Chi è Picasso?

9d14301970140e9c

Pablo Picasso nasce a Málaga nel 1881, in Spagna, primogenito di José Ruiz y Blasco e María Picasso y López .

Il nome vero di Pablo Picasso è tutto un programma, quasi comico in una Francia che dagli inizi dell’Ottocento ai suoi cittadini impose per ragioni anagrafiche il solo nome e cognome paterno; lui no, lui era il divino Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruíz y Picasso. Per l’anagrafe francese: Pablo Ruìz 

Foto: Pablo Ruiz (detto Picasso)

padre di picasso

Il Padre:

foto:  José Ruiz y Blasco, padre di Pablo Picasso docente di belle Arti, ottavo degli undici figli di Diego Ruiz de Almoguera, era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto uccelli). In vita fu professore presso la locale scuola di belle arti e curatore di un museo. Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo la passione paterna e talento per il disegno.
Fu il padre ad impartire al piccolo Pablo le basi formali dell’arte figurativa, come il disegno e la pittura a olio. Picasso, non completò mai  i corsi superiori all’Accademia di San Fernando di Madrid, lasciando l’istituto entro il primo anno di studi.

maria_picasso_y_lopez_original

La Madre
María Picasso y López
aveva ascendenze in parte italiane (il bisnonno materno, Tommaso Picasso , lasciò il comune ligure di Sori per stabilirsi a Malaga).
Secondo la madre, la prima parola da lui pronunciata fu “piz”, abbreviazione dello spagnolo lapiz, “matita”.,

Innanzitutto Pablo Ruiz y Picasso porta ufficialmente in arte  il cognome ebraico/genovese della madre Maria Picasso y López di origine italo/argentina (Genova da parte italiana), congiunta a nozze con il pittore spagnolo Josè Ruiz e Blasco (1838–1913).

Il padre di Picasso purtroppo aveva un cognome compromesso con le attività eversive anti monarchiche in Spagna, in quanto, un certo “Ruiz” attentatore e sobillatore di masse, verrà fucilato come rivoluzionario dalla Casa Reale, la quale, estenderà i suoi sospetti e pregiudizi su tutti coloro che nel reame portavano il cognome Riuz. Non furono gratuiti ed illegittimi i loro sospetti , li vedremo prendere forma durante  la Guerra Civile di Spagna.  

In una lettera di Picaso ad Ardegno Soffici, datata  Parigi 20 Aprile 1915, il pittore  cosi scrive in merito all’interessamento di Ardegno Soffici all’albo genealogico italiano di Picasso:

Caro Ardegno,
Ho ricevuto questa mattina la tua lettera col ritratto fatto dal mio antenato, il Picasso di Genova, ma, avevi detto che era un pittore di battaglie e mi mandi un ritratto. Intanto ti ringrazio, ma se potrai procurarmi delle foto di altre sue opere la mia curiosità sarà soddisfatta.

Quindi Pablo Picasso vanta non solo di esser “figlio d’arte, ma anche “nipote d’arte”.
La corrispondenza ed amicizia tra Picasso e Ardegno Soffici verrà ripresa più avanti  durante le ricerche sui Futuristi e il loro ruolo cosmopolita nell’avere coperto e diretto le manovre eversive per la preparazione della Prima Guerra Mondiale italiana datata 1915/18, (un anno dopo lo scoppio).

Le relazioni  metteranno in luce  i Futuristi come un nutrito gruppo omogeneo cosmopolita con base a Napoli presso la marina mercantile, così a Roma e Milano, anche se, per la Storia dell’Arte, i Futuristi vengono presentati come quattro gatti randagi un po sognatori e un po intellettuali,  ma i “Balletti Russi” evidenzieranno che dietro l’Arte e in quei Tour in Italia, esserci cospirazioni nei vari Congressi europei per manovre congiunte militari con altri stati dove i cosiddetti Balletti Russi a fine Congresso concludevano ben altra cosa che lo svago. Infatti, Ardegno Soffici comincerà la sua carriera “artistica” nelle scuderie dei Cubisti, diventando poi di tutto e di più.

Prima della Guerra 15/18 vedremo Ardegno Soffici nel ruolo di “agitatore degli animi patriottici di destra”, e a fine guerra, cofondatore del Partito Fascista nascondendo alla storia le sue responsabilità cosmopolite in favore della guerra contro la Germania del Kaiser e la casa Reale degli Asburgo in vista dell’abbattimento definitivo di tutte le monarchie europee come da Programma di Basilea.

Messa in luce l’origine di Pablo Picasso, lo seguiremo passo passo tra le sue frequentazioni politico/eversive, e  in modo particolare quelle per l’abbattimento dell’Arte iconoclasta, patrimonio dell’umanità a favore di un mercato industriale del quadro a copertura di un capitalismo agguerrito a giuda Massonica per la creazione di un Mercato d’Arte per grandi filantropi collezionisti che nulla avevano che vedere con l’Arte maiuscola.

continua: 


home page

Kiki 2

kiki scheda personale

Kiki de Montparnasse o semplicemente Kiki , (di origine ebrea) , nome anagrafico Alice Ernestine Prin, nasce  il 2 ottobre 1901 a Châtillon-sur-Seine ( Côte-d’Or ) muore il 23 marzo 1953 a Parigi.

Figlia illegittima,  Alice E. Prin crebbe in grande povertà presso la nonna materna. All’età di dodici anni scappò da Châtillon alla volta di Parigi  per riunirsi a sua madre Marie Prin, linotipista. A tredici anni, scolara svogliata e indisciplinata, la madre disperata l’avvia al lavoro come piccola apprendista: pinzatrice, fioraia, lavabottiglie presso Félix Potin e screwer di ali di aeroplano. Qui si avviene un incontro segreto: un ingaggio che durerà tutta la vita.

Nel 1917  si specializzerà da un fornaio in  piazza Saint-Georges (Parigi 9 e ). Ribellatasi ai maltrattamenti subiti verrà licenziata. Si ricicla posando di nascosto  presso lo studio di uno scultore. La madre venuta a sapere sui facili  guadagni, la segue e la trova nuda in posa presso lo studio di uno scultore dove le pianta una sceneggiata di rimproveri e, vista la sfrontatezza della figliola irrequieta che si opponeva con strilli ad ogni ordine materno, la madre l’abbandona sedutastante nello studio dell’artista col divieto di tornare a casa nonostante l’inverno rigido e la giovane età della  ragazzina. L’artista scultore sapendosi responsabile, la ospiterà in studio  qualche giorno dove conoscerà altri artisti. Vista la malaparata, la furbetta Kiki comincerà a farsi ospitare di letto in letto scaldandosi ospite,  nutrendosi con quel poco che il cliente permetteva. Tra quegli artisti occasionali, in primavera, ll  pittore Chaïm Soutine s’innamorerà di lei ospitandola e cercarle una collocazione adottiva.

Nel 1918 si stabilisce presso la famiglia di un giovane pittore ebreo polacco Maurice Mendjizki di anni 23 circa. (A questi verrà dedicato il futuro museo Mendjisky sull’ Écoles de Paris creato da suo figlio Serge Mendjisky, oggi chiuso per ragioni economiche.
Maurice Mendjisky, giovanissimo, nel 1906 faceva già parte del “gruppo di  fuoco” delle Avanguardie parigine:  esporrà al Georges Petit nel 1912. La prefazione al catalogo è di André Salmon già inquilino al Bateau-Lavoir di Pablo Picasso.

Maurice Mendjizki  trasferitosi a  Montparnasse presso lo Studio  Bateau-Lavoir,  presenterà Kiki a Léopold Zborowski , uno dei grandi commercianti d’arte dell’epoca. Kiki conoscerà Amedeo Modigliani , Pablo Picasso , Auguste Renoir , Jacob e tutta la banda del Battello e gli artisti di Montparnasse.

