Picasso: Ossa di Seppie 1923/25


Citazione:
“Bisognava riflettere sulla questione della calligrafia. Non dobbiamo mai dimenticare come il solo modo che Picasso ha di parlare, il solo modo che Picasso ha di scrivere, è con i disegni e dipinti. Nel 1914, e d’allora in poi fu sempre così, egli aveva un modo particolare di scrivere i suoi pensieri, di vedere le cose nel modo in cui sapeva di vederle. In questo modo, con la pittura e con il disegno, cominciò a scrivere i suoi pensieri. Gli orientali, gli americani e gli spagnoli non hanno mai del tutto dimenticato che, per scrivere, non è importate usare caratteri. Si può scrivere anche in un altro modo, e Picasso ha capito questo modo, l’ha capito fino in fondo. Per ricapitolare, tra il 1914 1 il 1917 il cubismo si trasformo in superfici abbastanza piane, non era più scultura, era scrittura, e in questo modo Picasso si espresse veramente, perchè scrivere con la scultura non era possibile, assolutamente.”
Tratto da “Picasso” di Gertrude Stein- ed. Adelfi
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Juan Gris : Pablo Picasso Comandante

Nel ritratto di Juan Gris a Picasso, questo concetto è espresso in modo palese, ecco perché Picasso odiava a morte Juan Gris. Con quel ritratto Gris non aveva fatto pittura ma scrittura. Juan Gris ci ha “descritto“ il segreto di Picasso, quello di essere un Comandante d’Armata, armata dei suoi Cubisti usando l’Arte per impartire ordini sotto forma di comandi (pizzini).Questi venivano dati ai sottoposti sotto forma di di/segni e disegni.
Sul vero linguaggio che movimentava i cubisti nelle loro azioni prebelliche, poco sappiamo e poco si trova in circolazione, come se quel linguaggio sopracitato dalla signora Stein non fosse mai esistito. Sarà proprio lei, la signora Stein, con la propria narrazione e stile di scrittura nelle Biografie degli Artisti a sintetizzare quel linguaggio. In quel suo modo dislessico e disgrafico di comunicare i sottintesi tra i suoi concetti frammentati, ella dirà: “Io sono una scrittrice cubista”

Quando la signora Stein asserisce che: “ Gli orientali, gli americani e gli spagnoli non hanno mai del tutto dimenticato che, per scrivere, non è importate usare caratteri.” apre una grande parentesi dell’Arte, parentesi che stava alla base del concetto verbale del visitatore d’opera moderna dell’ottocento quando si ponevano la domanda: “cosa vuol dire con quel quadro l’autore?” come se in quel voler dire, l’artista avesse voluto sottintendere qualcosa da tenere ancora “censurato” per motivi di forza maggiore, o come se, la motivazione che lo avesse spinto a dipingere tale opera, fosse una motivazione letteraria per una parlata difficile da esprimere con parole ritenute povere, facendo intervenire l’Arte delle illusioni a spiegarle. L’Arte, maestra detentrice dei linguaggi muti che chiamiamo “espressioni” della rappresentazione, è presente in tutte le discipline corporee nell’attività artistica dell’uomo. Le espressioni poco captabili o rare sono rinchiuse nell’attimo fulgente, subito svanito, ma che l’artista ha saputo cogliere come fotogramma, depositandolo nella sua mente (ispirazione) per sviluppare l’immagine segreta poi, con calma, meditandola, immagine enigmatica apparsa per un solo istante, rivelandoci l’artista le tracce di una volontà sensoriale posta nel divenire della Trama o Tragedia rappresentata.

Pizia degli Oracoli

Pizia e Diffidenza:
Gertrude Stein va osservata e letta non come lesbica ma come donna, perché Apollo volle alle donne tutte donare il segreto della profezia, (Prizia) dono del captare nell’attimo fulgente tutto ciò che si trama alle spalle altrui determinando o mettendo il luce l’ovvio della trama; l’ovvio della cospirazione; l’ovvio della falsità nella Ragione; l’ovvio della concupiscenza in atti premeditati elaborando la donna stessa una strategia difensiva a lungo termine diventando diffidente per tutto il corso della Tragedia fino all’atto finale, la Morte, che la libera dal sospetto e le nutre di giustizia la Ragione sempre attenta in attesa del Fato percepito, compiuto.
Questo concetto classico sulla diffidenza divina delle donne (ERA dea), è percepibile nello sguardo delle donne del sud Italia, donne fortemente severe, classiche, antiche, dove nelle cosche etniche, siano esse di origine greco antiche, saracene, autoctone o ebraiche, quelle donne amministrano socialmente la rettitudine della legge d’onore. Mentre ai maschi è dato di seguire i “traffici” più o meno legali o politici, tra pizzi, pizzini, rosai, matrimoni e funerali, i gesti dettati con le mani o le smorfie del viso sono ed erano linguaggi muti addetti alle comunicazioni, dove era sufficiente una “smorfia” per determinare una alleanza, una trama, una tragedia prossima imminente, una sentenza, o sequele dei drammi meridionali tra la vita e la morte, tra “vida y muerte” in Spagna, ciò per sentenze mai scritte e puntualmente eseguite sempre, e ferocemente, in barba alla giustizia di stato.

Quindi l’uso del disegno nei messaggi segretati era un arte antica ancora dominante nel 1914 quando l’analfabetismo regnava sovrano in Europa, specie nel sud, per trasformarsi velocemente in “letterine anonime” (vedi i dadaisti), messaggi criptati (vedi i cubisti con i caratteri introdotti da Georges Braque) o tra i futuristi italiani come Marinetti, che, dei caratteri ne fece un arte di mestiere ai proclami, dove il diffondersi della scrittura ha cambiato prepotentemente i connotati della pittura spogliandola dell’attimo fulgente per amore del futuro ampiamente tramato scientificamente e in profondità dalla letteratura psicologica dei primi novecento.
Lasciata alla sola geometria piana snudata (cubismo piatto) il compito di lanciarsi verso il futuro progettuale, la Geometria studierà in profondità gli aspetti sottili delle forme geometriche (detti spettri) fino allora sconosciuti ed invisibili, staccandosi dalla pittura piana per diventare il rinascente e ragionato Disegno Tecnico, arte non più di/segno ma di disegno, lanciandoci nel mondo moderno governato da spettri metallici politicizzati per trame rimaste nascoste che hanno dato origine alle tragedie delle guerre meccaniche moderne sanguinarie e devastanti.

“Osso di seppia con chiglia”

Osso di seppia.

Se smarrito il linguaggio segreto dei cubisti, le loro tinte mimetiche sui cannoni e divise dei soldati, assumono, le loro opere, un aspetto insignificante, arte senza parte e anima, perché cosi vollero gli autori, quindi, come arte inutile e sciatta la si trattava. Il “cubismo piano” spoglio di tutto, lascia ai posteri la sola estetica enigmatica da ripulire dalle brutture originarie per renderle presentabili; conchiglie morte sulla spiaggia del tempo che narrano la tragedia di una battaglia marina avvenuta per la sopravvivenza o dominanza dei mari, lasciando sulla rena sciacquate dalle onde al sole, le sole prospettive scomposte di cozze, corazze o corazzate frantumate tra ossa di seppie spolpate, souvenir scultorei di spettri che non rivedranno mai più la luce delle loro imprese o sconosciute battaglie. Picasso tornerà all’arte figurativa dopo che concluse in Italia il ciclo Parade, nome in codice segreto della prima guerra mondiale.

Chiunque cospira trami la sua tela artistica.
Chi storico sa taccia.

Arte: Le bugie

Asseriva Paolo Villaggio: “le bugie sono la parte piu credibile delle Biografie”

Paolo Villaggio ha distrutto il moralismo all'italiana. Per questo ...
Paolo villaggio, attore italiano

Questa affermazione non cade dal cielo a casaccio e tanto meno è una deduzione spiritosa di un comico italiano che, pur di stare sulla cresta dell’onda spari delle massime devianti. Questo tipo di denuncia viene da più parti dai mondi intellettuali.

I personaggi “famosi” spesse volte sono costruiti. Una centrale di burattinai ne forgia l’aspetto, l’anima e il mito come nel caso degli Oscar del cinema e dei Premi Nobel, (sono esclusi per il momento i rappresentanti Nobel delle Scienze).

Quello dell’attore è un mestiere che ci porta a conoscere antichi personaggi storici attraverso narrazioni da palcoscenico (Teatro-Circo) è molto piu facile la bugia e divulgarla come sincera. Gli attori sono coloro che s’immedesimano nel personaggio dandogli un anima propria interpretata, oppure attraverso la falsa interpretazione ne modellano in altro senso anche le scritture. (speculazione intellettuale)

Le Biografie storiche spesso sono la risultanza di interpretazioni soggettive, memorie parziali, ricerche monche, verità nascoste, deviazioni a pagamento per ragioni stotico/politiche di che le stilla. Un buon lavoro di ricerca, riscontro e confronto, spesso mettono il luce le Biografie malefatte o bugiarde.

Gertrude Stein

“Mia sorella è una bugiarda”.
Così Leo Stein accusava la sorella Gertrude scagionandosi sulle presunte simpatie e accordi sotterranei tra le destre europee e gli USA, trame tessute dalla stessa Gertrude. Con tale calunnia Leo e il fratello maggiore Michael, prendevano le dovute distanze da Gertrude sui sospetti criminosi di convivenza e responsabilità politico/falsaria in Arte nella creazione e fondazione del Mercato speculativo d’Arte Moderna descritti nel libro delle sue confessioni intitolato “Autobiorafia di Tutti” testo redato dalla stessa Gertrude S. dandoci un ritratto preciso degli artisti ed intellettuali del suo tempo in Europa con i quali aveva allacciato relazioni pericolose, dandoci le tracce della base segreta operativa americana in Europa per la creazione di uomini ombra (spie) atti alla gestione della Prima Guerra Mondiale, le 2 Rivoluzioni russe e la seconda guerra mondiale, terremoti politici che hanno squassato l’Europa per 50 anni.

Amante e librettista di tetro, Gertrude sa che la Bugia sul palcoscenico regna sovrana e la sua magia sta nell’interpretazione generatrice di un arte escatologica dentro l’Arte stessa. (La falsità)
Escatologico: aggettivo. Pertinente all’interpretazione dei destini ultimi dell’uomo e dell’universo.

Ippogrifo Produzioni in scena al Teatro Astra con lo spettacolo "Furiosa"  Eventi a Verona
Ippogrifo: FURIOSA

Prima di diventare teatro , l’Eroe è l’Uomo maiuscolo più vicino all’immaginario universale. Esso è un prodotto collegiale selezionato e distillato da studiosi uomini di cultura ed interpreti (attori-poeti)che ne forgiano il carattere e l’aspetto, l’uso della sue armi e i fini dell’impresa.

