DADA: La Nascita (5). Le donne ufficiali.

a  raLe Donne Dadaiste.

Si narra di DADA: “Nel verso infantile DADA, i dadaisti trovano la parola più adatta per esprimere il proprio nichilismo, il rifiuto delle convenzioni borghesi, e della retorica belligerante dei politici.”

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Foto: scherno agli ufficiali della S.A. tedesca.

La lezioni sul dadaismo cominciano sempre con questa frase diventata noiosa e ripetitiva, sempre la medesima per tutti e per tanti anni, dogma che ha bollato intere generazioni di allievi, artisti, operatori di settore congedati dalle Accademie di Belle Arti e Università di Storia dell’Arte come se essere insurrezionali o rivoluzionari sia un privilegio artistico o una bandiera da tenere alta perché dogma coniato dai dadaisti e quindi comandamento scolastico e culturale per tutti.

Quella citazione è una una farsa, peggio, una bugia bella e buona. Appunto: una menzonia, e, tale si rivelerà mano a mano che ci si addentra al tema sul Movimento dadaista tenuto spesso sottaciuto  agli allievi, dubbio che assale nel vedere a prima vista la Follia isterica e schizofrenica dadaista presente nelle loro opere.

Durante lo  studio di DADA qualcosa non quadra.

A prima vista DADA non piace e se mai dovesse piacere lo è per chi studente diligente rispettoso e inesperto si appresti allo studio per uscire dagli atenei acquisendo meriti e crediti preordinati per ottenere il massimo punteggio di riconoscimento al proprio futuro artistico, ripetendo quella cantilena a memoria.
Le cristallerie Universitarie non di toccano, non si contestano e non si devono infrangere; esse fanno parte dell’arredo e vetrinistica uguale per tutti gli Atenei e sempre in perfetto ordine mondiale, allineandole in modo uniforme in tutti i Musei d’Arte Moderna divenuti seriali.

Che cosa si cela dietro tale bugia dadaista?

Le menzogne artistiche dadaista nascondono da una parte, ed evidenzia dall’altra, tutte le responsabilità dei Cosmopoliti nel tener nascosta la propria vera identità tramando tranquillamente nell’ombra e passare impuniti al giudizio della Critica Politica e Storia dell’Arte. Grazie al camuffamento artistico, i cosmopoliti, per tutto il Novecento (e ancora prima), hanno potuto agire nell’ombra le loro congiure, siano esse andate a buon fine come andate a male. Per i dadaisti l’Arte fu soltanto un pretesto dietro al quale avere il lasciapassare “diplomatico” per i propri agenti e foglio di “buona condotta” da rilasciare alla Storia.

DADA:“Rifiuto delle convenzioni borghesi…” vediamo se è vero.

Gli anni bellici dadaisti (1916-18) non furono anni facili per nessuno in Europa. La Guerra si sa, porta lutti e scompiglio nella vita quotidiana. La bella poesia del focolare, senza fuoco, con la dispensa vuota come la pancia e con tanti reduci traumatizzati dalla violenza di guerra allo sbando, si manifesta socialmente in tutta la sua crudeltà trai gli stati  perdenti caduti in disgrazia e depressione.
A parte l’enfasi dei primi sei mesi di guerra 1914, il programma per la realizzazione della Guerra Lampo al fine di sbaragliare le Monarchie europee ed aprire una grande era tecnologica, nei piani di quel conflitto i cosmopoliti prevedevano l’estensione della guerra anche alla Russia Zarista e all’Impero Ottomano imponendo il “Nuovo Ordine Mondiale” a favore di una borghesia emergente industriale, illuminata, bancaria e cosmopolita ebraica, sempre più ricca ed agguerrita per la tecnologia raggiunta, la quale, superò di in gran lunga in valore economico i depositi auriferi dei loro stati, dei loro Governi e dei Sovrani.

