Arte e Capitale 3/3

III°
Arte come Errore amato e armato

Philippe Daverio
Philippe Daverio splendido critico d’Arte italiano.

Philippe Daverio se ne è ben guardato di andare oltre quella sua scoperta che stava dietro la parola “Avanguardia” inventata da Giulio Cesare per sondare il terreno dei nemici e attacchi di sorpresa. Daverio limitandosi ad accennarla si esonerò dalle responsabilità del caso, come se, in politica tutto ciò fosse non una novità; ma lo fu certamente per il mondo dell’ARTE che sempre tace per non sollevare un polverone storico..
Philippe Daverio rese pubblica la sua scoperta in modo soft, gentile, col sorriso sulle lebbra, ironico, astutamente  ingenuo come sempre, come chi  ne parla senza ragion di causa come dire: chi vuol intendere  intenda, insomma un suggerimento. Ma  come asserisce la cosmopolita  Rita Levi Montalcini, neurobiologa quando afferma che, l’intelligenza umana sia nata da un errore del cervello evolvendosi, così fu per l’Avanguardia una volta che ebbe profanato l’Arte classica perseguendo nell’errore di genere in un Arte Moderna senza sapere dove ci avrebbe portato.
Di quest’Arte Moderna se ne parla sempre meno e senza capire a fondo di cosa si stia parlando, sostenendola comunque ad’oltranza nell’errore fino al diniego assoluto amato ed armato.

Balla e Despero futuristi: “ costruiremo milioni di animali metallici, per la più Grande Guerra..”.
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Citazione:

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà morale e fisica viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

Karl Marx, “Miseria della filosofia”

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Arte Capitale 1/3

Arte Capitale

Saranno proprio i finanziamenti illeciti delle “Lobby del Cotone” di fine ottocento a cambiare il corso della storia e dell’Arte con “investimenti” clandestini per tele senza valore artistico, tele trasformate in carte di credito o titoli senza scadenza sotto l’aspetto di  quadri. Finanziamenti occulti  per operazioni di arrembaggi contro le Monarchie europee da eliminare fisicamente, ivi compresa le case Reali d’Europa e Russia. Un progetto ambito ma possibile.

Tale valore economico truffaldino, fuori da ogni considerazione e controllo,  faranno smarrire gli artisti classici del novecento e il corso del collezionismo mondiale. Gli artisti, per accedere ai falsi lucrosi guadagni dalle Aste d’Arte, dovranno  scimmiottare le Avanguardie sperando di attirare l’interesse di quegli strani  collezionisti “generosi” finendo invece tutti in miseria, senza commesse, senza capire cosa fosse quel modernismo d’Arte senza figure umane che tanto piaceva ai ricchi, quadri “inespressivi” ,scarabocchi infantili come eseguiti da invalidi di guerra o da rinchiusi in manicomi e cottolenghi.
La Psiche chiederà il suo  giusto spazio nell’arte moderna diranno, mentre  i critici abbelliranno i concetti  con retoriche ritorte contorte, a volte armoniose ed eleganti, altre volte non credibili definendole Astratte e quindi di non facile comprendonio.

Bianco è Moderno

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Era la censura biblica contro l’idolatria pagana. Le Cattedrali Protestanti, le Assemblee pastorali, gli ordini scissionisti, le Sinagoghe e le Moschee, decapiteranno con un taglio netto il capo all’Arte Iconoclasta sfrattandola dai  Templi, ma non solo dal mondo religioso. Il loro veto si estese anche negli ambienti borghesi dove nessun simbolo politico e religioso o ideologico prevalesse su altri.

La Geometria verrà riconosciuta quale Musa dell’Ordine Numerico e la scrittura a seguire. Come arte concettuale per la realizzazione di tesi filosofiche o psicologiche, l’arte moderna cancella tutto nel suo processo distruttivo verso il nulla, dove diventerà l’espressione del “quadro bianco” o pura imbiancatura. Tale concetto libererà lo spazio dalle immagini inospitali esaltando la sola architettura dalla forma inutile. L’esercizio d’impiego ne determinerà il valore commerciale e sociale.

Viaggio nelle 12 più belle Chiese abbandonate in Italia: Cristo ...

I “molti punti prospettici” esaltati da Picasso alla nascita del Cubismo (1905) spariranno anche loro dall’Arte. La fede, l’ideologie, la poetica, diverranno prive di prospettive. Il materialismo storico industriale si impose e si scrollò di dosso anche il mantello decorativo indicando nel suo prodotto nudo le future prospettive universali preferendo le vie prospettiche modulate dalle fabbrica determinando le prospettive urbane, unificandole in seriali. Con un giro concettuale di parole, la metafisica iconoclasta si spense e con sé le teologie di genere. L’Ateismo, parte integrante dell’industrialismo, attraverso i miracoli della moltiplicazione della tecnica sopperiva a tutte le domande metafisiche possibili; la quantità delle merci era il vero “miracolo economico” e quindi l’industria poteva sostituire anche alla domanda del Cristo dei Miracoli.
L’arte monoteista astratta, priva di immagini, aveva vinto trasformandosi in ateismo, ma poi, lo stesso monoteismo verrà surclassato con l’avvento dell’indisciplina sociale nichilista
Con due potenti guerre sanguinarie, l’ateismo aveva annullato tutte le periferie religiose e gli ordini che le costituivano. L’Ateismo industriale si impose come oggetto non creato da Dio ma dall’intelletto umano. Il Capitale diventerà la Religione capace di governare i popoli e mestieri, determinare mode e Arte. Il valore dell’Arte sarà misurabile solo in valore monetario d’Asta o di Mercato.

“Chi offre di più?”

Nel suo processo di smaterializzazione dei contenuti d’Arte, oggi, nelle dimore umane, lo schermo è il “quadro” più animato e adorato della storia dell’Arte. Basta un solo quadro per vedere dei vari mondi le illusioni come i sogni creati al limite della fantascienza.
Nasce dalla robotica dello schermo ipnotico che un giorno si dissolverà in sculture animate, composte di solo luce.

L’Arte si trasformerà in trucco magistrale simile al reale. Il “falso simili al vero”, la manipolazione cerebrale, la deviazione culturale e concettuale saranno di proprietà. Come asserviva Picasso, in arte: è tutto un “copiare e rubare” distruggere per ricreare il medesimo distrutto: “simile ma non uguale”,

continua: segue 2/3


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Picasso: 120.000 quadri e più.

La Fabbrica Picasso

Se Pablo Picasso non fosse al riparo dai “Segugi di Artemide”,  i suoi cataloghi, gli articoli d’Arte, le recensioni che ripetono a memoria la stessa cantilena da anni osannandolo  maestro al di sopra di ogni suo collega, i mercati d’Asta non saprebbero come nascondere una anomala “Fabbrica Picasso” che gli stava alle spalle con tanto di dipendenti, manager, mercati,  collaboratori  esterni, battitori d’Asta, critici, fotografi, scenografi, cineasta, giornalisti e mille intellettuali che gli facevano quadrato intorno e altro ancora e di più .

