MAN RAY: Il grande testimone

IL GRANDE TESTIMONE

72816 Foto: Autosatto

Emmanuel Radnitsky alias: Man Ray

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e all’avanzata dei nazisti in Francia, Man Ray, viste le sue origini ebraiche, fu costretto a lasciare Parigi. Riparò a New York dove divenne famoso come fotografo di Moda. Il suo cuore però era rimasto a Parigi, patria di adozione. Così, a guerra conclusa, Man Ray fa ritorno nella capitale francese e torna a vivere a Montparnasse il quartiere degli artisti. Rimarrà lì fino alla sua morte, il 18 novembre del 1976.

Pur cimentandosi  in pittura, pur aderendo ai Surrealismo, grazie a questa sua ignoranza artistico-concettuale godette di  quella ingenuità gli ha dato modo, nel mondo della Fotografia, di sperimentare e coltivare nuove frontiere tecniche usando la pratica di laboratorio. Diventa così uno dei padri fondatori delle “nuove tecniche” della nascente arte ipnotica che il diaframma  dona nelle sequele e scatti successivi. Nella Storia della Fotografia, Man Ray è stato un sovrano indiscusso e riconosciuto per forze di causa maggiore. La sua presenza assidua sulla scena artistica parigina lo premiara di fama. Punto di riferimento per le indagini sulle Avanguardie e studiarne i loro movimenti, gli spostamenti e le convivenze sotterranee, il suo archivio fotografico e di grande aiuto.

Man Ray fu, il Grande Testimone al “centro dell’obbiettivo” perche lui stesso era il periscopio  che si muoveva in incognita sul territorio pre bellico europeo.

Man Ray e l’Arte

L’ indagine sulla ricostruzione della sua fotografia, la più Enigmatica (in Stil Life) è certamente la macchina da cucire nascota con manico d’ombrella,  rivestita con un Sacco e poasta dul piano di un tavolo di divisezione. Questa opera  lo collecherà nel ristretto cerchio stellato degli Artisti” concettuali di inizio novecento. Alla domanda cosa rappresenti tale enigma, Man Ray, evasivo, come sempre,  non seppe mai dare una spiegazione plausibile se non cedere all’ubbidienza verso Duchamp che a sua volta ubbidiva al volere del Poeta Invisibile, il reale inventore e suggeritore di quella profezia.

Quell’enigma per Man Ray  assunse un valore superiore alle sue stesse aspettative. Quell’immagine  diventerà una icona artistica di primaria importanza perchè riporta un  “suggerimento”  dell’Arte enigmatica.
La domanda leggittima fa nascere il quesito: “ E’ l’Arte che fa l’artista o è l’artista che fa Arte”.

Spesso è la nostra curiosità o accettazione alla sfide a far ingigantire le cose. Poi, ad un tratto, il mistero si rivela da solo spiazzando la presunzione di chi ha creduto di aver capito anticipatamente un fatto storico che “sarebbe seguìto” più in la. 

Più di due istantanee di Man Ray, fotografo prediletto di Marcel Duchamp, collocheranno il fotografo nell’Olimpo dell’Arte moderna. Qui avremo modo di riprendere l’intera questione. Queste immagine ( non le opere) ci daranno modo di  capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza, e prima del tempo, negandogli i suoi disegni mistieriosi... “nemmeno dopo la morte” dirà il Poeta Invisibile ispiratore, neanche per lui che morì senza vedere realizzati i “propri sogni”, oggetti di studio, profezia e ispirazioni per molti altri artisti  a seguire.

 

Enigmi Nascosti

lEnigma-di-Isidore-Ducasse

Il segreto di Maldoror (foto Man Ray)
 
 
large_traveller's64
 
Duchamp: Underwood (foto Man Ray)
 
Primo dei  redy made svelato. 


home page

Matisse: La chitarra e l’intrigo.

IL POTERE DELLE DONNE

 

Quando s’indaga sulle Donne in Arte, purtroppo, come col “tea” delle 17,00, il passino filtra solo ciò che i fori permettono. Le bustine ancor peggio, fanno passare solo l’odore e  meno il sapore, il te poco sa o di nulla e con lo zuccheriamo si assimila teina. Tali sono i personaggi femminili quando vengono filtrati da studiosi censori i quali vogliono far passare delle artiste solo ciò che torna comodo. Ma quando sono le donne a narrare se stesse, sono uno spasso.

regole-perdere-scacchi-10
foto: Mantide Religiosa

Qui sotto, ho voluto riportare un dialogo tra due donne poco note all’Arte Moderna e che la critica, molto distratta nei loro confronti, hanno omesso dettagli importantissimi per la comprensione storica dell’Arte Moderna. Snobbando questo dialogo e le opinioni delle nostre due  interpreti,  gli storici non avendole  mai prese in seria considerazione non si sono accorti della loro denuncia che magistralmente presenta tutto il  potere occulto delle donne e senza pudore alcuno. Come mai le hanno omesse?

Sappiamo che quando due donne si ritirano in camera a fare toilette, allontanano in altre stanze gli incomodi osservatori prendendosi tutta la tranquillità che il caso richiede, mostrando tra loro anche le parti intime, senza pudore e senza peccare. Le donne tra loro hanno un altra considerazione del proprio corpo, meno oggettuale e più clinico. Il peggiore difetto degli uomini invece, è quello di dare poca attenzione ai pettegolezzi femminili in quanto, tra donne, quando parlano pubblicamente il pudore vela scandali e vanti, ma quando parlano tra loro e in modo libero, i puntini di sospensione vengono a meno assumendo le confidenze denudate, pettegolezzi al limite dello scandalo. Così le due artiste, letterate, ci svelano allegramente in un breve dialogo le giuste trame  da inserire nella  Storia dell’Arte e aggiornarla, chiarendo il potere femminile nell’arte. Vediamole insieme:

Dall’Autobiografia di Alice Toklas:
GERTRUDE STEIN A PARIGI (1903-1907)

Pag. 40 CAPITOLO TERZO

Matisse stava in quel momento dipingendo Madame
Matisse in costume da zingara con la chitarra. C’era a pro-
posito di questa chitarra tutta una storia, che a Madame
Matisse piaceva enormemente raccontare. In quegli anni,
insomma, lei non aveva mai finito di darsi d’attorno, e per
di più le toccava posare: aveva un’ottima salute e un gran
bisogno di sonno. Un giorno che appunto posava e il ma-
rito dipingeva, le cominciò a cadere il capo avanti e alla
scossa la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – sve-
gliati -. Lei si svegliò, lui riprese a dipingere; le ricadde il
capo e la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – svegliati-
Si svegliò, ma poco dopo tornava a ciondolare e la chitarra
a vibrare più forte. Matisse su tutte le furie diede di piglio
alla chitarra, spaccandola. E qui Madame Matisse
aggiungeva sconsolatamente: – “Eravamo in bolletta a quei
tempi, ma ci toccò farla riparare per continuare il quadro. “

Reggeva appunto nella posa questa chitarra riparata, il
giorno che arrivò il biglietto del segretario della Mostra
d’Autunno. Matisse era fuori di sé dalla gioia. – Sicuro che
accetto, – diceva. – No, – disse Madame Matisse, – se questi
tali (ces gens) s’interessano del quadro al punto da fare
un’offerta, vuol dire che se ne interessano abbastanza per
pagare quel che hai chiesto. E la differenza, – aggiunse, –
servirà per vestire Margot quest’inverno -. Matisse esitava,
ma alla fine si lasciò convincere e scrissero un biglietto che
lui insisteva sul suo prezzo. Non seguì nulla e Matisse entrò
in uno stato terrificante, traboccava di rabbia e di rimproveri.

