Gertrude Stein: Ritratto di Picasso

Il Pittore visto con gli occhi dalla modella.

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Come scriverà Gertude Stein nella biografia intitolata: “Picasso” (ed. Adelphi): “Picasso, dicevo, torna a Parigi dopo che il periodo Blu della Spagna era passato, 1904; dopo che il periodo rosa della Francia era passato, 1905; dopo che il periodo Nero era passato, 1907; torna a Parigi avendo nelle mani l’inizio del suo cubismo, 1906. Era venuto il momento.”

Foto: Getrude Stein, Parigi 1904

Clima politico.
Siamo nel 1906  a Parigi, “i colori sono molto costosi” dicevano: “non ce li possiamo permettere”  e utilizzavano quel poco che bastava per fare apparire un immagine, un quadro. Indagando si scoprirà che ciò non era vero, il motivo era un altro, era religioso.

Da qui partono le indagini sull’ereditiera americana Gertrude Stein e Pablo Picasso.

Gertrude Stein nasce in Allegheny, 3 febbraio 1874, Pennsylvania, città americana industriale nota per i suoi laminatoi e le acciaierie. Sull’origine della fortuna economica  di famiglia Stein, poco si sa se non che il padre dirigesse in città una linea tranviaria di proprietà. Nell’universo letterario dell’arte poco si sa di lui , qualcosa verrebbe fuori dai testi teatrali scritti da Gertrude, ma non essendo egli pertinente alla storia dell’Arte la figura paterna passerà in secondo piano anche se, come figura politica e che abbia determinato la costruzione del carattere di Gertrude,  sapere qualcosa in più di lui risolverebbe certi aspetti politici avvenuti in Bruxelles, città chiave di lettura degli avvenimenti politici europei e dell’universo delle Avanguardie, ma soprattutto del perché Bruxelles  è stata al centro di grandi eventi storici succeduti in Europa per diversi secoli.

I fratelli Stein sono cinque, tre maschi, lei e la sorella Berta. Quelli che  arrivano a Parigi nel 1904 via Londra sono Leo e Gertrude, attorno ai quali, ruota la storia dell’Arte delle Avanguardie dei primi ‘900. Dovendo gli Stein  distribuire a Montmartre una discreta somma di danaro come “aiuti umanitari” della Comunità ebraica americana alla Comunità ebraica europea caduta in disgrazia durante i motti in Russi 1905, Gertrude Stein, dopo essersi guardata intorno a Parigi, puntò gli occhi su in certo Pablo Picasso, pittore chiacchierato,  per meglio sondarlo da vicino, e se il caso d’ingaggiarlo per ulteriori piani eversivi futuri.

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Gertrude seppe di Lui da un uomo della “Centrale” e volendo sondare sulle acclamate capacità sovversive, organizzative ed intellettuali, lo volle avvicinare. Perché scelse Pablo Picasso e non altri artisti contemporanei più noti e più bravi di lui?

Fiuto di donna?
No! Gertrude Stein seppe dai suoi informatori di un certo  Pablo Picasso da contattare quale piccolo capo banda di un gruppo di manigoldi e truffatori rigorosamente ebreo-artisti che si animavano nella illegalità di Montmartre per campare ed imporsi. La sua  Centrale Ebraica stava creando piccole gang  locali in Parigi (città cosmopolita), per la ricostruzione di gruppi dal forte carattere spregiudicato per  imprese ardite a cui affidare la gestione di merce illegale proveniente via Spagna dalle Americhe. Ma essendo la Spagna da poco vittima perdente nella guerra di Cuba contro la marina USA, nessun spagnolo amava dare servizi agli americani e Gertrude era americana e quindi doveva avvicinarsi al giovane Pablo Picasso in modo soft per conquistarlo quale futuro interlocutore ambizioso per compenetrare il sistema finanziario spagnolo e francese; insomma, doveva farselo amico e trasformarlo in spia americana. Pablo Picasso poteva essere la chiave di volta per intraprendere l’impresa che Gertrude Stein  aveva in testa.

La presenza di una giovane donna disinibita per un “contatto” difficile iniziale si prestava come l’unica occasione possibile per lei, e poiché Picasso presentava le caratteristiche di macho spagnolo, l’occasione sensuale si sa, fa l’uomo amante. Si trattava di dargli in seguito una licenza di agente  particolare con forte copertura politico/militare, licenza da concedere sulla fiducia “imprenditoriale” ad un arrivista, parola ancora poco in uso nella Francia di inizio secolo.
Tale licenza, se ben gestita, poteva creargli un discreto indotto iniziale sanando l’economia disastrata della sua piccola Comunità di Montmartre. Il progetto era di avere un agente  per poi usarlo, come  fecero gli americani in passato con Claude Monet, in veste di “Ambasciatore” occulto tra i giapponesi, ma Monet era arrivato al suo tramonto e andava sostituito, diventando Picasso “l’artista” attraverso il quale far entrare in Francia un cospicuo capitale  illegale da giostrare internamente a fini insurrezionali, diventando Picasso e il suo gruppo di fuoco, la possibile Centrale antagonista da mettere in concorrenza a Enri Matisse, oramai totalmente assorbito nella preparazione di agenti internazionali nei sotterranei della sua Accademia di belle Arti, per riorganizzare intrighi in Russi, Giappone e Usa, atti alla preparazione della prima Guerra Mondiale.

 Per onestà intellettuale una cosa va sottolineata ed è che, nella religione ebraica il danaro non ha la funzione di ricchezza personale come in genere si crede, esso va reinvestito per la conquista del mondo in quanto, tale Capitale non appartiene al singolo individuo ebreo, ma alla intera comunità che si autofinanzia attraverso il risparmio dei fedeli portandola fino all’estremo cavilloso risultato. Tale risparmio è frainteso come “avarizia ebraica”, ma che avarizia non è in quanto, è orgoglio individuale apportare il massimo risparmio personale nelle cassa della Comunità  . La “Proprietà Privata” è il meccanismo attraverso il quale essi possono “amministrare e governare” gli stati conquistati. Il modello promosso è il Capitalismo e quindi i partecipanti sono tutti associati rigorosamente al registro delle quote individuali che ne determina il diritto decisionale sulle singole azioni politiche nel mondo e i rispettivi futuri guadagni. Insomma, la Comunità ebraica è di fatto una S.p.A Multinazionale e quindi non politica come la intendiamo noi  ma Cosmopolitica, senza confini. 

Chi alla signorina Gertrude Stein aveva segnalato Pablo Picasso? Il suo fiuto? Macché!

