Saranno proprio i finanziamenti illeciti delle “Lobby del Cotone” di fine ottocento a cambiare il corso della storia e dell’Arte con “investimenti” clandestini per tele senza valore artistico, tele trasformate in carte di credito o titoli senza scadenza sotto l’aspetto di quadri. Finanziamenti occulti per operazioni di arrembaggi contro le Monarchie europee da eliminare fisicamente, ivi compresa le case Reali d’Europa e Russia. Un progetto ambito ma possibile.
Tale valore economico truffaldino, fuori da ogni considerazione e controllo, faranno smarrire gli artisti classici del novecento e il corso del collezionismo mondiale. Gli artisti, per accedere ai falsi lucrosi guadagni dalle Aste d’Arte, dovranno scimmiottare le Avanguardie sperando di attirare l’interesse di quegli strani collezionisti “generosi” finendo invece tutti in miseria, senza commesse, senza capire cosa fosse quel modernismo d’Arte senza figure umane che tanto piaceva ai ricchi, quadri “inespressivi” ,scarabocchi infantili come eseguiti da invalidi di guerra o da rinchiusi in manicomi e cottolenghi. La Psiche chiederà il suo giusto spazio nell’arte moderna diranno, mentre i critici abbelliranno i concetti con retoriche ritorte contorte, a volte armoniose ed eleganti, altre volte non credibili definendole Astratte e quindi di non facile comprendonio.
Bianco è Moderno
Era la censura biblica contro l’idolatria pagana. Le Cattedrali Protestanti, le Assemblee pastorali, gli ordini scissionisti, le Sinagoghe e le Moschee, decapiteranno con un taglio netto il capo all’Arte Iconoclasta sfrattandola dai Templi, ma non solo dal mondo religioso. Il loro veto si estese anche negli ambienti borghesi dove nessun simbolo politico e religioso o ideologico prevalesse su altri.
La Geometria verrà riconosciuta quale Musa dell’Ordine Numerico e la scrittura a seguire. Come arte concettuale per la realizzazione di tesi filosofiche o psicologiche, l’arte moderna cancella tutto nel suo processo distruttivo verso il nulla, dove diventerà l’espressione del “quadro bianco” o pura imbiancatura. Tale concetto libererà lo spazio dalle immagini inospitali esaltando la sola architettura dalla forma inutile. L’esercizio d’impiego ne determinerà il valore commerciale e sociale.
I “molti punti prospettici” esaltati da Picasso alla nascita del Cubismo (1905) spariranno anche loro dall’Arte. La fede, l’ideologie, la poetica, diverranno prive di prospettive. Il materialismo storico industriale si impose e si scrollò di dosso anche il mantello decorativo indicando nel suo prodotto nudo le future prospettive universali preferendo le vie prospettiche modulate dalle fabbrica determinando le prospettive urbane, unificandole in seriali. Con un giro concettuale di parole, la metafisica iconoclasta si spense e con sé le teologie di genere. L’Ateismo, parte integrante dell’industrialismo, attraverso i miracoli della moltiplicazione della tecnica sopperiva a tutte le domande metafisiche possibili; la quantità delle merci era il vero “miracolo economico” e quindi l’industria poteva sostituire anche alla domanda del Cristo dei Miracoli. L’arte monoteista astratta, priva di immagini, aveva vinto trasformandosi in ateismo, ma poi, lo stesso monoteismo verrà surclassato con l’avvento dell’indisciplina sociale nichilista Con due potenti guerre sanguinarie, l’ateismo aveva annullato tutte le periferie religiose e gli ordini che le costituivano. L’Ateismo industriale si impose come oggetto non creato da Dio ma dall’intelletto umano. Il Capitale diventerà la Religione capace di governare i popoli e mestieri, determinare mode e Arte. Il valore dell’Arte sarà misurabile solo in valore monetario d’Asta o di Mercato.
“Chi offre di più?”
Nel suo processo di smaterializzazione dei contenuti d’Arte, oggi, nelle dimore umane, lo schermo è il “quadro” più animato e adorato della storia dell’Arte. Basta un solo quadro per vedere dei vari mondi le illusioni come i sogni creati al limite della fantascienza. Nasce dalla robotica dello schermo ipnotico che un giorno si dissolverà in sculture animate, composte di solo luce.
L’Arte si trasformerà in trucco magistrale simile al reale. Il “falso simili al vero”, la manipolazione cerebrale, la deviazione culturale e concettuale saranno di proprietà. Come asserviva Picasso, in arte: è tutto un “copiare e rubare” distruggere per ricreare il medesimo distrutto: “simile ma non uguale”,
E’ tradizione francese rivoluzionaria decapitare i sovrani o a chi, onesto, capito il gioco, smaschera gli agguati degli assaltatori mimetizzati. Quella feroce crudeltà francese non è l’espressione del popolo di Francia ma di quelle Avanguardie infiltratesi diversi secoli prima (450 anni max sanciti dalla legge divina) per appropriarsi di tutto l’Oro e le ricchezze di uno stato e lo stato stesso come successe ancora oggi dai tempi dei faraoni.
Fu grazie alla “Rivoluzione” aizzata in nome della Liberazione (da cosa poi?), che i giacobini hanno perpetrato i peggiori crimini e massacri che la Francia potesse subire a proprie spese. Per fare ciò, ci volle una reparto specializzato che non avesse – per legge divina – l’anima (fenech), e che nessun vivente fosse considerato possessore di anima, per poterli decimare senza rimorsi di coscienza ed eliminarli come corpi animali da macello e conquistare la Francia. Conquistarla non sui campi di battaglia, ma dal suo interno stesso senza essere riconosciuti, appunto, con la Rivoluzione.
I Borghesi di Francia insorti, inscenarono una rivoluzione popolare che popolare non era ma Borghese, rivoluzione per la trasformazione dello Stato Monarca in Stato liberista. I Giacobini furono la colonna armata di quei feroci Borghesi.
Ma chi erano veramente i giacobini e come si sono costituiti in banda armata così tanto potente? I Giacobini erano le Avanguardie alla riscossa appartenenti ad un antichissimo esercito senza nome e stato che tutti gli eserciti del mondo vogliono possedere (per legge divina). Stiamo parlando dei cosmopoliti discendenti della tribù di Giacobbe conosciuti alla Storia moderna come i Giacobini. Altre tribù di Davide, in altre Nazioni del mondo, hanno preparato le loro rivoluzioni sanguinarie o le stanno preparando come “rivoluzioni colorate”, non sempre finite nel sangue, ed altre ancora ne seguiranno ciclicamente in tutti i settori sociali e di sviluppo nei vari stati; tutte uguali, stesse modalità, rituali.
II° Perché furono tanto feroci?
Per capirli bisogna andare a leggere il loro manuale comportamentale: Genesi-Bibbia: la quale chiarisce il senso di tanta violenza rituale ed odio. Giacobbe, figlio di Isacco, colui che sul patibolo, il padre Abramo tentò di recidergli la gola per attuare la giustizia paritetica esemplare contro la moglie Sarah che aveva condannato a morire di stenti il primogenito di Abramo Ismaele, avuto da Agar, giovane schiava favorita, e che per non condividere Sarah con nessuno il futuro regno mondiale “Promesso” dal loro Dio, in tal modo, Sarah sarebbe diventata la Regina Madre (la Matriarca) generatrice del popolo degli ebrei fondatori del popolo di Israele. All’inizio di ogni futuro impero, c’è sempre a monte un rito di morte tra fratelli o coi genitori ove si da luogo a un giuramento tra la Vita e la Morte.
Abramo venutolo a sapere, per punire Sarah del gesto sacrilego con la sua lama giustiziera stava incidendo la gola innocente del povero Isacco ancor prima di essere avvertito in tempo da un messo, annunciante il ritrovamento del figlio Ismaele e la madre sua ricondotti a casa vivi. Isacco, si narra, fosse un taciturno dalla voce fievole ed afona, silenzioso, parlando poco per tutta la vita. La lama di Abramo aveva inciso a fondo senza recidere la carotide creando danni alla laringe. Mistero del rito ebraico che li lega alla parola nascosta o non pronunciata.
Da quel sacrificio umano è possibile comprendere appieno il comporta-mento dei discendenti di Giacobbe figlio di Isacco nipote di Abramo.