Poi, qualche giorno dopo, mentre Madame Matisse stava
ancora una volta posando con la chitarra e Matisse dipingeva,
ecco entrare Margot con un petit-bleu. Matisse l’apre e fa
una faccia. Madame Matisse, atterrita, temette il peggio.
La chitarra andò in terra. – Che cos’è? – disse lei.
– L’hanno comperato. – Che bisogno c’è di fare quella faccia,
allora? Spaventarmi così e andare a rischio di farmi rom-
pere la chitarra? – Facevo segno per farti capire, – disse
Matisse. – Ero talmente commosso che non potevo parlare.
Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
– dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

MANTIDE RELIGIOSE

Ecco svelato il segreto del successo di Matisse. L’ereditiera americana G. Stein, avendo messo gli occhi su Matisse e decise di finanziarlo occultamente e diffondere i suoi lavori in America senza che a questi trapelasse mai l’idea che dietro le future  vendite milionarie c’era lo zampino della signorina Geltrude Stein in buona intesa con la consorte di Matisse ignaro di tutto.

le due terribili zitelle      x-default
foto: Gertrude Stein e Alice Toklas                       foto: Coniugi Matisse

Ora, il concetto che nello strapotere ebraico le donne non hanno un ruolo importante è falso. Le confidenze tra la Signora Matisse (ebrea), la signorina Alice Toklas (ebrea) che firma il brano,  ci svelano, non solo esserci grandi donne di Potere  nel loro sistema ma anche l’esistenza di una rete sotterranea molto ampia tra le donne. Traspare anche l’esistenza di una organizzazione ben mimetizzata, intrigante, penetrante e spesse volte decisionista. Muovendoci nel sottobosco femminile dell’Arte e della Politica del novecentodieci, le donne potenti si raccontano confidenze come fossero “madamigelle al bagno” e in quelle loro toilette letterarie e intellettuali Dio solo sa cosa si confidano. Quando le donne escono imbellite dalle toilette, chi avesse avuto modo di osservarle bene, in quella metamorfosi estetica assumono un tono superbo, di sfida magistrale, e, come amazzoni, nella recita che s’apprestano gioiosamente a sostenere in scena o fuori casa, partono decise e tornano sempre vincenti con qualche trofeo.

Poiché per cultura ereditata i consorti tendono a isolare o sotto considerare le proprie donne, in generale poi, le femmine, vuoi per debolezza fisica o stupida presunzione dei maschi,  sviluppato nella loro cultura le “alleanze sotterranee”, alleanze strategiche con chiunque ritengono manipolabili  pur di portare a termine i loro piani con fermezza e prudenza vincente .

Madre Matrioska (la Matriarca)

087c473c47d3b78602eb77b03e3014a0
Gertrude Stein

Dopo quell’acquisto del quadro, l’irascibile Enri Matisse finirà sotto scacco della consorte per tutta la vita, ignaro che, il proprio destino sarà invece nelle mani della signorina Gertrude Stein, la quale, forte delle sue conoscenze in materia di Alleanza Internazionale Finanziaria, obbligherà i contribuenti ebrei di tutto il mondo a sottoscrivere con l’acquisto dei “brutti quadri” le varie operazioni segrete di politica finanziaria a beneficio dell’Arca dell’Alleanza. Nella stessa rete finirà non solo Pablo Picasso, ma tutte le Avanguardie francesi, Futuristi italiani compresi ad opera di rete segreta di Matriarche devote. La Regina sulla scacchiera dell’Arte in Europa fu certamente la signorina Gertrude Stein, “Matrioska” di un domino senza fine  a capo di un esercito intelligente di sole donne come anche mecenate delle migliori menti intellettuali maschili europee di fede cosmopolita .




Concludendo rileggiamo:

Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.


La Matriarca Etta Cone (grande collezionista e ricca ebrea americana) chiarisce meglio il concetto dandoci di lei un proseguo giusto. La signorina Etta Cone e la sorella Claribel, venivano da Baltimora a Parigi per passare l’inverno. Etta Cone si era prestata, tempo permettendo,  a fare da dattilografa a Gertrude Stein (innamorate). Etta, alla mattina aveva il compito di trascrivere i pensieri notturni sparsi di Gertrude Stein, pensieri  annotati rigorosamente con la matita scolastica su pezzetti di carta scritti tutta notte per poi coricarsi fino a mezzogiorno. Le scritture di Gertrude erano passaggi di informazioni strategiche. Etta Cone, ebbe anche un altro compito sensibile oltre quello di finanziare indirettamente i coniugi Picasso, imparare il linguaggio codificato di Gertrude Stein per diventare poi la sua referente politica d’oltremare in America.

Leggiamo insieme il passo:

Sempre di ALICE TOKLAS: Bibliografia.

Per Etta Cone, i Picasso erano terrificanti ma tanto romantici.
Ve la conduceva Gertrude Stein ogni qual volta che le finanze
dei Picasso erano al di là di ogni soccorso umano, e le faceva
acquistare un centinaio di franchi di disegni. Dopo tutto, cento
franchi a quei tempi valevano venti dollari. Quella era incantata
di compiere una così romantica carità. Inutile dire che quei disegni
divennero molti e molti anni dopo, il nucleo della sua collezione.

Claribel Cone – Getrude Stein – Etta Cone in vacanza lavoro in Italia 1903

Si possono elencare altri casi di arsiti le cui finanze erano sotto il diretto controllo delle donne “del giro” e che, in caso di capricci del partner, avvertivano la centrale economica femminile che provvedeva a bloccare le entrate finanziarie del artista disobbediente. Se ubbidienti invece, tornavano in auge. Tremende erano le amministratrici russe, scrupolose nei conti e severe contabili le quali, avevano anche compiti di tessere al femminile una fitta rete di matriosche in Russia, in quanto, gli ebrei russi milionari versavano forti somme clandestine all’Alleanza pur di destituire lo Zar, acquistando “scarabocchi” europei d’Arte Moderna.

La moglie di Picasso era filo russa, come anche l’ultima Amministratrice di Matisse dopo il decesso della moglie; anche  Gala moglie di Salvador Dalì, ecc. Le Matriosche  tenevano in ordine fotografico e tutti rigorosamente numerati, i quadri del consorte artista. I conti, o i versamenti da restituire ai finanziatori, avvenivano durante le Aste di collezionisti anonimi , agenti bancari o garanti finanziarie, che, restituivano ai legittimi proprietari dei quadri allora sostenuti, la somma restituita dopo la vittoria o conquista di operazione politico militari avvenute con i rispettivi interessi dovuti.

Tutto ciò si svolgeva tra il 1903 – 1907, prima, durante e dopo la guerra Russia-Giappone e proseguirà ancora oltre.matrioska-25-novembre-contro-la-violenza-sulle-donne

Foto: Matriosche Russe


alla pagina Gertrude Sten

Man Ray: La quarta dimensione

 

REBUS

72816

Man Ray : La Quarta dimensione.

Rebus: Gioco enigmistico che richiede la ricostruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni ( r. letterale ) o di figure ( r. figurato ).

Se l’enigma e il rebus superano (come in questi due casi)  il concetto stesso di chi lo ha idealizzato, gli artisti restano  esclusi a vita dalla soluzione. Le duue opere furono descritte e narrate senza soluzione nell’opera univa del “Poeta Invisibile” .
Le due istantanee riportate sotto, collocheranno il fotografo Man Ray nell’olimpo dell’arte moderna.  Quando ritorneremo sul tema della “Quarta Dimensione” queste due immagini verranno richiamate più volte avremo modo di capire come l’Arte sia una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza prima del scadenza sui segni mistici di cui sono portatori… “nemmeno dopo la morte”. 

Tipo: “E’ come un manico d’ombrello sopra una macchina da cucire avvolta da coperta sopra un tavolo di divisezione” Isidor Ducasse.

lEnigma-di-Isidore-Ducasse.jpg

Foto 1: Man Ray, ricostruzione di un rebus di Isidor Ducasse – Oggetto Spaziale

 

ENIGMA

Da TRECCANI.

ENIGMA, (o enimma) s. m. [dal lat. aenigmaătis, gr. αἴνιγμαατος, dal tema di αἰνίσσομαι «parlare copertamente»] (pl.-i). – 1. Breve componimento, per lo più in versi, che propone, attraverso immagini e allusioni, un concetto o una parola da indovinare (se l’enigma è breve e si riferisce a cosa comunissima si chiama indovinello): proporre, risolvere, decifrare, spiegare, sciogliere un e.; Edipo spiegò l’e. della Sfinge. Il nome è spesso esteso a indicare anche altri giochi enigmistici. 2. estens. Detto, frase di significato oscuro, espressione ambigua o velata: parlare per enigmi; le Sibille davano i loro responsi per mezzo di enigmi; di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma (Manzoni). Quindi, cosa oscura, inspiegabile, incomprensibile: certe poesie sono veri e.; come facciano a trovare tanti soldi è un e. per tutti; anche di persona misteriosa, che non lascia intendere quello che pensa e sente: quel ragazzo è per me un vero enigma.