Kiki è il soprannome che  Alice Ernestina adotterà nell’allegra compagnia di vita notturna a diventando in breve  “la Regina” di Montparnasse sia per fama che per le  sue doti amatoriali, spiritosa e di grande compagnia. Fu modella e musa ispiratrice di  pittori, fotografi e poeti; amante di artisti che diverranno famosi, ma fu anche cantante, ballerina, direttrice di cabaret, pittrice, attrice cinematografica nel periodo di pace a cavallo delle due guerre (1921-1939) 

1917-leonard-foujita

Kiki posa per tutti i pittori come anche per  il giapponese  Tsugouharu Foujita il cui “Nudo disteso sulla tela di Jouy” sarà l’evento del Salon d’Automne del 1922 e che ufficializzerà l’artista giapponese di far parte del gruppo di fuoco di Montparnasse diventando amante fisso dell’allegra Kiki, la quale lo istruirà. Kiki adotterà il modernissimo taglio a “caschetto” in uso presso i ragazzi giapponesi, (Ma senza i tirabaci del parrucchiere Antoine). Il “caschetto”imperverserà nella moda negli anni venti come in America e che verrà rivaluto dopo anni anche dallo stilista  “Vergottini”.  Gli occhi sottolineati abbondantemente con il kohl, le labbra dipinte di rosso vivo e il pseudonimo di Kiki ultimano la sua estetica permanete.

 

kiki e peggy guggenheimFoto: I tre assi femminili di un “Poker” o “Full” senza fine, by Man Ray 1923.
Kiki de Montparnasse, Peggy Guggenheim, Clotilde Vail  e Louis Aragon in Paradiso.

Nel 1921 Kiki divenne da subito la compagna e modella preferita di Man Ray che trovò il suo fisico “dalla testa ai piedi, impeccabile”.  La presentò agli ufficiali dadaisti Tristan Tzara , Francis Picabia e ai Surrealisti Louis Aragon , André Breton , Paul Éluard , Max Ernst e Philippe Soupault. In quella frase di Man Ray “dalla testa ai piedi, impeccabile” evidenziava il suo stupore fotografico nel già fatto “ready made” di none Kiki. Quel suo corpo acerbo evidenziava tutto il futuro estetico del mondo femminile futuro americano.

Man Ray in Kiki aveva trovato casualmente tutto, ma proprio tutto insieme e pronto all’uso in ciò che l’America aveva bisogno per uscire dal provincialismo e primeggiare nel mondo delle mode e sotto l’insegna della Libertà. L’America doveva lanciare il nuovo “Stile di Vita” disinibito, una nuova moda sexy, leggera, libera e spensierata che attirasse con le sue sirene discografiche (grammofono)  i giovani imprenditori e gli scienziati che  accompagnassero gli anni Venti e Trenta con nuovi stili musicali, una nuova donna libera e da Bordelli Jazz (ex Saloon) espressione di spensieratezza, lussuria depravazione all’insegna del divertimento smodato. Cocaina, alcool, bische in un unico stile americano: il Charleston, spopolò in tutto il mondo occidentale. Lo style Charleston che prende il nome dalla città Charleston,  in particolare nell’elegante Quartiere Francese nel distretto di Battery.  Chicago, città  americana ebraica dalle trame oscure finanziarie, belle Pupe e alcol ne fece la bandiera ufficiale del divertimento durante il periodo del “Proibizionismo” .

Kiki aveva squarciato il velo sacro del Tempio di Gerusalemme, dove  la donna mutandona e sottanona dal cappellino sottovaso e piumaggi, obbligatorio nei locali pubblici, quel suo corpo avvolto nell’ingenuità virginea Kiki pareva uscire dalla stanza da bagno come una Veneree ancora svestita pronta per scendere in strada a comperare ciò che gli abbisogna e risalire in casa alle faccende sospese accomodandosi svestita sul sofà a limarsi le  unghiette coperta della sola sottoveste, indumento femminile di raso o seta che sia che diverrà la bandiera  della vera liberazione della donna moderna costretta dai barbudos Judei e santoni Cristiani, severi nel giudicare male le donne, dando all’ebraismo femminile industriale uno scatto rivoluzionario  verso la libertà del corpo ipnotico  femminile in ciò che gli abbisognava per emancipare un Arte della quale le Grazie non si sono risparmiate in nulla nel rivestire in meglio il povero corpo oppresso delle lavoratrici industriali Retroguardie sfruttate per la guerra.

 

trucco-anni-20-louise-brooks (1)

Kiki sulla propria pelle, alcune volte maliziosamente o  provocatoriamente esaltava la propria libertà sessuale di andare a letto con chi le pareva o piacesse meritandosi il titolo “Regina”. Ciò faceva ingelosire il fotografo Man Ray,  ma era un titolo onorifico che si donava alle migliori amanti e prostitute del regno di Francia.

Man Ray conobbe Kiki quando  indispettita dagli insulti allusivi ricevuti dal cameriere, spalancava le gambe nude esponendo del suo punto intimo la pelle depilata del tutto.
Man Ray, appena la vide – in quella situazione imbarazzante – con uno scatto fotografico aveva fatto centro  esportando in America nelle agenzie FASHION il futuro costume scostumato della donna libera e moderna,  rinnovandone con classe e leggerezza  il personaggio  senza che Kiki sapesse niente, mentre Man Ray  innamoratosene perduta-mente,  altro da lei apprese segretamente osservandola,  arrivando oggi per capire meglio l’origine del nostro presente.

Quadri? Sculture? Poemi? Letterature artistiche ed erotiche in onore di chi? delle donne?
Kiki aveva capito fin da bambina i desideri nascosti degli uomini verso le “Reginelle” dell’erotismo. A lei bastò spogliarsi del cappellino e, dei capelli di troppo, come degli  inutili vestiti per spalancare le soglie sbarrate alla Storia dell’Arte e farla girare velocemente come una trottolina da una rivoluzionaria autodidatta incosciente alla quale non fu mai riconosciuto alcun titolo d’Arte.

Kiki divenne la Pupa delle Pupe e  allegra collaboratrice dei suoi “Gangster Art” preferiti.

la ricerca continua..

 


home page

DADA: La nascita (n.1)

DADA: la nascita (n.1)

Marcel_Duchamp

Foto; Marcel Duchamp ideologo dadaista

Il blog FiloRossoArt, qui in WordPress, dedica e mette a disposizione del pubblico una parte della sua attività investigativa sulla storia dell’Arte in Europa, scoprendo che il fenomeno delle Avanguardie, è la lama che taglia di netto il Tempo nell’Arte, della Storia, degli Stati e dell’Umanità forzando strategicamente un cambiamento di percorso in tutta la creatività artistica, industriale,  concettuali, intellettuale, utilizzando i conflitti sociali e bellici come acceleratore globale.

Ma è poi vero o molti errori hanno dato vita la caso?

Preso sotto osservazione il fenomeno delle  Avanguardie del 900 aduna nelle Correnti, “artisti” di una sola organizzazione etnica non permettendo a nessuna altra etnia o religione di farne parte. La cosa a questo punto assume un carattere inquietante che deve essere assolutamente indagata diventando la questione Avanguardie una questione politica, e, come tale, qui verrà qui trattata. Quindi, come nelle pandemie virali  la questione democratica viene sospesa per la sua urgenza, cosi come la questione razziale viene messa in isolamento e analizzata.