I Giacobini vedranno in quel gesto teologizzato, la “giustizia” divina in loro favore contro chiunque avesse mandato a morte uno di loro, diven-tando quel rito umano propiziatorio, scuola del pensiero abramitico.
Foto: Ghigliottina giacobina.
III°
Palazzo Eliseo I giacobini, sterminata la famiglia reale e concubini, da quel momento in Francia la pittura greco/romana di stampo pagana, cui i Sovrani amavano circondarsi per lo splendore pittorico a decoro delle loro reggi e giardini, la bandirono per sempre. Sfrattate le autorità monarche e cortigiani, una serie di palazzi residenziali della nobiltà monarchica pagana furono adibiti a usi diversi. Tra queste c’e ne una che desta la dovuta attenzione, un palazzo diventato poi noto in tutto i mondo come “Palazzo Eliseo”, residenza stabile del Presidente della Repubblica di Francia.
Domanda: “La sontuosa dimora pagana dei Campi Elisi, costruita a monte delle modeste botteghe e via di commercio, posta nel centro di un faubourg , si ammantò segretamente fin da principio come Palazzo dedicato ai pagani Campi Elisi o la sua destinazione fu camuffata solo in seguito per altri intenti? Perché in arte ci si deve porre questa domande e a quale fine? Ricordiamo il lettore che questo articolo nasce per scoprire le origine profonde del Dadaismo. In Arte questo “test” diventa un bel dilemma, in quanto poco si sa sulle tribù di Israele presenti in Parigi prima della Rivoluzione, tribù adunatesi per la grande impresa finale rivoluzionaria per poi scomparire nel nulla facendo perdere le proprie tracce nel sommerso urbano, dirigendo come setta segreta la Francia. I soli giacobini non sarebbero stati in grado di inscenare una simile rivoluzione e di così grande portata. Palazzo Eliseo sorgeva sopra un Borgo (i borghesi) con un’ampia strada centrale che portava fino all’uscita verso le Porte della città. Di mattina presto, il portone veniva aperto e, su quella strada, avveniva il mercato di merci varie per l’approvvigionamento e funzionalità della città di Parigi.
E’ arcinoto che la dove c’è il Mercato, i cosmopoliti razzolano per il monopolio di tutte le merci per poi distribuirle per la città variegando i prezzi asseconda delle opportunità. Nasce il monopolio etnico e con esso una robusta economia in mano a pochi. E’ arcinoto anche che, la Francia aveva i suoi confini sconfinati fino in America e il re Sole solea dire per quella questione geografica estesa: “Sul mio Mondo non tramonta mai il sole”, quindi neanche il cibo. Che sia stato il Palazzo Eliseo la sede ideale di cospirazione giacobina fin dalla nascita e organizzatrice di lobby commerciali dei discendenti del culto del profeta Eliseo?
Vediamolo.
Nel lessico francese i campi Elisèe e il profeta Elisèe si scrivono e pronunciano allo steso modo. Sfido chiunque riconoscere tra i due “Élisée et Élisèe” dove si nasconda il Profeta. Si narra che il giovane Eliseo fu trovato nel suo Campo arandolo alla guida di una nutrita muta di buoi. Elia il profeta passando, lo spronò a seguirlo scegliendolo quale suo allievo e successore, appunto: Campo di Eliseo, un campo ostile alla coltivazione. ecc.
Da Wikipedia France:
Élisée (hébreu : אלישע; arabe : اليسع) Élisée est un prophète de l’Ancien Testament dont l’activité est edécrite dans le deuxième livre des Rois. Son nom vient de l’hébreu El Yasa que l’on peut traduire par Dieu a aidé. À une époque troublée où les rois d’Israël successeurs de Salomon s’adonnaient à l’idolâtrie et à la débauche, Élie et Élisée ne cessaient de rappeler à ces derniers qu’ils devaient se détourner des divinités étrangères, Baal et Astarté, et retourner au culte du seul vrai Dieu. Il est fêté le 14 juin
traduzione:
Eliseo (ebraico: אלישע; arabo: اليسع) è un profeta dell’Antico Testamento la cui attività è descritta nel secondo libro dei Re. Il suo nome deriva dall’ebraico El Yasa che può essere tradotto da “Dio aiutato”. In un momento travagliato in cui i re di Israele, successori di Salomone, si abbandonarono all’idolatria e alla dissolutezza, Elia ed Eliseo continuarono a ricordare loro che avrebbero dovuto allontanarsi dalle divinità straniere (pagane), Baal e Astarte, e tornare al culto dell’unico vero Dio. Eliseo si celebra il 14 giugno.
La traduzione presenta un difetto di forma sui tempi di adorazione del Vitello d’Oro, cosmologia già sistemata da Mosè nei confronti del fratello Aaron fondendo il Vitello a favore della conia monetaria, imponendo le tasse su tutto.
Tornando al Palazzo Eliseo, pochi storici si accorsero sulla manipolazione segreta e sostituzione d’intenti nel quale finirono i nobili Campi Elisi in ciò che è l’attuale Palazzo Eliseo, oggi sede del Presidente della Repubblica di Francia. La Repubblica divenne un modello sociale laddove i cosmopoliti vincenti governavano. La loro organizzazione sociale prenderà il nome politico di Partito Repubblicano.
Il primo Presidente della Repubblica francese a prendere dimora fissa nel 1874 a Palazzo di Eliseo fu M. Mac Mahon, Gran Generale del Risorgi-mento italiano, di stampo repub-blicano, diventato poi Maresciallo di Francia che a seguito della caduta del secondo impero divenne prescelto quale Presidente della Terza Repubblica francese, proclamata il 30 gennaio 1875.
Il Risorgimento italiano diretto dal Generale Mac Mahon, fu una manovra militare di successo che mette in luce però la matrice di quella strana rivoluzione italiana presentandoci il nostro Generale come un Gran Massone Cosmopolita. (altro argomento)
Palazzo Eliseo da Wikipedia:
Imponente dimora signorile, sorse fra le modeste botteghe del sobborgo (faubourg) Saint-Honoré. Venne edificato dall’architetto Armand-Claude Mollet fra il 1718 e il 1720 per Louis Henri de La Tour d’Auvergne, conte d’Évreux. Il complesso venne concepito, secondo il gusto del tempo, sul tipico impianto dell’Hôtel particulier: palazzo inserito lungo un asse trasversale dove sul davanti si apre la corte d’onore e, dietro, i giardini. Ne rappresenta uno dei migliori esempi.
Patrizio M. Mac Mahon duca di Magenta e Maresciallo di Francia poi, nel 1874 in una Francia caotica che si stava normalizzando divenne Presidente. Da quel momento in poi, la Francia si ammanterà di oscure trame internazionali alleandosi agli Stati Uniti d’America tramando contro tutte le Corone europee da scalzare. L’Arte diverrà un mantello floreale da dove tramare una futura Europa da conquistare; da qui hanno radici le Avanguardie artistiche francesi, avanguardisti che in nome dell’arte facevano valere il diritto di sconfinare in altri Stati usando linguaggi criptati dentro l’Arte.
Da quel momento cominciarono in Francia le prime timidi operazioni “Anti Arte” sostituite i tradizionali decoratori figurativi per dare spazio agli imbianchini dalle tinte monocromo piatte, le operazioni di messa al bando del paganesimo e per l’ennesima volta da parte del sistema monoteista biblico diede il via a quel lungo processo mimetico di smantellamento della figura umana e animali, possessori di anima e quindi di sentimenti per far posto alla disintegrazione pittorica a favore della geometrica decorativa piana o astratta futura. Con la retorica dei nuovi filosofi sostenitori della logica pura, cominciava a farsi strada in Parigi la Seconda Repubblica, Parigi fu sottoposta a una forzata modernizzazione da reggia Città Stato Borghese, dove vigila la proprietà privata esentasse. L’adesione fu totale come anche l’illusione. Nel frattempo s’impose il modello industriale, sistema dai grandi numeri e prodotti innovati. Nasce una città moderna fatta di grandi viali, amplissime piazze esaltate da monumenti in centro, punto di incrocio di molte strade.
