30 anni dopo, la (mancata) condanna del comunismo — Giuliano Guzzo

Ha condannato a morte milioni di persone, ma non è stato mai davvero condannato; di certo, non in misura paragonabile alle implacabili condanne.

 

Ho trovato interessante questo articolo perchè mette in luce ciò che sostengo da sempre, ed è che, le cose “riportate” oppure  “per sentito dire” creano un grande danno alla persona che le divulga, come qui, a Giuliano Guzzo gli riconosco la sua buona fede perchè quando si ingiuria sul Comunismo e l’Ateismo tutti gli interventi sembrano uguali da almeno 70 anni. (dopo guerra) Catechismo? .. un po si, Propaganda anticomunista? anche, ma col mio intervento cerco di lasciarvi le tracce per studiare nella direzione giusta della storia, di un popolo sconosciuto come la Russia.

Kazan_Fatima

 

 

Allego Link:
C’è molto da leggere e rileggere, ne vale la pena.

 
Buona lettura: 30 anni dopo, la (mancata) condanna del comunismo — Giuliano Guzzo


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Duchamp: L’Aviazione americana

Marcel Duchamp, artista concettuale, chi lo ha nominato tale e perché?

Partiamo da un immagine inquietante di inizio secolo quando credevamo che L’Arte moderna fosse una sorta di ricreazione ludica o idilliaca di una serie di artisti borghesi svalvolati che, dietro la loro originalità “creativa”, manifestassero forme di genialità che andasse oltre l’arte stessa. La prima immagine (foto a sinistra) sinistra ci presenta Duchamp ancora giovane con in testa una “strana idea”.

600full-marcel-duchampLa prima immagine ci presenta Marcel Duchamp ancora relativamente giovane con in testa quella “strana idea” dissacrante sulla bellezza d’Arte e in linea con la “Brutta Arte” picassiana allora in voga.
La seconda immagine (foto a destra) ci ripresenta Marcel Duchamp più maturo negli anni con in testa ancora la stessa “strana idea” ma consolidata. Cosa voleva comunicare o significare l’artista con quella performance scolpita nel taglio dei capelli?    1bc84c62e806ddae1405c6df88fb4455

La seconda immagine (foto a destra)  ripresenta Marcel Duchamp più maturo negli anni con in testa la stessa “strana idea”  consolidata. Cosa voleva comunicare o significare l’artista con quella performance scolpita nel taglio dei capelli?

Abbiamo visto nella pagina a lui dedicata: macina caffè , le prime avvisaglie di ciò che verranno citate  quali future accuse imputategli in materia di “delitti contro l’umanità” e che ci conducono verso quel “vicolo cieco” della vita di Marcel Duchamp e artisti associati, analisi trascurata nella Critica dell’Arte per due motivi non poco trascurabili:

  1.  L’ingenuità della Critica primitiva sorta negli eventi “artistici” di quegli anni per aiutare la  manipolazione dei gusti d’arte  osannandoli  quali “nuovi cadetti” della rivoluzionaria accademia in materia di Arte Concettuale.

  1. Una critica artistica sviante dettata dai superiori militari che hanno inscenato la caduta della Germania del Kaiser nella seconda guerra mondiale spingendo questo stato contro la Russia politica URSS.

Al punto uno, la Critica è scusabile in quanto il peccato di ingenuità gli accomoda una soluzione salvifica in quanto trattasi di peccato veniale commesso in buona fede o, cattiva fede in quanto, allineata la crotica alla dissacrazione artistica strategica; (vedi la conferenza ” Un orinatoio diventa arte: La Fontana di Marcel Duchamp” tenuta dal Docente della Cattedra di Verona il Professore Valerio Terraroli  in data 5 marzo 2015 a Genova) YOUTUBE :   https://www.youtube.com/watch?v=TgjvW2zENz0
dove l’ingenua onestà intellettuale del professore è imbarazzante, ma che ci fa capire quanto in profondità la censura art8istica su Marcel Duchamp si sia spinta frastornando l’oratore stesso in quella onesta dichiarazione di insolvibilità dell’Enigma per non avere la “chiave interpretativa ” sulla lettura dell’opera duchampiana, sottolineando inoltre che, “nessuno ha la chiave interpretativa” del maestro Marcel Duchamp. Per bontà sua il Prof. V. Terraroli, ci prova a formulare una chiave di lettura delle opere per renderle credibile, faticando non poco in quanto disorientato dai troppi enigmi presenti non  risolti.

Il prof. V. Terraroli, procede per deduzioni mettendoci a disposizione il suo sapere in materia di concettualità annaspando non poco in quanto, i testimoni oculari storici di allora (artisti) durante la guerra del 45 se la sono difilata  tra omicidi , suicidi, internamenti psichiatrici, conversioni religiose e cedimenti ideologici sfavorevoli privi di  speculazioni sotterranee economiche gratificanti che il Mercato d’Arte aveva  attivato prima della seconda guerra mondiale e nascondere i propri reati.

Domanda: Esiste la chiave di lettura duchampiana?
Certamente si, ed è affossata nella palude della Storia e nelle immagini dell’arte moderna. Tale chiave vi verrà presentata chiamando in causa le Avanguardie.

Il punto due è inquietante. Esso rivela i reati attribuibili a chi Cosmopolita e animatore degli eventi bellici del secolo novecento, ha censurato da vittorioso la Storia dell’Arte; censurato fatti ed omissioni con silenzi e dinieghi prolungati. (vedi Man Ray, Dadaisti,  Cubisti, Futuristi  Surrealisti ecc. come anche gli intellettuali nelle vesti di cortigiani dell’Arte (Critici ed intellettuali). Gli artisti, rileggendoli,  si riveleranno spietati strateghi militari le cui responsabilità della seconda guerra gli calzano addosso come toghe reali.

Tornado al taglio scolpito dei capelli di Marcel Duchamp, che cosa voleva realmente rappresentare l’artista? Vediamolo.

La proprietà di un copy right.

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Abbiamo affermato nelle pagine trascorse  dedicategli che, le responsabilità politico militare delle tre disastrose guerre del novecento, essere attribuibili ai Cosmopoliti. I Cosmopoliti sono una sorta di organizzazione mondiale di stampo Massonico che, non solo ha governato gli umori bellici della Storia del Novecento ma anche quelli dell’Ottocento, Settecento , Seicento, Cinquecento ecc. come anche la stessa scoperta delle Americhe. Questa affermazione, per uno storico non è dietrologia spicciola, mentre lo è per chi ignaro si cimenta in Storia senza aver presente gli schemi e gli ordini religiosi e sociali animatori.

Verità o Realtà.
La ricerca della ” Verità” scatta nel momento in cui si è in presenza di una menzogna, altrimenti la parola Verità non ha ragione di essere. Quindi la Verità mette in moto un meccanismo di ricerca verso la  “Realtà” dei fatti per come sono accaduti e non per come ci hanno giurato essere andati. La formuletta magica dal Giudice al teste: “Giuri di dire la Verità, soltanto la Verità, nient’altro che la Verità” , il Giudice americano obbliga il teste a posizionare la mano sulla Bibbia perché, egli sa, in base all’esperienza che,  i menzogneri e bugiardi sono infiniti tra gli umani. Il giuramento non serve per abbreviare i tempi processuali, ma far si che nessuno si beffi da infingardo della Giustizia e se colto in fragrante, alla pena viene aggiunta anche la falsa testimonianza e spergiuro in offesa alla Corte.
Se non soddisfatto della Verità presentata dai teste emergendo di fatto della contraddizioni, il Giudice chiede ad un Istituto esterno di indagine,  di preparargli una “ricostruzione” sulla Fatti Reali veramente accaduti. Il Giudice sollecita l’investigatore ad utilizzare tutti i mezzi disponibili atti al normale svolgimento delle mansioni condannando i rei spergiuri di falsa testimonianza.

Nello sviluppo delle indagini scopriamo che:

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quel taglio scolpito è presente anche 20 anni dopo la performance di duchampiana in diversi prigionieri di guerra come appartenenti allo stesso Ordine Massonico del Maestro Marcel Duchamp. Chi sono questi prigionieri? Che ci fanno nei lager  tedeschi e francesi di estrema destra? Sono forse ex artisti dadaisti o personale facente parte dell’aeronautica franco americana fatti prigionieri? Poiché le loro radici insurrezionali sono prebelliche che responsabilità hanno avuto nella conduzione della  Storia?

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Che idea aveva in testa Marcel Duchamp e cosa voleva comunicare ai suoi sottoposti militari o militanti Cosmopoliti nascondendo quel messaggio criptato dentro l’Arte?
Alchimia? no!; Magia? neanche!; Esoterismo? no!; Spiritismo? nemmeno! Niente di tutto ciò. Egli ci comunica che da quel momento, da agente militare Franco/giacobino e Cosmopolita , avrebbe fatto parte con pieni poteri, alla prestigiosa Aviazione Militare Americana. (Air Force) agli ordini del Nuovo Ordine Mondiale d’Occidente.