Che le Etnie mondiali generino la propria arte è contemplato nella civiltà e nella creatività dell’Uomo, ma quando di queste, una, e una soltanto, crede di avere ragione sulle tutte altre… no, non ci siamo. Qui si apre una questione politica sull’attuare  la buona convivenza tra le etnie in vista del futuro Globo Unico.
La semplificazione di distruggere tutte le etnie, le loro religioni, le culture, le arti, i mestieri, la storia, i costumi, lasciare spazio ad una sola organizzazione etnica di gestire il futuro della creatività globale. Il disegno fa apparire immediatamente appena aperto il caso i suoi scarabocchi informi. (caos)

Titelblatt_von_Der_Ventilator,_Köln_1919 (1)

Quindi, nello studio del comportamento politico delle  Avanguardie del ‘900, si sta per smascherare un intrigo internazionale da bassa reputazione. Non ultima è la scoperta a Colonia nel 1919 di una nutrita squadra di dadaisti abbonati alla rivista “ Der Ventilator” la quale raggiunse la tiratura di 40.000 copie, mentre a Berlino, sempre 1919, i dadaisti (teatrali) facevano il pieno tutte le sere con un pubblico che superava 2.000 spettatori a spettacolo.
Se si pensa che in Germania  a soli due anni dalla fondazione DADA quei numeri elevati rispecchino un successo artistico in piena depressione economica post bellica, qualcosa non quadra. Quei numeri sono tipici di un fenomeno politico di massa in Movimento.

foto: Autore = Johannes Theodor Baargeld

Baargeld, Johannes Theodor : Nasce come Alfred Emanuel Ferdinand Gruenwald,  Johannes T. Baargeld era figlio di un ricco direttore assicurativo ebreo rumeno e anche uno dei dadaisti che si offrì volontario e prestò servizio nella prima guerra mondiale. Si dichiarerà simpatizzante di sinistra (social democratico)

Due note sulla rivista:

Nel febbraio e marzo 1919 il settimanale rivoluzionario, in parte satirico, “Der Ventilator” di Colonia apparve in doppio numero e altre cinque edizioni prima di essere bandito dalle autorità di occupazione britanniche.
(…)
La maggior parte degli articoli letterari o politici sull’Assemblea Nazionale, sul Presidente del Reich e sul progetto di costituzione della Repubblica di Weimar non erano dotati di nomi, ma di caratteri tipografici o pseudonimi come anti-Schmiz, Yohimbi o Macchab per prevenire rappresaglie dalla censura. Per le due illustrazioni di Heinrich Hoerle sulle pagine del titolo del 4 ° e 5 ° numero, Jean Kammacher è stato usato come nome in codice, per cui l’allusione a Kammachergasse, un noto e noto quartiere dell’intrattenimento a Colonia, è stata immediatamente compresa all’epoca.
(….)
Membri di questo partito erano Josef Smeets, che era responsabile della scrittura e del contenuto delle pagine del titolo, e Alfred Ferdinand Gruenwald.

Veniva da una ricca famiglia – suo padre Heinrich Leopold Gruenwald era il direttore generale della compagnia di riassicurazione di Colonia – e quindi adottò il nome “Baargeld” durante le attività di Dada. Max Ernst lo ha incontrato come impiegato sul doppio numero. La figura d’arte “Macchab”, che appare qui più volte, risale a Max Ernst e al pittore e disegnatore Franz Henseler. Entrambi avevano intervistato un medium con questo nome in sessioni spiritiche prima della prima guerra mondiale, che predisse la morte di August Macke a quel tempo. Uno dei testi di Macchab menziona un “incontro dei direttori degli Stupidia orientali”. La nuova parola è stata ripresa un anno dopo con “Weststupidien” come nome per la sede centrale di Colonia Dada.

articolo tratto da: https://www.inbruehl.com/index.php/bilderbogen/2008/240-category-106/3317-max-ernst-leben-und-zeit-serie-von-dr-juergen-pech-folge-27

A monte di tutto ciò, c’è un “opera d’arte” divenuta sacra icona del movimento dadaista che inaugura i suoi scenari nel 1906  con una rivista dalla tiratura ridottissima,  ma neanche un anno dopo, direttamente da New York parte  il più significativo  dei comandi ai DADA: Fontana 1917.

urinal

Che cos’è realmente questo oggetto? Qual’è il suo scopo sociale da adunare tanti attivisti  e dirigenti della stessa etnia?
Per la Politica, questa immagine assumere un disegno dai contorni inquietanti. Ciò che notiamo è che, sempre in Germania nel 1917 i vespasiani vengono sostituiti dai moderni orinatoi, perché?

Qui si apre la caccia grossa!

Continua…


home page 
DADA archivio

DADA: il post DADA di Picabia.

Dissociazione artistica

Dada vivrà per sempre! E grazie a questo, i concessionari saranno ricchi, i redattori si compreranno le automobili e gli autori avranno la Legione d’Onore.”

tzara.jpg
Tristan Tzara

Con queste parole  Picabia si licenziava dall’isterico dadaista concettuale Tristan Tzara nel 1921, capogruppo svizzero, uomo dalla rivoluzione dadaista permanente fino allo sterminio ultimo degli oppositori della sua immaginazione. Tristan Tzara covava il seme del nazismo e aveva bisogno dell’Arte come copertura per imporre la sua disciplina moderna.

c50e6d22d958680380e491227928156b
evoluzione femminile e della femminilità

Dopo la “Grande Guerra” 14/18, Picabia aveva capito che gli anni 20/30 potevano procedere nel lusso, nell’eleganza, nella frivolezza; nella lussuria, nel ludico piacere della auto, musiche e danze; bei vestiti, la cocaina, le vacanze e che l’arte, se parte dal popolo libero da meccanicismi perversi di potere. se la spasserebbe  lieto dissociandosi l’artista dagli impegni internazionali sempre più stressanti, sotto pressione, per una guerra infinita che aveva decimato la più bella gioventù di francia e d’europa. Fancis Picabia aveva capito la luce della serenità, la quale, indora e argentea  ogni cosa e tutto ciò che tocca, che sfiora. Ma se i demoni contorcenti le vite altrui e fustigatori tra i  fumi delle officine belliche, caverne , trincee, fonderie e la  piantassero di costruire armi e metalli per uccidere, dirà: “meglio i giocattoli delle armi “.
Con tale epitaffio invitava a riconvertire l’industria per creare giocattoli, tessuti e accessori leggeri che aggraziano la vita. Quindi si perse in dissolutezze veniali tra le braccia delle più belle sfrenate e sfrontate ragazze  allegre, signore seducenti profumate, tornado in arte al figurativo prediligendo il corpo femminile.  L’Industria oramai poteva generare benessere per tutti.

In Arte tornò a rivalutare i volti, le grazie femminili; era poeta d’animo e ricco. Che importava a lui di conquistare il mondo quando le macchine e gli elettrodomestici avevano già conquistato tutti gli esseri umani. Bisognava solamente produrli.

7af144a92347c8c75af14e621bde8220
7d4232ff4c79fac47d585d52b528b54c
2af66be2679114ab89b73fae3fd08014

L’arte afferma una volta, “è più costosa delle salsicce, più costosa delle donne”

Francis_Picabia_1919_Danse_de_Saint-Guy_The_Little_Review_Picabia_number_Autumn_1922-800x675
Francis- Marie Martinez Picabia nasce il 22 gennaio 1879 a Parigi e muore nel 1953 nella stessa città.
aac338e7ce2af6261bae02926f911c24.jpg
Francis Picabia sulla mitica” auto dei tour segreti. Collezionerà 150 auto nella sua vita fino alla rovina economica
f0a51068e15da727d2e16b4c08b63bf1
evoluzione femminile anni ’20/ ’30

Picabia fu ripreso più volte dai suoi superiori e dalle Avanguardie. Riportato all’ordine, alle trame eversive  permanenti. Gli bastava un bel sorriso e l’allegria gentile che subito canticchiava: DADA DADA DADA DADA!


home page
DADA

Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico

L’articolo è riblogato da: donnenellastoria by Paola Chirico. L’articolo è da noi   segnalato perchè inerente ad una artista del novecento meritevole (fotografa) anche se, tutto sommato, non ha lasciato molto di se. Ciò è dovuto ad una circostanza interpretativa errata della critica che, all’affermazione della stessa Dora Maar: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”. la frase è stata interpreta-ta erroneamente in senso schiavista e non sindacale, nel senso che, l’artista Dora Maar era una dipendente, aiutante di laboratorio e amministratrice della ditta di quadri e moda, la “Picasso Spa”. Il sospetto che pende sulle 20.000 opere di Picasso e di  altrettante non ancora catalogate, denotano che la “Pablo Picasso Art” era di fatto una Frabbrica e a tutti gli effetti con tanto di dipendenti aventi mansioni di: allievi, disegnatori,  pittori, scultori, ceramisti, decoratori, copisti, tipografi, littografi, ricercatori, critici e poeti, scrittori ecc. Insomma, non aveva niente di diverso dall’atelier del  noto stilista italiano Trussardi o di firme piu prestigiose a monte e in coda dell’Ata Moda.