 

l’Enigma dell’opera di Duchamp si è rivelata nel Desret Storm – Iraq. 1991

12-Abb-3-Man-Ray-Elevage-de-poussière-1920.jpg

 foto 2 Man Ray : Coltivazione della Polvere newyorchese depositasi sul “Grande Vetro”
                               di Marcel Duchamp


home page :  Man Ray

home page:   Marcel Duchamp

 

Marcel Duchamp & Man Ray: Telepatia – Transmentale

Alla ricerca della Quarta Dimensione
(Articolo. 1/4)

arte_12.13

La ” Trasmissione di pensiero” fu oggetto d’interesse delle Avanguardie. Estrapolare dall’Alchimia le possibili profezia o intenzioni di Fato destino, abbisognava una  smaterializzazione nomade della ragione, antico sogno di streghe e maghi che in tale arte occulta e immaginifica credevano assai cimentandosi nella ricerca del potere assoluto sui destini umani e correggerli a piacimento. Le  fiabe narrano soluzioni Patafisiche immaginarie e che sarebbero diventate un giorno opere per mano dell’uomo: Specchi, sfere, ampolle, carte, pendolini ecc. L’interesse per tale materia verrà abbandonata con l’avvento del Telegrafo e della Radio, vedendo in queste, la pratica dell’esoterismo Patafisico fattasi materia.

Marcel Douchamp e Man Ray, venuti a conoscenza degli esperimenti di psicocinesi e trasmissioni delle immagine col pensiero da parte del pittore russo Kazimir Severinovič Malevič inventore dell’astrattismo geometrico, i due artisti intrapresero studi ed sperimenti di autoipnosi per spostarsi oltre la  barriera del Tempo per decodificare e interpretare visioni, anticipando in tal modo  e spionisticamente gli avventi tecno/industriali altrui per creare monopoli.

A Duchamp non interessavano i santi, ma rendere profetiche le immagini estrapolate nel  ventre dell’Arte avventurandosi come spia. Il Grande Vetro fu in parte il risultato di quell’avventura che, Arte, visto la malafede dell’intruso, impedì alla sua mente di andare oltre, vietandogli  dettagli ulteriori onde impedire ciò che Fato vuol concludere a modo suo e a tempo dovuto i destini umani. E’ riconoscibile nell’opera incompleta del Grande Vetro di Duchamp, l’insindacabile decisione di fato, capendo l’artista che il Libero Arbitrio in quel mondo non esiste, ma essere tutti noi e sempre condotti per mano rendendo sovrane la Fatali decisioni.
Marcel Ducamp sentendosi respinto, abbandonerà il Grande Vetro chiudendosi nel silenzio per non subire il tremendo castigo Prometeo, punizione  subita dagli artisti  suoi predecessori condannati per essere andati oltre il tempo prestabilito.

2… l’Arte è una Entità suprema che utilizza gli artisti senza che questi vengano a conoscenza di ciò che fanno prima del tempo compiuto. ES cristiano: “...perdona loro perché non sanno quello che fanno“… come dire : guai se venissero a sapere non si compirebbe la volontà divina!

90fef6d6bbced50a387c76ab8210a0f3

Ipnosi

I due artisti-argonauti alla ricerca dell’Arca perduta,  inventeranno la loro macchina del tempo: Duchamp  le “rotative”,  una sorta di rotore sul quale venivano montati dischi spiralici per l’auto ipnosi, mentre Man Ray assemblò un giocattolo composto da un metronomo musicale al quale applica il ritaglio fotografico di un occhio della modella e fotografa sua amata, musa ispiratrice: Lee Miller.

foto: Lee MiIleer

Lee_Miller_1944

Vuoi che la nascente Psicoanalisi di Freud fece breccia presso i razionalisti; vuoi che le nuove teorie mistiche del  discepolo Jung restituì una via d’uscita nobile ai religiosi; i due medici si avvicinarono all’ipnosi utilizzando il “pendolino” o l’orologio da tasca  ma con scarsi risultati. Saranno ancora le droghe i migliori alleati ipnotici per lo studio della psicanalisi.

                                                               

I Militari si avvicinarono perplessi  alla ipnosi scoprendola soggettiva capendone i limiti, quindi pensando ai tradizionali mezzi ipnotici come la letteratura, la radio , il cinema, la musica ecc. “Arma letale per il domino delle menti.”
La scelta dei Media fu dominante persuasione in tutto il novecento. Delle droghe se ne fece grande uso all’insaputa di  soldati e civili. Tra le vittime delle droghe, furono colpite molte mogli, compagne , amanti e artiste stesse, di cui anche la reporter Lee Miller .

                                                                                                                                   


home page

Cubismo: Arte industriale?

Pablo Picasso con Olga Khokhlova (ballerina)
(Ordine della PIPA – Sezione d’Oro)

olga-khokhlova-and-picasso

La storicizzazione degli eventi sostenuti delle Avanguardie non scagionano in toto il loro impegno soggettivo dalle altre rivoluzioni industriali  ancora in corso oggi nel mondo; rivoluzioni di  gran lunga superiori a quelle delle Avanguardie rivoluzionarie in Arte, rivoluzioni industriali tenute  in secondo ordine dalla Storia rispetto a chi oggi osanniamo come: Sacerdoti d’Arte gli artisti delle Avanguardie ai quali abbiamo dato più importanza del dovuto.

La domanda che sorge spontanea è la seguente. ” E’ l’Arte che ha rinnovato l’industria  o l’industria  che finanziando più del dovuto l’Arte l’ha spinta a rinnovamento perenne al sistema industriale dominante?”

Quando si cita l’Industria, i suoi laboratori di ricerca, la creazione e lo sfruttamento dell’indotto che ha generato molteplici lotte sindacali per la gestione e ripartizione dell’utile, non possiamo non mettere in campo la Politica economica e, solo quando si dice politica si dice rivoluzione. Ma la Rivoluzione non è politica; rivoluzione è una rotazione imposta dalle nuove invenzioni tecnologiche, generanti distruzioni, sconvolgimenti, ricostruzione, abbandono rinnovamenti e innovazioni sostenute da moti acceleranti di cippi che sviluppano forti tensioni. La politica la divulga o si adegua.

Quindi nessuno può arroccarsi il diritto di essere titolare della parola Rivoluzione e tanto meno di dare un senso morale alla questione. L’innovazione invece si, essa genera rivoluzioni.

La Rivoluzione, per chi la subisce, è un ciclone non annunciato; viceversa, per chi la promuove o la esercita come spinta animatrice, il Ciclone è lui stesso. Ciclone genera cicli, forze centrifughe potenti non sempre controllabili. Chi anima una rivoluzione deve saperla direzionare, gestire e fermare altrimenti ne escono  sconfitti tutti. (vedi la Spagna cubista)

Possiamo dire che “Pablo Picasso” è stato una forza distruttrice presente nell’Arte in quanto  aderente ad una organizzazione cosmopolita rivoluzionaria e conquistatrice, imponendolo baluardo dell’Arte del ‘900 in Spagna e in europa e nel mondo; ma diciamocelo francamente: “Rivoluzionario per conto di chi?”. 

mandopicas

Se nel novecento le rivoluzioni industriali erano nel mondo diverse migliaia (1093 brevetti  solo Edison); a partire dall’ago con la cruna che diventa macchina da cucire, dallo straccio per la polvere che diventa aspirapolvere, dalle mani del panettiere che diventano impastatrici industriali; dalla falce contadina che diventa trebbiatrice, dalla spada ed elsa diventati carro armato e mitragliatrice  ecc. , il “quadro” d’Arte  che rivoluzione ha avuto?

                Il quadro in se non ha subito nessuna rivoluzione: da quadro è rimasto il riquadro a forma di quadro appeso al muro.

Solo verso la metà del ‘900   il quadro subirà una significativa mutazione rivoluzionaria; il  quadro appeso al muro diventa la cosa più straordinaria che l’Arte poteva donarci e  che pochi la contempliamo come Arte: la Televisione.

Il quadro come supporto depositario d’immagini illustrate statiche, aveva da sempre rappresentato attimi della vita dell’uomo storicizzati. Nel quadro l’artista Uomo rappresentava le proprie vicende storiche, aspirazioni materiali e divine nelle cose create “da se” medesimo e innaturali.  Nel divino immutabile, la Moda proposta, scandirà il tempo i costumi e gli stili dei secoli.

Nella raffigurazione dell’Arte, la “rivoluzione” si manifesterà solo verso la fine del secolo XX° quando l’uomo sfonderà la barriera del tempo e dello Spazio  diventando l’Arte sempre piu astratta e spazialista, la vetta sarà raggiunta da Lucio Fontana e Yves Klein .
I tentativi precedenti di staccarsi dalla rappresentazione Classica, Iconoclasta, Estetica, Illustrativa ecc., apporteranno solo piccole varianti verso un qualcosa non ben definito.

