse,  una nicchia di Mercato nella quale potessero accedere soltanto i finanziatori delle manovre illecite destabilizzanti in vista del progetto rivoluzionario di cambiare la vecchia Europa in una Nuova Europa e a tutti i costi, dove solo ai “finanziatori” del progetto sarebbe stato permesso di accedere ai frutti che tale manovra metteva in scena e ricompensati poi con i futuri utili vertiginosi. L’Arte, militarizzata, concorse alla  presa del potere in Europa.

Gli utili derivati dalla capitolazione di Francia e la capitolazione dell’intera Europa, avrebbe generato ricavi monopolistici vertiginosi, conquistando, quei fedeli riuniti, i migliori posti di prestigio e di grande potere politico negli stati conquistati, manipolando in questo modo i futuri parlamenti Democratici nascenti e gli  stessi elettori. Geopolitica.

La Democrazia parlamentare e il suo controllo, era “il Progetto” che stava alla base di tutte le guerre e rivoluzioni inscenate dal 1905 in poi.

 

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Il collezionismo d’Arte, secondo il modello “Picasso/Jacob”, sarebbe stato diviso in: “Finanziatori Occulti” di un nuovo mai visto prima “collezionismo moderno” inspiegabilmente attratto dalla bruttuzza, e il Collezionismo Classico al quale potevano accedere i collezionisti  borghesi storici, tradizionali e accademici. (Arte Classica)
Il principio capitalista secondo il quale, un quadro, essendo generato o “creato” da una “azione” umana, è un prodotto del Lavoro come tutti gli altri industriali. Tale oggetto, se fatturato o preventivato, avrebbe seguito il destino speculativo di Mercato e di Borsa come tutti i prodotti umani del Lavoro classificati in Azioni e Titoli.

Lo schema “Picasso/Jacob” –  suggeritoci dalla signorina G. Stein nelle Biografie, finge di averlo saputo in modo indiretto da Marcoussis dell’operazione commerciale in atto  di Picasso. Ricordiamo ai lettori che, negli 83 giorni di posa continua della Gertrude Stein nell’Atelier di Picasso non fu per produrre su tela  quel suo noto ritratto di pessima fattura pittorica, divenuto poi, per importanza strategica nella Storia dell’Arte un valore culturale inestimabile, ma è di avere raggiunto come “Titolo azionario” una cifra esorbitante in quanto, matrice fondamentale di quello che i modernisti d’Arte insistono chiamare la “significatisva svolta delle Avanguardie nella Storia dell’Arte” e quindi essendo il primo di una lunga serie viene chiamato  Capo-Lavoro.

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In parte hanno ragione, Durante quella posa, Max Jacob non risultava essere già inquilino permanente dell’atelier “Battello” di Pablo Picasso, ma accomodatosi solo poi.

Jacob fu arruolato a “Ritratto” compiuto e richiamato in “servizio” dallo stesso Picasso per dirigere il nuovo e strategico settore commerciale del suo Atelier, mettendo in pratica la strategia commerciale americana suggerita dalla Getrude Stein, la quale, non a caso diventerà la “Piazzista” per ecellenza delle opere di Picasso in America incaricando l’ufficio vendita americano a suo fratello Leo Stein…

Ricordiamo sempre ai lettori che, la signorina Gertrude Steiner, era a Parigi per spalmare gli aiuti economici americani ai rivoltosi perdenti della campagna rivoluzionaria di Russia del 1905 e quindi, la Stein aveva funzioni Finanziatrice. Che sia stata sua l’idea maturata negli 83 giorni di posaciò  è possibile in quanto, dopo quel Ritratto , Picasso ascese finanziariamente gli olimpi artistici.

Notoria è, alla storia dell’Arte, il “bacio/abbraccio” tra Jacob e Picasso la sera in cui Jacob si presentò per la prima volta alla porta dell’Atelier parigino Battello di Picasso, e che, strettisi affettuosamente come chi  amico è stato “ritrovato” dopo anni, Picasso imbandisce per lui  dopo le presentazioni dovute agli “amici-artisti” spagnoli  presenti,  una gran bella  serata d’allegria imbandita di musica, canne, vitto e vino fino al mattino; insomma, fecero una baldoria tale da porgere le scuse la mattina seguente al vicinato.

Quale fu il compito di Jacob in quell’ambito progetto picassiano rivolto all’assalto della diligenza chiamata Arte?