Le indagini ci porteranno al “Poeta Innominato ”, che dall’interno dell’Intendenza di Finanza di Francia seguiva scrupolosamente gli spostamenti delle banconote numerate che transitavano illegalmente tra Spagna, Francia, Inghilterra e America. Altri all’interno dell’Intendenza seguiranno miriadi di conteggi, canali e canaletti cosmopoliti; questi sono gli impiegati “ombra” che formano un esercito sociale esterno ma anche interno allo stato cui appartengono.

Gertrude Stein super agente,  attuò il suo piano: incontrare presso il noto mercante d’arte Vollard quel tale Picasso  commissionargli “casualmente” un propino ritratto pagandolo bene. Picasso sentito la cifra accettò immediatamente. Quel giorno, nello studio di Montmartre, i due giocatori d’azzardo si affrontarono. I due caratteri mastini si saranno  squadrati e, per due tipi del genere basta un occhiata o l’odore del sudore per capire chi hanno davanti. Accordata la sostanziosa somma di partenza, la scelta del soggetto lo impose la nostra super tarantola. Gertrude  si  presentò dal pittore vestita di scuro, imponendolo di propria volontà, il colore marrone predominante: “Lo voglio bi-cromo. Prendere o lasciare”.

Prima di iniziare: Mi parli di lei …” disse Picasso.

Ella accettò, fissandolo negli occhi come chi giovane intraprendente americana non abbassa mai lo sguardo davanti a nessuno, e cominciò con un racconto enigmatico: parlava di aver incontrato a Bruxelles in piazza: una bambina mentre giocava, sui 12 anni circa, con le trecce, “vestita di marrone” e che alla domanda rivoltale,  la bimba rispose che stava giocando a imitare il padre che era morto. Quella bambina era Gertrude Stein.

“BRUXELLES?” annui Picasso…

Pablo Picasso intuì subito il grosso “calibro” che aveva davanti e cominciò il ritratto. E lei?
Lei spiegava, si spiegava e lo interrogava,  e lo ascoltava, spiegandosi reciprocamente  tra le pieghe e sottintesi … “Bruxelles?..”  Eravamo all’ inizio ventesimo secolo…

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Pablo aderì al progetto Cosmopolita con tutti i rischi e le “prospettive”  presentate. Picasso cancellò il volto del ritratto e si recò immediatamente a Gòsol in Spagna. Li incontrerà chi doveva, ricevendo e impartendo nuovi  ordini alla sua organizzazione di contrabbandieri diretti da cosmopoliti di Barcellona i futuri “Cubisti” . Tornato a Parigi, senza la presenza della modella, Picasso portò a termine il volto del ritratto facendolo pervenire finito. Come buon augurio le aveva dipinto il volto come sarebbe stato 25 anni dopo.” se non le assomiglia” – ripeteva agli amici scherzosi – “Le assomiglierà“. Picasso su ciò non sbagliò affatto. Lei, di quel quadro sosterrà sempre: “sono io” e lo amò.

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l costo dell’opera fu di zero franchi francesi. I giorni di posa 93. Picasso del quadro gliene fece dono. Il patto Gertrude Stein / Pablo Picasso andò a buon fine. Picasso fu arruolato nell’Alleanza. La loro amicizia durò fino alla morte di lei.

l’indagine continua


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(Gertrude Stein)

DORA MAAR

DORA MAAR Fotografa (compagna di Picasso?)

Dora Maar, il cui vero nome di battesimo era Henriette Theodora Marković.
Il padre è l’autore del padiglione della “Bosnia Erzegovina” all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 che gli permetterà buone commesse in Argentina.
Durante gli studi  artistici di pittura, Dora Maar si appassionerà alla fotografia e si iscrive all’École de Photographie de la Ville de Paris.

A parte qualche opera pittorica (tra le quali due nature morte su legno ovali  che Dora vendette per necessità economica dopo essersi divisa da Picasso, Dora abbandonerà da subito la pittura per dedicarsi alla fotografia. Conoscerà Man Ray.
Durante la crisi del 1929 si dedicherà alla “fotografia di strada” scattando fotografie ai miserabili delle baraccopoli parigine. Ciò la spingerà ad aderire al modello comunista dal quale, conosciuto Picasso, si allontanerà.

Dora: “A venticinque anni ero molto di sinistra, non come adesso…”

Questa sua presa di posizione entrò in contraddizione con l’istintiva inclinazione all’esoterismo soprannaturale, pratica che sovente rapisce gli artisti sensibili e sensitivi durante la ricerca  ed esperienza di lavoro durante lo  svolgimento di opere nuove dai lunghi silenzi per concentrazione artistiche che il caso richiede.
Le pratiche spirituali le rivedremo in altri colleghi nel mondo delle Arti e non solo, negli  affari, in  politica, scienze, religione ecc. Magie per scopi e fini diversi legati alla gestione del Potere. Parlare di Arte esentando le esperienze spiritistiche e spirituali è pressoché impossibile, a meno che si resti nella sfera artigianale e non è detto, in quanto la magia è un desiderio antico dell’uomo che per elevarsi è disposto fare i patti con chiunque, anche col diavolo. Siamo  negli anni in cui il confine che separa la Vita dalla Morte è breve e la medicina era ancora impotente. L’immortalità dell’anima era sentita come una esigenza inseparabile dalla Vita quotidiana. Tutto ciò era affidato in larga parte al mondo metafisico e religioso e la psicologia muoveva i primi passi verso la distruzione di quel mondo. Quindi la Psicologia divise fin da principio nei suoi primi passi, il mondo metafisico dell’anima immortale  dallo spirito dissolto o dissoluto dell’IO materiale.
La strada intrapresa da Dora Maar nell’arte fu quella di allearsi a Picasso restando affascinata dalla sua dissolutezza intellettuale e pratica quotidiana aderendo al mondo giudeo di Picasso dove l’anima raggiunge l’immortalità attraverso l’Impresa.

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Prima di scoprire le carte su Dora Maar, bisogna sapere chi è il vero Pablo Picasso che si nascose sotto il mantello protettivo dell’Arte e che non si vuole far conoscere; solo poi è possibile capire perché Dora Maar sia uscita dalla corrente Surrealista per confluirei nel Cubismo mettendosi a disposi-zione di Pablo  Picasso con tutta la propria esperienza divinatoria. Divenuta compagna spirituale non che fotoreporter ed altro  nella “organizzazione” presieduta da Picasso, terrà in ordine  gli archivi.
Scoperta l’entità sull’impero di Picasso e il ruolo da lui presieduto, Dora Maar lo asservirà in segreto come maga, fotografa archivista e pittrice, lavorando per lui in sua assenza. Nell’amministrare quel  “Tesoro” verrà a conoscenza della lunga e riservatissima lista di finanziatori del Cubismo e dell’intera organizzazione eversiva con base a Barcellona. Come fotografa, sono famose le sue sequenziale durante la lavorazione del quadro “Guernica”.