L’Eroe delle masse o eroe massificato, in politica viene corredato e trasformato in “Attore” politico, un primate evoluto che si distingue al di sopra delle masse diventandone elemento Alfa, elemento guida, o come lo sottolinea Gertrude Stein: in Genio.


Tratto da “Autobiografia di tutti” di Gertrude Stein

Posso dire che solo tre volte nella vita ho incontrato un genio, e ogni volta mi è suonata dentro una campanella, e non mi sono sbagliata; posso dire che in ogni caso questo è accaduto prima che ci fosse un riconoscimento generale della loro qualità di genio. I tre geni di cui voglio parlare sono Gertrude Stein, Pablo Picasso e Alfred Whitehead. Io ho incontrato molta gente importante, e molte persone di livello, ma ho conosciuto solo tre geni di prima classe e in ogni caso, a prima vista, ho sentito suonare qualcosa dentro di me. In nessuno dei tre casi mi sono sbagliata.

Alfred North Whitehead – matematico inglese

Alcune delle foto presenti su questo blog potrebbero esser prese da internet. In caso ne rivendicassi il copyright, invia una mail a 2milaventieventi@gmail.com  e saranno immediatamente rimosse 🙂

Alice B. Toklas e le Avanguardie 1900

La caduta degli Dei

Con le confidenze pervenute da Alice  B. Toklas su Césanne, cade definitivamente la prima testa di un artista dell’Avanguardia del Novecento invitando i collezionisti, prima di vantare di essere in possesso di un capolavoro  di Césanne, di valutare bene l’originalità del prodotto e comunque, chi vende, di avvertire il collezionista ignaro sulla truffa avvenuta alle spalle dell’artista e diffidare dei quadri che riportano la data dal 1903 al 1906 anno di morte dell’artista.

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A riconferma l’arguta Alice B. Toklas dice su gli Stein: “… furono presto i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto”.
Cataste? Privilegiati? Un Mucchio di che e di chi? Di Paul Césanne.
Chi oltre al  mercante d’arte Ambrogio Vollar in quel periodo rivendeva ai collezionisti d’Arte ignari, i falsi quadri di Cèsanne e Daumier destinati al mercato USA?                                                                         Foto; Alice Babette Tocklas

Valore economico ed artistico 

I quadri di Cèsanne dal 1900 in poi, se stimati oggi,  il reale valore verrebbe dimezzato o addirittura annullato, oppure, ridotto al valore di otto ore di lavoro di due servette polacche immigrate a Parigi nei primi del novecento, che pur dipingendo bene come copiste  i quadri di Césanne,  lavoravano al primo piano della bottega di Ambrogio Vollar dipingendo di fresco i futuri quadri attribuiti a Paul Césanne. Alice Toklas, per aver fatto la spia pubblicando la notizia sul suo capolavoro di Biografie , verrà punita severamente.

Sul finire dei suoi anni, Alice B.Tocklas, invecchiata, rimasta sola. Ella verrà espropriata di tutti i suoi beni personali dalla famiglia degli eredi Stein, espropriata di tutti i quadri accumulati e relativi capitali personali e ridotta in miseria. Ma poco importa alla piccola  Alice Toklas  di  quella “robaccia” della quale sapeva il vero valore perché priva di magia artistica di Césanne.
Ella volle infine – pagandola anticipatamente qualche anno prima – essere tumulata vicino a Gertrude Stein, compagna e unica vera “
amica del cuore”.

Ai collezionisti 

I collezionisti di tutto il mondo oggi hanno il diritto di chiedere le perizie e il rimborso della spese sostenute per l’acquisto di quadri di Césanne e che, a sua volta, il venditore d’Asta girerà al rivenditore precedente le spese e cosi via fino arrivare al patrimonio di famiglia dei veri truffatori: Ambrogio Vollar e gli eredi Stein. A quel punto dopo le controversie giuridiche e critiche si può ricominciare da capo e rilanciare sul Mercato la stessa merce al prezzo che un estimatore  decide in cuor suo il valore di partenza o che voglia esso  sostenere.
Che altro c’è da dire su questa brutta “Storia dell’Arte”, è che verrà richiamata in causa  per rispondere di altre malefatte nascoste presenti tra le pagine in svolgimento di questo Blog, L’arte delle Avanguardie verrà citata rea imputata più volte, artisti compresi. Qui in FiloRossoArt non si cerca la Verità, ma la Realtà, ovvero ciò che è successo veramente. “Qui da noi si fa così”, si vuol sapere storicamente come sono andati i fatti e rendere Giustizia all’Arte per  liberarla dai Mercanti di diamanti di vetro e Vergini innocenti bistrattate.

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Ma chi era veramente Alice Babette Tocklas la gentile signorina americana il cui volto assomiglia a un noto poeta francese misteriosamente defunto a finire Ottocento? Che reato ha commesso per essere diseredata dopo una vita di Servizi Segreti  resi agli USA  in Francia assegnando documenti falsi e  cambi di identità nelle relazioni pericolose di agenti segreti americani nella preparazione e svolgimento della Prima e Seconda Guerra Mondiale?

Le indagini continuano…

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Alice T.

Picasso: Arte Seriale e Capitale

Picasso e il Capitale (1 di 2)

Da: Autobiografia di tutti  di Getrude Stein (pag.76)

C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora. Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaume Apollinaire e Max Jacob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi eppure era molto più giovane comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come lo facevano in America. Diceva che un poeta doveva scrivere una poesia al giorno come lui un quadro al giorno e se tutti scrivevano una poesia al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per la poesia e i quadri sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui e naturalmente lui avrebbe portato un quadro pronto da mostrare e cosi faceva e loro facevano. Certo loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno Tutto questo così Marcoussis disse, accadde prima che li conoscessi, forse si.

Alla luce di questa confidenza letteraria e la discussione accesa avvenuta tra Pablo Picasso e le signorine Gertrude Stein e Alice Toklas sul principio che l’Arte delle Avanguardie che dovesse essere assolutamente “brutta”; legittimare tali brutture come Arte, nascondeva il principio secondo cui: se l’arte fosse caduta nelle reti del Capitale diventava obbligatoriamente da Iconoclasta a “oggetto seriale” da lanciare sul “Mercato” per creare il “Collezionismo” d’Elite.

Due sono state le porte scardinate: la prima fu, il monopolio dell’idea del “Brutto” che in Arte avrebbe conquistato il suo giusto posto in cielo; l’altra, fu quella di far diventare la sua “Brutta Arte” e  “l’Arte orribile” di Matisse,  una nicchia di Mercato nella quale potessero accedere soltanto i finanziatori delle manovre illecite destabilizzanti in vista del progetto rivoluzionario di cambiare la vecchia Europa in una Nuova Europa e a tutti i costi, dove solo ai “finanziatori” del progetto sarebbe stato permesso di accedere ai frutti che tale manovra metteva in scena e ricompensati poi con i futuri utili vertiginosi. L’Arte, militarizzata, concorse alla  presa del potere in Europa.

Gli utili derivati dalla capitolazione di Francia e la capitolazione dell’intera Europa, avrebbe generato ricavi monopolistici vertiginosi, conquistando, quei fedeli riuniti, i migliori posti di prestigio e di grande potere politico negli stati conquistati, manipolando in questo modo i futuri parlamenti Democratici nascenti e gli  stessi elettori. Geopolitica.

La Democrazia parlamentare e il suo controllo, era “il Progetto” che stava alla base di tutte le guerre e rivoluzioni inscenate dal 1905 in poi.

 

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Il collezionismo d’Arte, secondo il modello “Picasso/Jacob”, sarebbe stato diviso in: “Finanziatori Occulti” di un nuovo mai visto prima “collezionismo moderno” inspiegabilmente attratto dalla bruttuzza, e il Collezionismo Classico al quale potevano accedere i collezionisti  borghesi storici, tradizionali e accademici. (Arte Classica)
Il principio capitalista secondo il quale, un quadro, essendo generato o “creato” da una “azione” umana, è un prodotto del Lavoro come tutti gli altri industriali. Tale oggetto, se fatturato o preventivato, avrebbe seguito il destino speculativo di Mercato e di Borsa come tutti i prodotti umani del Lavoro classificati in Azioni e Titoli.

Lo schema “Picasso/Jacob” –  suggeritoci dalla signorina G. Stein nelle Biografie, finge di averlo saputo in modo indiretto da Marcoussis dell’operazione commerciale in atto  di Picasso. Ricordiamo ai lettori che, negli 83 giorni di posa continua della Gertrude Stein nell’Atelier di Picasso non fu per produrre su tela  quel suo noto ritratto di pessima fattura pittorica, divenuto poi, per importanza strategica nella Storia dell’Arte un valore culturale inestimabile, ma è di avere raggiunto come “Titolo azionario” una cifra esorbitante in quanto, matrice fondamentale di quello che i modernisti d’Arte insistono chiamare la “significatisva svolta delle Avanguardie nella Storia dell’Arte” e quindi essendo il primo di una lunga serie viene chiamato  Capo-Lavoro.

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In parte hanno ragione, Durante quella posa, Max Jacob non risultava essere già inquilino permanente dell’atelier “Battello” di Pablo Picasso, ma accomodatosi solo poi.

Jacob fu arruolato a “Ritratto” compiuto e richiamato in “servizio” dallo stesso Picasso per dirigere il nuovo e strategico settore commerciale del suo Atelier, mettendo in pratica la strategia commerciale americana suggerita dalla Getrude Stein, la quale, non a caso diventerà la “Piazzista” per ecellenza delle opere di Picasso in America incaricando l’ufficio vendita americano a suo fratello Leo Stein…

Ricordiamo sempre ai lettori che, la signorina Gertrude Steiner, era a Parigi per spalmare gli aiuti economici americani ai rivoltosi perdenti della campagna rivoluzionaria di Russia del 1905 e quindi, la Stein aveva funzioni Finanziatrice. Che sia stata sua l’idea maturata negli 83 giorni di posaciò  è possibile in quanto, dopo quel Ritratto , Picasso ascese finanziariamente gli olimpi artistici.

Notoria è, alla storia dell’Arte, il “bacio/abbraccio” tra Jacob e Picasso la sera in cui Jacob si presentò per la prima volta alla porta dell’Atelier parigino Battello di Picasso, e che, strettisi affettuosamente come chi  amico è stato “ritrovato” dopo anni, Picasso imbandisce per lui  dopo le presentazioni dovute agli “amici-artisti” spagnoli  presenti,  una gran bella  serata d’allegria imbandita di musica, canne, vitto e vino fino al mattino; insomma, fecero una baldoria tale da porgere le scuse la mattina seguente al vicinato.

Quale fu il compito di Jacob in quell’ambito progetto picassiano rivolto all’assalto della diligenza chiamata Arte?