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Chi ha disegnato quel Logo, quando e in che anno?
Diversi indici nelle sue opere ed operato   portano Duchamp verso l’aeronautica. Egli si trasferì in America ancor prima della Guerra 1914/18  per diventare poi residente fisso. In America lo vedremo aggirarsi tra i cosmopoliti residenti di origine tedesco russo ed europei presenti in tutte le compagini politico commerciali ed industriali americane, tutti interessati alla rivoluzione borghese capitalista per annettersi l’Europa. Gli artisti  che  collaborarono  alla piattaforma intellettuale strategico militare per le  future scorribande europee, vedrà Duchamp promotore di capitali in spostamento per finanziamenti occulti, mentre con DADA e associati vari dell’avanguardia, lo spostamento dell’opinione pubblica utilizzando tutti in coro “le Armi di Distrazione di Massa” quali: le radio, l’arte, la letteratura, teatro e cinema che unite formano la politica di “propaganda”, sviluppando ulteriormente la Propaganda dai Media.

Chi sono questi agenti?
Sono gli intellettuali eversivi presenti nei corpi militari dei vari stati, sono quei nomi di spicco che hanno condizionato la cultura del novecento rendendola emicranica e materialista.
La Radio, quando divenne il  Media preferito dei Regimi di Stato, preparò le future teste d’assalto popolari (radiocomandate) indirizzandole verso una “guerra santa” ai danni della Russia Comunista. (preparazione prebellica)
Le Radio squarceranno gli scenari programmatici e li chiuderanno nelle seguenti date: 1° settembre 1939, Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania, e il 2 settembre 1945, data in cui l’atomica sancisce la resa del Giappone e la fine dei conflitti mondiali.

Il periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale sarà un ventennio fortemente concitato e rapido di sviluppi scientifici . Tutta la Storia “artistica” di  Duchamp (ready made) di quegli anni sarà improntata sulla criptazione e decriptazione di messaggi bellici in codice,  piattaforma rotante saturniana per il controllo geopolitico cosmopolita del pianeta Terra rivoluzione ancora in atto per l’incapacità di condurre a termine il programma del Convegno di Basilea (29-31 agosto 1897) , ritardo  dovuto alle forti resistenze ed opposizione incontrate in quel loro modello coloniale e imperialista non condiviso da molti  stati.

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Foto: roulette NATO (fondazione)

Chi fu veramente Marcel Duchamp e quale ruolo ebbe in America da superare con raccomandazione Nato le interrogazioni del super Ispettore John Edgar Hoover?

Le indagini proseguono.


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L.H.O.O.Q.

Marcel Ducamp : Cartolina postale in codice da ” DECRIPTARE”

pag.  1/2 in corso

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Marcel Duchamp: Redy Made:

Indagini preliminari, prendere nota:

Appuntamento: al LOUVRE: 4 persone munite di baffi e pizzetto, devono incontrare Mister X per l’acquisto (H-Ospedale). Il mediatore è riconoscibile da pizzo e baffi come da modello  cartolina . C’è di mezzo un  un Ospedale? (Indagare l’omonimo quartiere Hospitale di Barcellona.
Barcellona: indagare dove avviene la trattativa per l’imbarco eccellente.

Indagare sui 4 artisti  baffuti e pizzuti che esercitavano in gruppo – (formavano insieme una corrente artistica… Quale?)

Foto: L.H.O.O.Q. (di Marcel Douchamp)
Cartolina postale venduta alle aste per 631.000,00 dollari. (indagare sull’acquirente: Chi, dove come e quando)

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Mona Lisa: “Ordine della Manina”

Ordine della  Manina”
…indagare sui fotografi dell’Avanguardia della divisione di  Man Ray che hanno per simbolo quella posa delle mani della Gioconda nelle loro opere. A parte Nam Ray , nell’Ordine della manina risultano essere presenti solo donne. (indagare)








Picabia…  indagare i suo quadro L.H.O.O.Q – Fotografato nel proprio salotto durante il DADA.





Trovato!

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L’enigma di Picabia: (tradusione)

I due Mondi : Europa – America
Fragile: imballo
domicilio: consegna?
m’amanez’ y: “portami li”
Bar (girato): restro del bar
Che le malade: che i malati
Deu n’a jamai guerì: Dio non ha mai guarito. (Obitorio?)

Sviluppare la ricerca con planimetria in Barcellona.

Foto: Picabia opera del 1915 

NOTE:: Vincenzo Peruggia, italiano, sui Giornali francesi detto : il ladro della Gioconda (stessi baffi)

index

Nato in provincia di Varese 1881. Per sopravvivere non trovò di meglio che emigrare in Francia. Subirà gli “sfottò” da parte dei francesi sull’abitudine di suonare il mandolino o di essere un “mangia-maccheroni”, insulti persistenti  piuttosto pesanti i da sopportare per un tipo orgoglioso e vendicativo come lui. Vincenzo  Perugia sospettava che la Gioconda fosse stata  trafugata dai francesi nei motti napoleonici in Italia, ma seppe, durante l’arresto che la Gioconda era uscita dall’Italia in modo legale coi bagagli di Leonardo da Vinci durante l’espatrio dell’artista in vecchiaia rimasto senza risorse economiche. Chiederà protezione finanziaria. L’Opera fu portata in Francia dallo stesso Leonardo e si pensa ceduta al Re Francesco (non da lui) come altre opere minori, manuali e scritti diventati patrimonio di stato.stato. Leonardo Da Vinci apparteneva a un ordine massonico con sede in Francia. Mona Lisa detta Gioconda è un opera iconoclasta e appartiene come tutti i diritti del “Grande Mastro” all’Ordine dei Cosmopoliti .  

Il furto dell’Opera avvenne da parte di “ignoti”. Furono arrestati Picasso e Apolliner i quali dopo pentimenti e pianti (Picasso) in galera, si misero a disposizione delle Autorità francesi per il ritrovamento del capolavoro.   Poco nota sarà l’attività segreta di Picasso come trafugatore di opere classiche spagnole presso privati, musei  e cattedrali spagnole (vedi El Greco). Asserirà di averle messe in salvo dal vandalismo della guerra civile spagnola presso i musei privati di Chicaco, città allora sotto il dominio di gangster che gli diede grandi tributi economici ed onori politico artistici ancora oggi.

Poco noto è il sospetto sul ritrovamento della Gioconda a Firenze due anni dopo. Il ritrovamento, per due anni fece accrescere l’attenzione sull’opera aumentandone la fama a dismisura, opera attorniata da strani personaggi e misteriosi trasferimenti.

Vincenzo Peruggia a detta dei giornali francesi detto “il ladro” ci risulta in Italia essere stato un ottimo copista.

Nel 1962 la Gioconda ebbe un tour importante in due note  città americane. L’opera fu esposta negli Stati Uniti: al National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York.
La Gioconda fu accolta al suo arrivo in America come una Santa Icona  da John Fitzgerald Kennedy, Jacqueline Kennedy e Lyndon Johnson che tra loro sorridevano come chi sapeva tutto della truffa di mezzo secolo prima e la sua vera collocazione. Si saranno certamente chiesti: “Se l’originale è presso i nostri archivi, quella Gioconda è una copia… o sono ambedue delle copie?”

…e bravo il nostro  mandolino di Varese, che simpatico truffatore italiano.

Risoluzione del problema della cartolina di Duchamp in cantiere: a detta dei decriptatoti d’Arte pare che il messaggio LHOOQ sia l’acronimo di un ordine tranquillizzante ai camerati cosmopolita francesi: “La Signora ha il culo al caldo” come dire, “tranquilli,” potete cominciare la Guerra (1814/18) la nostra Madonna Lisa è in salvo.

Le indagini continuano.


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Marcel Duchamp

Il Settimo Sigillo: LA SFIDA

 IL SETTIMO SIGILLO

Foto: Partita a scacchi tra Antonius e la Morte.

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Il sigillo apocalitico di Ingmar Bergman

La questione dei ” Sigilli dell’Apocalisse”, in arte, è stata trattata da diversi autori ed  artisti  e mi riprometto di perseguire le tracce una per una fino a svelarne l’intera collezione di Sigilli e l’interpretazione del loro mistero intrinseco.
Interessante è l’accostamento che propongo nelle due immagini del testo: la prima è del noto regista svedese Ingmar Bergman (ebreo) noto con l’opera artistica della filmologia svedese: ” Il Settimo Sigillo” ; la seconda è l’immagine della nota partita a scacchi in cui Marcel Douchamp (ebreo) sfida contro il suo grande enigma: La Sposa mesa a nudo.

La partita a scacchi è un emblematico rito e segno velato di schemi, essa intreccia i due giocatori ad un unico filo conduttore: impossessarsi essi dei Sigilli attraverso una sfida, come se, nulla ci è gratuito dalle divinità, e quindi, non essendo gli ebrei inclini alla Grazia ma interessati più alla Ragione, ciò che vogliono lo devono conquistare legalizzando la conquista con l’onore dell’intelligenza o del danaro. Per la cultura ebraica, “bene o nel male” tutto va conquistato elaborando stratagie e accerchiamenti vincolanti  o feroci battaglie di annientamento.

Scacchi perché? Perché il gioco degli scacchi è la simulazione di una guerra, un gioco  pianificatore d’intelligenza militare.

Ciò denota che, i Vangeli cristiani, di cui gli ebrei snobbano la veridicità, in realtà, a questi, dedicano molta attenzione, rispetto e lettura. Studiati, ed eseguiti alla lettera, i 4  Evangelisti (Luca, Paolo, Giovanni, Matteo), descrivono le visioni profetiche in modo particolareggiato, dedicando a questi gli studiosi piu accaninti e attenzione all’opera di Giovanni, l’Evangelista, il quale, fu  messo a conoscenza dei  misteri dell’avvenire direttamente dal Maestro Gesù detto il Cristo. I Savi sanno  che dentro i sigilli di Giovanni c’è la tutta la storia avvenire dell’umanità, e che, per governarla, i confratelli devono assolutamente venirne a conoscenza anticipatamente di cosa e come avverrà.

