ARTE: Parigi punge

Gemellaggio America-Francia

La statua della Libertà fu realizzata dal francese Frédéric Auguste Bartholdi, con la collaborazione di Gustave Eiffel, che ne progettò le carpenterie interne.

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Alexandre Gustave Eiffel, specialista in strutture metalliche, divenne famoso per la costruzione della Torre Eiffel in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto a dx: costruzione della statua della “Ragione” costruita in Francia e donata allo stato di New York che gli cambierà il nome in “Statua della Libertà”.

Foto sx: La torre Eiffel nell’Expo del 1889

In quella esposizione parigina, avrà luogo  la sede logistica  dell’enigmatico poeta “invisibile” , colui che ha governato dalla sua Reception giostra, tutte le Avanguardie europee fino al 1925 circa data della sua presunta seconda morte definitiva.

Chi era?

Personaggio schivo e taciturno, poeta noir di origine ebrea, letterato di grande intelletto plurilinguistico, figlio di un ambasciatore francese assegnato in America Latina, tornerà in Francia per conseguire gli studi liceale e oltre. A causa la sua ferocia poetica, si auto censurerà per qualche anno creando nel frattempo atri due lavori alibi. Una volta pubblicata l’opera infernale, per quella capacità narrativa ricca di spunti crudeli e dettagliati confutabili nelle torture e omicidi, accerchiato da ispettori di polizia il poeta sparirà dalla circolazione dandosi per morto. Il suo testo diverrà una sorta di capolavoro del noir, poema  letto e riletto da tutte le Avanguardia che quel testo letto in segreto verrà diffuso e innalzato quale pietra miliare dell’Arte poetica moderna.

Il poeta resterà ufficialmente defunto per sempre. Ancora oggi lo si crede morto dalla data ufficiale, e,  mai nessuno lo indagò a fondo in quanto, la velocità di modernizzazione dell’industria e delle Arti non permetteranno ulteriori indagini. Sulla sua biografia quel poco che sappiamo è leggibile nelle prefazioni dei suoi libri tradotti, informazioni comunque sufficienti per tracciare un profilo del poeta che a memoria di se lasciò due sole fotografie.

Defunto in giovane età si presuppone che non abbia avuto eredi, ma dai tratti fisiognomici gli indizi ci portano a definire la sua erede illegittima una donna orbitante intorno alla sfera dell’Arte. L’identità del Poeta non è possibile renderla ancora nota in quanto le indagini in corso si riservano la discrezione dovuta al caso per la segreta mossa futura si scatto al Re a Marcel Duchamp. Nel frattempo, con il poeta in circolazione sotto osservazione “Parigi punge”.


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G. Stein: il Potere della Lingua.

All’ombra delle Piramidi (1/2)

 

G. Stein: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Narrava un  giovane egiziano a Parigi a Gertrude Stein…

1913: “C’erano due lingue in Egitto, la lingua corrente e la lingua parlata; poi venne la lingua francese. Tre lingue.
Le due lingue egiziane, per quanto la mia famiglia fosse egiziana fin dall’inizio dei tempi, parlava spesso francese. A poco a poco la due lingue egiziane le spensero del tutto: la madre lingua e l’altra.”

M13: “Spiegati meglio”

1913: “Gli egiziani in passato avevano solo una lingua, vale a dire, nella vita quotidiana tutti usavano soltanto un po’ di quella lingua antica ed era in possesso di chiunque. Ma quando erano innamorati o parlavano ai cavalli o erano commossi o narravano storie, allora parlavano in quella diversa lingua “esaltata e fantasiosa” che adesso è diventata una lingua solamente scritta, e poiché oggi, di questi tempi, gli egiziani non si esaltano più nel parlare e adoperano sempre una lingua quotidiana comune a tutti, noi egiziani siamo finiti col dimenticare la lingua dell’esaltazione diventata buona solo per la scrittura e mai più parlata nelle enfasi d’amore.” Così narrava la spia egiziana al Superiore Francese.

 

M13: È molto interessante”  disse la spia americana al giovane egizio ambedue dal pessimo francese:

M13 Ribatté: “Invece l’inglese ha fatto tutto il contrario. Ha sempre cercato di scrivere come si parla, ed è soltanto da poco che, quella lingua scritta non interessa più a nessuno, e non si può più fare nulla o scrivere come si parlava un tempo, perché non lo fa più nessuno.
Oggi invece, tutti parlano come i giornali, i cinematografi e le radio che insegnano a non parlare la lingua parlata di un tempo perché non è più interessante. E così, a poco a poco, la lingua scritta dice qualcosa, e lo dice in modo diverso dalla vecchia lingua parlata. La nuova lingua scritta ci ha modificati.

Riflette M13: Mi interessava molto quel che dicevo via via che lo esprimevo, ed è molto importante, specie ora; così arriveremo presto a una lingua scritta che è più un inglese a se.

Occhio di Horus

Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia ecc

Meditava ancora: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”

Vedi l’impresa di Lee Miller in Egitto


un-giovanissimo-james-laughlin-minSei anni dopo, nella primavera/estate del 1934 a fare da chauffeur della Ford, incluso il servizio di cambio gomme a terra, per un giro nella Francia meridionale di Gertrude Stein e della compagna sua Alice B. Toklas, nonché da press agent per un tour di conferenze che la Stein avrebbe dovuto fare negli Stati Uniti, è un diciannovenne spettacolarmente alto, atletico, incredibilmente bello, coltissimo e poliglotta e, soprattutto, ricchissimo di nome James Laughlin (1914-1997). James è di Pittsburg, come Gertrude, ed è uno degli eredi della Jones and Laughlin Steel Company, la quarta acciaieria degli USA fondata dall’omonimo bisnonno di origini irlandesi nel 1824. Da qui il sopranome dinastico di: James Laughlin IV°. Pittsburg: Piramide del Mondo.


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Incontro con Ezra Pound

Poco tempo dopo, il superlativo James, che aveva interrotto gli studi ad Harvard (2° anno di medicina…) per il suo viaggio in Europa, scrisse a Ezra Pound chiedendo se poteva vederlo e, con sua sorpresa, il poeta gli rispose: Visibility High, visibilità alta. Cominciò così quella che Laughlin chiamò l’immatricolazione alla “Ezuniversity” (Università Ezra Pound) , un corso informale e intensivo di sei mesi su letteratura e storia che di solito consisteva in conversazioni o al ristorante dell’Albergo Rapallo di fronte al mare o durante le nuotate nel golfo del Tigullio o nel corso di tirate partite di tennis. James aspirava di diventare poeta e voleva da Pound un parere sulla sua scrittura, ma, alla fine del suo soggiorno, Pound, scettico sulle sue qualità letterarie, lo consigliò «di fare qualcosa di utile» dedicandosi all’editoria più che alla poesia.

James Laughlin IV° quell’incarico accettò svolgendolo col tempo e brillantemente.

Nel 1936, conseguita la laurea in latino e italiano ad Harvard, usò il denaro di famiglia per fondare, a soli 22 anni, la casa editrice New Directions, cominciando a pubblicare (dei fratelli di fede), non solo la Stein e Ezra Pound, ma anche E.E. Cummings, William Carlos Williams, Elizabeth Bishop e Henry Miller. Alla laurea, per la sua start up, come si dice oggi, il padre – come casualmente si menzionò in un’intervista – gli diede 100 mila Dollari pari a 100 anni di stipendio medio alto (nel ’36 il reddito di una famiglia della media borghesia americana era di 2 mila dollari annui).