Vediamone gli aspetti::

Jacob,_Max_(1876-1944)_-_1934_-_Foto_Carl_van_Vechten,_Library_of_Congress

Max Jacob: raffinatissimo Gay , dal carattere sensibile di origini ebraiche, figlio di antiquari, si convertì al cattolicesimo sostenendo che  tale conversione fu per aver avuto nel 1909 una reale visione di Gesù Cristo; ma ciò, non lo esonerò dalla feroce rappresaglia nazista che lo internò con  l’intera sua famiglia sterminandoli tutti.
Jacob, era poeta francese , uomo colto, multilingue, omosessuale e che, oltre ad impartire lezioni di francese a Picasso durante il giorno, vestito di tutto appunto perlustrava elegantemente le piccole gallerie parigine comportandosi come un ricco collezionista d’Arte. Entrato nel negozio,  presentato il biglietto da visita, la prima cosa che chiedeva al gallerista dopo un rapido sguardo ai quadri esposti, formulava: “Avete un Picasso?”.

Alla risposta negativa del gallerista, prima di uscire: “Tornerò e spero ne abbiate uno.” Ripassava dopo un paio di giorni gli amici artisti del Battello facenti da comparse, proponendo al gallerista la vendita di almeno due o tre quadri di Picasso a prezzo d’amicizia, così, col ricavato di due quadri, dato a Jacob, egli tornava dal gallerista il giorno seguente, comperandone da gran signore, uno.

Pur essendo il guadagno quasi nullo, metteva a segno il meccanismo commerciale del passaparola secondo cui, in città, i quadri di un certo Pablo Picasso di origine spagnola,  piacevano assai e quindi, Jacob e amici pittori dell’Atelier misero a frutto lo stratagemma aprendo un piccolo giro d’affari facendo crescere il prezzo  dei quadri come in borsa: domanda, offerta.

Ci pensarono poi i galleristi a fare da grancassa e buona pubblicità di vendita ai loro ignari collezionisti, che, avvicinati da un geitil uomo di nome Max Jacob, venivano ricontattati per la rivendita dell’opera quasi subito dopo l’acquisto e a un prezzo superiore. Il collezionista sprovveduto tornava in Galleria per un nuovo acquisto. Nel frattempo le opere succcessive  erano aumentate di prezzo e Jacob contrattando i collezionisti ignari, rivendeva dei Picasso al ribasso (facendogli credere di fare un buon affare), portando a casa un buon utile col quadro picassiano contrabbandato sottobanco. Felicità del collezionista che a sua volta lo rivendeva nel giro e felicita di Picasso che vedeva le sue entrate valutate.

Nasceva in questo modo il guadagno. L’Arte, in questo modo, perdeva tutta la sua solennità figurativa iconoclasta (sacra) trasformandosi in oggetto d’arte, quindi “Oggetto” da collezionismo vertiginoso.

Una cosa che la Gertruse Steiner venne a conoscenza (dice: solo poi), fu che questa strategia truffaldina in nome dell’Arte, non era farina del sacco di Picasso, ma a Parigi, c’era già un altra mafia “titolare” del giochino perverso, ed era del pittore Fauveista: EnriMatisse.

Matisse applicava questa tecnica di vendita su suggerimento di Monet che nel frattempo, invecchiando e quasi cieco, usciva dal “giro” per lasciare a Matisse lo scettro artistico e il mercato americano da seguire, ma a Matisse, interessava piu il mercato russo vendendo (a prestito) i suoi quadri per il finanziamento delle rivolte popolari russe ad opera della  confraternita ebraica industriali, fornitori ufficiali alla corte dello Zar Nicola II° tramado alle sue saplle un nefasto destino.

Quindi, Matisse da solo, non poteva sostenere una produzione così elevata per il finanziamento illecito in danaro dei rivoluzionari russi e americani, per ciò pensò bene di elevare il costo dei singoli quadri a prezzi elevatissimi, quindi oltre l’autore artista e i collezionisti borghesi insurezionalisti,  solo l’organizzazione eversiva di vendita e bancaria erano a conoscenza delle “manovre” segrete in atto: Il Coplo di Stato allo Zar.

Tra i due gangster, Matisse e Picasso, non correva buon sangue, perchè la torta da spartire era troppo grossa e politcamente strategica. Per assicurarsi il primato, Matisse dovette combattere duramente contro l’astuto Picasso.


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I Due concorrenti:
Matisse era di estrazione borghese, studente fuori corso di Giurisprudenza e quindi le leggi le conosceva bene. Godeva della fiducia dell’intera comunità ebraica capitalista francese dove, per  riciclare il  danaro per finanziare le manovre insurezionaliste e di  concorrenza sleale nel mondo industriale in ascesa di idee e invenzioni,   per realizzare tutto ciò bisognava essere addentro nelle fitte maglie delle Famiglie borghesi ebraico/russe e americane non che  convivenze diplomatiche e con alti esponenti politici. Matisse era un anello di congiunzione  ideale e credibile.