Vediamone gli aspetti::

Jacob,_Max_(1876-1944)_-_1934_-_Foto_Carl_van_Vechten,_Library_of_Congress

Max Jacob: raffinatissimo Gay , dal carattere sensibile di origini ebraiche, figlio di antiquari, si convertì al cattolicesimo sostenendo che  tale conversione fu per aver avuto nel 1909 una reale visione di Gesù Cristo; ma ciò, non lo esonerò dalla feroce rappresaglia nazista che lo internò con  l’intera sua famiglia sterminandoli tutti.
Jacob, era poeta francese , uomo colto, multilingue, omosessuale e che, oltre ad impartire lezioni di francese a Picasso durante il giorno, vestito di tutto appunto perlustrava elegantemente le piccole gallerie parigine comportandosi come un ricco collezionista d’Arte. Entrato nel negozio,  presentato il biglietto da visita, la prima cosa che chiedeva al gallerista dopo un rapido sguardo ai quadri esposti, formulava: “Avete un Picasso?”.

Alla risposta negativa del gallerista, prima di uscire: “Tornerò e spero ne abbiate uno.” Ripassava dopo un paio di giorni gli amici artisti del Battello facenti da comparse, proponendo al gallerista la vendita di almeno due o tre quadri di Picasso a prezzo d’amicizia, così, col ricavato di due quadri, dato a Jacob, egli tornava dal gallerista il giorno seguente, comperandone da gran signore, uno.

Pur essendo il guadagno quasi nullo, metteva a segno il meccanismo commerciale del passaparola secondo cui, in città, i quadri di un certo Pablo Picasso di origine spagnola,  piacevano assai e quindi, Jacob e amici pittori dell’Atelier misero a frutto lo stratagemma aprendo un piccolo giro d’affari facendo crescere il prezzo  dei quadri come in borsa: domanda, offerta.

Ci pensarono poi i galleristi a fare da grancassa e buona pubblicità di vendita ai loro ignari collezionisti, che, avvicinati da un geitil uomo di nome Max Jacob, venivano ricontattati per la rivendita dell’opera quasi subito dopo l’acquisto e a un prezzo superiore. Il collezionista sprovveduto tornava in Galleria per un nuovo acquisto. Nel frattempo le opere succcessive  erano aumentate di prezzo e Jacob contrattando i collezionisti ignari, rivendeva dei Picasso al ribasso (facendogli credere di fare un buon affare), portando a casa un buon utile col quadro picassiano contrabbandato sottobanco. Felicità del collezionista che a sua volta lo rivendeva nel giro e felicita di Picasso che vedeva le sue entrate valutate.

Nasceva in questo modo il guadagno. L’Arte, in questo modo, perdeva tutta la sua solennità figurativa iconoclasta (sacra) trasformandosi in oggetto d’arte, quindi “Oggetto” da collezionismo vertiginoso.

Una cosa che la Gertruse Steiner venne a conoscenza (dice: solo poi), fu che questa strategia truffaldina in nome dell’Arte, non era farina del sacco di Picasso, ma a Parigi, c’era già un altra mafia “titolare” del giochino perverso, ed era del pittore Fauveista: EnriMatisse.

Matisse applicava questa tecnica di vendita su suggerimento di Monet che nel frattempo, invecchiando e quasi cieco, usciva dal “giro” per lasciare a Matisse lo scettro artistico e il mercato americano da seguire, ma a Matisse, interessava piu il mercato russo vendendo (a prestito) i suoi quadri per il finanziamento delle rivolte popolari russe ad opera della  confraternita ebraica industriali, fornitori ufficiali alla corte dello Zar Nicola II° tramado alle sue saplle un nefasto destino.

Quindi, Matisse da solo, non poteva sostenere una produzione così elevata per il finanziamento illecito in danaro dei rivoluzionari russi e americani, per ciò pensò bene di elevare il costo dei singoli quadri a prezzi elevatissimi, quindi oltre l’autore artista e i collezionisti borghesi insurezionalisti,  solo l’organizzazione eversiva di vendita e bancaria erano a conoscenza delle “manovre” segrete in atto: Il Coplo di Stato allo Zar.

Tra i due gangster, Matisse e Picasso, non correva buon sangue, perchè la torta da spartire era troppo grossa e politcamente strategica. Per assicurarsi il primato, Matisse dovette combattere duramente contro l’astuto Picasso.


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I Due concorrenti:
Matisse era di estrazione borghese, studente fuori corso di Giurisprudenza e quindi le leggi le conosceva bene. Godeva della fiducia dell’intera comunità ebraica capitalista francese dove, per  riciclare il  danaro per finanziare le manovre insurezionaliste e di  concorrenza sleale nel mondo industriale in ascesa di idee e invenzioni,   per realizzare tutto ciò bisognava essere addentro nelle fitte maglie delle Famiglie borghesi ebraico/russe e americane non che  convivenze diplomatiche e con alti esponenti politici. Matisse era un anello di congiunzione  ideale e credibile.

Picasso invece no, era di estrazione umile, figlio di un insegnante d’Arte e casalinga, crebbe politicamente sprovveduto,  e come tutti i piccoli gangster emergenti che volevano  interferire in affari contro i pescecani, per lui ci volle una buona dose di  determinatezza spagnola ex colonialista. Una cosa che giocò a favore di Picasso, fu la conoscenza dei fratelli  Stein. Ottimi affaristi e finanzieri americani, dopo il fiasco del 1905 in Russia, presero in mano la nuova situazione e pensarono gli Stein a far crescere altre realtà parallele nei giochini in Arte per mettere in secondo piano il potente Henri Matisse, in parte responsabile indiretto del fallimento bellico insurazionale russo ma finito sotto la tutela dalle sorelle Cone, impresarie americane e monopoliste del cotone.

Gli Stein, addocchiato il piccolo e tarchiato bullo di quartiere  di nome Picasso, e che si faceva avanti  da solo. Durante il “Ritratto” che  la Getrude Stein gli aveva commissionato, cominciò il gioco d’azzardo tra Lei e lo scaltro mafiosetto emergente. Stein riuscirà coinvolgere Pablo Picasso ad accettare quella sfida impossibile.

Il protettorato Stein era molto addentro nelle questioni Finanziarie d’America, mentre Matisse era addentro nei potentati industriali d’Europa, Inghilterra, Germania, e Russia. Matisse, era anche Rabbino, mentre Piccasso era l’impronta caratteriale di un torero spagnolo senza paura, praticamente, un incoscente sceso nell’Arena a “Matar el Toro”.

La domanda possibile che Picasso pose alla Stein durante il  ritratto fu: “ Matisse, quanti quadri fa al giorno?” La Stein probabilmente gli rispose senza scampo, “Se vuoi conquistare l’America ne devi fare  due o tre al giorno. In America abbiamo migliaia e migliaia di ricchi, specie adesso che agli europei sono in crisi economica per i grandi investimenti industrialidi inizio secolo.

A Picasso gli si presentava davanti un sogna grande come un impero. Doveva inventare una tecnica pittorica talmente velocee  produttiva da portare via lo scettro a Matisse. La macchina produttiva si mise in moto. L’incontro con Duchamp fu l’inizio di una grande avventura.


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(Picasso Capitale 1/2)

Paul Césanne: Più falsi che veri.

1900 Parigi: ” C’era una volta una banda di truffatori d’Arte.”

Di patacche “artistiche” sono pieni i Musei e le Collezioni d’Arte dei privati. Non è facile dimostrarlo ma possibile. Con Césanne possiamo cominciare ad aprire scenari d’Avanspettacolo all’italiana e parlare di “Storia della Pittura” truccata e falsificata. Qualche accenno sui quadri falsi è già stato dato con lo studio di Pablo Picasso inerente al ratto della Gioconda, ma la lista delle opere  false è lunga e mettere insieme le prove non è facile

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Paul Cézanne ( Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore francese. Il padre del pittore si chiamava originariamente Luigi Augusto Cesena (della popolosa comunità ebraica di Cesena) e che da giovane, appreso il mestiere di cappellaio si trasferisce in Francia ad Aix en Provence dove sposa una operai della bottega nella quale lavorava e gli darà alla luce: Paul e Luigi. Il padre, grazie al successo nel gestire una Banca locale, avvierà agli studi d’arte a Parigi il figliolo Paul. (sulla metamorfosi da cappellaio a Banchiere ci torneremo). Scopriremo nelle indagini che le Accademie di Belle Arti e il Biennio di Medicina, erano per la comunità ebraica delle vere e proprie palestre  “Accademiche” adunanti adepti per la formazione di “Quadri” politici futuri. Sembra una metafora ma vedremo che cosi si muoverà la loro realtà.

Su Paul Césanne studente e pittore si hanno poche informazioni e irrilevanti. Pittore onesto, senza pretese economiche, l’arte per lui fu una grande sofferenza condita di scarsa valenza economica fino al programmato “colpo di stato” ai danni dello Zar nel 1905, diventando le sue opere ricercatissime, divenendo Césanne un punto di riferimento finanziario fondamentale e illegale. Sulle sue opere invece, pare che il mondo femminile italiano nutra un sentimento particolare, forse scaturito da quel sentimento materno che le distingue o forse perché, trovavano intima la sua arte nell’arredo casalingo. 

L’artista Paul Césanne, malato di diabete, muore nel 1906 e, dovendo il collezionismo rastrellare dell’artista altre risorse disseminate in Francia,  Gertrude Stein e il fratello Leo,  (collezionisti), nel 1904 decisero di annettere nella loro scuderia “artistica” Paul Césanne rintracciando le sue opere in Parigi per rivenderle in America esportando la notorietà del  pittore  nel mondo del collezionismo americano.

Il Pittore era già anziano e malato quando Gertrude Stein si cimentò a rintracciare le opere sparse segnalate al fratello a Firenze. Conosciuto il signor Charles Loeser, egli indicò nel mercante Vollard la persona ideale per tale ricerca. Gli Stein si portarono alla galleria di un Monsieur Vollard in Parigi per  fare acquisti da rivendere in America. Vollard pare fosse il più grosso mercante di Paul Cesanne in Francia. Cosi ci narra quell’incontro Alice Toklas nella sua Autobiografia: Getrude Stein finiva a Baltimora l’ultimo biennio (1900-903) nella scuola di Medicina alla Johns Hopkins,”.

La prassi di frequentare il “biennio di Medicina”  la troveremo spesso  tra i giovani artisti ed intellettuali di origine ebrea. Gertrude Stein è ebrea come i Cèsanne. Originaria di famiglia tedesca ebbe tre fratelli: Michael, Simon e Leo ed una sorella Bertha tutti maggiori di lei.

L‘importanza del biennio di Medicina come accennato è presumibile dal fatto che, chi frequentava quel biennio sarebbe stato impiegato in “prima linea” sui fronti rivoluzionari o insurrezionali e, a tale scopo, veniva conferito all’adepto  un alto grado di comando per compiti particolarmente delicati e a rischio di vita cui impiegato. Ciò permetteva di partire agevolati nelle cordate gerarche potendo arruolare un esercito di volontari o di arditi per svolgere i  compiti ricevuti. Per tali operazioni,  abbisogna un paramedico per le ferite urgenti .