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Anche James Laughlin IV° da buon giovane “egiziano” costruttore di “piramidi” dirà: «Il mondo è in crisi, e il linguaggio è allo stesso tempo la causa e la cura».

James, “mezzo medico” impegnerà per tutta la vita il suo capitale e altro di guadagnato nel promuovere ad Harward letterati di fede insegnanti, capaci di diffondere il modificato senso delle parole dette, favorendo le scritture della sua scuderia New Directions sostituendo con altri diversi sensi quelli generalmente parlati.

Tra i nomi, solo per citarne alcuni: Tennessee Williams, Randall Jarrell, John Berryman, Karl Shaphiro, Jean Garrigue, John Frederick Nims, Paul Goodman, Eve Merriam, Djuna Barnes.

La lista degli autori di fede nel corso dei decenni successivi si fece davvero impressionante. Fu Laughlin IV° a pubblicare George Oppen, Carl Rakosi, Delmore Schwartz, John Hawkes, Charles Reznikoff, Lawrence Ferlinghetti, Paul Bowles, Robert Creely, Gregory Corso, Gary Snyder, Kenneth Rexton, Denise Levertov, Thomas Merton, Edward Dahlberg e Robert Duncan, ma anche a ristampare Henry James, E.M. Forster, Ronald Firbank, William Faulkner ed Evelyn Waug….

Anche questa è Storia dell’Arte.


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M. Duchamp: PARIS non punge più.

La telescrivente è un dispositivo elettromeccanico molto usato in passato per trasmettere messaggi di testo attraverso la rete telegrafica. I modelli più recenti sono interamente elettronici chiamati Computer.

La telescrivente, madre dei futuri calcolatori, fu una evoluzione del telegrafo, mezzo per la comunicazione di dati a distanza tra utenti attraverso stazioni riceventi e trasmittenti e terminali. Oggetto simile ad una macchina per scrivere automatica veniva comandata a distanza. Fu una dei primi robot. Nasce Telegrafo per diventare Telescrivente.

Questa macchina elettrica, funzionava come la Ninfa Eco, pronunciava le parole senza l’ausilio della voce propia (muta). La sua data di nascita risale al 1897 e darà vita alla modernizzazione di nuovi eserciti meccanografici. Essendo una macchina segreta, veniva mimetizzata in modi diversi dentro oggetti domestici per dar modo alle Avanguardie insurrezionaliste, di comunicare in tempo reale con le centrali operative o a distanza di centinaia e migliaia di chilometri. La linea di comunicazione preferenziale resterà il telegrafo fino al 1966. Verranno utilizzat poi le linee via radio e le linee telefoniche anche se, alcune compagnie aeree odierne fanno ancora uso delle telescriventi per le comunicazioni riservate tra loro (PARS)

La Torre Eiffel, dopo l’Expo, fu per molto tempo utilizzata come antenna militare per le intercettazioni radio. Sulla sua funzione strategica siamo tornati per capire molte cose successe nella storia dell’Arte e capire perché Parigi fu il centro internazionale di spionaggio delle Avanguardie camuffate da artisti e responsabile di tre Grandi Guerre.

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Così come Getrude Stein ci parlerà velatamente delle sue “Stufette elettriche” telescriventi dalla sua base operativa sul confine svizzero-francese, Marcel Duchamp ci accompagnerà tra i sotterranei e i cunicoli della Torre Eiffel svelandoci la sua base operativa segreta adiacente alla Torre Eiffel.

Inaugurata nel 1889, la torre Eiffel è diventata da subito una vera e propria icona universale. Il monumento parigino nasconde molti segreti: dispone infatti di un bunker antiaereo, un ufficio postale e… un appartamento nella cupola a più di 300 metri di altezza. A costruire l’appartamento segreto è stato lo stesso Gustave Eiffel, dove lì riceveva i suoi invitati nella Centrale Operativa della Massoneria francese. Nessuno doveva udire.

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Marcel-Duchamp Ruota di Bicicletta

 

L’appartamento segreto del “Superiore” di Marcel Duchamp dove era ubicato?

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La grande Ruota di PARIS. Ufficio arruolamento.
Seduto sullo sgabello della Reception della Grande Ruota si poteva incontrare il “Poeta Invisibile”, colui che arruolò e diresse tutte le Avanguardie. L’opera di Marcel Ducamp era  il rebus criptato per indicare agli adepti dove portarsi per gli arruolamenti. La ruota venne smontata 10 anni dopo e trasferito l’Ufficio Assunzioni in altra sede presso l’Intendenze di Fiananza di Parigi, dove il “Poeta” controllava tutti i flussi dei finanziamenti.

 

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Scacco al Re: “Maestro… a Lei la mossa.”


Visione dettagliata della Grande Ruota di Bicicletta di Parigi (antenna?). A differenza di quella di Chicago i raggi  tenditori erano sottili come quelli di una bicicletta. Ci si poteva incontrare, parlare un cabina, tramando d’Arte e altro per aria.

 

Parigi 

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Cenni storici

L’Esposizione di Parigi del 1900 è una delle ultime a rispettare il significato letterale di universale. In effetti le mostre che conosciamo dagli anni ’20 non hanno nulla di universale perché tutte sono tematiche. Alla Mostra del 1900 furono discussi tutti i temi e tutte le nazioni potevano essere rappresentate. Riteniamo che questa mostra sia stata l’evento festivo e commerciale più importante nella storia dell’umanità. Commerciale perché è stato presentato tutto il genio creativo dell’uomo che era industriale o artistico. Festa perché per le popolazioni le mostre rappresentavano soprattutto luoghi di ricreazione, scoperte insolite e meraviglie.L’esposizione di Parigi del 1900 era di 113 ettari intramurali e 110 ettari nel Bois de Vincennes. 76.000 espositori hanno presentato le loro creazioni e oltre 156.000 persone hanno lavorato lì. Durante i 212 giorni di apertura, 52 milioni di visitatori hanno pressato (popolazione della Francia nel 1900 = 38 milioni).Ecco i motivi che ci hanno motivato ad esplorare in dettaglio questo evento tanto pubblicizzato ma così poco conosciuto.

In occasione dell’esposizione universale del 1900 di Parigi fu costruita la Grande Roue, una ruota panoramica alta 100 metri dotata di 40 cabine. Rimase in funzione fino al 1937, anno in cui venne demolita.

In seguito furono costruite moltissime strutture di questo tipo, prevalentemente in parchi di divertimento o luna-parks. La sola ditta degli ingegneri australiani Gaddelin e Watson, che costruirono la Grande Roue di Parigi, ne realizzò oltre 200.

La prima ruota panoramica nasce a Chicago nel 1893 e fu progettata dall’ingegnere americano George Washington Ferris, da cui il nome “Ferris wheel” usato per indicare tale struttura nei paesi di lingua inglese. Fu costruita in occasione della Columbian Exposition che si tenne in quell’anno a Chicago. Era alta 80 metri ed era dotata di 36 cabine, ciascuna con 60 posti (di cui 40 a sedere), per cui poteva trasportare ben 2160 persone. Nel 1904 fu smontata e poi ricostruita a St. Louis per l’esposizione universale di tale città. Venne demolita nel 1906.

Nel 1905 fu costruita a Londra la Great Wheel, una ruota panoramica alta 94 metri costruita sul modello della Ferris wheel di Chicago. Progettata da due ingegneri australiani, Adam Gaddelin e Gareth Watson, rimase in funzione fino al termine del 1906, trasportando in totale 2,5 milioni di persone, e fu demolita nel 1907.

la Great Wheel di londra

Nel 1896 fu costruita a Vienna la Riesenrad, una ruota panoramica alta 65 metri tuttora esistente e in funzione. Fu progettata dall’ingegnere inglese Walter Basset al fine di poter ammirare il panorama della capitale austroungarica.

