Geisha in dono
Benedetto Oriente benedetto… dimmi
come si fa amarti senza tradire?
Quell’arte è loro… si si, ce l’hanno.
Le vergini non si toccano con le mani,
tu le appartieni.
.

Geisha in dono
Benedetto Oriente benedetto… dimmi
come si fa amarti senza tradire?
Quell’arte è loro… si si, ce l’hanno.
Le vergini non si toccano con le mani,
tu le appartieni.
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Luna, rosa e cormorano
E’ la mia città ad ancorare il porto per non lasciarlo scappare,
lo vuole per ospitare le barche pirate che navigavano di notte,
e come meretrice mi piace stare seduta sulle ginochia dei pirati
inebriare di rum quelli che sanno raccontare fiabe di Spade.
I barcaioli che pescano pesce con i cormorani s’inebriano
di rum giamaicano, e li ascolto sotto la grande Luna bianca;
anch’Ella s’inebria, ascolta con me e sogna; così mi narra
Masahiro Kuwana la twitter giapponese poetessa carina
che ha per icona una Luna una Rosa e un Cormorano.

Girotondo
A te compagna che tra le tenebre già riposi
pallida come chi trapassata gli occhi socchiude,
la luce rendo fioca, più fioca alla penna mia
per non recar disturbo a chi deve dormire.
“Papà leggi qualcosa, ci piace la tua voce.”
Apro dal segnalibro e proseguo da pag. 66
dove l’altra sera la fiaba si era interrotta
ai deboli si fanno immobili i respiri
nell’abbraccio alato che bimba protegge.
Due angeli bellissimi ogni sera ho nel letto
due angeli benedetti che aleggiano sereni
piccola e madre non sono miei, sono infecondo,
a loro poco importa, vogliono me al girotondo.

Gradisca
Perdio! non posso lasciarti un momento sola
che subito di allusioni ti circuiscono i conoscenti
e tu: Oca! è possibile che ti giuggioli seducente
a tutti i pretendenti, gli amanti e traditori sposati ?
Lo so! Lo so! che non ti sei mai concessa, lo so!
Ma pensi che non noto i tuoi modi e languide maniere
lasciate scivolare come veli ceduti accompagnati
per ciglia soffuse suadenti gli sguardi torvi amici
come dire all’estraneo: “Gradisca” …appena mi giro.
Humm!.. Il tormento mi assale vincente,
morbo che m’attanaglia saperti infedele
e mi piace, senza dirtelo mai, e ti beffi
di ciò, manifestandoti più porca e sexy
quando al collo m’abbracci seducente
e alle labbra mie fingi chiedere perdono
su ciò che succederà a vanto tuo tra poco.
Intenzioni purpuree che non sai trattenere
struggendomi di piacere appena mi sfiori
perdonandoti ogni peccato della carne che sarà,
perdonandoti per quel privarti di lingerie sotto
usciti di casa a sera senza, fino al rientro sul tardi
eccitati un poco brilli scherzando sugli amici sedotti.
Noi due, peccatori consenzienti che braccia
clementi porgi incrociate per la punizione,
d’amore legate dietro ami con nastro
scarlatto raso immobilizzarle subendomi
nella piacevole giusta punizione d’amore
mentre la Luna fuori sorride curiosa.
.
E t’amo dici ,ti amo, tanto mi ami a nastri sciolti:
“Perdonami amore – dici e ancora – perdonami”
poi come astronauti plananti ci amiamo senza
colpe e gravità commesse nel saperti posseduta
da ciò che di sesso erotico offri e in dono possiedo.

Br’amare.
Nel mondo animale il corpo più bello è donna,
detentrice di ovociti ne è schiava anch’ella.
Siamo stregati ambedue dalla stessa magia
quindi non tentare coi tuoi occhi l’amica mia.
Ti vedo sai? Come me, stai bramando per lei.