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Dora: “Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone.

 

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Dora Maar

Per un certo periodo della vita segreta di Picasso, di Dora si scoprirà essere stata tutto per lui: assistente spiritistica, dipendente, segretaria, archivista, servizio stampa, responsabile della produzione esterna e interna e distribuzione delle opere. Pagata bene? No.
Dora Maar era per Pablo una deliziosa e affidabile sensuale mantenuta dipendete della    poliedrica organizzazione cubista, la Fabbrica di “Vida o Muerte” (vita o morte) della famigerata Pablo Picasso & Cubisti Associati, un infernale macchina da Guerra. Non le fece mancare niente, ma non poteva toccare niente.

Di Picasso dirà Dora, essere stato per lei il Titolare d’Impresa. (Padrone)
Per la collaborazione data fu licenziata senza una dignitosa liquidazione.
Perché fu diseredata? Quale sacrilegio ha commesso?

Dora Maar cristiana?… Non puoi entrare a far parte di una organizzazione militare ebraica come quella Cubista se non si è di origine ebrea.

(altre indagine sono ancora in corso)


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Dora Maar

 

 

 

 

Lee Miller

LEE MILLER: Modella e Fotografa

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Modella e Fotografa di Moda

Elizabeth “Lee” Miller, Lady Penrose  (Poughkeepsie 23-Aprile_1907 – Chiddingly, 21 luglio 1977),  è stata una modella, una fotografa e fotoreporter di guerra degli Stati Uniti.

Chiunque, in grado di guardare una figura impressa in una fotografia s’accorge dallo sguardo di questa modella che qualcosa non sta andando per il verso giusto e che il soggetto non sa nascondere. L’immagine sprigiona qualcosa di molto profondo come chi è punita ingiustamente da Fato per un destino che  mal sopporta non sentendolo meritato. Quella lunga attesa nei suoi occhi, presente in tutte le immagini e che la ritraggono è lo stato di “rassegnazione”. Lee Miller è portatrice di un male oscuro quanto palese: un’infezione di “gonorrea” , microbo minore del ceppo della sifilide, male contratto da bambina durante una violenza carnale subita da un marinaio – sostiene il padre – male che le impedirà di avere normali rapporti sessuali vivendo in castità. Ciò è l’origine della sua mancata felicità nel suo sguardo.

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La famiglia di Lee Miller è di origine ebrea, composta dal padre Theodore, ingegnere, inventore e uomo d’affari di origine tedesca e dalla madre Florence Miller nata MacDonald, di origine canadese, scozzese ed irlandese; dal fratello minore Erik e dal fratello maggiore John. 
Lee era la figlia preferita del padre. Egli si dilettava con la fotografia amatoriale insegnando tutto sulle tecniche fotografiche ai propri figli quando erano ancora piccoli. Lee Miller oltre ad esserle allieva, fu del padre la modella preferita  che la ritraeva spesso nelle sue fotografie ” stereoscopiche”.


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In tutte le immagini dove ella posa solitaria, il suo sguardo si abbandona in un limbo ove cerca la causa del proprio peccato originale a motivo  del suo male nascosto. I Psicologi analisti sforneranno  molteplici soluzioni immaginarie per lei ma senza risultati, in quanto, la psicanalisi di quegli anni era ancora una materia sconosciuta in fase primordiale. Ma il male oscuro di Lee Miller non era psicologico ma  di  natura batteriologica e inguaribile ai tempi. Oggi è divenuta una malattia curabile. Solo negli anni cinquanta, l’avvento dell’antibiotico metterà fine al suo disturbo fisiologico e dell’anima diventando anche madre.
Nel frattempo non potendo donare niente di proprio ad un amore etero, Man Ray rimase fulminato la prima volta che la vide in scena da modella. Egli s’innamorò perdutamente di Lee Miller, perdendoci la testa Saputo della tragedia non potendola amare, l’avviò delicatamente ad accettare amorini saffici  ai quali aderì svogliatamente.  Dopo tutto, non aveva scelta: la malattia era incurabile e i lamenti e pianti per bruciore durante al toilette mettevano in chiaro la sorte sessuale di Lee Miller. Eppure Man Ray la volle sempre vicina per quella sua delicatezza e femminilità, arte che seppe ammaliare i colleghi artisti dell’avanguardia francese,  ignari della tragedia, amandola per quel portamento divino, statuale e di bella presenza.


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Analizzare l’Arte di Lee Miller, ci obbliga ad andare lontano, e più ci allontaniamo dal punto di partenza  più la Macchina del Tempo (la Storia), ci conduce verso le responsabilità del Padre, sospettato di essere l’ipotetico violentatore iniziale,(soffrivano dello stesso male). Tutto ciò poco interessa per tracciare un profilo chiaro della nostra artista,  ma andando oltre il consentito, oltre il privato, su Theodore Miller padre, la ricerca ci porterà ai limiti di un reato politico di fine ottocento.

Trasferendoci negli anni in cui T. Miller era ancora giornalista, egli venne  coinvolto quale testimone diretto di  un sacrilegio politico avvenuto negli Stati Uniti nel quale, forti sospetti lo vedono tra gli indiziati ma che, grazie alla sua testimonianza di giornalista  depistò dai fatti la pubblica opinione americana. Tutto ciò meriterebbe un capitolo che verrà svolto più avanti, un indagine che si presenta difficile perché impossibilitato ad andare oltreoceano. Ci affideremo ad internet .


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Tornando alla delicata figura di Lee, ignara e lontana dai sospetti accennati, la vita artistica della modella fotografa e promotrice dei cambiamenti del costume femminile americano (Moda), fu tutto sommato un’avventura scontata, borghese e poco interessante, fino a quando, “sulla strada che porta Damasco” incontrò quel bell’imbusto di Man Ray, che narrandole il pensiero avanzato di Parigi, capitale delle arti e mode le introdurrà nella macchina delle Avanguardie , promotori di nuovi modelli di pensiero e comportamento. Lee  lo inseguì in Europa. Aggiornandosi spogliandosi del provincialismo americano e una volta acquisiti i principi generali della cultura europea,  applicò alla lettera, negli Stati Uniti, quel nuovo modo di pensare, creare, fare Arte e Moda in modo propositivo, contribuendo ad elevare di grado la Moda americana fino a diventare questa, propositiva attraverso  il cinema, arte che seppe conquistare le sale cinematografiche mondiali.