Foto: Arco del Trionfo e Champs Elisèè
Espandendosi le città a dismisura, furono abbattute le mura di cinta e le Porte doganali difensive d’entrata, diventarono Monimenti storici e crocivie in tutte le città d’europa
La pittura classica del tardo Ottocento, attraverso una congrega di allievi cosmopoliti che occuparono lentamente la direzione delle Accademie d’Arte a Parigi avviarono quel processo di astrazione rappresentativa composta da solo oggetti quotidiani (e nature morte) o figure ridondanti piane, dando la preferenza alla linee geometriche e filiformi (Art Nouveau e Liberty). Le Avanguardie più avanti, consolidatesi, bandiranno dai loro Manifesti dogmatici l’ipnotica “Grazia Femminile” svuotandola delle ridondanti superfici carnali preferendole in figure piane sempre più invisibili, eteree femminilità, in favore di una donna Borghese composta a mo di manichino come le mode dettano, inneggiando la propria sartoria mentre stava avanzando il fatidico giorno in cui i Manifesti artistici bandirono ufficialmente la donna romantica a favore di una donna rilegata e imbruttita addetta alla produzione industriale in vista delle mattanze belliche in cantiere che essi stavano progettando.
Ma la Rivoluzione francese cosmopolita, che si era monopolizzata l’intera filiera produttiva e politica dello stato, non volle dividere la torta (come promesso) col i volghi lavoratori suoi. La Borghesia aveva generato promesse piene di speranze ma mai mantenute. I Borghesi, con l’inganno avevano seminato qualcosa che gli si rivolterà contro: il Socialismo e con esso il primo vessillo rosso nato in Francia: la Bandiera Rossa.
Vediamo lo svolgere il compito della pag.1 , poi lo so, come dice Gertrude Stein : “Si parte sempre da una parte e si finisce in un altra”
Liberate le bianche colombe, sollevatele dall’incarico; Colui che spezie, droghe e profumi delle Americhe perviene Alla carrettiera andiamogli incontro cantando:
Tranquilli: “La signora ha il culo al caldo” così lasciava intendere metaforicamente Marcel Duchamp con L.Q.O.O.H.
I Briganti: Pablo Picasso, Guillame Apollinaire, Marcel Duchamp, Francis Picabia Vincenzo Perugia
Come in tutti i reati di “sequestro di persona”, oltre la buona riuscita dell’operazione il gruppo di sbanditi hanno bisogno di una prigione ben mimetizzata ove nascondere il sequestrato. Per evitare ogni sospetto e prove di partecipazione al reato, gli ordini o comunicazioni avvengono per iscritto su “pizzini” (foglietti) e distrutti appena ricevuti. Questa tecnica di comunicazione primitiva era ancora in voga a Parigi e la polizia militare usava frequentare gli ambienti dove si producesse scrittura, manuale o di stampa, non solo: gli agenti frequentavano Hotel, Ristoranti, Bar e luoghi ove il Lapis (matita) era di frequente uso per via dei conti da pagare e che la polizia finanziaria volle per legge i conti con la matita “copiativa”. Le stilo e le “stilò a bille” verranno molto più in la.
Esempio: la nota ballerina e artista Margaretha Gertruida Zelle alias : Matha Hari fu arrestata in un bar sorpresa a sfilare un “pizzino” sotto la tazzina da caffè e il piattino. Arrestata fu condannata a morte e fucilata il lunedì 19 marzo 2018 . Su 12 fucilieri, solo tre la centrarono in petto, gli altri vollero sbagliare appositamente il tiro. La povera “vittima innocente” fu data in pasto dai Servizi tedeschi caricandola di sospetti e prove ingannevoli sapendola agente dei Servizi francesi infiltratasi tra le fila tedesche facendola risultare doppiogiochista. Tale mossa fu un forte segnale militare per far capire ai francesi poi, che la Germania sapeva da tempo di essere intercettata dall’antenna mimetizzata sulla Torre Eiffel e nella “Ruota di Bicicletta“, rudimentali trasmettitori e intercettatori di segnali elettro-magnetici, mettendo la Torre Eiffel fuori uso militare.
foto: fucilazione di Mata Hari, un errore imperdonabile.
Scusate il fuori tema ma, per Mata Hari ho ancora una devozione artistica profonda. Questo era il clima inquinato in cui l’Arte si muoveva e veniva utilizzata a rischio degli artisti ingaggiati.
Tornando al sequestro di persona, la donna sequestrata dell’apparente età di quarant’anni era la Signora “Monna Lisa” nota come “La Gioconda” , Musa ispiratrice e protettrice dell’artista rinascimentale italiano: Leonardo da Vinci.
In Francia quella notizia fece molto scalpore perché come asseriva il direttore del Louvre precedentemente al furto presso un giornale, la Gioconda era esposta senza nessun sistema di sicurezza. Quell’opera di inestimabile valore era semplicemente appesa a muro ad un chiodo come un ritratto di famiglia.
Cenni storici e giornalistici. La Monna Lisa, scomparve il 22 agosto 1911 a Parigi, direttamente dal Museo del Louvre. Prima del furto, il direttore rilasciava appunto la dichiarazione sublimata: “Solo in caso di furto della Gioconda…” si sarebbe scomodato. Quello era il segnate atteso che dava il via libera al furto. Ciò avvenne. Nelle indagini preliminari venne arrestato Joseph Géry Pieret detto “il ladro” il quale, ribalterà le accuse contro Apollinare che prontamente le rimbalzerà a Picasso. I tre verranno arrestati.
Mai creduti appieno, verranno rilasciati. Però… però… però…
La Monna Lisa riapparve due anni dopo e precisamente nel 1913. Il Louvre dichiarerà il suo ritrovamento (in quell’anno) non specificando il giorno ma solo il luogo del ritrovamento: Firenze. La polizia investigativa italiana dichiarerà che il presunto ladro non fu il povero Pieret, ma l’italiano Vincenzo Peruggia e che l’avrebbe rubata per amor di Patria non sapendo che il quadro era di proprietà della Francia donato dallo stesso Leonardo al momento della sua morte 1519.
Rivediamo il passaggio:
Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire vengono arrestati come committenti del furto e incarcerati. I pianti lacrimosi di Pablo Picasso pare abbiano convinto le autorità giudiziarie francesi a scarcerarlo con l’impegno di mettersi a disposizione della magistratura come collaboratore nelle ricerche. Ciò che non scagiona il Maestro Picasso sono diversi fattori; per esempio, l’essere un ottimo copista dimostratoci negli studi approfonditi presso un collezionista spagnolo in Francia, titolare del capolavoro di El Greco: “Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse”, 1608–1614, olio, 225 × 193 cm, oggi a New York, oggi presso Metropolitan Museum of Art, ciò gli accolla il sospetto di essere un buon copista. Le relazioni amorose e passionali per il quadro di El Greco. Altri quadri di El Greco scomparvero dalle collezioni ecclesiastiche spagnole quando Picasso ricopriva un incarico di Direttore del Museo Nazionale del Prado. Questo incarico straordinario a Picasso, ricordiamo ai lettori, fu promosso in cambio di due aerei donati per la difesa contraria ai Repubblicani. (Democratici)
I quadri di El Greco scomparsi, verranno accreditati ai vandalismi degli atei anarchici durante i la Guerra Civile spagnola di cui Picasso fu un forte animatore, artefice e sostenitore ma di tutte e due le parti. I suoi misteriosi viaggi in Marocco non riveleranno appieno i suoi moti oscuri, sparendo per quasi un anno dalla vita sociale ed artistica, come se in Marocco ordisse a qualcosa di poco chiaro. Troveremo a fine rivoluzione spagnola il generalissimo Franco nella parata della Vittoria scortato oltre che dalla sua Guardia Civile, anche da fasci italiani, i nazi tedeschi come anche dalla cavalleria del Marocco utilizzata nel massacro dei rivoluzionari.
A proiettare queste oscure ombre su Picasso concorre il quadro “pentagonale” le Demoiselle d’Avignon dove le maschere africane sono pertinenti a reparti militari magrebini che abbiamo visto alleate alle forze militari del Generale Franco. Sulle Demoiselle di Avignone torneremo ancora quando verrà citato a giudizio il quadro Danza ovvero il “girotondo sul mondo ” di Enri Matisse, perché un filo comune legherà queste due opere, che si riveleranno infingarde fino al momento della controrivolu-zione russa ancora in cantiere in Svizzera nei Centri Direzionali L’immagine di Pablo Picasso per tutto il periodo franchista in spagna resta adombrata dal profilo basso dell’artista.