Picasso invece no, era di estrazione umile, figlio di un insegnante d’Arte e casalinga, crebbe politicamente sprovveduto,  e come tutti i piccoli gangster emergenti che volevano  interferire in affari contro i pescecani, per lui ci volle una buona dose di  determinatezza spagnola ex colonialista. Una cosa che giocò a favore di Picasso, fu la conoscenza dei fratelli  Stein. Ottimi affaristi e finanzieri americani, dopo il fiasco del 1905 in Russia, presero in mano la nuova situazione e pensarono gli Stein a far crescere altre realtà parallele nei giochini in Arte per mettere in secondo piano il potente Henri Matisse, in parte responsabile indiretto del fallimento bellico insurazionale russo ma finito sotto la tutela dalle sorelle Cone, impresarie americane e monopoliste del cotone.

Gli Stein, addocchiato il piccolo e tarchiato bullo di quartiere  di nome Picasso, e che si faceva avanti  da solo. Durante il “Ritratto” che  la Getrude Stein gli aveva commissionato, cominciò il gioco d’azzardo tra Lei e lo scaltro mafiosetto emergente. Stein riuscirà coinvolgere Pablo Picasso ad accettare quella sfida impossibile.

Il protettorato Stein era molto addentro nelle questioni Finanziarie d’America, mentre Matisse era addentro nei potentati industriali d’Europa, Inghilterra, Germania, e Russia. Matisse, era anche Rabbino, mentre Piccasso era l’impronta caratteriale di un torero spagnolo senza paura, praticamente, un incoscente sceso nell’Arena a “Matar el Toro”.

La domanda possibile che Picasso pose alla Stein durante il  ritratto fu: “ Matisse, quanti quadri fa al giorno?” La Stein probabilmente gli rispose senza scampo, “Se vuoi conquistare l’America ne devi fare  due o tre al giorno. In America abbiamo migliaia e migliaia di ricchi, specie adesso che agli europei sono in crisi economica per i grandi investimenti industrialidi inizio secolo.

A Picasso gli si presentava davanti un sogna grande come un impero. Doveva inventare una tecnica pittorica talmente velocee  produttiva da portare via lo scettro a Matisse. La macchina produttiva si mise in moto. L’incontro con Duchamp fu l’inizio di una grande avventura.


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(Picasso Capitale 1/2)

Picasso e il Quinto Sigillo

Picasso: El Greco “Quinto Sigillo”
Perchè El Greco è stato il primo cubismo ?

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In Effetti, Dominikos Theotokopoulos (1541 – 1614), detto “El Greco” nasce in Grecia nella città di Candia sulla nota isola di Creta.
Artisticamente nasce come pittore bizantino di quadri religiosi (Icone Ortodosse). Una serie di vicissitudini lo porteranno in Italia e poi in Spagna dove avrà più fortuna e migliori commesse di lavoro.
Quando Pablo Picasso affermerà quattocento anni dopo che fu El Greco e non Picasso l’inventore del Cubismo, svela un mistero artistico di elevata portata, ma per la Storia dell’Arte distratta,  Picasso resta l’inventore e il migliore interprete.

Indagando sul comportamento oscuro di Picasso troviamo l’artista in un area circoscritta troppo vicina a El Greco, e, dalle ricerche trapelate sulla lunga permanenza allo studio del quadro “Quinto Sigillo”, lo confermeranno gran copista del maestro rinascimentale. Sul quadro di El Greco “Apertura del quinto sigillo dell’apocalisse” probabilmente del medesimo Picasso fece diverse copie.  Questo quadro fece scuola alle Avanguardie del ‘900; inizialmente per questioni religiose poi si rivelerà essere il capostipite di un certo stile e manierismo pittorico. El Greco 1.500 d.c. , avendo studiato in Italia vicino ai nostri grandi maestri, oggi lo guardo con una certa riverenza e distacco perchè qualcosa nello stile  non quadra di quel noto quadro , troppo, troppo precoce per quei tempi. Per tale pittura sarebbe stato scartato o surclassato da pittori contemporanei migliori. Visto oggi, sembra quel quadro essere un manomesso avvenuto a causa dell’arrivo della macchina fotografica capace di fissare lo stile sulla pellicola per la creazione di ampi archivi delle opere artistiche passate, camuffandolo per  creare in questo modo un alibi storico al cubismo mai esistente. Questo concetto verrà ripreso più avanti in quanto, ciò che noi chiamiamo cubismo artistico, altri adepti degli Ordini Massonici vari lo chiamano “cubismo politico militare”. il letto del militare (branda) si chiama “squadra”  e tute le mattine durante la sveglia, disfa la squdra piegando il tutto a “cubo” ai piedi del letto e  pronto a trsportarlo in spalla in caso di “Allarme” per trasferta urgennte in battaglia (scuola romana).