Vienna

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La più alta ruota panoramica è attualmente la Singapore Flyer, completata in febbraio del 2008, che raggiunge i 165 metri. È destinata però a perdere presto questo primato, in quanto sono in costruzione tre ruote più alte: una di 208 metri a Pechino, una di 175 metri a Berlino e una di 185 metri a Dubai.

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Man Ray: Foto, Cartografia e Matrioske

Arte e Matrioske.

Le immagini artistiche di Man Ray, quelle d’Arte rivolte all’Arte e  scattate per l’Arte sono pochissime anche se, dobbiamo ammettere che, senza l’operato fotografico di Man Ray, sarebbe impossibile avere oggi un quadro ampio sulle Avanguardie e dei loro lavori andati dispersi durante i conflitti bellici, come anche i reportage sugli incontri , le convivenze e gli amori tra gli artisti.

Come già detto, le sue immagini veramente artistiche sono quelle commisionategli da M.D. e che restano enigmatiche anche per se stesso in quanto, essendo supporter ed amico di Marcel Duchamp, Man Ray, non aveva una cultura metafisica in Arte, specie sul sapere enigmatico dell’Alchimia, lezioni che prenderà in seguito con l’amico M.Duchamp.
Man Ray, in questo settore si è sempre mosso in modo impacciato e non faceva domande perché è buona regola per chi lavora nei Servizi di non fare mai domande ad un proprio collega. Nei Servizi, il punto interrogativo è severamente vietato, ciò è uno regola militare alla quale attenersi. Una domanda in più o fuori luogo, e si era tacciati di controspionaggio. Quindi, il sacro ermetismo nell’arte delle Avanguardie, era semplicemente una regola del silenzio imposta dai Servizi. Se depistare, depistare e depistare sempre è il dovere dell’avanguardista, ricostruire il processo avvenuto nell’Arte nei primi del novecento è cosa difficile e merita molta attenzione.

Oggi, spiegare di Man Ray le immagini enigmatiche che lo resero famoso, supererebbe la sua stessa aspettativa. L’archivio immenso fotografico di Man Ray, furono scatti di “Servizio” in quanto, essendo responsabile americano in Europa per conto della Moda (diceva lui), ma da come si sono avvicinate e mosse e assunte certe modelle e pedine femminili a lui legate, evidenzia del Maestro, un impegno politico/militare per conto degli Americani e Massoneria.

Mettendo momentaneamente in disparte il suo operato militare, l’impegno civile e artistico di Man Ray pare sia stato eccellente. Dedico alla Moda, e messi a fuoco i suoi spostamenti e frequentazioni, il suo, fu un Servizio eccellente su “modi e maniera” di vivere dei francese. In tal modo M.R. aggiornava le centrali operative americane sull’andamento dell’Europa da manipolare in seguito. L’America nutriva per noi progetti di vita e di trasformazione alla maniera americane e quindi, modelli industriali nuovi in grado di trasformare gli ambienti urbani europei per l’arrivo industriale dei “beni di consumo di massa“. Arrivava il Consumismo.

Ora, visto che dopo la prima guerra mondiale lìAmerica è l’unico stato che si è arricchito con le munizioni, impoverendo tutti gli stati coinvolti in quella guerra, all’Alleanza che non aveva ancora una aviazione d’alta quota e le ottiche capaci di fare rilevamenti minuziosi, gli abbisognava molti fotografi, incisori minuziosi e cartografi per mappare i terreni e città di tutti gli stati debitori sotto il suo controllo e le cartine venivano spedite alla ” The American Geographical Society Library” dentro i bauli diplomatici mai aperti dalla Finanza appartenenti delle super collezioniste d’arte:  le Sorelle Cone. Ogni squadra d’arte doveva dare il proprio contributo. Per l’occasione vennero in Francia centinaia e centinaia di americani disegnatori e pittori a prendere lezione “d’arte Moderna” dai Maestri francesi che vantavano primati d’aste nel mondo (tipo Matisse e Picasso e soci).

L’Europa non era adeguata a tale trasformazione industriale, troppo piccola e ristretta. Come Nerone per Roma da modernizzare, l’Europa andava distrutta, abbattuta e ricostruita secondo i nuovi canoni industriali per far circolare meglio i nuovi mezzi di trasporto pubblici, le automobili private e camion  in arrivo alle industrie europee. I motori avrebbero preso il posto di carrozze e cavalli. Il monopolio sarebbe stato il carburante, il terziario del trasporto: ponti, strade, porti e gallerie, verranno lasciati alla libera interpretazione degli stati ma da attenersi alle normative urbane internazionali redatte dalle capitali americane super collaudate. Tale progetto si rivelerà per noi europei un disastro umano: due grandi guerre fratricide e massacri infernali.

La sfida alla Russia da convertire al consumismo e capitalismo, doveva essere diretta da  agenti americano/russo, persone che parlassero la lingua russa, capace di contattare e adunare i rifugiati politici russi e motivarli, uomini e donne da usare per contattare i fratelli ebrei al di là  della impenetrabile frontiere russe.  Quel maledetto 1917 sfascista in Europa, sfasciò le finanze di molti stati, gli animi, il lavoro, e milioni di ragazze e donne rimaste senza mariti, madri senza più figli, orfani di padri, tutto ciò  si rivelò un disastro umano di proprozioni immani; poi ci si era messo per la seconda volta, il fallimento di conquista della Russia che diventava Comunista, quindi gli approvigionamenti della ricostruzione europea sarebbero stati tutti a carico dell’America, la piu ricca di risorse e mezzi.

Uno di questi agenti organizzatori di reduci di seconda ondata dalla Russia monarcha e anticomunisti,  fu Man Ray, colui che conoscendo l’arte della cartografia, fotografia e delle “Matrioske”,  l’applicherà alle sue squadre parigine e spagnole nella creazione della sua Avanguardia Surrealista e Dadaista, basi del nuovo servizio segreto camuffato nell’Arte per relazioni diplomatiche pericolose.

 

SCACCO ALLE AL-FIERE

 

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Gala


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Tutte RUSSE E “sorelle” DI FEDE ecc. ecc. ecc.

 


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                     SCACCO ALLA ANCELLA

 

Chi era la stampatrice ufficiale delle mappe?

 

 

 

Foto Man Ray: Meret Oppenheim al torchio

 

l’Architetto Man Ray aveva lavorato con passione e imparato il mestiere in una ditta di cartografia…  se lo ricordo bene, solo poi divenne fotografo a 24 anni frequentando la scuola anarchica spagnola di New York.

 

la ricerca contunua


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G. Stein: Dormi Alice, dormi tanquilla.

Quando l”amore condiziona l’Arte 

L’amore di coppia così come ci è stato insegnato, oltre ad essere un mistero cosmico nella cultura monoteista mediorientale (catto/judea/islamica) è diventata dominante. L’unione della coppia è santificata dal sacramento del matrimonio, sia esso di rito religioso che civile. Il matrimonio, oltre i suoi doveri e piaceri coniugali non è mai riuscito a risolvere, se non con la violenza o la repressione giudiziaria, le controverse amorose che insorgono durante il normale svolgimento della vita matrimoniale. Alcune di queste controversie insorgono perché latenti nati rima o dopo il giuramento. Essi prendono forma e si accentuano quando la delusione amorosa nuziale, comincia a farsi sentire molesta o pedante. Questo principio vale, sia per le copie eterosessuali come per le copie di altro indirizzo sessuale.