 

Arruolata da Man Ray come spia e poi reporter di guerra per la futura Nato, presterà servizio in Europa attraversandola sotto le bombe per conto dell’esercito degli Stati Uniti. Diventerà la prima e forse l’unica americana reporter con le credenziali di guerra. Dopo aver visto, fotografato e testimone il pessimo risultato degli ideali di gioventù per la nascita un mondo migliore (Israele), vederselo in diretta sfociare in quel grande macello di carne umana senza fine, tragedia organizzata dai suoi dirigenti politici americani, cadde in una profonda “crisi depressiva”. Cominciò a rifiutare l’organizzazione cui ebbe aderito con entusiasmo, crisi che colpirà altri agenti segreti ebrei che si dissoceranno dalla grande direzione ebraica mondiale: i Cosmopoliti. Alcuni si convertirono ad altre religioni, ma per tali scelte verranno  puniti dalla stessa macchina infernale misteriosa che li costituì e che infine li scomunicò, altri invece, diventeranno cimeli di guerra e cimeli d’arte del “raggiro”, diventando ricchi e fmosi

LEE MILLER

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                    Lee Miller Penrose

PICASSO: Ritratto di Gertrude Stein

L’incontro con l’Artista

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Gertrude Stein arrivò a Parigi dall’America, via Londra, con suo fratello Leo nel 1903. La guerra Russia-Giappone scoppierà nel 1905.
Gertrude Stein si prese l’incarico di riassettare le fila sparpagliate degli insurrezionalisti europei a cominciare dagli artisti, distribuendo i finanziamenti della Comunità americana in aiuto a quella europea. Sentendo elogiare un certo Pablo Picasso come un pittore moderno, dopo l’incontro in galleria lo andrà a trovare nello suo studio di Montmartre per conoscerlo e  commissionargli un proprio ritratto.

Foto: Gertrude Stein

Per chi pittore ha modo di osservare questo quadro e pensa che ci sono voluti 93 giorni intensi di posa, (quasi tre mesi), su ciò che sia veramente accaduto fra loro in quello studio, solo Dio lo sa.

Per venirne a capo di quei giorni non ci vuole molta immaginazione per trarre delle deduzioni: la prima è quella di una consumazione abbondante erotica e cibo, la seconda è che, tra una prestazione a l’altra si sia intavolata una alleanza strategica franco-spagnola-americana con i relativi studi e vidimazione di piani da perseguire.
Quando Gertrude Stein lascerà lo studio di  Picasso, al 93esino giorno, il quadro non è ancora terminato. Verrà ultimato più avanti.
Il vero Picasso non ancora identificato per quello che vedremo poi essere , lamentava che non riusciva a capire chi avesse davanti, lasciando incompleto il volto del ritratto.
Di ritorno dalla Spagna, presenterà in fretta e furia il ritratto con un evidente fuori assetto dell’occhio sinistro come chi, persona losca, verrà identificata in futuro come potenziale “spia organizzatrice”. Altri pittori (vedi Modì) adotteranno questo codice pittorico durante i ritratti dei “quadri” cosmopoliti organizzatori.

Dopo l’input di Picasso, per altri pittori parigini dello stesso periodo, raffigurare ritratti di persone note, o intellettuali senza un bulbo oculare (orbi o loschi) fu un tema ricorrente in Arte. Studiando la simbologia, quel modo di rappresentare fu un vero codice cifrato. Per gli ospiti del “sabato sera” a casa di Gertrude Stein, chi avesse avuto modo di conoscere altri agenti non presenti nella stanza, notare nel ritratto dell’interessato la mancanza dei bulbi o fuori orbita, era sinonimo di fiduciario confratello, segno politico dell’Avanguardia.

In quel periodo G. Stein era una giovane americanotta dalla vita stretta, fianchi e bacino ampi, forma che denota forte appetito culinario e sessuale, ma il suo “compito” era un altro, non di cercare marito o amante, ma adunare e istruire intorno  a se “uomini ombra” dalla condotta sfrontata e audace per piani militari arditi. Aveva sentito parlare, di un certo Pablo Picasso (piccolo boss) dal cognome genovese, un giovane pittore con la capacità di polarizzare intorno a se una piccola banda di giovani spagnoli motivati ad emergere, decisi, intrepidi, ma anche comandante di una vasta rete di contrabbandieri di montagna in Spagna presso i Baschi), e come tutti i bulli esordienti, gli mancava un riconoscimento e un protettore d’eccezione per cominciare a imporsi oltre il quartiere parigino di Montmartre. Picasso aveva i requisiti per l’organizzazione richiesta e, la signorina Gertrude, se lo lavorò per benino. Picasso invece vedeva nella ricca ereditiera americana la piattaforma per lanci imminenti verso il successo. Assoggettandosi a quel “gioco d’azzardo” , Picasso porterà a termine gli impegni presi con lei.

Dopo l’incontro con Gertrude Stein, nella vita di Picasso cominciano aggirarsi i primi personaggi strani che cambieranno la sua vita e la storia degli stati europei. Negli stessi anni avverranno altre due Grandi Guerre Mondiali che insanguineranno l’Europa e la Russia; e sempre in quegli anni nascerà il nuovo collezionismo di Arte Moderna a prezzi vertiginosi , generando il Mercato d’Arte, la Critica, le Gallerie ed infine i Musei.

Tratto da: Autobiografia di Alice B. Toklas

Fernande era, come sempre, molto grande, molto bella e
molto gentile. Si offri di leggere ad alta voce i Cantes di La
Fontaine a Gertrude Stein per divertirla mentre posava.
Gertrude Stein prese la posa, Picasso sedette sull’orlo della
sedia, addosso alla tela, e poi su una minuscola tavolozza
di un color grigio bruno uniforme spremette un altro pò di
grigio bruno, e si mise a dipingere. Fu questa la prima di
qualcosa come ottanta o novanta sedute.
Sulla fine del pomeriggio i due fratelli di Gertrude Stein,
sua cognata e Andrew Green, vennero un po’ a vedere.
Furono tutti meravigliati della bellezza dell’abbozzo e
Andrew Green pregava e strapregava Picasso di lasciarlo cosi
com’era. Ma Picasso crollò il capo e disse di no.
E un vero peccato che in quei tempi nessuno abbia pensato
a far la fotografia del quadro cosi come era, perché va
da sé che nessuno dei presenti allora si ricorda più come
fosse, nemmeno Picasso o Gertrude Stein.

