Poesia cosmica n. 20

Tokio è vicina.

Solo il cuore è sempre sveglio di notte,
mummie in catalessie si dorme tutti.

Li sento battere uno ad uno i cuori
e il mio cuore stanco, suggerisce:
“Dai, fai il bravo, dormi un pochino.”

Ma Sa-ya- Maki Mochida poetessa
dice che mi vuole parlare per iscritto,
tradotti i suoi geroglifici uncinati:
“Resta ancora un pochino è presto.”

Presto?.. Alle ore: 03.00 del mattino è presto?
“Maki, è tardi, ti lascio o perdo il tram!”
tanto lei sui nostri tram che ne sa?

 

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Poesia cosm/orfica n. 19

Il granchio

Non c’era pace a nord di Oristano
ferie in un mare orribile e rumoroso.
Milioni di esseri neri si muovevano
sulla riva a pasteggiare ondulando
un mantello tenebroso: “Ci mangeranno!”
e si fuggiva più lontano spaventati
a guardare l’orrore. Poi sparivano.

Era ricco il mare di Oristano, ricco.

A sera la spiaggia si tingeva di rosso.
Altri granchi uscivano dal mare
a pasteggiare gli avanzi dei neri
erano più grossi con chele minacciose.

Le famiglie dei pastori avevano capanni,
aglio e olio e rami di limoni sulla soglia;
mettevano in bocca i mostri marini
e ridevano. Pucci, la mia ragazza, ci provò.

Ci provò col nero spaventoso, si fissarono
negli occhi e apertoglielo ancor vivo e condito:
”Chiudi gli occhi è buono” e le fu in bocca!

Mi guardava schifata… supplichevole
io, “dai, giù”, lo deglutì con brutte facce
come chiedere perdono e compassione.

UNO su milioni è Cosmos.

Acc! Fu Epatite virale,
per lei fu Epatite ‘C’  e tanto digiuno seguì,
digiuno e pianti per quel granchio nero
che dentro la rimproverava.
Uno su milioni… pensava
Uno su milioni


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Poesia cosmica n. 17

Come ti chiami ?

Vega_star - Lira

Il vento del nord fermò la bufera di neve,

le costellazioni brillavano e tra i dispersi notturni

dovetti ospitare  sotto la tenda da campo

nel sacco a pelo, una morettina infreddolita.

Troppo stretto per due: “Mi scaldi la schiena?”

S’addormentò cosi, di colpo, accovacciata.

Respirava lentamente e serena.

All’alba, ancora rannicchiata, girato il volto

era ancor più carina col sorriso riposato

quando disse: “Come ti chiami?”


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Poesia Cosm/orfica n. 15

Il paese muore.

 

Con la valigia in mano non saluta nessuno.

Il tramonto è veloce e sereno come ogni sera.

Due gabbiani ondeggiano al vento solitari

con l’unica bambina sotto che gioca sola;

ultima persona nata dall’intimo atto d’amore.

“Signore, anche lei se va… non torna più?…”

Le cade sulla fronte una goccia commossa dal cielo

la gabbinella lo conosce, sa che non tornerà.


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Poesia Cosmica n. 13

RITRATTO DISTRATTO

 

Nel vagone è la cosa più bella che c’è;

si lascia guardare senza incrociare sguardi

rivolti  prontamente alla nuova accomoda

arrivata ora. L’aiuta, l’assiste e si stinge per lei.

Si compenetrano gli sguardi nell’oltre.

Hanno un modo di guardarsi le donne

che non possono guardarci in quel modo

per non essere fraintese ed obbligate poi.

Lo sguardo ripone nuovamente al finestrino

l’altra finge di leggere d’amore un libro,

io fingo di guardare i pali in corsa fuori  (huff!)

Poi le sussurra qualcosa, delicata risponde,

si presentano: pari età, si danno del tu.

Della grazia loro quanto ci negano le donne

per colpa della nostra maleducazione.

 

RITRATTO 1


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Poesia cosm/orfica n. 14

Il Velo del Tempo

Voglio vederti, riconoscerti.
E’ passato tanto tempo, lo so,
da quando ti ho dimenticata.

Ora sono un uomo libero
e vorrei scegliere te.

Sei pazzo!” esclami
e di nuovo lo dici,
di nuovo, di nuovo.

mi piace come lo dici.

Mi convinci a darti ragione.
Non conviene voltarsi indietro
potrei rivedere un altra,
come affermi laconica
una che più non sei.

 

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Poesia Cosmica n. 12

Amor platonico

L’Arte, bisogna essere stati scultori per capire la tortura cui è sottoposto l’artista nella grande tentazione di palpare le parti anatomiche più intime, proibite, e lisciarle e levigarle ogni giorno con acqua e lasciva, scoprendo quelle parti sempre più belle accarezzevoli. Arte è l”unica testimone rinchiusa in quella stanza delle torture sessuali.

Chi ha fatto scultura sa che si finisce per innamorarsi perdutamente di ciò che si crea.

Chi tra gli uomini dell’Arte ha goduto di un simile dono, con gratitudine, senza senso del peccato, all’Arte dedica il suo intimo amore e desiderio insaziabile, a riconoscenza.

E l’Arte? Immobile ammira divertita il suo artista e sorride maliziosa in segreto perché sa che sotto quei tessuti fini marmorei è deliziosamente amata, accarezzata e desiderata per giorni e giorni, innamorandosi del suo piccolo genio dalle tozze mani rugose che con rispetto devoto, la lava, raschia, accarezza e asciuga stimolandola col piccolo puntale lieve, smarrendole i sensi nell’orgiastico reciproco desiderio del quale l’artista ci farà dono ad opera finita. Gli riconosceremo nell’opera, l’essere stato un amante prediletto della  Belle Arti, ed Ella, riconoscente, in cuor suo lo renderà eterno perché grazie a lui, Arte è  venerata, amata, ammirata nel desiderio che non sa nascondere.

E del sesso infuso nella pietra? Che c’entra, se Amor, tutti riconosciamo, rincorriamo ed ambiamo per la sua delicatezza?

 

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              foto: PIO FEDI  scultore
(Viterbo, 31 maggio 1816 – Firenze, 1º giugno 1892)


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