ODISSEA: Nuovi titoli (n.17)

FILOROSSO.ART : E’ stato allegato nell’Archivio/ Poeti/RedRose/ODISSEA di Omero un nuovo capitolo tradotto.

17-LIBRO DICIASSETTESIMO.pdf

Complotti a Itaca.
Lite a corte e tracotanza.
Argo il cane fedele.
Penelope vuole in udienza il mendicante.

Tradurre, questa volta è stata dura, veramente dura, però ce l’ho fatta.

Buona Lettura


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L.H.O.O.Q. (2/2): il Ladro, il Copista e altri

Rebus: Dai due mondi.

da L.Q.O.O.H. ( pag. 2/2)

Vediamo lo svolgere il compito della pag.1 , poi lo so, come dice Gertrude Stein :
“Si parte sempre da una parte e si finisce in un altra”

Liberate le bianche colombe, sollevatele dall’incarico;
Colui che spezie, droghe e profumi delle Americhe perviene
Alla carrettiera andiamogli incontro cantando:

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Tranquilli: “La signora ha il culo al caldo” così lasciava intendere metaforicamente Marcel Duchamp con L.Q.O.O.H.

I Briganti:
Pablo Picasso, Guillame Apollinaire, Marcel Duchamp, Francis Picabia
                                  Vincenzo Perugia                                        

Come in tutti i reati di “sequestro di persona”, oltre la buona riuscita dell’operazione il gruppo di sbanditi hanno bisogno di una prigione ben mimetizzata ove nascondere il sequestrato. Per evitare ogni sospetto e prove di partecipazione al reato, gli  ordini o  comunicazioni avvengono per iscritto su “pizzini” (foglietti) e distrutti appena ricevuti. Questa tecnica di comunicazione primitiva era ancora in voga a Parigi e la polizia militare usava frequentare gli ambienti dove si producesse scrittura, manuale o di stampa, non solo: gli agenti frequentavano Hotel, Ristoranti, Bar e luoghi ove il Lapis (matita) era di frequente uso per via dei conti da pagare e che la polizia finanziaria volle per legge i conti con la matita “copiativa”. Le stilo e le “stilò a bille” verranno molto più in la.

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Esempio: la nota ballerina e artista Margaretha Gertruida Zelle alias  : Matha Hari fu arrestata in un bar sorpresa a sfilare un “pizzino” sotto la  tazzina da caffè e  il piattino. Arrestata fu condannata a morte e fucilata il lunedì 19 marzo 2018 . Su 12 fucilieri, solo tre la centrarono in petto, gli altri vollero sbagliare appositamente il tiro.  La povera “vittima innocente” fu data in pasto dai Servizi tedeschi caricandola di sospetti e prove ingannevoli sapendola agente dei Servizi francesi infiltratasi tra le fila tedesche facendola risultare doppiogiochista. Tale mossa fu un  forte segnale militare per far capire ai francesi poi,  che la Germania sapeva da tempo di essere intercettata dall’antenna mimetizzata sulla Torre Eiffel e nella “Ruota di Bicicletta“, rudimentali  trasmettitori  e intercettatori  di segnali elettro-magnetici, mettendo la Torre Eiffel fuori uso militare.

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foto: fucilazione di Mata Hari, un errore imperdonabile.

Scusate il fuori tema ma, per Mata Hari ho ancora una devozione artistica profonda. Questo era il clima inquinato in cui l’Arte si muoveva e veniva utilizzata a rischio degli artisti ingaggiati.


Tornando al sequestro di persona, la donna sequestrata dell’apparente età di quarant’anni era la Signora “Monna Lisa” nota come “La Gioconda” , Musa ispiratrice e protettrice dell’artista rinascimentale italiano: Leonardo da Vinci.

In Francia quella notizia fece molto scalpore perché come asseriva il direttore del Louvre precedentemente al furto presso un giornale, la Gioconda era esposta senza nessun sistema di sicurezza. Quell’opera di inestimabile valore era semplicemente appesa a muro ad un chiodo come un ritratto di famiglia.