Tornado alla Gioconda scomparsa, Francis Picabia ci da nella sua mappa le coordinate per capire il giallo. L’oggetto” misterioso” sarebbe transitato nel Quartiere “L’Hospitalet de Llobregat” in Barcellona suo quartiere residenziale e centro direzionale.
Ma dov’era la Gioconda? Ripercorriamo le tracce interessanti lasciateci da Francis Picabia, osservandole attentamente notiamo una “Mappa del Tesoro” disegnata dall’artista che ha le stesse insegne della cartolina di Marcel Duchamp: L.H.O.O.Q.
Titolo: Le double monde (I due mondi)
Fragile: imballo delicato (cassa) Bar (rovescio ): dietro al Bar (o sul retro) A’ Domicilio = Un domicilio (di Picabia?) Haut= Superiore M’Amenez y= Mi porto li (o la) (Porto?) Que les malades =Che gli ammalati Dieu n’a jamais guerì = Dio non sa guarire. Ospedale dei Terminali o Lazzaretto?
Foto:“Le duoble Mond” – Francis Picabia 1915
Ora si tratta di ipotizzare se questa ‘mappa del tesoro’ di F. Picabia è il rientro clandestino della Monna Lisa dall’America o se la stessa era in partenza per le Americhe. L’opera sparisce nel 1911, la Monna Lisa ritrovata annota l’anno 1913, la mappa di Picabia data 1915, mentre la cartolina di Marcel Duchamp data 1919. (dopo guerra)
Domanda: trattasi di quadro originale quello del Louvre o una copia perfetta?
Da anni i due mondi, America e Francia tramano manovre congiunte militari per lo studio insurrezionali di “Rivoluzioni” che le vedeva promotrici e fiancheggiatrici l’una all’altra. Una cosa che le unisce è l’essere andate al potere con l’insurrezione popolare violente instaurando governi a conduzione Borghese.
Dalla decriptazione della mappa di Francis Picabia e le indicazioni da parte di Marcel Duchamp che utilizza una cartolina postale quale missiva in codice e pubblicata sulla sua rivista d’Arte nel 1915, Duchamp, intendeva con quel ready made LHOOQ allertare il ritrovamento della Gioconda di Leonardo avviando delle trattative segrete in corso di trasferimento.
Le rispettive residenze operative dei tre indiziati furono: Barcellona-Hospitalet per Picabia: Roses per Marcel Duchamp e Gosol per Pablo Picasso, sede ufficiale dei suoi contrabbandieri e cubisti.
Se questa ipotesi si rivelasse veritiera l’attuale copia della Gioconda al Louvre risulterebbe ancora un falso, in quanto, il geniale “copista” italiano ne avrebbe fatte certamente altre di copie e prima di raggiungere la perfezione dell’originale quante altre prove furono fatte e vendute sottobanco ad estimatori truffaldini convinti di portare a casa delle due esposte una terza originale? Se la copia è di ottimo livello, chiunque ne venga in possesso, da buon feticista può vantare segretamente di possedere l’originale, ma se la Monna Lisa fosse un opera veramente iconoclasta con la quale si può intercedere con l’Arte maiuscola, domanda: a chi sono andati i benefici metafisici delle scienze leonardesche?
“Tranquilli” dice Duchamp alla comunità artuistica: “La Signora ha il culo al caldo” ciò vuol dire che la Gioconda espatriando lontana dal conflitto mondiale, poteva definirsi al sicuro in America? Se si, il suo ritorno nel 1913 dall’Italia in Francia, per quale motivo sarebbe stato programmato nel 1915 da Picabia quando le sorti della guerra per la Francia non erano ancora chiare chiedendo un aiuto all’Italia a dar man forte nel conflitto?
Quindi, quando la Gioconda sparisce nel 1911 dal Louvre i piani bellici erano già stati definiti e la sua sparizione fu programmata dallo stesso Museo Louvre e Governo? Forse sul quel quadro inestimabile pende una ipoteca bancaria americana per un prestito per avviare una produzione prebellica francese in vista della Grande Guerra programmata?. L’inestimabile Mona Lisa era finita al Banco de pegni con tanto l’ipoteca e interessi pari a una facoltosa cambiale.
Alla luce di quanto detto, altre formulazioni ipotetiche terrebbero insoddisfatto un ricercatore d’Arte osservando sul tavolo le diverse cartellette ipotetiche aperte:
L.H.O.O.Q. di Duchamp, si presenta all’Arte come una normale cartolina postale con inscritto un messaggio criptato che tranquillizza, dagli Stati Uniti sul dove e la garanzia sul buon trattamento riservato dall’Ostaggio Eccellente.
Oppure, il Governo francese era già sotto scacco per debiti regressi o acquisiti con gli americani dopo il fallito golpe allo Zar?
Oppure potrebbe essere la solita mascalzonata picassiana pubblicitaria e mafiosa per ricattare il mondo dell’Arte Accademico obbligandolo a riconoscere la sua nascente arte cubista come Arte Moderna a cospetto dell’Arte Classica ed essere ospitata a pari dignità nel Louvre, perché poi cosi avverrà.
Ad ogni buon conto, quale sia o quale sviluppo prenderà la ricerca, l’avventura della Gioconda fu una operazione eccellente, avanguardista, politico/militare ma non artistica.
Picasso: El Greco “Quinto Sigillo”
Perchè El Greco è stato il primo cubismo ?
In Effetti, Dominikos Theotokopoulos (1541 – 1614), detto “El Greco” nasce in Grecia nella città di Candia sulla nota isola di Creta.
Artisticamente nasce come pittore bizantino di quadri religiosi (Icone Ortodosse). Una serie di vicissitudini lo porteranno in Italia e poi in Spagna dove avrà più fortuna e migliori commesse di lavoro.
Quando Pablo Picasso affermerà quattocento anni dopo che fu El Greco e non Picasso l’inventore del Cubismo, svela un mistero artistico di elevata portata, ma per la Storia dell’Arte distratta, Picasso resta l’inventore e il migliore interprete.
Indagando sul comportamento oscuro di Picasso troviamo l’artista in un area circoscritta troppo vicina a El Greco, e, dalle ricerche trapelate sulla lunga permanenza allo studio del quadro “Quinto Sigillo”, lo confermeranno gran copista del maestro rinascimentale. Sul quadro di El Greco “Aperturadel quinto sigillo dell’apocalisse” probabilmente del medesimo Picasso fece diverse copie. Questo quadro fece scuola alle Avanguardie del ‘900; inizialmente per questioni religiose poi si rivelerà essere il capostipite di un certo stile e manierismo pittorico. El Greco 1.500 d.c. , avendo studiato in Italia vicino ai nostri grandi maestri, oggi lo guardo con una certa riverenza e distacco perchè qualcosa nello stile non quadra di quel noto quadro , troppo, troppo precoce per quei tempi. Per tale pittura sarebbe stato scartato o surclassato da pittori contemporanei migliori. Visto oggi, sembra quel quadro essere un manomesso avvenuto a causa dell’arrivo della macchina fotografica capace di fissare lo stile sulla pellicola per la creazione di ampi archivi delle opere artistiche passate, camuffandolo per creare in questo modo un alibi storico al cubismo mai esistente. Questo concetto verrà ripreso più avanti in quanto, ciò che noi chiamiamo cubismo artistico, altri adepti degli Ordini Massonici vari lo chiamano “cubismo politico militare”. il letto del militare (branda) si chiama “squadra” e tute le mattine durante la sveglia, disfa la squdra piegando il tutto a “cubo” ai piedi del letto e pronto a trsportarlo in spalla in caso di “Allarme” per trasferta urgennte in battaglia (scuola romana).
Quando Pablo Picasso con quella affermazione di paternità cubista indica il maestro El Greco quale fondatore dell’Ordine, in tal modo farà risalire le sue “squadre” cubiste paramilitari ed esoteriche dai tempi di El Greco, come se El Grebo fose il fondatore “dell’Ordine Cubista” svelandocelo come l’artefice sciamanico che ha sigillato o suggellato quell’Ordine Segreto. Non si può disconoscere a El Greco di essere stato per eccellenza “lo spagnolo degli spagnoli“( pur non essendo lui stesso spagnolo di nascita), ma per quanto fatto in Arte e divulgato emancipandone lo stile pittorico, questo titolo di Spagnolo se lo merita tutto. Barcellona è dunque rimsta sede del Cubismo e ci da ampia dimostrazione attraverso la sua architettura “Cardo Decumano” comedi conquistatrrice delle americhe suddiste.