La Fabbrica Picasso era una macchina perfetta e mimetica. Analizzandola da vicino è un macchina isterica d’alta produzione di quadri  ed oggetti d’arte e cose di terzi firmate per un totale 120.000 pezzi catalogati come se non fossero soprammobili e ceramiche fortemente decorative da  espandere sul Mercato mondiale a chi è disposto a sostenere un mito fortemente economico e non certamente l’Arte. Picasso è un Copy severissimo a protezione di una Industria funzionante 24 ore su 24 in tutto il mondo. Quanto lavoro dietro.
Se aggiungessimo a ciò le sue avventure amorose, politiche, belliche e relazioni artistiche o ministeriali, pare legittimo chiedersi: “Quanti erano i Pablo  Picasso nel mondo? ” e qual’era il suo carburante da renderlo  iperattivo?
Alice Toklas nelle due biografie degli artisti conosciuti ai tempi, ci narra di un Picasso che avesse degli allievi in Spagna, ma anche copisti e riproduttori in Romania. Nella corrispondenza col suo gallerista/piazzista, Picasso ci confida attraverso il suo Agente dal quale passare per firmare opere di cui non era a conoscenza. Che Picasso fosse un disegnatore assiduo, quello si, e che spedisse i bozzetti da far realizzare ai propri collaboratori per poi passare per la firmare è poco noto. Per il pubblico americano G. Stein racconta esserci stato il suo copista fisso (da lei ingaggiato) che riprodurre in bella copia i quadri brutti o i commissionati a bozzetto. Quindi chi disegna su blocchetto assiduamente si presuppone essere un dirigente alla scrivania… quale? Verrà indagata.

Nel frattempo le indagini proseguono verso la sospettata produzione della misteriosa “Fabbrica Picasso”.

foto: Atelier di Picasso

Se prendessimo tutte le sue opere sparse nel mondo e aggiungessimo quelle mai catalogate e le volessimo suddividere in ore di lavoro, il conto non torna. Una simile produzione non può realizzarla una singola persona. Indagando nella sua vita privata troveremo molti giorni scioperati, mesi e anche qualche anno passato senza produrre nulla. Il  calcolo delle ore fa dedurre che a monte di tale produzione qualcosa non torni, quindi l’idea di una Fabbrica o marchio di Fabbrica prende legittima forma. Tornando a chi, futura socia in affari parlò di lui, di Gertrude Stein leggiamo quanto segue:

Una delle cose che m’interessarono di più furono le conversazioni che ebbi dopo aver scritto L’Autobiografia.
C’è sempre qualcosa che uno vi dice su qualcuno che non si conosce ancora, Marcoussis mi parlò di Picasso e Guillaune Apollinaire e Max Jabob. Mi disse che lo sapeva da quei tempi, eppure era molto giovane, comunque mi disse che in quei primi tempi Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come la facevano in America. Diceva che ogni poeta doveva scrivere una poesia come lui doveva dipingere un quadro al giorno e se lui dipingeva un quadro al giorno ci sarebbe stato un tale ammasso che avrebbe completamente forzato un mercato per le poesie e i quadri e sarebbe successo questo. Diceva che dovevano portare ogni giorno la poesia a lui, e naturalmente lui avrebbe avuto un quadro pronto da mostrare e così faceva e loro facevano. Certo, loro non facevano tante poesie ma lui fece un quadro al giorno.

Bene; quando afferma: “Picasso aveva concepito la produzione in serie esattamente come la facevano in America.” si parla di “catena di montaggio” seriale come quella idealizzata dall’economista americano Federisc Taylor per la Ford.

Ora facciamo due conti della serva.

Concediamo a Picasso 360 giorni lavorativi per un totale di 360 quadri all’anno che moltiplicati per 72 anni lavorativi dall’impegno preso ai tempi del  BateauLavoir fanno un totale di 25.920 quadri. Andare a 120.000 quadri mancano all’appello 94.080 quadri. Per correttezza di calcolo e per realizzare una simile produzione ci vogliono almeno 5 Pablo Picasso impegnati tutti i giorni e per tutta la vita, sparsi nel mondo senza fare mai un giorno di riposo o vacanza altrimenti i conti andrebbero a rialzo.

Numero 120.000 quadri e non c’è una sola fotografia sua con la maglietta sporca di colore, ne maniche, ne mani?

Pablo Picasso e B.B. (Brigitte Bardot)

Approfondendo la ricerca sulla sua vita privata ne esce un Pablo Picasso “Noir”, pedinato dai servizi segreti francesi che mette a dura prova i migliori ispettori e detective  politico/militari stranieri, professori d’Arte, Critici, Collezionisti e agenti di Finanza, venendo alla luce, tracce di una serie di reati da citare Pablo Picasso a giudizio davanti ad un tribunale Internazionale d’Arte  per un severo Giudizio Universale.


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Picasso e il giullare: Le Fou

Pablo Picasso: il Giullare 1905

Questo articolo divulgativo su Pablo Picasso è tratto dal Blog di Angela Greco, una mente illuminata. E’ un articolo che merita per chi è estimatore dell’artista Picasso come per chi lo deve divulgare o spiegare alla propria scolaresca. Alla fine, tra i commenti in fondo, c’è il mio giudizio assassino perché smitizzo dei concetti contigui e generici continuando a scrivere su una pagina rimasta bianca nella Storia dell’Arte. Alla vostra memorie vi aggiungerò altra memoria.

Sulla risposta mi assumo ogni responsabilità: FiloRossoArt

Buona lettura.


di Angela Greco

Pablo Picasso (1881 -1973), Le Fou (Il Matto) – 1905, bronzo, altezza 41 cm Le Fou fa parte della collezione Denise et Pierre Lévy custodita presso il Museo d’Arte moderna di Troyes. Aperto nel 1982, il museo è uno dei più ricchi musei d’arte moderna nella provincia francese. Costruito nell’antico palazzo episcopale, è un museo di […]

continua sul Link

Pablo Picasso, Le Fou – sassi d’arte — Il sasso nello stagno di AnGre


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Picasso: Periodo Blu

Nel cielo dipinto di Blu… con tanto di stelle bianche.