Scrive, concisa una bloger della quale ho perso il contatto: “Dopo ottanta o novanta sedute, il risultato – secondo i loro reciproci amici – non assomigliava minimamente a Gertrude Stein”. La risposta di Picasso fu una scrollata di spalle. ”Non importa,” rispose, “alla fine gli assomiglierà”.
Oggi rimane uno dei ritratti più famosi ed emblematici che Pablo Picasso abbia mai prodotto: Il ritratto profetico di Gertrude Stein vista anticipatamente a trent’anni di distanza.

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              1904                                              1906                                             1930

Questa paginetta prendiamola come punto di partenza per spingerci oltre.

segue:


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Underwood: Ready Made (1/2)

Questa prima  pagina 1/2 è delicata alla narrazione della “metamorfosi” artistico industriale dei primi novecento che ci porterà piano nel tempo ad a un “calcolatore proibito” italiano. Qui viene svolta la prima fase sull’indagine “arte e spionaggio” e più avanti, il significato che assumerà l’opera “Grande Vetro” di Marcel Duchamp.
L’Olivetti Spa e l’Itala , in quell’opera artistica avranno un  ruolo importante e  determinante, subendo per castigo la nazione dalla macchina repressiva giudiziaria  italiana (Mani Pulite),  la morte della Politica parlamentare italiana della Prima Repubblica.

Underwood

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La storia del ready made “Underwood”, per noi italiani fu l’inizio di una grande avventura durata un secolo, aprendo in tale occasione una superba  azienda italiana di macchine da scrivere e calcolatori: la Olivetti Spa di Ivrea-To. La Olivetti Spa ha esportato per decenni i propri prodotti sui mercati mondiali con grande successo ee interesse al notro prodotto sempre innovativo. Seguirà un declino forzoso ad opera delle concorrenti americane che vedevano nell’ Olivetti una azienda privata troppo avanti nel campo dei grandi calcolatori elettronici gestionali, avvertendola  come una potenziale e preoccupante  rivale politico-sociale e commerciale.
Fu tale la preoccupazione americana da chiederne il veto al Governo Italiano considerato da loro, “prigioniero di guerra” richiamandoci all’obbedienza. I reparto di eletronica per calcolatori fu espropriato attraverso lo struzionismo delle banchee affiliate alla Banca Mondiale d’America, esportando  interi reparti dall’ Olivettii, reparti strategici commerciali potenzialmente militari impiegati nella riscerca di applicazioni  elettroniche. Ma un calcolatore di quelli maii sequestrati Elea 9003.
Per un atto di disobbedienza verso la NATO (sgarbo), ovvero, l’aver venduto quel grande calcolatore all’Iraq, l”Olivetti fu costretta a chiudere definitivamente i battenti in quanto ritenuta dalla Nato: “fabbrica inquinata” di socialismo.


Torniamo al readymade in questione:

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La Underwood alla fine dell’ottocento era una fabbrica americana costruttrice di macchine da scrivere con  un vasto indotto per accessori compatibili come i ricambi per se  e  altre marche concorrenti.
Nell’anno 1905, in occasione della guerra Russia/Giappone verrà precelta come fabbrica per la produzione e fornitura della Difesa Americana.

La strategia di nascondere dentro innocenti aziende la produzione strategico militare è una prassi ancora in voga oggi in tutti gli stati del mondo che hanno una Difesa propria e un sistema militare offensivo.

Nel 1904 Underwood si aggiudicherà le forniture  ufficiali di munizioni  agli Stati Uniti d’America prossimamente impegnate  in guerre, trasformandosi segretamente da azienda commerciale ad “azienda strategica” impegnandosi nelle avventure belliche americane e produrre munizioni, apparecchiature “sensibili” e altro ancora. Underwood diviene una  industria trasformata anche in produttrice di piccole parti meccaniche di fucili  a ripetizione come la “Mitragliatrice” , arma segretissima a quei tempi, arma di “distruzione di massa”, che verrà data in dotazione all’esercito giapponese alleatosi con gli  USA per portare a termine il piano – mai dichiarato ufficialmente sulla conquista della Russia. Lo svolgimento delle indagini belliche del 1905, sveleranno gli indizi provatòri verso gli Stati Uniti d’America nella figura del banchiere ebreo-tedesco Jacob Schiff, naturalizzato cittadino americano con prestiti pari a 200 milioni di dollari di allora, come reazione ai “Pogrom” russi contro gli ebrei arrestati in Russia per disordini sovversivi e  allontanati dalle frontiere con l’Europa indebolendo le trame anti zariste.  Uunendo le sinergie  interne russo/ebraiche con la guerra giapponese alla presa del potere, scattò la macchina da guerra in quello che diventera per la storia la Guerra Russo/Giappone del 1905.
Quel “prestito” Shiff attrasse l’attenzione di tutto il mondo politico e capoitalista occidentale  ed ebbe conseguenze di gran rilievo: il Giappone vinse la guerra grazie all’acquisto di armi e munizioni e l’acquisto di navi da guerra miderne dall’inghilterra.. Alcuni leader giapponesi lo interpretarono come una “Giustta Alleanza” a dimostrazione del potere degli ebrei di possedere in breve tempo tutto il mondo.

Grtazie al readymade “Underwood”  scopriremo essere tale opera d’arte un comando politico/militare  in codice ben mimetizzato, usato come informazione militare agli Agenti segreti ebreo-europei travestiti da “artisti” ,  responsabili ogniuno delle loro ” correnti” d’arte e gli attivisti che sotto mentite spoglie di Arte non se ne intendevano.
Con Underwood e altri readymade a seguire, Duchamp avvertiva le centrali operative europee sullo svolgimento delle forniture  belliche e i relativi piani di rifornimento.

Oltre le Mitragliatrici (Macina Caffè),  nel contempo le Università di ingegneria americane portavano a termine la pistola a colpi in ripetizione (Colt), ma anche i primi fucili semiautomatici, e  nuovi detonatori. Le Acciaierie finanzziatriici ddelle correnti artistico/militari, portavano avanti anche le grandi  costruzioni marziali moderne,  cannoni, motori diesel eliche, turbine ecc.. Chiunque ne richiedesse la licenza d’uso o di costruzione, oltre a pagare le royalti alle Università inventrici (arricchendole), trasformavano con tali prodotti i prorpi eserciti, e  le Università americcane divennero dei veri e propri  potentati  Finanziari occulti, ma elargivano invenzioni se il cliente  sottoscriveva ol “Patto all’Alleanza”.