Le “Quadre” o “Cubi”, sono la caratteristica urbana di Barcellona che la impose modello col Barocco in tutta l’America Latina. Non a caso il cubismo nasce e si muove dalla provincia di Barcellona invadendo la Francia artistica, gemellandosi, mentre l’origine della tecnica pittorica picassiana cubista nascerà dello specchio infranto dettato dall’Ordine Accademico di Francia che a tutti gli artisti delle Avanguardie, i loro modelli d’Arte impose e diretti in segreto dal demoniaco Poeta francese rimasto “anonimo”, il mai morto rinato “Innominato”.
Foto: Barcellona – Vista del “Cardo Decumano” romano.
(Las Quadras e los Cubos)
PS: ho scopertoo questo articolo del 2016 che convalida i sospretti sui falsi di El Greco in circolazione. Un giretto a questo link è consigliabile (fate un copia/incolla)
La questione dei ” Sigilli dell’Apocalisse”, in arte, è stata trattata da diversi autori ed artisti e mi riprometto di perseguire le tracce una per una fino a svelarne l’intera collezione di Sigilli e l’interpretazione del loro mistero intrinseco.
Interessante è l’accostamento che propongo nelle due immagini del testo: la prima è del noto regista svedese IngmarBergman (ebreo) noto con l’opera artistica della filmologia svedese: ” Il Settimo Sigillo” ; la seconda è l’immagine della nota partita a scacchi in cui Marcel Douchamp (ebreo) sfida contro il suo grande enigma: La Sposa mesa a nudo.
La partita a scacchi è un emblematico rito e segno velato di schemi, essa intreccia i due giocatori ad un unico filo conduttore: impossessarsi essi dei Sigilli attraverso una sfida, come se, nulla ci è gratuito dalle divinità, e quindi, non essendo gli ebrei inclini alla Grazia ma interessati più alla Ragione, ciò che vogliono lo devono conquistare legalizzando la conquista con l’onore dell’intelligenza o del danaro. Per la cultura ebraica, “bene o nel male” tutto va conquistato elaborando stratagie e accerchiamenti vincolanti o feroci battaglie di annientamento.
Scacchi perché? Perché il gioco degli scacchi è la simulazione di una guerra, un gioco pianificatore d’intelligenza militare.
Ciò denota che, i Vangeli cristiani, di cui gli ebrei snobbano la veridicità, in realtà, a questi, dedicano molta attenzione, rispetto e lettura. Studiati, ed eseguiti alla lettera, i 4 Evangelisti (Luca, Paolo, Giovanni, Matteo), descrivono le visioni profetiche in modo particolareggiato, dedicando a questi gli studiosi piu accaninti e attenzione all’opera di Giovanni, l’Evangelista, il quale, fu messo a conoscenza dei misteri dell’avvenire direttamente dal Maestro Gesù detto il Cristo. I Savi sanno che dentro i sigilli di Giovanni c’è la tutta la storia avvenire dell’umanità, e che, per governarla, i confratelli devono assolutamente venirne a conoscenza anticipatamente di cosa e come avverrà.
Come svelare il segreto dei sigilli?
Gli ebrei, non avendo per dogma l’anima, come guida spirituale si affidano alla sensibilità dei sogni o alle visioni degli artisti (poeti scrittori, musicisti, pittori, ecc.) sperando che abbiano ancora in loro quel poco di ‘anima immortale perduta nella Genesi e aggiungere attraverso quelle vision la giusta direzione per condurre l’umanità un Futuro divino. Quindi, se nella cultura d’Occidente greco/romana i Vate e le Sibilla sono per Grazia Divina i “veggenti” del Destino (Fato) umano, il non interpretarlo per iscritto nei Miti, i pagani distinguono le proprie visioni con pronostici più esatti rispetto altre profezie di altri popoli surclassandole in varietà, lucidità perfezione visiva. Gli studiosi ebrei eclettici, per avere una visione completa delle proprie “profezie” spesso uniscono più dettagli visionari per avere un “quadro” completo o specifico. Ciò permetterà ai futurologi (pronostoci) ebrei, di gestire la storia dell’umanità nella direzione ritenuta piu consone a favore dei propri interessi politici, senza fare errori.
Alla domanda della Morte – nel 7° sigillo di Bergman – “Non credi che sarebbe meglio morire?” il Cavaliere gli risponde di attendere ancora un poco perché l’ignoto lo atterrisce e che vorrebbe avere prima la certezza dell’esistenza di Dio’ in quanto, se Dio non esistesse l’intera esistenza dopo la Morte sarebbe un vuoto senza fine.
In questa risposta del Cavaliere alla Morte, egli manifesta tutto il dramma culturale degli ebrei durante gli ultimi anni di vita, ma la testardaggine nel portare a buon fine le grandi decisioni d’impresa intrapprese altrimenti impossibili impossibili e vane l’averle sostenute. A quale costo? La Morte:“Meglio morire piuttosto che…” Ecco aprirsi il settimo sigillo di Ingmar Bergman, la sua risposta è depositata nel film.
Il sigillo del <Grande Vetro>
I temi del Messia, del Sigillo e della Apocalisse, in Duchamp è spesso presente perchè essendo ebeo Giacobbino, la sfida che lui lancia alla sua Musa misteriosa, (o morte), accettando quella sfida Duschamp avrebbe dovuto – se vincente. aprire il sigillo al Grande Vetro.
Ciò non avvenne. Le modifiche apportate dopo tale rito magico non furono gradite alla Musa. Il Vetro cadde, si ruppe. Duchamp non lo ritoccò mai più. Egli riconoscerà nelle schegge impresse nel capolavoro, la volontà messianica del contenuto in ciò che diverrà la separazione terrena e aerea vedendo sottostante alla Sposa celeste la mappatura agricola in alta quota. Quindi l’oggetto dei suoi desideri (Sposa Diva) sarebbe stata rimandata ad una generazione futura di artisti capaci di entrare nello pazio col consenso divino: gli spazialisti.
Il segnale fu che non sarebbe stato lui lo sciamano che avrebbe divelto il sigillo dello spazio, e che la sua opera andava collocata dopo l’avvenuta apertuta del Sigillo spaziale.
Dal 1911/13 quando a Duchamp venne assegnato (per sua scelta) i servizi di approvigionamento militare per gli americani dall’ Argentina, egli si trasferì per due anni alla logistica di rifornimenti per la Grande Guerraeuropea (14/18). In quella occasione Duchamp sfiorò per un soffio l’incontro con lo” sciamano scalzo” che avrebbe avuto la grazia del più importante Sigilli: Aprire lo Spazio.
Quel ricercare ostinato di Duchamp, nel bisogno di collocare la sua opera principe “Fontana” all’interno del Vetro come tanti altri readymade e dargli una funzione metafisica degna a quel meccanismo infernale, non gli riuscì mai di capirne il nesso eodove inserirla. Fermarsi in tempo gli fu grazia divina per non dissacrare la sua più grande opera alchemica dopo le istruzioni esoteriche ricevute dal filosofo alchemico italiano e Gran Maestro: Julio Evola. prendendo la sue opere un taglio metafisico.
L’artista designato a quel sigillo spaziale in Argentina si rivelerà essere Lucio Fantana che all’età di 11 anni era già immigrato in Italia per studi. Figlio di Lucia Bottini (italo svizzera) e di Luigi Fontana, la famiglia era di origine italiana. Il padre Luigi Fontana, fu scultore funerario e monumentale di successo in Argentina . Lucio Fontana nel 1917 si arruolerà nell’esercito e prenderà parte alla Prima Guerra mondiale mentre Duchamp presentava il pisciatoio in ceramica dal titolo: Fontana. L’area nella quale opererà con successo Lucio Fontana sarà lungo la strada Varesina in italia che collega Milano_Varese dove Lucio Fontana polarizzerà la sua attenzione anche alle ceramiche forate. Quella strada diventerà il teatro di straordinarie manifestazioni metafisiche dell’Arte Contemporanea, tema in parte già svolto nell’articolo sul readymade Underwood.