Come svelare il segreto dei sigilli?

Gli ebrei, non avendo per dogma l’anima, come guida spirituale si affidano alla sensibilità dei sogni o alle visioni degli artisti (poeti scrittori, musicisti, pittori, ecc.) sperando che abbiano ancora in loro quel poco di ‘anima immortale perduta nella Genesi e aggiungere attraverso quelle vision la giusta direzione per condurre l’umanità un Futuro divino. Quindi, se nella cultura  d’Occidente greco/romana i Vate e le Sibilla sono per Grazia Divina i “veggenti”  del Destino (Fato) umano, il non interpretarlo per iscritto nei Miti, i pagani distinguono le proprie visioni  con pronostici più esatti rispetto altre profezie di altri popoli surclassandole in  varietà, lucidità perfezione visiva. Gli studiosi ebrei eclettici, per avere una visione completa delle proprie “profezie” spesso uniscono più dettagli visionari per avere un “quadro” completo o specifico. Ciò permetterà ai futurologi (pronostoci)  ebrei, di gestire la storia dell’umanità nella direzione ritenuta piu consone a favore dei propri interessi politici, senza fare errori.

Bergman e la morte -set film

Alla domanda della Morte – nel 7° sigillo di Bergman –  “Non credi che sarebbe meglio morire?”  il Cavaliere gli risponde di attendere ancora un poco perché l’ignoto lo atterrisce e che vorrebbe avere prima  la certezza dell’esistenza di Dio’  in quanto, se Dio non esistesse l’intera esistenza dopo la Morte sarebbe un vuoto senza fine.
In questa risposta del Cavaliere alla Morte, egli manifesta tutto il dramma culturale degli ebrei durante gli ultimi anni di vita, ma la testardaggine nel portare a buon fine le grandi decisioni d’impresa intrapprese altrimenti impossibili impossibili e vane l’averle sostenute. A quale costo? La Morte:“Meglio morire piuttosto che…” Ecco aprirsi il settimo sigillo di Ingmar Bergman, la sua risposta è depositata nel film.


Il sigillo del <Grande Vetro>

duchamp e il nudo

I temi del Messia, del Sigillo e della Apocalisse, in Duchamp è spesso presente perchè essendo ebeo Giacobbino, la sfida  che lui lancia alla sua Musa misteriosa, (o morte), accettando quella sfida Duschamp avrebbe dovuto – se vincente. aprire il sigillo al Grande Vetro.
Ciò non avvenne. Le modifiche apportate dopo tale rito magico non furono gradite alla Musa. Il Vetro cadde, si ruppe. Duchamp non lo ritoccò mai più. Egli riconoscerà nelle schegge impresse nel capolavoro, la volontà messianica del contenuto in ciò che diverrà la separazione terrena e aerea vedendo sottostante alla Sposa celeste la mappatura agricola in alta quota. Quindi l’oggetto dei suoi desideri (Sposa Diva) sarebbe stata rimandata ad una generazione futura di artisti capaci di entrare nello pazio col consenso divino: gli spazialisti.

Il segnale fu che non sarebbe stato lui  lo sciamano che avrebbe divelto il sigillo dello spazio, e che la sua opera andava collocata dopo l’avvenuta apertuta del Sigillo spaziale.

Dal 1911/13 quando a Duchamp venne assegnato (per sua scelta) i servizi di approvigionamento militare per gli americani dall’ Argentina, egli si trasferì per due anni alla logistica di rifornimenti per la Grande Guerraeuropea (14/18). In quella occasione Duchamp sfiorò per un soffio l’incontro con lo” sciamano scalzo” che avrebbe avuto la grazia del più importante Sigilli: Aprire lo Spazio.

Quel ricercare ostinato di Duchamp, nel bisogno di collocare la sua opera principe “Fontana” all’interno del Vetro come tanti altri readymade e dargli una funzione metafisica degna a quel  meccanismo infernale, non gli riuscì mai di  capirne il nesso eodove inserirla. Fermarsi in tempo gli fu grazia divina per non dissacrare la sua più grande opera alchemica dopo le istruzioni esoteriche ricevute dal filosofo alchemico italiano e Gran Maestro: Julio Evola. prendendo la sue opere un taglio metafisico.

L’artista designato a quel sigillo spaziale  in Argentina si rivelerà essere Lucio Fantana che all’età di 11 anni era già immigrato in Italia per studi. Figlio di Lucia Bottini (italo svizzera) e di Luigi Fontana, la famiglia era di origine italiana. Il padre Luigi Fontana, fu scultore funerario e monumentale di successo in Argentina . Lucio Fontana nel 1917 si arruolerà nell’esercito e prenderà parte alla Prima Guerra mondiale mentre Duchamp presentava il pisciatoio in ceramica dal titolo: Fontana.
L’area nella quale opererà con successo Lucio Fontana sarà lungo la strada Varesina in italia che collega Milano_Varese dove Lucio Fontana polarizzerà la sua attenzione anche alle ceramiche forate. Quella strada diventerà il teatro di straordinarie manifestazioni metafisiche dell’Arte Contemporanea, tema in parte già svolto nell’articolo sul readymade Underwood.

Fin dal principio della sua carriera artistica Duchamp aveva una certa propensione feticista verso le scarpe nuove e belle, raffinate, a punta, munite di tacchetto alto, ma mai abbinò quel feticismo con il segnale cosmico d’Arte: il suo antagonista avrebbe avuto a che fare anche lui con le scarpe. Duchamp andò fuori pista nelle ricerca del piccolo sciamano  perchè avrebbe dovuto cercare lo “sciamano calzato scalzo” in un territorio non molto popoloso ma ancora parzialmente abitato da Indios e immigrati poverissimi.

Come un induista, anche Douchamp avrebbe dovuto cercare il suo Daila Lama minore, colui che avesse il potere di aprire le “Porte Universali”, mistero alchemico che dava senso alla Sposa  del Grande Vetro: “ascesa ai cieli dai suoi scapoli anche”.

Quel bambino scalzo si rivelerà essere poi Lucio Fontana. Lucio era  lo sciamano che alle inaugurazioni d’Arte Spazialista, porterà nascostamente per rito, le scarpe senza calze. Quello era un segnale sciamanico. Ma qui si sta parlando d’Arte maiuscola,  argomento che riprenderemo dopo aver decriptato tutti “pezzi” della scacchiera duchampiana.

Licio Fontana: “Si può entrare nello Spazio
Due anni dopo Gagarin entrava nello spazio.

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FiloRossoArt


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Paul Césanne: Più falsi che veri.

1900 Parigi: ” C’era una volta una banda di truffatori d’Arte.”

Di patacche “artistiche” sono pieni i Musei e le Collezioni d’Arte dei privati. Non è facile dimostrarlo ma possibile. Con Césanne possiamo cominciare ad aprire scenari d’Avanspettacolo all’italiana e parlare di “Storia della Pittura” truccata e falsificata. Qualche accenno sui quadri falsi è già stato dato con lo studio di Pablo Picasso inerente al ratto della Gioconda, ma la lista delle opere  false è lunga e mettere insieme le prove non è facile

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Paul Cézanne ( Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore francese. Il padre del pittore si chiamava originariamente Luigi Augusto Cesena (della popolosa comunità ebraica di Cesena) e che da giovane, appreso il mestiere di cappellaio si trasferisce in Francia ad Aix en Provence dove sposa una operai della bottega nella quale lavorava e gli darà alla luce: Paul e Luigi. Il padre, grazie al successo nel gestire una Banca locale, avvierà agli studi d’arte a Parigi il figliolo Paul. (sulla metamorfosi da cappellaio a Banchiere ci torneremo). Scopriremo nelle indagini che le Accademie di Belle Arti e il Biennio di Medicina, erano per la comunità ebraica delle vere e proprie palestre  “Accademiche” adunanti adepti per la formazione di “Quadri” politici futuri. Sembra una metafora ma vedremo che cosi si muoverà la loro realtà.

Su Paul Césanne studente e pittore si hanno poche informazioni e irrilevanti. Pittore onesto, senza pretese economiche, l’arte per lui fu una grande sofferenza condita di scarsa valenza economica fino al programmato “colpo di stato” ai danni dello Zar nel 1905, diventando le sue opere ricercatissime, divenendo Césanne un punto di riferimento finanziario fondamentale e illegale. Sulle sue opere invece, pare che il mondo femminile italiano nutra un sentimento particolare, forse scaturito da quel sentimento materno che le distingue o forse perché, trovavano intima la sua arte nell’arredo casalingo. 

L’artista Paul Césanne, malato di diabete, muore nel 1906 e, dovendo il collezionismo rastrellare dell’artista altre risorse disseminate in Francia,  Gertrude Stein e il fratello Leo,  (collezionisti), nel 1904 decisero di annettere nella loro scuderia “artistica” Paul Césanne rintracciando le sue opere in Parigi per rivenderle in America esportando la notorietà del  pittore  nel mondo del collezionismo americano.