L'Impero coloniale Spagnolo

Per capire il “periodo blu” di Picasso una premessa va fatta; nell’anno 1500 l’impero di Spagna era in Europa il più vasto impero territoriale. Contava centinaia di Colonie riunite sotto una sola Corona. La Spagna in quegli anni godeva di una abbondanza alimentare, politica espansionistica e potenza navale senza uguali. “Reina” dei mari, la sua flotta fu soprannominata l‘Invincibile Armada.
Il suo impero durò pochi secoli. I portoghesi prima e gli europei poi, si spinsero in massa verso le nuove terre da conquistare dando sfogo alle precarie condizioni alimentari da suddividere tra popolazioni affamate in grande esplosione demografica cristiana spaventosa, aggirandosi per l’Europa lo spettro della fame: “Diverrete più delle stelle” profetava il loro Dio, un suggerimento imperdonabile e insopportabile per le terre europee sfruttate, erose e denutrite per tante nascite divine.
Ma la Spagna cattolica se ne guardava bene di perdere un simile prestigio geopolitico. Gli Inglesi e i Francesi assestata una nuova flotta navale militare, partirono all’arrembaggio della Nuova Terra, conquistando da principio le zone fredde in alto, territori poco interessanti per gli spagnoli che preferivano il clima caldo e le praterie. Un impero troppo vasto da controllare, ma pian piano… pian piano…

Impero spagnolo - Wikipedia

I Cosmopoliti

A partire dal XIX secolo tutti i territori conquistati dai cattolici spagnoli furono soggetti a numerosi movimenti indipendentistici che portarono alla progressiva erosione dei domini territoriali nelle Americhe. Dal 1825 vengono perduti i principali possedimenti in Nord America, Centro America  e Sud America.

Impero spagnolo spagnolo Americano guerre di indipendenza Ispanica ...


Spagna ultimo atto.

Le ultime colonie spagnole in America: Cuba e Porto Rico, furono perse definitivamente nel 1898 con la “Guerra ispano-americana.” Con la perdita di Cuba e i relativi attacchi alle ultime colonie in Asia, Theodore Roosevelt 26esimo presidente degli Stati Uniti s’impossessò avidamente di tutto ciò che apparteneva alla Spagna, rotte marittime comprese, diventando la sua flotta navale US ARMY, la futura “Reina” dei mari con motori potenti e cannoni modernissimi di grande gittata.

La grande depressione in Spagna.

Con la perdita di Cuba e colonie asiatiche, la Spagna cadde in una depressione economica profonda. I Cosmopoliti ebrei con Theodore Roosevelt al comando erano candidati a diventare l’impero più grande del Mondo, a condizione che, si fossero impossessati anche dell’impero dello Zar e di tutte le Russie.
Theodore Roosevelt attaccherà la Russia nel 1905 utilizzando i giapponesi foraggiati con Armi moderne, Capitali e supporto logistico bellico elevato, sconfiggendo i giapponesi la Russia dello ZAR.

Le piccole guerre alle monarchie minori rimaste in vita avrebbero messo a segno e in breve tempo il programma mondiale del Congresso di Basilea portando la parola“fine” alla Storia” dei popoli.

Il mondo sarebbe diventato Uno, un unico Stato mondiale. Le infingarde “Nazioni Unite” sotto i talloni speronati con stelle bianche dell’esercito degli stati Uniti d’America avrebbero imposto il Nuovo Ordine Mondiale il secondo il capitolo della loro Bibbia. Ma le cose non andarono come progettate. La miseria in mano ai despota e ai tracotanti è un arma e scettro per assoggettare i popoli. Così fu ed è ancora, ma governarli è un altra cosa.

Periodo Blu

Pablo Picasso, periodo blu . Poveri in riva al mare. -si noti il ...

Il Padre di Picasso Josè Riuz Blasco anche lui figlio d’arte, pittore, decadendo l’imperò spagnolo fu trascinato in un inferno economico lontano dagli antichi splendori. Senza commesse di lavoro dovette adattarsi a funzionario scolastico di pittura arrotondando con qualche quadro al mese sperando nella magnanima fortuna. Il figlio “Pablo Reiuz”, seguendo il mestiere del padre s’ingegnò nell’arte. Pur bravo nelle rappresentazioni figurative classiche dovette meditare un qualcosa di diverso che la Spagna cattolica non avrebbe comunque accetto da lui dopo la sconfitta per mano dei Cosmopoliti americani, ed essendo Pablo Riuz di origine ebrea e con un cognome politicamente compromesso negli attentati alla casa Casa Reale, cambiò cognome assumendo quello meno noto della mamma ebrea Maria Picasso, cognome di origine italiano, di Recco, Genova, potendo così accedere a commesse la dove la famiglie ebraiche non potevano accedere, o la dove , gli ebrei avendo conquistato uno spazio di potere dentro ad una monarchia furiosa per le perdite subite in America, potevano cospirare alla corona, passandogli qualche commessa, ma tutto ciò non bastavano alla sua precaria sussistenza. Quindi, a causa dell’instabilità polico/commerciale della Spagna sconfitta, il nuovo Pablo Picasso si alleerà con i gruppi internazionalisti detti “Cubisti”, una antica Setta Segreta con sede in Barcellona, movimento in moto perenne per la distruzione totale del regno di Spagna. Ma tutto ciò non bastava.

Emigrato in Francia, arricchitosi, Picasso diventerà il leader dei ” cubisti” di Barcellona dirigendoli sotto mentite spoglie aderendo alla confraternita francese “Avanguardia d’Arte”, leader internazionale (giacobina) dei motti “rivoluzionari” europei fino ai nostri giorni.

DuemilaEventi di FiloRosso, ricorda quest’anno essere il 46° anniversario dalla morte di Pablo Picasso avvenuta il 08 Aprile del 1973. Aveva 91 anni ma non è morto per Corona Virus, tranquilli, spirò nel suo letto d’amore, ricco e pasciuto.

Milano 05/07/2020
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In evidenza

Picasso è nato morto.

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Pochi conoscono questo aneddoto sulla vita di Pablo Picasso.
Il giorno che Pablo Picasso fu partorito dalla mamma Maria, la balia dispiaciuta lasciò sul tavolo il fagottino del bambino “nato morto” e se ne andò sconsolata e dispiaciuta. La madre disperava nella tragedia e fece chiamare subito lo zio medico di Pablo, Salvator Riuz Blasco, fratello del marito padre di Picasso: ( Josè Riuz Blasco),. Il medico era in casa pronto ad intervenire in caso di complicazioni da parto.
Arrivato al capezzale della puerpera, ella indicò in lacrime il fagottino sul tavolo col neonato al quale il dottor Salvator Riuz Blasco apprestò le prime cura del caso. Il piccolo non respirava.

Premessa:
Era usanza ai tempi per gli uomini europei più agiati fumare un buon sigaro cubano detto “el Puro” (il migliore per antonomasia) perché il tabacco era ritenuto a quei tempi un perfetto antibatterico odontoiatrico, sia fumarlo ( senza ingerire il fumo) che masticarlo sputando il succo estratto.
Il lezzo del sigaro è notorio, quindi il medico Salvator Riuz Blasco dopo essersi assicurato con la mano e con la guancia che non uscisse alcun spiro d’alito dalle narri del neonato, lanciò una boccata di fumo sul volto del bimbo per notare eventuali movimenti atmosferici dovuti ad eventuale respirazione impercettibile.

Foto: “Tabagista io? Tutta colpa di zio Salvatore.”