Quando Pablo Picasso con quella affermazione di paternità cubista indica il maestro El Greco quale fondatore dell’Ordine, in tal modo farà risalire le sue  “squadre” cubiste paramilitari ed esoteriche dai tempi di El Greco, come se El Grebo fose il fondatore “dell’Ordine Cubista” svelandocelo come l’artefice sciamanico che ha  sigillato o suggellato quell’Ordine Segreto.  Non si può disconoscere a El Greco di essere stato per eccellenza “lo spagnolo degli spagnoli“( pur non essendo lui stesso spagnolo di nascita), ma per quanto fatto in Arte e divulgato emancipandone lo stile pittorico, questo titolo di Spagnolo se lo merita tutto. Barcellona è dunque rimsta sede del Cubismo e ci da ampia dimostrazione attraverso la sua architettura “Cardo Decumano” comedi  conquistatrrice  delle americhe suddiste.

Le “Quadre” o “Cubi”, sono la caratteristica urbana di Barcellona che la impose modello col Barocco in tutta l’America Latina. Non a caso il cubismo nasce e si muove dalla provincia di Barcellona invadendo la Francia artistica, gemellandosi, mentre l’origine della tecnica pittorica picassiana cubista nascerà dello specchio infranto dettato dall’Ordine Accademico di Francia che a tutti gli artisti delle Avanguardie, i loro modelli d’Arte impose e diretti in segreto dal demoniaco Poeta francese rimasto “anonimo”, il mai morto rinato “Innominato”.

Foto: Barcellona – Vista del  “Cardo Decumano” romano.
(Las Quadras e los Cubos)

barcellona aerea

FiloRossoArt


home page: Cubismmo/Picasso

PS: ho scopertoo questo articolo del 2016 che convalida i sospretti sui falsi di El Greco in circolazione. Un giretto a questo link è consigliabile (fate un copia/incolla)

VENETO – Falso ‘El Greco’ esposto a Treviso, Sgarbi difende il quadro

Picasso: Bateau-Lavoir

“Arriva un Bastimento carico, carico, di?…nuovi  Artisti!”

800px-Modigliani,_Picasso_and_André_SalmonFoto: Modigliani, Picasso e André Salmon, 1916

Andrè Salmon nato nella Polonia russa, da una famiglia ebrea di nove figli. I suoi genitori, Schlomo Leb Goldberg e Julie Danzyger, sono commercianti ricchi e ben istruiti. Ha svolto una parte dei suoi studi a “Ginevra” prima di andare a Parigi nel 1891, si iscrisse alla Facoltà di Medicina per “studi medici che non finirà mai.” (un altro dal biennio medico) ,

Un decreto di espulsione adottato contro di lui il 26 dicembre 1896, lo esiliò  per Londra dove fu imprigionato per le sue attività anarchica. Alla fine ottiene un permesso di soggiorno a Parigi. Soggetto a buona condotta (avrà gli arresti domiciliari). Si dedicherà alla letteratura.

Mecislas Golberg, dopo tante controverse politiche manifestò tendenze anarcoidi per sfociare infine nell’anarchismo ufficiale. Fu uno degli scrittori più rappresentativi dell’anarchismo di alto livello. Si arruolò nella Legione Straniera e tornò a Parigi. Diventerà attivista negli anni che porteranno la Spagna sull’orlo dell’abisso ideologico e rivoluzionario sfociato nella Guerra Civile. Stiamo parlando di una Spagna che sarebbe dovuta diventare il primo Stato Anarchico al Mondo. Ciò non  fu possibile a causa di interventi militari delle destre fasciste italo/tedesche che diedero manforte con il proprio volontariato ed apporto tecnologico assicurando la Vittoria al Generalissimo Franco.  Mercilas Golberg come altri artisti dell’ Avannguardia (i surrealisti) vedrà sfumare il suo sogno d’amore per l’Anarchia vittoriosa, ma verrà mai a sapere sul tradimento dei propri compagni di fede doppiogiochisti a favore delle  destre, controspie presenti nello stesso  Bateau.Lavoir?

Morì di tubercolosi poco prima della pubblicazione di The Morality of the Lines , uno studio ispirato e illustrato coi disegni di André Rouveyre (le seguenti divinità di Carcasse ), presentato come un trattato di estetica precubista .

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Bateau-Lavoir :
Il Bateau- Levoir era uno stabile sito al numero 13 di place Émile-Goudeau nel quartiere di Montmartre a Parigi e famoso per essere stato l’abitazione di numerosi artisti del XX secolo di fama internazionale.