 Cenni storici e giornalistici.
La Monna Lisa, scomparve il 22 agosto 1911 a Parigi, direttamente dal Museo del Louvre. Prima del furto, il direttore rilasciava appunto la dichiarazione sublimata: “Solo in caso di furto della Gioconda…”  si sarebbe scomodato. Quello era il segnate atteso che dava il via libera al furto. Ciò avvenne.
Nelle indagini preliminari venne arrestato Joseph Géry Pieret detto “il ladro” il quale, ribalterà le accuse contro Apollinare che prontamente le rimbalzerà a Picasso. I tre verranno arrestati.

Mai creduti appieno, verranno rilasciati. Però… però… però…

La Monna Lisa riapparve due anni dopo e precisamente  nel 1913. Il Louvre dichiarerà il suo ritrovamento (in quell’anno) non specificando il giorno ma solo il luogo del ritrovamento: Firenze.
La polizia investigativa  italiana dichiarerà che il presunto ladro non fu il povero Pieret, ma l’italiano Vincenzo Peruggia e che l’avrebbe rubata per amor di Patria non sapendo che il quadro era di proprietà della Francia donato dallo stesso Leonardo al momento della sua morte 1519.

Rivediamo il passaggio:

Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire vengono arrestati come committenti del furto e incarcerati. I pianti lacrimosi di Pablo Picasso pare abbiano convinto le autorità giudiziarie francesi a scarcerarlo con l’impegno di mettersi a disposizione della magistratura come  collaboratore nelle ricerche.
Ciò  che non scagiona il Maestro Picasso sono diversi fattori; per esempio, l’essere un ottimo copista dimostratoci negli studi approfonditi presso un collezionista spagnolo in Francia,  titolare del capolavoro di El Greco: “Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse”, 1608–1614, olio, 225 × 193 cm, oggi a New York, oggi presso Metropolitan Museum of Art, ciò gli accolla il sospetto di essere un buon copista.  Le relazioni amorose e  passionali per il quadro di El Greco. Altri quadri di El Greco scomparvero dalle collezioni ecclesiastiche spagnole quando Picasso ricopriva un incarico di Direttore del Museo Nazionale del Prado. Questo incarico straordinario a Picasso, ricordiamo ai lettori,  fu promosso in cambio di due aerei donati per la difesa contraria ai Repubblicani. (Democratici) 

I quadri di El Greco scomparsi, verranno accreditati ai vandalismi degli atei anarchici durante i la Guerra Civile spagnola di cui Picasso fu un forte animatore, artefice e sostenitore ma di tutte e due le parti. I suoi misteriosi viaggi in Marocco non riveleranno appieno i suoi moti oscuri, sparendo per quasi un anno dalla vita sociale  ed artistica,  come se in Marocco ordisse a  qualcosa di poco chiaro. Troveremo a fine rivoluzione spagnola il generalissimo Franco nella parata della Vittoria scortato oltre che dalla sua Guardia Civile, anche da fasci italiani, i nazi tedeschi  come anche dalla cavalleria del Marocco utilizzata nel massacro dei rivoluzionari.

A proiettare queste oscure ombre su Picasso concorre il quadro “pentagonale” le Demoiselle d’Avignon dove le maschere africane sono pertinenti a reparti militari magrebini che abbiamo visto alleate alle forze militari del  Generale Franco. Sulle Demoiselle di Avignone torneremo ancora quando verrà citato a giudizio il quadro Danza ovvero il “girotondo sul mondo ” di Enri Matisse, perché  un filo comune legherà queste due opere, che si riveleranno infingarde fino al momento della controrivolu-zione russa  ancora in cantiere in Svizzera nei Centri Direzionali  L’immagine di Pablo Picasso per tutto il periodo franchista in spagna resta adombrata dal profilo basso dell’artista.


Tornado  alla Gioconda scomparsa, Francis Picabia ci da nella sua mappa le coordinate per capire il giallo. L’oggetto” misterioso” sarebbe transitato nel Quartiere “L’Hospitalet de Llobregat” in Barcellona suo quartiere residenziale e centro direzionale.