Per rendere piu”psichica” la produzione artistico/cubista, ai dipendenti non mancavano le droghe ricreative e molti di questi diventarono  “dipendenti”, di cu, la stessa Dora Maar. Da qui nasce il disordine mentale delle mogli, amanti, concubine occasionali, non che, gli stessi dipendenti, e che, arrivati all’astinenza, per non subirte ulteriori umiliazioni personali o professionali si lascieranno moririe in diversi modi non prima di  essere passati attraverso l’esperienza della nascente branca medica :”La Psicologia” e “Psichiatria” responsabile anch’essa di tanta tossico dipendenza europea di quegli anni.

Al momento della rottura sindacale e forse sentimentale (Dora era molto belle e appetibile), nel dopoguerra, negli anni ’50, l’Industria dell’Arte aveva bisogno di materiale didattico e biografico sugli artisti del tempo, materiale inesorabilmente andato perso sotto le bombe della seconda guerra e quindi, si poteva reinventare tutto da capo a piacimento. Dora, consumata la relazione artistica o forse allontanata pert la presenza di una nuova giovane moglie di turno, decise per motivi propri, in vista di un eventuale “successo” imminen storico, di mettersi in proprio. Il mestiere lo conosceva, la curricula nella ditta Picasso era consolidata e quindi presentò al Mercato dell’Arte il suo stile “surrealista”  diversificandolo, elaborandolo alla ricerca di un suo stile inconfondibile. Apre un propio atelier  d’arte sfruttando l’onda favorevole del passato.

Dora Maar

Ma haimè, il “Padrone” delle ditta Picasso fu un poco di buono in passato e uomo dalle maniere brusche. Di Picasso stiamo per accennare al suo passato cancellato in gran parte, rifacendosi la plastica facciale con l’ideologia di sinistra. Ma quel passato non fu  completamente cancellato e quindi, per motivi d’orgoglio spagnolo o perchè particolarmente brutale lìartista, cercò di ostacolare non poco la signora Dora Maar. Forse aveva delle ragioni personali l’artista Picasso a minacciarla? Ogniuno in arte risponde del proprio operato e quindi, la  timorosa Dora Maara, ci lascia alcune foto che la ritraggono con la salopette operaia mentre dipinge  opere  di dubbia fattura picassiana.

Dora-Maar-1955-Studio-Picasso

Come nella scrittura è possibile riconoscer un testo se scritto da una donna o da un uomo, in pittura è la stessa cosa. Nelle collezioni picassiane è facile riconoscere  il tratto pittorico artistico femminile da quello maschile, come quello copista da quello creativo. Ma poco importa al collezionista che compera una firma dell’artista e non l’opera. Questo la Maar lo imparerà a sue spese.
Foto: Doda Maar presenta una sua opera: in Ritratto di Alice Toklas, segretaria di Gertrude Stein e spia giudeo/americana in servizio in Francia. Alice Toklas è accreditata dell’Ufficio Anagrafe della California a falsificare i passaporti di agenti americani.


 

L’ARTICOLO linkato:

 

Dora e Picasso si incontrano nel 1936, lei ha 25 anni, lui di anni ne ha 54. Henriette Theodora Markovich (1907-1997) è arrivata da poco a Parigi da Buenos Aires, dove ha vissuto per anni, con la famiglia, padre architetto croato e madre francese. Lei è intelligente, colta, dotata di curiosità intellettuale ed è impegnata […]

Link: e’ consigliabile l’articolo completo di paola Chirico :
Dora Maar: fotografa di talento, e non solo musa di Picasso! — donnenellastoria by Paola Chirico


home

I Musei d’Arte MUSEALE

AVANGUARDIE: I suoi sacrilegi.

A parte i quaderni dei Quartieri generali Militari poco accessibili, la Storia chiude sempre i suoi sipari con narrazioni su ciò che è avvenuto nei campi di battaglia indipendentemente se vinte o perse- Ma nulla sappiamo sulle dispute politiche e tranelli che hanno generato le grandi guerre. I Segreti di Stato sono inviolabili è vero, ma se ispettori politico/artistici possiamo immaginare la partita a scacchi avvenuta osservando le opere d’Arte del periodo. Nulla sfugge all’artista sui “disegni” elaborati a doc .

reperto-archeologico-1

La natura dell’Arte è misteriosa, e, lascia sempre per suo vezzo uno spiraglio possibile alle ispezioni. Ne sanno qualcosa gli speleologi che, attraverso un frammento di anfora o un inciso sulla pietra o si di un sarcofago mai profanato, sanno mettere in luce ciò che lo sterminatore volle fare sparire per sempre dalla faccia della terra sul popolo a lui ostile, radendolo al suolo per non lasciare tracce del sacrilegio avvenuto…. ma un frammento resta sempre a testimoniare la bellezza perduta, come se l’Arte, anticipatamente  vuol rendere il “libero arbitrio” assoggettato a un destino.

Con la pazienza e perseveranza speleologa, ci addentreremo nel tempio della letteratura franco-americana, ispezionando Gertrude Stein per cercare di capire nel leggerla,  ciò che di criptato ha nelle proprie opere, lasciandoci, degli artisti narrati, le dinamiche intellettuali che hanno usato per insanguinare l’Europa con tre grandi guerre. Stiamo parlando di un Europa prima che nascesse e che deve chiudere con il passato delle sue “Nazioni”. Un Europa che deve avere il coraggio e la perseveranza di scovare i veri responsabili di tanti crimini avvenuti nel XX° Secolo. A nostro avviso, le opere di Gertrude Stein sono un valido documento storico/politico per ricostruire quegli eventi inquietanti insabbiati, perché anche lei è una delle artefici.

Sfogliando le prime pagine dell’opera “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein e le Autobiografie scritte dalla consorte e convivente Alice B. Toklas (suo amore saffico), le due scrittrici mettono in luce le miserie di un Arte Moderna fondata delle Avanguardie rivelandocele bislacche, posticce e truffaldine, svelandoci anche e, sempre con delicatezza femminile, i dinamismi di morte dell’Arte Classica per intrappolarla in favorire un Arte Moderna poco , convincente , di scuolaa blaudeleriana, “artisti” improvvisatori e Bohemien di dubbia scuola autodidatta e provenienza, come dire: Bruto ebbe la presunzione di sostituire l’imperatore Cesare uccidendolo, ma, arrestato e condannato, l’impero romno continuò sull’onda di Cesare. Questa è la metafora tra Arte maiuscola classica e Arte minuscola moderna di quegli anni.

Infine, per imbrogliare meglio le carte storiche, negli anni ’50 si accatastarono parole su parole e tante e tali da generare una confusione e far sparire tanta miseria intellettuale rivoluzionaria del novecento, eregendo con nuove confabulazioni prosaiche le basi di un Tempio Moderno che affonda le proprie radici nella palude delle proprie performance “concettuali”.

4

Dicevano: “Noi DADA siamo l’Anti-Arte”, e per ciò detto, li prendiamo in  seria considerazione. Basterebbe vedere le opere per capire meglio il loro concetto distruttivo. La pretesa di estrapolare l’anima dell’Arte riducendo le opere in “cose” o “roba” a compravendite per collezionisti, non devono poi avere la pretesa di definire appunto quelle loro “cose”  e “robe”, opere d’Arte dal prezzo inestimabile. E’ un po come dire che: “il cacciatore bianco in Africa abbatte un leone e la sua pelle vuole in salotto vicino al caminetto  vantandosi grande cacciatore.” Che il leone sia stato cacciato via dall’Africa, si, è vero, ma a che pro?  Cacciato per averlo mummificato nel proprio Mausoleo di Montmartre o Manhattan dando lustro al nascente Museo spoglio?

Il Mausoleo divenuto Museo d’Arte Moderna e viceversa, è il cimitero naturale delle balene spiaggiate, il cimitero dei mai nati e luogo deputato all’Arte cacciata e mummificata, ambiente in cui l’uomo spirituale ove la sua psiche nutre e vive? L’operazione FiloRossoArt fa una bonifica del terreno inquinato nell’Arte in vista della sua Resurrezione e Liberazione al fine di uscire dalla crisi artistica in cui la veiviamo in cattività, fiera sterilizzata nelle gabbie del Capitale.


home

L’Arte è nei testicoli dei Notai?