Royalty: “Nel linguaggio internazionale, è una parte dell’aliquota di prodotto lordo che le società concessionarie  si impegna a corrispondere al concedente in sostituzione o a fianco degli utili netti.”

Proseguendo la narrazione, in materia di polvere da sparo, il famoso Alfred Nobel (ebreo),  fondatore del  prestigioso Premio Internazionale al quale accedono solo gli affiliati o i sostenitori esterni “alla causa”, in quegli anni in America Nobel brevettava la nuova polvere da sparo che, a differenza della “pirite nera” ottocentesca, questa nello sparo non oscurava la visuale dei fucilieri che potevano in questo modo sparare il colpo successivo sull’avversario centrandolo in pieno e senza aspettare i tradizionali tempi morti di snebbiamento dei fumi neri della pirite e ricarica del colpo in canna . La nuova  polvere da sparo dai fumi trasparenti di Novel determonò l’esito vioncente di  molte battaglie e guerre agli USA.

Dopo il successo bellico del Giappone contro la Russia dello Zar in Cina e la conseguente disfatta dei gruppi golpisti cosmopiliti contro lo Zar, in vista della rivincita e del “boccone” facile europeo aii danni degli eserciti retrogradi delle fragili monarchia da conquistare, agli USA abbisognava di produrre in grandissima quantità di munizioni in vista della conquista dell’Europa intera, e quindi,  ai bandi di forniture dell’Esercito Americano parteciparono molte aziende meccaniche private “consorelle”.

Underwood vide rinnovata la fiducia di fornitore d’armi  portando  a casa un altra grossa commessa, commessa talmnte grande da sospendere la produzione di macchine da scrivere dandole in concessioone a terzi.  Quel readymade di Marcel Duchamp fu dall’artista rivolto agli industriali e artisti cosmopoliti europei, allertandoli dela guerra imminente senza farsi notare dall’esercito francese e tedesco.  Ma la Grande Guerrafu una disfatta economica per gli stati belligeranti trovandosi  indebitati fortemente con gli “Alleati Americani”  spendendo piu del dovito per accedere alle armi  moderne a ripetizione come tutte le costose munizioni prodotte.

Prima dello scoppio della grande guerra questi erano gli eserciti  precostituiti dentro l’Alleanza. Li ritroveremo tutti “uniti”  contro la Russia in ben due guerre consecutive.

Troops_of_the_Eight_nations_alliance_1900Fanti: Inghilterra, America, Canada, India, Germania, Francia, Austria, Italia, Giappone.
1900

READYMADE è Arte o non Arte?

La produzione artistica di Marcel Duchamp fu particolarmente bassa in quanto, come artista “Porta Ordini”, per essere credibile e autorevole, le sue opere  dovevano allertare solo novità  militari e industriali ai guerrafondai associati europei. Le sue opere dovevano essere uniche, chiare e  prive di valore. Una volta recepite, dovevano essere distrutte per non essere identificabili come prove spionistiche, di modo che, esse postessero eludere la sorveglianza dei Sevizi Segreti militari degli stati accerchiatiti, oppure, tali opere  dovevano essere percepite come Opere d’Arte, non “Cimeli di Guerra”.

La tattica era:  creare una  “mossa” che nascondesse l’ordine “invisibile”, una volta fotografata, editata sulle riviste d’arte, poi veniva alloggiata negli archivi fotografici dei  servizi segreti americani, archivi diretti dai registi geopolitici nel mondo artistico europeo. Tale archivio –  di opere-cimeli europee – era diretto da Man Ray e Alfred Stieglitz. Le centrali erano mimetizzate in gallerie d’arte, riviste di moda,  biblioteche geopolitiche e geografiche  ecc.

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Il lato oscuro del Genio

Lato oscuro del Genio:

Marcel Duchamp fin da bambino aveva una particolare attitudine alla vita militare. In una rara fotografia è raffigurato nei pressi di una tenda da campo militare vestito giust’appunto con una divisa confezionata su misura e, per la sua giovane età, (troppo giovane per partecipare alle manovre militari esterne), in tale occasione il sarto gli confezionò una divisa “a pennello”.

Chi gli ha commissionato un simile regalo e perché? 

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A giudicare dalla pieghe, quella piccola divisa pare messa in altre occasioni, oppure: il campo militare durava parecchi giorni; quindi siamo in presenza di un ciclo istruttorio  che lo vedeva impegnato per diversi giorni. Il dono potrebbe arrivare dal padre o qualche parente stretto (zio) già ufficiale dell’esercito francese.

Il padre è Notaio, borghese, e quindi, un giurato dell’Ordine dei Notai, è un giurato di Stato. L’ordine dei Notai è risaputo essere una casta di affiliati molto potente. Il  Notaio è un pubblico ufficiale che per legge deve essere super partes, e quindi, tutelare le parti contraenti in egual misura, al quale lo Stato gli affida anche la riscossione delle imposte anche per transazioni e operazioni economicamente molto rilevanti. In Italia, il Notaio è paragonabile a un sacerdote confessionale in quanto, diventava tutore di segreti capitalisti in materia di : proprietà private, beni, eredità, voleri testamentari, cartografie agrarie, appezzamenti, latifondi ecc. Il Notaio un vicario rappresentate della legge in materia di possedimenti, Ufficio immobiliare di Registro; confidenze onorarie, e giurato sostenitore della società da tutelare a conduzione capitalista. Il Notaio è il garante della proprietà privata legato a segreto professionale. Per anni è stata una casta impermeabile e impenetrabile.

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L’Ordine dei Notai è una Lobby potentissima dove per quasi due secoli (dalla Rivoluzione Francese e Risorgimento italiano ) si sono distinti e spartiti un immenso prestigio politico divendo membri di Governo e di Potere.

La cosa che balza all’occhio durante lo studio delle Avanguardie europee è il fatto che, molti artisti “rivoluzionari”, sono figli di Notai o affini. La domanda legittima è la seguente: se i nonni e il padre e la prole sono tutti figli testicolari a pari merito, come mai i loro rampolli designati alla successione venivano avviati agli studi di giurisprudenza? Il bottino familiare da ereditare è sempre stato prestigioso, alcune volte immenso, quindi la strada per ereditare lo “Studio” paterno e di famiglia si trasforma in “vocazione familiare”.

Domanda: la tendenza verso le discipline artistiche è parte integrante della formazione culturale dei figli di Notai? Pare proprio di si, specie quando il notaio ha più figli e gli eredi sono sempre quelli che hanno l’attitudine alla scrivania paterna mentre ai secondi spetti la rendita e una vita avventurosa a rischio.