Foto: Getrude Stein e Alice Toklas 

bdede480fe33955f7b77356938de4698Questa premessa è stata introdotta per capire dal comportamento ses-suale di Gertrude Stein nei riguardi della sua partner Alice B. Toklas, e alcuni aspetti comporta-mentali che hanno modificato le scelte e il percor-so dell’Arte in Europa. Sembra assur-do sostenerlo ma questo elemento di analisi risulta aver  determinato lo spostamento dell’asse artistico.

Sulle Avanguardie francesi si sa pochissimo e quel poco è stato scritto è condizionato da una censura diretta da parte di una regia occulta politica nazionale. Non  è un caso se   Stein, attraverso le sue opere teatrali ci lascerà intravvedere i meccanismi seducenti di una follia collettiva apparentemente provinciale ma fortemente intellettuale andata a buon fine ma anche fuori controllo.

Che la pittura delle Avanguardie sia stata una pessima pittura non è una forzatura critica per chi si era diplomato pittore in una Accademia delle Belle Arti  europee nel 1905. Il Livello d’insegnamento pittorico, era molto elevato, diffuso in tutta Europa e in America. Poi… ad un certo punto, gli Artisti, presero una strana piega decadente. La pittura si fece sempre più frettolosa, spariscono le grazie, le belle modelle, i colori s’impastano tra loro sporcandosi, insudiciandosi ed appare il nero graffite a peggiorare la situazione, special modo quando viene usato per marcare le zone d’ombra: errore gravissimo in pittura. Il nero sporca tutti i colori che incontra. Il nero bisogna saperlo usare con dovizia.

Eppure, stranamente tra le Avanguardie si comincia a vendeva di tutto e di peggio. Anche i brutti disegni a carboncino erano grezzi e sbavati, però  bastava che fossero una espressione delle Avanguardie per diventare ufficialmente Storia. Da quel momento in Arte non si buttò via niente, neanche la spazzatura. Proteste, scandali e denunce non fermano il degrado, tanto più che a comperare quella robaccia sono i ricchissimi.
Che strano essere il ricco; più è ricco e più compera senza guardare a spese le brutalità?  “Come mai? si chiedevano le Accademie di allora. Domandandosi in cosa consisteva il trucco o il raggiro”.
Su questo argomento sono già stati pubblicati in questo Blob diversi articoli in merito che tentano di spiegare questo fenomeno: ma questa volta, per chiarire meglio il concetto, prenderemo un’altra tangente di pensiero; seguiremo il percorso delle Opere per scoprire , dove ci portano dove vanno a finire e dove si trovano parcheggiate.

Lobby del Cotone

Il Capitale industriale, dalla meta dell’ ’800, stava conquistando tutti i settori di vita sociale dell’uomo industrializzandoli ancor più. Il capitale conquistava con enfasi e allegria tutto e tutti ampliando, diffondendo i propri prodotti modernizzati migliorando la vita quotidiana dell’Uomo e riempendolo di nuovi beni. L’Ottocento aveva messo in moto ciò che viene chiamata la “Rivoluzione Industriale”, una macchina feroce che tutto e tutti sbrana e converte senza mezzi termini.
Nei primi del ‘900, Gertrude Stein a capo di due squadre agguerrite di pittori arruolati da lei stessa, Cubisti e Fauve, mise in moto in arte il primo processo del “quadro industriale all’Americana”. Dirà la Stein  a Picasso,  li capitalizzeremo immediatamente.
Nelle indagini dobbiamo capire innanzitutto chi sono gli artisti, la loro fede e il funzionamento dell’economia globale del territorio ciò per meglio capire chi sono i loro collezionisti, per comprendere le loro ragioni, le motivazioni di tanta passione e la ragione economica che li spinge verso l’acquisto di pittura scadente pagandola a cifre esorbitanti da parte di coloro che poteva comperare il meglio preferendo il peggio?

 

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Foto: Sorelle Cone  – Etta Cone e la dott.ssa Clairbel Cone, grandi collezioniste di tutto.

La psicologia sostiene che il feticismo stia alla base del collezionismo, ma poi, studiando i collezionisti, ci si accorge dei livelli diversi del feticismo fino ad arrivare al mondo superiore dei più ricchi per scoprire che di feticismo non si tratta ma di una spinta innovativa verso il futuro tenuto segreto, quasi immotivato.

Seguendo le orme lasciate sul terreno artistico delle nostre amatissime zitelle: Gertrude Stein e Alice B. Toklas, indagare i loro rapporti sociali, le frequentazioni, le abitudini e i dialoghi, una cosa che non traspare mai di loro due è un possibile reato di tradimento amoroso. Che sia dovuto alla natura della loro fede religiosa?  (ebree) Eppure sono presentate alla storia come due  chiacchierate lesbiche, o forse il loro lesbismo è stato  un normale rapporto fedele consolidato?
Ora, sapendole “spie avanguardiste” nel ruolo di informatrici militari al servizio degli Stati Uniti d’America, la domanda che ci si pone è la seguente: “ che ci sono venute a fare in Europa e qual’era il loro ruolo?”

Ricche erano ricche, milionarie le loro famiglie, figlie legittime americane, un giorno decisero, separatamente l’una dall’altra  di andare in Europa per fare vacanze quando ancora non si conoscevano.

Vediamole:
Le due amabili signorine  in America frequentano i primi due anni di medicina (pure loro) presso le  rispettive “Prestigiose” Università per poi passare ad altra disciplina universi-taria da intraprendere nella vita. Nelle biografie dei personaggi che compongono i loro racconti, i conoscenti artisti e letterati che si frequenteranno a Parigi, hanno fatto lo stesso percorso universitario con a monte due anni di medicina. Perché?
E’ una regola religiosa ebraica frequentare medicina o è un lascia condotto per altre mansioni?

Sia Toklas che Stein hanno due anni di Medicina alle spalle, durante quegli  studi, Gertrude Stein incontrerà un anima gemella che si rivelerà “lesbica” pure lei, della quale resterà segretamente innamora fino alla morte. Stiamo parlando della pianista amatoriale Etta Cone (ebrea pure lei) , sorella minore della dottoressa Clairbel Cone (un genio di donna), ereditiere le quali famiglie si sono arricchite in America delle fortune del padre padre tedesco commerciante di tessuti, come il padre di Matisse (ebreo pure lui).

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Foto: Dottoressa Clairbel Cone  in elegante posa

Quindi, un filo rosso invisibile legava tutte e tre le  ragazze in quegli anni universitari quando erano spensierate studentesse. Figlie di una borghesia industriale americana che poteva permettersi le “prestigiose rette “ universitaria, è quindi ,studentesse al pari dei rampolli di industriali, erano matricole di una Università che aveva il compito di erudirle a “Manager” di altissimo livello da impegnare in società finanziarie.


La scoperta e la coperta

Come già accennato nell’articolo  sull’Elettricista, Gertrude Stein comunicava di notte con la sua Comunità diurna americana dalla Francia mentre l’ingenua Alice Toklas dormiva beatamente nella stanza affianco e, al mattino, Gertrude Stein le faceva trovare sul tavolo gli appunti di pensierini concettuali rigorosamente scritti a matita su foglietti di carta, appunti da trascrivere a macchina in mattinata per la stesura delle sue opere concettuali future, e dispacci finanziari, mentre Gertrude Stein  andava a riposare fino a mezzogiorno.