Piano piano, artista dopo artista, spogliati di lauro i pittori,  qualcosa viene alla Luce.
Nei primi del ‘900 bisogna riconiscere al “Cubismo” uno scatto significativo: l’aver frammentatato  l’immagine grafica e tipografica rendendola irriconoscibili a prima vista, ma solo se lo spettatore si fosse sottoposto a forti dosi di droghe poteva intravvedere ciò che occhio umano non vede. Il cubismo fu il primo quadro psichico”, il primo stile pittorico a dare nuove immagini mai rappresentate prima anticipando il futuro “quadro psichedellico” dei Surrealisti.

22aprilef-portrait-of-jacqueline-roque-crouching-picasso-photo-from-web

Su Pablo Picasso caposcuola di un pensiero modernista, inventore di mille nuove vie e possibilità per futuri artisti, muovergli una critica antiartistica sana e demolitrice è un compito arduo e delicatissimo, difficile da sostenere per mancanza di prove in quanto inquinate da salamalecchi critici, fino a quando poi si viene in possesso di una serie di informazioni inquietanti sul suo ruolo e sui retroscena artistici che lo hanno animato. Essere un indotto finanziario controllato da finanzieri e bancari non fa molto artistismo, ma  essere un rappresentate finanziario fa molto impiegato. Il tutto va detto senza togliere i meriti al Cubismo come espressione artistica primitiva.
C’è anche da dire che, da Picasso in poi, in Arte, tutto sarà possibile e permesso e altro ancora, di più;  quindi possiamo parlare seriamente d’Arte in futuro davanti alle sue opere o di illustrazioni “moderne”? Una Caravella spagnola, in mezzo all’oceano quando di botto senza bussola decisde una nuova rotta, o ha ricevuto una telefonata o il caso fa l’errore giusto.

Abbattere un imponente elefante minaccioso con un fucile da caccia grossa ci da modo di vergognarci del sacrilegio perpetuato ai danni della Natura, ma se l’animale avvicinatosi troppo mette a rischio la sopravvivenza del minacciato, la sfida si conclude senza troppi preamboli. Così succede quando ci si pone davanti a un elefante artistico come Pablo Picasso per capire come sia stato possibile il sacrilegio che ha perpetrato nei confronti dell’Arte. Indagando sui meccanismi, si viene a sapere ciò che ha permesso che tutto ciò  e chi lo ha reso possibile; dal futo della Gioconda al Louvre, alla distruzione e scomparsa dei quadri classici spagnoli prima e durante la Guerra Civile, al suo  Incaricato ai Beni Culturali in Spagna, ai finanziamenti illeciti sovversivi; la regalia di 2 aerei alle destre, il suo ruolo di Ufficiale militare in marocco,   ai suicidi sospetti ecc. Picasso non ne viene fuori molto pulito.

Pablo Picasso, per la storia dell’arte è l’Ascia da guerra implacabile che ha tagliato di netto l’arto con il quale Arte aveva raggiunto un altissimo e raffinato livello espressivo e decorativo facendola stramazzare a terra morta.

Il “Passato”, per la Comunità Ebraica di Picasso, andava distrutto dichiarando Guerra all’Impero Austoungarico  e alla corona di Spagna. Forte degli entroiti smisurati che la fabbrica Picasso acquisiva, il cubismo adunò in pochio anni, uomini e mezzi a Parigi pronti a scatenare la Prima Guerra Mondiale contro le Case Reali d’Europa. La barbaria avrà il sompravvento sulla bellezza. (come sempre)

zs9oud6ilkz01.jpg
(Gustav Klimt)

Per iniziare il nuovo secolo rivoluzionario, Picasso, contro l’Accademia delle Belle Arti  contrappose la sua nuova Accademia delle “Brutte Arti”. Tutto ciò fu possibile grazie a una escalation che aveva radici nelle Avanguardie del novecentodieci e che,  incolpando la neonata Fotografia di contrapporsi all’Arte con immediate immagini della realtà rappresentata, aduno Picasso intorno a se molti giovani pittori delle belle arti arruolandoli nelle Avanguardie per scopi eversivi in vista di scopi erranno a galla con lo scoppio della Grande Guerra. Dirà Picasso: “La Grande Guerra l’abbiamo creata noi cubisti”. Le sue dichiarazioni apparemtemente ciarliere risulteranno essere veritiere. Cosa c’entrasse la Guerra con la pittura cubista e chi la dirigena, ciò mettera in luce la cospirazione interna di intere nazioni europee politicamente sprovvedute.

Fotografie di conciature alla Moda 1900

3034685ac0e607150883c8f8d50cb225

La donna “Romanticà” verrà  attaccata dall’arte e che  disprezzandola, renderanno schiave industriali intere masse femminili. Inizia l’Era Moderna che ci porterà ai nostri giorni.

schiave industriali.jpg

Si dice che i ritrattisti classici trovandosi senza lavoro si siano dispersi o riciclati in altri mestieri per non morire di stenti. Anche le Accademia delle Belle Arti e i grandi studi d’Arte, i critici, gli ecclesiasti, i porporati non recepirono il forte segnale del noto pittore Gustav Klimt che annunciava la fine di un Era aurea e l’arrivo di  un tremendo mostro annidatosi sotto il mantello dell’Arte per governarla, imbruttendola, sfruttandola, commercializzandola , erogando immagini degne degli inferi.

beethoven-frieze-by-gustav-klimt-painted-in-1902-in-homage-to-beethovens-A53MTY

Alla luce di quanto detto, come pulci ci addentreremo tra i pellami dello scimmione che Gustav Klimt ci aveva segnalato e lo seguiremo passo passo nel suo fagocitare in Arte per mettere a segno altre mire, evidenziandoci i meccanismi e i personaggi che imposero la Brutta Arte con l’inganno.

La-morte-legale-2018-Silvia-Giulietti-Giotto-Barbieri-011.jpg

Thomas Alva Edison (Milan, 11 febbraio 1847 – West Orange, 18 ottobre 1931) ebreo, è stato un inventore e imprenditore statunitense. Inventore della sedia elettrica e mille altre novità moderne all’Avanguardia.

Tomas Edison fu il primo imprenditore che seppe applicare i principi dell’invenzione nella produzione di massa. Era considerato uno dei più prolifici progettisti del suo tempo, avendo ottenuto il record di 1.093 brevetti registrati a suo nome, in tutto il mondo industriale, inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.
Il Cubismo di Pablo Picaaso  fu il primo movimento delle Avanguardie del novecento ad applicare il principio della Produzione di Massa in Arte. Pablo Picasso vanta al suo attivo 20.000 opere classificate e un numero ancora imprecisato di opere non classificate.
Chi fu per Picasso la Musa ispiratrice? Gertrude Stein? Da sola no poteva tanto, ci leva una esercito conposto di milioni di individui nascoti:  “L’Alleanza Cosmopilita”.

Arte: L’Ecol de Paris

d466d96b

LA SCUOLA DI PARIGI:  “Ecol du Paris”

La “Scuola di Parigi” o Ecol de Paris è un termine coniato per delimitare intorno ad essa una strategia collettiva di pittori di origine ebraico/giacobina e altre tribù d’Israele in vista dei motti AntiZaristi e che vedrà la città di Parigi frustrata al rientro  dell’armata dei rivoluzionari sconfitti (1905). Per la Francia la matrice è sempre napoleonica e quindi è una sorta di rivincita contro la precedente sconfitta. Quei reduci della campagna Russia-Giappone, ebbero un ruolo  importantissimo nella cospirazione eversiva e fallimentare durante per la caduta dello Zar Nicola II° Romanov. Il vizio dei Giacobino è un comandamento delle sacre scritture che ordina: ” Tutti i re della terra verranno piegati”. Il taglio della testa e gola è una ritualità di Giacobbe figli di Isacco, nipote di Abramo. Questa chiave di lettura è fondamentale per capire la politica della Francia che promotrice di “Rivoluzioni” poco chiare. Quando invito a comprendere la questione ebraica” in Arte non intendo “giudicarla” ma focalizzare le dinamiche e le convivenze.