Fin dal principio della sua carriera artistica Duchamp aveva una certa propensione feticista verso le scarpe nuove e belle, raffinate, a punta, munite di tacchetto alto, ma mai abbinò quel feticismo con il segnale cosmico d’Arte: il suo antagonista avrebbe avuto a che fare anche lui con le scarpe. Duchamp andò fuori pista nelle ricerca del piccolo sciamano perchè avrebbe dovuto cercare lo “sciamano calzato scalzo” in un territorio non molto popoloso ma ancora parzialmente abitato da Indios e immigrati poverissimi.
Come un induista, anche Douchamp avrebbe dovuto cercare il suo Daila Lama minore, colui che avesse il potere di aprire le “Porte Universali”, mistero alchemico che dava senso alla Sposa del Grande Vetro: “ascesa ai cieli dai suoi scapoli anche”.
Quel bambino scalzo si rivelerà essere poi Lucio Fontana. Lucio era lo sciamano che alle inaugurazioni d’Arte Spazialista, porterà nascostamente per rito, le scarpe senza calze. Quello era un segnale sciamanico. Ma qui si sta parlando d’Arte maiuscola, argomento che riprenderemo dopo aver decriptato tutti “pezzi” della scacchiera duchampiana.
Licio Fontana: “Si può entrare nello Spazio”
Due anni dopo Gagarin entrava nello spazio.
“Arriva un Bastimento carico, carico, di?…nuovi Artisti!”
Foto: Modigliani, Picasso e André Salmon, 1916
Andrè Salmon nato nella Polonia russa, da una famiglia ebrea di nove figli. I suoi genitori, Schlomo Leb Goldberg e Julie Danzyger, sono commercianti ricchi e ben istruiti. Ha svolto una parte dei suoi studi a“Ginevra” prima di andare a Parigi nel 1891, si iscrisse alla Facoltà di Medicina per “studi medici che non finirà mai.” (un altro dal biennio medico) ,
Un decreto di espulsione adottato contro di lui il 26 dicembre 1896, lo esiliò per Londra dove fu imprigionato per le sue attività anarchica. Alla fine ottiene un permesso di soggiorno a Parigi. Soggetto a buona condotta (avrà gli arresti domiciliari). Si dedicherà alla letteratura.
Mecislas Golberg, dopo tante controverse politiche manifestò tendenze anarcoidi per sfociare infine nell’anarchismo ufficiale. Fu uno degli scrittori più rappresentativi dell’anarchismo di alto livello. Si arruolò nella Legione Straniera e tornò a Parigi. Diventerà attivista negli anni che porteranno la Spagna sull’orlo dell’abisso ideologico e rivoluzionario sfociato nella Guerra Civile. Stiamo parlando di una Spagna che sarebbe dovuta diventare il primo Stato Anarchico al Mondo. Ciò non fu possibile a causa di interventi militari delle destre fasciste italo/tedesche che diedero manforte con il proprio volontariato ed apporto tecnologico assicurando la Vittoria al Generalissimo Franco. Mercilas Golberg come altri artisti dell’ Avannguardia (i surrealisti) vedrà sfumare il suo sogno d’amore per l’Anarchia vittoriosa, ma verrà mai a sapere sul tradimento dei propri compagni di fede doppiogiochisti a favore delle destre, controspie presenti nello stesso Bateau.Lavoir?
Morì di tubercolosi poco prima della pubblicazione di The Morality of the Lines , uno studio ispirato e illustrato coi disegni di André Rouveyre (le seguenti divinità di Carcasse ), presentato come un trattato di estetica precubista .
Bateau-Lavoir :
Il Bateau- Levoir era uno stabile sito al numero 13 di place Émile-Goudeau nel quartiere di Montmartre a Parigi e famoso per essere stato l’abitazione di numerosi artisti del XX secolo di fama internazionale.
Note: Edificio ampio e fatiscente, era stato un laboratorio di pianoforti poi dis-messo. Nel 1889 venne “rimodernato” dal proprietario che volendo realizzare un discreto guadagno lo trasformò in una palazzina con dieci appartamenti.Lo spazio riattato, essendo stato suddiviso in millesimali, fu molto ridotto a causa dei nuovi lungi corridoi. Per realizzarli si utilizzarono delle carpenterie mobili in legno ricavando nuovi ambienti e trasformando l’immobile simile ad un labirinto.
Essendo privo dei servizi primari, quali gas ed elettricità, il covo si presentava “sparta-no”. L’acqua arrivava solo al primo piano, e gli appartamenti avevano delle pareti divisorie così sottili che gli ambienti erano freddi d’inverno e caldi d’estate. Picasso lo volle come base operativa per il suo gruppo cosmopolita nascente capace di tenere rapporti trasversali in Russia, compreso quei paesi europei che avrebbero subito la trasformazione violenta inscenata nella prima Guerra Mondiale. Affermerà infine Pablo Picasso: “La Grande Guerra l’abbiamo fatta noi Cubisti”
ELENCO DEGLI ARTISTI residenti e frequentatori abituali
l primo artista a viverci fu Maxime Maufra. E’ stato pittore, incisore e litografo francese. Fece parte della Scuola di Pont-Aven, pittori del Dipartimento della Marina. Maxime segnalò a Picasso la palazzina e in breve, il luogo divenne punto di incontro per molti “artisti” fino a diventare celebre quando Picasso andò a viverci. Il gruppo più consistente di artisti che si stabilì nel 1908 e comprendeva:
Georges Braque, Max Jacob, Marie Laurencin, Guillaume Apollinaire, André Salmon, Maurice Raynal, Juan Gris, Fernand Léger, Robert Delaunay, Albert Gleizes, Andre Lhote, Jean Metzinger, Francis Picabia, Alexander Archipenko
e Paul Gauguin (ospite di ritorno dal suo primo viaggio a Tahiti.)
Nello stesso anno, in onore del povero pittore naif Henri Rousseau del quale aveva appena acquistato un quadro, Picasso preparò in onore dello sfortunato Rousseau, un banchetto memorabile nel locale che in seguito prenderà il nome la “Villa Medici della pittura moderna”.
Tra le personalità che invece frequentarono solo per contatti il Bateau-Lavoir, ricordiamo: Matisse, Modigliani, Derain, Dufy, Utrillo, Apollinaire, Gertrude e Leo Stein, Alice B. Toklas, Cocteau, Radiguet, Dullin, Vollard, Denis, Ardengo Soffici, van Dongen, Gris e Brâncuși.
Ideali comuni.
Foto : Jun Gris, ritratto di Paplo Picassso in divisa militare della Marina Francese.
Cosa avevano in comune tra loro oltre ad essere operatori di arti figurative e arti varie? Erano tutti rigorosamente ebrei. A questo punto si chiarisce da se il concetto “Cosmopolita”.
Il giornalista e teorico Theodor Herzl realizzò il primo Congresso Sionista Mondiale a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897. Gli ebrei, esuli senza patria da 2 mila anni, si presero l’impegno di far risorgere la perduta Israele entro l’anno 2.000. Sottometteranno tutti gli stati del mondo al loro volere. Basilea fu il giuramento dagli affiliati dando vita al concetto Semita durante quel Congresso.
Per gli artisti, l’Arte sarebbe dovuta essere la loro Sinagoga per eccellenza, ma cosi non sarà quando si rivelerà nel corso delle indagini essere la Svizzera la madre patria di tutti i Cosmopoliti indipendentemente dalla fede religiosa o politica nell’arte, letteratura e scienza. Ma la “questione ebraica” esula in parte da questa ricerca sull’uso indiscriminato e improprio dell’Arte per altri fini, anche se, dopo tutto, l’arte rientra anch’essa in quei confini che si reputano nel mondo essere “Neutrali”: la Svizzera, deposito valutario e patrimoniale dell’Arte di tutto mondo fino alla nascita d’Israele. A quel punto le regole cambiano e la Svizzera di troverà spogliata sempre più in materia di “sovranità neutrale”.
I cosmopoliti del 1917 si ritroveranno ad apprendere le nuovi lezioni “d’intervento” aggiornando il nuovo lessico a Zutigo, facendo sparire le proprie tracce dei moti precedenti dando vita con nuovi incensurati soggetti “artistici “. A dar vita e designare le nuove strategie in sinergia con le “correnti del disordine” di agenti artistici e politici, assumeranno il nuovo titolo artistico privo di radici, identificative, dal nome DADA.