Note:
Edificio ampio e fatiscente, era stato un laboratorio di pianoforti poi dis-messo. Nel 1889 venne “rimodernato” dal proprietario che volendo realizzare un discreto guadagno lo trasformò in una palazzina con dieci appartamenti.Lo spazio riattato, essendo stato suddiviso in millesimali,  fu molto ridotto a causa dei nuovi lungi corridoi. Per realizzarli si utilizzarono delle carpenterie mobili in legno ricavando nuovi ambienti e trasformando l’immobile simile ad un labirinto.

Essendo privo dei servizi primari, quali gas ed elettricità, il covo si presentava “sparta-no”. L’acqua arrivava solo al primo piano, e gli appartamenti avevano delle pareti divisorie così sottili che gli ambienti erano freddi d’inverno e caldi d’estate. Picasso lo volle come base operativa per il  suo gruppo  cosmopolita nascente capace di tenere rapporti trasversali in Russia, compreso  quei paesi europei che avrebbero subito la trasformazione violenta inscenata nella prima Guerra Mondiale. Affermerà infine Pablo Picasso: “La Grande Guerra l’abbiamo fatta noi Cubisti”

ELENCO DEGLI ARTISTI residenti e frequentatori abituali

l primo artista a viverci fu Maxime Maufra. E’ stato pittore, incisore e litografo francese. Fece parte della Scuola di Pont-Aven,  pittori del Dipartimento della Marina. Maxime segnalò a Picasso la palazzina e in breve, il luogo divenne punto di incontro per molti “artisti” fino a diventare celebre quando Picasso andò a viverci. Il gruppo più consistente di artisti che si stabilì nel 1908 e comprendeva:

Georges Braque,
Max Jacob,
Marie Laurencin,
Guillaume Apollinaire,
André Salmon,
Maurice Raynal,
Juan Gris,
Fernand Léger,
Robert Delaunay,
Albert Gleizes,
Andre Lhote,
Jean Metzinger,
Francis Picabia,
Alexander Archipenko
e Paul Gauguin
(ospite di ritorno dal suo primo viaggio a Tahiti.)

Nello stesso anno, in onore del povero pittore naif  Henri Rousseau del quale aveva appena acquistato un quadro, Picasso preparò  in onore dello sfortunato Rousseau, un banchetto memorabile nel locale che in seguito prenderà il nome la “Villa Medici della pittura moderna”.

Tra le personalità che invece frequentarono solo per contatti il Bateau-Lavoir, ricordiamo: Matisse, Modigliani, Derain, Dufy, Utrillo, Apollinaire, Gertrude e Leo Stein, Alice B. Toklas, Cocteau, Radiguet, Dullin, Vollard, Denis, Ardengo Soffici, van Dongen, Gris e Brâncuși.


Ideali comuni.

Foto : Jun Gris,  ritratto di Paplo Picassso in divisa militare della Marina Francese.148B1220.jpg

Cosa avevano in comune tra loro oltre ad essere operatori di arti figurative  e arti varie? Erano tutti rigorosamente ebrei. A questo punto si chiarisce da se il concetto “Cosmopolita”.
Il giornalista e teorico Theodor Herzl realizzò il primo Congresso Sionista Mondiale a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897. Gli ebrei, esuli senza patria da 2 mila anni, si presero l’impegno di far risorgere la perduta Israele entro l’anno 2.000. Sottometteranno tutti gli stati del mondo al loro volere. Basilea fu il giuramento dagli affiliati dando vita al concetto Semita  durante quel  Congresso.
Per gli artisti, l’Arte sarebbe dovuta essere la loro Sinagoga per eccellenza, ma cosi non sarà quando si rivelerà nel corso delle indagini essere la Svizzera la madre patria di tutti i Cosmopoliti indipendentemente dalla fede religiosa o politica nell’arte,  letteratura e scienza. Ma la “questione ebraica” esula in parte da questa ricerca sull’uso indiscriminato e improprio dell’Arte per altri fini, anche se, dopo tutto, l’arte rientra anch’essa in quei confini che si reputano nel mondo essere “Neutrali”: la Svizzera, deposito valutario e patrimoniale dell’Arte di tutto mondo fino alla nascita d’Israele. A quel punto le regole cambiano e la Svizzera di troverà spogliata sempre più in materia di “sovranità neutrale”.