Ma dov’era la Gioconda?
Ripercorriamo le tracce interessanti lasciateci da Francis Picabia,  osservandole attentamente notiamo una “Mappa del Tesoro” disegnata dall’artista che ha le stesse insegne della cartolina di Marcel Duchamp: L.H.O.O.Q.

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Titolo: Le double monde  (I due mondi)

Fragile: imballo delicato (cassa)
Bar (rovescio ): dietro al Bar (o sul retro)
A’ Domicilio = Un domicilio (di Picabia?)
Haut =  Superiore
M’Amenez y =  Mi porto li (o la) (Porto?)
Que les malades =Che gli ammalati
Dieu n’a jamais guerì = Dio non sa guarire. Ospedale dei Terminali o Lazzaretto?

Foto: “Le duoble Mond” –  Francis Picabia 1915

Ora si tratta di ipotizzare se questa ‘mappa del tesoro’ di F. Picabia è il rientro clandestino della Monna Lisa dall’America  o se la stessa era in partenza per le Americhe. L’opera sparisce nel 1911, la  Monna Lisa ritrovata annota l’anno 1913, la mappa di Picabia data 1915, mentre la cartolina di Marcel Duchamp  data 1919. (dopo guerra)

Domanda: trattasi di quadro originale quello del Louvre o una copia perfetta?

 

Da anni i due mondi, America e Francia tramano manovre congiunte militari per lo studio insurrezionali di “Rivoluzioni” che le vedeva promotrici e  fiancheggiatrici l’una all’altra. Una  cosa che le unisce  è l’essere andate al potere con l’insurrezione popolare violente instaurando governi a conduzione Borghese.

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Dalla decriptazione della mappa di Francis Picabia e le indicazioni da parte di Marcel Duchamp che utilizza una cartolina postale quale missiva  in  codice e pubblicata sulla sua rivista d’Arte nel 1915, Duchamp,  intendeva con quel ready made LHOOQ allertare  il ritrovamento  della Gioconda di Leonardo avviando delle trattative segrete in corso di trasferimento.

Le rispettive residenze operative dei tre indiziati  furono: Barcellona-Hospitalet  per Picabia: Roses per Marcel Duchamp e Gosol per Pablo Picasso, sede ufficiale dei  suoi contrabbandieri e cubisti.

Se questa ipotesi si rivelasse veritiera  l’attuale copia della Gioconda al Louvre risulterebbe ancora un falso, in quanto, il geniale “copista” italiano  ne avrebbe fatte certamente altre di copie e prima di raggiungere la perfezione dell’originale quante altre  prove furono fatte e vendute sottobanco ad estimatori truffaldini convinti di portare a casa delle due esposte  una terza originale? Se la copia è di ottimo livello, chiunque ne venga in possesso, da buon feticista può vantare  segretamente di possedere l’originale, ma se la Monna Lisa fosse un opera veramente iconoclasta con la quale si può intercedere con l’Arte maiuscola, domanda: a chi sono andati i benefici metafisici delle scienze leonardesche?

“Tranquilli” dice Duchamp alla comunità artuistica: “La Signora ha il culo al caldo” ciò vuol dire che la Gioconda espatriando lontana dal conflitto mondiale, poteva definirsi al sicuro in America? Se si, il suo ritorno nel 1913 dall’Italia in Francia, per quale motivo sarebbe stato programmato nel 1915 da Picabia quando le sorti della guerra per la Francia non erano ancora chiare chiedendo un aiuto all’Italia a dar man forte nel conflitto?

Quindi, quando la Gioconda sparisce nel 1911 dal Louvre i piani bellici erano già stati definiti e la sua sparizione fu programmata dallo stesso Museo Louvre e Governo? Forse sul quel quadro inestimabile pende una ipoteca bancaria americana per un prestito per avviare una produzione prebellica francese in vista della Grande Guerra programmata?. L’inestimabile Mona Lisa era finita al Banco de pegni con tanto l’ipoteca e interessi pari a una facoltosa cambiale.