La scuola di Parigi si divide in tre spezzoni storici: il primo porta alla guerra del 1905, il secondo più intenso di novità ed è quello che va dal 1905 al 1918, il terzo sfumerà all’inizio  dei preparativi ufficiali della Seconda Guerra Mondiale. La “Scuola di Parigi” sarà decapitata dai Nazisti durante l’occupazione di Francia. Da questi tre spezzoni storici sfociati sempre in guerre mondiali, ogni volta la loro Fenice risorge dalla ceneri manifestando nuovi disegni  scorretti di utilizzo dell’Arte o con arte a fini di conquista. Una volta destituito l’avversario a o in seria  difficoltà, converte i medesimi moti in lotte di Liberazione riacquistando la verginità perduta.

Lo Zar Nicola II°, scoperta la natura eversiva dei motti popolari del 1905, già segnalata dal Padre (I saggi di Sion) impugnata l’accusa di Alto Tradimento e arresta i rivoltosi. I medesimi, se di cittadinanza russa, li farà fucilare. Ma la Russia avendo perso la guerra contro il Giappone e dovendo applicare il protocollo d’intesa  diplomatico sottoscritto agli americani con Theodore Rooswelt,  mediatore (progettista di quella guerra)  i rimanenti insorti stranieri arrestati (i volontari) vennero estradati in malo modo e fatti rientrare nei rispettivi paesi di origine in Europa. Si organizzerà tra gli Alleati la perdita dei loro martiri, la “vendetta”, come se  i caduti degli altri non contassero niente.

Molti di questi  reduci si ammassarono nel quartiere parigino di Montparnasse diventando quel quartiere, il loro Ghetto o Quartiere Generale, quartiere che darà alla luce  una serie di correnti artistiche interessanti, animando la vita quotidiana del quartiere. Quei rivoluzionari di cultura Borghese estesero le loro nuove idee in tutta la Francia, Europa e in America ed infine nel mondo intero. Negli anni che vanno dal 1860 al 1930 circa  (come fu per l’Atene di Pericle), Parigi diviene il campo di concentramento artistico più affollato al mondo. Converranno in quegli anni a Parigi: Pittori, Scultori, Letterati; Musici, Poeti, Filosofi; Ideologi, Scienziati, Spie, Gangster e altro ancora. Tutti di origine borghese ed ebraica. Parigi fu la capitale dei fermenti intellettuali più giovani e rivoluzionari del pianeta. i Cosmopoliti aventi ideali senza frontiere per conquistare comodamente tutto con Capitale.

50479-3_Landshoff_Artists_Exile_1942

Quadretto di “Famiglia” con la giovane Peggy Guggenheim finanziatrice.

Come detto, intorno alla Scuola di Parigi si adunarono i più famosi pittori delle Avanguardie. Questi erano seguiti e curati da una solida squadra di artisti minori specializzati in Critica d’Arte. Quei “Critici” autodidatta batterono per anni la grancassa pubblicitaria delle Avanguardie spendendo elogi  per i loro eletti e protetti.

Se un Avvocato di bona eloquenza e retorica riesce a far depenalizzare la condanna di un proprio assistito assassino, trasformandolo in delinquente comune di reati minori, i mestieranti di Critica dell’Arte affineranno nella  Francia artistica, un arte di pura eloquenza e retorica capace di enfatizzare un processo sbagliato e truffaldino  fino a convincere se stessi e l’opinione pubblica mondiale sul valore artistico ed economico di tanta bruttura. (Affabulaori)

Ciò fu possibile perché la Francia era di fatto colonizzata da una potente Lobby Giacobina che si impose con la violenza e terrorismo durante la Rivoluzione del 1848, prendendo in mano il governo e le sorti della Francia post monarca. La trasformazione della Francia Monarchica in Repubblicana Borghese, subì un processo di moderniz-zazione rapidissimo divenendo la Francia una delle nazioni europee più all’Avanguardia e quindi, produttrice di nuovi cippi culturali. Nascono le Avanguardie.

Ma le Avanguardie per essere propositive e governabili, abbisognavano fin dalla nascita di una disciplina militante diretta da teste col grado di Cadetti o Ufficiali Militari , in quanto, con la Rivoluzione del 1848 anche l’Arte fu imprigionata dai Giacobini diventando parte integrante di un sistema socio-politico ed economico sotto controllo. Per le Arti visive, dalla rivoluzione francese in poi , l’Ufficiale Comandante delle schiere era il Critico, il quale  rispondeva anche lui a un suo Superiore: lo Stratega Rabbino.

F-293

Un artista capogruppo se entrava nelle scuderie di un buon Critico d’Arte aveva vita facile rispetto un concorrente senza scuderia (esperienza personale). Il critico d’Arte diventava una sorta di Protettore.  Se poi è un Critico influente legato al mondo finanzia-rio, garantiva al suo protetto – non solo un successo storico e d’immagine  – ma anche finanziario. Per spiegare meglio tutto ciò ci vorrebbe una relazione redatta da un agente di Assicurazioni che meglio conosce questo meccanismo. Quindi, sia all’interno che all’esterno della Scuola di Parigi si muoveva una organizzazione pianificatrice politco/finanziaria di alto livello coinvolgendo il mondo Borghese ad essere propenso a finanziare le ambite rivoluzioni industriali in tutto il Mondo a vanto della loro ragione industriale e religiosa.

FiloRossoArt

Milan
01.04.2019


home page

FAUVES: Scuola di Arte Crudele

“Fauvismo”: a giudizio.

Dal punto di vista dalla Storia dell’Arte il Fauvismo è un bell’Enigma scomodo, in quanto, per tale materia di studio non contemplando a fondo le condizioni sociopolitiche inerenti gli anni della sua ascesa, allo studioso o analista per giudicarli gli abbisognano più riferimenti per capire meglio ciò che il pennello ha eseguito su quelle tele a suo tempo. Spesse volte non considerare i dettagli che servono per comprendere meglio l’opera durante “l’osservazione critica”, se si sbaglia il giudizio o la narrazione, l’opera resta infantile, pittoricamente dilettantistica. Le opere brutte o buffe, al critico gli si annulla il concetto di Arte classica stessa, dovendo per tale occasione, inventare nuovi concetti, odi nuovi, a supporto dell’incomprensione.

Il Critico d’Arte di oggi, quando si trova di fronte una opera moderna, proprio per la complessità raggiunta dal linguaggio astrato, spesso lo si trova impreparato Ciò lo si denota quando procede  ragionamento o per schemi. L’occhio critico di chi fa questo mestiere resta sempre appannato in prima istanza, e, non capendo come o cosa abbia voluto rappresentare il pittore, e se mai  ce ne fosse stata una ragione, si limita a giudizi storico schematici, veloci e sommari per riallacciare l’opera al linguaggio Accademico di cui essa fa parte, dando un proseguo legale e garantito alla declamazione. 

La moderna figura del “Critico d’Arte Moderna”, personaggio eclettico, spesso volte figura contemporanea dell’Autore, trovandosi il Critico alla fonte battesimale di una nuova corrente stilistica, osserva e giudica il tangibile di un vestito che riveste il nascituro senza scoprirne le carni assicurandosi il sesso del nascituro ed eventuali difetti.
L’opera nuova moderna,  proprio perché si pone come cosa nuova o contraria ai canoni accademici, il critico deve saperla riconoscere come tale e inserirla nel contesto della rivoluzione in atto e saperne coniare: nome, classe di merito, stile,  perché riconoscerla e descriverla, la data è grande  importante altrimenti gli viene difficile ed ostile collocarla negli archivi artistici in continua vertiginosa evoluzione. Quindi, egli usa elogi se prezzolato, meritevoli se l’invenzione è rivoluzionaria a prima vista, oppure, o deplorevole se urta i suoi interessi economici, canonici e scuola e di pensiero.


Louis Meyer: Un critico meritevole davanti alla Storia:

Louis Meyer anche lui di famiglia ebrea, è nato a Parigi (1 gennaio 1870 – 21 luglio 1943), nel corso della sua vita cambierà il nome in Louis Vauxcelles.

Tornando al Fauvismo si narra che durante una mostra di pittura presso il Salon d’Automne, Louis Vauxcelles conosciuto come un influente critico di indiscussa saggezza e conoscenza dell’Arte, mentre osservava con ammirazione una statua classica appartenente all’artista Donatello, scultore italiano del Rinascimento, voltandosi si trovò a cospetto di alcuni “quadracci” di giovani pittori francesi emergenti, di cui, un certo Enri Matisse vantava esserne l’ideologo e portavoce del gruppo. Pare che Vauxelles abbia esclamato inorridito: “Un Donatello tra le bestie selvagge”. Appunto Fauve (bestiaccie- fiere feroci – fiere con fauci)

La cosa non finisce qui.

nude blue

Tra i “quadracci” ce n’era uno che lo colpi in modo particolare; il quadro di Enri Matisse, allora giovane pittore, studente di giurisprudenza, studi che abbandonerà studi per rincorrere l’Arte.