I cosmopoliti del 1917 si ritroveranno ad apprendere le nuovi lezioni  “d’intervento” aggiornando il nuovo lessico a Zutigo, facendo sparire le proprie tracce dei moti precedenti dando vita con nuovi incensurati soggetti “artistici “.   A dar vita e  designare le nuove strategie in sinergia con le “correnti del disordine” di agenti artistici e politici, assumeranno il nuovo titolo artistico privo di radici,  identificative, dal nome DADA.

Sarà proprio Marcel Duchamp, fondatore della corrente DADA,  il filorosso che ci permetterà di pedinarli tutti  sulla scacchiera geoartistica da lui diretta.

urinal

 continua


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Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico

L’articolo è riblogato da: donnenellastoria by Paola Chirico. L’articolo è da noi   segnalato perchè inerente ad una artista del novecento meritevole (fotografa) anche se, tutto sommato, non ha lasciato molto di se. Ciò è dovuto ad una circostanza interpretativa errata della critica che, all’affermazione della stessa Dora Maar: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”. la frase è stata interpreta-ta erroneamente in senso schiavista e non sindacale, nel senso che, l’artista Dora Maar era una dipendente, aiutante di laboratorio e amministratrice della ditta di quadri e moda, la “Picasso Spa”. Il sospetto che pende sulle 20.000 opere di Picasso e di  altrettante non ancora catalogate, denotano che la “Pablo Picasso Art” era di fatto una Frabbrica e a tutti gli effetti con tanto di dipendenti aventi mansioni di: allievi, disegnatori,  pittori, scultori, ceramisti, decoratori, copisti, tipografi, littografi, ricercatori, critici e poeti, scrittori ecc. Insomma, non aveva niente di diverso dall’atelier del  noto stilista italiano Trussardi o di firme piu prestigiose a monte e in coda dell’Ata Moda.

Per rendere piu”psichica” la produzione artistico/cubista, ai dipendenti non mancavano le droghe ricreative e molti di questi diventarono  “dipendenti”, di cu, la stessa Dora Maar. Da qui nasce il disordine mentale delle mogli, amanti, concubine occasionali, non che, gli stessi dipendenti, e che, arrivati all’astinenza, per non subirte ulteriori umiliazioni personali o professionali si lascieranno moririe in diversi modi non prima di  essere passati attraverso l’esperienza della nascente branca medica :”La Psicologia” e “Psichiatria” responsabile anch’essa di tanta tossico dipendenza europea di quegli anni.

Al momento della rottura sindacale e forse sentimentale (Dora era molto belle e appetibile), nel dopoguerra, negli anni ’50, l’Industria dell’Arte aveva bisogno di materiale didattico e biografico sugli artisti del tempo, materiale inesorabilmente andato perso sotto le bombe della seconda guerra e quindi, si poteva reinventare tutto da capo a piacimento. Dora, consumata la relazione artistica o forse allontanata pert la presenza di una nuova giovane moglie di turno, decise per motivi propri, in vista di un eventuale “successo” imminen storico, di mettersi in proprio. Il mestiere lo conosceva, la curricula nella ditta Picasso era consolidata e quindi presentò al Mercato dell’Arte il suo stile “surrealista”  diversificandolo, elaborandolo alla ricerca di un suo stile inconfondibile. Apre un propio atelier  d’arte sfruttando l’onda favorevole del passato.

Dora Maar

Ma haimè, il “Padrone” delle ditta Picasso fu un poco di buono in passato e uomo dalle maniere brusche. Di Picasso stiamo per accennare al suo passato cancellato in gran parte, rifacendosi la plastica facciale con l’ideologia di sinistra. Ma quel passato non fu  completamente cancellato e quindi, per motivi d’orgoglio spagnolo o perchè particolarmente brutale lìartista, cercò di ostacolare non poco la signora Dora Maar. Forse aveva delle ragioni personali l’artista Picasso a minacciarla? Ogniuno in arte risponde del proprio operato e quindi, la  timorosa Dora Maara, ci lascia alcune foto che la ritraggono con la salopette operaia mentre dipinge  opere  di dubbia fattura picassiana.

Dora-Maar-1955-Studio-Picasso

Come nella scrittura è possibile riconoscer un testo se scritto da una donna o da un uomo, in pittura è la stessa cosa. Nelle collezioni picassiane è facile riconoscere  il tratto pittorico artistico femminile da quello maschile, come quello copista da quello creativo. Ma poco importa al collezionista che compera una firma dell’artista e non l’opera. Questo la Maar lo imparerà a sue spese.
Foto: Doda Maar presenta una sua opera: in Ritratto di Alice Toklas, segretaria di Gertrude Stein e spia giudeo/americana in servizio in Francia. Alice Toklas è accreditata dell’Ufficio Anagrafe della California a falsificare i passaporti di agenti americani.