Il Pittore era già anziano e malato quando Gertrude Stein si cimentò a rintracciare le opere sparse segnalate al fratello a Firenze. Conosciuto il signor Charles Loeser, egli indicò nel mercante Vollard la persona ideale per tale ricerca. Gli Stein si portarono alla galleria di un Monsieur Vollard in Parigi per  fare acquisti da rivendere in America. Vollard pare fosse il più grosso mercante di Paul Cesanne in Francia. Cosi ci narra quell’incontro Alice Toklas nella sua Autobiografia: Getrude Stein finiva a Baltimora l’ultimo biennio (1900-903) nella scuola di Medicina alla Johns Hopkins,”.

La prassi di frequentare il “biennio di Medicina”  la troveremo spesso  tra i giovani artisti ed intellettuali di origine ebrea. Gertrude Stein è ebrea come i Cèsanne. Originaria di famiglia tedesca ebbe tre fratelli: Michael, Simon e Leo ed una sorella Bertha tutti maggiori di lei.

L‘importanza del biennio di Medicina come accennato è presumibile dal fatto che, chi frequentava quel biennio sarebbe stato impiegato in “prima linea” sui fronti rivoluzionari o insurrezionali e, a tale scopo, veniva conferito all’adepto  un alto grado di comando per compiti particolarmente delicati e a rischio di vita cui impiegato. Ciò permetteva di partire agevolati nelle cordate gerarche potendo arruolare un esercito di volontari o di arditi per svolgere i  compiti ricevuti. Per tali operazioni,  abbisogna un paramedico per le ferite urgenti .

Foto 1 Leo e Gertrude Stein                          Foto 2 Michel e Gertrude  Stein

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Leo Stein, terzo  dei 5 fratelli (3 maschi e 2 femmine), in quel tempo era di stanza a Firenze presso il fratello Michel lasciando ambedue pochissime tracce bibliografiche dietro loro durante il soggiorno italiano, ma rivedremo invece il fratello maggiore Michel Stein residente per molti anni in Italia (toscana) assieme a Ezra Pound (Rapallo)  e altri intellettuali esteri ad organizzare i finanziamenti ai “Futuristi” e i loro Avanguardisti per l’ascesa della gerarchia Fascista mussoliniana e la costituzione degli “Avanguardisti”, futuri giovani fascisti col compito di squadristi.

Il Mercante Ambroise Vollard (Saint-Denis, 3 luglio 1866 – Versailles, 21 luglio 1939) è stato un imprenditore e gallerista francese. Fu il mercante d’arte di importanti artisti come: Paul Cézanne, Aristide Maillol, Pablo Picasso, Georges Rouault, Paul Gauguin e Vincent van Gogh, e di Marc Chagall. (tutti ebrei). La sua galleria si trovava al n.6 di rue Laffitte a Parigi. Vollard fu un promotore delle Avanguardie francesi. Nella sua galleria vendeva i suoi pupilli ai più grandi collezionisti europei e americani. Nel 1901 fu uno dei primi a promuovere le opere di Pablo Picasso appena arrivato a Parigi.

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Di quell’incontro con il mercante Volladr così prosegue Alice Babette Toklas a pag, 30:

Dissero a Monsieur Vollard che volevano qualche paesaggio di Césanne: Li manda il signor Loeser di Firenze. – Oh, certamente- disse Vollard con aria più allegra, e andò su e giù per la stanza, poi scomparve dietro a un divisorio di fondo e si sentirono i passi pesanti su di una scala. L’attesero un bel po’. Quando ridiscese aveva tra le mani un quadretto di una mela, ma il più della tela non era dipinto. Insieme studiarono il quadro attentamente, poi dissero – Già ma, sapete, noi si voleva vedere un paesaggio.- Oh certamente, – sospirò Vollard e prese un aria anche più allegra;…”

Deduzione:
In se, la narrazione presenta un particolare anomalo: la “collezione” di Cèsanne non era esposta al pubblico, non era visibile. La lunga attesa degli Stein nascondeva qualcosa d’imprevisto, sorprendentemente comico ed illuminante.

… dopo un momento tornò a scomparire e questa volta ritornò con un quadro che rappresentava una schiena: era un quadro magnifico senza dubbio, ma fratello sorella non erano ancora in grado di comprendere a fondo i nudi di Césanne; ritornarono perciò all’attacco. Quel che chiedevano di vedere era un paesaggio. Stavolta Vollard tornò dopo un’assenza anche più lunga con una tela grandissima dov’era dipinto un piccolo frammento di paesaggio. SI, ci siamo, dissero, è un paesaggio, ma loro chiedevano una tela più piccola, che fosse per tutta dipinta. Si vorrebbe vedere appunto qualcosa di questo genere, – dissero. Intanto era sceso il rapido crepuscolo invernale di Parigi e in quel momento una vecchia donna di servizio discese da quella scala dal fondo, brontolò: ~ Bonsoir, messieurs et mesdames,  e se andò senza rumore; un istante dopo, un’altra donna di servizio discese quella scale, borbottò – Bonsoir, messieurs et mesdames, – e se ne andò senza rumore. Gertrude Stein cominciò a ridere: e disse al fratello: – Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne -. Tutti e due non si tennero più dal ridere.
Quando si furono calmati gli tornarono a spiegare del paesaggio. Gli dissero che cercavano uno di quei gialli e meravigliosi paesaggi di sole ad Aix, come ne aveva parecchi Loescr. Ancora una volta Vollard scomparve e finalmente ritornò con un bellissimo paesaggio verde. Era un amore, copriva tutta la tela e non costava caro; lo acquistarono.
In seguito Vollard. spiegava a tutti, che erano stati a visitarlo due americani pazzi che ridevano tutto il tempo e ciò l’aveva molto seccato, ma a poco a poco s’era accorto che, quando più ridevano, compravano poi qualcosa e cosi aspettava sempre che ridessero.
Da quella volta, non smisero più di frequentare Vollard.
Furono presto tra i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto. Comperarono un minuscolo Daumier: la testa di una vecchia. Poco alla volta si interessarono ai nudi di Césanne e finì.

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Quando Alice Toklas scrive “ da quella volta non smisero più di frequentare Vollard.”, ciò conferma che di falsi Cèsanne in circolazione sono pieni i Musei e le Collezioni Private.
A giudicare dalle risate degli Stein quando si accorsero che i primi due quadri “pagati a basso costo” i quadri erano due falsi appena sfornati, dipinti su richiesta alle due anziane pittrici straniere vestite da serve. La narrazione ci  rivela anche di essere in presenza di due ottime copiste di manierismi pittorici e che diventano  falsarie nel momento in cui si apporta sulla copia d’Arte  la firma falsificata dell’artista (erano ignare?). Se Césanne nel 1900 era già ammalato e muore nel 1906 per quella  malattia degenerativa, chi dipingeva al posto suo?
Erano forse le due anziane servette  di Vollard o lo stesso Vollard a produrre i falsi firmati?  Se due delle copiste stavano uscendo dalla bottega e Vollar continuava le transizioni pittoriche clandestine, chi c’era ancora al piano di sopra che continuava a  dipingere su ordinazione di Vollard? Quanti dipendenti disponeva Vollard per mettere in piedi una cosi alta produzione di quadri sconosciuti al pubblico parigino e americano ignari, i quali credevano di trovarsi davanti a quadri d’autore? Poi c’è quel saluto sgrammaticato delle due copiste: “Bonsoir, messieurs et mesdames,”  Per chi è francofono forse riesce a capire la nazionalità delle copiste.
Quando Gertrude sussurra al fratello Leo confabulando sottovoce: “Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne “, scoppiarono a ridere in quanto capirono di colpo come funzionava la famosa Arte in Francia conosciuta in tutto il mondo: napoletani.

Quella occasione scatenerà in Gertrude Stein  un’altra grande idea, ed è  l’operazione artistica truffaldina di nome “PABLO PICASSO” e Cubismo. Gli Stein prenderanno coscienza che quel che conta nel mondo moderno artistico non è l’opera ma la FIRMA, un culto feticista arrivato ai nostri giorni indenne.

Falsificando la firma era possibile falsificare tutta l’Arte che volevano e, far nascere un collezionismo industriale all’americana viziato. L’Arte mediata dal Capitale assunse le sembianze mascherate della Tragedia Greca ispiratrice, dove anche il filosofo Friedrich Nietzsche e il dottor Sigmund  Froid in quegli anni faranno ampio abuso speculativo delle tragedie per la costruzione  del Nuovo Dirigente Moderno ideale per le conquiste.
Dicevano a Zeus per regnare: “fare cose simile ma non uguale”

Cezanne - Le grandi bagnanti

il successo di Paul Cézanne

Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, perdute le tracce di queste falsificazioni, la “critica” riconobbe il valore dell’ opera di Paul Césanne.
La mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu anche l’esposizione al Salon d’Automne del 1904.
E che dire del successo di Calude Monet (Il Gran Giardiniere) che  coincise anche verso lui l’interesse americano di inizio secolo, interesse verso quegli  artisti senza Patria, cosmopoliti, finanziandoli profumatamente?
Paul Césanne, ammalatosi di diabete dal 1900, verrà sostituito come dirigente insurrezionale cedendo lo scettro “artistico” all’amico di cordata Claude Monet che vide anche lui impazzire le proprie quotazione ad opera sempre degli americani, mentre Césanne, tenne sempre un profilo basso per malattia, restando ad Aix-en-Provence.
Negli ultimi anni di vita lavorerà a “Le grandi bagnanti” (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti. (Sarà poi vero?). Una indagine particolare andrebbe fatta verso tutte le “nude danzanti e bagnati” del tempo, tema prediletto dei “Balletti russi”  che la Stein ci svela essere altra cosa, tema pittorico ricorrente tra gli artisti che squassarono il novecento.  Césanne, era veramente un pittore o erede di una gestione occultata in  Aix in Provence  della dimenticata Banca  paterna?