Arte o Loggia notarile?

Il titolo dell’articolo fortemente provocatorio non è stato dettato dalla presunzione di  mettere alla berlina una categoria importante e dignitosa come  quella notarile, ma dal fatto che, nell’indagine in corso sulle Avanguardie, persiste agli occhi del ricercatore una strana anomalia di stampo mafioso genetico. Intendiamoci, mafioso nel senso di “congrega”, antica parola ebraica che specifica l’adunarsi in preghiera o altro delle famiglie ebraiche.  Mafia, parola di origine ebraica è da rimettere in ordine restituendogli l’antica sacralità. Altrimenti e comunque, essa ci riporta alla genealogica “testicolare” di spermatozoi discendenti dallo stesso ceppo di una etnia antica che non si considera contaminata.

Cosa vuol dire questa ingerenza fisiologica nell’Arte e perché?

Salvador_Dalí,_1934_(photo_by_Carl_Van_Vechten)

Picasso un giorno volle presentare Salvador Dalì a Gertrude Stein, giovane pittore spagnolo da inserire nella scacchiera mondiale delle Avanguardie ancora in formazione. Parlò a Gertrude di lui in modo favorevole esaltando le sue doti, la sua grazia e fantasia, preparandogli un terreno favorevole. Chiederà un incontro di presentazione ufficiale ai salotti del “Sabato Sera” steiniani. La prima volta Picasso disertò.

Prima di procedere sull’argomento dobbiamo mettere in luce un aspetto interessante rimasto sempre nell’ombra ma che ci da modo di capire i risvolti taciuti nella Storia dell’Arte di difficile comprensione e collocazione  politica, ciò è dovuto alla delicatezza del caso:

“il Salotto intellettuale di Gertrute Stein” 

Il salotto intellettuale di Gertrude Stein nasce nel 1905 e in pochi anni divenne talmente rinomato da  assumere una straordinaria importanza per i frequentatori di primo piano e di altissimo livello culturale che lo frequentavano. Come mai?
Quuello della Stein è un fenomeno salottiero identico a quello futuro  della rispettabile Signora Camilla Cederna (nel dopoguerra 45) la quale disponeva nel proprio salotto le manovre della politica nazionale e i soggetti attori ed artisti da lei  “raccomandati” nelle arti, cultura e politica italiana.
Altri “Salotti” simili fioriranno sparsi per l’Europa divenendo Basi Privilegiate. 
Come facevano quei commensali europei a comunicare tra loro visto se erano tutti stranieri e quindi non francesi? Come facevano a comunicare od intendersi a meraviglia su tematiche molto complesse? Per sostenere un insieme d’intelligenze di tale portata ci voleva una lingua comune a tutti .
La signorina Gertrude Stein, dei presenti, nella sua Autobiografia di tutti, ci fornisce una lunga lista di partecipanti come scrittori, poeti, artisti, politici, militari, spie, ballerine, fotografi,  scienziati ecc. tutti uomini che hanno fatto la storia e la cultura del Novecento mondiale. Nel suo salotto, tutti i Sabato sera  s’incontravano a cena gli intellettuali a lei vicini; discutevano e cenavano chascer. La sua  casa, il sabato sera si trasformava in una sorta Sinagoga per preghiere devote e banchetti rituali. La lingua comune? L’Aramaico. I suoi ospiti erano tutti ebrei.

Stein, nelle “Autobiografia di tutti “, si diletta spesse volte a narrare sulle sue cuoche e domestici,  le assunzioni, i licenziamenti; pregi e difetti culinari;  osservazioni sulle ricette sbagliate; l’abbandono improvviso in quanto non più a loro agio  con il comportamento degli intellettuali ospiti e i loro inquietanti ideali. Stein si diverte a suggerire indirettamente ai lettori la natura ebraica dell’intera organizzazione, come se lasciasse tracce chiare in un testamento per suoi futuri posteri di fede.

Nei salotti bene steniani del “sabato sera” s’impartivano le linee guida da rispettare e i relativi finanziamenti da riceve o da elargire. Si programmavano e forgiavano le nuove “correnti” d’Arte, i nuovi concetti di pensiero da propagandare spacciandole  come invenzioni rivoluzionarie, da sostenere con la propaganda. Ma si progettavano anche ingerenze politico/culturali,  le aggressioni militari, i vecchi governi monarchici da smantellare per nuovi governi sostitutivi sotto il loro diretto controllo ecc; insomma, dalla Stein si potevano incontrare veri e propri Cartelli Cosmopoliti insurrezionalisti ed Internazionali.

Visti con fede socialista di allora, quei Cartelli erano definiti “reazionari” , ma anche  “rivoluzionari” se visti con occhi industriali e coloniale a favore del capitalismo borghese.
Alla luce di questi fatti la parola “rivoluzione”, comincia ad assumere  diversi  aspetti non propriamente popolari, inoltre, la signorina Stein, essendo una dei progettisti e coordinatrice di quella “rivoluzione borghese” , nel suo Uffizio fu investita di un alto grado religioso da sostenere, quello sacerdotale.

image-6-matisse-by-henri-cartier-bresson-1944-in-vence-fr

Da qui il suo interesse per la magia bianca o nera, i riti religiosi nei quali ella intonava direttamente la preghiera. La Signorina Gertrude Stein, nella sua comunità artistico/ebraica ricopriva il ruolo di “Matriarca Superiora’”. Intorno a se adunava tutti gli agenti femminili e femministe da organizzare in modo oculto (ombra) in una serie di Matriosche (Matriarche minori), non solo; ella poteva officiare la funzione della preghiera sia nel rito della Capanna (rito giallo paglia) come nel Maso di pietra (rito nero graffite), ma non per esempio quello del sacrificio delle colombe bianche sgozzate sull’altare , arte sacra di pertinenza di Enri Matisse.

Jean_Agélou_-_018
Il Cubismo farà molto uso di questi due colori: Giallo Ocra e Nero Graffite riconoscendosi nei due colori religiosi i Grandi Collezionisti mondiali cosmopo-liti

DALI’

Prima di accettare Salvador Dalì come Adepto nella Congrega Cosmopolita del “Sabato Sera”, la Stein spiega il suo pregiudizio molto negativo sugli spagno-li, definendoli fortemente stupidi ed arroganti, uomini che non studiano, con la presunzione di sapere, e non solo, il suo giudizio fu talmente offensivo (a mio avviso) da non voler altro spagnolo al di fuori di Picasso ritenuto Genio, ma che assegnò comunque l’incarico di Leader del Gruppo Surrealista al tale Salvador Dalì – incarico sottratto a Joan Mirò “per incapacità”.

Tale riconoscimento in campo a Salvador Dalì  fu per influenza di Pablo Picasso sulla Stein, assicurando   in Salvador Dalì una garanzia cosmopolita come quella di aver preso in moglie la bella russa Gala Éluard Dalí, nata Elena Dmitrievna D’jakonova in Kazan’, il 7 settembre 1894, modella, artista e mercante d’arte russa, meno capricciosa di sua moglie, l’altera Fernanda Olivier (ballerina russa) asseriva Picasso che la lascerà per un altro amore sfortunato in salute facendola sua amata, dedicandosi ai sentimenti.

Gala

Sulla frivolezza narcisistica di Salvador Dalì , Gala, (moglie/mamma/zia del prin-cipino Dalì), proprio perché russo/ebrea, e come tutti i russi,  persona pragmatica e seria ( quando non bevono), essendo lei astemia, per la Stein  fu una forte garanzia. Da Gala. Stein  sarebbe stata  puntualmente informata su ogni piccolo spostamento di Salvador Dalì e gli incontri politico /commerciali coi finanziatori  del Surrealismo.  Gala assunse nella Alleanza Artistica Surrealista il grado “First Lady ” d’avere  Stein a disposizione un “agente ponte” doppiogiochista nei moti antianarco/socialisti spagnoli e  anticomunisti russi, movimenti da sconfiggere sul nascere.