 
 
Foto:
Enri Matisse Blue Nude o (Souvenir de Biskra)

l quadro scandaloso ebbe il suo giusto clamore in quanto, l’avvento della scoperta, fu riportato a chiari lettere sulla rivista d’Arte Tableau n. III nella quale Louis Vauxcelles descriveva i fatti avvenuti al Salon nella seguente osservazione  critica:

Ammetto di non capire. Una brutta donna nuda è distesa sull’erba di un blu opaco sotto le palme … Questo è un effetto artistico tendente all’astratto che mi sfugge completamente. (firmato: Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907) 

Louis Vauxcelles, prudente critico e scrupoloso, interrogò l’autore Enri Matisse per capire meglio  il comportamento dell’artista e l’opera stessa, ed ascoltare del  gruppo di pittori omogenei come stile, le aspirazioni future del gruppo.
Vauxcelles, mette in luce tutta la sua contrarietà rasentando quasi la bocciatura del gruppo ma, rileggendo  attentamente la sua illuminante critica, ci evidenzia la sua forte preoccupazione  lasciandoci con raffinatezza, d’intuire alcuni aspetti inquietanti sulla personalità di Enri Matisse e gli aderenti al gruppo già ufficializzati “Fauves” e ne traccia gli spettri inquietanti sulla loro natura religiosa all’interno dell’universo artistico  ebraico nei primi del ‘900.
Ciò che narra, lo premia come Critico onesto non influenzabile anche davanti a minacce future, e lo premia per la delicatezza con cui a trattato quel gruppo sacrilego scrivendo:

Un movimento che considero pericoloso (nonostante la grande simpatia che ho per i suoi autori) sta prendendo forma in un piccolo clan di giovani. Una cappella è stata istituita, due sacerdoti altezzosi che officiano. MM Derain e Matisse; alcune dozzine di catecumeni innocenti hanno ricevuto il loro battesimo. Il loro dogma equivale a uno schematismo vacillante che proscrive la modellizzazione e i volumi in nome dell’astrazione pittorica che io non conosco. Questa nuova religione difficilmente mi piace. Non credo in questo Rinascimento … M. Matisse, fauve-in-chief; M. Derain, deputato fauve; MM. Othon Friesz e Dufy, fauti presenti … e M. Delaunay (un quattordicenne allievo di M. Metzinger …), infantile fauvelet.

(Vauxcelles, Gil Blas, 20 marzo 1907).

Non aggiungo altro se non il dovuto ringraziamento al Critico Louis Vauxcelles, per il coraggio che ha avuto il quel preciso sconvolgente periodo storico di esporsi apertamente diplomatico nel darci modo di capire nel doppio e triplo senso  criptato, lo schema dell’organizzazione politico/religiosa che si nascondeva sotto il mantello dell’Arte Fauve.

Alcune dozzine di catecumeni innocenti fanno almeno 36 giurati preesistenti alla nascita del gruppo artistico Fauve. Chi erano? A quale Rinascimento religioso si riferiva?

Leggendo attentamente il suo articolo, una cosa va osservata e detta: in quanto Louis Vauxcelles oltre essere critico è anche un “Comandante” che lascia un fonogramma ai suoi Superiori utilizzando la sua personale rivista d’Arte quale piattaforma dei suoi “rapporti” sui militanti,  veicolando col proprio bollettino di guerra ai  ranghi superiori del Quartiere Generale, informazioni sull’andamento delle manovre in corso e gli strani comportamenti in campo delle proprie Avanguardie addette alla penetrazione e confabulazione ad Arte.

Ciò da modo di continuare serenamente a inseguire le orme di Enri Matisse e la sua Sezione Fauve,  per capire i meccanismi che inquinarono l’Arte.

 

Ordine della PIPA

T00165_10.jpg
Enri Matisse – Autoritratto

continuasu  Fauve e Matisse

LAVORI_IN_CORSO_504224415


home page

Man Ray: Profilo artistico

Chi è Man Ray?

A quei tempi, poco più che ventenne, illustratore, i cambiamenti di prospettiva politico-militare  internazionali gli faranno scegliere una nuova identità anagrafica ed artistica. Da  Emmanuel Radnitsky, assumerà una nuova identità diventando Man Ray (Uomo Raggio), colui che avrebbe tessuto i fili invisibili dell’asse America – Francia – Russia.

I suoi studi presso il circolo artistico anarchico Francisco Ferrer, le conversazioni con il fotografo e gallerista Alfred Stieglitz alla Galleria 291, dove il giovane si recava ad ammirare i collage di Picasso o gli acquerelli di Cézanne; l’incontro col Dada di Francis Picabia e Marcel Duchamp soprattutto, fanno sì che la sua ricerca sino allora influenzata dal Cubismo converga sulla luce (flash), elemento primario delle immagini e visione illustrate.

La sua origine ebraica lo porterà aderire alla causa mondiale sulla rinascita del dissolto stato d’Israele. Le convivenze con personaggi esclusivamente di fede  ebraica lo collocano sulla scacchiera di Marcel Douchamp come un “uomo ombra”, quale agente  con compiti da tenere sempre segretati.

Ancora oggi di Man Ray è difficile tracciare un profilo netto, anche se, su di lui e sul suo operato, molto si sa, ma sfugge come un “ragno” ai bordi della sua tela invisibile e “lucente”, entrando in azione solo per iniettare il suo insidioso veleno.  Una sorta di “purezza” artistica lo circonda in quanto, mai gli si  addicono fatti spregevoli o di crimini diretti; egli invece vanta un ottimo servizio soft a suoi Superiori  come anche una buona  onestà intellettuale mai espressa vivacemente. 
Se ci saranno reati ai quali dovrà rispondere davanti a un Tribunale Internazionale  d’Arte, senza nulla a carico risponderà  di aver svolto il proprio mestiere artistico con molta discrezione, professionalità e dovizia. Per quanto riguarda i disastri  politico militari di cui le Avanguardie si sono macchiati in Europa, il suo nome rientrerà nel cono d’ombra dei semplici “sospettati”. Man Ray, nella sua professione si è sempre contornato di personaggi femminili di alta qualità, scaltrezza e spregiudicatezza  alle quali assegnava di volta in volta i compiti di penetrazione spionistici e controllo.

D’Arte con la A maiuscola non ne capiva molto. Le sue opere ancora oggi sono lineari e di facile lettura. Più interessanti invece sono le opere commissionategli da Marcel Douchamp che, per quanto fossero intimi amici, Marcel Duchamp lo ha sempre tenuto all’oscuro sulle manovre sensibili atte all’allargamento dell’Alleanza, (Arca) organizzazione militare  che si trasformerà nel dopo guerra in NATO.

Le immagini in se , quelle cui a dato il permessi di accedere, viste con gli occhi di oggi non dettano grandi entusiasmi artistici, segueno un regolare andamento lineare. Interessante invece è il lavoro fatto di catalogare e storicizzare  gli eventi di quegli anni.

A parte due o tre invenzioni sullo stile fotografico legato al ritocco di immagine o effetti speciali ricavati in camera oscura, la fotografia è un argomento tecnico, dove l’arte è circostritta al fotografo e il suo modo di illuminare le scene dei loro quadri. Le prospettive, le macro, i grand’angoli sono di competenza della tecnica meccanica, mentre la composizione è pertinente al singolo fotografo. in Fotografia, il soggetto fa Arte, il fotografo poi pensa al buon ritocco. Questo vale anche in pittuta fino alla fine dell’ottocento, poi, le Avanguardie per un piacere di conquista che le nuove bombe promettevano, come le chimiche nel cervello hanno generato una Nuova Era.

Non è il caso per Man Ray che, metodista in camera di sviluppo e amante della pulizia estrema come l’Arte della fotografia pretende, si asterrà da tutto ciò che gli avrebbe generato confusione in testa, restando sempre lucido ed equilibrato.

pag. 2


home page

 

Meret Oppenheim, di Valeria Palumbo — daniela dintorni

Quando le donne parlano delle donne non hanno bisogno di un avvocato difensore. Il sito: enciclopediadelledonne.it/  segnalato da Daniena Dintorni Bloger in Word Press, ci rimbalza una buona scheda di presentazione di Valeria Palumbo per parlare in futuro e in modo approfondito di Meret Oppenheim, altro personaggio artistico avvicinatosi all’Arte con scopi non artistici e che avremo modo di approfondire allargando la rosa degli “allegri sospettati”, o finti artisti/e che, misero a rischio la propria vita per fini e ideali diversi dell’Arte e che, invischiati/e nella Storia d’Europa si ritrovano eroi/eroine della rivoluzione di inizio secolo XX°.