cezanne-1

Il Paravento:
Qui non si tratta di fare “dietrologia” al “paravento” di Vollard ove nascondeva la scala che portava al piano di sopra, segreto laboratorio delle falsarie, ma le risate incontenibili di Gertrude e Leo Stein parlano chiaro quando si accorsero che  Vollard faceva eseguire in serie i quadri falsificati di noti pittori contemporanei a lui “vicini”. Alice B. Toklas, ci dà d’intendere questo nella sua “velata confessione”  biografica?
foto : Autoritratto di Paul Cézanne

Qui in Italia vigila il detto: “ E’ l’occasione che fa l’uomo ladro…” ma è anche vero che sussurriamo sottovoce ” Non dare al ladro l’occasione”. Di fatto gli Stein fiutato l’affare del quadro “Ricevuta Bancaria”, manovra finanziaria non sospetta a quei tempi che nascondevano gli autofinanziamenti illeciti in vista della  presa del Palazzo d’Invero nel 1905, residenza dello Zar Nicola II.

Alla luce di quanto citato, chi oggi Gallerista d’Arte, Battitore d’Asta, Critico, o Professore d’Arte,  si arrischia di affermare che questo  o quel quadro sono dei veri capolavori di Césanne e non opera delle copiste anziane dipendenti del mercante truffatore Ambrogio Volllard?


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Gertrude Stein

Picasso: Bateau-Lavoir

“Arriva un Bastimento carico, carico, di?…nuovi  Artisti!”

800px-Modigliani,_Picasso_and_André_SalmonFoto: Modigliani, Picasso e André Salmon, 1916

Andrè Salmon nato nella Polonia russa, da una famiglia ebrea di nove figli. I suoi genitori, Schlomo Leb Goldberg e Julie Danzyger, sono commercianti ricchi e ben istruiti. Ha svolto una parte dei suoi studi a “Ginevra” prima di andare a Parigi nel 1891, si iscrisse alla Facoltà di Medicina per “studi medici che non finirà mai.” (un altro dal biennio medico) ,

Un decreto di espulsione adottato contro di lui il 26 dicembre 1896, lo esiliò  per Londra dove fu imprigionato per le sue attività anarchica. Alla fine ottiene un permesso di soggiorno a Parigi. Soggetto a buona condotta (avrà gli arresti domiciliari). Si dedicherà alla letteratura.

Mecislas Golberg, dopo tante controverse politiche manifestò tendenze anarcoidi per sfociare infine nell’anarchismo ufficiale. Fu uno degli scrittori più rappresentativi dell’anarchismo di alto livello. Si arruolò nella Legione Straniera e tornò a Parigi. Diventerà attivista negli anni che porteranno la Spagna sull’orlo dell’abisso ideologico e rivoluzionario sfociato nella Guerra Civile. Stiamo parlando di una Spagna che sarebbe dovuta diventare il primo Stato Anarchico al Mondo. Ciò non  fu possibile a causa di interventi militari delle destre fasciste italo/tedesche che diedero manforte con il proprio volontariato ed apporto tecnologico assicurando la Vittoria al Generalissimo Franco.  Mercilas Golberg come altri artisti dell’ Avannguardia (i surrealisti) vedrà sfumare il suo sogno d’amore per l’Anarchia vittoriosa, ma verrà mai a sapere sul tradimento dei propri compagni di fede doppiogiochisti a favore delle  destre, controspie presenti nello stesso  Bateau.Lavoir?

Morì di tubercolosi poco prima della pubblicazione di The Morality of the Lines , uno studio ispirato e illustrato coi disegni di André Rouveyre (le seguenti divinità di Carcasse ), presentato come un trattato di estetica precubista .

178_z_foto_2_il_bastimento_france

Bateau-Lavoir :
Il Bateau- Levoir era uno stabile sito al numero 13 di place Émile-Goudeau nel quartiere di Montmartre a Parigi e famoso per essere stato l’abitazione di numerosi artisti del XX secolo di fama internazionale.

Note:
Edificio ampio e fatiscente, era stato un laboratorio di pianoforti poi dis-messo. Nel 1889 venne “rimodernato” dal proprietario che volendo realizzare un discreto guadagno lo trasformò in una palazzina con dieci appartamenti.Lo spazio riattato, essendo stato suddiviso in millesimali,  fu molto ridotto a causa dei nuovi lungi corridoi. Per realizzarli si utilizzarono delle carpenterie mobili in legno ricavando nuovi ambienti e trasformando l’immobile simile ad un labirinto.

Essendo privo dei servizi primari, quali gas ed elettricità, il covo si presentava “sparta-no”. L’acqua arrivava solo al primo piano, e gli appartamenti avevano delle pareti divisorie così sottili che gli ambienti erano freddi d’inverno e caldi d’estate. Picasso lo volle come base operativa per il  suo gruppo  cosmopolita nascente capace di tenere rapporti trasversali in Russia, compreso  quei paesi europei che avrebbero subito la trasformazione violenta inscenata nella prima Guerra Mondiale. Affermerà infine Pablo Picasso: “La Grande Guerra l’abbiamo fatta noi Cubisti”

ELENCO DEGLI ARTISTI residenti e frequentatori abituali

l primo artista a viverci fu Maxime Maufra. E’ stato pittore, incisore e litografo francese. Fece parte della Scuola di Pont-Aven,  pittori del Dipartimento della Marina. Maxime segnalò a Picasso la palazzina e in breve, il luogo divenne punto di incontro per molti “artisti” fino a diventare celebre quando Picasso andò a viverci. Il gruppo più consistente di artisti che si stabilì nel 1908 e comprendeva:

Georges Braque,
Max Jacob,
Marie Laurencin,
Guillaume Apollinaire,
André Salmon,
Maurice Raynal,
Juan Gris,
Fernand Léger,
Robert Delaunay,
Albert Gleizes,
Andre Lhote,
Jean Metzinger,
Francis Picabia,
Alexander Archipenko
e Paul Gauguin
(ospite di ritorno dal suo primo viaggio a Tahiti.)

Nello stesso anno, in onore del povero pittore naif  Henri Rousseau del quale aveva appena acquistato un quadro, Picasso preparò  in onore dello sfortunato Rousseau, un banchetto memorabile nel locale che in seguito prenderà il nome la “Villa Medici della pittura moderna”.

Tra le personalità che invece frequentarono solo per contatti il Bateau-Lavoir, ricordiamo: Matisse, Modigliani, Derain, Dufy, Utrillo, Apollinaire, Gertrude e Leo Stein, Alice B. Toklas, Cocteau, Radiguet, Dullin, Vollard, Denis, Ardengo Soffici, van Dongen, Gris e Brâncuși.


Ideali comuni.

Foto : Jun Gris,  ritratto di Paplo Picassso in divisa militare della Marina Francese.148B1220.jpg

Cosa avevano in comune tra loro oltre ad essere operatori di arti figurative  e arti varie? Erano tutti rigorosamente ebrei. A questo punto si chiarisce da se il concetto “Cosmopolita”.
Il giornalista e teorico Theodor Herzl realizzò il primo Congresso Sionista Mondiale a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897. Gli ebrei, esuli senza patria da 2 mila anni, si presero l’impegno di far risorgere la perduta Israele entro l’anno 2.000. Sottometteranno tutti gli stati del mondo al loro volere. Basilea fu il giuramento dagli affiliati dando vita al concetto Semita  durante quel  Congresso.
Per gli artisti, l’Arte sarebbe dovuta essere la loro Sinagoga per eccellenza, ma cosi non sarà quando si rivelerà nel corso delle indagini essere la Svizzera la madre patria di tutti i Cosmopoliti indipendentemente dalla fede religiosa o politica nell’arte,  letteratura e scienza. Ma la “questione ebraica” esula in parte da questa ricerca sull’uso indiscriminato e improprio dell’Arte per altri fini, anche se, dopo tutto, l’arte rientra anch’essa in quei confini che si reputano nel mondo essere “Neutrali”: la Svizzera, deposito valutario e patrimoniale dell’Arte di tutto mondo fino alla nascita d’Israele. A quel punto le regole cambiano e la Svizzera di troverà spogliata sempre più in materia di “sovranità neutrale”.

I cosmopoliti del 1917 si ritroveranno ad apprendere le nuovi lezioni  “d’intervento” aggiornando il nuovo lessico a Zutigo, facendo sparire le proprie tracce dei moti precedenti dando vita con nuovi incensurati soggetti “artistici “.   A dar vita e  designare le nuove strategie in sinergia con le “correnti del disordine” di agenti artistici e politici, assumeranno il nuovo titolo artistico privo di radici,  identificative, dal nome DADA.

Sarà proprio Marcel Duchamp, fondatore della corrente DADA,  il filorosso che ci permetterà di pedinarli tutti  sulla scacchiera geoartistica da lui diretta.