Sarà proprio Marcel Duchamp, fondatore della corrente DADA, il filorosso che ci permetterà di pedinarli tutti sulla scacchiera geoartistica da lui diretta.
“Underwood” è un readymade che raffigura l’esposizione di una macchina da scrivere della omonima azienda costruttrice ed esposta su concessione militare. Marcel Duchamp lascerà sul cavalletto d’esposizione la sola custodia ispirandosi alla fiaba di Alice nel Paese delle Meraviglie: “il gatto scomparve lasciando sul ramo l’impronta del suo sorriso“.
“Underwood” readymade era la mossa ideale di prestidigitazione autodidatta di un artista frequentatore dei “Sabati Sera” presso il Circus Medrano a Parigi, luogo prediletto per gli incontri tra gli artisti ebrei parigini che attraverso lo spettacolo imparavano la gestualità folle del Circo per meglio mascherare con fantasia una artisticità fittizia, ma anche luogo ideale per incontri sotterranei eversivi.
“Dove sarà finita la macchina da scrivere?” si chiedeva la Critica: “Dove sta il trucco illusorio artistico?” si domandava il pubblico americano e francese incuriosito, il quale, si chiese per decenni il significato dell’ opera tirando a indovinare con quella strana mossa sulla scacchiera Cosmopolita.
Esclamerebbe il prestigiatore:“Signore e Signori… et Voilà!” rieccola apparire in Italia.
L’opera ready made in effetti è un Enigma, un Rebus, un Indovinello che invita ad osservare dove l’oggetto sarebbe riapparso. Ma era anche un messaggio occultato per osservare quale azienda della “confraternita” avesse rilevato la produzione ed allestito la catena di montaggio.
Eccola uscire dagli stabilimenti “dell’illuminato” Cavalier Camillo Olivetti di Ivrea-Torino che sottoscrisse quel contratto “multinazionale” in cambio di ubbidienza e fedeltà “all’Arca dell’Alleanza”.
Eccolo il bersagliere italiano della foto di gruppo assumere tutto il valore militare in ciò che diverrà. In quel scomparire ed apparire ad Arte si gettavano le basi di partecipazione alla Prima Guerra Mondiale.
OLIVERTTI S.p.a.
Ai primi del Novecento gli impianti produttivi della Underwood vennero trasferiti nel Connecticut, ad Hartford, cittadina destinata a diventare la capitale della scrittura meccanica in quanto vi era anche lo stabilimento della Royal. Nel 1908 Camillo Olivetti visitò la fabbrica della Underwood ad Hartford, che allora produceva già 70.000 macchine all’anno, livello raggiunto dalla Olivetti solo negli anni cinquanta.[2], arrivando a produrre anche una macchina al minuto.
“Nel 1895 la Underwood, fino ad allora produttrice di accessori, rileva da Franz Wagner il brevetto di una innovativa macchina per scrivere e ne avvia la produzione. Nasce così la “Underwood 1”, che si distingue dalle altre macchine sul mercato per una struttura che consente al dattilografo di vedere subito e frontalmente ciò che sta digitando (cosiddetta “scrittura visibile”) e, la presenza di un tabulatore ne consente il perfetto allineamento delle colonne. Queste caratteristiche verranno accolte favorevolmente dal mercato, tanto da divenire molto presto uno standard per tutti i produttori di macchine per scrivere”.
Questo passaggio di proprietà è importantissimo per capire in futuro quanto avverrà nell’opera principe di Marcel Duchamp il “Grande Vetro” comprendendone meglio il significato. Basti pensare che quando l’ing. Adriano Olivetti (figlio di Camillo) volle alla fine degli anni ’50 comperare lo stabilimento Underwood, al momento della cessione scoprì Underwood essere una fabbrica talmente obsoleta e spoglia di tecnologia e mezzi che ci restò malissimo. Il prezzo non valeva la fabbrica, il patto fu firmato sulla fiducia. L’acquisto fu un fallimento.
Underwood fu un pacco napoletano confezionato a meraviglia in America. Eppure, Adriano Olivetti, l’opera Underwood di Duchamp avrebbe dovuto conoscerla bene avendo ereditata dal padre la fabbrica e la trattativa segreta. Invece, penso che la soluzione del ready made non la conoscesse affatto o forse su consiglio dei suoi straordinari intellettuali dirigenti qualcosa di diverso avevano fiutato e intuito, fidandosi.
Chi conosceva quel ready made bene fu certamente Marcel Duchamp che la usò impropriamente da militare. Negli anni novecentosessanta si presenterà in Italia per incassare un premio artistico quale riconoscimento di “sua spettanza” chiedendo aiuto artistico e giuridico al Professore Universitario d’Arte Artur Swartz (ebreo), il quale, imbastì con Marcel Duchamp (forse bisognoso) i multipli in miniatura del processo bellico/artistico completo. Crea la “scatola verde in valigia”, sintesi rispettabile e souvenir DADA sistemandosi economicamente. Duchamp riceve il giusto compenso economico da una nota Università americana che doveva rispondergli un pattuito mai ricevuto sull’operato dato alla Fratellanza Cosmopolita nei primi del novecento in veste di Avanguardia. Duchamp lascerà al professore Artur Swartz (suo legale e critico) la licenza commerciale dei suoi “Multipli” in scatola e ready made vari.
Domanda: Quel capitale ricevuto era parte del bottino sborsato dalla povera Olivetti raggirata e truffata? Forse si o forse no. Se volgiamo essere intellettualmente onesti e generosi, diciamo che la Olivetti Spa forse ha pagato col bidone ricevuto una sovra tassa sulla ricchezza incamerata con le macchine da scrivere Underwood (copyright). In mezzo a tutto ciò, l’Arte maiuscola, senza che il grande scacchista Duchamp se ne accorgesse, muoveva la proprie pedine invisibile a lunga scadenza nel tempo, suggerendo anticipatamente l’Arte, nel messaggio intrinseco del Grande Vetro, la grande mossa strategica sulla caduta di fine secolo dell’impero mondialista del “Messia” durante un intervento armato nei deserti.
Il Grande Vetro si rivelerà essere uno Scacco al RE e a quella mossa finale l’indagine di FiloRossoArt continua a perseguire svelando nuovi retroscena.
Infine:
Adriano Olivetti, non si diede pace. Dovette accontentarsi unicamente dei punti vendita della Underwood sparsi per l’America e nel mondo. Ma Adriano Olivetti, pur circondato da noti intellettuali di grande stima e livello, avevano fiutato in Underwood “qualcosa” di metafisico e Arte. Non si erano accorti che dentro la Underwood, bistrattata, lo attendeva una mirabile sorpresa: “l’Anima Invisibile” di colei che noi artisti chiamiamo Musa dell’Arte.
Adriano Olivetti, con aria sconfitta portava a casa nel più bel Museo d’Arte al Mondo (Italia), la “Sposa” ascensionale meravigliosa, una Musa industriale che si accomodò nei padiglioni Olivetti guidando i loro Staff , accarezzando le menti dei più brillanti ingegneri dell’universo elettronico, dando origine a una serie di invenzioni di prima eccellenza al mondo: la memoria strittiva, la scheda magnetica, il Personal Computer e il linguaggio Software moderno.
Il “cervello segreto” del Grande Vetro, verrà realizzato in Olivetti, mettendo in orbita la Spada della Sposa grazie al sacrificio umano di atri martiri chiamati nell’opera gli “scapoli” i quali verranno decapitati per punizione d’aver generato un simile capolavoro liberando il mondo dallo strapotere messianico.
Olivetti, quelli che si sono “fatti da sè”. (redy made)
Underwood: Ready Made di Maecel Duchamp
la Storia dell’Arte su Marcel Duchamp continua alla scoperta degli altri ready made..
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia.
Nei Grand’ Hotel d’Egitto
Su morbidi cuscini nuziali
Sono rime ascese ai padri
Ad indicare sulla lingua di Nilo,
l’occhio nudo di Horus, occhio
femminile che deve indicare qual è
il palazzo Centrale da dove Seth
Trama tra le mura dell’antica Sirio,
Costellazione in terra e non in cielo,
Porta d’Oriente della Mano Nera
Sigillo di morte dell’anarchia,
mano armata contro i RE d’Europa.