Invece, in Francia, ci deve essere qualcosa di molto specifico negli alimenti, o forse, c’è qualcosa nell'”Aria di Parigi” duschampiana che cambia la sorte dei rampolli notarili trasformandoli in baldi artisti rivoluzionari, scapigliati, barbuti e spesse volte bohemien.

L’ironia scherzosa non regge, nemmeno come teoria, ma quello che ho descritto è realmente accaduto in quella casta nell’Europa del novecento. Lo stesso artista Josef Stella, italiano, (nato Giuseppe Stella, amico intimo di Duchamp, lo ritroveremo a Parigi in veste di artista quando in Italia anche lui aveva origini familiari notarili. Altri nomi interessanti seguiranno.

Come mai questa propensione verso l’arte da parte dei rampolli notarili e verso la  Francia?

Detto fatto la spiegazione.

I Notai europei, dopo la Rivoluzione Borghese si  attestano un forte potere politico all’interno del nuovo stato Repubbllicaano. I Notai sono  borghesi che si sono animati per l’abbattimento violento delle monarchie. La ricompensa del successo rivoluzionario fu la nascita dell’Ordine dei Notai come per altri: l’Ordine degli Avvocati, l’Ordine dei Giornalisti, L’Ordine di Giustizia, l’Ordine dei Medici, L’Ordine Militare, l’Ordine dei Commercianti e via via di questo passo, l’Ordine degli Ordini che riuniva giuranti lo Stato Borghese Repubblicano.

Chi erano i Borghesi?

Sorvoliamo sulle motivazioni delle spinte rivoluzionarie , altrimenti ci vorrebbe una tesi universitaria per spiegarceli senza offenderli; però possiamo dedurre che l’Ordine degli stati Borghesi non sono nati sulle spinte popolari bistrattate o affamati c ontro iloro Reali, ma frutto di una grande piano economico politico-militare diretto da “illuminati” prosperati economicamente grazie alle discipline industriali nascenti, giuridiche e commerciali, che affamando strategicamente i popoli li hanno scagliati contro una minoranza di reali troppo esili per fermare una onda umana di tale proporzioni.

Dopo la vittoria, s’i sono imposti coi dettati del Nuovo Ordine Mondiale, vizietto storico che ogni tanto appare quando si tratta di ribaltare le istituzioni nazionali, come oggi, in questa rivoluzione europea silenzioosa di nuovo millennio, per la nascita di un nuovo soggetto sovranazionale chiamato Europa.

Il progetto moncato di cambiare la fisionomia dell’Europa di inizio XX° secolo, in questaEuropa di oggi, ha radici lontane. La questione europea, la si deve  deduce  come una sola “questione europea” giusto per venirne a capo di un qualcosa di solido, altrimenti di difficile comprensione.

La “Questione Europa”, con le sue diversificate storie nazionali, andrebbe suddivisa in fasce critiche separate fra loro, come se, in un progetto globale, ogni generazione di borghesia europea, nel proprio sviluppo di vita nazionale abbia avuto il compito di realizzare anticipatamente e maegistralmente le forze del cambiamento generale.

LA MANO NERA

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Alla fine dell’ottocento dopo il congresso di Basilea, si gettarono in Swizzera le basi di una serie di conflitti, diretti dal Nuovo Ordine Mondiale (NOM), forza occulta,, capace di ridi-segnare i giografici confini nazionali di tutti gli stati, ma ancor di più: scatenare una serie di conflitti nazionali trasformandoli in un unico conflitto mondiale e distruggere ogni forma giuridica autonoma.

Sofia e Fernando sovrani martiri

Attaccate le ultime case reali, nel  1914/18, le monarchie europee furono costrette ad affrontare tremendi tranelli ben architettati seguiti da   “mosse successive” preordinate e schematiche come in una regolare partita di scacchi. Le case reali trovandosi costrette a belligerare anche fra loro e contro stati borghesi ben coalizzati, le corone d’Europa infine caddero in disgrazia.

In Europa la Borghesia ebbe la meglio. In Russia però le cose non andarono secondo i “disegni” del pittore  Enry Matisse, istruttore e sovrantendente delle piu crudeli Avanguardie franco-belga-americane.

Tutto era stato pianificato perfettamente entro la fine della guerra 1914/18 e che avrebbe chiuso definitivamente la partita mondiale e partorire Israele.

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Ma a causa della Russia, diventata comunista, ciò non avvenne, scoprendo invece che, la partita non era ancora finita, rimandandola. Per una simile  impresa di conquista e assoggettare un impero cosi ampio e avasto, il NOM si accorse che ci volevano spie testarde ben infiltrate e, Avanguardie potenzialmente disciplinate capaci di “provocare” nuovi disordini sociali ad alta levatura criminale:  nascono in Svizzera presso il Cabaret Voltaire, il gruppo di fuoco: DADA.

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In quel ribaltone mondiale, l’Arte fu richiamata in causa non piu come una Veterana, ma il progetto Dada aveva bisogno di nuovi uomini non ancora schedati dalle polizie europee e qui entra in scena un altra volta il giocatore d’azzadro: Marcel Duchamp.

Quindi, separando le acque sporche dal bambino lavato, le fasi delle Avanguardie si possono dividere in due:

  • la prima d’anteguerra del novecentoquattordici le qiuale periodo le Avanguardie si occuparono   della preparazione ideologico/militare e anticlericale:
  • la seconda, la distruzione delle forze operaie e delle primitive forze socialiste.

La Comune di Parigi fu una spina nel fianco al mondo giacobino, organizzazione popolare in grado  di organizzare a livello mondiale un diverso modo di fare industria, quindi, la nascita del Fascismo (coi futuristi) e quella Nazista (ad opera dei DADA), spezzarono  le reni alle organizzazioni sindacali operaie socialiste in Italia e Germania, masse acculturate politicamente e capaci di organizzare una forza alternativa capace di prendere le redini dello Stato trasformandolo in socialista in quanto, la fine orrenda della Comune di Parigi sviluppò un fare organizzazione sotterranea capillare capace di portare a termine l’avvento del Socialismo europeo a sorpresa.

Non è un caso se in Arte, nelle Avanguardie si presentano all’appello i rampolli europei della Borghesia notarile o i  loro rampolli animati a fermare la grande ondata socialista, dove, i figli dei Notai Borghesi, si faranno carico dell’impegno di adottare l’Arte per trasformarla in arma belligerante e scagliarla al contrattacco generando disordine e disorientamento ideologico e intelletuale nelle sinistre rivoluzionarie.