Immagine correlata

Povera Alice che tanto si premurava di tenere alla larga le “scimmiette” dalla sua amica del cuore, ignara che sulla prateria di casa, una sirena dolcissima le incantava il suo dolce amore gelosamente custodita. Da quelle “stufette”, di notte, oltre ai Servizi segreti, ella comunicava via telex con Etta, l’altro cuore, dandole consigli sulle occasioni artistiche buone, novità, scambi di moine ed affetti, raccontandosi confidenze e disobbe-dienze amorose con Etta Cone.

Foto: Clairbeled Cone,  Gertrude Steine,  Etta Cone.
1904  in Italia

cone-sisters-5-5-11-11 (1)Alla morte delle sorelle Cone, il Museo Ebraico KAREN LEVITON, di Baltimora ha organizzato nell’aprile 2011 una bellissima mostra d’Arte esponendo la sola collezione privata di Etta Cone. Di Etta Cone è stata esposta tutta la collezione privata d’arte, mentre della riservatissima dottoressa  Clairbel Cone è stato esposto solo  qualche quadro della sua segreta  collezione. Peccato aver perso l’occasione di visitare il museo KAREN LEVITON, un nitrito numero di lettere era presente e confutabili su richiesta al direttore della mostra per riuscire meglio comprendere certe dinamiche politiche. La mostra intitolata “Vendemmia dei Souvenir” se visitato, avremmo trovato esposti N. 500 quadri di Enri Matisse e N. 100 quadri di Pablo Picasso rigorosamente di Etta Cone.  Il numero è impressionante! Il giro d’affari degli Stein andavano a gonfie vele e la Comunità ebraica poteva far viaggiare via nave  le casse personali di Etta Cone rigorosamente sigillate sente pagare dazi e dogana via Francia.

Quei quadri, furono frutto del collezionismo feticista o un finanziamento illecito occulto?
Chissà, se delle sorelle Cone e Gertrude Stein un dì  sarà  possibile avere delle spiegazioni plausibili sui  viaggi segreti in Italia nel 1904 in vista della Guerra Russia-Giappone del 1905 ? o magari dei susseguiti “viaggi vacanza” in Italia anche sui  finanziamenti ai Futuristi nel 1909? Una cosa è certa. Il fratello maggiore di Gertrude Stein, il primo, ebbe la residenza permanente in Italia durante il fascismo. Che sia cosi bella e interessante quell’Italia nascosta all’Arte?

 

SteinFamilyParis1905  Foto: Famiglia Stein
L’indagine sul misterioso “Cartello del Cotone” finanziatore  continua.
Ci sono tracce profonde che ci porteranno  alle Filande di Russia.


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Gertrude Stein 

Man Ray: La Scena.

LA SCENA

Narra di Man Ray il Prof. Artur Swartz:

...  Alcuni anni dopo in California Man Ray fu attratto da un altra configurazione casuale. Aveva appena ricevuto un pacco; impaziente di vedere il contenuto, strappo via lo spago lo gettava sul pavimento. Quando rivolse gli occhi in basso il disegno casuale formato dai pezzi di spago si rivelò più interessante per lui del contenuto del pacco stesso. In questo caso non poteva conservare quella configurazione incollando lo spago al pavimento, cosicché fissa immediatamente la “scena” fotografandola. La foto è “Abbastanza corda” 1944 , fotografia solarizzata.

Una scena è la più piccola unità narrativa che abbia una propria autonomia all’interno di una sceneggiatura più ampia o un evento ordinario. Scena è lo spazio che un immagine memorizzata occupa in un evento statico o dinamico indipendentemente sia costruita su un set televisivo, cinematografico o teatrale. Scena è un ambiente circoscritto al campo visivo che la memoria riesce a contenere dentro un area prestabilita: quadro, riquadro o inquadratura.

La fissazione scenica genera un tatto metafisico nell’area della meditazione o riflessione sospendendo il tempo, riducendolo “attimo” senza sequenze conseguenziali. Tale attimo, fissatosi nella mente, affiora nella mente sviluppato dentro una placca mnemonica più solida di altre per poterla richiamare senza esserne aggrediti. La fissazione (o trauma) è l’affiorare in modo imprevedibile di un attimo fulgente. Cio permette all’analista  una messa a fuoco logica sul nesso contenuto.
La Macchina fotografica si comporta nello stesso modo, impressiona l’attimo di una sequenza di vita quotidiana impressionata su un supporto chimico o elettronoico l’attimo grazie a ottiche lettrici di ciò che la luce esternamente illumina.

Per Ray la Luce è luce, la storia è storia, la posa è posa e la scena è scena. Ma quanti sono i Ray nel mondo? Be’ sono tanti quante le macchine fotografiche prodotte e in circolazione. L’industria missi gli occhi sopra questa invenzione pensò bene di divulgarla alla popolazione avviando un circuito di “consumo” e manutenzione tale da essere premiata come una gratificazione ricreativa della società moderna.

Assecondo l’uso o impiego cui è destinata la singola macchina fotografica, questa genera immagini di sequenze di vita che verranno a far parte immediatamente del passato in quanto le nuove ancora da scattare appartengono ancora al futuro.

L’industria fotografica a questo punto genera prodotti intermedi per il grande consumo, preparando un produzione separata per i soli professionisti i quali, descrivendo alle fabbriche costruttrici le loro esigenze, hanno dato modo di sviluppare nuove tecnologie a supporto. Quindi le ottiche professionali sono costruite con ottimi cristalli che ne fanno la qualità d’immagine.

La fotografia se storica seguirà un percorso d’archivio o didattico, se commerciale ne seguirà quello spregiudicato e accattivante del profitto e quello amatoriale finisce negli album tascabili, scatole di scarpe o nei raccoglòitori elettronici dei Personal Computer.

Invece, le fotografie d’Arte finiranno al mercato delle vergini dove sceicchi e mercanti se le aggiudicheranno come trofei di ricchezza al rialzo.

arthur-rimbaud-a-17-anniQuando  Charles Baudelaire (nella foto) s’infuriò all’avvento della macchina fotografica asserendo che, “non sarebbe mai stata in grado di generare Arte”, un fondo di verità ce l’aveva in quanto, il concetto di Arte ai suoi tempi non era stato stravolto dall’uragano modernista delle Avanguardie, ma che, grazie a quella sgridata, il mondo dell’arte tenne lontano l’occhio del Diavolo dal tempio dell’Arte. Ma la petulanza è arte dell’efimero, e piano piano attra-verso la bellezza delle Donne e l’ipnotico corpo nudo, senza far rumore la fotografia s’impose piantastabile nel grande Templio di Arte asserendo di essere immagine anch’ella, bella e illustrativa.

L’immaginifico della Fotografia poteva generarsi in multipli e quindi essere alla portata di tutti, sostituendo immagini iconoclate di Santini ed Eroi, infilandosi come  peccato seducente con tutta la grazia che le donne sanno donare. Da li, eccola spadroneggiare sui videi di tutto il mondo pronta per essere amministrata secondo i suoi fini.


Le-Violon-dIngresLa rivoluzione fotografica concettuale.