Foto 1 Leo e Gertrude Stein                          Foto 2 Michel e Gertrude  Stein

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Leo Stein, terzo  dei 5 fratelli (3 maschi e 2 femmine), in quel tempo era di stanza a Firenze presso il fratello Michel lasciando ambedue pochissime tracce bibliografiche dietro loro durante il soggiorno italiano, ma rivedremo invece il fratello maggiore Michel Stein residente per molti anni in Italia (toscana) assieme a Ezra Pound (Rapallo)  e altri intellettuali esteri ad organizzare i finanziamenti ai “Futuristi” e i loro Avanguardisti per l’ascesa della gerarchia Fascista mussoliniana e la costituzione degli “Avanguardisti”, futuri giovani fascisti col compito di squadristi.

Il Mercante Ambroise Vollard (Saint-Denis, 3 luglio 1866 – Versailles, 21 luglio 1939) è stato un imprenditore e gallerista francese. Fu il mercante d’arte di importanti artisti come: Paul Cézanne, Aristide Maillol, Pablo Picasso, Georges Rouault, Paul Gauguin e Vincent van Gogh, e di Marc Chagall. (tutti ebrei). La sua galleria si trovava al n.6 di rue Laffitte a Parigi. Vollard fu un promotore delle Avanguardie francesi. Nella sua galleria vendeva i suoi pupilli ai più grandi collezionisti europei e americani. Nel 1901 fu uno dei primi a promuovere le opere di Pablo Picasso appena arrivato a Parigi.

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Di quell’incontro con il mercante Volladr così prosegue Alice Babette Toklas a pag, 30:

Dissero a Monsieur Vollard che volevano qualche paesaggio di Césanne: Li manda il signor Loeser di Firenze. – Oh, certamente- disse Vollard con aria più allegra, e andò su e giù per la stanza, poi scomparve dietro a un divisorio di fondo e si sentirono i passi pesanti su di una scala. L’attesero un bel po’. Quando ridiscese aveva tra le mani un quadretto di una mela, ma il più della tela non era dipinto. Insieme studiarono il quadro attentamente, poi dissero – Già ma, sapete, noi si voleva vedere un paesaggio.- Oh certamente, – sospirò Vollard e prese un aria anche più allegra;…”

Deduzione:
In se, la narrazione presenta un particolare anomalo: la “collezione” di Cèsanne non era esposta al pubblico, non era visibile. La lunga attesa degli Stein nascondeva qualcosa d’imprevisto, sorprendentemente comico ed illuminante.

… dopo un momento tornò a scomparire e questa volta ritornò con un quadro che rappresentava una schiena: era un quadro magnifico senza dubbio, ma fratello sorella non erano ancora in grado di comprendere a fondo i nudi di Césanne; ritornarono perciò all’attacco. Quel che chiedevano di vedere era un paesaggio. Stavolta Vollard tornò dopo un’assenza anche più lunga con una tela grandissima dov’era dipinto un piccolo frammento di paesaggio. SI, ci siamo, dissero, è un paesaggio, ma loro chiedevano una tela più piccola, che fosse per tutta dipinta. Si vorrebbe vedere appunto qualcosa di questo genere, – dissero. Intanto era sceso il rapido crepuscolo invernale di Parigi e in quel momento una vecchia donna di servizio discese da quella scala dal fondo, brontolò: ~ Bonsoir, messieurs et mesdames,  e se andò senza rumore; un istante dopo, un’altra donna di servizio discese quella scale, borbottò – Bonsoir, messieurs et mesdames, – e se ne andò senza rumore. Gertrude Stein cominciò a ridere: e disse al fratello: – Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne -. Tutti e due non si tennero più dal ridere.
Quando si furono calmati gli tornarono a spiegare del paesaggio. Gli dissero che cercavano uno di quei gialli e meravigliosi paesaggi di sole ad Aix, come ne aveva parecchi Loescr. Ancora una volta Vollard scomparve e finalmente ritornò con un bellissimo paesaggio verde. Era un amore, copriva tutta la tela e non costava caro; lo acquistarono.
In seguito Vollard. spiegava a tutti, che erano stati a visitarlo due americani pazzi che ridevano tutto il tempo e ciò l’aveva molto seccato, ma a poco a poco s’era accorto che, quando più ridevano, compravano poi qualcosa e cosi aspettava sempre che ridessero.
Da quella volta, non smisero più di frequentare Vollard.
Furono presto tra i privilegiati che potevano demolire le cataste di tela e frugare nel mucchio a proprio gusto. Comperarono un minuscolo Daumier: la testa di una vecchia. Poco alla volta si interessarono ai nudi di Césanne e finì.

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Quando Alice Toklas scrive “ da quella volta non smisero più di frequentare Vollard.”, ciò conferma che di falsi Cèsanne in circolazione sono pieni i Musei e le Collezioni Private.
A giudicare dalle risate degli Stein quando si accorsero che i primi due quadri “pagati a basso costo” i quadri erano due falsi appena sfornati, dipinti su richiesta alle due anziane pittrici straniere vestite da serve. La narrazione ci  rivela anche di essere in presenza di due ottime copiste di manierismi pittorici e che diventano  falsarie nel momento in cui si apporta sulla copia d’Arte  la firma falsificata dell’artista (erano ignare?). Se Césanne nel 1900 era già ammalato e muore nel 1906 per quella  malattia degenerativa, chi dipingeva al posto suo?
Erano forse le due anziane servette  di Vollard o lo stesso Vollard a produrre i falsi firmati?  Se due delle copiste stavano uscendo dalla bottega e Vollar continuava le transizioni pittoriche clandestine, chi c’era ancora al piano di sopra che continuava a  dipingere su ordinazione di Vollard? Quanti dipendenti disponeva Vollard per mettere in piedi una cosi alta produzione di quadri sconosciuti al pubblico parigino e americano ignari, i quali credevano di trovarsi davanti a quadri d’autore? Poi c’è quel saluto sgrammaticato delle due copiste: “Bonsoir, messieurs et mesdames,”  Per chi è francofono forse riesce a capire la nazionalità delle copiste.
Quando Gertrude sussurra al fratello Leo confabulando sottovoce: “Ci pigliano in giro, qui non ci sono Cézanne. Vollard va di sopra e dice a queste vecchie che cosa debbono dipingere: lui non capisce noi e quelle non capiscono lui; dipingono qualcosa e lui ce lo porta e sarebbe un Cézanne “, scoppiarono a ridere in quanto capirono di colpo come funzionava la famosa Arte in Francia conosciuta in tutto il mondo: napoletani.

Quella occasione scatenerà in Gertrude Stein  un’altra grande idea, ed è  l’operazione artistica truffaldina di nome “PABLO PICASSO” e Cubismo. Gli Stein prenderanno coscienza che quel che conta nel mondo moderno artistico non è l’opera ma la FIRMA, un culto feticista arrivato ai nostri giorni indenne.

Falsificando la firma era possibile falsificare tutta l’Arte che volevano e, far nascere un collezionismo industriale all’americana viziato. L’Arte mediata dal Capitale assunse le sembianze mascherate della Tragedia Greca ispiratrice, dove anche il filosofo Friedrich Nietzsche e il dottor Sigmund  Froid in quegli anni faranno ampio abuso speculativo delle tragedie per la costruzione  del Nuovo Dirigente Moderno ideale per le conquiste.
Dicevano a Zeus per regnare: “fare cose simile ma non uguale”

Cezanne - Le grandi bagnanti

il successo di Paul Cézanne

Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, perdute le tracce di queste falsificazioni, la “critica” riconobbe il valore dell’ opera di Paul Césanne.
La mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu anche l’esposizione al Salon d’Automne del 1904.
E che dire del successo di Calude Monet (Il Gran Giardiniere) che  coincise anche verso lui l’interesse americano di inizio secolo, interesse verso quegli  artisti senza Patria, cosmopoliti, finanziandoli profumatamente?
Paul Césanne, ammalatosi di diabete dal 1900, verrà sostituito come dirigente insurrezionale cedendo lo scettro “artistico” all’amico di cordata Claude Monet che vide anche lui impazzire le proprie quotazione ad opera sempre degli americani, mentre Césanne, tenne sempre un profilo basso per malattia, restando ad Aix-en-Provence.
Negli ultimi anni di vita lavorerà a “Le grandi bagnanti” (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti. (Sarà poi vero?). Una indagine particolare andrebbe fatta verso tutte le “nude danzanti e bagnati” del tempo, tema prediletto dei “Balletti russi”  che la Stein ci svela essere altra cosa, tema pittorico ricorrente tra gli artisti che squassarono il novecento.  Césanne, era veramente un pittore o erede di una gestione occultata in  Aix in Provence  della dimenticata Banca  paterna?

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Il Paravento:
Qui non si tratta di fare “dietrologia” al “paravento” di Vollard ove nascondeva la scala che portava al piano di sopra, segreto laboratorio delle falsarie, ma le risate incontenibili di Gertrude e Leo Stein parlano chiaro quando si accorsero che  Vollard faceva eseguire in serie i quadri falsificati di noti pittori contemporanei a lui “vicini”. Alice B. Toklas, ci dà d’intendere questo nella sua “velata confessione”  biografica?
foto : Autoritratto di Paul Cézanne

Qui in Italia vigila il detto: “ E’ l’occasione che fa l’uomo ladro…” ma è anche vero che sussurriamo sottovoce ” Non dare al ladro l’occasione”. Di fatto gli Stein fiutato l’affare del quadro “Ricevuta Bancaria”, manovra finanziaria non sospetta a quei tempi che nascondevano gli autofinanziamenti illeciti in vista della  presa del Palazzo d’Invero nel 1905, residenza dello Zar Nicola II.

Alla luce di quanto citato, chi oggi Gallerista d’Arte, Battitore d’Asta, Critico, o Professore d’Arte,  si arrischia di affermare che questo  o quel quadro sono dei veri capolavori di Césanne e non opera delle copiste anziane dipendenti del mercante truffatore Ambrogio Volllard?


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Gertrude Stein

Mercanti d’Arte: Minotauri e filande di Arianna

Chi sono i Mercanti d’Arte?

Cenni storici:
I mercanti nella storia dell’umanità sono i mediatori che si collocarono tra il produttore e il consumatore durante le trattative di scambio, assumendo spesso, un indiscusso prestigio di conoscenza sulle merci dando vita al consiglio migliore per entrambi e arrivare alla conclusione delle trattative lasciando ambedue soddisfatti ricavando da ciascuno un piccolo compenso: il guadagno.