Alla luce di quanto detto, altre formulazioni ipotetiche terrebbero  insoddisfatto  un ricercatore d’Arte osservando sul tavolo le diverse cartellette ipotetiche aperte:

  1. L.H.O.O.Q. di Duchamp, si presenta all’Arte come una normale cartolina postale con inscritto un messaggio criptato che tranquillizza, dagli Stati Uniti sul dove e la garanzia sul buon trattamento riservato  dall’Ostaggio Eccellente.
  2. Oppure, il  Governo francese era già sotto scacco per debiti regressi o acquisiti con gli americani dopo il fallito golpe allo Zar?
  3. Oppure potrebbe essere la solita mascalzonata picassiana  pubblicitaria e  mafiosa per ricattare il mondo dell’Arte Accademico obbligandolo a riconoscere la sua nascente arte cubista come Arte Moderna a cospetto dell’Arte Classica ed essere ospitata a pari dignità nel Louvre, perché poi cosi avverrà.

Ad ogni buon conto, quale sia o quale sviluppo prenderà la ricerca, l’avventura della Gioconda fu una operazione eccellente, avanguardista, politico/militare ma non artistica.

“Scacco al Re?

Marcel_Duchamp
“Maestro a voi la mossa”

la partita continua ….

 

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Marcel Duchamp

Wislawa Szymborska: Nobel Poetessa Polacca

poesis+

La poesia non è subdola cospirazione. Qui presentiamo l’analisi successa per caso  di una poetessa che tale si spacciava durante  nella sua funzione “agente” di tessitrice di trame e scoprire la sua natura mediorientale assassina.

Come si analizza una poesia presentata come tale scovandola essere una  non poesia? Vediamola.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un pò lo invidio
per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska


La realtà secondo Wislawa Szymborska.

Il conduttore della rubrica Pòèsis in FaceBooke azzarda una “recensione” su questa  poesia della poetessa Wislawa e non mi trova d’accorso se non come fonte informativa generica sulla attività eversiva della “poetessa” come anche sull’interpretazione personale letteraria e non poetica della poesia stessa. La recensione assume anche il tono di analisi senza critica poetica, in quanto, questa poesia è un passaggio storico epocale della “rivoluzione colorata ” Sollidarnosch, in Polonia, prima rivoluzione reazionaria diretta dall’agenzia eversiba “Casa delle Libertà”. centrale politica. con sede negli Stati Uniti, già nota dal 1905. Leggiamome i passi e, a seguire, la risposta  in merito. A fondo pagina l’osservazione politica sulla poetessa e il suo operato da parte di Enea Anchise critico.

Wisława Szymborska è stata  una delle più illustri poetesse del 900′, tanto da ottenere il premio Nobel nel 1996 nonché una delle più insigni e rappresentative della sua terra, la Polonia. Nasce a Kòrnik, un piccolo paese della Polonia centrale nel 1923, all’età di otto anni, assieme alla famiglia si trasferisce a Cracovia, città che le rimarrà impressa per la vita. Riesce a sfuggire alla deportazione in Germania, e riesce a compiere studi seppure irregolari in Polonia.

Wislawa comincia a pubblicare i suoi lavori nel dopoguerra e incontra le prime difficoltà con la censura socialista dell’epoca, a cui aderisce e in cui si impegna politicamente fino al 66′. Nella sua vita, pubblica opere di notevole importanza artistica e che riscossero anche un grande successo come ad esempio “Dwukropek “(Due punti) datato 2005, che ne fanno un autrice imperdibile per qualunque appassionato di letteratura.

La poetica di Wislawa viene spesso riassunta in poche parole: stupore, ironia, fremito e meraviglia. Inoltre nelle sue poesie è facile scovare nel linguaggio semplice e diretto, temi di carattere filosofico-esistenziale, che toccano l’umanità in ogni aspetto, collettivo o personale, facendo della poesia di Wislawa una delle più umane di questo secolo, perché comunica a tutti e comunica di tutti.