Il neonato sentito il lezzo insopportabile, starnutì liberando le vie respiratorie e pianse infastidito. Il bambino s’era risvegliato, animato, risorto, altrimenti buttato via vivo coi panni sporchi da parto. Questo aneddoto che Picasso solea raccontare durante le confidenze, ci da modo di carpire la tempera del suo carattere e la non curanza sui rischi di morte. Ciò fa capire molto sulla sua doppia personalità tra mimesi e realtà. Picasso si rivelerà nelle indagini essere uno sfacciato infingardo e gran bugiardo.


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Arte: La perfezione (1/2)

Ecco!

La “Perfezione”. Fu chiamata in causa dalle Avanguardie per essere distrutta in quanto, la perfezione è lo stato di qualità di ciò che è eccellente, altero, esente da difetti, sovrana, non suscettibile di miglioramenti. Eccellente è un prodotto portato a termine dalla completezza (cura dei dettagli)

La Perfezione essendo un voce irraggiungibile al rachitismo, le Avanguardie pensarono di manifestare tutto il loro disprezzo e dissenso verso ciò che sarebbe stato un impedimento frustrante durante la creazione di cose nuove e diverse nel proseguire sulla strada dell’Arte. Tutto ciò in vista di un nuovo mondo tecnologico da inventare e nuovi committenti da soddisfare.

Il mondo industriale chiedeva una interruzione drastica , uno stop assoluto col passato, per riflettere sulla creazione del nuovo avvenire dove la Tecnica e la Tecnologia volevano inscrivere le loro idee nuove su di un foglio bianco, immacolato, capace di dare vita ad un altro Mondo; il Laico o se meglio gradite l’Ateo, in quanto essendo creatori , potevano sostituire il vecchio Creare immutato della Natura divina.
Li avvenne la frattura dei due sistemi creativi; il Biologico e l’Artificiale. L’Arte fu chiamata in causa a sostegno del secondo Mondo dissociandosi dalla Teologia del Divino Creatore di ogni cosa. L’uomo, nutritosi del frutto delle scienze diventa Creatore con artificio.

L’Avanguardie è l’imperfetto.

Con la rivoluzione industriale s’innesca una trasformazione sociale epocale. I centri direzionali cosmopoliti avevano già elaborato i prossimi cinquanta anni post/bellici e tutti in salita.

Lo sviluppo sarebbe stato affiancato da un universo di materiali inesauribili: Acciai, potassa, rame, alluminio, petrolio, cotone, carbonio. utensili al vidiam, punte temperate e gomma; legna stagionata , ceramiche, cromo, zinco, laterizi vari, chimica , farmaci ecc. elementi naturali e no per asservire il mondo magico dell’industria animato da una corrente elettrica a 380 volt, erogata da grandi generatori e corpi illuminati, linee elettriche di rame interminabili.

cntrale elettrica

Il rame divenne un elemento strategico come lo fu per gli egiziani antichi nel fondare il loro impero prima della scoperta del bruno ferro. Quindi Oro ferro e rame era sinonimo di modernismo. Con la forza motrice (elettrica) era possibile entrare prepotentemente nell’Era del gigantismo produttivo con macchinari sempre più enormi dall’aspetto spaventoso. Sculture semoventi
Nella Cosmologia astrale, sul disco della propria galassia (vedi Via Lattea), il pianeta Terra si trovava precisamente al punto opposto delle Ere dei dinosauri. Si poteva iniziare a costruire per riflesso le grandi opere. La stella Polare si trovava perfettamente all’opposto della grande stella Vega. (ex magnete polare primordiale)
I centri universitari filosofici e sociologici in Germania, nelle loro analisi scoprirono esserci due coefficienti fastidiosi da rimuovere per il buon esito delle operazioni rivoluzionarie, elementi che avrebbero impedito o rallentato lo slancio progressivo industriale magico. I due elementi fortemente impedenti erano: Le Masse sindacalmente organizzate e le antiche Case Reali.

I Re e gli Imperatori e la Corte di vassalli avevano finito il loro compito di Storia, si prospettava per loro un tramonto tragico rosso come il sangue. Per gli agguerriti industriali emergenti, quelle dinastie andavano rimosse al più presto, sia politicamente o con la forza bruta (guerra), e con loro, i sudditi non più gestibili come popoli ma come futuri contribuenti, specie quelli fuori controllo demografico.
Tutto andava amministrato diversamente. e nessun altro esempio o sperimento sociale dava soluzioni imminenti se non il modello industriale capitalista angloamericano già collaudato.
Gli imprenditori, fornitori delle monarchie, compresero l’esigenza di far nascere al più presto nuovi soggetti industriali, altrimenti travolti da una valanga estera modernissima. Ma le monarchie non seppero adeguarsi velocemente come lo furono gli stati borghesi uniti, restando diffidenti e frastagliati tra loro. Subirono per ciò: guerre di confine, rivoluzioni borghesi interne e proletarie, distruzione, fame e sonore sconfitte.

fabbrica di cannoni

La quantità di merce prodotta nel mondo industriale stava rivoluzionando i modelli di vita in cammino verso un benessere futuro e di massa. Nulla faceva presagire diversamente, proprio nulla.
Per i cosmopoliti, il futuro sarebbe stato governato da un unica direzione d’impresa monetaria a modello capitalista, sovrana in tutti i Mercati.

riserva aurifera

Sul finire del secolo ottocento, le primitive banche indipendenti e sparpagliate sul territorio americano rastrellatici delle pepite minerarie per farne gioielli , durante la guerra civile di fine ottocento cominciarono a formarsi in loro l’idea di adunarsi tutte sotto un unico monopolio pilota: La Banca Centrale d’America e farne lingotti.

Con la guerra civile americana (Guerra del Cotone) l’America convogliò i propri coloni al progetto di una Unione di Stati autonomi riuniti sotto una sola bandiera nazionale con l’unico Governo Centrale. La fine della guerra civile adunò gli stati perdenti nel progetto U.S.A. e le loro industrie si dovettero adunare nelle Lobby esistenti nordamericane perche già internazionali. Le Banche progressiste resero possibile la nascita di quell’impero democratico coprendone tutti i reati e le spese.

Chicago capitale economica

Alla fine dell’ottocento con le buone o con le cattive gli Stai Uniti d’America erano pronti ad esportare il proprio modello di successo in tutto il mondo. Nell’Olimpo delle Nazioni era nata una nuova potenza divina: gli USA, divinità che detterà i suoi ordini a tutte le agende e cancellerie mondiali per tutto il XX° secolo restando perennemente in Guerra. L’industria lo permetteva.

Correva l’anno 1897. L’analogia del Primo Congresso Sionista coincise con la scoperte di una stele in Siria che confermava un alluvione avvenuto del tutto simile a quello di Noè. Per la casa d’Israele la stele fu un segnale divino come le tavole di pietra di Mosè (a Stele). La Stele siriana non si sa bene per quale motivo associabile, divenne un forte segnale di fede monoteista che il Messia sarebbe venuto a governare tutti i popoli del mondo entro e non oltre l’anno 2.000. A Basilea dal 29 al 31 Agosto del 1897 il Congresso in oggetto adunava tutte le famiglie e tribù ebraiche per un giuramento collettivo di conquista del Mondo preparando il Regno al loro Dio Unico nella prassi consolidata storicamente come Nuovo Ordine Mondiale (NOM) riscontrabile come portatore di disordini e guerre come testimonia la lunga storia travagliata d’Europa e d’America.