La storia dei Mercati ha radici lontane nella storia dell’umanità. Dapprima nascono in aree all’aperto sui confini territorriali di due popoli, dove in certi giorni della settimana, gli agricoltori e gli allevatori scambiavano i loro prodotti naturali in cambio di vettovaglie o utensilerie che migliorinoo la propria esistenza e produzione alimentare. L’unità di misura iniziale era il sale, elemento importantissimo per la vita dell’uomo quando decise di trasferirsi per fame, dalle zone marine verso gli entroterra. La figura del mediatore che per esperienza conosceva la qualità della merce, si rivelò col tempo inopportuna in quanto truffaldina; additato e allontanato dai mercati prende forma morale nei sacerdoti (Vate) e che cominciarono a governare l’onestà mercantile direttamente sui piazzali dei templi e non prima che le parti avessero giurato dentro al tempio, l’onesta a Dio.

Il Vate, divenutoa Ministro della Religione di stato, assume i pieni poteri, il quale si limitava a chiedere una percentuale fissa a chiunque frequentasse nella misura del loro interesse.. Nascono le imposte ai templi. Per evitare le imposte templari per la costruzione e mantenimento dei Tepli i produttori cominciarono a spostarsi in luoghi appartati sotto la vigilanza del ben noto mediatore.

Poiché il malcostume generava finanze sot eterranee lucrose, i mercati clandestini divennero vere trappole costruite a doc dai mediatori i quali, comperavano a monte la merce per rivenderla a piacimento nei mercati, privatizzandoli. Il loro potere d’acquisto arrivò al punto di affamare i mercati templari in quanto gli iimpedivano il nomele approvvigionamento delle merci comperate a priori e in blocco prima che entrassero nelle aree urbane.

Ciò è quello che sta succedendo nei moderni Supermercati, rivelatisi manipolatori dello “Spread” e che, con questa moderna mossa azzardata, hanno dato “scacco al Re e Stato. Diranno poi come sempre puntando il dito altrove: “E’ tutta colpa di Stalin.”

Tornando al tema  iniziaale, il mercante parigino Paul Durand-Ruel (1831-1922) ad esempio, fu colui che tra il 1891 e il 1922 comprò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pisarro, Degas, Renoire Mary Cassat e, per lunghi anni è stato praticamente il solo. Arrivò a sostenere persino le spese mediche dei suoi artisti, o a pagare il conto del sarto quando necessitavano di un vestito nuovo.

Chi è Paul Durand-Ruel ?

Dirà nelle sue ultime parole velate di bugie: «Finalmente i maestri dell’Impressionismo trionfavano come avevano trionfato quelli del 1830. La mia follia era stata saggezza. E dire che se fossi morto a sessant’anni, sarei morto gonfio di debiti e insolvente, in mezzo a tesori misconosciuti.»

Paul Durand-Ruel. Nasce a Parigi, 31 ottobre 1831 – e muore sempre a Parigi il 5 febbraio 1922. E’ è stato un imprenditore francese. Come accennato, fu tra i più fervidi sostenitori dei pittori impressionisti,  Aprì una galleria d’arte a Parigi (16 rue Laffitte) e Londra.

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foto: Paul Durand-Ruel                                                                             Foto: Interno della galleria

Tra il 1891 e il 1922, Paul Durand comperò circa 12 mila opere di Monet, Manet, Pissarro, Degas, Renoir, Mary Cassat ecc. e per lunghi anni fu il solo a farlo. Di lui disse Monet: « ..senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto. »

In economia, dodicimila quadri non sono singole lenticchie ma un patrimonio ben speso. Per immagaz-zinare tante opere e rivederle, ci sarebbe voluti diversi capannoni industriali odierni. Qualcosa in questa follia” però non “quadra”. Vediamo cosa.

Foto: sorelle Kone e G. Steincone-sisters-5-5-11-11 (1)

Dall’altra parte del mondo, ad Ovest, oltreoceano, altri collezionisti Americani ammassavano quadri, scoprendo nelle Sorelle Cone n. 500 quadri di Matisse e n.100 di Picasso, questi numeri appartengono alla sorella minore Etta, mentre nulla sappiamo sul tesoro artistico rimasto segreto della sorella più grande e geniale: Clairbel Cone.

Dietro alle innocenti “filande di Arianna” si nascondevano altri Minotauri? Vediamoli.

Ad Est della Fraancia, oltreconfine con la Russia, una altro Minotauro collezionava quadri “finanziando” l’Arte parigina; stiamo parlando di: Sergei Ivanovich Shchukin.

Chi era costui?

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foto: S. I. Shchukin                                Foto:  Galleria: ” Shchukin”

In seguito alla morte del padre, S. I. Shchukin (1854-1936) eredita una grande fortuna e industria tessile in Russia. Si trasferisce momentaneamente per affari a Parigi dove incontra, su presentazioni, il collezionista Paul Durand-Ruel (mercante degli impressionisti). Nell’ottocentonovantasei comincia a collezionare i primi quadri di artisti allora sconsiderati. Chi lo ha istruito e perché?  Paul Durand-Ruel? No no. Pare di no in quanto, è da Vollard che acquisterà i suoi primi pittori sconsiderati come Cèsanne e Gauguin. Piu avanti, anche lui acquisterà svariati Matisse sostenendo la feroce scuola dei Fauves.

Ora, si presenta e non casualmente un particolare che li accomuna; Le Sorelle Cone, Sergei Ivanovich Shchukin, Enri Matisse, hanno tre matrici in comune: l’essere collezionisti , ebrei e rampolli di famiglie di industriali tessili. Sulle prime due matrici, per il momento sorvoliamo, ma sul filorosso che li unisce  notiamo che per “matar” lo Zar Nicola II, qualcosa comincia a trasparire ovvero: il finanziamento illecito dei rivoluzionari francesi avuto dai confratelli russi con i quali insceneranno la “rivoluzioni del pane” e ad dir poco, una rivoluzione molto discutibili che rasenta il tipico colpo di Stato Borghese, con siindrome cubana..

Per S. I. Shchukin, fu fondamentale l’incontro nel 1907 con Enri Matisse, di cui, trentasette sue opere entrano immediatamente nella collezione ”Shchukin”. Matisse, in quell’occasione, gli presenterà Pablo Picasso da cui comprerà ben cinquanta quadri del periodo blu, rosa e di quello cubista.

I finanziamenti illeciti della Massoneria Borghese Cosmopilita proseguiranno fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale. La collezione finisce di crescere nel 1914 e dopo la rivoluzione bolscevica e nel 1918, viene nazionalizzata. Nel 1922 la collezione è fusa a quella dell’industriale tessile russo Ivan Morozov (1871-1921) per diventare il Museo della pittura occidentale moderna. Ma guarda guarda…. Ivan Morozov un altro Minotauro legato alle filande di Arianna.

Attraverso la lettura dell’Arte, ci troviamo davanti ad un progetto Cosmopolita di grandi dimensioni. La traccia artistica ci mette in evidenza , in quegli anni, la formazione di un “Cartello” commerciale tessile che, detenendo il “Monopolio” di settore, da vita alla formazione di imprese industriali a modello “Multinazionali”, aziende che determinano i prezzi di mercato mondiale disobbedendo gli ordini nazionali, ubbidendo invece ad una organizzazione  etnica non visibile,  strutturata come una “Nazione aliena” presente in tutte le Nazioni.

Non si tratta di dietrologia spicciola, ma di aver intuito i progetti di distruzione delle Nazioni ancora viventi secondo un concetto ottocentesco obsoleto oramai superato. Nasce la parola Internazionalismo, parola più o meno abusata da tutte le organizzazioni multinazionali  siano esse politiche, militari, religiose, commerciali,  industriali.. ecc.

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Nel 1948 la collezione Shchukin,  che comprendeva ben 275 opere di altissima qualità,   pagate a suon di rubli, viene destinata una  parte all’Ermitage di San Pietroburgo e in parte al Mueso Puškin di Mosca. L’Arte Moderna mette le sue profonde radici anche in Russia. Stalin per voce del PCUS, scoperto l’inganno, le farà rimuovere e rilegare per 70 anni nei sotterranei museali  come “ Arte Borghese”
Sarà il reazionario Boris Eltis che nel 1992 caduto il comunismo, sdoganare il Minotau-ro  dai sotterranei.

 


Foto:
La Vergine offerta al Minotaturo.

 

 


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M. Duchamp: PARIS non punge più.

La telescrivente è un dispositivo elettromeccanico molto usato in passato per trasmettere messaggi di testo attraverso la rete telegrafica. I modelli più recenti sono interamente elettronici chiamati Computer.

La telescrivente, madre dei futuri calcolatori, fu una evoluzione del telegrafo, mezzo per la comunicazione di dati a distanza tra utenti attraverso stazioni riceventi e trasmittenti e terminali. Oggetto simile ad una macchina per scrivere automatica veniva comandata a distanza. Fu una dei primi robot. Nasce Telegrafo per diventare Telescrivente.

Questa macchina elettrica, funzionava come la Ninfa Eco, pronunciava le parole senza l’ausilio della voce propia (muta). La sua data di nascita risale al 1897 e darà vita alla modernizzazione di nuovi eserciti meccanografici. Essendo una macchina segreta, veniva mimetizzata in modi diversi dentro oggetti domestici per dar modo alle Avanguardie insurrezionaliste, di comunicare in tempo reale con le centrali operative o a distanza di centinaia e migliaia di chilometri. La linea di comunicazione preferenziale resterà il telegrafo fino al 1966. Verranno utilizzat poi le linee via radio e le linee telefoniche anche se, alcune compagnie aeree odierne fanno ancora uso delle telescriventi per le comunicazioni riservate tra loro (PARS)

La Torre Eiffel, dopo l’Expo, fu per molto tempo utilizzata come antenna militare per le intercettazioni radio. Sulla sua funzione strategica siamo tornati per capire molte cose successe nella storia dell’Arte e capire perché Parigi fu il centro internazionale di spionaggio delle Avanguardie camuffate da artisti e responsabile di tre Grandi Guerre.

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Così come Getrude Stein ci parlerà velatamente delle sue “Stufette elettriche” telescriventi dalla sua base operativa sul confine svizzero-francese, Marcel Duchamp ci accompagnerà tra i sotterranei e i cunicoli della Torre Eiffel svelandoci la sua base operativa segreta adiacente alla Torre Eiffel.

Inaugurata nel 1889, la torre Eiffel è diventata da subito una vera e propria icona universale. Il monumento parigino nasconde molti segreti: dispone infatti di un bunker antiaereo, un ufficio postale e… un appartamento nella cupola a più di 300 metri di altezza. A costruire l’appartamento segreto è stato lo stesso Gustave Eiffel, dove lì riceveva i suoi invitati nella Centrale Operativa della Massoneria francese. Nessuno doveva udire.

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Marcel-Duchamp Ruota di Bicicletta

 

L’appartamento segreto del “Superiore” di Marcel Duchamp dove era ubicato?