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Chi abbia inserito nella Storia dell’Arte i dadaisti come Movimento artistico ha commesso un grave errore in quanto Dada è un movimento politico ben strutturato ma non artistico. Se poi tra una trame e l’altra la “fidanzata”di Raoul Hausmann  si sia trasferta in Svizzera e si sia cimentata a costruire delle bamboline graziose o burattini, ci passa, ma che nel tardo dadaismo si sia messa di lena a ricostruire il Movimento DADA svizzero dissolto nel nulla, possiamo darle merito di essere stata una brava archivista e bibliografa e sartina stilista dalle manine d’oro. Ciò le da merito anche se modesto. 

   Foto:  Hannah Höch

Dada’s Women
“Se non fosse stato per Emmy Hennings, Sophie Taeuber, Hannah Höch, Suzanne Duchamp e Céline Arnauld, il movimento Dada non avrebbe mai raccontato certi fenomeni sessisti riscontrabili nella società dei ruggenti anni venti europei.”

La storia del femminismo europeo lamenta i Dadaisti essere stata una compagine espressamente maschile e che poco spazio lasciarono alle donne. Una cosa il femminismo dovrebbe tenere presente quando criticano il maschilismo Dada: essendo DADA una organizzazione Cosmopolita militare, il rischio di perdere la vita o la libertà nelle scorribande parapolitiche era molto alto. La paura allontana le femmine dal rischio se pericoloso.

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Solo Emmy Hennings, sprezzante della vita, coraggiosa,  ha saputo essere una dadaista patentata. La sua specializzazione era la recitazione teatrale nell’Arte cabarettista, quindi perfettamente allineata al gusto e alle esigenze circensi delle Avanguardie.
Tale Movimento, essendo una compagine esclusivamente ebreicaa, “il verbo” è e resta la loro fede e arte. Quindi non potendo rappresentare l’arte figurativa, se non in forma astratta (unica licenza rabbinica) la parola e l’azione sono la loro vera Arte. L’Avanguardia Dada al fine di camuffare meglio il personaggio che un adepto volesse raffigurare o rappresentare per la presa prossima del potere, tutti i dadaisti dovevano prendere lezioni di dizione e recitazione. Qui, la maestria di Emmy Hennings  s’impose e, tutti i dadaisti, a turno, dovevano  addestrarsi al compito assegnatogli, recitandolo a perfezione.

 Foto: Emmy Hennings con marionetta 

Lo stesso Lev Trotsky  passerà un anno in America ad imparare la buona dizione e recitazione prima di affrontare la grande avventura in Russia, e, poiché Vladimir Lenin abitava a pochi passi dal Cabaret Voltaire, qualche lezione di dizione e teatralità deve averla presa per nascondere la erre moscia di gola molto pronunciata  nella sua voce, caratteristica tipica di chi parla a lungo l’aramaico. Quella caratteristica fonetica fu portatrice di  guai severi per molti ebrei durante i motti russi e germanici, diffidando i possessori, o peggio, perseguitarli anche senza motivi validi. Per ragione di sicurezza la erre  aramaica andava corretta.

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Nel piccolo universo femminile DADA, la diva   che più di tutte ebbe incarnato il dadaismo femminile fu la  baronessa Elsa von Freytag. La sua follia spregiudicata, l’arroganza, l’improvvisazione , la mancanza assoluta di pudore fecero di Elsa l’artista femminile Dada numero Uno. Innamorata di Duchamp, vissero insieme nello stesso appartamento per un periodo breve. Duchamp aveva capito che Elsa, per le strade di New York era il futuro di donna prototipo. Per Duchamp, Elsa era la  punta più avanzata della creatività cabarettista vivente per immaginazione, follia imprevedibile, genialità materializzata in una donna inaffidabile. Pare dalle ultime dicerie d’arte, che Elsa sia stata l’ispiratrice dell’opera Fontana di Duchamp.  Hannah Höch non ne parlerà mai, quindi non ci sono prove. Scoperto il significato dell’opera Fontana l’opera medesima scagionerà la baronessa Elsa da questa diceria.