Man Ray, capito tutto ciò, fu uno assalta-tore spregiudicato nel diffondere le sue prime “scene” nude scene più moderne delle tradizionali “figurine” della Bella Epoque, scoprendo in Kiki di Montparnasse (la Regina) il corpo moderno attraverso il quale aggiornare il concetto di donna moderna utilizzando quel piccolo trucco aggiuntivo: la “scena vuota” , astratta senza piu fronzoli orientaleggianti, sminuendone la lussuria, risvegliando la curiosità dell’Alta Moda parigina affascinata da quel modo  moderno, cominciando a rivalutare le “svergognate” ballerine Blu Belle elevandole a Modelle di Alta Moda, modelle propositive per Vogue. La visione modernista di Man Ray, Americano a Parigi, poteva eccedere in quel suo modernismo continuo e costante assimilato all’istituto artistico: Francisco Ferrer Social Center sotto l’attenta istruzione dell’insegnante anarco-rivoluzionaria Emma Goldman la quale gli impartì il seguente comandamento:

Abbiamo bisogno di Uomini capaci di svilupparsi incessantemente …, di rinnovarsi; di uomini la cui indipendenza intellettuale sarà la loro massima forza, …, di uomini che aspirino a vivere in una vita una molteplicità di vite.”

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Alice Prin, soprannominata Kiki de Montparnasse, fu la prima Musa di Man Ray per la quale perderà la testa.

Arrivato a Parigi, Man Ray metterà in “scena” il suo piano: creare una squadra di fotografe/modelle capaci con la propria personalità e bellezza fisica di deviare i concetti d’Arte nell’immagine, nel portamento, nella posa, donne disinibite  pronte a posare su fondi scenici museali  per foto “artistiche” rapprentanti non più gli attimi fulgenti barocchi, ma icone statiche fortemente esensuali e composte, prive di attrazioni pornografiche spicciole o da cassetta. Finiva la Belle Epoque iniziava per la fotografia: l’Era Moderna reale.

 

Chi è KIKI?
(vedi Link)   KIKI de Montparnasse


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Cubismo: Arte industriale?

Pablo Picasso con Olga Khokhlova (ballerina)
(Ordine della PIPA – Sezione d’Oro)

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La storicizzazione degli eventi sostenuti delle Avanguardie non scagionano in toto il loro impegno soggettivo dalle altre rivoluzioni industriali  ancora in corso oggi nel mondo; rivoluzioni di  gran lunga superiori a quelle delle Avanguardie rivoluzionarie in Arte, rivoluzioni industriali tenute  in secondo ordine dalla Storia rispetto a chi oggi osanniamo come: Sacerdoti d’Arte gli artisti delle Avanguardie ai quali abbiamo dato più importanza del dovuto.

La domanda che sorge spontanea è la seguente. ” E’ l’Arte che ha rinnovato l’industria  o l’industria  che finanziando più del dovuto l’Arte l’ha spinta a rinnovamento perenne al sistema industriale dominante?”

Quando si cita l’Industria, i suoi laboratori di ricerca, la creazione e lo sfruttamento dell’indotto che ha generato molteplici lotte sindacali per la gestione e ripartizione dell’utile, non possiamo non mettere in campo la Politica economica e, solo quando si dice politica si dice rivoluzione. Ma la Rivoluzione non è politica; rivoluzione è una rotazione imposta dalle nuove invenzioni tecnologiche, generanti distruzioni, sconvolgimenti, ricostruzione, abbandono rinnovamenti e innovazioni sostenute da moti acceleranti di cippi che sviluppano forti tensioni. La politica la divulga o si adegua.

Quindi nessuno può arroccarsi il diritto di essere titolare della parola Rivoluzione e tanto meno di dare un senso morale alla questione. L’innovazione invece si, essa genera rivoluzioni.

La Rivoluzione, per chi la subisce, è un ciclone non annunciato; viceversa, per chi la promuove o la esercita come spinta animatrice, il Ciclone è lui stesso. Ciclone genera cicli, forze centrifughe potenti non sempre controllabili. Chi anima una rivoluzione deve saperla direzionare, gestire e fermare altrimenti ne escono  sconfitti tutti. (vedi la Spagna cubista)

Possiamo dire che “Pablo Picasso” è stato una forza distruttrice presente nell’Arte in quanto  aderente ad una organizzazione cosmopolita rivoluzionaria e conquistatrice, imponendolo baluardo dell’Arte del ‘900 in Spagna e in europa e nel mondo; ma diciamocelo francamente: “Rivoluzionario per conto di chi?”. 

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Se nel novecento le rivoluzioni industriali erano nel mondo diverse migliaia (1093 brevetti  solo Edison); a partire dall’ago con la cruna che diventa macchina da cucire, dallo straccio per la polvere che diventa aspirapolvere, dalle mani del panettiere che diventano impastatrici industriali; dalla falce contadina che diventa trebbiatrice, dalla spada ed elsa diventati carro armato e mitragliatrice  ecc. , il “quadro” d’Arte  che rivoluzione ha avuto?

                Il quadro in se non ha subito nessuna rivoluzione: da quadro è rimasto il riquadro a forma di quadro appeso al muro.

Solo verso la metà del ‘900   il quadro subirà una significativa mutazione rivoluzionaria; il  quadro appeso al muro diventa la cosa più straordinaria che l’Arte poteva donarci e  che pochi la contempliamo come Arte: la Televisione.

Il quadro come supporto depositario d’immagini illustrate statiche, aveva da sempre rappresentato attimi della vita dell’uomo storicizzati. Nel quadro l’artista Uomo rappresentava le proprie vicende storiche, aspirazioni materiali e divine nelle cose create “da se” medesimo e innaturali.  Nel divino immutabile, la Moda proposta, scandirà il tempo i costumi e gli stili dei secoli.

Nella raffigurazione dell’Arte, la “rivoluzione” si manifesterà solo verso la fine del secolo XX° quando l’uomo sfonderà la barriera del tempo e dello Spazio  diventando l’Arte sempre piu astratta e spazialista, la vetta sarà raggiunta da Lucio Fontana e Yves Klein .
I tentativi precedenti di staccarsi dalla rappresentazione Classica, Iconoclasta, Estetica, Illustrativa ecc., apporteranno solo piccole varianti verso un qualcosa non ben definito.

Piano piano, artista dopo artista, spogliati di lauro i pittori,  qualcosa viene alla Luce.
Nei primi del ‘900 bisogna riconiscere al “Cubismo” uno scatto significativo: l’aver frammentatato  l’immagine grafica e tipografica rendendola irriconoscibili a prima vista, ma solo se lo spettatore si fosse sottoposto a forti dosi di droghe poteva intravvedere ciò che occhio umano non vede. Il cubismo fu il primo quadro psichico”, il primo stile pittorico a dare nuove immagini mai rappresentate prima anticipando il futuro “quadro psichedellico” dei Surrealisti.

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Su Pablo Picasso caposcuola di un pensiero modernista, inventore di mille nuove vie e possibilità per futuri artisti, muovergli una critica antiartistica sana e demolitrice è un compito arduo e delicatissimo, difficile da sostenere per mancanza di prove in quanto inquinate da salamalecchi critici, fino a quando poi si viene in possesso di una serie di informazioni inquietanti sul suo ruolo e sui retroscena artistici che lo hanno animato. Essere un indotto finanziario controllato da finanzieri e bancari non fa molto artistismo, ma  essere un rappresentate finanziario fa molto impiegato. Il tutto va detto senza togliere i meriti al Cubismo come espressione artistica primitiva.
C’è anche da dire che, da Picasso in poi, in Arte, tutto sarà possibile e permesso e altro ancora, di più;  quindi possiamo parlare seriamente d’Arte in futuro davanti alle sue opere o di illustrazioni “moderne”? Una Caravella spagnola, in mezzo all’oceano quando di botto senza bussola decisde una nuova rotta, o ha ricevuto una telefonata o il caso fa l’errore giusto.