 

L’ARTICOLO linkato:

 

Dora e Picasso si incontrano nel 1936, lei ha 25 anni, lui di anni ne ha 54. Henriette Theodora Markovich (1907-1997) è arrivata da poco a Parigi da Buenos Aires, dove ha vissuto per anni, con la famiglia, padre architetto croato e madre francese. Lei è intelligente, colta, dotata di curiosità intellettuale ed è impegnata […]

Link: e’ consigliabile l’articolo completo di paola Chirico :
Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico


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Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC

L’articolo merita una attenzione particolare e una attenta lettura  in quanto  il ritrov-mento di questa opera di Picasso in Spagna del noto volto della sua Agente, nonché sua Musa ispiratrice DORA MAAR, ci riporta alla mente il periodo d’oro delle Avanguardie francesi, in particolare le cricche spagnole nella fattispecie dei Cubisti. Il ritrovamento  in quell’area geografica, ex grande quadrilatero  dì bande malavitose di Barcellona,   fu  da sempre la  base logistica dei Cubisti per traffici illeciti presso i contrabbandieri e frontalieri Baschi  con la Francia nazionale. La provincia di Barcellona,  racchiude un se  quel “quadrilatero” geografico  della “Session d’Or”. Dal ritrovamento avvenuto del quadro di Dora Maar, rivela l’esistenza ancora attiva di quella organizzazione eversiva cubistata. Il Link in oggetto (sotto) vi porterà direttamente al Blog di “dimensione C” che vi accoglierà per la lettura e rilettura di ciò che rimane del mito Picasso.

Il furto dell’opera e suo ritrovamento ricorda tanto quello della Gioconda del 1911 in cui fu implicato lo stesso Pablo Picasso. come anche le transizioni avute in Barcellona e la spedizione in America svelata  in un quadro criptato di Marcel Duchamp e Francis Picabia.  


l’Articolo:

Il ritratto di Dora Maar, detto anche Busto di Donna (Dora Maar), opera di Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), è stato ritrovato. Si tratta del dipinto che l’artista spagnolo realizzò nel 1938 e che raffigura la sua amante di allora, Dora Maar (Parigi, 1907 – 1997), fotografa, poetessa e pittrice francese di origine croata, che faceva parte della collezione […]

Link:  Picasso – ritrovato dopo vent’anni il ritratto di Dora Maar rubato nel 1999 — dimensioneC


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Dora Maar

 

Picasso e il Copista americano

Gertrude Stein e il suo copista americano di Picasso

Spesso, si domandava perplessa:

“Questi quadri possiedono la serenità della perfetta bellezza ma non possiedono la bellezza della realizzazione”

è un po come dire che: come invenzione concettuale il cubismo picassiano può rientrare nella Storia dell’Arte ma per la sua realizzazione brutale, di “bellezza”  vera  e propria non si poteva parlare.

Che fare?

Un giorno Gertrude Stein nel peregrinare per gli States richiamata a furor di popolo nel tenere Conferenze presso giovani universitari della sua comunità religiosa, venne fermata da un giovane pittore. Il giovane pittore le raccontò di essersi imbarcato su una nave per qualche anno e nei tempi morti che genera una nave in mezzo al mare , imparò a disegnare e a dipingere.

Come pittore voleva essere un moderno, perché i quadri moderni essendo pagati molto bene lo avrebbero arricchito a breve e quindi, avrebbe abbandonato la vita di mare per quella su terra ferma. Per imparare l’Arte Moderna si avvalse di riviste cartacee, libri illustrati e cataloghi,  copiando quella “strana maniera di dipingere moderna” e per qualche anno continuò a copiare. Copiava di tutto.

Raggiunta una certa maturità pittorica, cominciò a produrre immagini proprie, e, sapendo  della presenza in città della famosa Collezionista, Critica d’arte e Mercante di opere moderne Gertrude Stein, pensò bene di presentarsi ad Ella per farsi ingaggiare nella sua prestigiosa  scuderie di pittori. Cosi fece.

Prima della Conferenza, avvicinata la Signorina Stein, le chiese un cortese visita  presso il proprio laboratorio per un parere personale, vantando la propria bravura pittorica migliore di quella di  Picasso, Matisse e Modì ecc..

Sulle prime la signorina Stein lo respinse quasi infastidita, ma poi, durante la Conferenza meditò ciò che metterà per iscritto, l’elaborazione di un concetto commerciale  per migliorare e rendere appetibile quell’arte moderna europea nata negli inferni affumicati della guerra e fame, quadri dominati dal nero fumo generato da bombardamenti,  come anche le cicatrici  squarciate presenti sulle ferite di migliaia di reduci  di guerra che incidevano sull’umore dei quadri.