foto: Elsa von Freytag

Hannah Höch, dal suo archivio ricostruirà, quasi alla fine del periodo post bellico la storia del movimento DADA scomparso. Pubblicherà la storia del movimento sulla base dei ricordi personali e fotografici. Gli stessi artisti interessati faranno invece sparire le tracce e le prove perché implicati in quel disastro che sarà la seconda guerra mondiale.
Quindi, quanto ci sia di vero, o meglio , omesso nelle memorie svizzere di Hannah, evidenzia nella ricostruzione una vestizione artistica e romantica del movimento; e basta. studiare Dada  attraverso le sue memorie di Hannah Hochnon nascondono al Dadaismo svizzero essere stato un movimento artistico, ma di altro certamente lei nega, ma le riviste e manifesti Dada ci presentano il vero lato nascosto del movimento.

Hannah Hochnon, pur avendo fatto parte della direzione del Movimento, DADA, il fatto che non fece trapelare nulla sulle opere douchampiane  ne deduce che ella fosse fuori dal gioco oppure legata da giuramento al silenzio. Saranno proprio gli spezzoni sparsi dei documentati rimasti tra le mani dei sopravvissuti a svelarci preoccupante quadro militare di DADA.

Arte anti borghese?
Come si fa a sostenere una tesi simile quando i vertici dadaisti erano figli della borghesia e che nella vita post bellica ricopriranno incarichi artistici di un mondo cosmopolita borghese vincente?
Se a causa del clima sconvolgente di Guerra cui i DADA hanno contribuito a costruire quel monopolio culturale, i loro messaggi subliminali attraverso le “letterine anonime” ritagliate e collage dispregiativi furono uno strumento mimetizzante obbligatorio e non geniale. Parlare d’arte tra i dadaisti è un obbligo monopolistico perché non di opere d’arte si  tratta ma cimeli.
Il luogo ideale museale dei DADA è certamente il Museo dei  cimeli di Guerra, in quel luogo assumono tutto il significato e valore dovuto.


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DADA: Sindrome Giacobina (2/2)

da Sindrome giacobina 1/2

(….)  qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso: la Bandiera Rossa. (nata in Francia)


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Foto 1: Tomba di Carlo Marx – morto 1883
Foto 2: tomba del nonno di Marx, Rabi Chaja Lwow Abraham Mosche ben Heschel Lwow, morto 1788

La risposta Borghese giacobina non tarderà a farsi sentire.

Con l’avvento di Carlo Marx, i lavoratori ingannati dalla Borghesia francese si organizzeranno in Sindacati avviando una lunga marcia di rivendicazioni salariali ancora oggi non ben definite. La borghesia cosmopolita francese al potere Legislativo, respinse con la legalità e manganelli le rivendicazioni salariali e sociali dei lavoratori. Resterà basita nel vedere accrescere una forza politica nuova tanto robusta e caparbia che chiedeva di partecipare all’utile capitale ricavato dalle  vendite del prodotto industriale manufatto dalle loro stesse mani . Marx evidenzierà nel Capitale, il motore Borghese destinato ad ingripparli.

I cosmopoliti si spaccarono in due blocchi contrapposti e i fondatori della Prima Internazionale comunista, (11 cosmopoliti su 13)  conoscendo i vizietti assassini dei loro confratelli borghesi, l’Internazionale comunista utilizzerà la stessa tattica delle Avanguardie borghesi: camuffarsi  nello stesso modo facendo perdere le proprie tracce agli avversari rendendosi introvabili dentro una massa troppo estesa di lavoratori.
La Borghesia per salvarsi dalla malaparata innesca nelle classi lavoratrici la concorrenza salariale tra maschi e femmine  amplificando volutamente le contraddizioni sociali sulla differenziazione di salario e sesso. Per sostenere tale politica repressiva  aveva bisogno di guerre immotivate per meglio separare i sessi e allontanare i giovani maschi al fronte, lontano dalla fabbriche . Le monarchie e le borghesie industriali avevano bisogno di una guerra simbolica di copertura, una volta innescate si apriranno invece  delle macellerie umane sui più fronti, avviando in tal modo alla produzione,  le donne e le  spose, vedove, orfane e vergini incitate in fabbrica a produrre per il bene della Patria e i congiunti da salvare.