“C’è chi” è una poesia della raccolta postuma Basta così, la quale si presenta come una meditazione sul carattere assolutista del determinismo e sulla pressante voglia di stilizzare e definire tutte le cose univocamente; volendo effettuare un parallelo con un altro autore del 900′, C’è chi si presenta come un’osservazione sagace sulla realtà dell’umanità come Io temo tanto la parola degli uomini di Rilke. In effetti le due poesie hanno in comune la stessa febbre e rabbia, ovvero la prepotenza degli uomini che credono di poter decidere del mondo o che credono di dover sapere come esso sia stato deciso. Ovviamente i testi nelle idee e nelle espressioni, oltre che nel fine si discostano notevolmente.
L presentatore e critico della Poetessa Wislawa, ad un certo punto pensa di interpretare a modo suo i concetti allineati grammaticamente e i suggerimenti che la poetessa dà e fa sul soggetto criticato, aggiungendo personali pareri che sviano il senso delle parole nascondendo il fatto che di poesia non si tratta ma di un “rapporto militare” di controspionaggio.

C’è chi

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

La poesia comincia con un ritratto freddo e preciso. La persona o meglio l’atteggiamento di cui si parla è un atteggiamento solenne, apparentemente di libertà e di altissima risonanza interiore, è un atteggiamento di pregevole sicurezza, perché ogni cosa è al suo posto e tutto è in ordine, sembra quasi un idillio nell’odierna società divora-uomini, trovarsi a provare queste cose.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

La capacità e la forza di questo “uomo” è anche futura oltre che pregressa, non ha problemi ad adattarsi alle più svariate situazioni.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Il superfluo viene gettato via, come in una macchina perfetta, creata appositamente, e le verità non sono discutibili, non possono essere smentite e le persone ignote o quelle da non ricordare vengono sistematicamente eliminate, ma sempre con ordine.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

La poetessa ora comincia a delineare qual’è la debolezza di questo atteggiamento. La persona in questione pensa quel tanto che serve a non smentirsi da solo perché sa bene che la sua vita è vuota. In questo atteggiamento si svela la sua profonda fragilità: ella non può pensare, perché il pensiero diverrebbe il canale della verità e del risveglio, mentre ella preferisce un torpore onesto che dà una sottile gioia di ozio e la sottomissione a uno stile di vita assoluto e non vario, fisso e non variabile.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

Questa persona opera un ragionamento lucido e distaccato, sa che dovrà morire e come dovrà andarsene. Non teme la morte perché la pensa come una porta obbligatoria e non la contempla più di quel che è, il licenziamento dalla vita.

A volte un po’ lo invidio
– per fortuna mi passa.

In questi ultimi versi la poesia di Wiaslawa si carica di un giudizio solenne e ironico, il marchio della poetessa, che diventa derisione e insieme canto di rivendicazione per la propria vita.
Tutta la sicurezza, la freddezza e la preparazione metodica al mondo, fanno di questa fantomatica persona l’ideale di uomo da seguire, per il coraggio che mostra ma che in fondo non sa cosa sia, per la vita che vive ma non possiede e per la sua risolutezza assoluta.

Ed è proprio qui che l’autrice polacca prende le distanze, ella preferisce il dubbio all’assolutismo che è sempre vuoto e insipido di conoscenza. Preferisce avere qualche ripensamento, tremare alla vista della morte, rimpiangere gli amici persi, preferisce vivere. E quando si ricorda di questo, ella ricorda che c’è chi, semplicemente non vive. E il giudizio che la poetessa da a queste persone è feroce: per fortuna mi passa, per fortuna non sono come loro.

Si presentano dunque due casi distinti ed un ammonimento. La distinzione è operata tra chi vive sopravvivendo e chi sopravvive vivendo. La poetessa critica aspramente i primi, infatti essi cercheranno sempre di trovare via di fuga al dolore, per il loro mestiere assoluto di sopravvivere e li critica nei comportamenti e nella paura, nel rifugio alla cieca certezza e nel vendersi ad un assolutismo che non muta. Mentre i secondi invece vivranno il dubbio perché esso è insito nella vita stessa degli uomini e ne rende tutte le cose più vive, perché essi vivono come tesi tra due estremi inconciliabili e seppure appariranno più turbati, più preoccupati e apparentemente meno felici, essi saranno i più vivi e saranno coloro che quando sapranno rispondere, quando avranno i metodi, sarà perché hanno cercato la risposta e non perché l’avranno solo accettata.