Foto di: Elio Perfido
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Enea Anchise
Il granchio
Non c’era pace a nord di Oristano
ferie in un mare orribile e rumoroso.
Milioni di esseri neri si muovevano
sulla riva a pasteggiare ondulando
un mantello tenebroso: “Ci mangeranno!”
e si fuggiva più lontano spaventati
a guardare l’orrore. Poi sparivano.
Era ricco il mare di Oristano, ricco.
A sera la spiaggia si tingeva di rosso.
Altri granchi uscivano dal mare
a pasteggiare gli avanzi dei neri
erano più grossi con chele minacciose.
Le famiglie dei pastori avevano capanni,
aglio e olio e rami di limoni sulla soglia;
mettevano in bocca i mostri marini
e ridevano. Pucci, la mia ragazza, ci provò.
Ci provò col nero spaventoso, si fissarono
negli occhi e apertoglielo ancor vivo e condito:
”Chiudi gli occhi è buono” e le fu in bocca!
Mi guardava schifata… supplichevole
io, “dai, giù”, lo deglutì con brutte facce
come chiedere perdono e compassione.
UNO su milioni è Cosmos.
Acc! Fu Epatite virale,
per lei fu Epatite ‘C’ e tanto digiuno seguì,
digiuno e pianti per quel granchio nero
che dentro la rimproverava.
Uno su milioni… pensava
Uno su milioni
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Enea archivio
Neostelle
Pareva fossero cadute dal cielo le stelle
venute sulla Terra nude a fare il bagnetto
e a riva tutte in coro: “Non sappiamo nuotare,
mi raccomando poeta non ci calpestare!”
Come bambine senza sesso amavano
fragorosamente tutte insieme galleggiare.

foto: Plancton indiano
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Enea archivio
RITRATTO DISTRATTO
Nel vagone è la cosa più bella che c’è;
si lascia guardare senza incrociare sguardi
rivolti prontamente alla nuova accomoda
arrivata ora. L’aiuta, l’assiste e si stinge per lei.
Si compenetrano gli sguardi nell’oltre.
Hanno un modo di guardarsi le donne
che non possono guardarci in quel modo
per non essere fraintese ed obbligate poi.
Lo sguardo ripone nuovamente al finestrino
l’altra finge di leggere d’amore un libro,
io fingo di guardare i pali in corsa fuori (huff!)
Poi le sussurra qualcosa, delicata risponde,
si presentano: pari età, si danno del tu.
Della grazia loro quanto ci negano le donne
per colpa della nostra maleducazione.

Il Velo del Tempo
Voglio vederti, riconoscerti.
E’ passato tanto tempo, lo so,
da quando ti ho dimenticata.
Ora sono un uomo libero
e vorrei scegliere te.
“Sei pazzo!” esclami
e di nuovo lo dici,
di nuovo, di nuovo.
mi piace come lo dici.
Mi convinci a darti ragione.
Non conviene voltarsi indietro
potrei rivedere un altra,
come affermi laconica
una che più non sei.

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Enea archivio
Amor platonico
L’Arte, bisogna essere stati scultori per capire la tortura cui è sottoposto l’artista nella grande tentazione di palpare le parti anatomiche più intime, proibite, e lisciarle e levigarle ogni giorno con acqua e lasciva, scoprendo quelle parti sempre più belle accarezzevoli. Arte è l”unica testimone rinchiusa in quella stanza delle torture sessuali.
Chi ha fatto scultura sa che si finisce per innamorarsi perdutamente di ciò che si crea.
Chi tra gli uomini dell’Arte ha goduto di un simile dono, con gratitudine, senza senso del peccato, all’Arte dedica il suo intimo amore e desiderio insaziabile, a riconoscenza.
E l’Arte? Immobile ammira divertita il suo artista e sorride maliziosa in segreto perché sa che sotto quei tessuti fini marmorei è deliziosamente amata, accarezzata e desiderata per giorni e giorni, innamorandosi del suo piccolo genio dalle tozze mani rugose che con rispetto devoto, la lava, raschia, accarezza e asciuga stimolandola col piccolo puntale lieve, smarrendole i sensi nell’orgiastico reciproco desiderio del quale l’artista ci farà dono ad opera finita. Gli riconosceremo nell’opera, l’essere stato un amante prediletto della Belle Arti, ed Ella, riconoscente, in cuor suo lo renderà eterno perché grazie a lui, Arte è venerata, amata, ammirata nel desiderio che non sa nascondere.
E del sesso infuso nella pietra? Che c’entra, se Amor, tutti riconosciamo, rincorriamo ed ambiamo per la sua delicatezza?

foto: PIO FEDI scultore
(Viterbo, 31 maggio 1816 – Firenze, 1º giugno 1892)
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