La donna entra ufficialmente nel mondo del lavoro industriale e nell’era moderna. Il capitale raggiunse in breve il suo scopo: una donna indipendente, meno feconda e più nichilista. La donna divenne la Retroguardia del sistema capitalista, una nuova forza lavoro a sottocosto che garantiva i costi bassi della guerra.

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Foto 3: giovani operaie.

In questo clima le Avanguardie strillone propagandano sui loro Manifesti  il nuovo modello di donna muscolosa, aromantica, pragmatica ed efficiente nella produzione di ingranaggi lucenti, lampadine fluorescenti, armi e bombe; ricompensate da  abiti corti non più casti, capelli liberi al vento; donne da risvegliare dal dominio monastico familiare e perché no, diciamocelo pure, un po puttana e seducente, Un abbaglio. La Borghesia non da niente in cambio di niente. Essa presenterà il conto su un piatto d’argento con sopra  l’invito da sottoscrivere alla Guerra di Liberazione mondiale e contrattuale per imporre il proprio modello Borghese come l’unico  e Universale.

Avanguardie :“Noi siamo contro la guerra, viva la Guerra” . E i futuristi?: ” Noi futuristi , Balla e Despero, costruiremo milioni di animali metallici, per la più Grande Guerra…”.

Le Guerre, le rivoluzioni, le sommosse di massa erano il progetto principe delle Avanguardie artistiche, scoprendo in seguito, essere gli artisti dei politici Borghesi, finanziatori di Avanguardisti, organismi paramilitari sotto il diretto controllo di cosmopoliti ingannatori come dire, “tra i due litiganti il terso se la gode”, appunto, il Borghese giacobino nascosto nelle masse.

L’arte Pagana (arte classica) persistette ancora nelle famiglie Reali d’Europa ma venne dalle Avanguardie perseguitata e ingiuriata fino alla sua estinzione avvenuta con quella fisica e politica della monarchia stessa nella Grande Guerra 1914/18.  Qualcosa resterà ancora in piedi nei paesi cattolici in quanto, Potenza Multinazionale disseminata a macchie di leopardo in tutti gli stati del mondo.
I cosmopoliti, una volta divenuti vincitori assoluti, passeranno infine alla formulazione dell’Arte Moderna non più retinica o iconoclasta, ma espressione della geometria industriale conquistatrice marciante verso la concettualità, disciplina della ragione pura e pragmatica, posta oltre l’astrattismo in cammino verso l’origine delle invenzioni: l’Idea.

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Da quel momento l’Artista non sarà più il pittore imbrattatele, ma  una testa che pensa e che non opera più. Un cervello guida. Sarà Padre delle nazioni capaci di costruire con le sue idee: l”Opera Metallica, la fabbrica di acciai. Svetteranno i grattacieli, gli ascensori, le città urbane cubiste,  le  ferrovie, le navi di ferro, i ponti metallici, il cemento armato, le auto, le strade asfaltate  e  tante bombe e guerre.                                                                                                        

 L’arte comincerà a implodere su se stessa lasciando la parola ai cannoni distruttori e alla magia della tecnica, lasciandoci i pochi monumenti neoclassici e cubisti sopravvissuti al delirio della tecnica.

      foto 4/5/6 : architettura metafisica, cubista e neoclassica di  Regime

Poesia cosmica: Mitomania 1

BAGHDAD

L’OSSERVATORIO

Note si belle escon da un plano
Create lievi da mane maestra
Sussurro soave discende dall’alto
al pian di sopra richiamano la mente.

Salito sulla Loggia per scoprire l’incanto
Appare luminoso il cosmo stasera
Quel cielo blu aprendo il manto
Svela apertamente l’intero Emisfero.