La reazione delle Avanguardie cercherà di nascondere in se i reazionari borghesi camuffati da ppittori solo per non perdere l’egemonia delle masse che si stavano evolvendo, e quindi, le Avanguardie erano rivoluzionari/reazionari e il mercato capitalista le premierà prezzolandole ben bene riconoscendole sua opera..

Ufficiale: Marcel Duchamp.

Ed ecco il nostro soldatino Marcello Duchamp fattosi grande, appendere la piccola divisa militare nell’armadietto per assumere l’impegno di alto ufficiale ma in abiti Borghesi.

Coprendo l’incarico Alto Ufficiale delle Avanguardie, trasferitosi in America, gestirà e finanzierà questi “movimenti artistici”  in avanscoperta da lui fondati facendo pervenire alle centrali europee operative i suoi ordini militari utilizzando i Manifesti ufficiali da lui redatti, come le riviste d’arte trasformate in spacci di guerra e bollettini di fureria.

Quindi Marcel Duchamp fu anche organizzatore della Seconda guerra mondiale contrattaccando i Soviet e poi l’URSS. In questo clima prebellico, nascono le sue strane “opere” che verranno spacciate quali “capolavori d’Arte” da sedicenti critici dove travisando il concetto stesso del Concetto, non si accorsero che il Concetto fu troppo grande per essere depositato in un umile “oggetto” trovato bel che fatto, appunto: il ready made, .

Ogni stato borghese europeo diede il proprio contributo economico e di vite umane per il controllo assoluto della politca economica. Gli stati ancora sotto il regime monarchico, attraverso il doppio gioco dei propri ceti borghesi industriali, furono a breve spazzati via.

Attraverso lo spionaggio le lobby logoreranno ancora di più le casse bistrattate degli stati. Allungando i tempi bellici, si arricchirono a dismisura; per cui, quelle guerra pianificata per la durata semestrale, vennero spalmate dai dai tre ai cinque anni, fino alla disfatta delle risorse bancarie.

Quando Marcel Duchamp accennava sulle “mosse che non si vedono”, alludeva ai suoi ready made quali futuri cimeli di guerra?

Seguendo FiloRossoArt i ready made andremo a vederli uno ad uno, scoprendoli “mosse strategiche” camuffate per una grande partita a scacchi e non opera dell’Arte, ma ad’arte

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Gertrude Stein e Alice Toklas, le 2 “spie”

I Reduci, gli artisti e le spie

Ogni guerra produce i suoi veterani, reduci o sbandati che siano:

Non avvezzi a contrarre nozze né ad allevare figliuoli, essi lasciavano le case vuote e senza prole»
Tacito, Annales, XIV, 27,2:

1905

Parigi divenne il serbatoio più grande d’Europa nel dare asilo a sbandati , reduci  e perdenti della “Campagna di Russia 1905” , esercito civile di volontari partito baldanzoso per realizzare un sogno di conquista a proprie spese in Russia. “Un boccone facile” dicevano…

Le operazioni rivoluzionarie se non sono supportate da una forza governativa straniera non potranno mai avere la meglio, quindi, la comunità massonica francese, partita per la Rivoluzione di Russia, torna perdente e squattrinata e la “patria” li accoglie reduci.

Di ritorno, gli agitatori ebbero bisogno non solo di riorganizzare le proprie fila e lo spirito belligerante distrutto, ma di in supporto economico e di chi se ne facesse carico. Lo stato di Francia, ufficialmente se la defilò lavandosene le mani. La Francia non voleva essere politicamente compromessa. Per evitare lo scandalo diplomatico di aggressore lascerà gestire tale impresa a carico totale della comunità massonica internazionale: i Cosmopoliti.

Poiché gli Stati Uniti erano i diretti responsabili della guerra del 1905, l’amministrazione americana dovette farsi carico degli aiuti umanitari, e, quando si programmano gli  aiuti, l’esperienza insegna che,  è bene consegnarli  a mano dal proprio personale di fiducia.

Per gli Stati Uniti d’America, quella mezza vittoria e mezza sconfitta in Russia, non gli bastava, quindi pensò di riorganizzare le fila e preparare un’ulteriore attacco  allo Zar usando la super collaudata mascherata: “Rivoluzione! Libertà! Democrazia!”

Il piano stavolta doveva essere più ambito. Si trattava di immigrare uomini straordinari russi, forniti dalla massoneria espulsa da rieducare con una serie di Conferenze e rispedirli ai paesi di origine in quanto, se l’agente spia parla bene la propria lingua e con accento originale diventa più difficile identificarla come agente ostile.

Questo modello americano spionistico multirazziale oggi e  diventando universale in tutti gli stati alleati aprendo i confini alle giovani generazioni straniere da specializzare a diverse discipline e rimandarle nei rispettivi paesi d’origine per la resa del potere  consolidandoli nelle future alleanze.  Dietro la parola democrazia in verità si nasconde da sempre la vecchia strategia greco-romana di utilizzare i prigionieri di guerra, rieducarti da riportare nei paesi d’origine sotto forma di Avanguardie. Creata la finta  maggioranza, saranno i cannoni ad imporsi, Seguiranno elezioni  fittizie,  l’importate è che gli “eletti” siano belli, e graziosi, bene educati e vestiti bene per essere credibili.

Come Pericle il greco che per magnificare la Grecia diede il “Salario d’Ingresso”, attirando a se le migliori menti e maestranze mondiali di allora, cosi il sistema capitalista americano prepara i propri agenti futuri aprendo le frontiere,  promettendo ottimi profitti ai golpisti, Con questo sistema il Colonialismo americano ed europeo dominò il mondo intero per diversi secoli . La “Tuta mimetica” che meglio di tutte si prestò a questo gioco d’inganno allontanando  ogni sospetto politico fu l’Arte. Attraverso il finanziamento geopolitico di noti pittori “Impressionisti”  sarà possibile notare il mondo artistico francese corrotto, compromesso e monopolizzato. 

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Ed ecco in Francia apparire a tappe successive alla chetichella, le nuove spie informatrici pronte a penetrare il mondo intellettuale ed artistico. Americane ambedue,  di origine  ebrea,  di Pittsburg la prima, e  dichiaratasi californiana la seconda, si scoprirà infine essere la seconda la figlia segreta di un poeta francese deeduto.
Le due Signorine americane ambedue di origini europee (tedesca e francese) quale ruolo hanno avuto nella Storia dell’Arte europea?
Le seguiremo passo passo mentre si muoveranno tra le Avanguardie francesi come agenti straordinari piene di “mosse invisibili” e grandi sorprese.


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Gertrude Stein