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 continua


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Underwood: Ready Made (2/2)

UNDERWOOD (Parte  seconda)

“Underwood” è un  readymade che raffigura l’esposizione di una macchina da scrivere della omonima azienda costruttrice ed esposta su concessione militare. Marcel Duchamp lascerà sul cavalletto d’esposizione  la sola custodia ispirandosi alla fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie: “il gatto scomparve lasciando sul ramo l’impronta del suo sorriso“.

“Underwood” readymade era la mossa ideale di prestidigitazione autodidatta di un artista frequentatore dei “Sabati Sera” presso il Circus Medrano a Parigi, luogo prediletto per gli incontri tra gli artisti ebrei parigini che attraverso lo spettacolo imparavano la gestualità folle del Circo per meglio mascherare con fantasia una artisticità fittizia, ma anche luogo ideale per incontri sotterranei eversivi.

“Dove sarà finita la macchina da scrivere?” si chiedeva la Critica: “Dove sta il trucco illusorio artistico?” si domandava il pubblico americano e francese incuriosito, il quale, si chiese per decenni il significato dell’ opera tirando a indovinare  con quella strana mossa sulla scacchiera Cosmopolita.

Esclamerebbe il prestigiatore:“Signore e Signori… et Voilà!” rieccola apparire in Italia.

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L’opera ready made in effetti è un Enigma, un Rebus, un Indovinello  che invita ad osservare  dove l’oggetto sarebbe riapparso. Ma era anche un messaggio occultato per osservare quale azienda della “confraternita” avesse rilevato la produzione ed allestito la catena di montaggio.

Eccola uscire dagli stabilimenti “dell’illuminato” Cavalier Camillo Olivetti di Ivrea-Torino  che sottoscrisse quel contratto “multinazionale” in cambio di ubbidienza e fedeltà “all’Arca dell’Alleanza”.
Eccolo il bersagliere italiano della foto di gruppo assumere tutto il valore militare in ciò che diverrà. In quel scomparire ed apparire ad Arte  si gettavano le basi di partecipazione alla Prima Guerra Mondiale.


OLIVERTTI S.p.a.

Ai primi del Novecento gli impianti produttivi della Underwood vennero trasferiti nel Connecticut, ad Hartford, cittadina destinata a diventare la capitale della scrittura meccanica in quanto vi era anche lo stabilimento della Royal. Nel 1908 Camillo Olivetti visitò la fabbrica della Underwood ad Hartford, che allora produceva già 70.000 macchine all’anno, livello raggiunto dalla Olivetti solo negli anni cinquanta.[2], arrivando a produrre anche una macchina al minuto.

220px-Camillo_Olivetti_1920s “Nel 1895 la Underwood, fino ad allora produttrice di accessori, rileva da Franz Wagner il brevetto di una innovativa macchina per scrivere e ne avvia la produzione. Nasce così la “Underwood 1”, che si distingue dalle altre macchine sul mercato per una struttura che consente al dattilografo di vedere subito e frontalmente ciò che sta digitando (cosiddetta “scrittura visibile”) e, la presenza di un tabulatore ne consente il perfetto allineamento delle colonne. Queste caratteristiche verranno accolte favorevolmente dal mercato, tanto da divenire molto presto uno standard per tutti i produttori di macchine per scrivere”.

Foto: Camillo Olivetti fondatore dell’azienda italiana OLIVETT Spa – Ivrea  (To-I)

Foto 1 – Modello: “Undervood 1”                Foto 2 – Modello: “Olivetti M1”

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Questo passaggio di proprietà è importantissimo per capire in futuro quanto avverrà nell’opera principe di Marcel Duchamp il “Grande Vetro” comprendendone meglio il significato. Basti pensare che quando l’ing. Adriano Olivetti (figlio di Camillo) volle alla fine degli anni ’50 comperare lo stabilimento Underwood, al momento della cessione scoprì Underwood essere una fabbrica  talmente obsoleta e spoglia di tecnologia e mezzi che ci restò malissimo. Il prezzo non valeva la fabbrica, il patto fu firmato sulla fiducia. L’acquisto fu un fallimento.

Underwood  fu un pacco napoletano confezionato a meraviglia in America. Eppure, Adriano Olivetti, l’opera Underwood di Duchamp avrebbe dovuto conoscerla bene avendo ereditata dal padre la fabbrica e la trattativa segreta. Invece, penso che la soluzione del ready made non la conoscesse affatto o forse su consiglio dei suoi straordinari intellettuali dirigenti qualcosa di diverso avevano fiutato e intuito, fidandosi.

Chi conosceva quel ready made bene fu certamente  Marcel Duchamp che la usò impropriamente da militare. Negli anni novecentosessanta si presenterà in Italia  per incassare un premio artistico quale riconoscimento di “sua spettanza” chiedendo aiuto artistico e giuridico al Professore Universitario d’Arte Artur Swartz (ebreo), il quale, imbastì con Marcel Duchamp (forse bisognoso) i multipli in miniatura del processo bellico/artistico completo. Crea la “scatola verde in valigia”, sintesi rispettabile e souvenir DADA sistemandosi economicamente. Duchamp riceve il giusto compenso economico da una nota Università americana che doveva rispondergli un pattuito mai ricevuto sull’operato dato alla Fratellanza Cosmopolita nei primi del novecento in veste di Avanguardia. Duchamp  lascerà al professore Artur Swartz (suo legale e critico) la licenza commerciale dei suoi “Multipli” in scatola e ready made vari.

Domanda: Quel capitale ricevuto era parte del bottino sborsato dalla povera Olivetti raggirata e truffata? Forse si o forse no. Se volgiamo essere intellettualmente onesti e generosi, diciamo che la Olivetti Spa forse ha pagato col bidone ricevuto una sovra tassa sulla ricchezza incamerata con le macchine da scrivere Underwood (copyright). In mezzo a tutto ciò, l’Arte maiuscola, senza che il grande scacchista Duchamp se ne accorgesse, muoveva la proprie pedine invisibile a lunga scadenza nel tempo, suggerendo anticipatamente l’Arte, nel messaggio intrinseco del Grande Vetro, la grande mossa strategica  sulla caduta di fine secolo dell’impero mondialista del “Messia” durante un intervento armato nei deserti.

Il Grande Vetro si rivelerà essere uno Scacco al RE e a quella mossa finale l’indagine di FiloRossoArt continua a perseguire svelando nuovi retroscena.

Infine:

Adriano Olivetti, non si diede pace. Dovette accontentarsi unicamente dei punti vendita della Underwood sparsi per l’America e nel mondo. Ma Adriano Olivetti, pur circondato da noti intellettuali di grande stima e livello, avevano fiutato in Underwood “qualcosa” di metafisico e Arte. Non si erano accorti che dentro la Underwood, bistrattata, lo attendeva una mirabile sorpresa: “l’Anima Invisibile” di colei che noi artisti chiamiamo Musa dell’Arte.

Adriano Olivetti, con aria sconfitta portava a casa nel più bel Museo d’Arte al Mondo (Italia), la “Sposa” ascensionale meravigliosa, una Musa industriale che si accomodò nei padiglioni Olivetti guidando i loro Staff , accarezzando le menti dei più brillanti ingegneri dell’universo elettronico, dando origine a una serie di invenzioni di prima eccellenza al mondo: la memoria strittiva, la scheda magnetica, il Personal Computer e il linguaggio Software moderno.

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Il “cervello segreto” del Grande Vetro, verrà realizzato in Olivetti, mettendo in orbita la Spada della Sposa grazie al sacrificio umano di atri martiri chiamati nell’opera gli “scapoli” i quali verranno decapitati per punizione d’aver generato un simile capolavoro liberando il mondo dallo strapotere messianico.

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 Olivetti, quelli che si sono “fatti da sè”. (redy made)

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Underwood: Ready Made di Maecel Duchamp

la Storia dell’Arte su Marcel Duchamp continua alla scoperta degli altri ready made..


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Arte: La Rosa dei Venti… e i Rosacroce.

“ROSE is rose, is rose is rose…”

alice toklas

All’inizio del 1900, mentre le due scoperte, il Telefono e Telegrafo avanzavano prepotentemente dando il loro immediato risultato in benessere alla società americana, modernizzandola, una altro elevato Genio nato a Milan (Ohio-USA), inventore del Fonofrago – primo linguaggio sonoro saturnide – darà alla Luce: Edison.
Thomas Alva Edison: affiliato alla grande organizzazione segreta ebraica accentratrice di novità, che grazie al suo ingenio e capacità di generare e adunare a se più di 1000 scoperte ed invenzioni, diventerà per la storia fantastica del genio umano una delle stelle più scintillanti della cosmogonia industriale.

Avvallato il meccanismo perenne delle invenzioni continue, il secolo Novecento si aprirà all’insegna dei Monopoli, segrete organizzazioni affaristiche, e che tali resteranno per tutto il secolo e in  poi. Queste, ambiscono a diventare – con le buone o con le cattive – i Governatori del Mondo. Nasceranno come piccoli gruppi omogenei e sempre tali resteranno al vertice o assecondo del potere acquisito. Le lobby Multinazionali  si formeranno in Ministeri antigovernativi che si  aggireranno  come ombre furtive e invisibili rispetto ai cavalierati  Statali e ufficiali. Nessuno deve sapere chi sono e come agiscono, se non i comandanti stessi delle Lobby o i loro fidi sottufficiali, futuri eredi legittimi alla successione di Morte. Proprio perché questo popolo non ebbe Patria nel mondo, si aggirava indisturbato in quanto, i fedeli, erano “agenti” perennemente in servizio e a vita. Unico segno di riconoscimento nei maschi: la Circoncisione.