Il Duemila è l’anno dell’arrivo del Signore. Tutti i Re della Terra deporranno


Per chiunque studi la Storia o da qualsiasi angolo possibile ponga il suo punto di vista nell’osservarla, deve tenere sempre presente questo passaggio importantissimo in quanto gli permette di aprire (senza scardinare) tutti i sigilli che racchiudono i segreti storici d’Occidente.
La grande comunità dei senza patria, per secoli hanno governato nel bene o nel male in tutti i paesi in cui furono ospiti vivendo e dirigendo la storia d’Europa da invisibili dal regno delle ombre (anonimato)
L’ebraismo è un prodotto umano disciplinate e costruttore di ottimi Leader spregiudicati, compito non facile al quale si sono messi alla prova. Le prove di ciò che si sostiene sono nella Storia dell’Arte perché generatrice del creato Artificiale. L’ansia da prestazione per chi vuole dirigere il mondo da un solo punto di vista sta nella ostinata “Perfezione”.


Picasso: Guernica è Arte?

Per chi sì appresta la prima volta a visitare il famoso quadro Guernica di Pablo Picasso resta un poco basito sulla dimensione, la tecnica d’esecuzione  e narrazione. La prima domanda che si pone lo spettatore è la seguente: “Questa opera è Arte o un disegno a fumetti gigante? “

Siamo nel 1939 a un passo dalla seconda guerra mondiale con l’ordine internazionale cosmopolita di reprimere con la forza ogni forma di ribellione al capitalismo quale modello sociale unico ed universale, reprimendo con la forza estrema ogni forma di rivoluzione sociale che permetta l’espansione del comunismo sovietico o l’anticapitalismo in Europa.

Ricostruzione storica?
Guernica, la cittadella disobbediente, fu bombardata ripetutamente tre volte in un giorno durante il mercato del bestiame per distruggere i rifornimenti alimentari ai democratici spagnoli in rivolta contro il Colpo di Stato dei Militari contrari alla democrazia. La scena del quadro si svolge nelle cantine usate come precari rifugi antiaerei e distrutte con bombe incendiarie ad opera di fascisti italiani e nazisti tedeschi in aiuto alle camicie nere spagnole. Il Nero è il colore di queste organizzazioni militari criminali che sperimentavano l’esportazione della guerra tradizionale di trincea con la nuova da espandere anche alle metropoliti. L’esperimento di Guernica spingerà l’architettura a progettare nuovi e immediati rifugi antiaerei robusti e in tutti i quartieri d’Europa. Il Sacrilegio era stato commesso. Le civiltà mondiali furono allertate perché minacciate.

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Che la parola Arte sia stata inflazionata non è un opinione e nemmeno una novità. E’ sufficiente che appaia un’immagine colorata su di un quaderno o rivista commerciale, come un “graffito” sul muro o immagine su di un monitor, che subito la parola Arte si intrufola con tutta la presunzione che il caso impone a priori dell’essere una “Opera d’Arte” chiedendone immediato rispetto e il dovuto valore.

Lo specchio Magico.
Che l’Arte sia sempre stata una sorta di specchio magico che riflette sulla propria  superficie un aldilà immaginario oltre la realtà apparente, ogni autore dell’immaginario proprio tende a quella pretesa. Che la Critica sia l’ultima spartiacque capace di risvegliare dall’incantesimo lo spettatore attonito, è pari al diritto di uno storico che abbia la pretesa di dire la verità senza nulla sapere sulle intenzioni macchinose che hanno dato origine agli eventi bellici o rivoluzionari sconvolgenti. Alcuni casi bellici si presentano semplici epigrammi, scaramucce, altri invece sono veri e propri teoremi rompicapo in quanto occultano le prove evidenti. Tutto ciò che conosciamo sulla nostra storia è relativo al nostro sapere formale, se indagata invece….

Storia senza ragione.
La presunzione modernista non vuole sentire critiche contro il suo operato nell’interpretare le parole storiche deformate a fini speculativi, per ciò, tale presunzione di fatto genera una sorta di mala-educazione linguistica o distanziale dovuta alla perdita del senso della ragione nella parola stessa e  il suo significato ancestrale. Il disegno, l’illustrazione, la grafica, fatte entrare prepotentemente nel tempio dell’Arte si sono accomodate spesse volte non sui banchi di orazione o sui muri illustrati, ma direttamente sugli altari divenendo gli artisti stessi la divinità a riferimento guida.

Illustrazione e Arte.
Il confine tra Illustrazione e Arte e fievole, quasi impalpabile se non si conosce l’argomento, e la Storia dell’Arte fu la prima responsabile nel aver dissociato la sacralità dall’opera iconoclasta per contemplarla a motivo di studi ispettivi e sua storicizzazione. Chiamare certe narrazioni artistiche Arte  definendole piuttosto opere “figurative” o “raffigurative” o “rappresentative” di un mistero, la storia accademica  commise un grave errore metafisico imperdonabile scinderle a priori dalla loro funzione.
Da quel momento in poi, scissa  dalla realtà oggettiva tra spettatore  e mistero metafisico rappresentato, il mistero steso si spegne divenendo sempre più fievole, invisibile, fino a scomparire. A quel punto l’Arte maiuscola diventa atea o quadro, lasciando spazio sulle  nuove tele per la  raffigurazioni del nuovo stile e dare più importanza alla ideologia da difendere piuttosto che al mistero nascosto nell’evento accaduto raffigurato.

“Simile non uguale”

Il “simile non uguale” produce un faxsimile  e cioè, ciò che i pittori da cavalletto hanno prodotto per quasi due secoli: Decorazioni.
Dopo che le Avanguardie di fine ottocento hanno cominciato allontanarsi dal vero aprendo la strada agli artisti del primo novecento adunati in Sette Segrete, decretarono “critica mente” che una  immagine qualsiasi,  essendo una “manifesta/azione” della creatività umana, anche se brutta, ciò è inevitabilmente un Opera d’Arte. a Questo punto ogni cosa che esce dalle loro mani viene santificata come Arte,

Capolavoro:
Così come ci  è stato insegnato nelle Accademie, il Capolavoro  era  l’espressione massima e verticista di un mestiere altamente raffinato e professionale che ha saputo offrire prodotti  al limite della perfezione estetica, appunto: “Simile ma non Uguale”. Da qui nasceva la scuola di pensiero che sapesse produrre artisti dalle opere Ideali, mete Ideali, fini Ideali. Ciò spinse  le nuove forze Critiche concettuali a sostenere che: ” E’ l’Idea che fa l’Arte non l’artista”. da qui il dogma moderno: “Arte è Idea.”
Su queste disquisizioni si sono mossi eserciti di Critici che hanno riempito scaffali di Cataloghi d’Arte e di Filosofia Critica che hanno prodotto una ampia collezione di concetti autostradali con barriere controllate in entrata e in uscita, prerogativa per soli addetti o eletti. (Monopolio del Mercato d’Asta e Collezionismo).