Meret Oppenheim, modella di posa per nudo, noleggiò il proprio corpo in diversi studi artisti francesi infilandosi nelle spesse maglie dei servizi segreti europei che inquinarono il mondo dell’Arte dalla metà delll’Ottocento fino ai nostri giorni assumendo poi,  nella “ricostruzione” del dopoguerra ’45, la strada concettuale che chiamiamo oggi Arte Moderna.
Anche Meret Oppenheim verrà arruolata da Man Ray (Uomo Ragno) come altre modelle  con mansioni delicate di fotoreporter o artiste o amanti in Avanguardia scoperta. Scaltra, spregiudicata ma di alta fermezza, dopo i tormentati anni bellici, forte della esperienza presso la corrente surreslista ,  si riaffacerà in arte utilizzando il chick come arte dissacratroria, spalancando all’informale scenico, una sorta di novità per la Moda, introducendo il concetto di “osceno”,  performance ad alto effetto sureale e scandalistico. Queste parole oggi non hanno piu senso in quanto abbiamo digerito quel’ “Oltreconfine” nel quale fu impegnata Meret con altre artiste, negli anni 40/50/60 le sue idee fecero breccia  contro il formalismo borghese di vecchio stampo, introducendo nuove tecniche dissacranti ed esibizioniste, divenedo ella stessa: il motore creativo.

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/meret-oppenheim/ Charlottenburg (Berlino) 1913 – Basilea 1985 Berlinese: Meret Oppenheim nacque il 6 ottobre 1913 a Charlottenburg, oggi nel cuore della capitale tedesca e fino al 1920 una città autonoma. Suo padre era un medico di Amburgo, Erich Alphons. Sua madre, Eva Wenger, era svizzera. Il suo insolito nome, Meret, veniva dall’episodio Meretlein del […]

prosegue ne Link: Meret Oppenheim, di Valeria Palumbo — daniela e dintorni 


 

Nel rovistare nei Blog di Daniela Dintorni è possibile imbattersi in una sua singolare esperienza molto curiosa, quando la bloger narra su ciò che le è accaduto con la direzione di Face Boock, quando ha cominciato a trattare inconsapevolmente l’argomento  “Meret Oppenheim” tra le sue dive femminili da divulgare, rimanendo interdetta per i successivi incomprensibili scatti di censura da parte della direzione di Face Book in difesa dell’artista. Daniela Dintorni si era limitata a pubblicare una serie di foto che ritraggono l’artista nuda e da parte di Face Book c’è stata una alzata di scudi protettivi a favore dell’artista, quindi vi troverete davanti a due quesiti di estrema sensibilità da parte del Network e sono:

  1. che i titolari dell’impresa FB essendo di fede ebraica si assumono il compito di difendere una loro consorella di fede da eventuali comportamenti scandalosi di consumo rete.
  2. potrebbe essere che Face Book abbia voluto salvaguardar un diritto di immagini quando lo stesso Network lascia che si diffondano le stesse immagini per aumentare la notorietà dell’Artista loro protetta.
  3. Tutte e due insieme.

A causa di questa osserrvazione, siete invitati a leggere alla sua pagina:
https://danielaedintorni.com/2018/10/07/facebook-e-i-suoi-assurdi-standard-di-oscenita-di-daniela-domenici/  dinamiche di censura e che vanno al di là di ciò che la Daniela Dintorni neanche immagina.

L’articolo mette in luce le relazioni segrete della Meret Oppenheim con due noti personaggi inquietanti della Storia dellArte quando nell’articolo leggiamo :

E lì conobbe Alberto Giacometti e Hans Arp. In qualche modo il suo successo cominciò con l’orecchio di Alberto: la prima opera di Meret che ebbe risonanza si intitolava appunto L’orecchio di Giacometti. L’artista aveva allora 20 anni. Giacometti e Arp la invitarono a esporre, sempre nel 1933, al Salon des Surindependentes. Da quel momento fece parte del gruppo dei surrealisti.

images

Cio è a dimostrazione che, gli incontri perfetti nella storia non sono mai casuali, ma “presentazioni Ufficiali”

L’articolo in realta è di Valeria Palumbo, ella col suo metodo ordinato di presentare i fatti, ci da modo di capire le convivenze intriganti nel Mondo dell’Arte di quegli anni, presentandoci lo spezzone di un filo rosso appartenente a una matassa molto complessa da smatassare, filo da riannoidare, e che grazie a ciò, mi scagiona da eventuali imputazioni di costruire imputazioni falsificate nel processo ai danni subiti dall’Arte.

 

Visita guidata presso la “galleria”  Googli Immagini al link sottostante dove è possibile avere una panoramica delle opere artistiche dell’Artista: Meret Oppenheim

(fare copia-incolla dell’indirizzo sotto):
https://www.google.it/search?q=meret+oppenheim+opere&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjw47is0s3gAhVswYMKHVs0CrgQ_AUIDigB&biw=1280&bih=869#imgdii=dpq72T3CsVFA0M:&imgrc=sbP3U__Bi74znM:

 

Ultime volontà dell’artista: “Mi chiamo Meret La Roche Oppenheim, sono una pittrice e scultrice. Le cose che ho fatto non hanno molta importanza, vorrei essere cremata e non desidero sacerdoti al mio funerale.”

 


(indagare su X è un coniglio)

l’indagine continua

work in progress_001


home page

Picasso: Accademia delle Brutte Arti

Picasso: “Chi crea una cosa è costretta a farla brutta”

Cominciare con un titolo simile è scoraggiante per chi conosce Pablo Picasso come l’artista che a rivoluzionato l’estetica della rappresentazione figurativa in pittura nel 1900. Con la sua invadenza rivoluzionaria, il pittore spagnolo ha  contaminato e distrutto l’epoca della bella pittura, offrendoci  in alternativa, brutte raffigurazioni spacciate per “moderne”.

Picasso è stato un caposcuola europeo operante prevalentemente a Parigi e, per circa una ventina di anni conquisterà il primato assoluto di artista rivoluzionario , surclassato solo nella seconda metà del ventennio da muovi maestri pittori europei fondatori di nuove correnti, discipline artistiche e pensieri d’Arte. Il sorpasso a Picasso fu  lento e graduale in quanto le due guerre mondiali di mezzo sono state feroci, distruttive e disastrose, sia a  livello umanitario che urbano, subendo una brusca frenata l’accelerazioni che le Avanguardie avevano imposto. La frenata fu data dal neoclassicismo, Arte Monumentale di Regime,  rappresentazione marmorea quasi burlesca dell’Impero su modello classico greco-romano. Ciò valse anche e sopratutto per gli abitanti dell’altra sponda atlantica che del’imperialismo romano se ne erano invaghiti. 

E’ ridicolo pensare che un solo artista abbia da solo messo in piedi una simile rivoluzione estetica come quella picassiana cubista e che ci ha spinto in massa nel modernismo del XX° secolo, ma, che, un esercito di altri artisti abbiano dato un sostenuto contributo estetico e di sangue alla rivoluzione avvenuta, lo possiamo asserire oggi col senno di poi a secolo concluso.

 

art_7213_XL

La storicizzazione degli eventi sostenuti delle Avanguardie del 900 non separano e non scagiona-no in toto il loro impegno dal resto delle rivoluzioni industriali di ieri e da queste ancora in corso nel mondo; rivoluzioni di  gran lunga superiori a quelle dell’Arte, ma tenute sempre lontane dall’Arte rispetto a ciò che oggi osanniamo. 
La domanda  legittima da porsi è la seguente. ” E’ l’Arte che ha rinnovato l’industria e la società, oppure è l’industria che finanziando più del dovuto l’Arte l’ha spinta a rinnovarsi fin oltre l’immaginario?”