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La grande Ruota di PARIS. Ufficio arruolamento.
Seduto sullo sgabello della Reception della Grande Ruota si poteva incontrare il “Poeta Invisibile”, colui che arruolò e diresse tutte le Avanguardie. L’opera di Marcel Ducamp era  il rebus criptato per indicare agli adepti dove portarsi per gli arruolamenti. La ruota venne smontata 10 anni dopo e trasferito l’Ufficio Assunzioni in altra sede presso l’Intendenze di Fiananza di Parigi, dove il “Poeta” controllava tutti i flussi dei finanziamenti.

 

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Scacco al Re: “Maestro… a Lei la mossa.”


Visione dettagliata della Grande Ruota di Bicicletta di Parigi (antenna?). A differenza di quella di Chicago i raggi  tenditori erano sottili come quelli di una bicicletta. Ci si poteva incontrare, parlare un cabina, tramando d’Arte e altro per aria.

 

Parigi 

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Cenni storici

L’Esposizione di Parigi del 1900 è una delle ultime a rispettare il significato letterale di universale. In effetti le mostre che conosciamo dagli anni ’20 non hanno nulla di universale perché tutte sono tematiche. Alla Mostra del 1900 furono discussi tutti i temi e tutte le nazioni potevano essere rappresentate. Riteniamo che questa mostra sia stata l’evento festivo e commerciale più importante nella storia dell’umanità. Commerciale perché è stato presentato tutto il genio creativo dell’uomo che era industriale o artistico. Festa perché per le popolazioni le mostre rappresentavano soprattutto luoghi di ricreazione, scoperte insolite e meraviglie.L’esposizione di Parigi del 1900 era di 113 ettari intramurali e 110 ettari nel Bois de Vincennes. 76.000 espositori hanno presentato le loro creazioni e oltre 156.000 persone hanno lavorato lì. Durante i 212 giorni di apertura, 52 milioni di visitatori hanno pressato (popolazione della Francia nel 1900 = 38 milioni).Ecco i motivi che ci hanno motivato ad esplorare in dettaglio questo evento tanto pubblicizzato ma così poco conosciuto.

In occasione dell’esposizione universale del 1900 di Parigi fu costruita la Grande Roue, una ruota panoramica alta 100 metri dotata di 40 cabine. Rimase in funzione fino al 1937, anno in cui venne demolita.

In seguito furono costruite moltissime strutture di questo tipo, prevalentemente in parchi di divertimento o luna-parks. La sola ditta degli ingegneri australiani Gaddelin e Watson, che costruirono la Grande Roue di Parigi, ne realizzò oltre 200.

La prima ruota panoramica nasce a Chicago nel 1893 e fu progettata dall’ingegnere americano George Washington Ferris, da cui il nome “Ferris wheel” usato per indicare tale struttura nei paesi di lingua inglese. Fu costruita in occasione della Columbian Exposition che si tenne in quell’anno a Chicago. Era alta 80 metri ed era dotata di 36 cabine, ciascuna con 60 posti (di cui 40 a sedere), per cui poteva trasportare ben 2160 persone. Nel 1904 fu smontata e poi ricostruita a St. Louis per l’esposizione universale di tale città. Venne demolita nel 1906.

Nel 1905 fu costruita a Londra la Great Wheel, una ruota panoramica alta 94 metri costruita sul modello della Ferris wheel di Chicago. Progettata da due ingegneri australiani, Adam Gaddelin e Gareth Watson, rimase in funzione fino al termine del 1906, trasportando in totale 2,5 milioni di persone, e fu demolita nel 1907.

la Great Wheel di londra

Nel 1896 fu costruita a Vienna la Riesenrad, una ruota panoramica alta 65 metri tuttora esistente e in funzione. Fu progettata dall’ingegnere inglese Walter Basset al fine di poter ammirare il panorama della capitale austroungarica.

Vienna

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La più alta ruota panoramica è attualmente la Singapore Flyer, completata in febbraio del 2008, che raggiunge i 165 metri. È destinata però a perdere presto questo primato, in quanto sono in costruzione tre ruote più alte: una di 208 metri a Pechino, una di 175 metri a Berlino e una di 185 metri a Dubai.

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Picasso e il Copista americano

Gertrude Stein e il suo copista americano di Picasso

Spesso, si domandava perplessa:

“Questi quadri possiedono la serenità della perfetta bellezza ma non possiedono la bellezza della realizzazione”

è un po come dire che: come invenzione concettuale il cubismo picassiano può rientrare nella Storia dell’Arte ma per la sua realizzazione brutale, di “bellezza”  vera  e propria non si poteva parlare.

Che fare?

Un giorno Gertrude Stein nel peregrinare per gli States richiamata a furor di popolo nel tenere Conferenze presso giovani universitari della sua comunità religiosa, venne fermata da un giovane pittore. Il giovane pittore le raccontò di essersi imbarcato su una nave per qualche anno e nei tempi morti che genera una nave in mezzo al mare , imparò a disegnare e a dipingere.

Come pittore voleva essere un moderno, perché i quadri moderni essendo pagati molto bene lo avrebbero arricchito a breve e quindi, avrebbe abbandonato la vita di mare per quella su terra ferma. Per imparare l’Arte Moderna si avvalse di riviste cartacee, libri illustrati e cataloghi,  copiando quella “strana maniera di dipingere moderna” e per qualche anno continuò a copiare. Copiava di tutto.

Raggiunta una certa maturità pittorica, cominciò a produrre immagini proprie, e, sapendo  della presenza in città della famosa Collezionista, Critica d’arte e Mercante di opere moderne Gertrude Stein, pensò bene di presentarsi ad Ella per farsi ingaggiare nella sua prestigiosa  scuderie di pittori. Cosi fece.

Prima della Conferenza, avvicinata la Signorina Stein, le chiese un cortese visita  presso il proprio laboratorio per un parere personale, vantando la propria bravura pittorica migliore di quella di  Picasso, Matisse e Modì ecc..

Sulle prime la signorina Stein lo respinse quasi infastidita, ma poi, durante la Conferenza meditò ciò che metterà per iscritto, l’elaborazione di un concetto commerciale  per migliorare e rendere appetibile quell’arte moderna europea nata negli inferni affumicati della guerra e fame, quadri dominati dal nero fumo generato da bombardamenti,  come anche le cicatrici  squarciate presenti sulle ferite di migliaia di reduci  di guerra che incidevano sull’umore dei quadri.

Picasso, cubista era la rappresentazione della disperazione, la follia, il male, frutto di una potenza di fuoco assorbita e degenerata in trame eversive; quindi, una mente infernale generatrice di distorsioni e brutalità. Il colore dominante dei suoi quadri era il bi cromo nero e giallino zolfo. Ma nell’America dai cieli azzurri e tersi, terra di sogni e di Eldoradi splendenti, quei quadri, sinceramente, per la filosofia di allora, per Gertrude Stein erano difficili da sostenere commercialmente. L’orrore manifestato dai collezionisti  e critici d’arte andava superato. Come?

Quei brutti quadri di Picasso, “quadri psichici e inconsci” che dopo una fumata di droga potevano assumere  un brillate tono cromatico, intellettuale e di modernità strana,  sulle ricche riviste lucenti e pattinate americane, le opere di Picasso si presentavano fuori luogo, indegne.

Quel giorno, dopo la Conferenza,  annoiata per ciò che di poco offriva la città in materia museale,  priva di gallerie d’arte, generatrice di pochi artisti; bella città urbanizzata con intorno il nulla, volle quel pomeriggio fare visita al pittore marinaio. Gertrude in compagnia della inseparabile Alice Toklas che volle con se in quanto, un po’ “megera” e Sibilla nel capire gli spiriti altrui, e quindi infallibile nei giudizi istintivi, le  due amiche si portarono insieme dal giovane pittore.
Dopo le presentazioni, accomodatesi, vollero veder sfilare le opere così come fanno le signore quando scelgono sulla passerella un vestito alla moda in Atelier, ed essendo Gertrude  una collezionista, non sarebbe uscita senza comperare nulla. Seguì il suo istinto innato che le divenne dogma: “ciò che capita al Genio si trasforma sempre in opera fattibile.”

Il suo primo giudizio sui quadri fu negativo. Dopo aver mortificato il povero pittore amatoriale, soddisfatta la propria boria critica, più rilassata si lasciò incantare da una tela: la copia di un ritratto della consorte di Pablo Picasso.

Stein amava Picasso e, quegli 83 giorni chiusi nell’Atelier in posa modella al suo primo ritratto, le restarono perennemente un ricordo sentimentale che la legava al quel diavolaccio spagnolo, matador dallo stiletto perfetto, che il suo cuore ebbe trafitto. Quindi i ritratti delle amanti e consorti di Picasso  li aveva sempre comperati per fargli piacere. Anche quel giorno ella fu punta dalla gelosia, per di più, quello sciocco pittore di mare le aveva anche abbellite oltremisura dandole quel candore che le donne  amano nella pulizia del viso e delle vesti, incantando la nostra famosa spettatrice sia per l’ordine che per le linee perfette. Forse dovuta alla rassegnazione, calmate le pulsioni nervose, si fece strada in lei un idea  meravigliosa scrivendo così:

“In questo periodo, fra il 1913 e 1917, i suoi quadri possiedono la bellezza della padronanza assoluta. Picasso poté fare in sostanza tutto ciò che volle. Nei suoi quadri non mise in sostanza niente che non dovesse starci, non c’erano cubi, c’erano soltanto cose; riuscì a metterci solo ciò che conosceva realmente. Tutto finì con il viaggio in Italia e l’allestimento di Parade.

Dopo l’Italia e Parade, egli ebbe il suo secondo periodi naturalista di una bellezza accessibile a chiunque, la sua tecnica era ormai cosi perfetta da conseguirgli di creare tale bellezza con minor fatica, tale bellezza esisteva di per sé. Questi quadri possiedono la serenità della perfetta bellezza, ma non possiedono la bellezza della realizzazione. La bellezza della realizzazione, in confronto alla pura bellezza, impiega più tempo a farsi riconoscere come bellezza. La bellezza della realizzazione, mentre viene creata, non è bellezza: diventa bellezza solo quando le cose che vengono dopo sono creata a sua immagine.  Allora viene riconosciuta come bellezza, grazie alle sue dote di fecondità. E’ la più bella delle bellezze, più bella della bellezza della serenità. Proprio cosi.

il giovane pittore fu arruolato ma a una condizione…. doveva riprodurle le copie di tutti  i quadri cui elle gli sottoponeva, donandogli più splendore ed eleganza. Dovevano diventare prodotti per la Moda e alla Moda da permettere a Picasso di entrare nei paradisi editoriali americani affascinando galleristi, collezionisti, e musei  fino allora restii.

Domanda: Quante sono nel mondo le opere falsificate di Picasso per amore della Moda, dell’Arredo, del Design, dell’Arte, dell’Editoria e del Collezionismo ecc.?