Ritorno al figurativo.
Che le Avanguardie sul calare delle esperienze patriottiche cosmopolite di appropriazione indebita delle russie e la  preparazione bellica negli anni a seguire il 1917 (o abbiano inscenato altre nuove guerre), abbandonato in parte la conflittualità politica contro l’arte figurativa in favore all’astrattismo muto e inespressivo, capita anche la trappola cosmopolita in  cui tutti gli artisti erano finiti dentro, il bisogno del ritorno , della riscoperta graduale della figura umana (vedi i surrealisti pittori e dadaisti illustratori), ciò fu riacquistare credibilità nella comunicazione diretta per tornare in tal modo di parlare alle masse, fu uno scatto doveroso quel tornare indietro verso la figura umana mentre gli oltranzisti dadaisti e futuristi estremisti continuavano imperterriti le loro scaramucce espressive in bianco nero e grigio.

Arte e ipnosi.
Non c’è da meravigliarsi se davanti ai disastrosi anni prebellici  organizzati e diretti da autorità senza testa negli anni ’20 si siano dimostratisi poi dei macellai scellerati ideologici e colonialisti in divisa nera o grigioverde militare, artisti da caserma per tragedie umane belliche dall’esito devastante. L’Arte venne spazzata via dalla nuova Arte più ipnotica della pittura e  della illustrazione: La RADIO e il Cinema. .

Per la Radio  è imminente la propria brutalità risolutiva, come la caduta rovinosa della pittura e del pensiero intellettuale divenuti inutile macerie ai processi istruttivi degli storici radiofonici, i quali, nascosero e negarono il futuro promesso dai  senz’anima, che portò molti dei loro adepti arruolarsi per  sconvolgersi in lutti subiti. Riscopriranno dopo la guerra nel figurativo il bisogno poetico  di rivolgersi con immagini di eroi e condottieri stampati su immaginette, a chi devastato potesse riprendere fiducia nel l’uomo e non nelle geometrie, tenendo nei taschini interni e portafogli le immagini iconoclaste di santini, genitori e futuri amori.

Riscopriranno gli artisti delusi le vecchie linee guida abbandonate o negate durante i grandi  moti,  onda d’urto generata dallo “Specchio infranto”  cubista. Quel ritorno, per molti artisti voleva dire riscoprire del mondo primitivo gli idoli antichi (scultura), o i mondi silenziosi che stavano oltre la cornice argentata o dorata, dove il quadro riflette una realtà umana portatrice di eros e sentimenti disconosciuti alla psicanalisi logica moderna e geometrica. La Critica li condannerà e li esiliò perché al futuro, come dice Orfeo non si deve voltare le spalle per rivedere l’inferno che abbiamo lasciato indietro.

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Foto: vista aerea di Guernica bombardata.  

Guernica non è un opera cubista perché Guernica essendo una cittadella Basca non è mai stata cubista come Barcellona, neanche come architettura, anzi, subendola molto spesso. Bisogna fare molta attenzione col passato storico di Picasso perché spesse volte è ingannevole come lui stesso.

Questa opera pittorica, per cominciare a capirne il senso, va considerata come gran bozzetto o “cartone” per la realizzazione di un quadro in stile surrealista. E’ opera  apparentemente sobria e  incompleta come se gli abbisognasse ancora di essere colorata per diventare un vero quadro,  ma che quadro è già, finito pur  presentandosi incompleto. Guernica è una grande illustrazione per stampe in bianco e nero a tiratura economica e divulgativa. La macchina pubblicitaria cosmopolita di sinistra divulgherà il quadro nel mondo con la notizia dell’eccidio di strage, olocausto risolutore di un azione bellica, negando lo stesso Picasso con quel quadro le sue responsabilità dirette. L’opera divulgata farà tremare le sinistre europee perché  una notizia simile, con quella illustrazione allegata, serviva ad incoraggiare le destre europee ad andare oltre.

L’opera  profetizza l’evento stragista alla compagine marxista spagnola, in trappola, incastrata, come dire : “Questa volta non si scherza, questa è la tua fine” perché in guerra i colori svaniscono tutto resta in bianco nero e grigio e marrone cupo . Per chi era ebreo oppositore al capitalismo,  quel quadro senza colori,  dalle teste rasate fu una dichiarazione di olocausto imminente: fu Nazi reato (opera di purificazione biblica ) che da il diritto di uccidere la carne impura dopo essersi rasati completamente testa e viso)… e così  sarà.

I non colori.
I colori fondamentali del quadro sono: Nero, Bianco, Grigio e poca Ocra. Questi non colori, non nascono in Guernica  per una esigenza estetica dell’artista (che la stampa editoriale allora esigeva) ma per l’artista Picasso ciò  fu per motivi religiosi. La cosa può sembrare strana, tendenziosa, maldicente visto che su Picasso non si hanno notizie in merito sulle sue scelte religiose. Vediamolo.

Innanzitutto è difficile trovare nella sua vastissima collezione (120.000 opere) un osanna all’erotismo sexy tipico dei pittori per generare incanti nell’ipnosi, lui no. Le sue nudità, come si dimostrano essere  Les Damoiseles d’Avignon, 1907, non sono erotiche, anzi, pietose, orribili, sia per le pose che per la grossolanità anti estetica dei corpi. L’arte di Picasso, spogliandola a dovere, risulta essere profondamente casta.
La castità sessuale denota l’appartenenza ad una corrente religiosa monoteista profondamente etica.  Già questa osservazione  dovrebbe mettere in allarme i galleristi e critici d’Arte. Picasso non è ateo, anzi, pur possedendo una forte tempera sessuale l’artista è profondamente religioso, monogamo e di rispettosa fede coniugale. L’avere avuto diverse compagne dopo il primo matrimonio denota la sua condotta morale essere retta nello sposare poi le proprie nuove compagne. L’ombra sospetta sui suicidi delle mogli avute, apre un argomento scottante ma che esula dall’Arte, come i figli legittimi mai abbandonati  al loro destino o diseredati a cagione delle loro madri.  I suoi divorzi sono sempre stati consenzienti o finiti in modo tragico, quindi risolutivi.
Tornando ai tre colori base in Guernica, Picasso lo si  evidenzia rigorosamente religioso proprio per la scelta dei tre colori  di base, e, per meglio capire questo concetto, prendiamo da un passo tratto  dall’Autobiografia di una nota Modella francese del tempo, modella  per fotografi e pittori Kiki di  Montparnasse quando parla di Man Ray pittore dice:

Man Ray non ha mai smesso di dipingere pur dedicandosi alla fotografia. Anche i suoi quadri sono straordinari. Come nelle sue foto,  usa tre colori soltanto, il nero, il bianco e il grigio. Quello che fa disperare Man Ray è che io abbia gusti da negra.Vado matta per i colori sgargianti. Tuttavia a lui i negri piacciono. 

da: “MEMORIA DI UNA MODELLA” di  Kiki di Montarnasse (pref. di Ernest Hemingway)  ed: Castelvecchi

Cosa hanno in comune Pablo Picasso e Man Ray da usare gli stessi colori? Una cosa limpida e una nascosta: la limpida  è che Picasso sceglie la prima moglie ebrea, mentre Man Ray  è americano di origine russa sceglie Kiki l’ebrea (come anche altri nell’Avanguardia francese), ma la cosa che li rende comuni tra loro nelle abitudini coloristiche è che sono ambedue monoteisti e di fede ebraica. Quando le stranezze sono affini, denota che: Man Ray fotografo, di nudità femminili abbonda, spingendosi oltre,  quasi al limite della pornografia, mentre come pittore non dipinge mai esseri con l’anima dichiarandosi astrattista parando dietro  la monocromia la sua fede religiosa come Picasso. 
Domanda: Come mai questa differenza tra fotografia e pittura dove la prima è un arte permissiva nel nudo e l’altra si rivela casta?

Casto e no.
Il meccanismo sta nel principio della “Creazione”.
La Pittura “crea”, la Fotografia “riproduce”, quindi quando Man Ray ebreo pittore crea si attiene scrupolosamente alle regole religiose della castità della sua tribù d’appartenenza, quando invece è fotografo, ogni sua modella risponde personalmente e secondo coscienza della propria nudità. Il Fotografo è un acuto maneggiatore della Luce in quando progettista di “scena composta”.
Ecco perché nel mondo ebraico la forbice dalla Castità  e Prostituzione (sacro e profano) si spalancano  ampiamente, perché tra il sesso maschile e il sesso femminile nel loro mondo avviene una separazione concettuale profonda, due mondi completamente diversi dove: l’uomo è Sacro e la Donna è profana, quindi il corpo della donna ebrea non dissacra la religione se scomposta mentre l’uomo è direttamente responsabile delle proprie azioni ed intenzioni. Se Man Ray sceglie per se una compagna di fede ma di facili costumi che  le inscena forti rimproveri di gelosia in pubblico sulla smodatezza erotica di Kiki, in privato, l’ama nella  perversione più spinta fino al sadomaso venerando il Marchese de Sade suo Gran Maestro ed ispiratore.

Picasso ebreo invece, pur pittore e anche lui fotografo, esige per se donne pubblicamente caste, donne da tenere segregate nella fede ma, di forte appetito sessuale, arte  da non lasciare trapelare pubblicamente, non rispondendo mai sul vociare a suo carico. Sulle allusioni giornalistiche e maldicenze, Picasso non le confermerà e smentirà mai perché  ciò accresce la vanità sessuale senza peccare di tradimento, ma solo dopo  separazione dichiarata.  

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Il titolo Guernica.
Osservando il quadro Guernica di Pablo Picasso il titolo  è solo pretestuale in quanto non c’è nessun simbolo inconfutabile che confermi o ricordi minimamente la città martire spagnola bombardata. Le scene, i personaggi,  si presentano come sequele di disegni ritagliati e incollati dando vita a un collage o coupage in linea allo stile cubista, dadaista e surrealista, correnti attigue. Interessante è anche la fase preparatoria di  fogli di giornali, dipinti a ornamento e riempiendoli sembrano forme ritagliate anch’esse, tipica  tecnica sulla preparazione di quinte teatrali o muri privati di casa con fodere economiche per la  sovrapposta tappezzeria o grandi manifesti come i trompe-l’œil scenografie che permettono di ripulire facilmente le superfici decorate al cambio scena da riutilizzare più volte gli stessi fondali,  tecnica utilizzata anche per la creazione  pupazzi animati in cartapesta  di carri carnevaleschi o carri allegorici. Guernica si manifesta carro allegorico. 

Tecnica.
Vero è anche che la tecnica di sovrapporre più immagini disgrafiche tra loro con la dissolvenza delle prospettive multiple ed aeree, sono di pertinenza picassiane in quanto è stato il primo ad utilizzarle , ma indagando a fondo,quell’invenzione pittorica scopriamo che, lo stile multi prospettico a dissolvenza nello spazio, essere appartenenti  ad un  genio poetico  del Male, il Poeta ebreo “Isidore Luciern Ducasse” conte di Loutreamont, ispiratore e guida di tutte le Avanguardie ebraiche francesi della prima metà del Novecento. (fonte bibbia per i pittori , intellettuali adepti di allora). Anche Loutreamont ispiratore, come i nostri due artisti allievi in causa,  predilige nelle sue composizioni i tre colori del male: Nero Bianco e Grigio 

Cubismo o Tromp-oil?
Il trompe-l’œil dal francese “inganna l’occhio”, (inganna lo spettatore) induce all’osservatore l’illusione di vedere oggetti reali  dipinti a parete. Il trompe-l’œil consiste  nel dipingere un soggetto in modo sufficientemente realistico da far apparire alla vista e in parete, l’esistenza di ciò che non c’è o far scomparire ciò che non si vuole che si veda (porte armadi finestre ecc). 

Il “Cubismo” invece si rivelerà essere una organizzazione eversiva  Cosmopolita con sede in Barcellona, (cubismo a motivo urbano), organizzazione massonica precedente la nascita di Pablo Picasso tra le cui fila cospiravano per la caduta del Re di Spagna anche tutte le famiglie “Riuz” di cui Picasso faceva parte per discendenza paterna ( Don José Ruiz y Blasco suo padre) e tra i parenti, che negherà appartenere, risultava esserci un omonimo Riuz, adulator politico insurrezionale fatto imprigionare e fucilato dai sovrani per  presunti  collegamenti con l’attentatore mancato alla vita del Re di Spagna durante la cerimonia nuziale.
Tale attentato avvenuto del 1906, mirava all’eliminazione fisica della casa reale di Spagna con un Colpo di Stato  finale a seguire mai avvenuto. L’occasione del Colpo di Stato si ripresenterà un  decennio dopo per mano di  Emilio Mola, e portato a termine dal crudele Generalissimo  Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde (Dux: il Caudillo ) decorato in campo.

L’attentato fu simile a quello di Sarajevo. L’attentato al Re di Spagna serviva per punire tutti i cugini congiunti alla casa reale di Russia dello Zar Nicola II° . Il  31 maggio 1906 Re Alfonso XIII° sposò la principessa Vittoria Eugenia di Battenberg (1887-1969), nipote di Edoardo VII del Regno Unito: Altezza Serenissima per nascita; ella fu creata Altezza Reale un mese prima delle nozze affinché queste fossero tra eguali. Quando i due sposi di rientro dalla cerimonia nuziale sfuggirono all’attentato da parte dell’anarchico bombarolo Mateu Morral, adepto dell’organizzazione eversiva “Mano Nera”,  si scatena la rappresaglia contro le fazioni anti monarche.