Quando si cita l’Industria, i suoi laboratori di ricerca, l’economia indotta che ha generato e le lotte sindacali per la gestione e ripartizione dell’utile, non possiamo non mettere in campo la Politica, e, quando si dice politica, si dice rivoluzione. Ma la Rivoluzione non è la politica, ma è una rotazione sconvolgente distruttiva assecondo della velocità da sostenere, sia essa  rinnovatrice che, conservatrice, difensiva. propositiva specie se  sostenuta da moti acceleranti come i cippi elettrici che sviluppano forti campi e tensioni per lo sviluppo e la crescita scientifica.

sala-claude_670

L’industria comincia a generare esseri semoventi che l’arte non aveva concepito e ne compreso.

Quindi, nessuno può arrogarsi il diritto di essere il titolare della parola Rivoluzione, tanto meno dare un senso morale alla questione. La Rivoluzione, per chi la subisce, è un Ciclone inarrestabile non annunciato; diversa lo è per chi la promuove e la esercita come spinta animatrice di cambiamenti. La Rivoluzione è il Ciclone dei Ciclo: forza in rotazione centrifuga o centripeta non sempre controllabile o governabile e quindi bisogna domarla. Alla famiglia dei cicloni appartengono gli uragani, i tifoni, i tornado e le trombe d’aria, esse sono forze classificate diverse che si dissolvono consumandosi sul loro cammino distruttivo. Insomma, la parola Rivoluzione è inaspettata per chi la subisce ed è voluta e programmata da chi la organizza.
Possiamo asserire che “il cubismo”  è stata una forza rivoluzionaria presente nell’Arte perché insurrezionalista, animata da forze distruttrici.
Ma rivoluzionario per conto di chi? Se nel novecento le rivoluzioni in moto erano migliaia in tutti i campi, a partire dall’ago e filo diventato macchina da cucire, dallo straccio della polvere diventato aspirapolvere, dalle mani dei panettieri diventate impastatrici industriali, alla falce contadina diventata trebbiatrice, dal martello operaio diventato maglio, la spada del soldato divenuta carro con mitragliatrice ecc. La parola Rivoluzione appartiene a tutto il genere umano e nessuno può vantarsela sua.

1491211792438_10

E il quadro?…

Niente rivoluzioni: da quadro è rimasto sempre quadro riquadro quadrato.
In Arte, nel 900, le cose non sono tanto mutate.
Eppure una mutazione rivoluzionaria il quadro l’ ha a avuta, ed è  stata la più straordinaria rivoluzione che Arte poteva donarci: la fotografia, divenuta cinema e Televisione animata.

Il quadro, quale supporto depositario dei nostri desideri immaginifici,  rappresenta da sempre la vita dell’ l’uomo con tutti gli addobbi estetici delle sue creazioni. La vera “rivoluzione” in Arte si manifestò solo verso la fine del secolo XX°.

I tentativi nei secoli precedenti di staccarsi dalla rappresentazione Classica, Iconoclasta, Rappresentativa ed Estetica, apportarono solo delle varianti modeste sulla frammentazione del “soggetto immagine” (vedi cubismo) o l’utilizzo del solo colore decorativo cercando di dare nuove forme geometriche o spaziali alle immaginazioni mai rappresentate prima. Ciò che ci ostiniamo  ancora oggi chiamare Arte, non è mai uscita dalla sua cornice di quadro o rettangolo appeso al muro, sia esso: affresco, murales, quadro, foto, manifesto, souvenir ecc. Eppure, tra i tanti quadri nel mondo appesi al muro,  lo Schermo regna sovrano!  In Arte, dentro quel riquadro  si sono aperti nuovi scenari incredibili vanificando il più prezioso quadro esistente al mondo. La vecchia Arte pittorica, si avvarrà dello schermo per rendersi pubblica. 

Il vecchio modo di fare arte  di fine ‘900 è andato in soffitta.

pc.jpg

 

 

 

 

 

 

Tornando al nostro impiastratele Pablo Picasso, caposcuola di un pensiero modernista  che ha aperto mille nuove vie e possibilità ai futuri disegnatori, artisti e grafici mondiali, muovere una critica artistica sana o demolitrice su Picasso, è un compito arduo e difficile da sostenere per mancanza di prove, fino a quando, si viene in possesso di una serie di informazioni inquietanti sul suo conto.

Da Picasso in po in Arte tutto sarà permesso e possibile, ed altro ancora, ma possiamo parlare serenamente d’Arte in futuro davanti alle sue opere guida? Abbattere un imponente elefante minaccioso con un fucile a canne mozze, ci da modo di capire sul sacrilegio che si adempie contro Natura, ma se l’animale, avvicinatosi troppo mette a rischio la sopravvivenza del minacciato, la sfida si conclude senza troppi preamboli e rancori. Si spara.

Così succede quando ci si trova davanti a un  dinosauro dell’arte come Picasso per  capire come sia stato possibile tanto sacrilegio da lui perpetrato nei confronti dell’Arte e i meccanismi che hanno permesso tutto questo  possible.

b2c9198df2c4d451ee36527fe3ad35fa

Pablo Picasso, per la storia dell’arte, è l’ascia implacabile che taglia di netto l’arto con il quale l’Arte aveva raggiunto un altissimo raffinato livello espressivo e decorativo, stramazzandola a terra. All’accusa di retrograda mossa dall’Avanguardia all’Accademia, dava modo di far nascere la nuova “Accademia delle Brutte Arti”.
Tutto ciò è passato in silenzio attraverso una escalation che ha le sue origini nelle rivoluzioni cosmopolite dell’Ottocento e Novecento, incolpando esse  la neonata fotografia di contrapporsi con una immediata immagine della realtà. Quindi, si diceva che, se gli artisti classici trovandosi senza lavoro non  si fossero riciclati alle Arti Moderne sarebbero morti di fame.

Alla luce di quanto detto, addentriamoci come pulci tra i peli di quel gorilla che Gustav Klimt ci aveva segnalato nella sua opera dedicata a Beethoven, seguiremo il Mostro nel suo fagocitare d’Arte per mettere a segno altre mire. Ora scopriamo le prove e i meccanismi dove la Brutta Arte s’impose con l’inganno sulla bella Arte:

Da “Picasso” di Gertrude Stein ediz. Adelphi:


Per Picasso la pittura fu sempre un mestiere:
un fatto di quel tempo è significativo al riguardo. A Parigi c’era una scultrice americana che desiderava esporre al Salon le sue tele e le sue sculture. Al Salon aveva sempre esposto scultura fuori concorso, (…) non desiderava esporre scultura e pittura insieme, allo stesso Salon; chiese dunque a Miss Toklas di prestarle il nome per i quadri, e lei acconsenti. I quadri furono accettati col nome di Miss Toklas; erano nel catalogo, noi avevamo il catalogo.
La sera del vernissage Picasso era a casa mia. Gli mostrai il catalogo e gli dissi: ecco qua Alice Toklas e non ha mai toccato un pennello e ha avuto un quadro accettato al Salon. Picasso divenne di fuoco. Non e possibile, disse, deve avere dipinto a lungo, di nascosto. Mai vi dico, risposi. Non è possibile, disse, non è possibile, quella del Salon è cattiva pittura, ma anche così, se uno sa dipingere come suo primo quadro un quadro che viene accettato, vuol dire che non capisco niente di niente.
Calmatevi, gli dissi, no, il quadro non l’ha dipinto lei, ha solo prestato il suo nome. Era ancora un po’ scosso. No, ripete, bisogna sapere qualcosa per dipingere un quadro, bisogna, bisogna.

Sapere che cosa?

Quesiti :

  1. la prima perplessità sorge quando Stein dichiara: “avevamo il catalogo” … avevano il Monopolio del Salon?
  2. la seconda sorge nel sapere  Alice Toklas poteva disporre degli “eletti” al “Salon d’Automne” , suo noto vizietto quello poter  cambiare le identità alle spie.
  3. Picasso: “quella del Salon è cattiva pittura” e tale doveva restare… Perché?
  4. Picasso 120.000 quadri eseguiti in vita… quanti al giorno?

Leggendo i loro testamenti, la corsa delle Avanguardie alla fatturazione di brutte opere d’arte super pagate. nascondeva già allora – come oggi – una curiosità legittima e un dilemma irrisolvibile per i collezionisti e gli artisti di tutto il mondo. “ Perché costavano cosi tanto quei quadri se erano  volutamente delle brutte opere?”

Continua: IN CANTIERE la parte seconda

computer-for-powerpoint-clipart-1


home page

Alcune delle foto presenti su questo blog potrebbero esser prese da internet. In caso ne rivendicassi il copyright, invia una mail a 2milaventieventi@gmail.com  e saranno immediatamente rimosse 🙂