Una ad una nel profondo spazio
Sfavillano di luce le mille stelle
Sparse per tutto il grande campo
Senza coprir le altre si lascian vedere.

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Questa poesia introduce “MITOMANIA”, la mia prima collezione poetica di facile lettura che pecca d’ingenuità in quanto non essendo ancora formato  poeta, mi cimentavo per divertimento con gli amici poeti di NPS (1990), ponendo poesie a indovinello per eludere la censura mentre a Baghdad si uccide-va ferocemente. I computer degli anni  novanta, in Italia,  funzionavano ancora da telescriventi in supporto ai fax, Videotel, o alla contabilità generale e segreteria aziendale… poi, fu la volta della posta elettronica.

Window non era ancora arrivato da noi e il linguaggio d’uso corrente era Dos.  A quei tempi non erano possibili le correzioni automatiche, ne apporti fotografici o gli ornamenti di squisito sfarzo decorativo come ora. Avevo smarrito il tutto per via di un virus sconosciuto, ma non gettati mai via l’hard disk. Chissà… un giorno…. Qualche settimana fa avvenne miracolo, rileggendomi allora.

La raccolta poetica nacque nel 1991 sotto le bombe quando restai shockato sul comportamento scandalo-so della Democrazia che credevo incapace d’inscenare una guerra tracotante a proprio vantaggio e nome. Restai basito quando vidi i cieli di Baghdad infiammarsi di bombe scintillanti, antiaeree saettanti e fiamme alte e verdi (infrarossi,) in visioni Demoniache.

“Eccoli!” mi dissi, “ecco il segnale divino… ci siamo, sono tornati!” 

Nasce MITOMANIA, (i Miti si ripetono) 

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Incapace di annotare appunti politici che cambiavano ad ogni ora, utilizzai la rima poetica ottocentesca, rime  popolari per annotare il tutto, con strofe brevi di alta sintesi. La collezione narra le motivazioni ideologiche, politiche e religiose di Desert Storm , prima guerra incompiuta americana (e persa) nel Golfo Persico  seguita passo passo di notte e giorno per 42 giorni, tanti furono i giorni impegnati contro i tre giorni preventivamente program-mati da George Bush. “Guerra Chirurgica” per la sua precisione elettronica, non gli faremo male. Così non fu.
foto: Baghdad – Desert Storm 1991.

Quella guerra svelerà tutta la metafisica evangelica sfuggita al controllo dei Cristiani che cimentatisi in quel sacrilegio in veste di aggressori, non capirono di essere loro i demoni fiancheggiatori e che sarebbero stati sconfitti da chi nel deserto pativa sete e fame in attesa del fatidico momento.
Il Dio babilonese “Marduk” era tornato per sconfiggere un altra volta Tiàmat venuta via mare e cielo. Sconfisse con tre “dardi di luce” luce l’orribile Bestiaccia cui nessun aveva il coraggioso di sfidare, bestia spaventosamente enorme dalle mille bocche di fuoco. Marduk nelle vesti di Saddam, ritornato conquistò  per la seconda volta nel Mito il suo primato divino di imbelle. Guerreggerà per conquistare i “dardi di luce”, dardi simile alla spada infuocata che fende la roccia, Arma di distruzione di massa che terrorizza ancora oggi il suo nemico numero uno: la NATO. 

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Desert Storm 1991

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Desert Storm 1991

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TEMPESTA DI SABBIA 1991

battaglia-tra-marduk-e-zu-rilievo.jpgNB: La profezia di Marduk è un testo “Vaticinium ex eventu” che descrive i viaggi della statua di culto di Marduk da Babilo-nia. Prima di Desert Storm, in Iraq, si festeggiò pubblicamente la “rievocazione mistica” del Dio Marduk in abiti antichi  babilonesi e riti antichi propiziatori. Saddam, suo discendente, nel rito ebbe la certezza della vittoria e si cimentò in battaglia senza paura. Marduk nella sua profezia diceva che sarebbe tornato una seconda volta.

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Un lucifero Nato-F117

continua…


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