 

Risposta di Enea.Anchise:

Il Filosofo non è Poeta, ma il filosofo che scrive i propri pensieri allineati con spazi e gli “a capo” che facilitano il respiro lettore, evita solo la virgola. Nulla a che vedere con la poesia, ma scritto, inscritto, nella concettualità filosofica, quella si.
Il poeta non fa filosofia, retorica o politica; il poeta indaga e muove gli spetri non i solidi come fa il filosofo dietro i quali nasonde o scopre altri solidi a piacimento di condotta.

Il Premio Nobel è un premio etnico e la poetessa è stata premia dalla sua etnia per quei servizi e disegni eversivi Cosmopoliti di cui ella è  Agente.
Agente s’intende colui o colei che agita le masse per conto di …quindi agente sta per agire, agitatore, agitatrice. Ecco perché non è poesia la sua ma politica eversiva.
Il 1996 è un anno importante sul processo decennale per l’abbattimento dell’URSS. I militi Cosmopoli “Nobiliani”, l’hanno voluta premiare da Agente a Comandante responsabile depositandole un assegno di 500 milioni di Lire in premio (o rimborso), e, in Polonia in quegli anni erano dei bei soldoni.

Risposta a Poesis: “Caro collega Poeta, se rileggi la poesia “C’è chi” e pensi al “burocrate” che ella osserva per comunicare alla centrale le abitudini e le funzioni di stato di un impiegato o dirigente da scalzare, tutto ciò non è una bella poesia ma una insana “soffiata politica”. Una volta liquidati i dipendenti dello Stato e conquistato (POLONIA comunista) ecco le sue parole prendere forma di “agente spia anticomunista” per un processo indolore di conquista curato devotamente.

E quando è licenziato dalla vita, (uccisio?)
lascia la postazione
dalla porta prescritta.”


hom page

Poesia Cosmica n. 32

Per favore…

Lisa smettila di torturarti da sola
smettila di suonare la mia melodia
tanto lo so che non ti alleni, lagna!

Invece mi pensi sempre da quando
ti ho lasciata per quei brutti sospetti miei:

sono geloso, non vorrei, ma devo.

Accomodata, alle prime scalette dici:
“Possiamo riprovarle sono belle…”
La mia vita non deve restare solitaria pensai,
accettai la tua permanenza: “Riprovarle?”

“Si dai..” E ti mormori piano notturna
come se una candela tra le nostre labbra
si muovesse appena e i sussurri tace.

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Poesia Cosmica n. 30

Infedele ti amo.

Di spalle leggo ciò che leggi: “oh! oh!…”

Alla finestra notturna tra Face Book e Luna
la poesia è dedicata ai tuoi bei lamenti
e per mano il poeta ti conduce nell’infinito.

T’amo ti dice, perché t’amo gli hai detto
e t’arranco alla nuca i capelli: “Haiiiaaà'”
“vieni amore sul letto, anch’io bramerei
con te lo stesso infinito.”

“…mica penserai male di me vero?

“Figurati… quel poeta sono io…”

finestra notturna 2


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Poesia Cosmopolita n. 29

Non c’è sasso uguale all’altro

Si è figli di genitori
trasmettiamo i geni dei loro genitori e via via così…
C’è chi ha la presunzione di avere i geni di Adamo
così è scritto; ma devono leggere e studiare assai
quel manuale educativo  prima di dimostrarlo
e imitarlo senza sbagliare i tanti paragrafi,
eppure ci tiriamo quei sassi senza guardarli.

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Poesia Cosmopolita n. 28

Poesia Cosmopolita in dono @NijiUta_Bota

T-shirt italiana

La Luna era adagiata assonnata sul suo petto come una bimba
addormentata spettinata sopra due soffici dune di terza misura;
stelline e lucciole cromate le facevano corona a di una scritta
e nuvola per cuscino:”Mi piace dormire con te di notte vicina.”

E’ addormentata colei che all’ombra in terrazza sullo sdraio
è protetta da un arcobaleno rinfrescante dopo aver piovuto.


 

Collezionista giapponese di Arcobaleni : 20.800 twt in materia

foto: 虹のうた
ゆっくり消える虹みてて トリコじかけになるCattura

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