Picasso presentò Savador Dalì dando come garanzia il fatto di essere figlio di un Notaio. Cosa vuol dire tutto ciò e cosa c’entra con l’Arte essere figlio di un notaio si chiedeva stupita Gertrude Stein? Vediamolo:

Così ecco cosa è un notaio e i suoi figli, ce ne è sempre uno come da noi i figli dei Pastori, ricordo che Cummings è uno di loro, ma comunque c’è sempre un figlio di notaio, hanno una violenza per la libertà ma non sono mai liberi ecco che cos’è essere un figlio di notaio.
Jan Cocteau lo è, Floch lo era, Bernard Fay lo è, e l’altro giorno c’era qui un mucchio di gente e Marcel Duchamp e qualcuno disse o lui disse che Marcel Duchamp era figlio di un notaio ho dissi io , questo spiega tutto. Tutto disse Marcel e tutti scoppiarono a ridere, ma è vero, e Dalì è figlio di un Notaio e questa è la sua storia.

 

methode_sundaytimes_prod_web_bin_ac990400-a81f-11e7-b7be-58a193c81665

foto: Marcel Duchap e Salvador Dalì a Cadaques (E):  Due capogruppo testicolari.

La prima domanda che ci si pone durante le indagini è la seguente: quale ruolo ha il Notaio nelle massonerie di stato e perché dai loro testicoli discendono i grandi artisti conosciuti in tutto il mondo?…. mha!

Figli di notai ne troveremo ancora a decine e decine tra le fila dei Dada e nell’arte moderna in genere,  anche tra i Futuristi italiani o come lo stesso Giuseppe Stella (Jo Stella) nostro referente nelle Avanguardie in America, figlio notarile.

Quanto è profondo l’inquinamento notarile nella Storia dell’Arte Occidentale?

Arte o Politica?

L’indagine continua…


home

ARTE: Parigi punge

Gemellaggio America-Francia

La statua della Libertà fu realizzata dal francese Frédéric Auguste Bartholdi, con la collaborazione di Gustave Eiffel, che ne progettò le carpenterie interne.

Statua-04.jpg

Alexandre Gustave Eiffel, specialista in strutture metalliche, divenne famoso per la costruzione della Torre Eiffel in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto a dx: costruzione della statua della “Ragione” costruita in Francia e donata allo stato di New York che gli cambierà il nome in “Statua della Libertà”.

Foto sx: La torre Eiffel nell’Expo del 1889

In quella esposizione parigina, avrà luogo  la sede logistica  dell’enigmatico poeta “invisibile” , colui che ha governato dalla sua Reception giostra, tutte le Avanguardie europee fino al 1925 circa data della sua presunta seconda morte definitiva.

Chi era?

Personaggio schivo e taciturno, poeta noir di origine ebrea, letterato di grande intelletto plurilinguistico, figlio di un ambasciatore francese assegnato in America Latina, tornerà in Francia per conseguire gli studi liceale e oltre. A causa la sua ferocia poetica, si auto censurerà per qualche anno creando nel frattempo atri due lavori alibi. Una volta pubblicata l’opera infernale, per quella capacità narrativa ricca di spunti crudeli e dettagliati confutabili nelle torture e omicidi, accerchiato da ispettori di polizia il poeta sparirà dalla circolazione dandosi per morto. Il suo testo diverrà una sorta di capolavoro del noir, poema  letto e riletto da tutte le Avanguardia che quel testo letto in segreto verrà diffuso e innalzato quale pietra miliare dell’Arte poetica moderna.

Il poeta resterà ufficialmente defunto per sempre. Ancora oggi lo si crede morto dalla data ufficiale, e,  mai nessuno lo indagò a fondo in quanto, la velocità di modernizzazione dell’industria e delle Arti non permetteranno ulteriori indagini. Sulla sua biografia quel poco che sappiamo è leggibile nelle prefazioni dei suoi libri tradotti, informazioni comunque sufficienti per tracciare un profilo del poeta che a memoria di se lasciò due sole fotografie.

Defunto in giovane età si presuppone che non abbia avuto eredi, ma dai tratti fisiognomici gli indizi ci portano a definire la sua erede illegittima una donna orbitante intorno alla sfera dell’Arte. L’identità del Poeta non è possibile renderla ancora nota in quanto le indagini in corso si riservano la discrezione dovuta al caso per la segreta mossa futura si scatto al Re a Marcel Duchamp. Nel frattempo, con il poeta in circolazione sotto osservazione “Parigi punge”.


home

Arte: Concetto e Idea

urinal

Come già accennato nel capitolo sul duchampiano readymade: Underwood, ripartiamo dalla deduzione concettuale espressa per capire ciò che ha scatenato nell’Arte Moderna l’opera: Fontana.

 

Si sono scritti  volumi e volumi di parole e tante  mostre sull’operato dei readymade senza capire molto sul vero senso e significato, come ad esempio Fontana o la custodia dell’oggetto smarrito della ditta americana di macchine da scrivere Underwood come se questa fosse scomparsa sul cavalletto espositivo in galleria.

Dall’opera “Fontana” in poi, i readymade di Marcel Duchamp divennero un delizioso appuntamento d’Arte Moderna dilettando come un tormentone estivo i critici di tutto il mondo nel favorire le migliori interpretazioni artistiche o critica nel parlare di un artista come Duchamp che, pur vivente, restava praticamente muto o assente alle domande inquirenti, oppure, evasivo, il quale, doveva tacere assolutamente per sviare l’attenzione per non far trapelare nulla sulle ingerenze militari del suo Stato Maggiore ai danni di altri stati minori e cominità.

L’artista Marcel Duchamp fu tanto menzionato e chiacchierato nella storia delle Avanguardie che se ne parla ancora oggi a cento anni e più dai suoi primi readymade. Se ne deduce oggi nuove versioni e interpretazioni immaginarie.
Sulla base di tanti errori aconcettuali d’Arte inscritti ingenuammente nella Storia dell’Arte, la critica, senza volerlo, ha partorito nuovi filoni creativi d’Arte/progettuale per cui, ogni artista/progettista tende a creare un brevetto artistico proprio, commerciale o concettuale che sia, spingendo  tanti nuovi artisti disciplinati al Concetto verso un nuovo modo di fare Arte. Il nuovo sul nuovo del nuovo, diventa la regola principale di chi vuol fare arte concettuale e, per non ripetersri o sbagliare, deve restare sempre informato sull’operato mondiale di tutti gli artisti del settore. Insomma, l’arte concettuale diventa una condanna a vita per l’artista alla ricerca di un Record che non raggiungerà mai, morendo nel dubbio.

Prima di ciò, la concettualità era imposta su dettato dei Dogmi Santi, in quanto, la religione, essendo una Ragion di Stato e quindi economicamente fonti generative di danaro, sia esso privato o pubblico, commissionava agli artisti  la rappresentazione dei Dogmi sotto forma di immagine, ciò  al fine di erudire i propri fedeli analfabeti attraverso forme scultoree e  pittoriche e musicali e poetiche o  geometriche ecc.  (Muse d’Arte),tutto ciò per diffondere i Dogmi santi. Dio aveva preso corpo e il corpo doveva regnare sugli altari come da dio creato (nudo).
Tutto doveva restare immobile e tradizionale nelle opere dell’Uomo dedicate a Dio. Pe rdogma l’Uomo doveva amnistrare il creato ma non Creare. Creare per l’ uomo era un peccato di vanità, blasfem, eretico. Bisognava disobbedire per uscire dalle stagnazioni millenarie religiose e per fare ciò, la concettualità doveva liberarsi della forma.

La Concettualità è cosi sintetizzabile: “Mettendo insieme i <concetti non definiti> con gli <enunciati non dimostrati> si ottiene il fondamento di un sistema deduttivo, “punto di partenza” da cui ricavare tutti gli altri teoremi e concetti.”

Se questa è la nuova legge universale del Concetto, dove l’oggetto enunciato  e non definito o non definibile in quanto smaterializzato, svanisce dal contesto dell’arte ciò che “materialmente” la rappresenta, però la domanda creatrice resta sempre la medesima : “Cos’è l’Arte?” .

Si deduce che:
l‘Arte è un Concetto senza Oggetto e quindi è la rappresentazione di una Idea.