La sindrome di Cuba
Il disegno di Guernica è tipicamente picassiano: è una ripetizione estetica drammatica quale sintesi di una esperienza che ha le sue origini nell’opera Les Damoiseles d’Avignon del 1907 durante la guerra africana per la spartizione tra Francia e Spagna del Marocco. Per la Spagna, la trascorsa  sindrome di Cuba fu una ferita non ancora marginata. Uno spettro si aggirava all’interno dello Stato spagnolo per far decadere la Spagna sovrana anche al suo interno, mutando completamente l’assetto geopolitico spagnolo da stato sovrano a nullità, stato completamente cancellato dalla Storia per 50 anni ancora fino alla morte del dittatore Franco.

La Spagna che abbiamo conosciuto sotto il tallone crudele di Francisco Franco non era già più la Spagna classica, ma un altra cosa, un altra entità sottomessa e schiavizzata e culturalmente lobotomizzata alla quale hanno annullato tutta la sua straordinaria memoria storica imperiale. 

Pablo Picasso
Fu un personaggio politico e militare che seppe nascondere bene la propria identità. E che dire sui due aerei da guerra donati al Re di Spagna per fermare le rivolte democratiche? Erano presenti anche loro allo scempio di Guernica?
Link alla scoperta degli aerei da guerra di Picasso: https://filorosso.art.blog/2019/01/28/laviazione-di-picasso/

Guernica fu un manifesto minatorio contro chiunque si fosse opposto all’asse:  Roma- Tokio -Berlino.
Il resto è storia, ma che sotto sotto …tra i tre dell’Asse c’è altro da sapere. FiloRossoArt sta indagando in merito riservandovi grosse sorprese…

Chi ha fondato e diretto i Fasci, i Nazi e i Jap e perché  hanno poi disobbedito alle loro autorità Cosmopolite?

La Storia dell’Arte ci rivelerà tutto questo ed altro ancora…


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Chi è Picasso?

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Pablo Picasso nasce a Málaga nel 1881, in Spagna, primogenito di José Ruiz y Blasco e María Picasso y López .

Il nome vero di Pablo Picasso è tutto un programma, quasi comico in una Francia che dagli inizi dell’Ottocento ai suoi cittadini impose per ragioni anagrafiche il solo nome e cognome paterno; lui no, lui era il divino Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Martyr Patricio Clito Ruíz y Picasso. Per l’anagrafe francese: Pablo Ruìz 

Foto: Pablo Ruiz (detto Picasso)

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Il Padre:

foto:  José Ruiz y Blasco, padre di Pablo Picasso docente di belle Arti, ottavo degli undici figli di Diego Ruiz de Almoguera, era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto uccelli). In vita fu professore presso la locale scuola di belle arti e curatore di un museo. Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo la passione paterna e talento per il disegno.
Fu il padre ad impartire al piccolo Pablo le basi formali dell’arte figurativa, come il disegno e la pittura a olio. Picasso, non completò mai  i corsi superiori all’Accademia di San Fernando di Madrid, lasciando l’istituto entro il primo anno di studi.

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La Madre
María Picasso y López
aveva ascendenze in parte italiane (il bisnonno materno, Tommaso Picasso , lasciò il comune ligure di Sori per stabilirsi a Malaga).
Secondo la madre, la prima parola da lui pronunciata fu “piz”, abbreviazione dello spagnolo lapiz, “matita”.,

Innanzitutto Pablo Ruiz y Picasso porta ufficialmente in arte  il cognome ebraico/genovese della madre Maria Picasso y López di origine italo/argentina (Genova da parte italiana), congiunta a nozze con il pittore spagnolo Josè Ruiz e Blasco (1838–1913).

Il padre di Picasso purtroppo aveva un cognome compromesso con le attività eversive anti monarchiche in Spagna, in quanto, un certo “Ruiz” attentatore e sobillatore di masse, verrà fucilato come rivoluzionario dalla Casa Reale, la quale, estenderà i suoi sospetti e pregiudizi su tutti coloro che nel reame portavano il cognome Riuz. Non furono gratuiti ed illegittimi i loro sospetti , li vedremo prendere forma durante  la Guerra Civile di Spagna.  

In una lettera di Picaso ad Ardegno Soffici, datata  Parigi 20 Aprile 1915, il pittore  cosi scrive in merito all’interessamento di Ardegno Soffici all’albo genealogico italiano di Picasso:

Caro Ardegno,
Ho ricevuto questa mattina la tua lettera col ritratto fatto dal mio antenato, il Picasso di Genova, ma, avevi detto che era un pittore di battaglie e mi mandi un ritratto. Intanto ti ringrazio, ma se potrai procurarmi delle foto di altre sue opere la mia curiosità sarà soddisfatta.

Quindi Pablo Picasso vanta non solo di esser “figlio d’arte, ma anche “nipote d’arte”.
La corrispondenza ed amicizia tra Picasso e Ardegno Soffici verrà ripresa più avanti  durante le ricerche sui Futuristi e il loro ruolo cosmopolita nell’avere coperto e diretto le manovre eversive per la preparazione della Prima Guerra Mondiale italiana datata 1915/18, (un anno dopo lo scoppio).

Le relazioni  metteranno in luce  i Futuristi come un nutrito gruppo omogeneo cosmopolita con base a Napoli presso la marina mercantile, così a Roma e Milano, anche se, per la Storia dell’Arte, i Futuristi vengono presentati come quattro gatti randagi un po sognatori e un po intellettuali,  ma i “Balletti Russi” evidenzieranno che dietro l’Arte e in quei Tour in Italia, esserci cospirazioni nei vari Congressi europei per manovre congiunte militari con altri stati dove i cosiddetti Balletti Russi a fine Congresso concludevano ben altra cosa che lo svago. Infatti, Ardegno Soffici comincerà la sua carriera “artistica” nelle scuderie dei Cubisti, diventando poi di tutto e di più.

Prima della Guerra 15/18 vedremo Ardegno Soffici nel ruolo di “agitatore degli animi patriottici di destra”, e a fine guerra, cofondatore del Partito Fascista nascondendo alla storia le sue responsabilità cosmopolite in favore della guerra contro la Germania del Kaiser e la casa Reale degli Asburgo in vista dell’abbattimento definitivo di tutte le monarchie europee come da Programma di Basilea.

Messa in luce l’origine di Pablo Picasso, lo seguiremo passo passo tra le sue frequentazioni politico/eversive, e  in modo particolare quelle per l’abbattimento dell’Arte iconoclasta, patrimonio dell’umanità a favore di un mercato industriale del quadro a copertura di un capitalismo agguerrito a giuda Massonica per la creazione di un Mercato d’Arte per grandi filantropi collezionisti che nulla avevano che vedere con l’Arte maiuscola.

continua: 


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