Abbattere un imponente elefante minaccioso con un fucile da caccia grossa ci da modo di vergognarci del sacrilegio perpetuato ai danni della Natura, ma se l’animale avvicinatosi troppo mette a rischio la sopravvivenza del minacciato, la sfida si conclude senza troppi preamboli. Così succede quando ci si pone davanti a un elefante artistico come Pablo Picasso per capire come sia stato possibile il sacrilegio che ha perpetrato nei confronti dell’Arte. Indagando sui meccanismi, si viene a sapere ciò che ha permesso che tutto ciò  e chi lo ha reso possibile; dal futo della Gioconda al Louvre, alla distruzione e scomparsa dei quadri classici spagnoli prima e durante la Guerra Civile, al suo  Incaricato ai Beni Culturali in Spagna, ai finanziamenti illeciti sovversivi; la regalia di 2 aerei alle destre, il suo ruolo di Ufficiale militare in marocco,   ai suicidi sospetti ecc. Picasso non ne viene fuori molto pulito.

Pablo Picasso, per la storia dell’arte è l’Ascia da guerra implacabile che ha tagliato di netto l’arto con il quale Arte aveva raggiunto un altissimo e raffinato livello espressivo e decorativo facendola stramazzare a terra morta.

Il “Passato”, per la Comunità Ebraica di Picasso, andava distrutto dichiarando Guerra all’Impero Austoungarico  e alla corona di Spagna. Forte degli entroiti smisurati che la fabbrica Picasso acquisiva, il cubismo adunò in pochio anni, uomini e mezzi a Parigi pronti a scatenare la Prima Guerra Mondiale contro le Case Reali d’Europa. La barbaria avrà il sompravvento sulla bellezza. (come sempre)

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(Gustav Klimt)

Per iniziare il nuovo secolo rivoluzionario, Picasso, contro l’Accademia delle Belle Arti  contrappose la sua nuova Accademia delle “Brutte Arti”. Tutto ciò fu possibile grazie a una escalation che aveva radici nelle Avanguardie del novecentodieci e che,  incolpando la neonata Fotografia di contrapporsi all’Arte con immediate immagini della realtà rappresentata, aduno Picasso intorno a se molti giovani pittori delle belle arti arruolandoli nelle Avanguardie per scopi eversivi in vista di scopi erranno a galla con lo scoppio della Grande Guerra. Dirà Picasso: “La Grande Guerra l’abbiamo creata noi cubisti”. Le sue dichiarazioni apparemtemente ciarliere risulteranno essere veritiere. Cosa c’entrasse la Guerra con la pittura cubista e chi la dirigena, ciò mettera in luce la cospirazione interna di intere nazioni europee politicamente sprovvedute.

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La donna “Romanticà” verrà  attaccata dall’arte e che  disprezzandola, renderanno schiave industriali intere masse femminili. Inizia l’Era Moderna che ci porterà ai nostri giorni.

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Si dice che i ritrattisti classici trovandosi senza lavoro si siano dispersi o riciclati in altri mestieri per non morire di stenti. Anche le Accademia delle Belle Arti e i grandi studi d’Arte, i critici, gli ecclesiasti, i porporati non recepirono il forte segnale del noto pittore Gustav Klimt che annunciava la fine di un Era aurea e l’arrivo di  un tremendo mostro annidatosi sotto il mantello dell’Arte per governarla, imbruttendola, sfruttandola, commercializzandola , erogando immagini degne degli inferi.

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Alla luce di quanto detto, come pulci ci addentreremo tra i pellami dello scimmione che Gustav Klimt ci aveva segnalato e lo seguiremo passo passo nel suo fagocitare in Arte per mettere a segno altre mire, evidenziandoci i meccanismi e i personaggi che imposero la Brutta Arte con l’inganno.

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Thomas Alva Edison (Milan, 11 febbraio 1847 – West Orange, 18 ottobre 1931) ebreo, è stato un inventore e imprenditore statunitense. Inventore della sedia elettrica e mille altre novità moderne all’Avanguardia.

Tomas Edison fu il primo imprenditore che seppe applicare i principi dell’invenzione nella produzione di massa. Era considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti registrati a suo nome, in tutto il mondo industriale, inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.
Il Cubismo di Pablo Picaaso  fu il primo movimento delle Avanguardie del novecento ad applicare il principio della Produzione di Massa in Arte. Pablo Picasso vanta al suo attivo 20.000 opere classificate e un numero ancora imprecisato di opere non classificate.
Chi fu per Picasso la Musa ispiratrice? Gertrude Stein? Da sola no poteva tanto, ci leva una esercito conposto di milioni di individui nascoti:  “L’Alleanza Cosmopilita”.

Arte: L’Ecol de Paris

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LA SCUOLA DI PARIGI:  “Ecol du Paris”

La “Scuola di Parigi” o Ecol de Paris è un termine coniato per delimitare intorno ad essa una strategia collettiva di pittori di origine ebraico/giacobina e altre tribù d’Israele in vista dei motti AntiZaristi e che vedrà la città di Parigi frustrata al rientro  dell’armata dei rivoluzionari sconfitti (1905). Per la Francia la matrice è sempre napoleonica e quindi è una sorta di rivincita contro la precedente sconfitta. Quei reduci della campagna Russia-Giappone, ebbero un ruolo  importantissimo nella cospirazione eversiva e fallimentare durante per la caduta dello Zar Nicola II° Romanov. Il vizio dei Giacobino è un comandamento delle sacre scritture che ordina: ” Tutti i re della terra verranno piegati”. Il taglio della testa e gola è una ritualità di Giacobbe figli di Isacco, nipote di Abramo. Questa chiave di lettura è fondamentale per capire la politica della Francia che promotrice di “Rivoluzioni” poco chiare. Quando invito a comprendere la questione ebraica” in Arte non intendo “giudicarla” ma focalizzare le dinamiche e le convivenze.

La scuola di Parigi si divide in tre spezzoni storici: il primo porta alla guerra del 1905, il secondo più intenso di novità ed è quello che va dal 1905 al 1918, il terzo sfumerà all’inizio  dei preparativi ufficiali della Seconda Guerra Mondiale. La “Scuola di Parigi” sarà decapitata dai Nazisti durante l’occupazione di Francia. Da questi tre spezzoni storici sfociati sempre in guerre mondiali, ogni volta la loro Fenice risorge dalla ceneri manifestando nuovi disegni  scorretti di utilizzo dell’Arte o con arte a fini di conquista. Una volta destituito l’avversario a o in seria  difficoltà, converte i medesimi moti in lotte di Liberazione riacquistando la verginità perduta.

Lo Zar Nicola II°, scoperta la natura eversiva dei motti popolari del 1905, già segnalata dal Padre (I saggi di Sion) impugnata l’accusa di Alto Tradimento e arresta i rivoltosi. I medesimi, se di cittadinanza russa, li farà fucilare. Ma la Russia avendo perso la guerra contro il Giappone e dovendo applicare il protocollo d’intesa  diplomatico sottoscritto agli americani con Theodore Rooswelt,  mediatore (progettista di quella guerra)  i rimanenti insorti stranieri arrestati (i volontari) vennero estradati in malo modo e fatti rientrare nei rispettivi paesi di origine in Europa. Si organizzerà tra gli Alleati la perdita dei loro martiri, la “vendetta”, come se  i caduti degli altri non contassero niente.