La filosofia di materializzare una idea, oggi non ha più bisogno di nuovi rappresenti in quanto, l’Illuminismo ci ha dato delle riflessioni confezionate talmente ben atte che, una volta applicate al lavoro progettuale e produttivo hanno generato straordinarie e potenti industrie delle mille idee concrete, ma in Arte, persiste quel vuoto generativo sconosciuto che da impulsi dominanti alla creazione del nuovo, anche all’ultimo artista pervenuto sul pianeta, quindi: Creare e Generare in arte sono due discipline apparentemente dissimili  ma nello stesso tempo: interdipendenti unite.

A causa delle mille domande e mille risposte che gli enigmi readymadeiani ponevano, questi hanno scatenato scenari Patafisici persistenti alla ricerca continua e costante di un Arte senza oggetto e quindi, la capacità di attivare l’immaginazione come processo creativo dando più risposte patafisiche diversificate e contemporanee. La Patafisica fu adottatta quale insegnamento  per la costituzione di designers capaci di creare  nuove forme avvenieristiche.

Nel novecentodieci la giovane Arte Moderna Patafisiica attacca di petto l’Arte Classica Metafisica vincendola. L’Arte Moderna, essendo stata generata da monoteisti ananimati (privi di anima), preferì come territorio di scontro la sconosciuta Patafisica, terreno vergine a lei idonea e quindi, la non rappresentatività del corpo teologico a favore di  COSE immaginarie, diventa la manifestazioni d’Arte vincente nel XX° secolo. Essa invaderà tutti i settori produttivi dell’industria, editoria, animazione, danza , teatro, musica ecc fino alla creatività impulsiva della Guerra, (officine)  generando prodotti bellici di squisita fattura distruttiiva atti allo sterminio di masse, oggetti  capaci di uccidere a distanza i  corpi umani ritenuti appunto tali, perchè privati di anima.

Le meditazioni concettuali in terrazza o a passeggio tra Duchamp e Picasso erano su questa natura di interpretazione della macchina pensante, capace di scatenare nuove  idee belliche, in uno ed estetiche nell’altro in vista della “rivoluzione mondiale”, apprese Picasso da Marcel  Duchamp i principi fondamentali della Patafisica. Marcello Duchamp. recise il cordone ombelicale di Picasso quanto l’istruzione politico/artistica spagnola nel cubismo ebbe termine. Ritenuta questa Sezione Artistica (d’Oro) arruolata al processo geopolitco in fase di allestimento, Pablo Picasso, promosso in campo con un alto grado di Ufficiale dell’Alleanza, in cambio garantirà a Duchamp il porto di Roses in provincia di barcellona, per le operazioni di sbarco di uomini e merce clandestina proveniente dall’America. Duchamp  proseguirà il suo viaggio di istruttore militare incontrando i Futuristi italiani attirando la sua attenzione in quanto, sul loro primo manifesto si accennava la “profezia ” di una Opera d’Arte straordinaria, un capolavoro ; il “Sole in Terra” che si rivelerà risolutrice al termine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo i primi contatti, Duchamp in Italia si assicurava una rete informativa universitaria di alta affidabilità seguita direttamente dal Fratello maggiore della Gertrude Stein, il quale avrà in Italia la sua seconda residenza permanente seguendo da vicino l’ascesa del Fascismno. Il viaggio di Marcel  Duchamp proseguirà per la fondazione, organizzazzione dei giovani militanti artisti da educare alla Patafisica: i DADA.


Dirà in merito il fondatore di tale pensero, lo scrittore francese Alfred Jarry:

  «Profeticamente ammiccante [la sua] scrittura energica, lucida, dirompente […] affida la funzione simbolica agli oggetti più triviali, la dinamica teatrale ai sussulti farseschi più corrivi e sbrigativi»

Patafisica: scienza delle soluzioni immaginarie.

Io e le sue vacche (Je et ses vaches) è un racconto breve scritto da Alfred Jarry nel 1894. L’opera è da alcuni considerata un manifesto ante litteram del teatro surreale francese. Il testo compare per la prima volta nella raccolta di testi Visions actuelles et futures (1894).


Secondo Marcel Duchamp, le Avanguardie del novecento, nelle operazione di distruzione dell’Arte Classica erano impegnate militarmente anche alla distruzione di tutto ciò che il vecchio mondo aveva costruito a propria immagine e somiglianza di  Metafisico (chiese, templi e monumenti). Per le Avanguardie quel vecchio mondo andava distrutto senza sentire rimorsi, ed edificare dalle sue ceneri il Nuovo Mondo. Ciò sarebbe stato possibile solo se la mente  dell’artista e i partecipanti dirigenti fossero istruiti alla  Patafisica.

Lo stesso Picasso dichiarerà alla G. Stein e Alice T. interdette davanti a due bruttissimi quadri in esposizione,  che non essendoci nulla di più nuovo dei suoi, il pubblico si sarebbe abbituato alle sue brutture. Le opere cubiste più belle, le avrebbero fatte i suoi seguaci perchè non dovendo fare nessuno sforzo mentale per inventare qualcosa di nuovo, le loro opere sarebbero state il Nuovo brutto abbellito perchè ispirati da suo  Nuovo.
Al Pubblico diceva Picasso, quando gli si presenta il Nuovo non deve avere scelte, altrimenti preferisce il vecchio. Su questo principio, essendo possessori del Nuovo e degli spazi espositivi, le Avanguardie potevano imporre tutto ciò che volevano.
Il Brutto era l’Idea  primordiale, primitiva, da qui la caccia a tutto cio che in arte rappresentasse il primitivo e imitandolo come il Nuovo che avanzava. Altri arttisti  lo seguiranno nell’imppresa in quanto il primitivo era  stato sdistrutto dalle Belle Arti e quindi sconosciuto al pubblico.

“Tutti i grandi imperi cadono sotto l’avanzare del primitivo”

Da quel giorno l’Arte Moderna assunse il ruolo concettuale di IDEA, e per le Mostre, le esposizioni e i cataloghi d’Arte fu un susseguirsi di elaborazioni ideali, rappresentazioni ideali, supposizioni ideali, forme ideali  e via e via a seguire. La dialettica in Arte, vinse la battaglia sull‘immagine. La parola prese il posto del colore, i monoteisti ebbero la meglio, ma, divenuti monopolio dell’Arte rischiano oggi di ritrovarsi non solo senza immagini, ma anche senza parole scritte che spieghino a parole le Parole inesistenti come verbo. Rischiano che la trappola scatti con dentro loro.

Anafunzionali, per nutrire orde e orde barbare di  analfabeti/funzionali che passano migliaia di ore della loro esistenza davanti al “quadro dei quadri”, la macchina dei sogni perfetti, l’uomo è  alla divinizzazione del proprio simile fattosi Divo, divino. L’immagine diventa il vecchio simulacro statico (scrittura) in movimento nella filmologia.

Nella concettualità in Arte resta il dogma : “Non è l’Opera che conta ma l’Idea.”


cron_12448903_49260

Fanes Dio Serpente pagano, cosi lo
narravano  i poeti greci:

“Si poteva dalla Luce esserre invasi
da distinte figure dalle squame radianti
la luce emanata dal proprio ventre
nascondeva tra i gas chi le promanava”

culto-di-phanes2.jpg

4

Zeus il lampo, presolo per la coda lo accese.


home

 

 

 

 

 

 

Mercanti d’Arte: Minotauri e filande di Arianna

Chi sono i Mercanti d’Arte?

Cenni storici:
I mercanti nella storia dell’umanità sono i mediatori che si collocarono tra il produttore e il consumatore durante le trattative di scambio, assumendo spesso, un indiscusso prestigio di conoscenza sulle merci dando vita al consiglio migliore per entrambi e arrivare alla conclusione delle trattative lasciando ambedue soddisfatti ricavando da ciascuno un piccolo compenso: il guadagno.