Picasso, cubista era la rappresentazione della disperazione, la follia, il male, frutto di una potenza di fuoco assorbita e degenerata in trame eversive; quindi, una mente infernale generatrice di distorsioni e brutalità. Il colore dominante dei suoi quadri era il bi cromo nero e giallino zolfo. Ma nell’America dai cieli azzurri e tersi, terra di sogni e di Eldoradi splendenti, quei quadri, sinceramente, per la filosofia di allora, per Gertrude Stein erano difficili da sostenere commercialmente. L’orrore manifestato dai collezionisti  e critici d’arte andava superato. Come?

Quei brutti quadri di Picasso, “quadri psichici e inconsci” che dopo una fumata di droga potevano assumere  un brillate tono cromatico, intellettuale e di modernità strana,  sulle ricche riviste lucenti e pattinate americane, le opere di Picasso si presentavano fuori luogo, indegne.

Quel giorno, dopo la Conferenza,  annoiata per ciò che di poco offriva la città in materia museale,  priva di gallerie d’arte, generatrice di pochi artisti; bella città urbanizzata con intorno il nulla, volle quel pomeriggio fare visita al pittore marinaio. Gertrude in compagnia della inseparabile Alice Toklas che volle con se in quanto, un po’ “megera” e Sibilla nel capire gli spiriti altrui, e quindi infallibile nei giudizi istintivi, le  due amiche si portarono insieme dal giovane pittore.
Dopo le presentazioni, accomodatesi, vollero veder sfilare le opere così come fanno le signore quando scelgono sulla passerella un vestito alla moda in Atelier, ed essendo Gertrude  una collezionista, non sarebbe uscita senza comperare nulla. Seguì il suo istinto innato che le divenne dogma: “ciò che capita al Genio si trasforma sempre in opera fattibile.”

Il suo primo giudizio sui quadri fu negativo. Dopo aver mortificato il povero pittore amatoriale, soddisfatta la propria boria critica, più rilassata si lasciò incantare da una tela: la copia di un ritratto della consorte di Pablo Picasso.

Stein amava Picasso e, quegli 83 giorni chiusi nell’Atelier in posa modella al suo primo ritratto, le restarono perennemente un ricordo sentimentale che la legava al quel diavolaccio spagnolo, matador dallo stiletto perfetto, che il suo cuore ebbe trafitto. Quindi i ritratti delle amanti e consorti di Picasso  li aveva sempre comperati per fargli piacere. Anche quel giorno ella fu punta dalla gelosia, per di più, quello sciocco pittore di mare le aveva anche abbellite oltremisura dandole quel candore che le donne  amano nella pulizia del viso e delle vesti, incantando la nostra famosa spettatrice sia per l’ordine che per le linee perfette. Forse dovuta alla rassegnazione, calmate le pulsioni nervose, si fece strada in lei un idea  meravigliosa scrivendo così:

“In questo periodo, fra il 1913 e 1917, i suoi quadri possiedono la bellezza della padronanza assoluta. Picasso poté fare in sostanza tutto ciò che volle. Nei suoi quadri non mise in sostanza niente che non dovesse starci, non c’erano cubi, c’erano soltanto cose; riuscì a metterci solo ciò che conosceva realmente. Tutto finì con il viaggio in Italia e l’allestimento di Parade.

Dopo l’Italia e Parade, egli ebbe il suo secondo periodi naturalista di una bellezza accessibile a chiunque, la sua tecnica era ormai cosi perfetta da conseguirgli di creare tale bellezza con minor fatica, tale bellezza esisteva di per sé. Questi quadri possiedono la serenità della perfetta bellezza, ma non possiedono la bellezza della realizzazione. La bellezza della realizzazione, in confronto alla pura bellezza, impiega più tempo a farsi riconoscere come bellezza. La bellezza della realizzazione, mentre viene creata, non è bellezza: diventa bellezza solo quando le cose che vengono dopo sono creata a sua immagine.  Allora viene riconosciuta come bellezza, grazie alle sue dote di fecondità. E’ la più bella delle bellezze, più bella della bellezza della serenità. Proprio cosi.

il giovane pittore fu arruolato ma a una condizione…. doveva riprodurle le copie di tutti  i quadri cui elle gli sottoponeva, donandogli più splendore ed eleganza. Dovevano diventare prodotti per la Moda e alla Moda da permettere a Picasso di entrare nei paradisi editoriali americani affascinando galleristi, collezionisti, e musei  fino allora restii.

Domanda: Quante sono nel mondo le opere falsificate di Picasso per amore della Moda, dell’Arredo, del Design, dell’Arte, dell’Editoria e del Collezionismo ecc.?

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L’indagine continua…


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