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L’indagine continua…


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G. Stein: Dormi Alice, dormi tanquilla.

Quando l”amore condiziona l’Arte 

L’amore di coppia così come ci è stato insegnato, oltre ad essere un mistero cosmico nella cultura monoteista mediorientale (catto/judea/islamica) è diventata dominante. L’unione della coppia è santificata dal sacramento del matrimonio, sia esso di rito religioso che civile. Il matrimonio, oltre i suoi doveri e piaceri coniugali non è mai riuscito a risolvere, se non con la violenza o la repressione giudiziaria, le controverse amorose che insorgono durante il normale svolgimento della vita matrimoniale. Alcune di queste controversie insorgono perché latenti nati rima o dopo il giuramento. Essi prendono forma e si accentuano quando la delusione amorosa nuziale, comincia a farsi sentire molesta o pedante. Questo principio vale, sia per le copie eterosessuali come per le copie di altro indirizzo sessuale.

Foto: Getrude Stein e Alice Toklas 

bdede480fe33955f7b77356938de4698Questa premessa è stata introdotta per capire dal comportamento ses-suale di Gertrude Stein nei riguardi della sua partner Alice B. Toklas, e alcuni aspetti comporta-mentali che hanno modificato le scelte e il percor-so dell’Arte in Europa. Sembra assur-do sostenerlo ma questo elemento di analisi risulta aver  determinato lo spostamento dell’asse artistico.

Sulle Avanguardie francesi si sa pochissimo e quel poco è stato scritto è condizionato da una censura diretta da parte di una regia occulta politica nazionale. Non  è un caso se   Stein, attraverso le sue opere teatrali ci lascerà intravvedere i meccanismi seducenti di una follia collettiva apparentemente provinciale ma fortemente intellettuale andata a buon fine ma anche fuori controllo.

Che la pittura delle Avanguardie sia stata una pessima pittura non è una forzatura critica per chi si era diplomato pittore in una Accademia delle Belle Arti  europee nel 1905. Il Livello d’insegnamento pittorico, era molto elevato, diffuso in tutta Europa e in America. Poi… ad un certo punto, gli Artisti, presero una strana piega decadente. La pittura si fece sempre più frettolosa, spariscono le grazie, le belle modelle, i colori s’impastano tra loro sporcandosi, insudiciandosi ed appare il nero graffite a peggiorare la situazione, special modo quando viene usato per marcare le zone d’ombra: errore gravissimo in pittura. Il nero sporca tutti i colori che incontra. Il nero bisogna saperlo usare con dovizia.

Eppure, stranamente tra le Avanguardie si comincia a vendeva di tutto e di peggio. Anche i brutti disegni a carboncino erano grezzi e sbavati, però  bastava che fossero una espressione delle Avanguardie per diventare ufficialmente Storia. Da quel momento in Arte non si buttò via niente, neanche la spazzatura. Proteste, scandali e denunce non fermano il degrado, tanto più che a comperare quella robaccia sono i ricchissimi.
Che strano essere il ricco; più è ricco e più compera senza guardare a spese le brutalità?  “Come mai? si chiedevano le Accademie di allora. Domandandosi in cosa consisteva il trucco o il raggiro”.
Su questo argomento sono già stati pubblicati in questo Blob diversi articoli in merito che tentano di spiegare questo fenomeno: ma questa volta, per chiarire meglio il concetto, prenderemo un’altra tangente di pensiero; seguiremo il percorso delle Opere per scoprire , dove ci portano dove vanno a finire e dove si trovano parcheggiate.

Lobby del Cotone

Il Capitale industriale, dalla meta dell’ ’800, stava conquistando tutti i settori di vita sociale dell’uomo industrializzandoli ancor più. Il capitale conquistava con enfasi e allegria tutto e tutti ampliando, diffondendo i propri prodotti modernizzati migliorando la vita quotidiana dell’Uomo e riempendolo di nuovi beni. L’Ottocento aveva messo in moto ciò che viene chiamata la “Rivoluzione Industriale”, una macchina feroce che tutto e tutti sbrana e converte senza mezzi termini.
Nei primi del ‘900, Gertrude Stein a capo di due squadre agguerrite di pittori arruolati da lei stessa, Cubisti e Fauve, mise in moto in arte il primo processo del “quadro industriale all’Americana”. Dirà la Stein  a Picasso,  li capitalizzeremo immediatamente.
Nelle indagini dobbiamo capire innanzitutto chi sono gli artisti, la loro fede e il funzionamento dell’economia globale del territorio ciò per meglio capire chi sono i loro collezionisti, per comprendere le loro ragioni, le motivazioni di tanta passione e la ragione economica che li spinge verso l’acquisto di pittura scadente pagandola a cifre esorbitanti da parte di coloro che poteva comperare il meglio preferendo il peggio?

 

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Foto: Sorelle Cone  – Etta Cone e la dott.ssa Clairbel Cone, grandi collezioniste di tutto.

La psicologia sostiene che il feticismo stia alla base del collezionismo, ma poi, studiando i collezionisti, ci si accorge dei livelli diversi del feticismo fino ad arrivare al mondo superiore dei più ricchi per scoprire che di feticismo non si tratta ma di una spinta innovativa verso il futuro tenuto segreto, quasi immotivato.

Seguendo le orme lasciate sul terreno artistico delle nostre amatissime zitelle: Gertrude Stein e Alice B. Toklas, indagare i loro rapporti sociali, le frequentazioni, le abitudini e i dialoghi, una cosa che non traspare mai di loro due è un possibile reato di tradimento amoroso. Che sia dovuto alla natura della loro fede religiosa?  (ebree) Eppure sono presentate alla storia come due  chiacchierate lesbiche, o forse il loro lesbismo è stato  un normale rapporto fedele consolidato?
Ora, sapendole “spie avanguardiste” nel ruolo di informatrici militari al servizio degli Stati Uniti d’America, la domanda che ci si pone è la seguente: “ che ci sono venute a fare in Europa e qual’era il loro ruolo?”

Ricche erano ricche, milionarie le loro famiglie, figlie legittime americane, un giorno decisero, separatamente l’una dall’altra  di andare in Europa per fare vacanze quando ancora non si conoscevano.

Vediamole:
Le due amabili signorine  in America frequentano i primi due anni di medicina (pure loro) presso le  rispettive “Prestigiose” Università per poi passare ad altra disciplina universi-taria da intraprendere nella vita. Nelle biografie dei personaggi che compongono i loro racconti, i conoscenti artisti e letterati che si frequenteranno a Parigi, hanno fatto lo stesso percorso universitario con a monte due anni di medicina. Perché?
E’ una regola religiosa ebraica frequentare medicina o è un lascia condotto per altre mansioni?

Sia Toklas che Stein hanno due anni di Medicina alle spalle, durante quegli  studi, Gertrude Stein incontrerà un anima gemella che si rivelerà “lesbica” pure lei, della quale resterà segretamente innamora fino alla morte. Stiamo parlando della pianista amatoriale Etta Cone (ebrea pure lei) , sorella minore della dottoressa Clairbel Cone (un genio di donna), ereditiere le quali famiglie si sono arricchite in America delle fortune del padre padre tedesco commerciante di tessuti, come il padre di Matisse (ebreo pure lui).

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Foto: Dottoressa Clairbel Cone  in elegante posa

Quindi, un filo rosso invisibile legava tutte e tre le  ragazze in quegli anni universitari quando erano spensierate studentesse. Figlie di una borghesia industriale americana che poteva permettersi le “prestigiose rette “ universitaria, è quindi ,studentesse al pari dei rampolli di industriali, erano matricole di una Università che aveva il compito di erudirle a “Manager” di altissimo livello da impegnare in società finanziarie.


La scoperta e la coperta

Come già accennato nell’articolo  sull’Elettricista, Gertrude Stein comunicava di notte con la sua Comunità diurna americana dalla Francia mentre l’ingenua Alice Toklas dormiva beatamente nella stanza affianco e, al mattino, Gertrude Stein le faceva trovare sul tavolo gli appunti di pensierini concettuali rigorosamente scritti a matita su foglietti di carta, appunti da trascrivere a macchina in mattinata per la stesura delle sue opere concettuali future, e dispacci finanziari, mentre Gertrude Stein  andava a riposare fino a mezzogiorno.

Immagine correlata

Povera Alice che tanto si premurava di tenere alla larga le “scimmiette” dalla sua amica del cuore, ignara che sulla prateria di casa, una sirena dolcissima le incantava il suo dolce amore gelosamente custodita. Da quelle “stufette”, di notte, oltre ai Servizi segreti, ella comunicava via telex con Etta, l’altro cuore, dandole consigli sulle occasioni artistiche buone, novità, scambi di moine ed affetti, raccontandosi confidenze e disobbe-dienze amorose con Etta Cone.

Foto: Clairbeled Cone,  Gertrude Steine,  Etta Cone.
1904  in Italia

cone-sisters-5-5-11-11 (1)Alla morte delle sorelle Cone, il Museo Ebraico KAREN LEVITON, di Baltimora ha organizzato nell’aprile 2011 una bellissima mostra d’Arte esponendo la sola collezione privata di Etta Cone. Di Etta Cone è stata esposta tutta la collezione privata d’arte, mentre della riservatissima dottoressa  Clairbel Cone è stato esposto solo  qualche quadro della sua segreta  collezione. Peccato aver perso l’occasione di visitare il museo KAREN LEVITON, un nitrito numero di lettere era presente e confutabili su richiesta al direttore della mostra per riuscire meglio comprendere certe dinamiche politiche. La mostra intitolata “Vendemmia dei Souvenir” se visitato, avremmo trovato esposti N. 500 quadri di Enri Matisse e N. 100 quadri di Pablo Picasso rigorosamente di Etta Cone.  Il numero è impressionante! Il giro d’affari degli Stein andavano a gonfie vele e la Comunità ebraica poteva far viaggiare via nave  le casse personali di Etta Cone rigorosamente sigillate sente pagare dazi e dogana via Francia.

Quei quadri, furono frutto del collezionismo feticista o un finanziamento illecito occulto?
Chissà, se delle sorelle Cone e Gertrude Stein un dì  sarà  possibile avere delle spiegazioni plausibili sui  viaggi segreti in Italia nel 1904 in vista della Guerra Russia-Giappone del 1905 ? o magari dei susseguiti “viaggi vacanza” in Italia anche sui  finanziamenti ai Futuristi nel 1909? Una cosa è certa. Il fratello maggiore di Gertrude Stein, il primo, ebbe la residenza permanente in Italia durante il fascismo. Che sia cosi bella e interessante quell’Italia nascosta all’Arte?

 

SteinFamilyParis1905  Foto: Famiglia Stein
L’indagine sul misterioso “Cartello del Cotone” finanziatore  continua.
Ci sono tracce profonde che ci porteranno  alle Filande di Russia.