Molti di questi  reduci si ammassarono nel quartiere parigino di Montparnasse diventando quel quartiere, il loro Ghetto o Quartiere Generale, quartiere che darà alla luce  una serie di correnti artistiche interessanti, animando la vita quotidiana del quartiere. Quei rivoluzionari di cultura Borghese estesero le loro nuove idee in tutta la Francia, Europa e in America ed infine nel mondo intero. Negli anni che vanno dal 1860 al 1930 circa  (come fu per l’Atene di Pericle), Parigi diviene il campo di concentramento artistico più affollato al mondo. Converranno in quegli anni a Parigi: Pittori, Scultori, Letterati; Musici, Poeti, Filosofi; Ideologi, Scienziati, Spie, Gangster e altro ancora. Tutti di origine borghese ed ebraica. Parigi fu la capitale dei fermenti intellettuali più giovani e rivoluzionari del pianeta. i Cosmopoliti aventi ideali senza frontiere per conquistare comodamente tutto con Capitale.

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Quadretto di “Famiglia” con la giovane Peggy Guggenheim finanziatrice.

Come detto, intorno alla Scuola di Parigi si adunarono i più famosi pittori delle Avanguardie. Questi erano seguiti e curati da una solida squadra di artisti minori specializzati in Critica d’Arte. Quei “Critici” autodidatta batterono per anni la grancassa pubblicitaria delle Avanguardie spendendo elogi  per i loro eletti e protetti.

Se un Avvocato di bona eloquenza e retorica riesce a far depenalizzare la condanna di un proprio assistito assassino, trasformandolo in delinquente comune di reati minori, i mestieranti di Critica dell’Arte affineranno nella  Francia artistica, un arte di pura eloquenza e retorica capace di enfatizzare un processo sbagliato e truffaldino  fino a convincere se stessi e l’opinione pubblica mondiale sul valore artistico ed economico di tanta bruttura. (Affabulaori)

Ciò fu possibile perché la Francia era di fatto colonizzata da una potente Lobby Giacobina che si impose con la violenza e terrorismo durante la Rivoluzione del 1848, prendendo in mano il governo e le sorti della Francia post monarca. La trasformazione della Francia Monarchica in Repubblicana Borghese, subì un processo di moderniz-zazione rapidissimo divenendo la Francia una delle nazioni europee più all’Avanguardia e quindi, produttrice di nuovi cippi culturali. Nascono le Avanguardie.

Ma le Avanguardie per essere propositive e governabili, abbisognavano fin dalla nascita di una disciplina militante diretta da teste col grado di Cadetti o Ufficiali Militari , in quanto, con la Rivoluzione del 1848 anche l’Arte fu imprigionata dai Giacobini diventando parte integrante di un sistema socio-politico ed economico sotto controllo. Per le Arti visive, dalla rivoluzione francese in poi , l’Ufficiale Comandante delle schiere era il Critico, il quale  rispondeva anche lui a un suo Superiore: lo Stratega Rabbino.

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Un artista capogruppo se entrava nelle scuderie di un buon Critico d’Arte aveva vita facile rispetto un concorrente senza scuderia (esperienza personale). Il critico d’Arte diventava una sorta di Protettore.  Se poi è un Critico influente legato al mondo finanzia-rio, garantiva al suo protetto – non solo un successo storico e d’immagine  – ma anche finanziario. Per spiegare meglio tutto ciò ci vorrebbe una relazione redatta da un agente di Assicurazioni che meglio conosce questo meccanismo. Quindi, sia all’interno che all’esterno della Scuola di Parigi si muoveva una organizzazione pianificatrice politco/finanziaria di alto livello coinvolgendo il mondo Borghese ad essere propenso a finanziare le ambite rivoluzioni industriali in tutto il Mondo a vanto della loro ragione industriale e religiosa.

FiloRossoArt

Milan
01.04.2019


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Man Ray: Profilo artistico

Chi è Man Ray?

A quei tempi, poco più che ventenne, illustratore, i cambiamenti di prospettiva politico-militare  internazionali gli faranno scegliere una nuova identità anagrafica ed artistica. Da  Emmanuel Radnitsky, assumerà una nuova identità diventando Man Ray (Uomo Raggio), colui che avrebbe tessuto i fili invisibili dell’asse America – Francia – Russia.

I suoi studi presso il circolo artistico anarchico Francisco Ferrer, le conversazioni con il fotografo e gallerista Alfred Stieglitz alla Galleria 291, dove il giovane si recava ad ammirare i collage di Picasso o gli acquerelli di Cézanne; l’incontro col Dada di Francis Picabia e Marcel Duchamp soprattutto, fanno sì che la sua ricerca sino allora influenzata dal Cubismo converga sulla luce (flash), elemento primario delle immagini e visione illustrate.

La sua origine ebraica lo porterà aderire alla causa mondiale sulla rinascita del dissolto stato d’Israele. Le convivenze con personaggi esclusivamente di fede  ebraica lo collocano sulla scacchiera di Marcel Douchamp come un “uomo ombra”, quale agente  con compiti da tenere sempre segretati.

Ancora oggi di Man Ray è difficile tracciare un profilo netto, anche se, su di lui e sul suo operato, molto si sa, ma sfugge come un “ragno” ai bordi della sua tela invisibile e “lucente”, entrando in azione solo per iniettare il suo insidioso veleno.  Una sorta di “purezza” artistica lo circonda in quanto, mai gli si  addicono fatti spregevoli o di crimini diretti; egli invece vanta un ottimo servizio soft a suoi Superiori  come anche una buona  onestà intellettuale mai espressa vivacemente. 
Se ci saranno reati ai quali dovrà rispondere davanti a un Tribunale Internazionale  d’Arte, senza nulla a carico risponderà  di aver svolto il proprio mestiere artistico con molta discrezione, professionalità e dovizia. Per quanto riguarda i disastri  politico militari di cui le Avanguardie si sono macchiati in Europa, il suo nome rientrerà nel cono d’ombra dei semplici “sospettati”. Man Ray, nella sua professione si è sempre contornato di personaggi femminili di alta qualità, scaltrezza e spregiudicatezza  alle quali assegnava di volta in volta i compiti di penetrazione spionistici e controllo.

D’Arte con la A maiuscola non ne capiva molto. Le sue opere ancora oggi sono lineari e di facile lettura. Più interessanti invece sono le opere commissionategli da Marcel Douchamp che, per quanto fossero intimi amici, Marcel Duchamp lo ha sempre tenuto all’oscuro sulle manovre sensibili atte all’allargamento dell’Alleanza, (Arca) organizzazione militare  che si trasformerà nel dopo guerra in NATO.

Le immagini in se , quelle cui a dato il permessi di accedere, viste con gli occhi di oggi non dettano grandi entusiasmi artistici, segueno un regolare andamento lineare. Interessante invece è il lavoro fatto di catalogare e storicizzare  gli eventi di quegli anni.

A parte due o tre invenzioni sullo stile fotografico legato al ritocco di immagine o effetti speciali ricavati in camera oscura, la fotografia è un argomento tecnico, dove l’arte è circostritta al fotografo e il suo modo di illuminare le scene dei loro quadri. Le prospettive, le macro, i grand’angoli sono di competenza della tecnica meccanica, mentre la composizione è pertinente al singolo fotografo. in Fotografia, il soggetto fa Arte, il fotografo poi pensa al buon ritocco. Questo vale anche in pittuta fino alla fine dell’ottocento, poi, le Avanguardie per un piacere di conquista che le nuove bombe promettevano, come le chimiche nel cervello hanno generato una Nuova Era.

Non è il caso per Man Ray che, metodista in camera di sviluppo e amante della pulizia estrema come l’Arte della fotografia pretende, si asterrà da tutto ciò che gli avrebbe generato confusione in testa, restando sempre lucido ed equilibrato.

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