La falsa Ombra. In questa città non esistono Piramidi. L’effetto ombra fu un trucco ad Arte di Lee Miller indicante il punto preciso del Quartiere Generale eversivo degli attentatori “Ammazza Reali”. Per scovare il covo sposò – segnalatole dalla Stein – il ricco industriale egiziano Aziz Eloui Bey, direttore generale del ministero delle Ferrovie, del Telegrafo e dei Telefoni. Lo seguì in Egitto asservendolo. Finito il suo compito militare divorziò portando a casa il trofeo ambito sotto forma di fotografia manipolata, superando, tra le migliaia fotografie, la terribile censura e dogana egizia.
Foto 1: Oggetto per autoipnosi di Man Ray con affisso l’occhio di Lee Miller.(occhio di Horus)
Foto 2 : Reporter Lee Miller, agente, fotografa e informatrice cosmopolita.
Teeny, Gala, l’ospite infimo è arrivato guardatelo!
Sventola dell’Arte la bandiera mai ammainata
Gli abbiamo promesso Roses e RRoses ha avuto.
Dal Porto sulla via dei roseti va a Cadaquès
pervenuto con spezie, droghe e funghi indios
liberate le bianche colombe, sollevatele dall’incarico,
sulla carrettiera andiamogli incontro cantando:
“Quando mi prende tra le sue braccia Mi parla sottovoce, io godo la via in Roses Lui mi parla con amour, parole d’ogni journ..”
…”Mon cœur qui bat”
La la, la la, la la
La la, la la, la la
La la la la la la laaaa
Porto ROSES e via Roses (Carrettiera Roses per Cadaquès)
Cadaques è il paese di nascita di Salvador Dalì il quale cede una casetta per la residenza estiva a Marcel Duchamp che la terrà per anni. Salvador Dalì si sposterà poco più in la in Figueres.
Il Triangolo d’oro comincia a formarsi come anche la “Sezione Aurea” o Sesion d’Or.
Dipartimento para/militare delle Avanguardie franco/spagnole.
G. Stein:“A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”
Narrava un giovane egiziano a Parigi a Gertrude Stein…
1913: “C’erano due lingue in Egitto, la lingua corrente e la lingua parlata; poi venne la lingua francese. Tre lingue.
Le due lingue egiziane, per quanto la mia famiglia fosse egiziana fin dall’inizio dei tempi, parlava spesso francese. A poco a poco la due lingue egiziane le spensero del tutto: la madre lingua e l’altra.”
M13: “Spiegati meglio”
1913: “Gli egiziani in passato avevano solo una lingua, vale a dire, nella vita quotidiana tutti usavano soltanto un po’ di quella lingua antica ed era in possesso di chiunque. Ma quando erano innamorati o parlavano ai cavalli o erano commossi o narravano storie, allora parlavano in quella diversa lingua “esaltata e fantasiosa” che adesso è diventata una lingua solamente scritta, e poiché oggi, di questi tempi, gli egiziani non si esaltano più nel parlare e adoperano sempre una lingua quotidiana comune a tutti, noi egiziani siamo finiti col dimenticare la lingua dell’esaltazione diventata buona solo per la scrittura e mai più parlata nelle enfasi d’amore.” Così narrava la spia egiziana al Superiore Francese.
M13: “È molto interessante” disse la spia americana al giovane egizio ambedue dal pessimo francese:
M13 Ribatté: “Invece l’inglese ha fatto tutto il contrario. Ha sempre cercato di scrivere come si parla, ed è soltanto da poco che, quella lingua scritta non interessa più a nessuno, e non si può più fare nulla o scrivere come si parlava un tempo, perché non lo fa più nessuno. Oggi invece, tutti parlano come i giornali, i cinematografi e le radio che insegnano a non parlare la lingua parlata di un tempo perché non è più interessante. E così, a poco a poco, la lingua scritta dice qualcosa, e lo dice in modo diverso dalla vecchia lingua parlata. La nuova lingua scritta ci ha modificati.
Riflette M13: Mi interessava molto quel che dicevo via via che lo esprimevo, ed è molto importante, specie ora; così arriveremo presto a una lingua scritta che è più un inglese a se.…
Occhio di Horus
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare innamorati,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno parlare ai cavalli,
Sono pochi gli egiziani
Che sanno amare la Storia ecc
Meditava ancora: “A incominciare in un posto si finisce sempre in un altro.”
Vedi l’impresa di Lee Miller in Egitto
Sei anni dopo, nella primavera/estate del 1934 a fare da chauffeur della Ford, incluso il servizio di cambio gomme a terra, per un giro nella Francia meridionale di Gertrude Stein e della compagna sua Alice B. Toklas, nonché da press agent per un tour di conferenze che la Stein avrebbe dovuto fare negli Stati Uniti, è un diciannovenne spettacolarmente alto, atletico, incredibilmente bello, coltissimo e poliglotta e, soprattutto, ricchissimo di nome James Laughlin (1914-1997). James è di Pittsburg, come Gertrude, ed è uno degli eredi della Jones and Laughlin Steel Company, la quarta acciaieria degli USA fondata dall’omonimo bisnonno di origini irlandesi nel 1824. Da qui il sopranome dinastico di: James Laughlin IV°. Pittsburg: Piramide del Mondo.
Incontro con Ezra Pound
Poco tempo dopo, il superlativo James, che aveva interrotto gli studi ad Harvard (2° anno di medicina…) per il suo viaggio in Europa, scrisse a Ezra Pound chiedendo se poteva vederlo e, con sua sorpresa, il poeta gli rispose: Visibility High, visibilità alta. Cominciò così quella che Laughlin chiamò l’immatricolazione alla “Ezuniversity” (Università Ezra Pound) , un corso informale e intensivo di sei mesi su letteratura e storia che di solito consisteva in conversazioni o al ristorante dell’Albergo Rapallo di fronte al mare o durante le nuotate nel golfo del Tigullio o nel corso di tirate partite di tennis. James aspirava di diventare poeta e voleva da Pound un parere sulla sua scrittura, ma, alla fine del suo soggiorno, Pound, scettico sulle sue qualità letterarie, lo consigliò «di fare qualcosa di utile» dedicandosi all’editoria più che alla poesia.
James Laughlin IV° quell’incarico accettò svolgendolo col tempo e brillantemente.
Nel 1936, conseguita la laurea in latino e italiano ad Harvard, usò il denaro di famiglia per fondare, a soli 22 anni, la casa editrice New Directions, cominciando a pubblicare (dei fratelli di fede), non solo la Stein e Ezra Pound, ma anche E.E. Cummings, William Carlos Williams, Elizabeth Bishop e Henry Miller. Alla laurea, per la sua start up, come si dice oggi, il padre – come casualmente si menzionò in un’intervista – gli diede 100 mila Dollari pari a 100 anni di stipendio medio alto (nel ’36 il reddito di una famiglia della media borghesia americana era di 2 mila dollari annui).
Anche James Laughlin IV° da buon giovane “egiziano” costruttore di “piramidi” dirà: «Il mondo è in crisi, e il linguaggio è allo stesso tempo la causa e la cura».
James, “mezzo medico” impegnerà per tutta la vita il suo capitale e altro di guadagnato nel promuovere ad Harward letterati di fede insegnanti, capaci di diffondere il modificato senso delle parole dette, favorendo le scritture della sua scuderia New Directions sostituendo con altri diversi sensi quelli generalmente parlati.
Tra i nomi, solo per citarne alcuni: Tennessee Williams, Randall Jarrell, John Berryman, Karl Shaphiro, Jean Garrigue, John Frederick Nims, Paul Goodman, Eve Merriam, Djuna Barnes.
La lista degli autori di fede nel corso dei decenni successivi si fece davvero impressionante. Fu Laughlin IV° a pubblicare George Oppen, Carl Rakosi, Delmore Schwartz, John Hawkes, Charles Reznikoff, Lawrence Ferlinghetti, Paul Bowles, Robert Creely, Gregory Corso, Gary Snyder, Kenneth Rexton, Denise Levertov, Thomas Merton, Edward Dahlberg e Robert Duncan, ma anche a ristampare Henry James, E.M. Forster, Ronald Firbank, William Faulkner ed Evelyn Waug….