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Gertrude Stein 

Matisse: La chitarra e l’intrigo.

IL POTERE DELLE DONNE

 

Quando s’indaga sulle Donne in Arte, purtroppo, come col “tea” delle 17,00, il passino filtra solo ciò che i fori permettono. Le bustine ancor peggio, fanno passare solo l’odore e  meno il sapore, il te poco sa o di nulla e con lo zuccheriamo si assimila teina. Tali sono i personaggi femminili quando vengono filtrati da studiosi censori i quali vogliono far passare delle artiste solo ciò che torna comodo. Ma quando sono le donne a narrare se stesse, sono uno spasso.

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foto: Mantide Religiosa

Qui sotto, ho voluto riportare un dialogo tra due donne poco note all’Arte Moderna e che la critica, molto distratta nei loro confronti, hanno omesso dettagli importantissimi per la comprensione storica dell’Arte Moderna. Snobbando questo dialogo e le opinioni delle nostre due  interpreti,  gli storici non avendole  mai prese in seria considerazione non si sono accorti della loro denuncia che magistralmente presenta tutto il  potere occulto delle donne e senza pudore alcuno. Come mai le hanno omesse?

Sappiamo che quando due donne si ritirano in camera a fare toilette, allontanano in altre stanze gli incomodi osservatori prendendosi tutta la tranquillità che il caso richiede, mostrando tra loro anche le parti intime, senza pudore e senza peccare. Le donne tra loro hanno un altra considerazione del proprio corpo, meno oggettuale e più clinico. Il peggiore difetto degli uomini invece, è quello di dare poca attenzione ai pettegolezzi femminili in quanto, tra donne, quando parlano pubblicamente il pudore vela scandali e vanti, ma quando parlano tra loro e in modo libero, i puntini di sospensione vengono a meno assumendo le confidenze denudate, pettegolezzi al limite dello scandalo. Così le due artiste, letterate, ci svelano allegramente in un breve dialogo le giuste trame  da inserire nella  Storia dell’Arte e aggiornarla, chiarendo il potere femminile nell’arte. Vediamole insieme:

Dall’Autobiografia di Alice Toklas:
GERTRUDE STEIN A PARIGI (1903-1907)

Pag. 40 CAPITOLO TERZO

Matisse stava in quel momento dipingendo Madame
Matisse in costume da zingara con la chitarra. C’era a pro-
posito di questa chitarra tutta una storia, che a Madame
Matisse piaceva enormemente raccontare. In quegli anni,
insomma, lei non aveva mai finito di darsi d’attorno, e per
di più le toccava posare: aveva un’ottima salute e un gran
bisogno di sonno. Un giorno che appunto posava e il ma-
rito dipingeva, le cominciò a cadere il capo avanti e alla
scossa la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – sve-
gliati -. Lei si svegliò, lui riprese a dipingere; le ricadde il
capo e la chitarra vibrò. – Piantala, – disse Matisse, – svegliati-
Si svegliò, ma poco dopo tornava a ciondolare e la chitarra
a vibrare più forte. Matisse su tutte le furie diede di piglio
alla chitarra, spaccandola. E qui Madame Matisse
aggiungeva sconsolatamente: – “Eravamo in bolletta a quei
tempi, ma ci toccò farla riparare per continuare il quadro. “

Reggeva appunto nella posa questa chitarra riparata, il
giorno che arrivò il biglietto del segretario della Mostra
d’Autunno. Matisse era fuori di sé dalla gioia. – Sicuro che
accetto, – diceva. – No, – disse Madame Matisse, – se questi
tali (ces gens) s’interessano del quadro al punto da fare
un’offerta, vuol dire che se ne interessano abbastanza per
pagare quel che hai chiesto. E la differenza, – aggiunse, –
servirà per vestire Margot quest’inverno -. Matisse esitava,
ma alla fine si lasciò convincere e scrissero un biglietto che
lui insisteva sul suo prezzo. Non seguì nulla e Matisse entrò
in uno stato terrificante, traboccava di rabbia e di rimproveri.

Poi, qualche giorno dopo, mentre Madame Matisse stava
ancora una volta posando con la chitarra e Matisse dipingeva,
ecco entrare Margot con un petit-bleu. Matisse l’apre e fa
una faccia. Madame Matisse, atterrita, temette il peggio.
La chitarra andò in terra. – Che cos’è? – disse lei.
– L’hanno comperato. – Che bisogno c’è di fare quella faccia,
allora? Spaventarmi così e andare a rischio di farmi rom-
pere la chitarra? – Facevo segno per farti capire, – disse
Matisse. – Ero talmente commosso che non potevo parlare.
Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
– dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.

MANTIDE RELIGIOSE

Ecco svelato il segreto del successo di Matisse. L’ereditiera americana G. Stein, avendo messo gli occhi su Matisse e decise di finanziarlo occultamente e diffondere i suoi lavori in America senza che a questi trapelasse mai l’idea che dietro le future  vendite milionarie c’era lo zampino della signorina Geltrude Stein in buona intesa con la consorte di Matisse ignaro di tutto.

le due terribili zitelle      x-default
foto: Gertrude Stein e Alice Toklas                       foto: Coniugi Matisse

Ora, il concetto che nello strapotere ebraico le donne non hanno un ruolo importante è falso. Le confidenze tra la Signora Matisse (ebrea), la signorina Alice Toklas (ebrea) che firma il brano,  ci svelano, non solo esserci grandi donne di Potere  nel loro sistema ma anche l’esistenza di una rete sotterranea molto ampia tra le donne. Traspare anche l’esistenza di una organizzazione ben mimetizzata, intrigante, penetrante e spesse volte decisionista. Muovendoci nel sottobosco femminile dell’Arte e della Politica del novecentodieci, le donne potenti si raccontano confidenze come fossero “madamigelle al bagno” e in quelle loro toilette letterarie e intellettuali Dio solo sa cosa si confidano. Quando le donne escono imbellite dalle toilette, chi avesse avuto modo di osservarle bene, in quella metamorfosi estetica assumono un tono superbo, di sfida magistrale, e, come amazzoni, nella recita che s’apprestano gioiosamente a sostenere in scena o fuori casa, partono decise e tornano sempre vincenti con qualche trofeo.

Poiché per cultura ereditata i consorti tendono a isolare o sotto considerare le proprie donne, in generale poi, le femmine, vuoi per debolezza fisica o stupida presunzione dei maschi,  sviluppato nella loro cultura le “alleanze sotterranee”, alleanze strategiche con chiunque ritengono manipolabili  pur di portare a termine i loro piani con fermezza e prudenza vincente .

Madre Matrioska (la Matriarca)

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Gertrude Stein

Dopo quell’acquisto del quadro, l’irascibile Enri Matisse finirà sotto scacco della consorte per tutta la vita, ignaro che, il proprio destino sarà invece nelle mani della signorina Gertrude Stein, la quale, forte delle sue conoscenze in materia di Alleanza Internazionale Finanziaria, obbligherà i contribuenti ebrei di tutto il mondo a sottoscrivere con l’acquisto dei “brutti quadri” le varie operazioni segrete di politica finanziaria a beneficio dell’Arca dell’Alleanza. Nella stessa rete finirà non solo Pablo Picasso, ma tutte le Avanguardie francesi, Futuristi italiani compresi ad opera di rete segreta di Matriarche devote. La Regina sulla scacchiera dell’Arte in Europa fu certamente la signorina Gertrude Stein, “Matrioska” di un domino senza fine  a capo di un esercito intelligente di sole donne come anche mecenate delle migliori menti intellettuali maschili europee di fede cosmopolita .




Concludendo rileggiamo:

Ecco com’è, – concludeva trionfalmente Madame Matisse,
dove si vede che siamo state noi a far tutto: io non
mi sbagliavo a insistere sul primo prezzo e Mademoiselle
Stein a insistere nell’acquisto.


La Matriarca Etta Cone (grande collezionista e ricca ebrea americana) chiarisce meglio il concetto dandoci di lei un proseguo giusto. La signorina Etta Cone e la sorella Claribel, venivano da Baltimora a Parigi per passare l’inverno. Etta Cone si era prestata, tempo permettendo,  a fare da dattilografa a Gertrude Stein (innamorate). Etta, alla mattina aveva il compito di trascrivere i pensieri notturni sparsi di Gertrude Stein, pensieri  annotati rigorosamente con la matita scolastica su pezzetti di carta scritti tutta notte per poi coricarsi fino a mezzogiorno. Le scritture di Gertrude erano passaggi di informazioni strategiche. Etta Cone, ebbe anche un altro compito sensibile oltre quello di finanziare indirettamente i coniugi Picasso, imparare il linguaggio codificato di Gertrude Stein per diventare poi la sua referente politica d’oltremare in America.

Leggiamo insieme il passo:

Sempre di ALICE TOKLAS: Bibliografia.

Per Etta Cone, i Picasso erano terrificanti ma tanto romantici.
Ve la conduceva Gertrude Stein ogni qual volta che le finanze
dei Picasso erano al di là di ogni soccorso umano, e le faceva
acquistare un centinaio di franchi di disegni. Dopo tutto, cento
franchi a quei tempi valevano venti dollari. Quella era incantata
di compiere una così romantica carità. Inutile dire che quei disegni
divennero molti e molti anni dopo, il nucleo della sua collezione.

Claribel Cone – Getrude Stein – Etta Cone in vacanza lavoro in Italia 1903

Si possono elencare altri casi di arsiti le cui finanze erano sotto il diretto controllo delle donne “del giro” e che, in caso di capricci del partner, avvertivano la centrale economica femminile che provvedeva a bloccare le entrate finanziarie del artista disobbediente. Se ubbidienti invece, tornavano in auge. Tremende erano le amministratrici russe, scrupolose nei conti e severe contabili le quali, avevano anche compiti di tessere al femminile una fitta rete di matriosche in Russia, in quanto, gli ebrei russi milionari versavano forti somme clandestine all’Alleanza pur di destituire lo Zar, acquistando “scarabocchi” europei d’Arte Moderna.

La moglie di Picasso era filo russa, come anche l’ultima Amministratrice di Matisse dopo il decesso della moglie; anche  Gala moglie di Salvador Dalì, ecc. Le Matriosche  tenevano in ordine fotografico e tutti rigorosamente numerati, i quadri del consorte artista. I conti, o i versamenti da restituire ai finanziatori, avvenivano durante le Aste di collezionisti anonimi , agenti bancari o garanti finanziarie, che, restituivano ai legittimi proprietari dei quadri allora sostenuti, la somma restituita dopo la vittoria o conquista di operazione politico militari avvenute con i rispettivi interessi dovuti.

Tutto ciò si svolgeva tra il 1903 – 1907, prima, durante e dopo la guerra Russia-Giappone e proseguirà ancora oltre.matrioska-25-novembre-contro-la-violenza-sulle-donne

Foto: Matriosche Russe


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