La storia dei Mercati ha radici lontane nella storia dell’umanità. Dapprima nascono in aree all’aperto sui confini territorriali di due popoli, dove in certi giorni della settimana, gli agricoltori e gli allevatori scambiavano i loro prodotti naturali in cambio di vettovaglie o utensilerie che migliorinoo la propria esistenza e produzione alimentare. L’unità di misura iniziale era il sale, elemento importantissimo per la vita dell’uomo quando decise di trasferirsi per fame, dalle zone marine verso gli entroterra. La figura del mediatore che per esperienza conosceva la qualità della merce, si rivelò col tempo inopportuna in quanto truffaldina; additato e allontanato dai mercati prende forma morale nei sacerdoti (Vate) e che cominciarono a governare l’onestà mercantile direttamente sui piazzali dei templi e non prima che le parti avessero giurato dentro al tempio, l’onesta a Dio.

Il Vate, divenutoa Ministro della Religione di stato, assume i pieni poteri, il quale si limitava a chiedere una percentuale fissa a chiunque frequentasse nella misura del loro interesse.. Nascono le imposte ai templi. Per evitare le imposte templari per la costruzione e mantenimento dei Tepli i produttori cominciarono a spostarsi in luoghi appartati sotto la vigilanza del ben noto mediatore.

Poiché il malcostume generava finanze sot eterranee lucrose, i mercati clandestini divennero vere trappole costruite a doc dai mediatori i quali, comperavano a monte la merce per rivenderla a piacimento nei mercati, privatizzandoli. Il loro potere d’acquisto arrivò al punto di affamare i mercati templari in quanto gli iimpedivano il nomele approvvigionamento delle merci comperate a priori e in blocco prima che entrassero nelle aree urbane.

Ciò è quello che sta succedendo nei moderni Supermercati, rivelatisi manipolatori dello “Spread” e che, con questa moderna mossa azzardata, hanno dato “scacco al Re e Stato. Diranno poi come sempre puntando il dito altrove: “E’ tutta colpa di Stalin.”

Tornando al tema  iniziaale, il mercante parigino Paul Durand-Ruel (1831-1922) ad esempio, fu colui che tra il 1891 e il 1922 comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pisarro, Degas, Renoire Mary Cassat e, per lunghi anni è stato praticamente il solo. Arrivò a sostenere persino le spese mediche dei suoi artisti, o a pagare il conto del sarto quando necessitavano di un vestito nuovo.

Chi è Paul Durand-Ruel ?

Dirà nelle sue ultime parole velate di bugie: «Finalmente i maestri dell’Impressionismo trionfavano come avevano trionfato quelli del 1830. La mia follia era stata saggezza. E dire che se fossi morto a sessant’anni, sarei morto gonfio di debiti e insolvente, in mezzo a tesori misconosciuti.»

Paul Durand-Ruel. Nasce a Parigi, 31 ottobre 1831 – e muore sempre a Parigi il 5 febbraio 1922. E’ è stato un imprenditore francese. Come accennato, fu tra i più fervidi sostenitori dei pittori impressionisti,  Aprì una galleria d’arte a Parigi (16 rue Laffitte) e Londra.

Paul Duran Ruelcapture-d_c3a9cran-2015-10-19-c3a0-11-47-37.jpg

 

 

 

foto: Paul Durand-Ruel                                                                             Foto: Interno della galleria

Tra il 1891 e il 1922, Paul Durand comperò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pissarro, Degas, Renoir, Mary Cassat ecc. e per lunghi anni fu il solo a farlo. Di lui disse Monet: « ..senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto. »

In economia, dodicimila quadri non sono singole lenticchie ma un patrimonio ben speso. Per immagaz-zinare tante opere e rivederle, ci sarebbe voluti diversi capannoni industriali odierni. Qualcosa in questa follia” però non “quadra”. Vediamo cosa.

Foto: sorelle Kone e G. Steincone-sisters-5-5-11-11 (1)

Dall’altra parte del mondo, ad Ovest, oltreoceano, altri collezionisti Americani ammassavano quadri, scoprendo nelle Sorelle Cone n. 500 quadri di Matisse e n.100 di Picasso, questi numeri appartengono alla sorella minore Etta, mentre nulla sappiamo sul tesoro artistico rimasto segreto della sorella più grande e geniale: Clairbel Cone.

Dietro alle innocenti “filande di Arianna” si nascondevano altri Minotauri? Vediamoli.

Ad Est della Fraancia, oltreconfine con la Russia, una altro Minotauro collezionava quadri “finanziando” l’Arte parigina; stiamo parlando di: Sergei Ivanovich Shchukin.

Chi era costui?

sergio    palazzo

foto: S. I. Shchukin                                Foto:  Galleria: ” Shchukin”

In seguito alla morte del padre, S. I. Shchukin (1854-1936) eredita una grande fortuna e industria tessile in Russia. Si trasferisce momentaneamente per affari a Parigi dove incontra, su presentazioni, il collezionista Paul Durand-Ruel (mercante degli impressionisti). Nell’ottocentonovantasei comincia a collezionare i primi quadri di artisti allora sconsiderati. Chi lo ha istruito e perché?  Paul Durand-Ruel? No no. Pare di no in quanto, è da Vollard che acquisterà i suoi primi pittori sconsiderati come Cèsanne e Gauguin. Piu avanti, anche lui acquisterà svariati Matisse sostenendo la feroce scuola dei Fauves.

Ora, si presenta e non casualmente un particolare che li accomuna; Le Sorelle Cone, Sergei Ivanovich Shchukin, Enri Matisse, hanno tre matrici in comune: l’essere collezionisti , ebrei e rampolli di famiglie di industriali tessili. Sulle prime due matrici, per il momento sorvoliamo, ma sul filorosso che li unisce  notiamo che per “matar” lo Zar Nicola II, qualcosa comincia a trasparire ovvero: il finanziamento illecito dei rivoluzionari francesi avuto dai confratelli russi con i quali insceneranno la “rivoluzioni del pane” e ad dir poco, una rivoluzione molto discutibili che rasenta il tipico colpo di Stato Borghese, con siindrome cubana..

Per S. I. Shchukin, fu fondamentale l’incontro nel 1907 con Enri Matisse, di cui, trentasette sue opere entrano immediatamente nella collezione ”Shchukin”. Matisse, in quell’occasione, gli presenterà Pablo Picasso da cui comprerà ben cinquanta quadri del periodo blu, rosa e di quello cubista.

I finanziamenti illeciti della Massoneria Borghese Cosmopilita proseguiranno fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale. La collezione finisce di crescere nel 1914 e dopo la rivoluzione bolscevica e nel 1918, viene nazionalizzata. Nel 1922 la collezione è fusa a quella dell’industriale tessile russo Ivan Morozov (1871-1921) per diventare il Museo della pittura occidentale moderna. Ma guarda guarda…. Ivan Morozov un altro Minotauro legato alle filande di Arianna.

Attraverso la lettura dell’Arte, ci troviamo davanti ad un progetto Cosmopolita di grandi dimensioni. La traccia artistica ci mette in evidenza , in quegli anni, la formazione di un “Cartello” commerciale tessile che, detenendo il “Monopolio” di settore, da vita alla formazione di imprese industriali a modello “Multinazionali”, aziende che determinano i prezzi di mercato mondiale disobbedendo gli ordini nazionali, ubbidendo invece ad una organizzazione  etnica non visibile,  strutturata come una “Nazione aliena” presente in tutte le Nazioni.

Non si tratta di dietrologia spicciola, ma di aver intuito i progetti di distruzione delle Nazioni ancora viventi secondo un concetto ottocentesco obsoleto oramai superato. Nasce la parola Internazionalismo, parola più o meno abusata da tutte le organizzazioni multinazionali  siano esse politiche, militari, religiose, commerciali,  industriali.. ecc.

teatro-dei-99-fil-rouge

 

Nel 1948 la collezione Shchukin,  che comprendeva ben 275 opere di altissima qualità,   pagate a suon di rubli, viene destinata una  parte all’Ermitage di San Pietroburgo e in parte al Mueso Puškin di Mosca. L’Arte Moderna mette le sue profonde radici anche in Russia. Stalin per voce del PCUS, scoperto l’inganno, le farà rimuovere e rilegare per 70 anni nei sotterranei museali  come “ Arte Borghese”
Sarà il reazionario Boris Eltis che nel 1992 caduto il comunismo, sdoganare il Minotau-ro  dai sotterranei.

 


Foto:
La Vergine offerta al Minotaturo.

 

 


home page