Eccolo il segno divino di Saturno contaminato con Crono: il prepuzio reciso, la castrazione, l’anello circolare di fede, la falce di Vita/Morte che miete, il RE/cidere i sovrani; l’accerchiamento,  la circospezione, la circolazione di dati; la circumnavigazione di isole econtinenti, il nascondere i propri figli nel ventre delle nazioni (Arca), il Re-ccidio dei propri figli  traditori ecc . Eccolo il Grande Ventre apparire come “Arca dell’Alleanza” e, gli Alleati dopo il ’45, alla nascita della Nato, saranno i primi ad essere presentati ufficialmente come “eletti pubblici” pronti per ulteriori  battaglie tra Titani e Giganti alla conquista finale del pianeta e Universo.

Nel 1905 apparve tra i belligeranti la prima Stella Bianca americana dell’Alleanza in armi, madre della futura Nato fondata il 4 aprile 1949.

Il Monopolio economico per l conquista dell’Arte europea atta alla manipolazone delle coscienze fu affidato dai monopolisti del cotone e acciai alle signorine:  Gertrude Stein e Alice Babette Toklas. Esse aduneranno e finanzieranno gli insurezionalisti i reduci di Russia e gli intelletuali squttirnati il vista del mutamento politico europeo da stati Monarchici a stati assogettati ai regimi paramilitari in vista della programmata invasione e conquista della Russia. La scienza rosacrociana degli stati nazifascisti europei sconfitti, verranno trasferiti in massa nelle strutture di intelligents, scientifiche, industriali e militari d’America e colonie sparse aumentando il patrimonio politico della Nato.

 

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foto: 1949 Consiglio Superiore NATO: “La rosa dei Venti” … rose, is rose, is rose, is rose


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Un brutto segreto di Enri Matisse

Suicida per non dover denunciare.

 Narra Alice Toklas che durante una delle sue prime cene in casa Gertrude Stein, la sacra scrittrice asseriva che fosse meglio il cibo tiepido in tavola e non bollente, mentre Alice indispettita asseriva che il cibo va mangiato caldo, arrivando al dunque che, il cibo andava servito bollente in tavola specie la minestra, e chi fosse contrario, poteva aspettare che si raffreddasse.
Quindi Gertrude servita la minestra bollente, per ripicca, comandante, volle che Alice leggesse un fogliettino scritto a matita come solea da sempre lei quando abbozzava qualcosa, fogliettino fitto fitto di parole. Era il ritratto intitolato ADA, il primo di una  lunga serie di ritratti pubblicati nell’opera: Geography and Pays. Alice Toklas restò affascinata della narrazione e imparò a mangiare la minestra tiepida impegnandosi a leggere ogni sera a tavola prima di cenare il piatto, leggere un nuovo ritratto in arrivo, trascritti tutti a mano su foglietti che Gertrude ogni giorno elaborava.

Foto: Alice B. Toklas (dietro) e Gertrude Stein

alice toklas

Per Alice Toklas quei ritratti erano lo specchio psicologico dei personaggi che animarono con loro due  la Storia del novecento in Europa, personaggi che avevano mansioni strategico/politiche precise,  quindi Agenti.
Sarebbe interessante mettere gli mani su quel tesoro, penso che ci spiegherebbe certi “giochi di ruolo sostenuti” da ognuno di loro, testo che non sono riuscito trovare in lingua italiana, scusando la mia ignoranza sul lessico inglese, ma ho le mie giuste motivazioni e scuse. Ma per la letteratura mondiale il modello Gertrude Stein ritrattista, descrisse i suoi agenti segreti come un pittore nell’eseguirne un  ritratto al committente senza farlo vedere se non ad opera finita.
I ritratti di Geography and Pays vanno considerati piccole opere d’arte della letteratura? Se si, in quei “ritratti”, l’artista avrà messo tra le ombre e pieghe il modo più sottile di informare i suoi adepti scoprendo in quella collezione letteraria il vero volto dei briganti che hanno stravolto la Storia d’Europa.

Vediamone uno: PATRICK HENRY BRUCE
(Dalla Biografia di Alice Toklas a pag. 116/117)ritratto Bruce di

“Cominciò così la lunga serie di ritratti. Gertrude Stein ha scritto i ritratti di pressoché tutte le persone da lei conosciute , e ne ha scritti d’ogni sorta e d’ogni stile.”
 prosegue:
“Bruce, Patrick Henry Bruce , fu uno dei primi e entusiasti allievi di Mantisse e ben presto fu in grado di dipingere piccoli Matisse, ma ciò lo lasciava infelice. Cercando di spiegare questa sua infelicità, disse una volta a Gertrude Stein: “Parlano tanto del dolore dei grandi artisti, della tragica infelicità e dei grandi artisti; ma dopotutto sono grandi artisti, si o no? Un piccolo artista ha tutta la tragica infelicità e i dolori del grande artista, e non è un grande artista.

Questa confessione denota il malessere di un Copista d’Arte che ha fatto la vera fortuna di Enri Matisse e produzione della sua collezione d’Arte immensa. Bruce resterà in ombra. In questo passo, Toklas annota che, molti, ma dico molti quadri di Enri Matisse non sono falsi agli occhi dell’Arte ma nemmeno suoi.

Patrick Henry Bruce è nato a Long Island, in Virginia. Studia a New York sotto William Merritt Chase (americano, 1849-1916) e Robert Henri (americano, 1865-1929), Bruce si trasferisce a Parigi nel 1903, dove rimase in servizio fino al 1936.

A Parigi, Bruce faceva parte dei circoli d’Avanguardia di Henri Matisse e importanti collezionisti americani come Gertrude e Leo Stein. Durante il periodo prebellico, assimilò la scuola di Matisse e Paul Cézanne che morirà tre anni dopo (1906). L Arte  ufficiale di Bruce sarà una combinazione di colori vivaci del fauvismo con la struttura rigida del cubismo e carezze sèsaniane. Nel 1912 Bruce conobbe i pittori modernisti Robert e Sonia Delaunay e sviluppò le proprie “Composizioni” astratte con colori audaci su modello del “cubismo orfico” dei due Delaunay. Nel 1917 Bruce iniziò a dipingere nature morte geometriche di ispirazione cubista, raffigurando forme a blocchi come cilindri, cubi e zeppe in una tavolozza di blu non modulati, verdi, lavanda e rossi. I “Forms”, come li chiamava Bruce, venivano regolarmente esposti a Parigi durante la sua carriera artistica, ma erano poco conosciuti negli Stati Uniti fino al 1965, quando furono inclusi in una mostra sul sincronismo alla Knoedler Gallery di New York.

Nel luglio del 1936 come tutti gli ebrei agenti, animatori, insurrezionalisti ed intellettuali, si trasferisce a New York per scampare al nazismo, vivendo con sua sorella nella East 68th Street. Soffrendo di malinconia e senso di isolamento, Bruce distrusse gran parte dei suoi dipinti nel 1933, inviando le opere sopravvissute al suo amico di lunga data Henri-Pierre Roché.  Si suicidò quattro mesi dopo.

Certamente per un pittore bravo che vede esposte le proprie opere acclamate al Maestro Enri Matisse, da una parte fa piacere, ma dall’altra, la coscienza si corrode sapersi protagonista di quella truffa mondiale e stare zitto. Chiederà a compenso un riconoscimento artistico per nutrirsi di gloria per tanto lavoro prodotto e meritato per la “causa”, ricevendo in cambio solo pochi spiccioli e qualche articoletto di fondo pagina nella riviste d’Arte. Tutto ciò fa certamente male, specie per uno come lui che ha falsificato anche la produzione d’Arte di Cèsanne, di Picasso e di chi sa quanti altri artisti impegnati sui fronti a combattere e morire. Ma la cosa peggiore penso sia stata nel vedere franare un disegno Cosmopolita di quelle proporzioni immense che ha avuto origine anche dalle sue mani. Vedere degenerare quel capolavoro strategico in pochi anni verso una prospettiva “Feroce”, “Bestiale”, “Fauve”, messa in piedi dal proprio maestro Matisse, impegnato a creare squadre d’assalto feroci per il controllo di tutti gli eserciti e stati del Mondo (Nuovo Ordine Mondiale) e vedere trasformare gli allievi in potenziali criminali senza scrupoli fino a farli diventare “bestie naziste”, il segno incisivo nella coscienza o subconscio o come volete chiamarlo, quello resta e rimane.

Patrick Henry Bruce esce di scena in punta di piedi distruggendo il proprio operato disonorato,  salvando solo il più amato, finendo nel cono d’ombra della Storia fino a quando il processo di indagine all’Arte del Novecento, FiloRosso riscopertolo, gli porge la palma d’oro che gli è stata sottratta, dono della Musa dell’Arte imprigionata, imbavagliata il nome in gloria a quel suo devoto.
La sua fu una storia d’Arte amara legata da un filo rosso sottile che attraversa : Henry Bruce, Robert Henri, Enri Matisse e Henri-Pierre Roché al quale lascia infine le opere scampate alla propria furia distruttrice. E’ un passaggio cosmico rilegato nel fondo cielo oscuro, agganciato ad un filo di Enry in Enri, in Enri in Enry fino arrivare ai nostri giorni in silenzio, senza fare rumore, lasciandoci a testimonianza il vero volto dei carcerieri dell’Arte profanata.  E dei suoi quadri segreti? Li sapreste riconoscere nella super collezione di Enri Matisse che annovera migliaia di quadri non suoi? E del secondo Maestro Cèsanne, quanti ne ha fatti e quanti sono i falsi in circolazione? lo vedremo.

Grazie Bruce, Patrick Henry Bruce di Long Island, ti sia riconosciuto il meritato  Onor in un altro articolo dedicato ai falsi Césanne.

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Note bibliografiche riprese dall’articolo di Sarah Cash, Emma Acker 29 settembre 2016 dal sito National Gallery of Art


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Wislawa Szymborska: Nobel Poetessa Polacca

poesis+

La poesia non è subdola cospirazione. Qui presentiamo l’analisi successa per caso  di una poetessa che tale si spacciava durante  nella sua funzione “agente” di tessitrice di trame e scoprire la sua natura mediorientale assassina.

Come si analizza una poesia presentata come tale scovandola essere una  non poesia? Vediamola.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un pò lo invidio
per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska


La realtà secondo Wislawa Szymborska.

Il conduttore della rubrica Pòèsis in FaceBooke azzarda una “recensione” su questa  poesia della poetessa Wislawa e non mi trova d’accorso se non come fonte informativa generica sulla attività eversiva della “poetessa” come anche sull’interpretazione personale letteraria e non poetica della poesia stessa. La recensione assume anche il tono di analisi senza critica poetica, in quanto, questa poesia è un passaggio storico epocale della “rivoluzione colorata ” Sollidarnosch, in Polonia, prima rivoluzione reazionaria diretta dall’agenzia eversiba “Casa delle Libertà”. centrale politica. con sede negli Stati Uniti, già nota dal 1905. Leggiamome i passi e, a seguire, la risposta  in merito. A fondo pagina l’osservazione politica sulla poetessa e il suo operato da parte di Enea Anchise critico.

Wisława Szymborska è stata  una delle più illustri poetesse del 900′, tanto da ottenere il premio Nobel nel 1996 nonché una delle più insigni e rappresentative della sua terra, la Polonia. Nasce a Kòrnik, un piccolo paese della Polonia centrale nel 1923, all’età di otto anni, assieme alla famiglia si trasferisce a Cracovia, città che le rimarrà impressa per la vita. Riesce a sfuggire alla deportazione in Germania, e riesce a compiere studi seppure irregolari in Polonia.

Wislawa comincia a pubblicare i suoi lavori nel dopoguerra e incontra le prime difficoltà con la censura socialista dell’epoca, a cui aderisce e in cui si impegna politicamente fino al 66′. Nella sua vita, pubblica opere di notevole importanza artistica e che riscossero anche un grande successo come ad esempio “Dwukropek “(Due punti) datato 2005, che ne fanno un autrice imperdibile per qualunque appassionato di letteratura.

La poetica di Wislawa viene spesso riassunta in poche parole: stupore, ironia, fremito e meraviglia. Inoltre nelle sue poesie è facile scovare nel linguaggio semplice e diretto, temi di carattere filosofico-esistenziale, che toccano l’umanità in ogni aspetto, collettivo o personale, facendo della poesia di Wislawa una delle più umane di questo secolo, perché comunica a tutti e comunica di tutti.

“C’è chi” è una poesia della raccolta postuma Basta così, la quale si presenta come una meditazione sul carattere assolutista del determinismo e sulla pressante voglia di stilizzare e definire tutte le cose univocamente; volendo effettuare un parallelo con un altro autore del 900′, C’è chi si presenta come un’osservazione sagace sulla realtà dell’umanità come Io temo tanto la parola degli uomini di Rilke. In effetti le due poesie hanno in comune la stessa febbre e rabbia, ovvero la prepotenza degli uomini che credono di poter decidere del mondo o che credono di dover sapere come esso sia stato deciso. Ovviamente i testi nelle idee e nelle espressioni, oltre che nel fine si discostano notevolmente.
L presentatore e critico della Poetessa Wislawa, ad un certo punto pensa di interpretare a modo suo i concetti allineati grammaticamente e i suggerimenti che la poetessa dà e fa sul soggetto criticato, aggiungendo personali pareri che sviano il senso delle parole nascondendo il fatto che di poesia non si tratta ma di un “rapporto militare” di controspionaggio.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

La poesia comincia con un ritratto freddo e preciso. La persona o meglio l’atteggiamento di cui si parla è un atteggiamento solenne, apparentemente di libertà e di altissima risonanza interiore, è un atteggiamento di pregevole sicurezza, perché ogni cosa è al suo posto e tutto è in ordine, sembra quasi un idillio nell’odierna società divora-uomini, trovarsi a provare queste cose.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

La capacità e la forza di questo “uomo” è anche futura oltre che pregressa, non ha problemi ad adattarsi alle più svariate situazioni.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Il superfluo viene gettato via, come in una macchina perfetta, creata appositamente, e le verità non sono discutibili, non possono essere smentite e le persone ignote o quelle da non ricordare vengono sistematicamente eliminate, ma sempre con ordine.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

La poetessa ora comincia a delineare qual’è la debolezza di questo atteggiamento. La persona in questione pensa quel tanto che serve a non smentirsi da solo perché sa bene che la sua vita è vuota. In questo atteggiamento si svela la sua profonda fragilità: ella non può pensare, perché il pensiero diverrebbe il canale della verità e del risveglio, mentre ella preferisce un torpore onesto che dà una sottile gioia di ozio e la sottomissione a uno stile di vita assoluto e non vario, fisso e non variabile.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

Questa persona opera un ragionamento lucido e distaccato, sa che dovrà morire e come dovrà andarsene. Non teme la morte perché la pensa come una porta obbligatoria e non la contempla più di quel che è, il licenziamento dalla vita.

A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

In questi ultimi versi la poesia di Wiaslawa si carica di un giudizio solenne e ironico, il marchio della poetessa, che diventa derisione e insieme canto di rivendicazione per la propria vita.
Tutta la sicurezza, la freddezza e la preparazione metodica al mondo, fanno di questa fantomatica persona l’ideale di uomo da seguire, per il coraggio che mostra ma che in fondo non sa cosa sia, per la vita che vive ma non possiede e per la sua risolutezza assoluta.

Ed è proprio qui che l’autrice polacca prende le distanze, ella preferisce il dubbio all’assolutismo che è sempre vuoto e insipido di conoscenza. Preferisce avere qualche ripensamento, tremare alla vista della morte, rimpiangere gli amici persi, preferisce vivere. E quando si ricorda di questo, ella ricorda che c’è chi, semplicemente non vive. E il giudizio che la poetessa da a queste persone è feroce: per fortuna mi passa, per fortuna non sono come loro.

Si presentano dunque due casi distinti ed un ammonimento. La distinzione è operata tra chi vive sopravvivendo e chi sopravvive vivendo. La poetessa critica aspramente i primi, infatti essi cercheranno sempre di trovare via di fuga al dolore, per il loro mestiere assoluto di sopravvivere e li critica nei comportamenti e nella paura, nel rifugio alla cieca certezza e nel vendersi ad un assolutismo che non muta. Mentre i secondi invece vivranno il dubbio perché esso è insito nella vita stessa degli uomini e ne rende tutte le cose più vive, perché essi vivono come tesi tra due estremi inconciliabili e seppure appariranno più turbati, più preoccupati e apparentemente meno felici, essi saranno i più vivi e saranno coloro che quando sapranno rispondere, quando avranno i metodi, sarà perché hanno cercato la risposta e non perché l’avranno solo accettata.

 

Risposta di Enea.Anchise:

Il Filosofo non è Poeta, ma il filosofo che scrive i propri pensieri allineati con spazi e gli “a capo” che facilitano il respiro lettore, evita solo la virgola. Nulla a che vedere con la poesia, ma scritto, inscritto, nella concettualità filosofica, quella si.
Il poeta non fa filosofia, retorica o politica; il poeta indaga e muove gli spetri non i solidi come fa il filosofo dietro i quali nasonde o scopre altri solidi a piacimento di condotta.

Il Premio Nobel è un premio etnico e la poetessa è stata premia dalla sua etnia per quei servizi e disegni eversivi Cosmopoliti di cui ella è  Agente.
Agente s’intende colui o colei che agita le masse per conto di …quindi agente sta per agire, agitatore, agitatrice. Ecco perché non è poesia la sua ma politica eversiva.
Il 1996 è un anno importante sul processo decennale per l’abbattimento dell’URSS. I militi Cosmopoli “Nobiliani”, l’hanno voluta premiare da Agente a Comandante responsabile depositandole un assegno di 500 milioni di Lire in premio (o rimborso), e, in Polonia in quegli anni erano dei bei soldoni.

Risposta a Poesis: “Caro collega Poeta, se rileggi la poesia “C’è chi” e pensi al “burocrate” che ella osserva per comunicare alla centrale le abitudini e le funzioni di stato di un impiegato o dirigente da scalzare, tutto ciò non è una bella poesia ma una insana “soffiata politica”. Una volta liquidati i dipendenti dello Stato e conquistato (POLONIA comunista) ecco le sue parole prendere forma di “agente spia anticomunista” per un processo indolore di conquista curato devotamente.

E quando è licenziato dalla vita, (uccisio?)
lascia la postazione
dalla porta prescritta.”


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